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	<title>Giuliana Falciola, Autore presso ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Giuliana Falciola, Autore presso ilcaffeonline</title>
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		<title>La cacciatrice di pregiudizi. Studiare non rende più intelligenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 10:21:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale&#8230;</p>
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<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale dei fatti, costringendo persino il nostro sguardo a censurare le prove che smontano questo tipo di mis-conoscenza.</p>



<p>Pregiudizio odierno: studiare non rende più intelligenti.</p>



<p>L’assunto che se incontri un laureato imbecille, allora significa che laurearsi non serva ad avere più strumenti al servizio della tua intelligenza, dimostra che non… sei intelligente.</p>



<p>Chiuderei qui l’articolo, di cui proprio non avrei pensato ci fosse la necessità, eppure. Eppure siamo passati dal lodevole apprezzamento di ogni autodidatta, che si è formato seriamente, anche non potendo accedere all’istruzione istituzionale, all’eccesso opposto, per cui, chi studia anni nei luoghi consoni, si colma di ben poco utile aria fritta.</p>



<p>Ovviamente decine di studi confermano che la formazione aumenta la nostra capacità di utilizzare le rotelle che ci girano nella testa, così come è impossibile compiere bene qualsiasi cosa, di cui non si conoscono regole, storia, errori, eccetera (dalla cucina al calcio, eh, non parlo solo certo di astrofisica) e allora perché, sempre più persone aderiscono all’elogio dell’ignoranza? Perché l’ultimo della classe è visto con simpatia, mentre il primo è dispregiativamente denominato secchione? Forse per la stessa ragione per cui la volpe finì col disprezzare l’uva.</p>



<p>Quando qualche ex discolo si vanta di aver smentito un suo ex docente che prevedeva per lui gravi disfatte e anzi di aver raggiunto grandi risultati con l’impegno e la dedizione, è proprio sicuro di… averlo smentito?</p>



<p>L’intelligenza è tante cose, di cui due mi interessano particolarmente: una è il problem solving, che in pratica ha permesso l’evoluzione umana e non ci ha fatto fare la fine della capra pyrenaica – la cui ultima esemplare si schiantò sotto un albero &#8211; per cui tramandarsi informazioni e utilizzare il sistema scientifico, ha segnato la strada che ci ha permesso di avanzare fin qui dalle palafitte e dalle clave.</p>



<p>L’altra, molto più stimolante, e forse meno irritantemente ovvia, è l’intelligenza creativa, l’esplosione comunicativa di Monet o di Bach o di Spielberg. Chi può pensare che, senza conoscere il loro strumento, senza aver studiato (e goduto) di migliaia di opere del loro ambito, senza volersi aggiornare continuamente, le loro menti avrebbero prodotto tutto quanto? Possono i delfini o le formiche, che hanno capacità adattive e comunicative notevoli, creare? No, perché non bastano gli strumenti ma ne va STUDIATO l’uso, il valore, la storia, ne va SPERIMENTATA la potenzialità…</p>



<p>Tornerò anche sugli esempi basici di prima: un cuoco inventa nuove ricette, se prima ha praticato per anni quelle tradizionali e un calciatore diventa stratega se osserva per ore le vecchie partite e si forma sulle regole e sulle novità fisioterapiche, alimentari, attrezzistiche, psicodinamiche, eccetera.</p>



<p>Infine, io mi ritengo più intelligente dopo un master e una specializzazione? Sì. E, si badi bene, non tanto più intelligente di altri, ma di me stessa. La mia capacità critica, la mia velocità logica, la mia competenza di problem solving, sono potenziate.</p>



<p>La scuola non è più, da decenni, almeno nei nostri fortunati lidi d’Occidente, un appannaggio per pochi, quindi annoverare i titoli non è neanche lontanamente una forma di snobismo, ma di invito a fare delle studio la più stimolante e proficua delle challenge.</p>



<p>L’intelligenza potenziale è una fortuna, ma darle strumenti, è solamente una scelta.</p>
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		<title>La cacciatrice di pregiudizi. Gli statali rubano lo stipendio senza lavorare</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/03/15/falciola-la-cacciatrice-di-pregiudizi-gli-statali-rubano-lo-stipendio-senza-lavorare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 13:40:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale&#8230;</p>
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<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale dei fatti, costringendo persino il nostro sguardo a censurare le prove che smontano questo tipo di mis-conoscenza.</p>



<p>Pregiudizio odierno: i dipendenti statali italiani sono dei fannulloni che si mangiano le nostre tasse, soprattutto nel Sud Italia.</p>



<p>Ho raccolto diversi dati per sfatare questo mito, ma poi ho pensato che sarebbe stato noioso e che ognuno può verificare con un banale clic, dunque ne riporto solo tre, che ho trovato già indicativi.</p>



<p>Il maggior numero di dipendenti statali sul numero di popolazione è nelle regioni a statuto speciale, quindi anche Trentine, Valdostane e Friulane.. profondo sud insomma… la percezione che nelle regioni del centro sud ci siano più statali, afferisce a una realtà ben più triste: il numero di “occupati” statali, rispetto agli occupati in genere, aumenta enormemente rispetto agli occupati non statali del centro-nord. Ma questo è un problema molto più grave, perché mostra una fragilità occupazionale, non l’inefficienza altrui.</p>



<p>I dipendenti pubblici italiani sono circa il 15% della popolazione, ma la media Europea è del 18%. Quindi la “dissipazione” delle tasse italiane per queste figure, è tutta da dimostrare. Un cospicuo quantitativo di segnalazioni per l’inefficienza dei trasporti pubblici (denunce per ritardi, mancata pulizia ecc) in Europa appartiene.. alla Germania, che è arrivata ad avere più di un quarto dei treni (22%) in ritardo conclamato. (fonti: osservatorio CPI, Sole 24ore, Europa today ecc ecc)</p>



<p>Detto questo, è innegabile che a tutti sia capitato un call center disperante (ndr anche di compagnie telefoniche privatissime, ovviamente, non solo per l’anagrafe o l’Inps) o un interlocutore impreparato a uno sportello. La creazione del pregiudizio sta proprio nel ricordare quelle esperienze negative e non metterle in conteggio relativo, rispetto alle decine e decine di occasioni, in cui invece siamo stati “serviti” dallo Stato. </p>



<p>C’era un vigile neofita che non sapeva governare bene un incrocio col semaforo rotto? Sì, ma non abbiamo notato le decine di altri che hanno aiutato in tutti gli incidenti di quella giornata. La maestra di inglese di nostro figlio pronuncia male? Può essere, ma se lui impara le tabelline, la corretta scrittura di parole complesse come “acquiescenza”, o a fare la raccolta differenziata (quasi sempre meglio di noi), vuol dire che ne ha diverse altre che sanno fare il loro mestiere. </p>



<p>Hai incontrato un’infermeria troppo frettolosa al triage? Certo, ma il medico poi ti ha individuato l’appendicite o no? La RAI ha mandato in onda una trasmissione che non incontrava il tuo gusto? Va bene, ma sei sicuro che non siano molte e molte di più le ore della tua vita, in cui hai scelto tu di guardare lì dei programmi? O eri masochista o le centinaia di lavoratori della Rai sono ottimi professionisti.</p>



<p>Ovviamente potrei continuare con i vigili del fuoco che entrano negli edifici pericolanti a proprio rischio, i Carabinieri che recuperano minuziosamente le opere d’arte rubate nei secoli, lo sportellista dell’anagrafe che interagisce con la signora straniera con una pazienza infinita… Direi che sono esempi sufficienti.</p>



<p>Vorrei concludere con due osservazioni: ci sono sacche di inefficienza che andrebbero sanzionate ed estirpate e questo sì è davvero irritante, per cui però i primi ad arrabbiarsi sono proprio i tanti statali che devono coprire il non-fatto di costoro e per cui, in modo generalizzato, sono tutti sanzionati, anche quelli impeccabili, sia per l’associazione fastidiosissima di percezione “sociale” con gli inefficienti, sia proprio economicamente, visto che a tutti, indistintamente dal 2008, è tolta una piccola parte di stipendio durante le malattie, per disincentivare ad assentarsi. A tutti, capite? Anche a chi ha banalmente 39 di febbre.</p>



<p>Infine ricordo che i contratti esistono e sono seri: quando pensate che i docenti, ad esempio, siano “pagati per fare 3 mesi di vacanza”, o che in un tribunale lascino ammuffire le vostre pratiche per pigrizia, dite una colossale cretinata: verificare è sempre il modo migliore di evitarsi figuracce.</p>
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		<title>La cacciatrice di pregiudizi. Le donne non sono solidali</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/02/20/falciola-la-cacciatrice-di-pregiudizi-le-donne-non-sono-solidali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 11:57:21 +0000</pubDate>
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<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale dei fatti, costringendo persino il nostro sguardo a censurare le prove che smontano questo tipo di mis-conoscenza.</p>



<p>Due esempi facili: il mito secondo cui la Gioconda è stata rubata dai Francesi (no, Napoleone sottrasse altre opere, oltretutto in gran parte riportate in Italia da Antonio Canova, ma la Gioconda fu donata da Leonardo al Re di Francia che lo ospitava); il pregiudizio secondo cui i maschi sono più portati nelle STEM (no, le statistiche affermano la sostanziale parità cognitiva di genere in ambito scientifico, ma ovviamente più si inficia questo dubbio nelle alunne, e più l’insicurezza può influenzarne le performances).</p>



<p>Ogni settimana vorrei prendermi lo spasso molto snob, di smontare un pregiudizio, rischiando – lo so – di apparire saccente, cosa che è tipica di chi ama la stabilità rassicurante della falsa realtà per… pigrizia e ignoranza. Non chiederò scusa, ma sarò benevola, perché nessuno è immune da condizionamenti sociali ed educativi, tantomeno io.</p>



<p>Pregiudizio odierno: le amiche vere non esistono, perché, nel profondo dei cuori femminili, astio e competitività bruciano lente, ma inesorabili, come cenere inestinguibile. Ecco, questa è una mastodontica sciocchezza. Poiché però la generalizzazione assoluta è il primo e il più idiota dei pregiudizi, ovviamente, non si nega che esistano eccome persone (maschi e femmine) non empatiche e sempre pronte ai blocchi di partenza della loro percezione agonistica perenne della vita, e tutti abbiamo esperienza di “amici” che, ad ogni nostro successo, non mancano di buttarne lì uno proprio o di sminuire, più o meno sottilmente, i nostri, anche, anzi soprattutto, distraendo gli astanti con tempestivi vittimismi. Capita.</p>



<p>Nella nostra esperienza, però, la solidarietà femminile è un vero prezioso salvavita: amiche e sorelle prestano soldi e vestiti e affidano persino i figli nei momenti di impegno e di emergenza, dimostrando una fiducia che, se ci si ragiona con calma, è incalcolabile; consolano per ore con telefonate, gelati e birre, anche quando i rispettivi partner perdono la pazienza per l’attesa; amiche e sorelle odiano quell’altra insieme a te (spesso non è vero, ma in due, le zavorre si portano meglio); negano l’evidenza per coprirti &#8211; e poi ti fanno una testa così in privato, giustamente &#8211; ; restano al fianco, quando la realtà dev’essere affrontata, ma ripetendo come un mantra, che andrà tutto bene.</p>



<p>Questi sono eventi quotidiani che già basterebbero a smontare lo stereotipo. Il punto è che fra donne, avvengono anche altri due tipi di interazione meno apparentemente benevoli, ma che sono altrettanto, anzi maggiormente generosi, proprio perché costringono la sodale a fare un’azione socialmente giudicabile.</p>



<p>Innanzitutto un’amica ti mente. Perché quando sei sfatta, con gli occhi gonfi di pianto, coi chili di troppo della nutella consolatoria, con le scarpe consumate, perché non hai avuto forza e tempo di portarle dal calzolaio… l’amica ti dice che sei bellissima, che tornerai più in forma di prima e che l’altra (magari giovane e soda come il marmo) ha comunque i capelli crespi. L’amica sa che deve essere il medico curante della tua autostima e niente la devia dalla sua santissima missione, nemmeno la… sopravvalutata sincerità.</p>



<p>In secondo luogo, l’amica ti manda a sbagliare. L’amica non ti fa la morale sui rischi (diciamo.. certezze) di crollo conseguenti a certe scelte, anche se sa che ci sono. Ma sa pure che il rimpianto lascia più segni, e quindi fa come il massaggiatore a bordo ring, mettendo cerotti e dandoti acqua con la cannuccia. Non sentenzia sulla tua idiozia (lo farai benissimo da sola) ma è già lì con la spalla inclinata per farti sfogare con litri di lacrime e stampellarti quando vacillerai.</p>



<p>Non conosco società meglio costruite ed efficienti di quelle che tante donne mettono su a velocità inimmaginabili, nei momenti di necessità o di gioia di una di loro, per cui è evidente che le reti femminili sono reali, resilienti e solide (che ha la stessa origine di solidali… coincidenze? Non credo). Dunque.. solo grazie a tutte, davvero.</p>
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		<title>Per&#8230;plessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 12:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola è morta, viva la scuola! I docenti di ruolo hanno ricominciato a riunirsi anche in presenza nei vari plessi scolastici, ma soprattutto hanno spostato, in questi giorni, centinaia di banchi. L’idea originale di distanziamento, molto più severa di quella attuale, prevedeva un piccolo numero di studenti per classe, con turnazioni e riduzioni significative di orario. Anche se questo è parzialmente mantenuto alle scuole superiori, per tutti gli altri&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La scuola è morta, viva la scuola! I docenti di ruolo hanno ricominciato a riunirsi anche in presenza nei vari plessi scolastici, ma soprattutto hanno spostato, in questi giorni, centinaia di banchi. L’idea originale di distanziamento, molto più severa di quella attuale, prevedeva un piccolo numero di studenti per classe, con turnazioni e riduzioni significative di orario. Anche se questo è parzialmente mantenuto alle scuole superiori, per tutti gli altri ragazzi, dall’infanzia al primo grado (le medie, per intenderci) alla fine si è arrivati a ricollocare fino a 25 studenti per aula, che, sommati a uno o due docenti – se c’è un alunno diversamente abile nel gruppo &#8211; indica un vero e proprio assembramento, di 27 persone in una stanza. Ci dicono allora che potremo aprire le finestre: a quel punto, alzo gli occhi e ricordo che, quando hai a che fare con adolescenti, ormoni e sneakers, le finestre non le chiudi mai comunque, nemmeno con la tormenta di neve, già da ben prima del covid e delle mascherine.</p>



<p>A proposito di mascherine.. i ragazzi dovranno usarle negli spostamenti, ma non quando sono seduti ai banchi. Come si sa, uno starnuto ha un raggio di circa 5 metri, quindi il fatto che i ragazzi siano seduti, ovviamente non li esimerebbe dal tenere le mascherine, ma in questo paese con tante mamme miopi, si pensa prima a non contrariare il pupo che “non sopporta la mascherina per tanto tempo”, che a tutelarne la salute. (Se il suddetto pupo, fra qualche anno, studierà da infermiere o farà il saldatore, terrà sul volto la mascherina per ben più di circa 4 ore filate al giorno &#8211; 5 moduli da 50 minuti &#8211; ma si dovrebbe essere certi che ci arrivi in salute a quell’età.)</p>



<p>Dicevamo.. docenti “di ruolo”. Sì perché ad oggi, nonostante le rocambolesche promesse politiche, non esiste ancora una linea guida aggiornata, per chiamare al lavoro lo sterminato numero di insegnanti mai assunti (il 40 % del totale), che, per l’ansia, ha smesso di dormire a giugno, quando è stato sistematicamente licenziato, con buona pace di affitto, spesa e bollette, e verrà sistematicamente richiamato come precario, nelle prossime settimane. Costoro, ovviamente, attualmente non possono neanche accedere allo screening dei test sierologici.</p>



<p>A questo proposito, più del virus, ai docenti, negli ultimi mesi ha fatto male l’attacco mediatico. Intendiamoci, siamo abituati che, sotto elezioni, a tutti gli schieramenti fa comodo trovare qualcuno da far odiare e quindi gettare fango sulla nostra categoria, perché ciò crea simpatie in molti elettori con ehm.. qualche pregiudizio (i docenti cattivoni che lavorano 7 mesi all’anno e, magari, neanche quelli, con il covid!).</p>



<p>Curiosamente, la maggioranza dei genitori ha provato in quarantena, sulla propria pelle, l’enorme difficoltà di aiutare un ragazzino a rimanere concentrato e a comprendere ed applicare dei concetti, ma, lungi dall’apprezzare, per logica conseguenza, la professionalità degli insegnanti, in alcuni casi, li ha irrazionalmente odiati, perché la chiusura delle scuole ha generato questa fatica. Queste persone, hanno creduto ad ogni sciocchezza pubblicata sui docenti, non ultimo il rifiuto generalizzato dei test sierologici.</p>



<p>In realtà, per lo più, i docenti che hanno potuto, si sono sottoposti al test, solo che il suddetto 40% di precari… non ne ha avuto possibilità. E, concludo, tutti noi prof siamo felicissimi di rivedere i ragazzi fisicamente all’interno dei plessi e delle aule, solo che avremmo preferito farlo in maggiore sicurezza, proprio perché sì, noi, anche più dei genitori, paventiamo un ritorno alla d.a.d., che è un modo di far lezione, ma non di fare SCUOLA.</p>
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		<title>Linee guida per il rientro a scuola: rispondere per le rime</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/07/10/falciola-rispondere-per-le-rime/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 08:27:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pochi giorni fa sono finalmente state pubblicate le linee guida ministeriali per il rientro degli studenti a settembre. Per riuscire a lavorare nella scuola, si attinge ad ogni riserva di positività, quindi partirò da due parole che leggo molto volentieri, nelle 54 facciate del pamphlet: presenza e valorizzazione. A quasi 45 anni, cioè a metà strada fra i docenti più giovani, buttati con poca esperienza nell’anno scolastico più difficile dai&#8230;</p>
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<p>Pochi giorni fa sono finalmente state pubblicate le linee guida ministeriali per il rientro degli studenti a settembre. Per riuscire a lavorare nella scuola, si attinge ad ogni riserva di positività, quindi partirò da due parole che leggo molto volentieri, nelle 54 facciate del pamphlet: presenza e valorizzazione.</p>



<p>A quasi 45 anni, cioè a metà strada fra i docenti più giovani, buttati con poca esperienza nell’anno scolastico più difficile dai tempi delle guerre, e quelli vicini alla pensione, alla disperata scoperta della tecnologia, ritengo di aver saputo erogare una discreta dad, ma sono certa che la presenza fisica a scuola, sia una condizione irrinunciabile, perché essa è fatta di persone – non account! &#8211; banchi, palloni e gessetti. Valorizzazione è, o dovrebbe essere, la parola più preziosa per un educatore: perché ogni ragazzo è diverso, con tutte le sue imperfezioni, ma, soprattutto con tutti i suoi talenti da far fiorire. E, questo, in generale, deve allargarsi alle classi, ai plessi, agli istituti, pieni delle persone di cui sopra. Ma queste linee guida contengono anche molti concetti discutibili, che, lungi dal chiarire, mi pare portino altre incertezze.</p>



<p>Ad esempio: avete mail provato ad attuare anche un piccolo intervento a casa vostra, che so, rifare un bagno, con tutta la burocrazia e i costi e i tempi, mai veramente preventivabili? Bene nella pubblicazione, così tanto tardiva, si accenna ai possibili lavori da fare negli edifici scolastici. Certo fra luglio e agosto, nel mondo reale, sarà molto probabile che si appaltino le progettazioni, si ottengano i permessi, si bandino le ditte, si strutturino impalcature o impiantistica per decine di metri di cubatura.. come no. Ma chi vogliamo prendere in giro?</p>



<p>Questa parte delle linee guida è uno specchietto per le allodole, onde poter affermare che si è fatto di tutto per ammodernare e mettere in sicurezza le scuole, ma ciò è poi risultato inattuabile per ragioni indipendente dalla volontà istituzionale. Mettere &#8211; letteralmente – in cantiere queste opere negli scorsi mesi di chiusura delle scuole? Nooooo troppo logico. Farò un esempio che ho trovato esilarante. Prendetevi il tempo di andare a cercare, fra quelle pagine, le voci “persiane” e “infissi”, per rifare tre semplici finestre. Se in una, volete sostituire una parte della persiane, dovrete riferirvi alla “manutenzione interna”, se però, nella finestra a fianco, dovete cambiare tutta la persiana, seguirete l’iter per “manutenzione ordinaria”; nella terza è rotto l’infisso? Quello fa tutt’altra procedura, ossia “manutenzione straordinaria”. Moltiplicate per ogni finestra scolastica italica, che potrebbe dover essere sistemata, e fatevi qualche domanda sulla coerenza del concetto di “semplificazione burocratica”.</p>



<p>Passiamo alla geniale idea di non misurare la temperatura agli studenti, affidandosi al buon senso delle famiglie (spesso impossibilitate a perdere giorni di lavoro e che quindi mollano creature catarrose negli atri, ad ogni campanella). Poche righe dopo, si legge che la scuola deve gestire “le sintomatologie e la febbre” con l’immediato isolamento del malato. Ora dirò un’altra ovvietà: come verifico la febbre senza misurarla? Come diagnostico una “sintomatologia” senza essere medico? Migliaia di euro spesi per consulenti ministeriali e ne escono queste contraddizioni?!</p>



<p>Due cose, solo due, volevamo sapere e questi stuoli di pediatri, pedagoghi e psicologi non ce le hanno dette: 1) come convincere i ragazzini a non toccarsi fra loro (a 6 anni per delle ragioni, a 15.. per altre) 2) come assicurarci di non richiuderci a breve in quarantena, quando ci sarà un banalissimo colpo di tosse in un’aula. Infatti non compare in nessunissimo punto delle 54 pagine, se allora dovremo mettere in quarantena chi, al momento del colpo di tosse, si trova nella classe o nel piano o in tutto l’istituto! In pratica, non c’è alcuna indicazione sul più ovvio dei quesiti: dobbiamo chiudere, se qualcuno sta male? Questo naturalmente i consulenti &#8211; che guadagnano molto più dei docenti, al pari di equipollenti lauree – non lo scrivono. E si sa che alle domande, rispondere è cortesia. In questo caso ci hanno risposto per le rime, intendo le burocratiche rime buccali da distanziare un metro. Certo, se convinci milioni di ragazzini a stare fermi, immobili e seduti.</p>
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		<title>L&#8217;acquario scolastico</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/06/12/falciola-acquario-scolastico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 16:16:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In principio fu la geniale proposta di raddoppiare le ore di docenza – per lo stesso lauto stipendio ovviamente – in modo che le classi fossero sdoppiate fra mattina e pomeriggio. Perché, per distanziare gli studenti, promiscui untori di Covid, a settembre, l’idea brillante era di farlo a costo zero, tanto, com’è noto, gli insegnanti hanno un sacco di tempo libero per fare volontariato. Poi c’è stata l’illuminante pensata di&#8230;</p>
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<p>In principio fu la geniale proposta di raddoppiare le ore di docenza – per lo stesso lauto stipendio ovviamente – in modo che le classi fossero sdoppiate fra mattina e pomeriggio. Perché, per distanziare gli studenti, promiscui untori di Covid, a settembre, l’idea brillante era di farlo a costo zero, tanto, com’è noto, gli insegnanti hanno un sacco di tempo libero per fare volontariato.</p>



<p>Poi c’è stata l’illuminante pensata di ridurre le ore di lezione a 40 minuti, così da far turnare piccoli gruppi di ragazzi nelle aule. A questa saggia invenzione si accompagnava il pedagogo di turno che, con l’aria di chi la sa lunga, aggiungeva che tanto gli alunni hanno al massimo 30 minuti di concentrazione continuativa. Naturalmente il suddetto pedagogo non ha mai lavorato a scuola in vita sua, perché qualunque insegnante, dalla prima elementare alla Maturità, sa che, in un normale modulo di lezione di 55 minuti, si spiega per 15, 20 minuti al massimo, date le incombenze di registro, assenze, circolari, richiami… (e sempre che non si perda tempo con le connessioni ballerine degli appalti al risparmio delle scuole italiane, altrimenti tutte queste azioni vanno raddoppiate: prima si appuntano sulla carta e solo dopo, se e quando tutto funziona, si possono inserire nelle piattaforme digitali).</p>



<p>Recentemente la Ministra ha consigliato di sostituire le mascherine, con le visiere di plastica trasparente, perché ciò, a suo parere, permette finalmente di guardarsi negli occhi. Ora, a parte il fatto che una visiera costa 5 euro e non 60 centesimi, e che bisogna capire se l’efficacia sia la medesima, ma &#8211; mi chiedo &#8211; come indosserà costei la mascherina, se pensa che questa le ostacoli la vista? La cosa interessante è lo scambio concettuale, per cui gli studenti si trasformerebbero in piccoli sub, all’interno degli edifici di lavoro, mentre nelle spiagge, si pensa di erigere divisori da ufficio: il mondo alla rovescia!</p>



<p>A proposito di questo ipotetico uso del plasticoso divisore (che non è il massimo, ma che sarà comune, probabilmente&#8230;) l’ultima trovata è di installarli fra i banchi, con l’ennesima metamorfosi: i miei studenti sub, ora diverrebbero&#8230; pesci nell’acquario. Avete presente quei film americani anni ‘80, con le distese di impiegati separati dalle paretine di plastica? Ecco le aule dovrebbero diventare così: con decine di bambini che sembrano pesci rossi o… ciliegie sotto spirito.<br>(Com’è noto, neppure le minacce di morte riuscirono ad impedire alle quattordicenne Giulietta e al sedicenne Romeo, di toccarsi abbondantemente, e dubito che schermare i ragazzi abbia una qualche reale efficacia.)</p>



<p>In ogni caso, già immagino che si possa obiettare a questo mio articolo, che io smonto tutte queste belle soluzioni, ma non propongo nulla. Ebbene, io voglio rendermi utile: siccome insegno arte, immagino che dovrò progettare delle unità d’apprendimento, in cui spiego le tecniche di incisione e bassorilievo. Perché è ovvio che, già dopo pochi minuti che i ragazzi saranno circondati dal plexiglass, inizieranno a… decorarlo artisticamente con illustrazioni… ehm anatomiche, e sculture di chewingum appiccicato.<br>E, per una volta, non mi passerà per la mente di sanzionarli.</p>
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		<title>E-same&#8230; E-different</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 13:31:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando leggo “Esami 2020, la versione DEFINITIVA”, la mia mente va sempre all’ultimo arrangiamento della canzone del decennio, o al reboot d’autore del filmone. E invece&#8230;Negli ultimi mesi, per i ragazzi di terza media, che sono circa 100.000 in più dei maturandi, ma siccome non votano, non contano niente per l’opinione pubblica, si sono alternate molte ipotesi sulla gestione 2020 covid-free dell’uscita dalla scuola secondaria primo grado.Nell’ordine, se ricordo tutto:l’esame&#8230;</p>
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<p>Quando leggo “Esami 2020, la versione DEFINITIVA”, la mia mente va sempre all’ultimo arrangiamento della canzone del decennio, o al reboot d’autore del filmone. E invece&#8230;<br>Negli ultimi mesi, per i ragazzi di terza media, che sono circa 100.000 in più dei maturandi, ma siccome non votano, non contano niente per l’opinione pubblica, si sono alternate molte ipotesi sulla gestione 2020 covid-free dell’uscita dalla scuola secondaria primo grado.<br>Nell’ordine, se ricordo tutto:<br>l’esame si fa, magari distanziando i banchi;<br>l’esame non si fa;<br>l’esame si fa, ma si riduce a poche prove;<br>l’esame non si fa, ma si espone un’esperienza significativa, entro l’8 giugno;<br>l’esame si fa, ma consiste in un lavoro multidisciplinare assegnato dai docenti in tempi da definirsi;<br>l’esame si fa, ma tramite un lavoro proposto dall’alunno e approvato dai docenti, da esporre in 15 minuti&#8230;<br>Fino a sabato 16 maggio, quando si evince che l’esame sarà la discussione on line di un elaborato concordato, da realizzarsi entro il 30 giugno, per l’ovvia ragione che in una normale scuola pubblica cittadina, come ad esempio la mia, stiamo parlando di 270 studenti da interrogare e, in meno di 20 giorni, è infattibile!</p>



<p>Nell’attesa di capire come ratificare e valorizzare (che comprende il concetto di valutare, ma lo supera largamente, per rispetto e affetto verso i ragazzi), noi docenti abbiamo tirato fuori le nostre note capacità di adattamento e sopravvivenza, cercando di dare qualche indicazione agli alunni, più per<br>rassicurare – noi e loro – che per esprimere certezze. Poi, una volta imbastito il progetto e creati i punti d’appoggio, abbiamo issato le impalcature, cercando di mostrarci coesi e con contenuti univoci, davanti agli studenti.</p>



<p>Molti di loro ci hanno posto innumerevoli volte le stesse domande, oscillando da una parte fra la comprensibilissima ansia e dall’altra l’irritante ritrito giochino di far domande per far perdere tempo durante le (video)lezioni. Cosa per altro ovviata da alcuni ragazzi, perché quando li chiami per interrogarli, non hanno più bisogno di nascondersi sotto il banco, ma semplicemente si<br>disconnettono, simulando un provvidenziale calo di rete.</p>



<p>Comunque gestiremo anche questa conclusione d’anno, in cui la situazione emergenziale è ovviamente chiarissima a tutti, ma quel che è meno evidente, è comprendere perché, quando già ad inizio aprile si evinceva che l’esame non sarebbe stato in presenza &#8211; e quindi la faccenda sicurezza da covid sarebbe<br>stata risolta &#8211; abbiamo dovuto attendere un altro mese per avere le ordinanze (fra l’altro in evoluzione) della gestione.<br>Ogni anno, anche senza covid, emergono carenze organizzative, per cui, genitori e docenti, che educano i ragazzi a gestire seriamente la vita e, in particolare, queste tappe così significative, vorrebbero coerentemente riferirsi e addurre ad esempio una seria e univoca gestione e comunicazione dai vertici istituzionali. E invece.</p>
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		<title>Gli invalutabili</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/05/11/falciola-gli-invalutabili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2020 16:06:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Alunni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tema della valutazione è sempre fonte di dibattiti. In 21 anni di docenza, compresi 6 a capo del piano dell’offerta formativa, ne ho sentiti parecchi. A mio parere, sbaglia sia chi usa i voti come deterrenti disciplinari, sia chi, all’estremo opposto, cita ricerche psico-pedagogiche della Fanta University, per cui bisognerebbe sostituire i voti negativi, con emoji più o meno sorridenti, ritenendo così di evitare supposti traumi agli alunni. Magari&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il tema della valutazione è sempre fonte di dibattiti. In 21 anni di docenza, compresi 6 a capo del piano dell’offerta formativa, ne ho sentiti parecchi. A mio parere, sbaglia sia chi usa i voti come deterrenti disciplinari, sia chi, all’estremo opposto, cita ricerche psico-pedagogiche della Fanta University, per cui bisognerebbe sostituire i voti negativi, con emoji più o meno sorridenti, ritenendo così di evitare supposti traumi agli alunni. Magari fosse tanto facile preservarne la serenità!</p>



<p>La realtà è ben più complessa. I due eccessi di cui sopra, sono frutto dell’erroneo scambio fra la misurazione qualitativa di un’azione e la descrizione globale di un individuo: certi docenti e genitori non vedono i compiti fatti bene o male, ma se i ragazzi sono “bravi” o meno. Altri, al contrario, guardano ai compiti, soprattutto per avere alunni “felici”… Valutare invece è dare strumenti di misurazione consapevole, per far fruttare nel miglior modo possibile, quanto appreso (a scuola o fuori) nel fare cose e risolvere problemi.</p>



<p>E dunque, che dire dei genitori che, particolarmente in tempo di DAD, si sostituiscono ai figli nei compiti? A che pro, invieranno disegni geometrici degni di un…ingegnere o temi in tedesco universitario? (Io, assegnando il testo “quale museo hai più amato nel triennio?” ho ricevuto il resoconto della visita ad un luogo non più visitabile. Qualcuno alle medie ci sarà pur andato, ma non da 10 anni in qui!) Poi ci sono gli alunni che, interrogati, si levano “di nascosto” l’auricolare dall’orecchio e allontanano il viso dalla webcam, per sentire meglio… le voci! Già Hermione Granger redarguiva Harry Potter che sentire le voci non fosse un bene nemmeno nel mondo della magia. Ci fa sorridere? Sì, ma anche riflettere. L’altra sera, dopo una mail di una mamma adirata per una valutazione minima al compito del figlio, ho scoperto che si era offesa… perché lo aveva fatto lei!</p>



<p>Sarà pure che siamo tutti stanchi: si sa che, in molte case, l’accesso al pc e al wifi, è suddiviso fra tanti parenti, quindi il proprio turno di utilizzo del device, per l’invio di compiti e messaggi, può avvenire anche tardissimo, mentre nella vita pre-DAD, i prof comunicavano con genitori e ragazzi solo di giorno. Attualmente il rischio per molti docenti è che invece che dedicare la notturna, accorata preghierina per la divina protezione ai propri studenti più scapestrati, si finisca col recitarla direttamente insieme a loro on line.</p>
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		<title>Che danno stiamo portando a questi ragazzi, congelando i contatti dei loro corpi dentro degli schermi?</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/04/24/falciola-che-danno-stiamo-portando-a-questi-ragazzi-congelando-i-contatti-dei-loro-corpi-dentro-degli-schermi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 08:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Alunni]]></category>
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		<category><![CDATA[Tablet]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Prof, il mio cane piange.. posso consolarlo?”. Bei tempi, quando nel punto focale di una spiegazione, quando il docente appassionatissimo condivideva, nel conquistato attento silenzio, il pathos della poesia (o del brano musicale, del dipinto) e lo studente alzava la mano per chiedere di andare in bagno. Bei tempi. Ci veniva un attacco di nervi, ma era una routine conosciuta. Ora, nelle videolezioni, le interruzioni sono parecchio più varie, e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>“Prof, il mio cane piange.. posso consolarlo?”. Bei tempi, quando nel punto focale di una spiegazione, quando il docente appassionatissimo condivideva, nel conquistato attento silenzio, il pathos della poesia (o del brano musicale, del dipinto) e lo studente alzava la mano per chiedere di andare in bagno. Bei tempi. Ci veniva un attacco di nervi, ma era una routine conosciuta.</p>



<p>Ora, nelle videolezioni, le interruzioni sono parecchio più varie, e spaziano dagli animali domestici, ai fratellini ululanti, al “devo cercare un caricatore o mi si spegne il tablet, prof!!”, facendoci quasi rimpiangere l’improvvido bidello che spalancava la porta per consegnare una busta per la famiglia tal dei tali, ovviamente nel momento meno opportuno. Questa variazione “casalinga” dell’aula porta anche un’altra conseguenza: ha reso la vita dei ragazzini, più “asettica”. Quando normalmente gli alunni sporcano se stessi e il banco, di colla, per attaccare una stampa sul mitico cartellone 50 x 70, o quando poi si bucano con una puntina, appendendo il cartoncino al muro, oppure, se fanno il bagher decisivo nella partitella, con l’eroica scivolata sul linoleum… l’aspetto fisico della vita prende il sopravvento nella didattica, e menomale! Non si può vivere “virtualmente”, e dunque non si può fare scuola virtualmente.</p>



<p>Io insegno arte e, da anni, mi sono abituata ai nasini arricciati, quando sentono l’odore del Das, ossia la pasta da modellare. Molti alunni non sono più abituati a sporcarsi, perché nelle case, non è permesso. Appena io li riporto nella dimensione del “toccare”, però, non vorrebbero più uscirne, e spesso finiscono col pasticciarsi la faccia col colore o a ritagliare molta più carta di quella necessaria, o insistono per pulire la lavagna, starnutendo della povere colorata dei gessi. L’elemento del toccare, del contatto, di farsi i dispetti e poi abbracciarsi, è completamente proibito loro, da quasi due mesi ormai, ma nessun adolescente può crescere senza. È dimostrato che una ridotta quantità di stimolazione di tatto, impedisca il corretto sviluppo del cervello. Quindi mi chiedo: che danno stiamo portando a questi ragazzi, congelando i contatti dei loro corpi dentro degli schermi?</p>



<p>Ieri leggevo di un professore di pediatria che approva il prolungamento della chiusura delle aule, perché i bambini così non si passano, non solo il Covid, ma pure tutte le altre schifezze (dai pidocchi, al mal di pancia) che normalmente transitano fra i banchi. Questo pediatra auspica che, nell’ottica di essere più “moderni”, la scuola più avanti mantenga comunque una forte riduzione della frequenza delle aule, per favorire una più salubre e tecnologicamente avanzata didattica digitale a distanza.</p>



<p>Non ho dubbi che, dal punto di vista di infezioni, ma pure di aggiornamento informatico, questa scelta porterebbe dei vantaggi. Ma credo anche che l’impoverimento sensoriale dei ragazzi sarebbe incalcolabile. I ragazzi sono come i leoncini, devono scambiare, secondo me, graffi, starnuti e baci. Devono allagare un banco rovesciando l’acqua e poi pulirlo dopo la sacrosanta urlata di reprimenda. Devono toccare la mano della compagna carina e poi arrossire, togliendola di scatto. Devono fare le smorfie quando il prof non vede e sghignazzare, dando di gomito al vicino di banco. Nessun adulto, in una casa, nemmeno il più pedagogicamente preparato, può sostituire i pari. Il gap generazionale è insuperabile.</p>



<p>“Prof, mi scusi, vedo dallo schermo che ha arrotolato le maniche, fa caldo a casa sua oggi?”<br>“no guarda volevo imitare Marc Lenders”<br>“e chi è prof?”<br>Seguono lacrime di vecchiaia.</p>
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		<title>Multi-Media</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2020 15:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Aula]]></category>
		<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mio naso occupa buona parte dell’inquadratura. Penso che i ragazzi mi vedranno e sghignazzeranno. D’altra parte devo per forza fare queste videolezioni in diretta, perché ho provato a registrare una spiegazione vocale sul powerpoint e, senza un microfono, pare di ascoltare un sussurro sabbioso nel vento del deserto.. beh una mia collega ha risolto questo problema dell’audio, sottraendo il microfono al karaoke giocattolo della figlia. Mentre mi perdo in&#8230;</p>
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<p>Il mio naso occupa buona parte dell’inquadratura. Penso che i ragazzi mi vedranno e sghignazzeranno. D’altra parte devo per forza fare queste videolezioni in diretta, perché ho provato a registrare una spiegazione vocale sul powerpoint e, senza un microfono, pare di ascoltare un sussurro sabbioso nel vento del deserto.. beh una mia collega ha risolto questo problema dell’audio, sottraendo il microfono al karaoke giocattolo della figlia.</p>



<p>Mentre mi perdo in questi pensieri, compare il primo studente in un rettangolo del mio schermo, poi il secondo, poi il terzo.. più aumentano e più diventano piccoli, affiancati come 25 francobolli su una lettera d’antan, proveniente da chissà quale paese.</p>



<p>Sono chiassosi anche online, compongono in pixel il clima di disordine e complicità che trovavo entrando nell’aula, al cambio dell’ora. Silenzierò il loro microfoni, ma non subito, perché loro sono gioia liquida a grandi cucchiaiate.</p>



<p>Noto due cose: sono bellissimi e… non puzzano.</p>



<p>Sono bellissimi, perché mi mancano e perché i dodicenni in tuta, trecce o creste spettinate ad arte, non appaiono molto diversi, nella vita casalinga, rispetto a come si presentano a scuola.</p>



<p>E poi… non puzzano, non solo, ovviamente, perché non è stata ancora inventata la comunicazione olfattiva digitale, ma anche perché i ragazzini in casa non utilizzano quelle dannate sneakers costosissime e sudaticce! (25 studenti fanno 50 sneakers, quindi ogni volta che entravo in aula, mi bastava indirizzare lo sguardo alla finestra e i mefitici sapevano di dover precipitarsi a spalancarla.. bei tempi!)</p>



<p>Intendiamoci, ora sopporterei anche quello, sopporterei persino che mangino le gomme con le bocche semi aperte, che glielo dico sempre “se masticate con la bocca chiusa, non me ne accorgo e non ve lo vieto!” eh.</p>



<p>In questa fase stravolta della nostra vita&nbsp; &#8211; stavo per aggiungere “scolastica”, ma in effetti il contesto è un bel po’ più vasto e complesso – ho pure un serio problema sull’abbassare o alzare le metaforiche asticelle. Infatti è chiaro che la nostalgia verso gli studenti, le lavagne e persino l’insopportabile campanella, mi spinge ad essere più accogliente e tollerante, per cui, se domattina potessi di nuovo guardarli dalla mia cattedra, probabilmente accetterei qualche sbavatura sulla condotta, per cui io sono solitamente nota come inflessibile; d’altra parte però mi rendo conto che sto chiedendo moltissimo ai miei ragazzi, che sono pischelli fra gli 11 e i 13 anni, e ogni mattina, pur senza doversi giustificare se mancano, mi compaiono davanti, parlano con me con sistemi informatici disparati, spesso da famiglie disagiatissime, tramite wifi da router tenuti insieme col nastro adesivo. </p>



<p>Pretendo che studino delle pagine e me ne mostrino i riassunti, perché sarei cretina a pensare che se li interrogo, non sbircino almeno 10 post-it attaccati intorno alla loro videocamera. Allora chiedo loro che condividano questi micro-schemi con me, visto che io sono consapevole – loro no – che, mentre il pomeriggio precedente, stavano compilando foglietti su foglietti, già “studiavano” l’argomento. Anzi do’ pure il premio al “bigino” meglio strutturato (che ha richiesto, probabilmente, più tempo di quando ne avrebbero impiegato a ripetere ad alta voce, ma tant’è). Non sanziono l’inventiva nell’emergenza, anzi la esalto.</p>



<p>Avete presente gli scugnizzi dei film, che, pure fra le macerie delle guerre, trovavano il modo per fare uno scherzo o arraffare qualcosa? In questi tempi complicati, la furbizia preadolescenziale, che oscilla fra l’ingenuità e una sorta di genialità destrutturata, è il segno che i miei ragazzini sono vivissimi e tengono bene, dentro a quelle camerette.</p>



<p>Le camerette.. già. Pure le camerette subiscono lo tsunami ormonale. Nel mio schermo fanno ancora capolino mobili e tende rosa o azzurre, retaggio di mamme e grandi sogni di fiabe infantili, ma di giorno in giorno, si riempiono di adesivi e poster – esistono ancora! Ma dove li troveranno che non si comprano più i giornali?! &#8211;&nbsp; di calciatori scattanti, di orribili personaggi di Fortnite o perfino di certi cantanti coreani, che adesso, con mia totale incredulità, fanno impazzire le dodicenni. Le stesse dodicenni che compaiono nel loro rettangolino di video lezione, con i capelli lunghissimi, salvati dalle forbici delle implacabili parrucchiere, normalmente agli ordini delle mamme, grazie al Coronavirus… adorabili ragazzine lentigginose, che mettono il lucidalabbra coi brillantini (al sapore di ciliegia, ci giurerei) per essere più carine nell’inquadratura.&nbsp; E che alzano la manina con lo smalto fucsia, prima di ricordarsi, che ora, per farmi una domanda coi microfoni silenziati, devono comunicarmelo nella chat che scorre a fianco del video.</p>



<p>E niente, un’altra mattinata in multi-media è passata.</p>
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