<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Cina Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/cina/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/cina/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Thu, 04 Aug 2022 19:21:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Cina Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/cina/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Taiwan, l&#8217;alternativa democratica alla Cina di Xi</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/08/04/munari-taiwan-alternativa-democratica-a-cina-di-xi/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/08/04/munari-taiwan-alternativa-democratica-a-cina-di-xi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 19:09:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Formosa]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Mao]]></category>
		<category><![CDATA[Nancy Pelosi]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Taiwan]]></category>
		<category><![CDATA[Xi Jinping]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4347</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quello che sta accadendo in queste ore a Taiwan non può e non deve essere dimenticato. Pechino, con la sua politica aggressiva, va fermata. È d’obbligo oramai ripensare il quadro geopolitico mondiale, fondamentale rivederne i suoi equilibri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/08/04/munari-taiwan-alternativa-democratica-a-cina-di-xi/">Taiwan, l&#8217;alternativa democratica alla Cina di Xi</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dalle spiagge rocciose di Taiwan, davvero una Ilha Formosa come la descrissero i mercanti portoghesi nel diciassettesimo secolo, si possono osservare in queste ore tutti i movimenti della più grande esercitazione militare che la Repubblica Popolare Cinese abbia mai avviato. Caccia d’assalto, portaerei, droni, missili balistici. E tanto fumo nel cielo.</p>



<p>La causa di tutto questo angosciante spettacolo non è, come Xi Jinping e i suoi diplomatici vogliono far credere, la visita della Speaker americana Nancy Pelosi. Quest’ultima è soltanto un alibi, c’è qualcosa di più. Un’arroganza nazionalistica che si ostina a considerare l’isola come una provincia ribelle, un territorio da domare, che ritiene che i cittadini cinesi e taiwanesi siano sotto una stessa grande bandiera, quella della Cina Unica.</p>



<p>La Repubblica Popolare ha mal digerito la visita di Nancy Pelosi in quanto essa rappresenta una conferma della sovranità dello Stato taiwanese, indipendente e democratico, libero da ogni vincolo con la Cina e anzi, sempre più vicino all’America, al Giappone e all’Australia, sia economicamente che culturalmente parlando. La Cina di oggi ha la presunzione di dichiarare che Taiwan non sia sovrano – non sia quindi uno Stato – e che, pertanto, non abbia libertà di scelta nelle sue politiche, interne o estere che siano.</p>



<p>Pesa la storica umiliazione che Taiwan fece alla Cina di Mao, quando nel 1949 l’isola si dichiarò indipendente, e fu rifugio di più di 2 milioni di dissidenti, contrari alla deriva comunista della madrepatria. Pesa ancora di più, dagli anni ’90, la svolta liberal-democratica che Formosa ha vissuto, oggi una solida democrazia con Presidente eletto mediante voto popolare. Chiaramente un sistema politico distante da quello totalitario cinese.</p>



<p>Un altro grande oltraggio è il rapporto privilegiato che Formosa ha con gli Stati Uniti, i quali, nonostante qualche tentennamento, sono di fatto dal 1945 la prima superpotenza mondiale. Un primo posto che Xi Jinping brama raggiungere entro il suo pensionamento, previsto per il 2032. L’America, nonostante l’ambiguità strategica, ha continuato a coltivare intensi rapporti economici, militari e commerciali con l’isola.</p>



<p>Oggi Taiwan è uno stato democratico indipendente, con una economia capitalista e liberale, con un popolo profondamente convinto delle libertà che possiede, e ancor più convinto delle tante divergenze che vi sono tra il modello taiwanese e quello cinese. Basti pensare che Taiwan è classificato nella top 10 mondiale secondo gli indici di libertà economica e democrazia.</p>



<p>L’isola rappresenta davvero l’alternativa democratica alla Cina autoritaria della terraferma. E ciò per Xi Jinping non può che essere una ulteriore umiliazione. Ecco allora spiegate le continue incursioni aeree nel territorio taiwanese, la propaganda sfrenata architettata con il chiaro obiettivo di destabilizzare il sistema politico dell’isola, le restrizioni economiche mirate a colpire i settori trainanti di Formosa, o le costanti minacce, l’ultima di pochi giorni fa prima dell’atterraggio della Pelosi: “Chi gioca col fuoco si brucia”.</p>



<p>Nessuno si augura che tutto ciò porti ad una pericolosa escalation. Sicuramente questo continuo mostrare i muscoli, to show off the muscles, come gli studiosi americani dicono, è sintomo di un atteggiamento cinese prepotente e dittatoriale. Nessun paese libero può tollerare tale comportamento. Quello che sta accadendo in queste ore non può e non deve essere dimenticato. Pechino, con la sua politica aggressiva, va fermata. È d’obbligo oramai ripensare il quadro geopolitico mondiale, fondamentale rivederne i suoi equilibri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/08/04/munari-taiwan-alternativa-democratica-a-cina-di-xi/">Taiwan, l&#8217;alternativa democratica alla Cina di Xi</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/08/04/munari-taiwan-alternativa-democratica-a-cina-di-xi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ferruccio de Bortoli: nuove sanzioni? Si può decidere di non comprare più il gas russo</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/03/22/raco-ferruccio-de-bortoli-si-puo-decidere-di-non-comprare-piu-il-gas-russo/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/03/22/raco-ferruccio-de-bortoli-si-puo-decidere-di-non-comprare-piu-il-gas-russo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2022 06:26:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Banca Centrale Europea]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[Benzina]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus energia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[Metalli preziosi]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[NoTap]]></category>
		<category><![CDATA[NoTav]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[TAP]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4152</guid>

					<description><![CDATA[<p>La guerra scatenata da Mosca ha sconvolto non soltanto il mercato dell’energia ma anche quello delle materie prime agricole e dei metalli preziosi. Quali saranno gli effetti sulle filiere del made in Italy?Dobbiamo vedere quale sarà la forza di propagazione di questi rincari, che sono avvenuti non soltanto per le materie prime energetiche ma anche, appunto, per quelle agricole. Inoltre dobbiamo cercare di capire se questi aumenti saranno ampliati dalle&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/22/raco-ferruccio-de-bortoli-si-puo-decidere-di-non-comprare-piu-il-gas-russo/">Ferruccio de Bortoli: nuove sanzioni? Si può decidere di non comprare più il gas russo</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La guerra scatenata da Mosca ha sconvolto non soltanto il mercato dell’energia ma anche quello delle materie prime agricole e dei metalli preziosi. Quali saranno gli effetti sulle filiere del made in Italy?</strong><br>Dobbiamo vedere quale sarà la forza di propagazione di questi rincari, che sono avvenuti non soltanto per le materie prime energetiche ma anche, appunto, per quelle agricole. Inoltre dobbiamo cercare di capire se questi aumenti saranno ampliati dalle strozzature di mercato che riscontriamo in particolare nel mercato dell’energia. Teniamo conto che c’è una bella differenza tra i prezzi all’origine e quelli a valle e che la maggior parte degli approvvigionamenti di gas sono su contratti a lunga durata, tutti contratti take-or-pay, prendi&nbsp;o paga. Dobbiamo ragionare sugli aspetti marginali di questi mercati e vedere quale sarà la forza di propagazione degli aumenti all’origine. Poi naturalmente dovremo intervenire sui fenomeni speculativi, perché in questa fase c’è qualcuno che sta guadagnando troppo.</p>



<p><strong>Chi soprattutto?</strong><br>In particolare è possibile osservare che c’è una grande velocità nell’adeguare i prezzi della benzina e del gasolio al rialzo, mentre in altri momenti, in cui il prezzo del greggio è stato storicamente basso, questa velocità di adeguamento dei listini è stata molto minore. Tutto si snoderà nella capacità di comprendere quanta di questa inflazione potrà rimanere e quanta viceversa potrà essere eliminata, l’inflazione cosiddetta core, cioè quella dalla quale si scorpora l’effetto dell’andamento delle materie prime energetiche. La Banca Centrale Europea, che stima un’inflazione al cinque per cento quest’anno, è per esempio più ottimista sull’inflazione complessiva nel 2023, e considera l’inflazione core molto più sopportabile per l’intero sistema. Resta da dire che questa inflazione ovviamente colpisce in maniera asimmetrica le varie classi sociali, perché quelle più povere, che hanno una quota di consumi energetici più forte rispetto alla spesa mensile, ne saranno colpite di più.<br>&nbsp;<br><strong>L’idea di introdurre il bonus energia è giusta o andrebbero preferiti interventi di filiera?</strong><br>È chiaro che in questo momento, con questo andamento dei prezzi, non solo ci guadagnano i distributori e i produttori, ma ci guadagna paradossalmente anche lo Stato. La cifra che è stata stimata è di circa trecento milioni al mese, anche perché su prezzi in crescita, le accise e l’IVA pesano di più in termini assoluti. Il punto è che misure simboliche, di pochi centesimi, non invertirebbero lo stato d’animo dei consumatori, soprattutto quello di coloro che usano i mezzi di traporto per le proprie attività. L’idea di mettere dei price cap a livello europeo, che peraltro non vede concordi tutti i partner, è un’idea che ci riporta un po’ agli anni Settanta.</p>



<p><strong>Cosa è successo negli anni Settanta?</strong><br>Misure di governo dei mercati con limiti all’andamento dei prezzi hanno avuto spesso, se non in tutti i casi, degli effetti distorsivi sul funzionamento dei mercati, che si sono alla fine rivelati molto negativi. Si tratta quindi di governare i mercati e non di rischiare di indurre scarsità che o rischiano di condurre a mercati paralleli o, peggio, a mercati neri. Da questo punto di vista l’esempio degli anni Settanta può risultare utile nel cercare di governare un sistema che sembra impazzito ma che speriamo soffra invece una crisi soltanto transitoria.<br>&nbsp;<br><strong>Come si è spostata l’attenzione sull’emergenza ambientale con la guerra?&nbsp;</strong><br>Emergenza ambientale e transizione sono state, con la guerra, inevitabilmente accantonate perché anche a livello di opinione pubblica, come lei può constatare, di fronte al rischio di rimanere al freddo, ci si può dimenticare per un attimo del riscaldamento del pianeta. Tra l’altro le faccio notare che uno degli inverni più caldi della storia, che dovrebbe preoccuparci e inquietarci, è stato salutato come un evento positivo, nel senso che ha ridotto i consumi di gas. È difficile mettere insieme indipendenza economica, prezzi bassi dell’energia e transizione energetica, ed è chiaro che se vogliamo accelerare sulla transizione dobbiamo spingere sugli investimenti nelle rinnovabili, che sono investimenti per il momento soltanto sulla carta. Inoltre dovremmo fare una quantità grande di questi investimenti e attendere almeno tre-quattro anni, sempre ammesso di avviarli in tempi relativamente brevi. Certo, questa crisi energetica può anche favorire la transizione, però allo stesso tempo ha svelato che i costi di questa transizione sono più elevati di quanto non sospettassimo.<br>&nbsp;<br><strong>Ha svelato anche che abbiamo sbagliato politica energetica negli ultimi trent’anni?</strong><br>Questo sicuramente. Ricorderà che ci fu un momento in cui si parlava di bolla del gas, cioè del fatto che di gas ce n’era troppo, e questa è stata una delle ragioni per cui la produzione nazionale è stata ridotta. Ma anche se era molto elevata, non copriva la copertura attuale del quaranta per cento offerta dal gas russo e siberiano. Era una quota consistente mentre oggi è irrisoria. Tra l’altro all’epoca ci fu una grande polemica sui contratti a lungo termine, e si spingeva moltissimo per avere una contrattazione spot, che fosse più sensibile agli andamenti del mercato. Ebbene, i contratti spot sono diventati un’arma nelle mani di Putin, nel senso oggi noi paghiamo un prezzo elevatissimo per quello che è il costo marginale del gas, che si forma molto di più sui contratti spot.</p>



<p><strong>Questa guerra sta rimettendo in gioco anche molte decisioni di natura geopolitica.</strong><br>Per fortuna abbiamo fatto dei contratti di lunga durata, per cui credo che il costo dell’energia sia più basso rispetto alle quotazioni stratosferiche che vediamo in questi giorni, ma dobbiamo sperare che tutto ritorni su un percorso più accettabile, perché così è estremamente difficile mantenere alcune produzioni e filiere. Ovvio che noi ci siamo fidati molto di un solo fornitore, quello russo, e addirittura ci sono stati momenti in cui non volevamo dipendere troppo dal fornitore algerino per ragioni geopolitiche di altra natura. È curioso notare come il mondo occidentale adesso stia andando a chiedere forniture al Venezuela dimenticandosi di tutto ciò che è accaduto con Maduro e stia anche riconsiderando il proprio atteggiamento nei confronti dell’Iran.<br>&nbsp;<br><strong>La guerra riuscirà a modificare l’atteggiamento dei NoTav, NoTap, No a tutto?</strong><br>Noi abbiamo appena, e giustamente, introdotto nella Costituzione italiana la protezione dell’ambiente. Credo che sia un passaggio assolutamente indispensabile perché i costituenti parlavano esclusivamente di paesaggio. Però è altrettanto vero che se vogliamo accelerare sulla transizione dobbiamo accettare una certa dose di bruttura nel nostro Paese, cioè di panorami rovinati, di distese di impianti fotovoltaici, on-shore e off-shore, e quindi dobbiamo essere pronti a pagare un prezzo: non possiamo avere entrambe le cose, purtroppo. La protezione integrale dell’ambiente e una transizione energetica verso fonti rinnovabili sono due obiettivi che non si possono cogliere contemporaneamente. Questo dibattito è ancora assente e molti sono ancora convinti che si possano conseguire entrambi gli obiettivi. Purtroppo non è così e quindi sono poco ottimista rispetto al venir meno di alcune opposizioni come quella del tutto ingiustificata al cosiddetto TAP, che porta in Italia il gas dell’Azerbaijan.</p>



<p><strong>Trova quindi che non si sia ancora compreso quanto quei no ideologici fossero dannosi?</strong><br>C’è ancora una sorta di populismo ambientale, di conformismo ideologico su questi temi, che non considera che alcune scelte hanno un costo-opportunità, un costo-alternativa, e che ovviamente se vogliamo ridurre le emissioni di anidride carbonica dobbiamo accettare impianti, spesso vicini a casa nostra, che in una condizione diversa, come nel secolo scorso, avremmo rifiutato o ritenuto indesiderabili. Allo stesso tempo dobbiamo augurarci che il nucleare lo facciano i nostri vicini.</p>



<p><strong>Noi non lo vogliamo?</strong><br>È stata una scelta sbagliata ma auguriamoci che lo facciano i nostri vicini, perché il nucleare non ha emissioni ed è fondamentale per la transizione energetica pulita. Certo, implica qualche rischio, ma speriamo in qualche progresso tecnologico che lo renda relativamente più sicuro. Tra l’altro, se fossimo veramente coerenti, noi non acquisteremmo tra il dieci e il quindici per cento di elettricità ogni anno dalla Francia, che la produce con il nucleare. La Francia infatti è meno dipendente dal gas ed è potuta intervenire per raffreddare l’inflazione da materie prime energetiche. Io mi auguro ovviamente che cambi anche la percezione nell’opinione pubblica, però bisogna fare un discorso di verità agli italiani, e cioè che non si può avere tutto.<br>&nbsp;<br><strong>Quanta della ripresa prevista grazie al PNRR sarà annullata dai costi della guerra? Dovremo rivedere il margine di crescita?</strong><br>Gli effetti sulla crescita li vedremo quando sarà scritto il prossimo DEF, cioè il mese prossimo. Lì dovremo calcolare quanto una maggiore inflazione riduca il numero dei progetti&nbsp; possibili dal PNRR. Fra l’altro nel codice degli appalti che si sta definendo in questi giorni è previsto un adeguamento automatico dei prezzi, cosa indispensabile perché altrimenti si fermerebbero i cantieri. È chiaro che una parte dell’effetto di crescita del PNRR, al netto dei possibili ritardi, è già stato mangiato dall’incremento dell’inflazione e naturalmente anche dalla crisi Ucraina, che cambia tra l’altro un paradigma, per cui nei prossimi anni saremo chiamati a investire di più in armamenti, comunque vadano le cose.<br>&nbsp;<br><strong>A causa del Covid prima e della guerra poi, il ruolo dell’Europa è cresciuto tanto negli ultimi mesi. Quale passo serve adesso per consolidare e rendere effettiva questa nuova Unione Europea?</strong><br>Un’Europa della difesa, che fu tentata ai tempi di De Gaulle e poi abortì. Noi abbiamo un’Europa con una sola potenza nucleare. Poi c’è tutto il tema del rapporto con la Nato. Abbiamo bisogno di un’Europa che sappia difendersi anche da sola perché probabilmente il contribuente americano non sarà più disponibile a sostenere costi che ha sostenuto dall’immediato dopoguerra e sta in parte continuando a sostenere ancora oggi. Tenendo conto del ridotto ruolo degli Stati Uniti c’è una necessità strategica legata alla nostra sicurezza e alla percezione della nostra insicurezza, che è ovviamente aumentata con la guerra in Ucraina. Non basta la NATO. Noi siamo molto distanti dai nostri impegni di spesa per armamenti rispetto al PIL, e se vogliamo investire negli armamenti da una parte e nella transizione energetica dall’altra, prima o poi dovremo chiederci chi paga, perché non ci si può solamente limitare ad indebitarsi come si sta facendo in questo periodo.<br>&nbsp;<br><strong>La Russia può fallire da un punto di vista finanziario?</strong><br>La Federazione russa è già fallita nel ’98, ai tempi di Eltsin. Qui probabilmente pagherà in rubli alcune scadenze, e stiamo parlando di pochi soldi rispetto alle cifre in gioco. La Russia però è un caso curioso, di un Paese che fallisce pur avendo i soldi per pagare i propri debiti ma non può usarli perché glieli abbiamo congelati. Il fallimento russo potrebbe avere conseguenze anche su emittenti del mondo occidentale. Certamente a catena sulle principali conglomerate russe in particolare dell’energia, questo è vero, però non possiamo pensare che un default russo non metta in circolo un veleno finanziario del quale non conosciamo la portata. Poi ricordiamoci che è vero, la Russia può fallire, ma è anche vero che ha un debito pubblico rispetto al PIL che è inferiore al venti per cento pur essendosi accollata i debiti delle repubbliche socialiste sovietiche che hanno ritrovato, dopo la caduta del muro di Berlino, la propria indipendenza.<br>&nbsp;<br><strong>Se la Cina sosterrà la Russia, come potrebbero cambiare gli equilibri?</strong><br>La Cina ha interesse a non ampliare le divisioni mondiali in questo momento, e ovviamente se uno guarda l’interscambio fra la Cina e l’Europa o fra la Cina e gli USA, e poi guarda l’interscambio fra la Cina e la Russia, capisce dove vanno gli interessi cinesi. Quindi i cinesi hanno tutto l’interesse ad avere un futuro senza confini nazionali ristabiliti in maniera marcata, senza ondate di protezionismo o interruzione delle catene internazionali del valore, altrimenti tutto il progetto della via della seta verrebbe compromesso. Inoltre il rapporto tra Cina e Russia, sotto il profilo dell’approvvigionamento energetico è molto proficuo: ricordiamo che c’è il gasdotto siberiano e ce ne sono in progettazione altri due. Inoltre la Russia ha circa il trenta per cento delle materie prime energetiche, soprattutto dei metalli strategici che saranno indispensabili per la transizione energetica e digitale, mentre la Cina è il principale acquirente di materie prime al mondo, ne ha una fame assoluta, benché abbia la proprietà di alcune terre rare. È significativo che alcuni paesi africani abbiano votato contro all’assemblea dell’ONU o abbiano un atteggiamento di astensione e falsa equidistanza.</p>



<p><strong>Che vuol dire?</strong><br>Che la Cina non solo si è comprata le terre rare, ma si è comprata interi paesi, che le serviranno. Cambiano quindi tutti i rapporti di forza a livello internazionale: c’è un rapporto più stretto a livello di materie prime energetiche tra Russia e Cina da un lato, ma c’è Pechino che dall’altro non vuole che si ritorni indietro lungo la strada della globalizzazione.<br>&nbsp;<br><strong>C’è ancora margine d’intervento sotto il profilo delle sanzioni economiche?&nbsp;</strong><br>Si può decidere di non comprare più il gas russo. Ovviamente questo avrebbe degli impatti molto forti, asimmetrici, ma sarebbe la dimostrazione che la nostra solidarietà è piena. Siamo pronti a questo passo? Penso di no, e allora forse ci accingiamo ad accettare qualche compromesso che forse nella fase iniziale dell’aggressione disumana della Russia nei confronti dell’Ucraina mai saremmo stati disponibili a prendere nemmeno in considerazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/22/raco-ferruccio-de-bortoli-si-puo-decidere-di-non-comprare-piu-il-gas-russo/">Ferruccio de Bortoli: nuove sanzioni? Si può decidere di non comprare più il gas russo</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/03/22/raco-ferruccio-de-bortoli-si-puo-decidere-di-non-comprare-piu-il-gas-russo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ezio Mauro: una luce bisognerà riaccenderla, per noi e per la Russia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/03/17/raco-ezio-mauro-una-luce-bisognera-riaccenderla-sia-per-noi-che-per-la-russia/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/03/17/raco-ezio-mauro-una-luce-bisognera-riaccenderla-sia-per-noi-che-per-la-russia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 11:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Bombe]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Civili]]></category>
		<category><![CDATA[Civiltà]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Est]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Ezio Mauro]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Strada]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[la Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Morti]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Ovest]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraini]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Visegrad]]></category>
		<category><![CDATA[Yalta]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4130</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si poteva prevedere un’aggressione, una guerra di questa portata nel cuore dell’Europa, nel 2022?Non era immaginabile la parola guerra associata alla parola Europa. Credevamo di esserci costruiti un sistema che ci proteggesse, credevamo che il fatto di essere la terra della democrazia, che aveva sbaragliato le dittature, ricucendo le fratture del secolo, tra est e ovest, ci immunizzasse, ci proteggesse. Le conquiste finali del Novecento ci dovevano mettere a riparo.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/17/raco-ezio-mauro-una-luce-bisognera-riaccenderla-sia-per-noi-che-per-la-russia/">Ezio Mauro: una luce bisognerà riaccenderla, per noi e per la Russia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Si poteva prevedere un’aggressione, una guerra di questa portata nel cuore dell’Europa, nel 2022?</strong><br>Non era immaginabile la parola guerra associata alla parola Europa. Credevamo di esserci costruiti un sistema che ci proteggesse, credevamo che il fatto di essere la terra della democrazia, che aveva sbaragliato le dittature, ricucendo le fratture del secolo, tra est e ovest, ci immunizzasse, ci proteggesse. Le conquiste finali del Novecento ci dovevano mettere a riparo. Non è stato così. C’è stato sùbito l’attacco all’Occidente con le le due torri abbattute a New York dall’islamismo estremista e poi siamo arrivati a questa frattura tra Est e Ovest con la Russia che si fa carico di rappresentare un’alternativa all’Occidente e in particolare alla democrazia. Questa è la vera partita che è in gioco e che si gioca in particolare tra le strade di Kiev e sulla pelle degli ucraini.</p>



<p><strong>Perché ha definito gli ultimi tre come decenni dell’illusione?</strong><br>L’illusione ci ha riguardati un po’ tutti, nel senso che questi trent’anni sono stati molto importanti. Ma se ci pensiamo bene sono trent’anni a cui non abbiamo ancora dato un nome, perché pensavamo che questa era un’epoca che si sarebbe potuta estendere all’intero secolo. Nella nostra illusione la Democrazia aveva vinto, era l’unica religione civile superstite. La Russia abbiamo pensato, sbagliando, che poteva essere ridotta a un ruolo di potenza regionale residua. La vera partita si giocava lontano, altrove, nel quadrante del Pacifico, tra gli Stati Uniti e la Cina. L’Europa poteva mantenere la sua incompiutezza. Tutte queste certezze fasulle sono saltate. Purtroppo si è chiusa la fase di quei trent’anni che non abbiamo capitalizzato culturalmente e politicamente.</p>



<p><strong>Cosa dovevamo fare?</strong><br>Non abbiamo costruito nulla di nuovo. Abbiamo creduto che le strutture che governano l’ordine mondiale, disegnate a Yalta, potessero valere ancora oggi. Quel disegno del mondo valeva per tutti, è valso in tutti questi anni per i vincenti e i perdenti della guerra ma anche per i vincenti e i perdenti della globalizzazione. Tutti si riconoscevano in quell’ordine, i privilegiati e i perdenti. Putin ci sta praticamente dicendo che il sistema che ha governato finora l’ordine mondiale è una pura costruzione occidentale, un metro di giudizio occidentale. Noi &#8211; sembra dire &#8211; non accettiamo questo criterio di interpretazione del mondo, quindi ci poniamo fuori e annulliamo il codice che ha regolato la convivenza tra gli opposti e che, possiamo dire, ha funzionato. Potremmo dire ancora una cosa in più.</p>



<p><strong>Quale?</strong><br>Putin annulla il codice che ci hanno lasciato i nostri padri e che ci ha consentito di vivere nella pace &#8211; anche nella paura della bomba atomica &#8211; e di tramutarla in una regola condivisa di rispetto reciproco, pure tra le indifferenze, le infedeltà, le minacce e le tensioni che ci sono state. Noi entriamo in terra assolutamente incognita, in una fase che non abbiamo ancora conosciuto nel lungo periodo del dopoguerra, in cui non ci sono regole condivise. In quel vuoto Putin ci sta dimostrando che conta la forza e siamo noi che dobbiamo decidere se ci assoggettiamo a questo abuso, per cui la forza prende il posto delle regole, oppure se reagiamo. Per fare questo dobbiamo guardare qual è la nostra identità, quali sono i nostri valori.</p>



<p><strong>Quali le alternative?</strong><br>Noi Occidente, noi Europa o siamo la terra della democrazia, la democrazia dei diritti e delle Istituzioni, oppure non siamo nulla. Bisognerebbe essere consapevoli dei propri principi. La realtà li sta mettendo alla prova. Si vedrà se noi saremo davvero fedeli a questi principi, che sono i principi costituzionali della democrazia, della civiltà occidentale. Si vedrà se l’Occidente è una civiltà o un insieme di buoni propositi che alla prova dei fatti non reggono.</p>



<p><strong>Covid prima e guerra dopo hanno fatto fare un grande passo avanti all’Europa. Cosa serve per consolidarlo e renderlo effettivo?</strong><br>Qualcosa si è mosso. Bisogna istituzionalizzare questa tendenza. Bisogna fare dei passi avanti e a quel punto consolidare il terreno che si è attraversato. L’Europa non può rimanere un’incompiuta. Abbiamo visto, in tutta la fase che ha preceduto immediatamente la guerra, che le iniziative individuali, peraltro generose, che andavano appoggiate, come è stato fatto, dei singoli leader, capi di stato e capi di governo dei singoli paesi, non bastano in una partita in cui la Russia si muove per affermare il suo ruolo e il suo rango di impero. Quando si muovono gli imperi, gli Stati Uniti, la Cina e la Russia che dice “ci sono anch’io a questo tavolo, non potete tenermi fuori” l’Europa non può muoversi con gli sforzi anche appassionati del Cancelliere tedesco, del presidente francese o con l’iniziativa generosissima dei primi tre primi ministri che hanno raggiunto Kiev in treno per incontrare il presidente Zelensky. Bisogna fare un salto in avanti.</p>



<p><strong>Come cominciare?</strong><br>Dobbiamo prendere atto che la moneta unica è una conquista importantissima per noi e per i nostri figli, ma la moneta non crea la politica. La politica deve fare autonomamente la sua parte. Noi abbiamo una moneta che non ha il volto di un sovrano sopra, quindi non ha un’autorità rappresentativa centrale che la possa spendere nelle grandi crisi del mondo. E infatti siamo fuori dalle grandi crisi del mondo. Allo stesso tempo non dobbiamo disperdere i passi in avanti che sono stati compiuti. Putin trova difficoltà in questa azione di guerra perché pensava di poterla risolvere con un blitz. Le difficoltà principali gli derivano certamente dalla Resistenza degli ucraini, che non era attesa in questa forma e dimensioni tanto da indurre Putin a scaricare la colpa sui servizi segreti. L’altra difficoltà gli deriva proprio dalla compattezza ritrovata dell’Occidente.</p>



<p><strong>Aiutato dall’America first di Trump.</strong><br>Putin ha scelto il momento anche perché il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan ha preso la forma dell’abdicazione. Quindi con l’abdicazione dell’America rispetto al ruolo che aveva tenuto in tutta la fase della contemporaneità e nell’isolazionismo che sta diventando sempre più una tentazione ricorrente negli Stati Uniti, esasperato proprio dall’era Trump, nella lontananza crescente tra Stati Uniti ed Europa, Putin ha pensato di potersi infilare facilmente col suo blitz. Non era un blitz e glielo hanno detto gli ucraini ma non era neppure vera la divisione tra Europa e Stati Uniti.</p>



<p><strong>Tutt’altro.</strong><br>Putin ha rimesso in campo la Nato, ha risvegliato la paura dei paesi confinanti, ha annullato le differenze che all’interno della UE c’erano tra i paesi dell’Europa centrale del gruppo di Visegrad e la parte più occidentale, ha di nuovo reso più forti le relazioni tra Europa e Stati Uniti. L’Europa deve a questo punto prendere atto che deve compiere quel tratto di terreno che ha ancora davanti a sé per poter far pesare nelle crisi del mondo il deposito di storia, il deposito di civiltà che c’è in questa parte del mondo e che non trova un’espressione istituzionale, non trova un’espressione in un potere. E’ importante che si pensi di costruire un esercito europeo ma non è l’unica soluzione. La soluzione viene dalla politica. E’ l’Europa politica che deve fare un passo avanti. Noi dobbiamo avere un rappresentante dell’Europa che sieda al tavolo dei grandi conflitti per cercare di risolverli, portando la visione di pace che l’Europa ha e riaffermando i principi della democrazia.</p>



<p><strong>Sembra diffondersi anche in Italia la posizione “né con la Nato né con Putin”. Deve essere chiaro invece che in questa guerra c’è chi ha invaso e chi è stato attaccato?</strong><br>Questa guerra in particolare ha un’evidenza clamorosa: c’è uno stato sovrano che ha invaso un altro stato sovrano, che ha preso in mano i confini e li ha spostati, che non sappiamo dove voglia arrivare. Noi occidentali vediamo le immagini, sfrondate dalla propaganda, dei palazzi dove vivono i cittadini normali bombardati, distrutti, incendiati, con le persone che scappano. Quelli che non rimangono sotto le macerie. Mi viene in mente quello che Gino Strada ha scritto nel libro postumo, uscito qualche giorno fa, parlando della sua prima missione in Afghanistan.</p>



<p><strong>Ce lo racconti.</strong><br>Dopo che era stato nove giorni interi in sala operatoria, davanti all’evidenza di quello che stava vedendo è andato a controllare i registri dell’ospedale e ha guardato indietro, fino a dodicimila ricoverati: su quei dodicimila ricoverati i combattenti, i militari, i soldati erano appena il sette per cento. Chi erano gli altri? Quel che Gino Strada vedeva in sala operatoria: vecchi, rimasti intrappolati nei palazzi distrutti; donne, che tiravano avanti la famiglia come potevano con i mariti in guerra; bambini, le vere vittime di questa vicenda.</p>



<p><strong>L’Ucraina ha fatto il primo passo riconoscendo che non potrà far parte della Nato. Quali sono le condizioni essenziali che devono o che possono offrire le due parti perché torni la pace?</strong><br>Non c’è dubbio che dobbiamo fare ogni sforzo perché la strada negoziale porti a qualche risultato. E’ importante che il tavolo della trattativa rimanga aperto. La dichiarazione di Zelensky è da un lato ovvia, vista la situazione attuale, quindi realista, dall’altro lato molto importante perché ha portato un epilogo in un conflitto quando le parti tendono ad arroccarsi sulle loro posizioni di principio, e dall’altra parte è calata nel mezzo di un negoziato. Zelensky, rinunciando all’autonomia sulla decisione di rivolgersi alla Nato, sgombra il terreno da quest’accusa che la Nato sia il vero burattinaio dell’esperienza di governo in Ucraina.</p>



<p><strong>E la richiesta di aderire all’UE?</strong><br>Rimane sul tavolo e probabilmente dovrà fare da bilanciamento rispetto alla disponibilità a non entrare nella Nato. A questo punto penso che questo sia il vero punto di contestazione. Perché nel momento in cui Putin si pone fuori dall’ordine condiviso, recupera la visione storica della Rus’ delle origini, di cui facevano parte Russia, Ucraina e Bielorussia, le tre regioni attraversate dal fiume Dnepr.</p>



<p><strong>Ma cosa vuole davvero Putin?</strong><br>Putin non vuole ricostruire l’Unione Sovietica, si rende conto che questa pretesa sarebbe impossibile, anche perché manca il vero cemento di quella costruzione, il vero cemento ideologico, che è il comunismo. Putin vuole recuperare la grandeur perduta e poi vuole recuperare il senso di alterità dell’Impero sovietico che ha costituito per settant’anni un’alternativa all’Occidente, un altro polo nel mondo, un’altra ipotesi di modello sociale e potremmo dire di civiltà, sconfitta dalla storia naturalmente. Però Putin guarda ai dividenti, guarda alla capacità di espressione che la Russia ha avuto in tutti questi diversi momenti. Li mette insieme in un sincretismo imperiale e rivendica quel ruolo. Noi abbiamo fatto un errore che non è quello dell’allargamento della Nato.</p>



<p><strong>Quale è stato il nostro errore?</strong><br>Il vero errore che abbiamo fatto, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, è stato di pensare che la Russia potesse essere ridotta a rango di potenza regionale residua e quindi lasciata al suo destino. Invece, in quel momento di bisogno e necessità, quando la Russia perdeva il suo perimetro imperiale, sarebbe stato importante aiutare la Russia con un programma serio, importante, in cambio di riforme democratiche. Avremmo potuto attirarla dentro la comune costruzione di un sistema di sicurezza europeo, di cui pure nella diversità la Russia faceva parte. Naturalmente regolando gli aiuti in base alle riforme democratiche. Non siamo stati capaci di fare questo.</p>



<p><strong>Con quali conseguenze?</strong><br>La Russia si è sentita in qualche misura umiliata, anche gli amici russi contrari a Putin e avversari di Putin dicono che in quel momento hanno sentito l’Occidente come un’entità che non capiva la Russia, che non capiva il popolo russo, non il potere russo. Questa dimensione imperiale non è una sovrastruttura del sovietismo, non è una costruzione staliniana o leninista, è qualcosa di eterno che c’era prima dell’esperienza bolscevica e sopravvive dopo, è qualcosa che fa parte dell’anima russa. Questo vuoto di rappresentanza, di potere, di autorità, di spazio metafisico che Putin chiama spirituale, questo vuoto lo rivendica Putin ma in qualche misura lo sente il popolo russo e questo spiega la presa che Putin, prima della guerra aveva su una parte ancora rilevante della popolazione</p>



<p><strong>Comunque finisca, Putin potrà tornare a essere interlocutore dell’Occidente?</strong><br>E’ molto complicato, è molto difficile, bisognerà fare i conti con quelli che si chiamano i crimini di guerra, fare i conti dei morti, fare i conti di quante persone civili sono morte e stanno morendo in questa guerra. Anche il Cremlino dovrà fare i conti con quell’embrione di opinione pubblica che c’è nel Paese. Si dice che Mosca abbia mandato i forni crematori sui campi di battaglia per evitare di riportare i cadaveri dei soldati morti nei sacchi di iuta e quindi per nascondere lo spettacolo della morte che è lo spettacolo non di una sconfitta ma di una guerra molto più complicata del previsto. Porteranno indietro le ceneri alle famiglie. Ma quando le famiglie faranno la conta dei morti, anche Putin dovrà fare i conti con la sua opinione pubblica.</p>



<p><strong>Bisognerò comunque continuare a interloquire con la Russia.</strong><br>Certo, finita la guerra con la Russia bisognerà comunque fare i conti, anche perché il nemico dell’Occidente non è il popolo russo. Bisogna evitare questa demonizzazione. Con la Russia bisognerà comunque fare i conti, bisogna saperlo, come &#8211; fortunatamente &#8211; stiamo facendo da sempre i conti con la sua cultura, con la sua letteratura, con la sua arte, con la sua storia. Bisognerà sedersi con il leader russo, chiunque egli sarà, difficile che ci si possa sedere con Putin, bisognerà sedersi con la leadership russa e stabilire un nuovo sistema delle regole del gioco. Siamo senza regole, siamo nel buio. Una luce bisognerà riaccenderla, sia per noi che per la Russia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/17/raco-ezio-mauro-una-luce-bisognera-riaccenderla-sia-per-noi-che-per-la-russia/">Ezio Mauro: una luce bisognerà riaccenderla, per noi e per la Russia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/03/17/raco-ezio-mauro-una-luce-bisognera-riaccenderla-sia-per-noi-che-per-la-russia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Energia: l’Europa (e soprattutto l’Italia) deve compiere una scelta audace e decisa</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/01/26/munari-energia-europa-e-soprattutto-italia-deve-compiere-scelta-audace-e-decisa/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/01/26/munari-energia-europa-e-soprattutto-italia-deve-compiere-scelta-audace-e-decisa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 17:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Aumento prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Diversificazione]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Gasdotti]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Green]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal 2030]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Neutralità climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Nord Stream 2]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Pale eoliche]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Pannelli solari]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Reattori]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cingolani]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Tassonomia verde]]></category>
		<category><![CDATA[transizione]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Verde]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3990</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&#160;europea&#160;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate. La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/26/munari-energia-europa-e-soprattutto-italia-deve-compiere-scelta-audace-e-decisa/">Energia: l’Europa (e soprattutto l’Italia) deve compiere una scelta audace e decisa</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&nbsp;europea&nbsp;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate.</p>



<p>La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco chiari, cambiando in corsa parametri e criteri scientifici, rimandando la data di scadenza.</p>



<p>La&nbsp;tassonomia&nbsp;dell&#8217;Unione Europea è un documento essenziale che&nbsp;farà da guida per gli investimenti privati nel settore energetico – investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi del Green Deal 2030 e la neutralità climatica nel 2050. Il grande punto interrogativo, ancora irrisolto, è l’inclusione o meno di gas naturale e nucleare nella tassonomia verde.</p>



<p>A Bruxelles si è già giunti alla conclusione che entrambi vadano considerati come fonti energetiche in grado di facilitare la transizione ecologica. Il nodo da sciogliere sono i criteri indicati dalla Commissione per ottenere l’etichetta di “sostenibile” – i parametri assegnati sono troppo rigidi e vincolanti, tant’è che anche alcuni progetti ora in fase conclusiva rischierebbero di non rispettare i nuovi livelli prefissati dall’Unione.</p>



<p>Tralasciando gli aspetti più tecnici, in Europa si è riacceso il dibattito sul nucleare, alimentato anche dalla crisi energetica in corso. La principale diatriba è proprio quella tra Francia, lo Stato europeo che più trae benefici dalla tecnologia nucleare, e Germania, che assieme ad Austria e Spagna è contraria all’inserimento dell’atomo nella tassonomia green. Il fronte anti-nucleare è fermo sull’idea che la tecnologia sia dannosa, pericolosa. Dall’altro lato, vi sono paesi che difendono il mix energetico per la transizione e anzi, si impegnano a modernizzare i reattori esistenti e costruirne di ultima generazione per fronteggiare il fabbisogno energetico crescente.</p>



<p>E l’Italia? Da ormai qualche mese l’aumento del costo del gas ed energia elettrica ha spinto numerose personalità, politiche e non solo, ad evocare un ritorno del nucleare in Italia, promosso in primis anche dal Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che, in più occasioni, ha ribadito come il nucleare di quarta generazione possa portare benefici non solo energetici ma anche economici.</p>



<p>Eppure, in Italia vige un monopolio dell’opinione pubblica riguardo i mezzi con cui realizzare la svolta green. C’è molta ipocrisia nel pensare che pannelli solari e pale eoliche possano garantire il fabbisogno energetico di cui abbiamo bisogno. Necessiteremo sempre più di energia e per restare in linea con i target europei saranno necessari dei radicali cambiamenti. Di fatto, dati alla mano, le due fonti che garantiranno un abbassamento drastico di emissioni CO2 e inquinamento sono proprio gas naturale e nucleare, quest’ultimo ormai divenuto un tabù nel nostro paese.</p>



<p>Nell’immediato, a causa della crisi pandemica e della crescente domanda globale di energia, l’aumento dei prezzi europei del gas è un problema che deve essere risolto ma Nord Stream 2, opera terminata, resta ancora inattiva. I due gasdotti, se funzionanti, raddoppierebbero l’importazione di gas naturale in Europa. È vero, vi sono controindicazioni politiche, specialmente nelle ultime ore con la tensione in Ucraina che aumenta, ma aprire un dialogo costruttivo con Putin sarebbe negli interessi europei. Volente o nolente, non possiamo fare a meno dal gas russo. Tutte le altre alternative sono inverosimili.</p>



<p>Guardando invece a prospettive a lungo termine, il nucleare è il futuro dell’energia. Cina e India già hanno iniziato questo percorso – attualmente vi sono 55 reattori in costruzione e 109 pianificati, la maggior parte di essi si trova in questi due paesi.</p>



<p>In Italia non abbiamo centrali, ma sfruttiamo il nucleare. Consumiamo e non produciamo. In un’ottica di strategia energetica, la diversificazione è la prima regola. È fondamentale che il nostro paese si applichi a favorire un mix energetico, aprendo anche ad investimenti sul nucleare di ultima generazione. Non partecipare a questa sfida tecnologica ed energetica significa perdere indipendenza e autonomia. Questo vale per l’Italia ma anche, naturalmente, per la nostra Unione.</p>



<p>Non avremo mai un’Europa padrona del proprio destino, autonoma nelle scelte produttive e strategiche, se prima non possiede il carburante necessario per accendere il suo motore.</p>



<p>In una causa comune come quella della lotta al cambiamento climatico è fondamentale avere una visione a lungo termine, non miope, ed essere protagonisti nell’innovazione tecnologica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/26/munari-energia-europa-e-soprattutto-italia-deve-compiere-scelta-audace-e-decisa/">Energia: l’Europa (e soprattutto l’Italia) deve compiere una scelta audace e decisa</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/01/26/munari-energia-europa-e-soprattutto-italia-deve-compiere-scelta-audace-e-decisa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La diplomazia del fumetto</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/11/16/mengoni-la-diplomazia-del-fumetto/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/11/16/mengoni-la-diplomazia-del-fumetto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Mengoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 16:09:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Ford]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Silvestri]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte pop]]></category>
		<category><![CDATA[Arte povera]]></category>
		<category><![CDATA[Attica]]></category>
		<category><![CDATA[Belgio]]></category>
		<category><![CDATA[Black Panther]]></category>
		<category><![CDATA[Bonelli]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corto Maltese]]></category>
		<category><![CDATA[Critica fumettistica]]></category>
		<category><![CDATA[D&#039;Artagnan]]></category>
		<category><![CDATA[DC]]></category>
		<category><![CDATA[Diabolik]]></category>
		<category><![CDATA[Diplomatici]]></category>
		<category><![CDATA[Diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriel Jones]]></category>
		<category><![CDATA[Gender]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Bevilacqua]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Graphic novel]]></category>
		<category><![CDATA[Hong Kong]]></category>
		<category><![CDATA[Hugo Pratt]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Macedonia del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Manga]]></category>
		<category><![CDATA[Marvel]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
		<category><![CDATA[Paperina]]></category>
		<category><![CDATA[Paperinik]]></category>
		<category><![CDATA[Paperinika]]></category>
		<category><![CDATA[PCI]]></category>
		<category><![CDATA[Persepolis]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Battaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Pinocchio]]></category>
		<category><![CDATA[Robin Hood]]></category>
		<category><![CDATA[Sergente Fury]]></category>
		<category><![CDATA[Skopje]]></category>
		<category><![CDATA[Stan Lee]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Supereroi]]></category>
		<category><![CDATA[Superman]]></category>
		<category><![CDATA[Tex Willer]]></category>
		<category><![CDATA[Winx]]></category>
		<category><![CDATA[Wonder Woman]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3799</guid>

					<description><![CDATA[<p>I diplomatici italiani amano scrivere, fa parte delle loro competenze, ma fuori delle cancellerie c’è anche spazio per la passione. Andrea Silvestri, ambasciatore a Skopje, in Macedonia del Nord, ha quella dei fumetti, che lo hanno accompagnato nelle diverse destinazioni diplomatiche, dalla Costa d’Avorio al Belgio. Il saggio che ha scritto riflette le sue scoperte e ci conduce a zonzo tra le grandi potenze del fumetto, come gli Stati Uniti,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/11/16/mengoni-la-diplomazia-del-fumetto/">La diplomazia del fumetto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I diplomatici italiani amano scrivere, fa parte delle loro competenze, ma fuori delle cancellerie c’è anche spazio per la passione. Andrea Silvestri, ambasciatore a Skopje, in Macedonia del Nord, ha quella dei fumetti, che lo hanno accompagnato nelle diverse destinazioni diplomatiche, dalla Costa d’Avorio al Belgio. Il saggio che ha scritto riflette le sue scoperte e ci conduce a zonzo tra le grandi potenze del fumetto, come gli Stati Uniti, la Francia, tra le potenze involontarie, come il Giappone, tra quelle emergenti, Corea, Cina, senza dimenticare che tra i paesi che hanno finora scritto la storia dei disegni con le nuvolette c’è l’Italia, una potenza inconsapevole, come spesso ci capita, e che esporta i suoi migliori autori.</p>



<p><strong>Perché un libro che unisce i fumetti alla diplomazia?</strong><br>È una passione giovanile che ho portato all’estero. La nostra è una professione nomade e in ogni paese dove sono stato, osservavo i fumetti locali, cercando in essi una chiave di lettura politica. Pensiamo soprattutto a quelli classici americani di supereroi prodotti a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e durante la guerra fredda. In ogni linguaggio pop, andando a scavare, è possibile trovare elementi di geopolitica, nel senso che il mezzo riflette come una società si vede e come vede gli altri. Ho preso dei casi per mostrare come riflettessero alcune tesi del pensiero dominante, utilizzando anche un approccio gramsciano.</p>



<p><strong>Hai scritto una panoramica storicamente e geograficamente molto ampia del fumetto, anche proveniente da paesi esterni all’Europa. È un arte universale?</strong><br>Certamente. È più forte e radicata in alcuni paesi, in Europa e negli Stati Uniti. Anche l’Italia resta un mercato molto importante. L’Africa ha una tradizione più recente, anche per le difficoltà del mercato editoriale. I fumetti sono un arte pop che rappresenta un linguaggio universale. Ci sono personaggi che riconosciamo in tutto il mondo e che sono riconoscibili anche dalle nuove generazioni. Sono immagini unite a parole che creano empatia.</p>



<p><strong>Quali sono le superpotenze, le potenze emergenti o quelle che sono emerse del fumetto.</strong><br>Mi sono concentrato soprattutto sui fumetti popolari. Direi che come quantità troviamo ai primi posti il Giappone, che pure in origine era una produzione rivolta al mercato locale, che interpretava i valori e i sentimenti dei giapponesi, ma che ha saputo intercettare alcune corde a livello mondiale. Una superpotenza involontaria. Ci sono ovviamente gli Stati Uniti, con la loro scuola dei supereroi, mentre in Europa abbiamo la forte tradizione franco-belga. Poi c’è l’Italia. Anche se relativamente più deboli rispetto ad alcuni anni fa, abbiamo autori molto validi, sia per il mercato interno che per l’esportazione. In Asia sono potenze consolidate la Corea del Sud e Taiwan. La Cina sta crescendo, partendo da una sua tradizione nata con la rivoluzione e controllata dal partito comunista. C’era anche uno storico avamposto ad Hong Kong. Da non dimenticare la scuola latinoamericana, soprattutto argentina, dove si trasferirono nel dopoguerra autori italiani come Hugo Pratt.</p>



<p><strong>Quali altri paesi si affacceranno altri paesi? L’India, il Maghreb o il Medio oriente?</strong><br>In India ci sono interessanti esperimenti, in cui si incrocia il fumetto con la sua grande tradizione iconografica e mitologica indiana. Ci sono esperienze molto interessanti nel Medio Oriente, penso a Persepolis che è nato in Iran, anche in Libano e qualcosa anche in Egitto e nel resto dell’Africa. Del resto, il fumetto è un’arte povera, che costa poco, basta un tablet e per questo è utilizzato dalle minoranze.</p>



<p><strong>Nei fumetti classici troviamo i supereroi bianchi, americani, patriottici, che vivevano in un contesto americano ben preciso. La produzione attuale invece come riflette i cambiamenti della società?</strong><br>Ho cercato di inserire questa lettura. La critica fumettistica ha coniato l’espressione del monomito del supereore americano, come Superman, bianco, etero e fedele alla fidanzata Lara. Una volta il mercato americano era diviso tra bianchi e neri e i cambiamenti verso l’integrazione sono cominciati negli anni sessanta. Ho un aneddoto a questo proposito. Nel 1966 Stan Lee creò la serie del “Sergente Fury” che si avvaleva del primo plotone completamente interetnico nella storia del fumetto: c’erano un irlandese, un ebreo, un tedesco, un italiano e un personaggio di colore, Gabriel Jones. Il colorista non si rese conto che si trattava di un afroamericano e Lee dovette mandargli una nota per avvertirlo. Successivamente la Marvel ha cominciato ad inserire personaggi appartenenti alle minoranze, come Black Panther, ed oggi c’è molta attenzione alle tematiche gender. Ricordiamo anche Wonder Woman che ha una lunghissima vita editoriale, femminista antelitteram, che ha creato molta autostima nelle donne.</p>



<p><strong>Gli autori italiani della Disney inventarono Paperinika, dopo Paperinik.</strong><br>È un caso molto interessante. Negli anni ’60 nascono i neri in Italia, in cui i protagonisti sono ladri, assassini, esseri demoniaci. In Italia non avevamo una tradizione di eroi ed invece creammo gli antieroi. La Disney Italia pensa quindi di creare Paperinik, parodia di Diabolik, che riprende i temi classici dell’identità segreta e del rovesciamento del personaggio, per poi arrivare a questa bellissima intuizione di Paperinika, l’alter ego di Paperina, che è il personaggio dominante nel rapporto di coppia e che usa le armi femminili come la cipria.</p>



<p><strong>Nel libro metti in evidenza l’assenza di eroi in Italia. I personaggi creati durante il fascismo vengono meno dopo la guerra e appaiono gli antieroi che vanno contro i valori del tempo, oltre alle parodie. Perché?</strong><br>Ci sono varie spiegazioni, che sono state fatte anche rispetto alla letteratura italiana, dove manca un personaggio simile a D’Artagnan o a Robin Hood, che sono simboli dell’identità nazionale. Non è per forza un aspetto negativo per il fumetto, anche come probabilmente contrappasso all’esperienza di ipernazionalismo del fascismo. Dopo la guerra gli eroi prodotti in Italia, come Tex Willer, erano quasi tutti americani e perfino gli autori cambiavano il nome per non suonare italiani. Aggiungerei anche i condizionamenti dei due partiti maggiori, entrambi con orizzonti internazionalistici, la chiesa per la DC ed il comunismo per il PCI. I tempi sono cambiati e soprattutto la Bonelli ha portato molte innovazioni con una crescita dei personaggi italiani.</p>



<p><strong>Tuttavia il fumetto calato in una realtà completamente italiana sembra ancora molto debole.</strong><br>Ci sono fenomeni interessanti in Italia come le graphic novel che hanno una forte attenzione alla realtà italiana, con inchieste ambientate nel nostro paese. Poi ci sono tentativi come quello di Pietro Battaglia, un soldato trasformato in vampiro che attraversa la storia nazionale. Bisogna però dire che oggi è difficile lanciare nuovi personaggi con serie senza fine. La tendenza attuale è il modello Netflix, miniserie contenute in un numero limitato di storie.</p>



<p><strong>Eppure abbiamo un eroe italiano. Corto Maltese. Che però non è italiano ed è l’eroe anarchico per eccellenza.</strong><br>I francesi erano convinti che fosse loro. È un personaggio nomade, sradicato, figlio di una gitana e di un maltese, senza radici, che esplora ed incontra altre culture. Riflette una lontana radice italiana. Un popolo di navigatori, di emigranti ed avventurieri.</p>



<p><strong>Nel saggio parli delle Winx come un caso di fumetto italiano di grande successo internazionale che trascende completamente la realtà nazionale. Per avere successo devi diventare un prodotto globalizzato senza legami con la nazione?</strong><br>È un prodotto che appartiene al regno del fantasy, una produzione nata in Italia, realizzata in Asia e che utilizza le tecniche americane di commercializzazione e merchandising. Riflette la grande vitalità della scuola italiana del fumetto, che esposta personaggi ed anche tantissimi autori in cerca di maggiori spazio di espressività.</p>



<p><strong>Il Giappone invece smentisce la tesi della globalizzazione del gusto.</strong><br>I manga sono molto giapponesi ma funzionano bene all’estero. Anche l’Italia produce fumetti che hanno successo internazionale. In Macedonia Alan Ford è conosciutissimo, pur essendo un prodotto molto italiano, impregnato di un humour nero meneghino che non funziona nei paesi anglosassoni. In Jugoslavia il Gruppo TNT era popolare, andava ad intercettare un umorismo balcanico nero e offriva spazi di libertà ai giovani. Vorrei anche dire che perfino i supereroi americani sono più sfumati rispetto al passato, più internazionale. In fondo, si tratta di personaggi che affondano in radici storiche, religiose e mitologiche europee, utilizzando archetipi che sono riconoscibili ovunque.</p>



<p><strong>Anche gli italiani fanno manga.</strong><br>Ci sono ottimi manga fatti in Italia, per esempio Attica, pubblicato da Bonelli, di Giacomo Bevilacqua, che usa stilemi giapponesi e ha la geniale intuizione di fare di Pinocchio il cattivo.</p>



<p><strong>La globalizzazione ha scardinato i vecchi schemi del passato, economici e politici. Così anche per il fumetto, che è l’arte dell’esplorazione. Cosa hanno portato i coreani nel linguaggio fumettistico. E i cinesi?</strong><br>Nel caso dei sudcoreani mi pare che i manhwa siano stilisticamente simili ai giapponesi. Sulla Cina, non saprei dire. Avevano una tradizione propria. Bisognerà vedere quanto, nel realizzare una produzione di massa, attingeranno alla tradizione o si ispireranno a stilemi internazionali già esistenti. Sono ancora poco tradotti. La Bao ha cominciato a pubblicarne alcuni, che mi paiono più rivolti ad un pubblico colto.</p>



<p><strong>In conclusione, il futuro del fumetto sarà un misto di stili globalizzati e di radici locali.</strong><br>Oggi i fumetti non hanno la stessa centralità che avevano nel XX secolo, e i giovani se ne sono allontanati, anche se al cinema vanno a vedere i supereroi della Marvel e della DC. È un arte per un pubblico più colto ed anziano, tuttavia, i fumetti sono un linguaggio universale capace di mescolare stili diversi e di utilizzare ogni genere di tradizione locale, in grado di rinnovarsi e di esprimere in forme nuove una visione del mondo, di se stessi e degli altri, che possono essere compresi ancora come strumenti di geopolitica.</p>



<p><strong>* Conversazione con Andrea Silvestri, autore del saggio “Fumetti e potere. Eroi e supereroi come strumento geopolitico” (Edizioni NPE, 2020).</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/11/16/mengoni-la-diplomazia-del-fumetto/">La diplomazia del fumetto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/11/16/mengoni-la-diplomazia-del-fumetto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Biden e le infrastrutture: investire nel futuro non rende  nell&#8217;immediato?</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/11/16/maran-biden-e-le-infrastrutture-investire-nel-futuro-non-rende-in-immediato/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/11/16/maran-biden-e-le-infrastrutture-investire-nel-futuro-non-rende-in-immediato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 11:25:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amtrak]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Build Back Better]]></category>
		<category><![CDATA[Capitol Hill]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[CNN]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso]]></category>
		<category><![CDATA[Democratici]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Lo Stato sommerso]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblicani]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Treni]]></category>
		<category><![CDATA[USA Today]]></category>
		<category><![CDATA[Washington]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3788</guid>

					<description><![CDATA[<p>Avrebbe dovuto essere una passeggiata. Negli Stati Uniti tutti si lamentano per le strade piene di buche, i ponti traballanti e gli aeroporti decrepiti e si sa che i parlamentari non vedono l’ora di riportare nei loro collegi elettorali i soldi dei contribuenti, sottraendoli possibilmente a Washington. Eppure, le divisioni insanabili del Paese hanno trasformato l’approvazione del provvedimento proposto da Joe Biden per rimettere in sesto le infrastrutture americane in&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/11/16/maran-biden-e-le-infrastrutture-investire-nel-futuro-non-rende-in-immediato/">Biden e le infrastrutture: investire nel futuro non rende  nell&#8217;immediato?</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Avrebbe dovuto essere una passeggiata. Negli Stati Uniti tutti si lamentano per le strade piene di buche, i ponti traballanti e gli aeroporti decrepiti e si sa che i parlamentari non vedono l’ora di riportare nei loro collegi elettorali i soldi dei contribuenti, sottraendoli possibilmente a Washington. Eppure, le divisioni insanabili del Paese hanno trasformato l’approvazione del provvedimento proposto da Joe Biden per rimettere in sesto le infrastrutture americane in un calvario.</p>



<p>A dire il vero, ci hanno provato, senza riuscirci, anche l&#8217;ex presidente Barack Obama (che pensava che una legge sulle infrastrutture potesse stabilire un terreno d’intesa con i repubblicani) ed il suo successore Donald Trump (che si è proclamato uno dei più grandi imprenditori del mondo e che, tuttavia, come presidente si è dimostrato più abile a demolire che a costruire). Al punto che l’idea di sistemare le infrastrutture americane, con il tempo, è diventata una barzelletta. Fino alla settimana scorsa.</p>



<p>Dai e dai, alla fine, dopo mesi di conflitti penosi a Capitol Hill, il presidente Joe Biden è riuscito a far passare al Congresso un provvedimento da mille miliardi di dollari. Le infrastrutture del Paese saranno rimesse a nuovo. Biden, un appassionato di treni, ha assicurato che l&#8217;Amtrak (sottofinanziata) otterrà miliardi. Inoltre, la nuova legge getterà le basi per una nuova rete di stazioni di ricarica elettrica che potrebbe ravvivare la storia d&#8217;amore dell&#8217;America con l&#8217;automobile.</p>



<p>«Non è esagerato dire che, come Paese, abbiamo fatto un enorme passo in avanti», ha detto Joe Biden, che non ha certo risparmiato i superlativi per festeggiare il passaggio di una pietra angolare del suo programma politico. «Ci mette su una strada per vincere la competizione economica del XXI secolo che dobbiamo affrontare con la Cina e altri grandi paesi e il resto del mondo». Sono in molti tra gli economisti e gli esperti a ritenere, tuttavia, che si tratti di un provvedimento importante. Per fare un esempio, secondo Adie Tomer della Brookings Institution, la legge può rendere davvero il paese più inclusivo, resistente dal punto di vista ambientale e competitivo a livello industriale.</p>



<p>Per Biden, inoltre, l’approvazione della legge è senza dubbio un successo. Il presidente americano aveva certo bisogno di una vittoria, ma il passaggio dell’infrastructure bill conferma anche due principi di fondo della sua campagna elettorale. Il primo è che la democrazia può migliorare la vita delle persone comuni, con l’obiettivo spesso taciuto di prosciugare il risentimento e la rabbia che consente ai demagoghi come Trump di prosperare. Il secondo (spesso deriso) principio del “bidenismo” è che nonostante la pericolosa polarizzazione dell’America, i democratici e i repubblicani possono lavorare insieme (in questa occasione, Biden ha ottenuto diversi voti repubblicani sia alla Camera che al Senato).</p>



<p>«Per tutto il tempo, mi avete detto che in ogni caso non potrò fare niente del genere», Biden ha detto sabato ai giornalisti durante uno dei rari (di questi tempi) momenti di trionfo alla Casa Bianca. «Fin dall&#8217;inizio. No, no, dai, siate onesti. Ok? Non credevate che potessimo fare qualcosa. E non vi biasimo. Perché guardate i fatti e vi chiedete: ‘come faranno a farlo?’».</p>



<p>Giusta osservazione, hanno rimarcato alla CNN. Anche se, hanno aggiunto, molto probabilmente «il provvedimento sulle infrastrutture è destinato ad essere un momento una tantum di parziale unità in una capitale stravolta dagli scontri ideologici e culturali che rispecchiano il Paese».</p>



<p>Alla Casa Bianca sostengono che i benefici del provvedimento diventeranno evidenti con il passare del tempo. E forse hanno ragione. Ma per ora, come ha osservato David Leonhardt sul New York Times, la legge rischia di diventare un altro esempio di quello che la politologa Suzanne Mettler ha definito “lo Stato sommerso”, cioè l’attitudine dell’amministrazione pubblica americana moderna a fare il proprio lavoro così “discretamente” che molti cittadini non si rendono nemmeno conto di trarre beneficio da quel lavoro “invisibile”. Col risultato che, pur beneficiandone, molti americani sono inconsapevoli delle prestazioni sociali che ricevono e perfino, in via di principio, ostili ad esse. Il provvedimento di stimolo dell’amministrazione Obama del 2009, al tempo stesso un successo economico e una delusione politica, è un esempio.</p>



<p>Ciononostante, Joe Biden, che si definisce un «ottimista congenito», si è detto convinto che anche il piano Build Back Better (l&#8217;altro pilastro legislativo del programma di Biden che mira a rigenerare lo stato assistenziale americano e ad investire massicciamente nell&#8217;economia verde) supererà l&#8217;ostacolo del Congresso.</p>



<p>Se così fosse, il bilancio del primo anno della sua presidenza (che comprende anche una campagna di vaccinazione impressionante e il ritiro militare definitivo dall&#8217;Afghanistan, nonostante il terribile caos della sua attuazione durante l&#8217;estate) potrebbe essere davvero definito storico. Tuttavia, al di là del dibattito sull&#8217;efficacia delle misure sociali ed economiche previste, il loro finanziamento e la loro durata, il presidente democratico, come ha scritto la redazione di Le Monde in un editoriale, ha fatto emergere «una dolorosa verità politica, non necessariamente irrimediabile: investire nel futuro non rende nulla nell&#8217;immediato».</p>



<p>Da agosto, la popolarità di Joe Biden è precipitata. Secondo l’ultimo sondaggio pubblicato da “Usa Today”, il tasso di approvazione del presidente degli Stati Uniti è calato al 37,8 per cento. Gli elettori indipendenti e moderati che avevano permesso la sua vittoria alle presidenziali, segnate da una partecipazione record, l&#8217;hanno abbandonato, spiega il quotidiano francese. In Virginia, l&#8217;elezione di un governatore repubblicano ha evidenziato il fenomeno. L&#8217;ostilità nei confronti dei progetti democratici nelle zone rurali è un altro segnale di allarme. Le interruzioni nelle catene di approvvigionamento, l&#8217;inflazione preoccupante, la guerra culturale lanciata dai repubblicani sull&#8217;educazione dei bambini o sul diritto all&#8217;aborto, le limitazioni dei diritti di voto delle minoranze costituiscono un problema immediato. E i democratici devono trovare delle risposte, se vogliono sopravvivere alle elezioni di metà mandato, l’anno prossimo.</p>



<p>«So che siamo divisi, so quanto può essere brutto, e so che ci sono delle posizioni estreme da entrambe le parti che rendono le cose più difficili di quanto non siano state per molto, molto tempo», ha concluso Joe Biden sabato scorso, ricorda Le Monde, ammonendo che «la via di mezzo, quella del compromesso, non è la meno pericolosa».</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/11/16/maran-biden-e-le-infrastrutture-investire-nel-futuro-non-rende-in-immediato/">Biden e le infrastrutture: investire nel futuro non rende  nell&#8217;immediato?</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/11/16/maran-biden-e-le-infrastrutture-investire-nel-futuro-non-rende-in-immediato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ivan Faiella: al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/raco-ivan-faiella-al-g20-si-affidano-le-politiche-e-al-cop26-gli-obiettivi-la-sostenibilita-ambientale-deve-andare-di-pari-passo-con-la-sostenibilita-politica/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/raco-ivan-faiella-al-g20-si-affidano-le-politiche-e-al-cop26-gli-obiettivi-la-sostenibilita-ambientale-deve-andare-di-pari-passo-con-la-sostenibilita-politica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 10:45:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi di Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Algeria]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Banca d&#039;Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bollette]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Carbon neutraly]]></category>
		<category><![CDATA[Carbon pricing]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Climate finance]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
		<category><![CDATA[Combustibili]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[COP26]]></category>
		<category><![CDATA[Decarbonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenza climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[G20]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Gas serra]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Idroelettrico]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Faiella]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Mitigazione]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[People]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Planet]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Prosperity]]></category>
		<category><![CDATA[Rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Riscaldamento]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Scorie]]></category>
		<category><![CDATA[Solare]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità politica]]></category>
		<category><![CDATA[Suolo]]></category>
		<category><![CDATA[Temperature]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporto]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Von der Leyen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3753</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ivan Faiella, coordinatore della task force per la finanza sostenibile per il G20 della Banca d’Italia. Si è appena concluso il G20 e sta per partire, sotto la guida britannica il Cop26, ossia il ventiseiesimo vertice dedicato all’emergenza climatica. In che momento siamo della lotta i cambiamenti climatici?La discussione del G20 sull’emergenza climatica è in realtà una novità di quest’anno voluta dall’Italia, non perché non fosse stata tentata negli anni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/raco-ivan-faiella-al-g20-si-affidano-le-politiche-e-al-cop26-gli-obiettivi-la-sostenibilita-ambientale-deve-andare-di-pari-passo-con-la-sostenibilita-politica/">Ivan Faiella: al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Ivan Faiella, coordinatore della task force per la finanza sostenibile per il G20 della Banca d’Italia. Si è appena concluso il G20 e sta per partire, sotto la guida britannica il Cop26, ossia il ventiseiesimo vertice dedicato all’emergenza climatica. In che momento siamo della lotta i cambiamenti climatici?</strong><br>La discussione del G20 sull’emergenza climatica è in realtà una novità di quest’anno voluta dall’Italia, non perché non fosse stata tentata negli anni precedenti, ma perché il G20 è una realtà cui partecipano anche Paesi che fanno una importante quota di Pil esportando fonti fossili, che sono responsabili di circa i tre quarti delle emissioni di Co2 e di altri gas serra. È evidente che questi stati non abbiano mai amato che all’interno dell’agenda dei G20 si affrontassero questi temi. Quest’anno la presidenza italiana, basandosi sulle tre parole d’ordine People, Planet e Prosperity è stata assai tenace, e ha introdotto con un certo successo la questione climatica.</p>



<p><strong>Lei ha fatto parte della task force per la finanza sostenibile. Come si sono svolti i lavori?</strong><br>La nostra track, quella dei ministri finanziari, ha fatto un buon lavoro e ha anche beneficiato del cambiamento al vertice dell’amministrazione americana. Noi ad esempio abbiamo ricostituito un gruppo che era stato politicamente ucciso dalle precedenti presidenze, che si chiama “Sustainable finance work in group”, che si occupa di finanza sostenibile. Abbiamo chiesto a Cina e Usa, che sono i due maggiori emettitore di gas serra del mondo, di gestirlo. La cosa ha avuto ovviamente anche una valenza politica perché loro sono in grado, ciascuno nella propria sfera, di far avanzare l’agenda. Questo credo sia stato un grande successo che si è anche portato dietro una serie di conseguenze tra cui il riferimento al carbon pricing, ossia quel concetto per cui si vuol dare un prezzo alle emissioni.</p>



<p><strong>Un lavoro consegnato al Cop26?</strong><br>Sono progressi che possono aiutare il Cop26, come in una divisione di compiti per cui al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. Ricordiamo che il Cop26 riunisce tutti i paesi del mondo, tutte le parti che hanno siglato l’accordo quadro delle Nazioni Unite nel lontano 1992. Al Cop26 spetta dunque individuare i target, ad esempio quello di mantenere l’aumento della temperatura entro i due gradi, mentre al G20 compete capire come, quando e quanto efficacemente conseguirlo con politiche fiscali, energetiche o tecnologiche.</p>



<p><strong>E’ ottimista?</strong><br>Al netto di tutto si, sono ottimista, perché c’è una volontà di far vedere anche alle proprie popolazioni un certo impegno ambientalista. Nei giorni scorsi l’Arabia Saudita, ad esempio, ha dichiarata di voler raggiungere una carbon neutrality entro il 2060.</p>



<p><strong>Né la Cina né la Russia hanno partecipato però al G20.</strong><br>Sono stati i loro rispettivi leader a non partecipare, ma posso assicurare che almeno la Cina, con cui abbiamo direttamente lavorato, ha interagito molto bene con noi e in modo molto motivato. Ragion per cui sarei veramente stupito che la negoziazione cinese all’interno della Cop26 non fosse più che seria. L’assenza dei leader, quindi, che forse costituisce comunque un segnale politico, non deve troppo preoccupare.</p>



<p><strong>Non tutti i paesi sono uguali però, né per volume di emissioni né per responsabilità trascorse. Come si condivide la responsabilità dell’ambiente tra realtà così diverse?</strong><br>Immaginiamo di emettere ogni anno dei gas serra. Le emissioni di gas serra hanno questa caratteristica, che si fermano in atmosfera. È come se noi avessimo un secchio. Le emissioni sono il rubinetto che noi apriamo determinando quanta acqua entra in quel secchio in un certo anno. Il secchio ha un piccolissimo buco, costituito dagli assorbimenti naturali di Co2, per cui entra molta più acqua di quella che esce. Il livello del secchio, ossia la concentrazione di Co2 in atmosfera, è quello che determina l’aumento delle temperature.</p>



<p><strong>Il secchio però è stato riempito, nel passato, dall’industrializzazione dei paesi avanzati, fondamentalmente i paesi europei, gli USA e il Giappone.</strong><br>Infatti, negli accordi delle Nazioni Unite c’è un concetto che si chiama “Common but differentiated responsability”. È una questione che dobbiamo affrontare insieme, cioè, ma sia ben chiaro che ci sono delle differenze, perché alcuni e non altri hanno già riempito il secchio per una buona quota. Nell’accordo di Parigi si è stabilito che entro il 2020 ci sarebbe dovuto essere un trasferimento di almeno 100 miliardi di dollari annui dai paesi più avanzati a quelli meno avanzati. Il problema è che quando è stato stabilito quel principio si è stati molto vaghi nello stabilire che cosa si dovesse intendere per climate finance. Sono soldi pubblici? Grants senza tassi d’interesse? Sono prestiti? Sono finanziamenti privati? Questa sarà la questione dirimente, perché è molto più efficiente dal punto di vista economico costruire domani una centrale in Cina piuttosto che fermarne una a gas in Europa e sostituirla con una di rinnovabili. Ovviamente c’è un problema anche politico: chi vuol finanziare i propri possibili futuri competitor?</p>



<p><strong>È possibile immaginare una dipendenza esclusiva da energie rinnovabili?</strong><br>Secondo me no. Almeno non nel breve e medio periodo per la concomitanza di due fattori. Il primo è che vogliamo elettrificare il più possibile gli usi di energia. Nel trasporto, ad esempio, o nella trasformazione del riscaldamento da riscaldamento a gas in riscaldamento con pompe di calore. Questo significa che dobbiamo avere una domanda di energia elettrica che cresce sempre di più. Questo a sua volta implica che non soltanto dobbiamo aumentare le rinnovabili ma che abbiamo bisogno di mantenere anche una quota di combustibili. Adesso in Italia le rinnovabili fanno circa il 40% del totale, ma se escludiamo l’idroelettrico, la quota è ancora più piccola, e nel mondo le rinnovabili faticano ad arrivare al 10%. Il problema è il meccanismo di funzionamento del sistema elettrico perché il grosso del funzionamento di queste rinnovabili, è a energia variabile. Di notte non c’è il solare, per intenderci. Ci sarà così sempre bisogno di una quantità di energia comunque disponibile, per poter accendere la lampadina anche di notte.</p>



<p><strong>Poi ci sono alcuni settori, come il petrolchimico, che è molto difficile pensare di decarbonizzare. Non attualmente, almeno.</strong><br>Questo non significa che non dobbiamo tentare di avere la più ampia penetrazione possibile di rinnovabili. Il nostro Paese storicamente dipende da Russia, Algeria e Libia per il petrolio e per il gas. Le energie rinnovabili ci affrancano quindi dalla dipendenza dagli stati esteri, cosa che fa bene alla nostra economia ma sulla quale occorre essere realisti e comprendere quali sono i limiti tecnologici che ci troviamo davanti. Soprattutto non dobbiamo vendere la transizione ecologica come qualcosa in cui ci guadagnano tutti.</p>



<p><strong>Perché?</strong><br>La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica. Inutile raccontare bugie agli elettori. Occorre chiarire che questa cosa, che avrà benefici, sarà costosa e imporrà quindi di compensare quella porzione di popolazione più vulnerabile e meno capace di adattarsi. Lo vedremo con l’aumento delle bollette: ci sono delle famiglie in situazione di povertà energetica, in cui questi aumenti producono una trasformazione di budget familiare. Io avrei destinato, ad esempio, un po’ meno risorse di quelle scattate a compensare questi aumenti, ma in modo più specifico a sostegno di queste famiglie in modo da aiutarle ad affrontare le difficoltà della transizione.</p>



<p><strong>Possiamo già imputare alla transizione i recenti aumenti in bolletta?</strong><br>Il costo finale della corrente elettrica per gli utenti domestici ormai è appesantito per circa un quarto dai costi del passato di incentivazione delle rinnovabili. Di quell’aumento non ci eravamo tanto accorti perché la bolletta è fatta di tante cose. Si consideri che la variazione di costo della materia prima incide per il trenta per cento sul totale e il resto sono tasse e costi di sistema. Nell’aumento recente, secondo la comunicazione della Commissione Europea, circa un quarto sembra legato al sistema di scambio delle emissioni: ognuno ha un proprio tetto di emissioni, chi emette oltre quel tetto deve comprare dei permessi per emettere di più mentre chi emette di meno può vendere quei permessi. Questo, poiché la Commissione ha ritirato quei permessi in coerenza con i più ambiziosi target di riduzione delle emissioni, ha indotto un grande aumento dei prezzi.</p>



<p><strong>E il gas?</strong><br>Il punto è che lo shock viene dal prezzo del gas ed è legato in un certo senso alla transizione: se io chiedo alla Cina di limitare l’uso del carbone, la Cina sostituisce il carbone con il gas contribuendo ad innalzare enormemente la domanda con conseguente rincaro del suo prezzo. Quindi, per paradosso, rischiamo di spegnere qualche centrale a gas per accendere qualche centrale a carbone.</p>



<p><strong>Notizie non buone.</strong><br>In realtà questo aumento dei prezzi dovrebbe perfino essere una buona notizia perché ci sono due modi per realizzare la transizione. Il primo è aumentare il prezzo delle emissioni, così aumentando il prezzo dell’energia. Il secondo è che, se aumenta il prezzo dell’energia si tende a conservarla di più così aumentando l’efficienza energetica. Decarbonizzazione ed efficienza energetica sono i due cardini della transizione. Se appena aumenta il prezzo, però, noi lo ammazziamo, abbiamo un atteggiamento un po’ isterico. C’è la forte aspettativa che questa sia una cosa congiunturale e non strutturale. Secondo me una componente strutturale, come ho detto, c’è.</p>



<p><strong>Pare che si stia riprendendo a dibattere sul nucleare. È una strada percorribile?</strong><br>Parliamo prima dell’Italia, dove c’è un atteggiamento abbastanza isterico sul nucleare. Se la domanda è se ha senso costruire centrali nucleari la risposta è no, perché ci vorrebbero quindici anni per costruirle e perché i costi sono elevatissimi. Ha senso fare quello che sta facendo la Germania, ossia chiudere le centrali nucleari e tenere il carbone fino al 2039? È la corazzata Potemkin delle politiche climatiche, non ha alcun senso, perché si prolunga la vita di centrali con alta emissione di Co2 e si chiudono centrali che emettono zero Co2. Inutile, tanto le scorie prodotte le dovrai comunque gestire. Il nucleare è una fonte non inquinante a breve termine che ha il grande problema del trattamento delle scorie a lungo termine.</p>



<p><strong>Andando oltre l’Italia?</strong><br>Se si fa un discorso più generale, la Commissione ha proposto una tassonomia degli investimenti sostenibili per cercare di individuare le tecnologie migliori. Su nucleare e gas non si era pronunciata mentre ora, stando alle dichiarazioni della Von der Leyen, sembra ci sia stato un brusco ripensamento, molto intelligente a mio modo di vedere, nel senso che per fronteggiare l’emergenza climatica dobbiamo avere tutto il portafoglio di tecnologie disponibili per decarbonizzare. In questo caso direi che l’ottimo è nemico del bene anche nelle politiche climatiche, perché se si vuole agire davvero occorre farlo con politiche realistiche. Vedo chiaramente un ruolo del gas a venti-trent’anni e un ruolo anche del nucleare.</p>



<p><strong>Gli eventi estremi cui abbiamo assistito nelle ultime settimane dipendono dal cambiamento climatico?</strong><br>Le immagini che vediamo fanno impressione ma dobbiamo comunque osservare il trend e non gli episodi. Il trend è chiaramente di cambiamento nei pattern delle precipitazioni, nel senso che hai lo stesso volume di precipitazioni ma ce l’hai concentrate in pochissimi spazi. Gli effetti non sono però legati soltanto al cambiamento climatico, ma anche a come hai gestito e amministrato il patrimonio. In questo il nostro Paese i problemi ce li ha a prescindere.</p>



<p><strong>Che fare?</strong><br>Manca forse un’idea generale perché è importante fare mitigazione, cioè ridurre le emissioni, ma dobbiamo anche adattarci. Dovremo sopportare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, quindi dobbiamo comunque prepararci. Per farlo potremmo cominciare magari a pensare di bloccare, meglio ancora ridurre, l’impermeabilizzazione del suolo, e adottare tutte le strategie che ci permettano di contenere l’impatto dei cambiamenti sul territorio. Si tratta di interventi che devono stare nelle priorità assolute dei governanti centrali e locali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/raco-ivan-faiella-al-g20-si-affidano-le-politiche-e-al-cop26-gli-obiettivi-la-sostenibilita-ambientale-deve-andare-di-pari-passo-con-la-sostenibilita-politica/">Ivan Faiella: al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/raco-ivan-faiella-al-g20-si-affidano-le-politiche-e-al-cop26-gli-obiettivi-la-sostenibilita-ambientale-deve-andare-di-pari-passo-con-la-sostenibilita-politica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tattiche cinesi</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/30/ristagno-fuca-tattiche-cinesi/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/10/30/ristagno-fuca-tattiche-cinesi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ristagno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Oct 2021 13:47:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[asia]]></category>
		<category><![CDATA[Beijing]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Brunei]]></category>
		<category><![CDATA[China Coast Guard Law]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Filippine]]></category>
		<category><![CDATA[Formosa]]></category>
		<category><![CDATA[Indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[Manila]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[PAP]]></category>
		<category><![CDATA[PRC]]></category>
		<category><![CDATA[Salami slicing strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Taipei]]></category>
		<category><![CDATA[Taiwan]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Washington]]></category>
		<category><![CDATA[Xi Jinping]]></category>
		<category><![CDATA[ZEE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3731</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo stretto di Taiwan ha attirato di nuovo l’attenzione della stampa internazionale grazie alle pressioni cinesi su Taipei, accompagnate dalle muscolari dichiarazioni del Presidente Xi Jinping, e grazie alle risposte ferme dell&#8217;amministrazione Biden a favore del governo dell’isola di Formosa. Le ultime settimane hanno visto un generale aumento della tensione da entrambe le parti. Abbiamo provato a descrivere ed analizzare i contorni delle relazioni tra USA e PRC e come&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/30/ristagno-fuca-tattiche-cinesi/">Tattiche cinesi</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo stretto di Taiwan ha attirato di nuovo l’attenzione della stampa internazionale grazie alle pressioni cinesi su Taipei, accompagnate dalle muscolari dichiarazioni del Presidente Xi Jinping, e grazie alle risposte ferme dell&#8217;amministrazione Biden a favore del governo dell’isola di Formosa.</p>



<p>Le ultime settimane hanno visto un generale aumento della tensione da entrambe le parti. Abbiamo provato a descrivere ed analizzare i contorni delle relazioni tra USA e PRC e come Beijing stia acquisendo le potenzialità per diventare un competitor globale di Washington. In particolare, abbiamo evidenziato come l’Indo-Pacifico sia strategicamente cruciale per l’ascesa della Repubblica Popolare e constatato che l’autorità cinese nella regione è ancora non completamente consolidata.</p>



<p>Beijing lo sa e lavora per conquistarla. Come? Innanzitutto, la Cina non gioca con i tempi dell’Occidente: la strategia è di ampio spettro e di lungo respiro, ed include diversi strumenti. Si tratta della cosiddetta Salami slicing strategy, che punta ad incrementare la posizione di forza della Cina attraverso una serie di azioni a più livelli che conducono verso piccoli avanzamenti strategici con l’obiettivo di lungo periodo di invertire i rapporti di forza e sopraffare l’avversario. Particolarità di tale strategia è la sua flessibilità, nonché la sua capacità di costringere l’avversario a scegliere se accettare di subirla o di rischiare il tutto per tutto in un conflitto.</p>



<p>Un esempio concreto di tale strategia è declinato nelle tattiche portate avanti lungo la controversa nine-dash-line nel Mare Cinese Meridionale: ci riferiamo ai numerosi casi registrati negli anni (già dal 2010) dalle autorità filippine, vietnamite, sudcoreane e giapponesi di pratiche illecite condotte dalla marina mercantile e dalla guardia costiera cinese. </p>



<p>Si tratta di sconfinamento e pesca illegale nelle Zone Economiche Esclusive (ZEE) degli Stati limitrofi, tra l’altro operato spesso da milizie paramilitari con navi di pescatori-soldato, scortate dalle forze del PAP (People’s Armed Police). La flotta cinese di pescherecci si è infatti trasformata negli anni in una vera e propria milizia navale sotto il comando del Consiglio di Stato e della Commissione Militare Centrale, seguendo la scia di riforma e modernizzazione dell’intero apparato militare.</p>



<p>L’utilizzo di forze paramilitari ha come scopo ulteriore quello di scoraggiare un intervento di risposta formale. Utilizzare la marina militare contro “semplici” pescherecci risulterebbe infatti un uso sproporzionato della forza e scatenerebbe la controreazione cinese.</p>



<p>Lo scopo di tale tattica è chiaramente quello di consolidare un diritto autoproclamato (e internazionalmente non riconosciuto) sulle acque e le risorse del Mare Cinese Meridionale. Inoltre, la China Coast Guard Law, dal 22 gennaio scorso, regola le attività della nuova Guardia Costiera e ne sancisce unilateralmente l’autorità sopra le zone contestate lungo la nine dash line, autorizzando la CCG all’utilizzo della forza per difendere la sovranità cinese in quelle acque.</p>



<p>Lo stesso scopo di consolidamento della sovranità viene perseguito attraverso la pratica del pedinamento marittimo (vessel shadowing), una tattica non nuova agli Stati ed applicata in casi di sconfinamento o attraversamento non spedito delle acque territoriali. Proprio lo scorso 5 ottobre, presso le Scarborough Shoal, territorio reclamato da Manila ma amministrato da Beijing, la marina cinese ha dispiegato dei vascelli non identificati per monitorare le operazioni congiunte condotte dai carriers strike groups statunitensi ed alleati.</p>



<p>E’ dal 2015 che la Cina dispiega regolarmente le proprie navi, eseguendo simili manovre per contrastare la presenza straniera all’interno della reclamata nine-dash-line. L’ultimo anno ha visto intensificare gli sforzi di Beijing per consolidare ulteriormente le proprie rivendicazioni nell’area, soprattutto nello Stretto di Taiwan e nelle nuove isole artificiali costruite a più di 500 miglia dalle coste cinesi, come è possibile visionare nelle immagini e mappe realizzate dall’Iniziativa per la trasparenza marittima in Asia.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1.jpeg" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="ilcaffeonline-mappa-1-1" data-rl_caption="" title="ilcaffeonline-mappa-1-1"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="638" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-1024x638.jpeg" alt="" data-id="3744" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1.jpeg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3744" class="wp-image-3744" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-1024x638.jpeg 1024w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-300x187.jpeg 300w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-768x478.jpeg 768w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1.jpeg 1204w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="blocks-gallery-item__caption"> Zona di mare territoriale e ZEE cinese evidenziata con linea continua. Zona rivendicata unilateralmente dalla Cina (nine-dash-line) con linea tratteggiata (Fonte: AMTI) </figcaption></figure></li></ul></figure>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2.jpeg" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="ilcaffeonline-mappa-2" data-rl_caption="" title="ilcaffeonline-mappa-2"><img decoding="async" width="1024" height="640" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-1024x640.jpeg" alt="" data-id="3736" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2.jpeg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3736" class="wp-image-3736" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-1024x640.jpeg 1024w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-300x187.jpeg 300w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-768x480.jpeg 768w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2.jpeg 1204w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Mappa delle zone rivendicate dagli Stati nella regione, inclusa la Cina (Fonte: AMTI)</figcaption></figure></li></ul></figure>



<p>Al largo di Indonesia, Brunei e Filippine si trovano diversi gruppi di piccoli atolli ed arcipelaghi, reclamati dai diversi Stati della regione. Beijing fino ad ora è riuscita a conquistare e terra-formare diverse tra le 250 isolette presenti complessivamente nell’area, prendendo dominio di 20 punti di controllo avanzato nelle isole Paracelso e 7 nelle isole Spratly. Dal 2012, attraverso la presenza costante della guardia costiera, la Cina ha preso possesso anche delle Scarborough Shoal.</p>



<p>Le isole, originariamente composte da banchi di sabbia a pelo d’acqua, sono entrate sotto il controllo cinese attraverso le cosiddette cabbage tactics, ovvero l’utilizzo di una ingente forza militare e paramilitare marittima per circondare, assediare e isolare il pezzo di terra emersa. I banchi sono stati poi ingranditi nel tempo e attrezzati di porti, postazioni radar e di comunicazione, sistemi di difesa a corto e lungo raggio. Inoltre, la presenza di piste di decollo/atterraggio e diversi hangar per aerei da sorveglianza e jet da combattimento rappresenta un ulteriore vantaggio in termini di capacità e rapidità di dispiegamento per le forze militari cinesi.</p>



<p>Beijing pare si stia dotando di strumenti coerenti con le proprie aspirazioni e strategie, come le nuove portaerei in costruzione e i caccia per la electronic warfare J-16D e J-20B, dispiegati lungo i confini caldi nell’Indopacifico e sul continente, costruiti per il nuovo modo di fare la guerra. Sicuramente questo la dice lunga sull’incremento del potenziale tecnologico e militare della PRC e sulla sua strategia di proiezione all&#8217;estero che, come riportato in agosto nell’Army Technique Publication (ATP 7-100.3) dell’esercito statunitense, vede nell’elemento marittimo e nel Mare Cinese Meridionale il perno della sua azione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/30/ristagno-fuca-tattiche-cinesi/">Tattiche cinesi</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/10/30/ristagno-fuca-tattiche-cinesi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Cina, Taiwan e le tensioni nell&#8217;area indo-pacifica</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/13/ristagno-fuca-cina-taiwan-tensioni-pacifico/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/10/13/ristagno-fuca-cina-taiwan-tensioni-pacifico/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ristagno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 22:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[ADIZ]]></category>
		<category><![CDATA[AUKUS]]></category>
		<category><![CDATA[blitz]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corea]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[equilibri]]></category>
		<category><![CDATA[Filippine]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[globale]]></category>
		<category><![CDATA[Incursioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[Indo-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
		<category><![CDATA[Pressione cinese]]></category>
		<category><![CDATA[QUAD]]></category>
		<category><![CDATA[Sala del Popolo]]></category>
		<category><![CDATA[Taipei]]></category>
		<category><![CDATA[Taiwan]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Xi Jinping]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3662</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il discorso di Xi Jinping nella grande Sala del Popolo in occasione della commemorazione della Rivoluzione del 1911 ricorda a tutti che “Taiwan sarà riunificata, è una questione interna, no ad interferenze esterne”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/13/ristagno-fuca-cina-taiwan-tensioni-pacifico/">La Cina, Taiwan e le tensioni nell&#8217;area indo-pacifica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>9 Ottobre 2021, il discorso di <strong>Xi Jinping</strong> nella grande Sala del Popolo, in occasione della commemorazione della Rivoluzione del 1911, ricorda a tutti che “Taiwan sarà riunificata, è una questione interna, no ad interferenze esterne”.</p>



<p>Taiwan è il punto caldo dell’<strong>area indo-pacifica</strong>. La piccola isola asiatica è recentemente stata oggetto di diverse <strong>incursioni aeree militari</strong>. Solamente lunedì 4 ottobre, ben 34 caccia e 12 bombardieri, con capacità nucleare, cinesi sono penetrati nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese (ADIZ). 149 soltanto tra il 1 ed il 4 ottobre. Si tratta di incursioni e blitz non nuovi da parte delle forze militari cinesi, che si inseriscono in una più ampia strategia di pressione e sfinimento su Taipei.<br><strong>L’Indo-Pacifico sembra sempre più diventare una regione chiave per gli equilibri egemonici delle decadi a venire</strong>.</p>



<p>La Corea, il Giappone, le Filippine e l’isola di Taiwan costituiscono la cintura di contenimento americana all’accesso cinese nell’Oceano Pacifico. Eccetto Taiwan tutti ospitano basi militari statunitensi.</p>



<p><strong>Taiwan</strong> rappresenta per Pechino sia una questione <strong>strategica</strong>, che di <strong>immagine</strong> .<br>La questione è d’immagine perché una Taiwan riconosciuta sovrana ed indipendente rappresenta una chiara violazione del principio dell’Unica Cina, stabilito dopo il 1979.<br>Allo stesso tempo il problema è strategico, in quanto l&#8217;isola si trova a soli 140 km dalle coste cinesi, condizione che rende ancora più indigesto a Pechino il supporto americano al governo dell&#8217;isola, che si concretizza anche con contratti militari da milioni di dollari in funzione anticinese.<br>In aggiunta, l’<strong>industria taiwanese dei semiconduttori</strong>, la più avanzata e grande del mondo, rappresenta un asset chiave sia per gli americani che per i cinesi, i quali se la contendono a suon di sanzioni e investimenti.</p>



<p>Nonostante il primato economico, la penetrazione nei mercati globali, la massiccia presenza nel continente africano, la <strong>Cina rimane debole in casa propria</strong>. Non controlla il proprio giardino di casa, cioè la regione dell’Asia-Pacifico. Non controlla il mare di fronte alle proprie coste e non controlla le rotte commerciali, ancora saldamente in mano alla coalizione a guida americana.<br>Forzare questo equilibrio e guadagnarsi il proprio spazio vitale sul mare, conquistare le rotte e la supremazia sulla regione è di cruciale importanza per Pechino al fine di rivaleggiare globalmente alla pari con la coalizione occidentale.</p>



<p><strong>Cambiare gli equilibri regionali in favore cinese non è però nei piani americani</strong>. Al contrario, gli sforzi diplomatici, militari e commerciali di Washington si intensificano nello sforzo di creare un polo di potenze regionali (Giappone, Corea del Sud, India, Australia, Filippine) capaci di controbilanciare la pressione cinese nell’area.<br>In quest’ottica si inseriscono sia l’accordo <strong>AUKUS</strong> con Australia e Regno Unito, che il revival dei QUAD e delle esercitazioni navali congiunte, con la partecipazione di una non più reticente India, spinta all’azione dalle recenti frizioni sui confini himalayani con il vicino cinese.</p>



<p>L’Indo-Pacifico e la sua <strong>stabilità</strong> rappresentano una vera sfida per entrambe le Potenze: qui si intrecciano i fili della geopolitica mondiale, con le potenze minori da un lato inevitabilmente attratte dalla possente economia cinese, dall’altro minacciate da questa e costrette a ricorrere alla sicurezza dell’ombrello americano, fortemente deciso ad impedire il consolidamento del <strong>primato cinese</strong> nella regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/13/ristagno-fuca-cina-taiwan-tensioni-pacifico/">La Cina, Taiwan e le tensioni nell&#8217;area indo-pacifica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/10/13/ristagno-fuca-cina-taiwan-tensioni-pacifico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Gioco delle Potenze e del Potere</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/01/ristagno-fuca-il-gioco-delle-potenze-e-del-potere/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/10/01/ristagno-fuca-il-gioco-delle-potenze-e-del-potere/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ristagno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 16:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>
		<category><![CDATA[2001]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[attentato]]></category>
		<category><![CDATA[AUKUS]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>
		<category><![CDATA[egemonia americana]]></category>
		<category><![CDATA[Graham Allison]]></category>
		<category><![CDATA[Indo-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[ricorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[sorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[torri gemelle]]></category>
		<category><![CDATA[via della seta]]></category>
		<category><![CDATA[Xi Jimping]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3595</guid>

					<description><![CDATA[<p>Siamo parte, di fatto, della generazione che non ha vissuto la guerra fredda o la caduta del muro di Berlino, ma che ha preso coscienza dell’esistenza di un mondo ben più grande e complesso proprio con l’inizio della guerra al terrore</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/01/ristagno-fuca-il-gioco-delle-potenze-e-del-potere/">Il Gioco delle Potenze e del Potere</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’<strong>attentato alle torri gemelle</strong> è, per chi scrive, il primo vivido ricordo di un momento storico decisivo. Siamo parte, di fatto, della generazione che non ha vissuto la guerra fredda o la caduta del muro di Berlino, ma che ha preso coscienza dell’esistenza di un mondo ben più grande e complesso proprio con l’inizio della<strong> guerra al terrore</strong>. </p>



<p>Oggi, 21 anni dopo, dalle nostre televisioni e social media, ci giungono video e notizie di un altro <em>turning point</em> della storia contemporanea: il <strong>ritiro delle truppe USA e alleate dall’Afghanistan</strong>. Questo evento, se letto insieme agli sviluppi degli ultimi anni nella regione indo-pacifica (QUAD; AUKUS) e alle crescenti sfide che qui si pongono alla leadership americana, rappresenta la fine di un capitolo della storia recente al quale segue un riallineamento della strategia geopolitica statunitense.<br></p>



<p>La <strong>Cina</strong>, non più l’Unione Sovietica o il terrorismo internazionale infestano gli incubi dell’élite americana ed occidentale. È dal 2013 che la Cina, con <strong>Xi Jimping</strong>, muovendosi su un piano economico, diplomatico e militare, continua a costruire ed incrementare la propria legittimazione come sfidante dell’ordine egemonico americano.</p>



<p><br>Dal 2013 al 2017 la Cina registra una delle più veloci crescite economiche del mondo con una media di crescita reale intorno al 7% annuo. Nel 2014 avviene per la prima volta il<strong> sorpasso dell’economia cinese</strong> su quella americana, facendone la più grande nazione commerciale del mondo.</p>



<p><br>La crescita repentina del PIL, il sempre più importante peso economico internazionale e gli ambiziosi investimenti hanno permesso la creazione di partenariati ed accordi commerciali con i Paesi limitrofi e altri in via di sviluppo e la conseguente penetrazione nei mercati globali attraverso progetti mastodontici come l’iniziativa della Via della Seta. <strong>Relazioni</strong>, queste, rivelatesi fondamentali nel consentire alla Cina di svolgere un ruolo da protagonista nel corso dell’attuale pandemia.</p>



<p><br>La mancanza di clausole di condizionalità e di rispetto dei diritti umani fondamentali favorisce poi la pervasività degli investimenti cinesi in aree come l’Africa, l’Indo-Pacifico ed il Medio Oriente, erodendo in quelle regioni la tradizionale capacità di pressione economico-politica della coalizione occidentale.</p>



<p>Non c’è però sviluppo economico senza <strong>tecnologia</strong>. È in questo campo che forse possiamo assistere ad un vero e proprio “balzo in avanti” della Cina. Potenza che, nel giro di pochi anni, è riuscita a dotarsi di un programma per la corsa allo spazio, a modernizzare le proprie forze armate e, attraverso il <em>terraforming</em> di isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, a forzare gli equilibri nella regione indo-pacifica.</p>



<p><br>Ed è proprio la crescente importanza di questa regione nello scacchiere internazionale la causa dietro un maggiore impegno americano nell’area, che proprio nei giorni scorsi si è concretizzato nell’accordo <strong>AUKUS</strong>. Accordo che prevede una partnership militare e la fornitura di sottomarini a propulsione nucleare all’Australia, alleato fondamentale nella regione, fortemente dipendente dall’economia cinese e allo stesso tempo preoccupato dal crescente protagonismo della Cina e della sua marina.</p>



<p>USA e Cina saranno prevedibilmente i principali protagonisti delle decadi a venire, attori che rimodelleranno gli equilibri e le strutture della politica internazionale. Rimane da chiarire però come in futuro si svilupperà questa relazione fra le due potenze ed i loro alleati. Richiamando Graham Allison e la sua Trappola di Tucidide: “sono gli USA la Sparta del V secolo, potenza egemonica impaurita dalla crescente influenza della Cina-Atene e quindi inevitabilmente destinata allo scontro decisivo?”</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/01/ristagno-fuca-il-gioco-delle-potenze-e-del-potere/">Il Gioco delle Potenze e del Potere</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/10/01/ristagno-fuca-il-gioco-delle-potenze-e-del-potere/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
