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	<title>Arte Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Arte Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Premio “Arte: sostantivo femminile 2023” a Cristina Fogazzi, l&#8217;Estetista cinica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberta Valerioti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 08:54:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Visibilmente emozionata Cristina Fogazzi (aka L&#8217;Estetista Cinica) annuncia alla sua community di essere vincitrice del premio &#8220;Arte: sostantivo femminile 2023&#8220;, il riconoscimento in rosa promosso dalla Presidente dell’Associazione A3M – Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia Maddalena Santeroni e dalla Direttrice della Galleria Nazionale Cristiana Collu. L&#8217;edizione 2022 ha visto premiate, tra le altre, la Senatrice Liliana Segre, la scrittrice Dacia Maraini e, come ricorda l&#8217;imprenditrice della skin care, nel&#8230;</p>
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<p>Visibilmente emozionata Cristina Fogazzi (aka L&#8217;<strong>Estetista Cinica</strong>) annuncia alla sua community di essere vincitrice del premio &#8220;<strong>Arte: sostantivo femminile 2023</strong>&#8220;, il riconoscimento in rosa promosso dalla Presidente dell’Associazione A3M – Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia Maddalena Santeroni e dalla Direttrice della Galleria Nazionale Cristiana Collu. L&#8217;edizione 2022 ha visto premiate, tra le altre, la <strong>Senatrice Liliana Segre</strong>, la scrittrice <strong>Dacia Maraini</strong> e, come ricorda l&#8217;imprenditrice della skin care, nel 2019 anche Marina Abramović ha ricevuto lo stesso onore presso la Galleria Nazionale di Arte moderna e contemporanea di Roma.</p>



<p>La Fogazzi non nasconde il proprio genuino imbarazzo e il suo sentirsi poco meritevole nel ricevere un premio che vanta di edizione in edizione una rosa di donne brillanti che si sono distinte per aver apportato beneficio al mondo dell&#8217;<strong>arte</strong> e della<strong> cultura</strong>.<br>Umiltà e inadeguatezza cronica a parte, il premio è invece esattamente nelle mani della persona giusta, una donna che ha messo a servizio della cultura la propria voce social, una voce che viene ascoltata quotidianamente da un milione di persone.</p>



<p><strong>Cristina Fogazzi</strong>, CEO della sua azienda Veralab, assoluta eccellenza del beauty made in Italy, sui social elargisce consigli di bellezza, non limitandosi però alla sola cura di quella esteriore, riferendosi spesso invece alla bellezza eterna, quella che non è vittima della cellulite e del segno del tempo, quella che non sfiorisce mai:<strong> il Bello assoluto, il Bello dell&#8217;arte</strong>. <br>Da una passione personale per il mondo dell&#8217;arte e per i musei che la custodiscono la bresciana Fogazzi alimenta la buona pratica comunicativa che si concretizza in una peculiare divulgazione democratica dell&#8217;arte, in particolare contemporanea, ben più efficace di molte politiche di promozione tradizionali. A lei va il plauso per saper veicolare il messaggio artistico attraverso un medium digitale che troppo di frequente viene bistrattato e banalizzato, ma, come testimonia il fare della Fogazzi, se gestito da mani competenti e da occhi che fagocitano bellezza, esso diventa un canale preferenziale di <strong>diffusione culturale</strong>.</p>



<p>È proprio questo il merito della Fogazzi: essere una eccellente promotrice/supporter dell&#8217;Arte.  Dai &#8220;biglietti sospesi&#8221; per le mostre da lei visitate e promosse sui propri profili social, all&#8217;organizzazione del tour &#8220;<strong>Bellezze al museo</strong>&#8220;, fino alla pubblicazione del suo libro &#8220;<strong>Il mio Grand tour</strong>&#8221; in cui l&#8217;esperienza artistica e l&#8217;esperienza di vita si rincorrono, l&#8217;Estetista cinica rimane fedele ad una<strong> mission ben precisa</strong>: praticare un&#8217;idea più alta di Bellezza, darle risonanza, renderla fruibile ad una più larga platea di &#8220;<em>followers</em>&#8220;, accorciare la distanza tra le sale museali e le Instagram stories.</p>



<p>L&#8217;azione artistica della Fogazzi si può registrare come una forma moderna di Mecenatismo, volta alla valorizzazione mediatica del patrimonio culturale italiano e al marketing della destinazione turistica che si attiva attorno ai siti e alle istituzioni museali coinvolti nell&#8217;esperienza virtuosa di essere esposti alla benefica &#8220;Luce liquida&#8221;.</p>
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		<title>Un viaggio introspettivo nella Sicilia di Libero Elio Romano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2023 18:00:09 +0000</pubDate>
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<p>Una mostra che racconta una Sicilia famigliare e familiare, quella di Libero Elio Romano 1909-1996, ancora attiva al Palazzo della Cultura di Catania<strong> fino al 20 gennaio 2023</strong>. <br><br>La mostra, nata da un’idea del <strong>Centro Studi d’Arte</strong> <strong>“Elio Romano”</strong>, dal figlio Guido Romano e nipote Elio, poi studiata e progettata nei minimi dettagli dal curatore il Prof. Vittorio Ugo Vicari docente di Storia dell’arte contemporanea e Storia della moda e del costume presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, è stata anche e soprattutto un laboratorio didattico e occasione di collaborazione professionale tra docenti, cultori e studenti dell’Accademia.   <br><br>Il percorso è un crescendo di emozioni osservando le opere di uno dei maestri del Novecento che meglio ha saputo narrare gli spazi e i luoghi dell’entroterra siciliano con la sua capacità di raffigurare realmente l’aria pallida dell’estate e i cieli assolati. Gli spazi, intesi come le ampie distese di colline e prati in quel di Assoro in provincia di Enna, e i luoghi, quelli più calorosi, ci immergono nella vita casalinga dell’artista e ci mostrano momenti di vita quotidiana tra uno sguardo e l’altro. Con le sue pennellate è riuscito nell’intento probabilmente di comunicare la realtà cruda e nuda senza enfatizzare il sottile sentimento che abbraccia le terre siciliane, così aride ma anche così amate. <br><br>Sono cinque le sezioni in cui si divide il percorso. La prima parte racconta gli anni della formazione a Catania, la gioventù nella sua casa a Morra raccontata attraverso scorci di ricordi tra l’interno famigliare e il paesaggio dei “<em><strong>Mandorli spogli</strong></em>” dal nome di una delle opere esposte. La mostra prosegue poi con la sezione fotografica, caratterizzata da una produzione in bianco e nero, anche questa volta a raccontare le emozioni di una vita vissuta godendo di attimi di felicità. Nella terza sezione si può notare il suo naturalismo dettagliato espresso tramite dipinti raffigurati di un Guido Romano ancora bimbo.<br><br>Continua con la quarta parte caratterizzata in particolare da una serie di incisioni a china, produzione derivata dalla sua esperienza come professore all’Istituto d’Arte di Catania, e da ritratti/studio di donna come “Nudo disteso” conferendo un’autentica e naturale intimità al suo lavoro.  Novità espositive all’interno del percorso sono l’istallazione rappresentativa del giardino dell’artista, creata dal Prof. Umberto Naso nonché ex allievo di Romano, ed un emozionante racconto animato in cui le opere di Elio Romano prendono vita come in una pellicola cinematografica.<br><br>Le opere di Libero Elio Romano sono caratterizzate da un mix di tecniche, dai ritratti in carboncino, ai dipinti su tela, alla fotografia e dulcis in fundo anche dalle mini sculture come la “<em><strong>Giovinetta stante</strong></em>” tra le altre, che ritroviamo nella quinta e ultima sezione della mostra a conclusione del percorso espositivo, un viaggio introspettivo nella vita di Libero Elio Romano.</p>
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		<title>Polis delle Arti: l’orchestra giovanileporta nelle chiese un incontro di tradizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Turco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2022 10:23:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 14, 15 e 16 dicembre la giovane orchestra – formata in occasione della rassegna “La Polis delle Arti” – ha portato in tre chiese un concerto d’orchestra con il coordinamento artistico di Maurizio Cuzzocrea, musicista, ricercatore e presidente dell’associazione locale AreaSud, e la direzione del Maestro Alberigo Maria Ferlito. I tre concerti hanno ravvivato le chiese catanesi di Santa Maria dell’Aiuto, Santa Maria della Salute e Santa Rita. Non&#8230;</p>
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<p>Il 14, 15 e 16 dicembre la giovane orchestra – formata in occasione della rassegna “<strong>La Polis delle Arti</strong>” – ha portato in tre chiese un concerto d’orchestra con il coordinamento artistico di <strong>Maurizio Cuzzocrea</strong>, musicista, ricercatore e presidente dell’associazione locale AreaSud, e la direzione del Maestro <strong>Alberigo Maria Ferlito</strong>.</p>



<p>I tre concerti hanno ravvivato le chiese catanesi di Santa Maria dell’Aiuto, Santa Maria della Salute e Santa Rita. Non una novità per gli eventi firmati <strong>AreaSud</strong> e <strong>Associazione Darshan</strong>: le due associazioni mettono sempre in primo piano l’importanza del locale, unendo allo spettacolo dal vivo la riscoperta di luoghi in periferia che<strong> raccontano l’arte e la storia della propria terra</strong>.</p>



<p>La riscoperta dei luoghi di culto e della propria storia è una tematica presente anche nel laboratorio che i musicisti della giovane orchestra. Tutti provenienti da indirizzi scolastici musicali, hanno frequentato dopo esser stati selezionati da una vera e propria commissione di professionisti del Teatro Massimo Vincenzo Bellini. Infatti, il repertorio scelto per le tre serate è il risultato del lavoro di fusione della <strong>tradizione colta</strong> (Bartòk, Verdi, Barch e altri della tradizione europea) e quella <strong>popolare</strong>, <strong>siciliana </strong>e <strong>meridionale</strong>, proprio con l’obiettivo di creare un dialogo fra le due e di poter riappropriarsi della propria storia.</p>



<p>Il ritrovo sotto un unico tetto di studenti con la stessa passione riesce a creare un <strong>clima sociale positivo</strong> e la <strong>valorizzazione dei singoli e delle loro peculiarità</strong>. La scelta del laboratorio prima e dei concerti porta i ragazzi a creare più situazioni nel tempo di ritrovo e d’inclusione culturale e sociale. Vedere questi giovani musicisti mostrare al pubblico – composto principalmente dalle loro famiglie e i loro cari – il risultato di un percorso artistico e d’apprendimento è stato magico soprattutto sotto Natale. Un periodo un cui lo stare insieme e la condivisione non possono mancare. I ragazzi hanno conquistato così tanto il pubblico da fare pure dei bis!</p>



<p>“La Polis delle Arti” continua, dunque, il suo lavoro con i giovani con l’obiettivo di sviluppare il loro potenziale, spesso nascosto. Questo lo fa unendo virtualmente tre aree della città di Catania &#8211; i quartieri di<strong> </strong>Antico Corso, Cibali e Picanello &#8211; pensate come luoghi ideali nei quali i giovani possano venire aiutati a recuperare il valore della propria persona mediante il <strong>potente mezzo dell’arte</strong>. La rassegna vuole ricreare il clima delle piazze di una volta, come la Polis dell’antica Grecia, dove le persone si incontravano e si trasferivano conoscenze e abilità con l’apprendimento e la pratica.</p>
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		<title>Quando più arti si incontrano: Novena Itinerante a San Nicolò l’Arena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Turco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 08:10:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La rassegna catanese Zampognarea ritorna con la sua diciottesima edizione (1° dicembre &#8211; 7 gennaio) all’insegna di concerti e mostre dedicate alla zampogna e alle cornamuse. Parte di ItaliaFestival, si pone l’obiettivo di portare la musica nelle periferie e mostrare agli spettatori lo splendore architettonico delle chiese sparse per la città di Catania. L’evento, che non poteva assolutamente mancare nella rassegna dicembrina, è la riuscita novena itinerante “Natus Est” nella&#8230;</p>
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<p>La rassegna catanese <strong>Zampognarea</strong> ritorna con la sua diciottesima edizione (<strong>1° dicembre &#8211; 7 gennaio</strong>) all’insegna di concerti e mostre dedicate alla zampogna e alle cornamuse. Parte di ItaliaFestival, si pone l’obiettivo di portare la musica nelle periferie e mostrare agli spettatori lo splendore architettonico delle chiese sparse per la città di Catania.</p>



<p>L’evento, che non poteva assolutamente mancare nella rassegna dicembrina, è la riuscita novena itinerante “<strong>Natus Est</strong>” nella chiesa di San Nicolò l’Arena, giorno 8 dicembre, eseguita da Franco Barbanera (zampogna, cornamusa e flauti), Roberto Catalano (voce e plettri), Maurizio Cuzzocrea (voce, chitarre, pipita e percussioni), Vincenzo Cuzzocrea (fisarmonica e organetto) e Vittorio Ugo Vicari (voce e chitarre).</p>



<p>Per novena si intende una preghiera non ufficiale che fa parte della tradizione popolare e risale al 1720, quando fu eseguita per la prima volta in una casa di missionari di Torino nella Chiesa dell’Immacolata. Normalmente viene eseguita ogni giorno nei nove giorni che precedono la nascita di Gesù, dal 16 al 24 dicembre, per preparare spiritualmente il credente al suo arrivo e supplicarne la venuta. “Natus Est”, titolo della novena, &#8220;<em>nasce dalla rilettura della tradizione musicale legata al Natale, nel repertorio orale siciliano e dell&#8217;Italia meridionale, partendo dai canti narrativi della Novena natalizia e da quelli paraliturgici</em>&#8221; scrivono gli organizzatori. Il concerto, quindi, offre una rivisitazione della tradizione musicale natalizia italiana grazie agli strumenti e alla potenza della semplice voce, con l’intento di portare all’attenzione del pubblico la <strong>tradizione popolare </strong>del nostro Paese.</p>



<p>Centrale in questo evento è anche l’aspetto itinerante che si lega al secondo obiettivo della rassegna: lasciare che gli spettatori scoprano o riscoprano pezzi di architettura catanese mentre assistono ad un concerto. Lo spettatore segue gli artisti che si spostano all’interno del sito, accompagnandoli con la musica e la voce nella scoperta di un luogo storico e culturale. Nel caso di giorno 8 dicembre, il luogo scelto è stato la<strong> Chiesa San Nicolò l’Arena</strong>: chiesa a croce latina d’ispirazione barocca e neoclassica, fu costruita dopo l’eruzione del 1669 ed è la più alta e grande della Sicilia. Possiede numerose opere artistiche all’interno, come le varie tele nelle campate, i ricchi marmi usati per i manufatti e le cappelle, o il prezioso organo da 2.378 canne costruito da Donato del Piano.</p>



<p><strong>Quando più arti si incontrano</strong> – musica, architettura, pittura e artigianato – non può che presentarsi quella sopraffazione positiva, uditiva e visiva, che solo la creatività e il genio degli artisti possono creare. Il singolo evento, ma in realtà l’intera rassegna, dà così la possibilità di godere della rilettura della nostra tradizione popolare e visitare un luogo sacro, riavvicinando i cittadini all’arte e abituandoli a circondarsene.</p>
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		<title>Festival Zampognarea: tra librerie e luoghi d’arte la mostra itinerante di cornamuse e zampogne del mondo</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/12/15/redazione-festival-zampognarea-mostra-itinerante-cornamuse-zampogne/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 07:41:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>CATANIA – E’ stata inaugurata la&#160;mostra itinerante di strumenti musicali all’interno del ricco calendario di Zampognarea, il Festival dedicato alle zampogne e alle cornamuse, che animerà il centro storico della città di Catania fino al 7 gennaio 2023. Sette luoghi del centro storico catanese,&#160;tra librerie, associazioni e luoghi d’arte, vedranno esposti gli strumenti musicali della tradizione del Natale,&#160;zampogne e cornamuse, e vivranno le incursioni artistiche dei musicisti protagonisti del festival.&#8230;</p>
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<p>CATANIA – E’ stata inaugurata la&nbsp;<strong>mostra itinerante di strumenti musicali all’interno del ricco calendario di Zampognarea, il Festival dedicato alle zampogne e alle cornamuse, che animerà il centro storico della città di Catania fino al 7 gennaio 2023.</strong></p>



<p><strong>Sette luoghi del centro storico catanese,&nbsp;</strong>tra librerie, associazioni e luoghi d’arte, v<strong>edranno esposti gli strumenti musicali della tradizione del Natale,</strong>&nbsp;zampogne e cornamuse, e vivranno le incursioni artistiche dei musicisti protagonisti del festival.</p>



<p>Tra gli strumenti, appartenenti alla collezione delle associazioni promotrici del Festival, ci saranno&nbsp;<strong>zampogne provenienti dalla Sicilia, Calabria e Campania&nbsp;</strong>e c<strong>ornamuse internazionali, provenienti da Cina, Ungheria, Spagna e Tunisia&nbsp;</strong>al fine di mettere in risalto la diffusione di strumenti simili in differenti culture e territori.</p>



<p>La mostra è animata da<strong> iniziative diffuse nel corso delle giornate di apertura, </strong>durante le quali i musicisti delle associazioni AreaSud e Darshan si recheranno nei diversi luoghi per fare ascoltare, dal vivo, il suono degli strumenti tradizionali e raccontarne anche la storia. L&#8217;obiettivo principale della mostra itinerante è quello di portare gli strumenti della tradizione in luoghi diversi per fare conoscere storie ed esperienze artistico-culturali della città. I luoghi che accoglieranno la mostra, visibili nella cartina, sono: <strong>Legatoria Prampolini, Libreria san Paolo di Catania, Officine Culturali, Società Storica Catanese, Locanda del Samaritano, Trame di Quartiere e l’Atelier Immaginario. </strong></p>



<p>Oltre alla mostra itinerante,&nbsp;<strong>continuano gli eventi musicali della XVIII edizione di Zampognarea</strong>, che animeranno le chiese del centro storico e le periferie catanesi: il 14, 15 e 16 dicembre alle ore 19:00 (presso la&nbsp;Chiesa di Santa Maria dell&#8217;Aiuto, la Chiesa di Santa Maria della Salute e la Chiesa di Santa Rita)&nbsp;avrà luogo il concerto&nbsp;<strong>dell’Orchestra Giovanile della Polis</strong>, un progetto ideato nell’ambito dell’avviso pubblico “Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini” per la diffusione dello spettacolo dal vivo nelle periferie delle città metropolitane, finanziato dal Ministero della Cultura e dal Comune di Catania.&nbsp;Il progetto nasce per la valorizzazione delle esperienze musicali giovanili del territorio catanese e si avvale della preziosa collaborazione della&nbsp;<strong>Catania Philharmonic Orchestra</strong>, con cui Darshan e AreaSud hanno già sperimentato dal 2021 un modo comune di pensare alla crescita artistica e culturale della città.&nbsp;</p>



<p>Il&nbsp;<strong>19 dicembre,&nbsp;</strong>alle ore 21:00,&nbsp;avrà luogo lo spettacolo&nbsp;<strong>“La bella noeva”&nbsp;</strong>(Chiesa di Sant’Orsola in Piazza Scamacca); il 30 dicembre, alle ore 19:00, sarà il momento di&nbsp;<strong>“Isolitudine – Racconto della Sicilia tra teatro e musica”&nbsp;</strong>(Salone Papotto Via Zurria 7).</p>



<p>Gli appuntamenti musicali,&nbsp;<strong>distribuiti tra le chiese del centro storico e delle periferie catanesi</strong>, continueranno fino a gennaio 2023,&nbsp;con l’obiettivo di offrire anche occasioni di conoscenza del ricco patrimonio architettonico e della costante azione di animazione del territorio delle diverse realtà associative.&nbsp;</p>



<p><strong>Zampognarea, organizzato dalle Associazioni Areasud e Darshan, che fa parte di Italiafestival</strong>, la principale associazione italiana di spettacolo dal vivo e multidisciplinare, è realizzato anche grazie al patrocinio e contributo della Regione Siciliana, Assessorato del Turismo Sport e Spettacolo e al sostegno di una ricca rete associativa.</p>
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		<title>A Catania torna Zampognarea: per la XVIII edizione una mostra itinerante e concerti alla scoperta delle tradizioni del Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[nicole-aronica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 10:31:11 +0000</pubDate>
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<p>CATANIA &#8211; Con la presentazione del programma della <strong>XVIII edizione</strong>, <strong>ritorna a Catania Zampognarea</strong>, il <strong>Festival dedicato alle zampogne e alle cornamuse</strong>, che animerà il centro storico del capoluogo etneo <strong>dal 1° dicembre 2022 al 7 gennaio 2023</strong>. Un’edizione ricca di <strong>appuntamenti musicali</strong> che le <strong>associazioni AreaSud e Darshan</strong> hanno costruito grazie alla costante attenzione al mondo dello spettacolo dal vivo e al ruolo che musica e musicisti hanno per la crescita culturale e sociale del Paese. <strong>Undici concerti, distribuiti tra le chiese del centro storico e delle periferie catanesi</strong>, vedranno alternarsi sul palco giovani musicisti, amatori e professionisti, con l’obiettivo <strong>di riconciliare musica e vita</strong>, perché la pratica musicale sia sempre di più un’esperienza condivisa e capace di arricchire le persone.</p>



<p>Il Festival, la cui <strong>direzione artistica è affidata al musicista e ricercatore Maurizio Cuzzocrea</strong>, avrà inizio il 1° dicembre, alle ore 21:00 nella Badia di Sant’Agata, con la prima esecuzione del concerto <strong>“Puer Natus. Canti di culla dall’Appennino al Mare”</strong>, un progetto in coproduzione tra il Festival catanese, il Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone e l’Appennino Festival del territorio delle Quattro Province. Sarà un viaggio musicale nei repertori tradizionali italiani, per scoprire commoventi canti di culla dedicati al “Figlio” accompagnati da due gruppi di ricerca del Nord e del Sud Italia. Sei musicisti diversi per geografia, ma simili per passioni, propongono il canto d’amore per eccellenza, partendo dal Monastero di Bobbio per giungere fino all’Etna, la Muntagna al centro del Mediterraneo, dopo aver attraversato gli Appennini delle Quattro Province e della Calabria. Un itinerario non solo nello spazio ma anche nel tempo, dal Medioevo alla ricerca etnomusicologica del XX secolo. La conclusione della rassegna sarà affidata all’<strong>Orchestra Amatoriale Vincenzo Scontrino</strong>, una delle novità della scena musicale siciliana, che<strong> il 7 gennaio, nella Chiesa della SS. Trinità alle ore 19:00</strong>, concluderà l’anno dedicato al compositore e didatta trapanese Antonio Scontrino, nel centenario della morte.</p>



<p><strong>Il programma di concerti toccherà poi le chiese di San Nicolò l’Arena, di Sant’Anna, di Santa Rita, di Santa Maria dell’Aiuto e gli auditorium delle parrocchie di San Michele Arcangelo e della Madonna della Salute</strong>, con l’obiettivo di offrire anche occasioni di conoscenza del ricco patrimonio architettonico e della costante azione di animazione del territorio delle diverse realtà associative. </p>



<p>Da segnalare anche l’impegno per la promozione della musica d’insieme tra i giovanissimi, con <strong>tre concerti dell’Orchestra Giovanile della Polis</strong>, un progetto ideato nell’ambito dell’avviso pubblico “Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini” per la diffusione dello spettacolo dal vivo nelle periferie delle città metropolitane, finanziato dal Ministero della Cultura e dal Comune di Catania.</p>



<p>Al centro del progetto ritorna la <strong>mostra itinerante di strumenti musicali </strong>appartenenti alla collezione delle associazioni promotrici del festival che quest’anno assume una forma nuova. <strong>Dal 13 dicembre, in sette luoghi del centro storico catanese, con una mappa distribuita in occasione dei concerti,</strong> sarà possibile vedere e conoscere <strong>zampogne e cornamuse provenienti dalla Sicilia e dal mondo</strong>. Librerie, associazioni e luoghi d’arte vedranno esposti gli strumenti musicali della tradizione e vivranno le incursioni artistiche dei musicisti protagonisti del festival.</p>



<p><strong>Zampognarea, che fa parte di Italiafestival</strong>, la principale associazione italiana di spettacolo dal vivo e multidisciplinare, è realizzato anche grazie al patrocinio e contributo della Regione Siciliana, Assessorato del Turismo Sport e Spettacolo e al sostegno di una ricca rete associativa.</p>



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		<title>Non fate troppi pettegolezzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2022 08:13:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è concluso a settembre a Brancaleone il Pavese Festival.Festival dedicato da 22 anni a Cesare Pavese, ma che solo quest’anno è approdato come ultima tappa, il 17 settembre, in Calabria. Nell’estrema punta della penisola, infatti, Cesare Pavese trascorse il tempo del confino per attività antifascista, dal 4 agosto 1935 al 15 marzo 1936. Solo sette mesi a fronte dei 3 anni stabiliti, la restante pena essendo condonata. A Santo&#8230;</p>
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<p>Si è concluso a settembre a Brancaleone il <strong>Pavese Festival</strong>.<br>Festival dedicato da 22 anni a <strong>Cesare Pavese</strong>, ma che solo quest’anno è approdato come ultima tappa, il 17 settembre, in Calabria. Nell’estrema punta della penisola, infatti, Cesare Pavese trascorse il tempo del confino per attività antifascista, dal 4 agosto 1935 al 15 marzo 1936. Solo sette mesi a fronte dei 3 anni stabiliti, la restante pena essendo condonata.</p>



<p>A Santo Stefano Belbo, ai margini delle Langhe, paese natale dello scrittore, si sono svolti gli eventi dei primi cinque giorni, il sesto e ultimo a Brancaleone, in una commistione di letteratura, musica, arte, teatro splendidamente interpretata da qualificati ospiti.<br>Filo conduttore è stata la figura femminile cercata ma mai raggiunta dallo scrittore.</p>



<p>“<em>La donna per Pavese è parola. Una parola che è ricerca, dialogo, scoperta, ricordo, introspezione, fanciullezza, verità: poesia</em>” .</p>



<p>Noi ci lasceremo guidare dalla scritta che, come un tatuaggio, compare nell’acquerello che fa da locandina, di Paolo Galetto. Tutto in bianco e nero, ma segnato da sparsi petali rossi, quasi una festa o forse ferita sanguinante: “<em>Tu sei come una terra che nessuno ha mai detto</em>”.</p>



<p>La <strong>terra</strong> e la <strong>donna</strong>, due temi che si intrecciano e si respingono nell’opera di Pavese. La nostalgia, la mancanza, il desiderio, la perdita dell’una e dell’altra incideranno profondamente nella sua vita e nella sua arte.</p>



<p>La Donna continuamente inseguita in vaghe figure femminili.<br>La ballerina che lo lascerà ad aspettarla sotto la pioggia e che De Gregori canterà in Alice (E Cesare perduto nella pioggia/sta aspettando da sei ore il suo amore, ballerina).<br>La voce rauca e fresca di Tina militante comunista.<br>Fernanda Pivano e la comune passione per la letteratura americana.<br>Elena amore di necessità.<br>La selvatica Concia bella come una capra nel tempo del confino.<br>Bianca con la quale tenterà la scrittura di un libro a due mani.<br>Costance l’allodola e quegli occhi che rivedrà nella stanza d’albergo a Torino dove darà fine alla sua vita. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.</p>



<p>La figura femminile è costantemente presente nell’itinerario personale e artistico di Pavese.<br>La racconterà soprattutto nei versi, in quell’incedere narrativo di righe lunghe costrette dal ritmo attraverso la parola, unica realtà. Donna mito di una fanciullezza felice e perduta che si identifica nel paesaggio delle langhe e in contrasto con la donna-compagna riconosciuta nei percorsi metropolitani di Torino. Ma sia l’una o sia l’altra, quello che è certo è che né l’uomo né il poeta riusciranno mai a raggiungerla. Non incontrerà nella sua strada quotidiana quella donna che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa e non riuscirà nei suoi scritti a darle del tutto voce con parole inghiottite.<br><strong>Sei buia. Per te l’alba è silenzio.</strong><br>La Terra, che nelle prime poesie è raccontata più che cantata nella realtà delle colline o in contrappunto nella squallida visione delle periferie di Torino, è fondamentalmente la geografia della propria solitudine, dell’inadeguatezza a condividere spazi e circostanze e rapporti con gli altri.<br>Nella vita e nel mondo, la condizione di Pavese è quella dell’espatriato che continuamente e ripetutamente cerca di tornare. Ma anche quando la ricerca lo riporterà, come Anguilla de <strong>La luna e i falò,</strong> nel suo paese di origine dovrà constatare che in realtà non si torna mai al passato, al tempo inesorabilmente andato, agli eventi che ormai parlano lingue sconosciute: “<em>Un paese ci vuole…vuol dire non essere soli…nella terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti</em>”.<br>Sì, i falò si accendono ancora, ma per divorare con le loro fiamme quel che mai più ritornerà.<br>Il mito della fanciullezza con il suo bagaglio di ingenue felicità, di speranze che volano alte, di certezze si è concluso.<br>Si accendono nuovi falò che distruggono, divampano dolore, illuminano sinistramente tragedie.<br>Non resta che la sconfitta.<br>Non resta che guardare dalla finestra di quella cameretta al primo piano di un paese, Brancaleone, che per lui resterà sempre un paese straniero.<br>No, non troverà pace né tra quei muri né nel Bar Roma, dove legge quotidianamente il giornale, né sullo scoglio dal quale guarda senza vedere un inutile mare.</p>



<p>Ancora oggi andando a Brancaleone si può visitare la casa, la stanza in cui visse, il lettuccio stretto, la scrivania che è solo uno sbilenco tavolo, l’avara lampada e la finestra che racconta la “<em>monotonia di un paesaggio sempre uguale”.</em><br>Da quella finestra &#8211; quarta parete della sua prigione &#8211; Pavese fisserà i binari. Quegli stessi binari sui quali si è fermata la littorina con la quale è giunto insieme a due valigie cariche di libri. Su quelle linee parallele scorreranno le nostalgie di un paese diverso e lontano, di una vita condivisa di amore e di impegno mentre le ore scorrono nel tedio, sempre uguali.<br>“<em>Acchiappo mosche, traduco dal greco, mi astengo dal guardare il mare (che d’altronde è una gran vaccata), giro i campi, fumo, tengo lo zibaldone, serbo un’inutile castità.</em>”<br>No, il confinato non avrà voglia di incontrare veramente né il paese né i suoi abitanti. Un rapporto tra lui e i brancaleonesi superficiale e di condiviso rispetto. Un accennato interesse verso la letteratura orale e le tradizioni popolari, un amore di necessità e una fantasia erotica. Una lettura della Calabria, tuttavia, fuori da ogni retorica.</p>



<p>E forse tra le note di quel <em>on the road</em> musicale di Omar Pedrini, che ha concluso il Festival nella struggente malinconia di una notte calabrese, ci sembrerà di riconoscere l&#8217;ombra di un uomo solo, con la pipa e gli occhiali, che ancora cerca un senso a una vita vuota che nemmeno il profumo dei gelsomini, la dotta lentezza delle tartarughe e il vento diviso dal vicino Capo Spartivento e un mare di verdi e di azzurri, sono riusciti a regalargli.</p>



<p>A Brancaleone Pavese conferma di non essere in grado di imparare il mestiere di vivere, che la sua è la condizione di una straziante solitudine, che l’unico mestiere che conosce, quel vizio assurdo vissuto quasi come un dovere, corteggiato più di un amore, idolatrato e temuto, è quello di morire.</p>



<p>Lui che aveva dichiarato di non avere più parole, riuscirà a scovarne una manciata da scrivere con mano ferma su un foglio lasciato su un anonimo comodino di un&#8217;anonima stanza d&#8217;albergo:</p>



<p> “<em><strong>Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.</strong></em>&#8220;<br></p>
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		<title>Per un’Arte Contemporanea più POP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberta Valerioti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 10:52:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il successo primaverile del FantaBiennale ft. Osservatorio futura, l’irriverente officina di Make Italian Art Great Again in collaborazione con Casa Capra ha sfornato in questi giorni un nuovo progetto: CACAI, Cards Against Contemporary Art Italia, un gioco da tavola prêt-à-porter ideato con il fine di trascorrere una divertente estate immersi nel mondo dell’arte. Dal genio di Giulio Alvigini e Saverio Bonato è offerta una nuova occasione per avvicinarsi con&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo il successo primaverile del FantaBiennale ft. Osservatorio futura, l’irriverente officina di Make Italian Art Great Again in collaborazione con Casa Capra ha sfornato in questi giorni un nuovo progetto: <strong>CACAI</strong>, <em>Cards Against Contemporary Art Italia</em>, un gioco da tavola prêt-à-porter ideato con il fine di trascorrere una divertente estate immersi nel mondo dell’arte. </p>



<p>Dal genio di <strong>Giulio Alvigini</strong> e <strong>Saverio Bonato</strong> è offerta una nuova occasione per avvicinarsi con sana leggerezza alla scena contemporanea dell’arte in Italia, mission che i creatori portano avanti nelle loro pagine social attraverso meme provocatori e un piano editoriale che inaugura una nuova stagione critica in materia di Estetica delle arti. </p>



<p>CACAI fa eco al classico gioco <em>Cards Against Humanity</em> proponendone un’espansione tutta dedicata al sistema dell’Arte contemporanea, invitando così i giocatori a praticare in maniera partecipativa l’edutainment.</p>



<p>Ecco che il giocatore alfa si immola come Senior Curator ad ogni partita, dando il via a infiniti schemi combinatori di carte bianche e nere che portano ad abbinare ad ogni domanda la più divertente risposta possibile tra quelle della giocata. In qualsiasi momento, come si legge nelle regole del gioco, i giocatori possono scartare carte che non capiscono ed esclamare arrendendosi l’evergreen &lt;&lt;Non capisco l’arte contemporanea!&gt;&gt;. </p>



<p>Il progetto nasce senza fini di lucro ed è infatti scaricabile a titolo completamente gratuito, con la possibilità di poter liberamente divenire supporters del team tramite una donazione.</p>



<p>Le varie produzioni Make Italian Art Great Again sono da eleggere come casi esempio di buone pratiche di diffusione dell’arte contemporanea in chiave popolarizzante? Oppure in qualche modo questo tipo di satira artistica finisce per deprezzare il suo stesso oggetto?&nbsp; A partire dal celebre abbecedario pop “ABC The museum of Modern Art New York” ideato dalla designer Florence Cassen Mayers nel 1986 &nbsp;che ha associato alle lettere dell’alfabeto i pezzi più noti della collezione del <strong>MoMA</strong>, sono stati moltissimi i tentativi editoriali di rendere più appetibile l’Arte contemporanea ai fruitori, poiché spesso erroneamente considerata un tipo di arte di molto difficile comprensione o addirittura una NON arte, tanto da ammettere in letteratura il titolo di F. Bonami “Lo potevo fare anch’io”. Invece no, non potevi farlo anche tu. </p>



<p>Chi scrive ritiene doveroso andare oltre la problematica della rivendicazione stessa dell’Arte contemporanea in quanto arte, poiché la scena artistica ha ben superato da parecchio questo mero esercizio retorico denigratorio, quel che invece è di interesse è capire perché ancora nel 2022 si può giocare la carta del “non capisco l’arte contemporanea”. E’ forse un deficit dei programmi scolastici liceali che spesso per economia del tempo si fermano, se va bene, ad Andy Warhol? Oppure vige ancora un’annosa visione elitaria del mondo contemporaneo dell’arte? O magari, una performance, un padiglione della Biennale di Venezia, un’opera di land art necessitano semplicemente di maggior tempo di comprensione rispetto a quello che la società dello spettacolo ha ridotto a pochi secondi, schiava di un generale abbassamento del livello culturale oltre che di quello dell’attenzione? La rapidità digitale non può giustificare una sorta di pigrizia dell’atto conoscitivo. Ben vengano allora progetti di popolarizzazione e democratizzazione dell’arte finalizzati all’allargamento della platea dei fruitori, che si snodino sull’ideazione di nuovi medium adatti a rendere educativa e di intrattenimento la somministrazione del contenuto artistico in maniera innovativa e stimolante, ma non necessariamente esemplificata.</p>



<p>E’ il caso dell’album delle figurine dell’arte “Artonauti”, progetto dell’Impresa Sociale WizArt e finanziato dalla fondazione Cariplo, che muovendosi sull’asse gioco-imparo avvicina bambini ed adulti all’Arte contemporanea. Con la stessa finalità agiscono oggi alcuni profili social dei musei, che pur di attirare nuovi visitatori, a detta di alcuni, accettano di ridicolizzare artisti ed opere tra filtri e Tiktok. Proprio i musei sono stati quasi obbligati a reinventarsi, passando all’occasione il testimone della promozione culturale dai critici d’arte all’engagement di Chiara Ferragni e l’Estetista cinica, che piaccia o no.</p>



<p>Ebbene, un modello di satira d’arte come quello di <strong>MIAGA</strong> è evidentemente costruito su conoscenze solide del Sistema Arte e su una continua pratica di osservazione del contemporaneo, elementi ben veicolati poi attraverso una comunicazione efficace, innovativa, decisamente molto POP e che funziona!</p>



<p>Qui per il gioco:</p>



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		<title>Vivi la vita più che puoi e sorridi sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Tinnirello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 13:09:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<category><![CDATA[Tiziana Longo]]></category>
		<category><![CDATA[UAU che giorni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vanessa Viscogliosi, giornalista, blogger e autrice romana, ha scritto un libro dedicato ai più piccoli che rinnova l’incanto del vivere attraverso il quotidiano e le sue meraviglie. Il suo libro, con le bellissime illustrazioni di Tiziana Longo, è uscito alla fine del 2021 ed ha subito riscosso l’attenzione di grandi e piccini per la bellezza del tema, il linguaggio vivido e immediato e le splendide immagini che lo accompagnano. Vanessa,&#8230;</p>
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<p><a href="http://www.vanessaviscogliosi.it/2021/10/uau-che-giorni-arriva-in-libreria.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vanessa Viscogliosi</a>, giornalista, blogger e autrice romana, ha scritto un libro dedicato ai più piccoli che rinnova l’incanto del vivere attraverso il quotidiano e le sue meraviglie. Il suo libro, con le bellissime illustrazioni di Tiziana Longo, è uscito alla fine del 2021 ed ha subito riscosso l’attenzione di grandi e piccini per la bellezza del tema, il linguaggio vivido e immediato e le splendide immagini che lo accompagnano.</p>



<p><strong>Vanessa, com’è nata l’idea di scrivere un libro per bambini?</strong><br>L’editoria per bambini e in special modo quella legata al mondo degli albi illustrati mi ha sempre affascinato e stimolato. Ogni pagina è il risultato di uno scambio dialogico costante, imprevedibile e per questo prezioso, tra parola e immagine. Da questo canto a due voci la lettura si espande, così anche i significati, le connessioni, i personaggi, le storie. Spesso si è portati a pensare che l’albo illustrato sia solo un prodotto per bambini destinato ad essere accantonato in età adulta. Le lunghe narrazioni, con la maturità, infatti prendono il sopravvento. Non sempre, però, i libri grandi sono grandi libri. È molto probabile, invece, che in libri brevi e dalla foliazione ridotta sbocci autorevole letteratura.</p>



<p><strong>Serviva l’incontro giusto, quello con l’editore.</strong><br>Si, perché l’idea di scrivere un libro per bambini ha sempre occupato un posto speciale nel mio cassetto dei sogni da realizzare. Questo cassetto è stato aperto da Daniele Cavallaro di <a href="https://www.gammazita.it/lunaria-edizioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lunaria Edizioni</a>, agli inizi del 2020, quando mi ha proposto di farlo per la neonata casa editrice. A marzo dello stesso anno ho scritto di getto il testo di “UAU che giorni!” e, dopo l’estate e qualche titubanza, ho deciso di sottoporlo al suo vaglio e a quello della coordinatrice editoriale, Veronica Palmeri,&nbsp; che fin da subito si è dimostrata entusiasta.</p>



<p><strong>Tu sei mamma di una bimba. La sua presenza ha giocato un ruolo importante nella genesi di questo lavoro?</strong><br>A mia figlia Cecilia ho dedicato il libro e soprattutto il messaggio primario in esso contenuto: vivi la vita più che puoi e sorridi sempre.</p>



<p><strong>Parlaci un po’ della tua collaborazione con l’illustratrice, Tiziana Longo. Come avete fatto a raggiungere una sinergia tra testo e immagini così calzante?</strong><br>Lavorare con Tiziana è stato semplice e rilassante perché siamo entrate in sintonia fin dal primo momento. Le illustrazioni non sono quindi il frutto di un lavoro travagliato e di notti in bianco, tutt’altro. Il racconto visivo e quello testuale si sostengono vicendevolmente e ben rappresentano le nostre anime e quella del libro.</p>



<p><strong>Il tuo testo è costruito sulla meraviglia destata dai cinque sensi; questi hanno un effetto sinestetico sul piccolo lettore (e non solo). Cosa ti ha spinto a partire proprio dalle sensazioni per il tuo libro?</strong><br>Mi ha spinto una giornata non proprio uau, una di quelle da dimenticare e che ho la sfortuna di vivere spesso perché soffro di attacchi di emicrania molto forti. Quando va bene durano 48 ore, quando va male il giorno e la notte si susseguono così come le nausee, i problemi con la luce, gli odori. Persino la risata di tua figlia, in quelle ore, si tramuta in un incubo sonoro. Da  pessime “esperienze” sinestetiche, paradossalmente, sono nate quelle piacevoli di “UAU che giorni!”. La scrittura, d’altronde, è sempre stata per me la migliore terapia d’urto.  </p>



<p><strong>Se dovessi descrivere il tuo libro con poche parole rivolgendoti a un pubblico adulto cosa diresti? E se invece parlassi &nbsp;direttamente ai tuoi piccoli lettori?</strong><br>Direi ai grandi, ma pure ai piccini, che il libro aiuta a disegnare stelle nei giorni neri e a restare sole nei giorni a colori.</p>



<p><strong>Leggendo il libro mi ha colpito la grande profondità del testo che si può leggere a più livelli, essendo ricco di rimandi semantici e di giochi di parole semplici che introducono termini più complessi. Come hai fatto a ottenere una notevole ricchezza di contenuto attraverso un testo che si presenta essenziale, perfetto per essere letto trasversalmente dai tre anni in su?</strong><br>Il testo nasce da un lavoro istintivo di sottrazione. Togliere senza compromettere la complessità di cui parli non è facile. Si rischia la superficialità e la banalizzazione. Ho un grande rispetto per le parole e forse anche per questo non sono una grande chiacchierona. Preferisco scrivere: il foglio bianco mi permette di sceglierle con cura.<br>Il libro, hai ragione, viaggia su più livelli. Ha più facce e offre diversi spunti di riflessione. Da un lato la mia attenzione si focalizza sull&#8217;unicità della vita e sulla gioia delle piccole cose, dall&#8217;altro cela ma non troppo le mie posizioni su alcune tematiche complesse e delicate, dall’accoglienza dei migranti ai diritti civili. Parlare di cose da grandi con i piccoli non è complicato, né occorrono grandi paroloni. Servono solo parole oneste.</p>



<p><strong>In una parte del volume, una bimba di spalle osserva “La Primavera” di Botticelli degli Uffizi e tu scrivi: (questi) “Sono i giorni capolavoro . Ti guardano dentro e tu piangi fuori”. La tua frase mi ha molto colpito perché porta i bambini al cuore dell’esperienza estetica. Anche tu hai ancora questo rapporto viscerale con l’arte? Ricordiamo ai lettori che hai ideato e diretto per anni, insieme a Giacomo Alessandro Fangano, la prima rivista dedicata alle arti visive in Sicilia, Tribe art</strong>.<br>Questa illustrazione racconta di un attacco, non emicranico, ma per fortuna da Sindrome di Stendhal: la prima volta che ho visitato la Galleria degli Uffizi ho letteralmente pianto di fronte a questo capolavoro dell’arte italiana. Ho suggerito quindi a Tiziana di tradurre in immagine la mia vertigine, che ho poi scoperto, essere stata anche la sua. La bellezza continua a commuovermi e il mio rapporto con l’arte in tutte le sue molteplici forme è ancora profondissimo. Ho ereditato da mia nonna paterna il “master” in incanti e meraviglie e non la ringrazierò mai abbastanza.<br>&nbsp;<br><strong>Vanessa Viscogliosi</strong>, giornalista, autrice e blogger romana, vive a Catania dal 2003. Sebbene non ami le etichette, si definisce un’operaia culturale con manie di piccolezza. “UAU che giorni!” è il suo primo albo illustrato.<br><strong>Tiziana Longo</strong>, illustratrice, nata a Catania, laureata in Pittura e restauro, studia poi illustrazione e ne fa la sua professione. Pubblica prevalentemente per l’editoria inglese, americana e italiana illustrando libri educativi e di narrativa per bambini e giovani adulti.</p>
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		<title>Sul Cristo deposto a Leopoli e sul valore simbolico dell&#8217;arte in tempo di guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 10:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Bunker]]></category>
		<category><![CDATA[Cristo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Leopoli]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Battaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La morte di Letizia Battaglia ci ricorda quanto potenti siano le immagini d&#8217;arte e quelle fotografiche in particolare. Non c&#8217;è altro da aggiungere.&#160;Qualche anno fa, correva il tempo delle orribili imprese dell&#8217;ISIS in Medio Oriente, ricordo un servizio tra le macerie inerti, in cui si distinguevano, iconici, alcuni gialli accesissimi: un frammento di taxi o il probabile impermeabile di un bambino, testimonianze residue di una vita ostinata dove tutto intorno&#8230;</p>
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<p>La morte di Letizia Battaglia ci ricorda quanto potenti siano le immagini d&#8217;arte e quelle fotografiche in particolare. Non c&#8217;è altro da aggiungere.<br>&nbsp;<br>Qualche anno fa, correva il tempo delle orribili imprese dell&#8217;ISIS in Medio Oriente, ricordo un servizio tra le macerie inerti, in cui si distinguevano, iconici, alcuni gialli accesissimi: un frammento di taxi o il probabile impermeabile di un bambino, testimonianze residue di una vita ostinata dove tutto intorno era morte e distruzione.</p>



<p>Ora Leopoli, col suo Cristo disceso dalla croce, trascinato nel sepolcro di un bunker col suo seguito di dolenti. Nicodemo e Giuseppe d&#8217;Arimatea potrebbero ben essere i due attendenti che hanno avuto il compito di seppellire la splendida statua del XV secolo nel tentativo di sottrarla alle ingiurie belliche.</p>



<p>Seppellire, seppellire, seppellire i vivi, i morti, i redivivi. Che triste primato hanno le guerre! Tutte le guerre. Le opere d&#8217;arte non sono meno vittime di quel capolavoro incompiuto che è l&#8217;uomo; anch&#8217;esse soffrono, si fanno metafora, il loro valore simbolico è tale da indurre le genti a salvarle, salvarle come si fa con i deboli, nella speranza di potere vederle tornare a splendere in un futuro migliore.</p>



<p>L&#8217;Italia sa cosa significhi questa pratica funebre transitoria, per averla praticata clandestinamente durante la Seconda guerra mondiale contro i nazisti e, paradossalmente, contro gli stessi italiani che parteggiavano (Sic) per i nazisti.</p>



<p>A futura memoria, come quando Morehshin Allahyari celava dentro il corpo opalino di statue riprodotte in stampa digitale 3D, le testimonianze fotografiche e filmiche degli scempi che i miliziani dell&#8217;ISIS compivano sugli originali scultorei ormai distrutti.</p>



<p>Il valore universale dell&#8217;arte anticipa così il valore meno universale dell&#8217;essere umano.<br>&nbsp;<br>Chissà, tra cinquant&#8217;anni i pronipoti di Putin verranno alla Cattedrale di Leopoli in pellegrinaggio o come allegri turisti per ammirarne le bellezze, e forse nemmeno percepiranno il danno di queste settimane, dei prossimi mesi, dimentichi della barbarie perpetrata dai propri avi a persone e cose. Perché gli uomini e le donne dimenticano. Così è la storia, così è la guerra, così è la vita. Quale vita, poi, non saprei dire.<br>&nbsp;<br>In questa Pasqua di sangue, la ripetizione all&#8217;infinito delle Vie Crucis per le strade cristiane amplifica a dismisura quel trasporto funebre eccezionale. Speriamo che tale amplificazione di immagini gli dia più senso.</p>
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