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	<title>Epidemia Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Epidemia Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Covid e tisana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 15:41:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Malgrado vaccino, precauzioni, mascherina, Luigi l’ha preso. Dal collega, o forse dal barbiere, o in libreria o…sfidando le intemperie durante una passeggiata, o semplicemente in casa,&#160;fra giornali, musica, computer e finanche qualche lavoretto. Dimostrazione lampante che è difficile sfuggire al destino o all’epidemia, che non esistono percorsi infallibili, semmai meno pericolosi. Ha comunque un suo fascino sentire che quando i media annunciano 50.534. contagiati, quel 4 è proprio lui che&#8230;</p>
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<p>Malgrado vaccino, precauzioni, mascherina, Luigi l’ha preso. Dal collega, o forse dal barbiere, o in libreria o…sfidando le intemperie durante una passeggiata, o semplicemente in casa,&nbsp;fra giornali, musica, computer e finanche qualche lavoretto. Dimostrazione lampante che è difficile sfuggire al destino o all’epidemia, che non esistono percorsi infallibili, semmai meno pericolosi. Ha comunque un suo fascino sentire che quando i media annunciano 50.534. contagiati, quel 4 è proprio lui che per un pelo ha occupato l&#8217;ultimo numero disponibile.&nbsp;</p>



<p>Che figata!&nbsp;dice il mio nipotino, nonché figlio del positivo, sedicente&nbsp;grande che meno figo si sente tuttavia quando insieme al resto della famiglia dovrà tamponarsi (termine che si è insinuato nel parlato quotidiano con un salto semantico dal più frequentato ambito automobilistico).&nbsp;</p>



<p>Luigi è immediatamente &#8211; con sua recondita soddisfazione perché forte delle tre dosi e asintomatico &#8211; isolato all&#8217;ultimo piano, gli altri facenti parte del nucleo familiare, tutti temporaneamente negativi, miei ospiti, al piano di sotto (con mia recondita soddisfazione? Vi lascio nel dubbio).&nbsp;</p>



<p>La prima fase della novità è&nbsp; stata quella di dedicarci all&#8217;interpretazione della normativa. Per Luigi è risultato lapalissiano doversi recludere e abbandonare lavoro e contatti. Meno lapalissiana è apparsa l&#8217;immediata esenzione da ogni collaborazione domestica come mettere fuori la spazzatura,&nbsp; salire le cassette d&#8217;acqua, tenere in ordine il suo abitacolo, prepararsi almeno il caffè.</p>



<p>Le perplessità sono sopraggiunte per il resto della compagnia. Liberi tutti perché negativi? Ma Giorgia è già in personale quarantena per i compagni di classe positivi, Ester ha due dosi di vaccino ma non può andare a scuola perché è in stretto contatto con un positivo, Francesco, il grande,&nbsp;è alla prima dose di vaccino, Francesca ne ha tre ma è quella che è stata più a contatto con il famigerato infetto, io ho tre dosi e non faccio parte ufficialmente, ma logisticamente sì,&nbsp; dello stato di famiglia. Optiamo per una generale quarantena fiduciaria e riprendiamo modalità tempi e consuetudini del primo lockdown.&nbsp;</p>



<p>Dopo&nbsp;l&#8217;unanime sentenza di reclusione affrontata con leggera quanto intempestiva e inconsapevole baldanza, segue l&#8217;unanime coro: &#8220;Tisana&#8221;.</p>



<p>Contro raffreddori e influenza e figuriamoci Covid, ma anche qualsivoglia malanno, in casa nostra è&nbsp;la prima controffensiva. Ma se il coro è unanime, le tisane sono multiple. Ognuno ha la sua, l’unica efficace. Nessuna argomentazione o scientifica esperienza avrà il potere di fare cambiare idea. La propria tisana è una fede.</p>



<p>Io vado controcorrente, ho ascoltato tutti, ho consultato erboristerie e pescato nella vasta rete di internet e alla fine sono arrivata alla conclusione di affidarmi a Rino.</p>



<p>Rino sta a me come l’improvvisazione sta al Fai da te. Rino mi fa da giardiniere con protervia di potatore, da idraulico e elettricista sfiorando ogni volta di dare il colpo mortale a elettrodomestici in via di rottamazione, da restauratore resuscitando mobili confinati negli scantinati. È imbianchino e pittore, come recita il suo biglietto da visita. </p>



<p>Ma soprattutto Rino conosce una tisana miracolosa per ogni tipo d’acciacco. No, non una per ogni malessere, una per tutti i malanni. Le uniche variabili sono dovute alla dimenticanza, agli ingredienti che ha sottomano, alla stagione, alla fantasia. La preparerà lui, nel segreto della sua cucina e me la consegnerà in una bottiglia di vetro. La riceverò con qualche brivido, non attribuibile al Covid.  </p>



<p>La tisana tuttavia non è destinata al legittimo fruitore della terapia, Luigi, che infatti disdegna ogni bevanda calda che non sia caffè.&nbsp; È&nbsp;piuttosto per tutti noi, il resto della famiglia, i tamponati momentaneamente negativi (anche qui il lemma viene usato in un&#8217;accezione insolita, al contrario: quando mai il positivo è negativo e il negativo è positivo?).</p>



<p>Nel carrello che la porta in trionfo in una tisaniera kitsch a forma di Mammy, è tutto all’insegna della lista classica delle coccole: miele, zenzero, eucalipto, ciambella e cioccolata,&nbsp; e poi sciarpa, peluches, plaid, caramelle. E su tutto la calda fiamma del camino che stranamente non fa solo fumo.</p>



<p>Che figata!&nbsp;È sempre lui, il sedicente nipotino grande.&nbsp;E già&nbsp;rispondiamo con un sospiro unanime.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: qui non ci sono dubbi: (al massimo tamponi) Covid<br><strong>Terapia</strong>: tisana, ampiamente raccontata, e potrebbe essere il tempo e l&#8217;occasione giusta per una pila di libri, sempre che abbiate finito di leggere la normativa delle quarantene.</p>
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		<title>Discorso sullo Stato dell’Unione, Von Der Leyen: &#8220;Rendiamola più forte, insieme&#8221;</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/09/25/munari-discorso-sullo-stato-dellunione-von-der-leyen-rendiamola-piu-forte-insieme/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Sep 2021 13:21:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 15 settembre, a Strasburgo, la Presidente Von Der Leyen ha pronunciato il discorso sullo Stato dell’Unione dinanzi al Parlamento europeo. Ascoltando l’insieme di progetti e riforme in agenda si comprende che la linea Von Der Leyen è riassumibile nella frase di De Gasperiana memoria, “politica vuol dire realizzarsi”. Seppur non troppo dettagliate, le proposte di cui la Presidente ha discusso delineano un cambio di passo. Si auspica maggiore pragmatismo.&#8230;</p>
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<p>Il 15 settembre, a Strasburgo, la Presidente Von Der Leyen ha pronunciato il discorso sullo Stato dell’Unione dinanzi al Parlamento europeo. Ascoltando l’insieme di progetti e riforme in agenda si comprende che la linea Von Der Leyen è riassumibile nella frase di De Gasperiana memoria, “politica vuol dire realizzarsi”. </p>



<p>Seppur non troppo dettagliate, le proposte di cui la Presidente ha discusso delineano un cambio di passo. Si auspica maggiore pragmatismo. Forte centralità è stata data alla valorizzazione e al rafforzamento dell’anima della nostra Unione. Viene ritratta un’Europa forte, unita nelle avversità e nella ripresa, un’Europa dove valori come la libertà, la diversità e la responsabilità verso gli altri tornano al centro assieme alle grandi tematiche e alle sfide del nostro tempo.</p>



<p>Vi sono state inconsistenze e incomprensioni tra gli stati membri dell’Unione, la stessa Presidente lo ammette, pur affermando che “per quanto sia imperfetta, la nostra Unione è straordinaria nella sua unicità e unica nella sua straordinarietà”. Alcuni hanno letto tra le linee soltanto tanta retorica. Sicuramente quello della Von Der Leyen è un discorso volutamente privo di polemiche. Eppure, si è rivelato decisamente ricco di riflessioni. </p>



<p>La pandemia è stata un acceleratore formidabile in termini di sforzi congiunti e collaborazione tra gli Stati membri: di ciò l’integrazione europea ne ha sicuramente giovato. Il Covid-19 ha colto tutti allo sbaraglio ma, nonostante questo, la Commissione è stata in grado di raggiungere obiettivi essenziali nell’azione di contenimento del virus, ed ora, con l’autorità operativa HERA, s’appresta a “garantire che mai più nessun virus trasformi un’epidemia locale in una pandemia globale”.</p>



<p>Sulla politica fiscale, la Presidente presenta NextGenerationEU – primo esempio di debito comune – come un investimento a lungo termine. Sicuramente una discussione profonda riguardante il patto di stabilità emergerà nei prossimi mesi, i cui equilibri saranno fortemente influenzati dal voto per la leadership tedesca.</p>



<p>Nuovo e con una impronta decisa è l’intento di presentare una nuova legge europea sui semiconduttori, vitali nella produzione dei chip, settore del digitale oggi troppo dipendente dall’Asia. “Non si tratta solo di competitività. Si tratta anche di sovranità tecnologica”. La Commissione è convinta della qualità della ricerca e produzione europea.</p>



<p>Intrecciato con ricerca e sviluppo è il programma ALMA, proposto sulla falsariga dei programmi di scambi europei già esistenti, il quale consentirà ai giovani NEET di fare una esperienza professionale in un altro paese europeo. </p>



<p>In svariati passaggi del discorso viene richiamata l’attenzione al destino delle generazioni future; la pandemia ha causato un accumulo di “tempo perduto che non potremo più restituire ai nostri giovani” afferma infatti la Presidente, “questa deve essere la loro Conferenza”.</p>



<p>Altro tema toccato è stato il Green Deal. È netta la posizione della Von Der Leyen: l’Europa verserà ingenti finanziamenti per il clima ma essa non può agire da sola – la COP26 di Glasgow sarà il vero turning point sulle posizioni di tutta la comunità mondiale. L’annuncio da parte del Presidente cinese riguardante l’interruzione della costruzione di nuove centrali a carbone all’estero ha una notevole portata; pur non fermando le centrali interne del paese, la promessa di Xi Jinping denota un’attenzione a metodi di produzione energetici più rispettosi nei paesi in via di sviluppo dove la Cina opera.</p>



<p>Riguardo la geopolitica, la gestione del Medio Oriente è il principale scenario su cui l’Europa ha deciso di concentrarsi. Il ritiro degli Stati Uniti d’America dalla scena e le conseguenze della crisi afghana, ancora poco visibili, hanno sicuramente fatto emergere preoccupanti questioni all’interno della NATO.</p>



<p>La Presidente è stata ferma sul fatto che “non esistono problemi di sicurezza e di difesa per i quali la risposta sia una minore cooperazione”. L’Europa dovrà scegliere se restare dipendente, in modo esclusivo, dalla NATO o se vorrà seguire una linea più audace e diversa, quella di elaborare una strategia europea di difesa autonoma. </p>



<p>Romano Prodi, in un articolo pubblicato dal Messaggero, ha ipotizzato in tal senso una rivoluzione guidata dalla Francia – l’unico paese europeo a possedere il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’armamento nucleare, due strumenti necessari per permettere la costruzione di una difesa europea comune. Vedremo se i francesi coglieranno al volo questo consiglio o se preferiranno mantenere una linea nazionale.</p>



<p>Fortemente connesso all’instabilità del Medio Oriente, ma anche del continente africano, il tema dell’accoglienza di rifugiati e migranti rimane scottante. L’Unione è divisa tra chi difende la Convenzione di Dublino del 1990 e chi chiede nuove regole per la redistribuzione tra gli stati membri.</p>



<p>Gli argomenti trattati da Ursula Von Der Leyen sono stati innumerevoli. Il filo rosso che connette ogni tematica è sicuramente l’augurio della Commissione che l’Europa possa rafforzarsi ed essere unita di fronte alle sfide globali che l’attendono.</p>



<p>La Presidente ha ribadito più volte il bisogno non soltanto di mettere in campo ingenti strumenti economici e politici ma anche la necessità di coltivare uno spirito europeo. È quella stessa anima che spinse i padri fondatori a sedersi ad un tavolo e fondare l’Unione che la Von der Leyen auspica possa nuovamente riemergere. </p>



<p>È l’anima dell’Unione, allora nata tra le macerie di una guerra mondiale. Ritrovare quel sentimento è ciò che la Presidente ha invitato tutti gli stati membri a fare. Speriamo che l’appello venga accolto con determinazione.</p>
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		<title>Le luci degli altri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 12:29:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Durante questo anno di più o meno rigoroso lockdown, nelle casalinghe serate di coprifuoco, ho instaurato nuovi rituali,  impensabili in tempi normali. Prima, in insperata e imprevedibile classifica, è assurta la TV con i suoi triti e ritriti programmi da criticare nelle telefonate del giorno dopo, ma soprattutto come comodo schermo per serie compulsive (un episodio dopo l&#8217;altro, una stagione dopo l&#8217;altra). Durante gli stacchi pubblicitari, nelle pause dovute a&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Durante questo anno di più o meno rigoroso lockdown, nelle casalinghe serate di coprifuoco, ho instaurato nuovi rituali,  impensabili in tempi normali. Prima, in insperata e imprevedibile classifica, è assurta la TV con i suoi triti e ritriti programmi da criticare nelle telefonate del giorno dopo, ma soprattutto come comodo schermo per serie compulsive (un episodio dopo l&#8217;altro, una stagione dopo l&#8217;altra). Durante gli stacchi pubblicitari, nelle pause dovute a sfinimento, nella necessità di fare comunque due passi, mi sono dedicata alle luci degli altri. Dapprima distrattamente e poi sempre più consapevolmente ho perfezionato un itinerario dalla finestra al balcone.</p>



<p>Finestra. Profilo ombrato delle colline attraversate da un tratto della vecchia statale illuminata da sporadici fanali. Deserta, ma se si ha la pazienza di soffermarsi qualche minuto dietro i vetri, si potranno vedere comparire i fari di una solitaria auto. Chi sfida il coprifuoco? Quale necessità o temerarietà è alla guida? Un&#8217;urgenza dolorosa, il coraggio cieco dell&#8217;amore, una bravata di incosciente età? O più semplicemente e meno romanticamente un rientro dal lavoro? </p>



<p>Intanto i fari si sono spenti dietro la curva. Abbassando lo sguardo non si può, anche se si volesse, non scontrarsi con un grosso cubo di cemento messo lì a deturpare il paesaggio. Tre piani di degrado urbanistico che non rispondono nemmeno al fabbisogno abitativo essendo quasi del tutto disabitati.</p>



<p>Un balcone illuminato al piano di mezzo, fino a notte fonda. Forse il geometra che ha progettato la casa espia tra insonnie e incubi il suo crimine. Poi proprio di fronte alla mia finestra quella di Giulia che combatte gli anni, la solitudine, la paura della notte che assale in eguale misura bimbi e vecchi, lasciando gli scurini aperti e la luce accesa finché quella del giorno non la sostituirà. </p>



<p>Un po&#8217; più in là la terrazza con vista sul mare che resta illuminata fino a tardi. L&#8217;epidemia ha reso abituale una presenza in altri tempi sporadica. Complici il pensionamento, i figli autonomi, la coppia ha abbandonato i ritmi, l&#8217;isolamento, le difficoltà, i contagi della città per reinventarsi una paesana vita rallentata. Bella o brutta, fredda o tiepida che sia la serata, loro non rinunciano alla vista a mare. Stanno uno accanto all&#8217;altro affacciati dalla ringhiera e guardano. Avanti o indietro, non so.</p>



<p>Faccio una deviazione verso la cucina e mi preparo una tisana &#8220;La giusta occasione per concedersi un momento di intimità e riflessione. Ottima contro l&#8217;ansia, concilia il sonno, aiuta a superare lo stress con un&#8217; attitudine più distesa e rilassata&#8221;. Perfetta, con quel tanto di ingannevole che la rende accettabile. È comunque proprio buona e con una tazza calda tra le mani posso affrontare luci che appaiono e scompaiono a ritmo del venticello che scuote i cipressi lì in fondo. </p>



<p>Ci siamo e non ci siamo, sembrano dire nel loro apparire e scomparire. Siamo presenti assenze. Siamo il passato che continuamente è oggi nei ricordi. Siamo i rimpianti, il perduto, i rimorsi. Siamo il bene che niente, nemmeno il tempo, può cancellare. Siamo domande senza o con troppe risposte. Siamo, come dice il Cantico, forti come la morte perché siamo amore.</p>



<p>E ora passiamo al balcone. Dai vetri del balcone lo sguardo si allarga su buona parte del paese. Qui le luci sono tante e perlopiù anonime. Bisogna esercitare la virtù del discernimento e inventarsi una nuova vista che non veda quel che è visibile e distingua invece l&#8217;invisibile. Un po&#8217; come la volpe del Piccolo Principe &#8220;non si vede bene che col cuore. L&#8217;essenziale è invisibile agli occhi&#8221;. Allora chiudo gli occhi per vedere la luce che non c&#8217;è al terzo piano di Viale Mannarino, n. 4. </p>



<p>La luce non c&#8217;è perché l&#8217;appartamento da quando lo abbiamo lasciato noi non è stato più abitato. È quindi ancora ricolmo dal chiasso di sei figli piccoli in scaletta di 10 anni, di Enzo e me che combattevamo la faticosa, ma allegra, ma spensierata, ma appagante, ma condivisa, ma esaltante, ma amorevole sfida di fare della nostra la più bella famiglia del mondo. Del nostro personale mondo s&#8217;intende. E gli anni di viale Mannarino hanno risposto: Sì, lo voglio facendo eco a quel primo Sì lo voglio da cui tutto è partito. Sì, ti accolgo nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nell&#8217;accordo e nel disaccordo,  nella fatica e nel riposo. Per sempre nella mia vita e oltre la mia vita. Come sigillo nel mio cuore.</p>



<p>Alcune luci si accendono altre si spengono. Accosto gli scurini e vado a letto.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: leggere forme di stress<br><strong>Terapia</strong>: della tisana si è già ampiamente detto. Per quanto riguarda il libro non vi aspettate &#8220;Le luci nelle case degli altri&#8221;, che pure ci starebbe, né &#8220;Doppio vetro &#8221; che ci starebbe ancora meglio per analogia di tema, in quanto, (i più attenti lo sanno ) ve l&#8217;ho già consigliato. Scegliete voi. Per questa sera chiudete la Tv, aprite un bel libro, ma non chiudete gli scurini. Le luci degli altri illumineranno pagine e pensieri.</p>
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		<title>Variazioni su tema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2021 16:15:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È stata l’epidemia a inventare il lockdown? No. Di sicuro no. Zia Léonie “…non aveva voluto più lasciare, dapprima Combray, poi la sua casa di Combray, poi la sua camera, infine il suo letto…”. E se invece, malauguratamente fosse stata amante di viaggi o crociere, di prime e seconde e magari terze case, di feste e di balli, difficilmente Marcel sarebbe potuto entrare nella sua camera per augurarle il buongiorno&#8230;</p>
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<p>È stata l’epidemia a inventare il lockdown? No. Di sicuro no.</p>



<p>Zia Léonie “…non aveva voluto più lasciare, dapprima Combray, poi la sua casa di Combray, poi la sua camera, infine il suo letto…”. E se invece, malauguratamente fosse stata amante di viaggi o crociere, di prime e seconde e magari terze case, di feste e di balli, difficilmente Marcel sarebbe potuto entrare nella sua camera per augurarle il buongiorno e inzuppare un pezzetto di madeleine nel tè. “…E quando ebbi riconosciuto il gusto del pezzetto di madeleine, la vecchia casa grigia, la città, la piazza, le vie e la campagna circostante, tutto questo è uscito dalla mia tazza di tè.”</p>



<p>Non voglio nemmeno immaginare per un istante quello che Proust, la letteratura, la storia, la bellezza, l’umanità tutta e ognuno di noi, singolo lettore, avrebbe perso se solo zia Léonie non avesse optato per un personalissimo quanto stravagante lockdown.</p>



<p>Mia Nonna, la sola che ho conosciuto e pertanto assurta al ruolo di unicità come lo sono&nbsp;la mamma o il papà, al ritorno da Roma dopo un intervento alla spina dorsale, salì le scale di casa, 53 gradini, soffermandosi in saluti e conversari nel primo pianerottolo dove era stata sistemata una poltrona per un eventuale riposino, raggiunse l’ultimo piano dove abitava e non ne uscì più. Salvo quando ridiscese i 53 gradini, quella volta senza necessità di poltrona al primo pianerottolo in quanto l’attendeva un lungo riposo.</p>



<p>Mia Nonna non si rinchiuse nella stanza da letto, anzi più volte attraversava tutto l’appartamento con passo spedito e cadenzato, sgranando il rosario. Io alzavo gli occhi dai miei giochi e mi chiedevo perché, visto che era così agile, non uscisse mai. Mi mettevo ai piedi della sua poltrona, accanto alla finestra, dove lei sedeva come una regina con il lungo strascico di una immancabile coperta bianca che fioriva magicamente di rose e foglie che il suo uncinetto inventava. Avrei voluto dirle Nonna perché non facciamo una passeggiata tu e io? L’aria è tiepida, il cielo è limpido, le strade portano in tanti bei posti. Nonna guardava il mare dalla finestra, poi spostava lo sguardo sulle colline, sospirava. Lasciava l’uncinetto e come se mi avesse ascoltato, Un giorno ti racconterò… I suoi occhi diventavano più blu.</p>



<p>Mia madre fece invece come la zia Lèony, dapprima non viaggiò più, poi non uscì più da casa, infine visse nella sua camera. Il suo fu però un lockdown affollato. Di fronte alla sua poltrona ce ne erano altre due, ma spesso si aggiungevano sedie e anche posti alternativi, sul letto, sul pavimento, in piedi. E sì perché i visitatori di mia madre erano tanti e di tutte le età, suoi coetanei, adulti, bambini e molti, molti&nbsp;giovani. Mamma a differenza di Nonna raccontava e soprattutto ascoltava. Era aggiornata su tutto, non viveva nei suoi “bei tempi” ma nei nostri ed era sempre un po’ più avanti di noi. Per questo i miei figli, e non solo, a lei davano ascolto. </p>



<p>Come Nonna anche lei faceva coperte, non bianche però. Sferruzzava rombi colorati e diceva: &#8220;questa la faccio &nbsp;tutta sui toni del blu dell’azzurro del celeste e poi ci aggiungo qualche sprazzo di giallo, come se ci fosse il sole&#8221;. Con le mani toccava i gomitoli e chiedeva: &#8220;E’ questo l’azzurro?&#8221;. Le porgevo la matassa. Lei vi passava sopra le dita e diceva: &#8220;Sì, sì è proprio una bella tonalità d’azzurro come il mare in certi giorni di primavera. Lo ricordo bene è come se ancora lo vedessi. Ora passami il blu&#8221;. Smetteva per un po&#8217; di sferruzzare&nbsp;e i suoi occhi vuoti andavano dietro qualche lontano blu. Ma non sospirava.</p>



<p>Come posso io dire male del lockdown?<br>&nbsp;<br><strong>Patologia</strong>: personali e differentemente causate forme di agorafobia.<br><strong>Terapia</strong>: naturalmente un buon tè, a patto e condizione che sia accompagnato almeno da una madeleinette, e poi: “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust. Dite che 3724 pagine sono troppe anche per il più lungo e rigoroso lockdown? Allora limitatevi al primo volume,&nbsp;“Dalla parte di Swann” (406), potrebbe bastare, ma ricordate che “Chi si accontenta gode, così così”, cantava Ligabue.</p>
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		<title>Il disastro di un nuovo lockdown</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 14:13:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono passati un mese e 5 giorni dal lockdown dell’11 Marzo. Un mese e 5 giorni in cui abbiamo provato a convincerci che era la cosa giusta da fare. Il virus non doveva circolare indiscriminatamente e noi non dovevamo essere il suo cavallo di Troia. Lockdown, un termine mutuato dall’inglese forse per sentirci meno soli e più vicini al resto del mondo. Ma niente di nuovo. Già dal Medioevo le&#8230;</p>
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<p>Sono passati un mese e 5 giorni dal <em>lockdown</em> dell’11 Marzo. Un mese e 5 giorni in cui abbiamo provato a convincerci che era la cosa giusta da fare. Il virus non doveva circolare indiscriminatamente e noi non dovevamo essere il suo cavallo di Troia. </p>



<p><em>Lockdown</em>, un termine mutuato dall’inglese forse per sentirci meno soli e più vicini al resto del mondo. Ma niente di nuovo. Già dal Medioevo le epidemie di peste venivano combattute con l’isolamento dei malati. Nel 1300 le navi venivano bloccate per 30-40 giorni al largo di Venezia per proteggere la città dalla peste nera. Nasce la quarantena. &nbsp;Eppure, queste misure risultano ancora attuali. </p>



<p>Nel frattempo, la Scienza ha fatto passi da gigante e la Medicina moderna ha raggiunto risultati prima inimmaginabili. Pensate a Edward Jenner, padre del Vaccino contro il vaiolo. All’inizio non fu preso neanche in considerazione dalla comunità scientifica di allora. </p>



<p>Noi siamo molto più fortunati. A soli pochi mesi dalla scoperta del COVID19 ci sono 70 possibili vaccini in fase di studio di cui 3 già in sperimentazione sull’uomo (<em>fonte Organizzazione Mondiale della Sanità</em>).</p>



<p>A differenza del <em>lockdown</em> che ha lo scopo di ridurre i contagi (cosa non da poco!), il vaccino è un’arma più potente. Ci rende immuni consentendoci di tornare ad avere una vita più serena. In assenza, siamo tutti vulnerabili.</p>



<p>E chi è guarito? È diventato immune? Se sì, per sempre? Un tema fondamentale che resta ancora un’incognita, quando conoscere queste informazioni risulterebbe essenziale per programmare la ripresa del Paese.</p>



<p>Benché la Scienza sia in grado di fare passi da gigante, ci sono tempi che non possono essere anticipati, perché necessari alla raccolta dei dati ed all’analisi. Andare di fretta per giungere a tutti i costi ad una conclusione non solo non è scientifico, ma non è etico. Ed avrebbe il grande rischio di farci cadere nuovamente. Qualcosa che non possiamo permetterci.</p>



<p>Allora non ci resta che guardare a chi l’epidemia l’ha conosciuta prima di noi, per provare ad imparare dalle esperienze altrui. Ma dalla Cina e dalla Corea non arrivano notizie incoraggianti. Diversi casi dichiarati guariti sono ritornati positivi. Osservazioni certo da confermare, ma che non possono lasciarci indifferenti.</p>



<p>Se cosi fosse, una riapertura frettolosa potrebbe alimentare la comparsa di nuovi focolai. Ed una seconda ondata peggiore della prima, che quasi certamente arriverà, ma la cui portata potrà essere mitigata da comportamenti virtuosi. &nbsp;</p>



<p>Ecco, allora, che mai come in questi giorni la Scienza deve sostenere la Politica, affinché si possano identificare le strategie più adeguate e sicure per far ripartire il Paese. I passi falsi non sono più ammessi.&nbsp; Un nuovo <em>lockdown</em> sarebbe catastrofico.</p>
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