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	<title>Flavio Fucà, Autore presso ilcaffeonline</title>
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	<title>Flavio Fucà, Autore presso ilcaffeonline</title>
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		<title>Tattiche cinesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flavio Fucà]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Oct 2021 13:47:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo stretto di Taiwan ha attirato di nuovo l’attenzione della stampa internazionale grazie alle pressioni cinesi su Taipei, accompagnate dalle muscolari dichiarazioni del Presidente Xi Jinping, e grazie alle risposte ferme dell&#8217;amministrazione Biden a favore del governo dell’isola di Formosa. Le ultime settimane hanno visto un generale aumento della tensione da entrambe le parti. Abbiamo provato a descrivere ed analizzare i contorni delle relazioni tra USA e PRC e come&#8230;</p>
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<p>Lo stretto di Taiwan ha attirato di nuovo l’attenzione della stampa internazionale grazie alle pressioni cinesi su Taipei, accompagnate dalle muscolari dichiarazioni del Presidente Xi Jinping, e grazie alle risposte ferme dell&#8217;amministrazione Biden a favore del governo dell’isola di Formosa.</p>



<p>Le ultime settimane hanno visto un generale aumento della tensione da entrambe le parti. Abbiamo provato a descrivere ed analizzare i contorni delle relazioni tra USA e PRC e come Beijing stia acquisendo le potenzialità per diventare un competitor globale di Washington. In particolare, abbiamo evidenziato come l’Indo-Pacifico sia strategicamente cruciale per l’ascesa della Repubblica Popolare e constatato che l’autorità cinese nella regione è ancora non completamente consolidata.</p>



<p>Beijing lo sa e lavora per conquistarla. Come? Innanzitutto, la Cina non gioca con i tempi dell’Occidente: la strategia è di ampio spettro e di lungo respiro, ed include diversi strumenti. Si tratta della cosiddetta Salami slicing strategy, che punta ad incrementare la posizione di forza della Cina attraverso una serie di azioni a più livelli che conducono verso piccoli avanzamenti strategici con l’obiettivo di lungo periodo di invertire i rapporti di forza e sopraffare l’avversario. Particolarità di tale strategia è la sua flessibilità, nonché la sua capacità di costringere l’avversario a scegliere se accettare di subirla o di rischiare il tutto per tutto in un conflitto.</p>



<p>Un esempio concreto di tale strategia è declinato nelle tattiche portate avanti lungo la controversa nine-dash-line nel Mare Cinese Meridionale: ci riferiamo ai numerosi casi registrati negli anni (già dal 2010) dalle autorità filippine, vietnamite, sudcoreane e giapponesi di pratiche illecite condotte dalla marina mercantile e dalla guardia costiera cinese. </p>



<p>Si tratta di sconfinamento e pesca illegale nelle Zone Economiche Esclusive (ZEE) degli Stati limitrofi, tra l’altro operato spesso da milizie paramilitari con navi di pescatori-soldato, scortate dalle forze del PAP (People’s Armed Police). La flotta cinese di pescherecci si è infatti trasformata negli anni in una vera e propria milizia navale sotto il comando del Consiglio di Stato e della Commissione Militare Centrale, seguendo la scia di riforma e modernizzazione dell’intero apparato militare.</p>



<p>L’utilizzo di forze paramilitari ha come scopo ulteriore quello di scoraggiare un intervento di risposta formale. Utilizzare la marina militare contro “semplici” pescherecci risulterebbe infatti un uso sproporzionato della forza e scatenerebbe la controreazione cinese.</p>



<p>Lo scopo di tale tattica è chiaramente quello di consolidare un diritto autoproclamato (e internazionalmente non riconosciuto) sulle acque e le risorse del Mare Cinese Meridionale. Inoltre, la China Coast Guard Law, dal 22 gennaio scorso, regola le attività della nuova Guardia Costiera e ne sancisce unilateralmente l’autorità sopra le zone contestate lungo la nine dash line, autorizzando la CCG all’utilizzo della forza per difendere la sovranità cinese in quelle acque.</p>



<p>Lo stesso scopo di consolidamento della sovranità viene perseguito attraverso la pratica del pedinamento marittimo (vessel shadowing), una tattica non nuova agli Stati ed applicata in casi di sconfinamento o attraversamento non spedito delle acque territoriali. Proprio lo scorso 5 ottobre, presso le Scarborough Shoal, territorio reclamato da Manila ma amministrato da Beijing, la marina cinese ha dispiegato dei vascelli non identificati per monitorare le operazioni congiunte condotte dai carriers strike groups statunitensi ed alleati.</p>



<p>E’ dal 2015 che la Cina dispiega regolarmente le proprie navi, eseguendo simili manovre per contrastare la presenza straniera all’interno della reclamata nine-dash-line. L’ultimo anno ha visto intensificare gli sforzi di Beijing per consolidare ulteriormente le proprie rivendicazioni nell’area, soprattutto nello Stretto di Taiwan e nelle nuove isole artificiali costruite a più di 500 miglia dalle coste cinesi, come è possibile visionare nelle immagini e mappe realizzate dall’Iniziativa per la trasparenza marittima in Asia.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1.jpeg" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="ilcaffeonline-mappa-1-1" data-rl_caption="" title="ilcaffeonline-mappa-1-1"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="638" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-1024x638.jpeg" alt="" data-id="3744" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1.jpeg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3744" class="wp-image-3744" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-1024x638.jpeg 1024w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-300x187.jpeg 300w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-768x478.jpeg 768w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1.jpeg 1204w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="blocks-gallery-item__caption"> Zona di mare territoriale e ZEE cinese evidenziata con linea continua. Zona rivendicata unilateralmente dalla Cina (nine-dash-line) con linea tratteggiata (Fonte: AMTI) </figcaption></figure></li></ul></figure>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2.jpeg" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="ilcaffeonline-mappa-2" data-rl_caption="" title="ilcaffeonline-mappa-2"><img decoding="async" width="1024" height="640" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-1024x640.jpeg" alt="" data-id="3736" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2.jpeg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3736" class="wp-image-3736" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-1024x640.jpeg 1024w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-300x187.jpeg 300w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-768x480.jpeg 768w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2.jpeg 1204w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Mappa delle zone rivendicate dagli Stati nella regione, inclusa la Cina (Fonte: AMTI)</figcaption></figure></li></ul></figure>



<p>Al largo di Indonesia, Brunei e Filippine si trovano diversi gruppi di piccoli atolli ed arcipelaghi, reclamati dai diversi Stati della regione. Beijing fino ad ora è riuscita a conquistare e terra-formare diverse tra le 250 isolette presenti complessivamente nell’area, prendendo dominio di 20 punti di controllo avanzato nelle isole Paracelso e 7 nelle isole Spratly. Dal 2012, attraverso la presenza costante della guardia costiera, la Cina ha preso possesso anche delle Scarborough Shoal.</p>



<p>Le isole, originariamente composte da banchi di sabbia a pelo d’acqua, sono entrate sotto il controllo cinese attraverso le cosiddette cabbage tactics, ovvero l’utilizzo di una ingente forza militare e paramilitare marittima per circondare, assediare e isolare il pezzo di terra emersa. I banchi sono stati poi ingranditi nel tempo e attrezzati di porti, postazioni radar e di comunicazione, sistemi di difesa a corto e lungo raggio. Inoltre, la presenza di piste di decollo/atterraggio e diversi hangar per aerei da sorveglianza e jet da combattimento rappresenta un ulteriore vantaggio in termini di capacità e rapidità di dispiegamento per le forze militari cinesi.</p>



<p>Beijing pare si stia dotando di strumenti coerenti con le proprie aspirazioni e strategie, come le nuove portaerei in costruzione e i caccia per la electronic warfare J-16D e J-20B, dispiegati lungo i confini caldi nell’Indopacifico e sul continente, costruiti per il nuovo modo di fare la guerra. Sicuramente questo la dice lunga sull’incremento del potenziale tecnologico e militare della PRC e sulla sua strategia di proiezione all&#8217;estero che, come riportato in agosto nell’Army Technique Publication (ATP 7-100.3) dell’esercito statunitense, vede nell’elemento marittimo e nel Mare Cinese Meridionale il perno della sua azione.</p>
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		<title>La Cina, Taiwan e le tensioni nell&#8217;area indo-pacifica</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/13/ristagno-fuca-cina-taiwan-tensioni-pacifico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Flavio Fucà]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 22:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il discorso di Xi Jinping nella grande Sala del Popolo in occasione della commemorazione della Rivoluzione del 1911 ricorda a tutti che “Taiwan sarà riunificata, è una questione interna, no ad interferenze esterne”.</p>
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<p>9 Ottobre 2021, il discorso di <strong>Xi Jinping</strong> nella grande Sala del Popolo, in occasione della commemorazione della Rivoluzione del 1911, ricorda a tutti che “Taiwan sarà riunificata, è una questione interna, no ad interferenze esterne”.</p>



<p>Taiwan è il punto caldo dell’<strong>area indo-pacifica</strong>. La piccola isola asiatica è recentemente stata oggetto di diverse <strong>incursioni aeree militari</strong>. Solamente lunedì 4 ottobre, ben 34 caccia e 12 bombardieri, con capacità nucleare, cinesi sono penetrati nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese (ADIZ). 149 soltanto tra il 1 ed il 4 ottobre. Si tratta di incursioni e blitz non nuovi da parte delle forze militari cinesi, che si inseriscono in una più ampia strategia di pressione e sfinimento su Taipei.<br><strong>L’Indo-Pacifico sembra sempre più diventare una regione chiave per gli equilibri egemonici delle decadi a venire</strong>.</p>



<p>La Corea, il Giappone, le Filippine e l’isola di Taiwan costituiscono la cintura di contenimento americana all’accesso cinese nell’Oceano Pacifico. Eccetto Taiwan tutti ospitano basi militari statunitensi.</p>



<p><strong>Taiwan</strong> rappresenta per Pechino sia una questione <strong>strategica</strong>, che di <strong>immagine</strong> .<br>La questione è d’immagine perché una Taiwan riconosciuta sovrana ed indipendente rappresenta una chiara violazione del principio dell’Unica Cina, stabilito dopo il 1979.<br>Allo stesso tempo il problema è strategico, in quanto l&#8217;isola si trova a soli 140 km dalle coste cinesi, condizione che rende ancora più indigesto a Pechino il supporto americano al governo dell&#8217;isola, che si concretizza anche con contratti militari da milioni di dollari in funzione anticinese.<br>In aggiunta, l’<strong>industria taiwanese dei semiconduttori</strong>, la più avanzata e grande del mondo, rappresenta un asset chiave sia per gli americani che per i cinesi, i quali se la contendono a suon di sanzioni e investimenti.</p>



<p>Nonostante il primato economico, la penetrazione nei mercati globali, la massiccia presenza nel continente africano, la <strong>Cina rimane debole in casa propria</strong>. Non controlla il proprio giardino di casa, cioè la regione dell’Asia-Pacifico. Non controlla il mare di fronte alle proprie coste e non controlla le rotte commerciali, ancora saldamente in mano alla coalizione a guida americana.<br>Forzare questo equilibrio e guadagnarsi il proprio spazio vitale sul mare, conquistare le rotte e la supremazia sulla regione è di cruciale importanza per Pechino al fine di rivaleggiare globalmente alla pari con la coalizione occidentale.</p>



<p><strong>Cambiare gli equilibri regionali in favore cinese non è però nei piani americani</strong>. Al contrario, gli sforzi diplomatici, militari e commerciali di Washington si intensificano nello sforzo di creare un polo di potenze regionali (Giappone, Corea del Sud, India, Australia, Filippine) capaci di controbilanciare la pressione cinese nell’area.<br>In quest’ottica si inseriscono sia l’accordo <strong>AUKUS</strong> con Australia e Regno Unito, che il revival dei QUAD e delle esercitazioni navali congiunte, con la partecipazione di una non più reticente India, spinta all’azione dalle recenti frizioni sui confini himalayani con il vicino cinese.</p>



<p>L’Indo-Pacifico e la sua <strong>stabilità</strong> rappresentano una vera sfida per entrambe le Potenze: qui si intrecciano i fili della geopolitica mondiale, con le potenze minori da un lato inevitabilmente attratte dalla possente economia cinese, dall’altro minacciate da questa e costrette a ricorrere alla sicurezza dell’ombrello americano, fortemente deciso ad impedire il consolidamento del <strong>primato cinese</strong> nella regione.</p>
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		<title>Il Gioco delle Potenze e del Potere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flavio Fucà]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 16:48:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo parte, di fatto, della generazione che non ha vissuto la guerra fredda o la caduta del muro di Berlino, ma che ha preso coscienza dell’esistenza di un mondo ben più grande e complesso proprio con l’inizio della guerra al terrore</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/01/ristagno-fuca-il-gioco-delle-potenze-e-del-potere/">Il Gioco delle Potenze e del Potere</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>L’<strong>attentato alle torri gemelle</strong> è, per chi scrive, il primo vivido ricordo di un momento storico decisivo. Siamo parte, di fatto, della generazione che non ha vissuto la guerra fredda o la caduta del muro di Berlino, ma che ha preso coscienza dell’esistenza di un mondo ben più grande e complesso proprio con l’inizio della<strong> guerra al terrore</strong>. </p>



<p>Oggi, 21 anni dopo, dalle nostre televisioni e social media, ci giungono video e notizie di un altro <em>turning point</em> della storia contemporanea: il <strong>ritiro delle truppe USA e alleate dall’Afghanistan</strong>. Questo evento, se letto insieme agli sviluppi degli ultimi anni nella regione indo-pacifica (QUAD; AUKUS) e alle crescenti sfide che qui si pongono alla leadership americana, rappresenta la fine di un capitolo della storia recente al quale segue un riallineamento della strategia geopolitica statunitense.<br></p>



<p>La <strong>Cina</strong>, non più l’Unione Sovietica o il terrorismo internazionale infestano gli incubi dell’élite americana ed occidentale. È dal 2013 che la Cina, con <strong>Xi Jimping</strong>, muovendosi su un piano economico, diplomatico e militare, continua a costruire ed incrementare la propria legittimazione come sfidante dell’ordine egemonico americano.</p>



<p><br>Dal 2013 al 2017 la Cina registra una delle più veloci crescite economiche del mondo con una media di crescita reale intorno al 7% annuo. Nel 2014 avviene per la prima volta il<strong> sorpasso dell’economia cinese</strong> su quella americana, facendone la più grande nazione commerciale del mondo.</p>



<p><br>La crescita repentina del PIL, il sempre più importante peso economico internazionale e gli ambiziosi investimenti hanno permesso la creazione di partenariati ed accordi commerciali con i Paesi limitrofi e altri in via di sviluppo e la conseguente penetrazione nei mercati globali attraverso progetti mastodontici come l’iniziativa della Via della Seta. <strong>Relazioni</strong>, queste, rivelatesi fondamentali nel consentire alla Cina di svolgere un ruolo da protagonista nel corso dell’attuale pandemia.</p>



<p><br>La mancanza di clausole di condizionalità e di rispetto dei diritti umani fondamentali favorisce poi la pervasività degli investimenti cinesi in aree come l’Africa, l’Indo-Pacifico ed il Medio Oriente, erodendo in quelle regioni la tradizionale capacità di pressione economico-politica della coalizione occidentale.</p>



<p>Non c’è però sviluppo economico senza <strong>tecnologia</strong>. È in questo campo che forse possiamo assistere ad un vero e proprio “balzo in avanti” della Cina. Potenza che, nel giro di pochi anni, è riuscita a dotarsi di un programma per la corsa allo spazio, a modernizzare le proprie forze armate e, attraverso il <em>terraforming</em> di isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, a forzare gli equilibri nella regione indo-pacifica.</p>



<p><br>Ed è proprio la crescente importanza di questa regione nello scacchiere internazionale la causa dietro un maggiore impegno americano nell’area, che proprio nei giorni scorsi si è concretizzato nell’accordo <strong>AUKUS</strong>. Accordo che prevede una partnership militare e la fornitura di sottomarini a propulsione nucleare all’Australia, alleato fondamentale nella regione, fortemente dipendente dall’economia cinese e allo stesso tempo preoccupato dal crescente protagonismo della Cina e della sua marina.</p>



<p>USA e Cina saranno prevedibilmente i principali protagonisti delle decadi a venire, attori che rimodelleranno gli equilibri e le strutture della politica internazionale. Rimane da chiarire però come in futuro si svilupperà questa relazione fra le due potenze ed i loro alleati. Richiamando Graham Allison e la sua Trappola di Tucidide: “sono gli USA la Sparta del V secolo, potenza egemonica impaurita dalla crescente influenza della Cina-Atene e quindi inevitabilmente destinata allo scontro decisivo?”</p>
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		<title>Nuovo colpo nella lotta al Covid: l&#8217;India blocca l&#8217;export delle dosi Covax</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flavio Fucà]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 18:58:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’India, la più popolosa democrazia del mondo e partner strategico di COVAX, sta affrontando una letale ondata di Covid-19. Fonti della BBC e di altri media internazionali riportano, ormai quotidianamente, le difficoltà che le strutture sanitarie e ospedaliere indiane stanno affrontando in questo momento: la carenza di infrastrutture adeguate, apparecchiature mediche, letti, ossigeno, farmaci essenziali. Secondo i dati resi disponibili dal Ministero della Salute indiano, al 30 Aprile 2021 nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/30/nuovo-colpo-nella-lotta-al-covid-lindia-blocca-lexport-delle-dosi-covax/">Nuovo colpo nella lotta al Covid: l&#8217;India blocca l&#8217;export delle dosi Covax</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>L’India, la più popolosa democrazia del mondo e partner strategico di COVAX, sta affrontando una letale ondata di Covid-19. Fonti della BBC e di altri media internazionali riportano, ormai quotidianamente, le difficoltà che le strutture sanitarie e ospedaliere indiane stanno affrontando in questo momento: la carenza di infrastrutture adeguate, apparecchiature mediche, letti, ossigeno, farmaci essenziali.</p>



<p>Secondo i dati resi disponibili dal Ministero della Salute indiano, al 30 Aprile 2021 nel Paese si registrano più di 3 milioni di positivi e più di 200mila morti ma, data la mancanza di apparecchiature disponibili per effettuare test sanitari sufficienti sulla popolazione, da più parti i numeri sono ritenuti inferiori rispetto alla situazione reale. La percentuale di vaccinazioni effettuate, secondo quanto riportato dal Covid-19 data explorer di Our World in Data, sarebbe invece intorno al 8,8% della popolazione totale.</p>



<p>Il governo indiano di Narendra Modi (in carica dal 2014) ha adottato un approccio contenitivo del virus, attraverso chiusure e lockdown di varia durata ed intensità. Il tessuto economico indiano però non ha retto alle restrizioni prolungate ed il Paese ha registrato al 20 Agosto 2020 una contrazione del -23.9% del PIL. Le chiusure non sono comunque bastate a contenere la diffusione del virus, i contagi sono aumentati e la penuria di farmaci ed ossigeno ha poi favorito un vero e proprio commercio illegale sottobanco di materiale sanitario.</p>



<p>L’India immaginata da Modi ed il BJP è un Paese alla pari delle grandi potenze, capace di giocare un ruolo chiave nell’arena internazionale e in questa pandemia. Ma come ogni buon nazionalista, però, il primo ministro sopravvaluta le capacità reali della propria nazione e ne sottostima spesso le debolezze.<br>La portata della seconda ondata ha infatti costretto Nuova Delhi a retrocedere (temporaneamente) dagli impegni internazionali contratti, primo fra tutti la fornitura di dosi di vaccino AstraZeneca all’Iniziativa COVAX, colpita dal ban delle esportazioni emesso dal governo centrale per far fronte alla penuria interna di dosi.</p>



<p>L’iniziativa, che si pone come obiettivo l’immunizzazione del 20% della popolazione totale entro il 2021, ha finora distribuito complessivamente più di 54 milioni di dosi in 121 Paesi. Nonostante le rassicurazioni dei vari portavoce Unicef, Gavi e WHO sul prosieguo delle spedizioni, nella realtà il dietrofront indiano ha seriamente compromesso la disponibilità immediata di dosi per COVAX nonché il suo cronoprogramma, facendo registrare un numero totale di spedizioni che al momento è di molto inferiore alle stime previste. Questo perchè l’India è stato finora un partner strategico per l’iniziativa in quanto ospite del Serum Institute of India, il maggiore produttore di AstraZeneca al mondo, che è il principale fra i vaccini resi disponibili per i Paesi a medio e basso reddito da COVAX.</p>



<p>Questa storia è ancora lontana dalla sua fine, tuttavia due considerazioni ci sembrano possibili. La prima è che COVAX con la sua struttura ibrida pubblico-privato può considerarsi sicuramente una novità nel panorama internazionale, e quasi una necessità, ma con ancora molti angoli da smussare riguardo la trasparenza degli accordi e la solidità della sua catena di approvvigionamento e distribuzione.</p>



<p>La seconda riguarda l’India, un Paese che si affacciava all&#8217;inizio del millennio nella competizione internazionale come un grande protagonista, ma che non ha saputo, come molti, fare i conti con le sue debolezze strutturali e superarle, ritrovandosi nazionalista ma divisa, in difficoltà di fronte ai colpi più duri di questa pandemia.</p>



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		<title>Ius soli e ius sanguinis: sangue, terra e cultura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flavio Fucà]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 11:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Carl Schmitt]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
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		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E' stato il neo-segretario del PD Enrico Letta a rispolverare la questione intorno allo ius soli ed allo ius culturae. Introdurre una riforma della cittadinanza che apra allo ius soli e all’elemento culturale  appare sempre più necessario, se si vuole rispondere alle esigenze di giustizia ed equità di migliaia di esseri umani e se si vuole salvaguardare, nel lungo termine, la solidità delle basi del pluralismo, del costituzionalismo, dello stato di diritto e della democrazia.</p>
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<p>Dagli anni ‘90 in Italia, ciclicamente, si torna a parlare di riforma della normativa sull’acquisto della cittadinanza. Questa volta è stato il neo-segretario del PD Enrico Letta a rispolverare la questione intorno allo ius soli ed allo ius culturae, scatenando sciami di argomentazioni sia a favore che contrarie.</p>



<p>Ma procediamo con ordine. Cosa si intende con ius soli e ius sanguinis? Si tratta di due istituti giuridici per l’acquisto della cittadinanza, cioè per essere considerati titolari di diritti e doveri verso la società e lo Stato; essere cittadini, ovvero far parte di una comunità.</p>



<p>Decidere sul diritto di cittadinanza è ancora dominio riservato dello Stato. In Italia la legislazione vigente predilige l’acquisizione tramite linea di sangue: se si nasce o si è adottati da cittadini italiani.</p>



<p>Tuttavia, la L.91/1992, che regola la materia, prevede una possibilità residuale di iure soli per i figli di apolidi, di genitori ignoti o impossibilitati a trasmettere la cittadinanza al figlio. Per gli stranieri che invece arrivano nel territorio italiano occorre fare richiesta al Ministero dell&#8217;Interno e dimostrare il possesso di alcuni requisiti, tra i quali: residenza continuativa di 10 anni e un impiego con cui mantenersi.</p>



<p>Sul piano diametralmente opposto allo ius sanguinis vi è il concetto di ius soli, adottato da molti Paesi in forma pura, prevalentemente nel continente americano, o condizionata, come in Sudafrica. </p>



<p>Parliamo di ius soli in forma pura quando ci riferiamo ad una normativa che prevede, come condizione prevalente e indipendente per l’acquisto della cittadinanza, l’essere nati all’interno del territorio nazionale dello Stato; parliamo di forma condizionata quando invece vengono poste, affianco al requisito di territorialità, ulteriori condizioni che possono variare a seconda dello Stato.</p>



<p>In Italia, le ultime proposte di riforma della cittadinanza (focalizzate sulla figura degli stranieri di seconda generazione) sono orientate verso l’introduzione di uno ius soli temperato da elementi di ius culturae: istituto giuridico che prevede la possibilità di acquisire la cittadinanza per un minore, che abbia regolarmente frequentato uno o più percorsi di studio o formazione professionale nella penisola.<br>Il requisito di territorialità e di cultura prevale su sangue e discendenza.</p>



<p>Una cosa è bene ribadire però, definirsi cittadini significa anche marcare una linea di confine tra chi è come noi e sta dentro la comunità e chi invece non lo è e rimane fuori, tra chi partecipa alla vita politica e chi no, “tra chi è amico e chi nemico”, come direbbe Carl Schmitt. </p>



<p>Guardando a quel che succede da anni nelle periferie di tutta Europa, dove le diseguaglianze, la marginalità e l’approccio securitario favoriscono lo sviluppo di enclave, di ideologie e radicalismi identitari, introdurre una riforma della cittadinanza che apra allo ius soli e all’elemento culturale (come fattore potenzialmente aggregatore) appare sempre più necessario, se si vuole rispondere alle esigenze di giustizia ed equità di migliaia di esseri umani e se si vuole salvaguardare, nel lungo termine, la solidità delle basi del pluralismo, del costituzionalismo, dello stato di diritto e della democrazia.</p>
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