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	<title>Mascherina Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Mascherina Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Covid e tisana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 15:41:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Epidemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Malgrado vaccino, precauzioni, mascherina, Luigi l’ha preso. Dal collega, o forse dal barbiere, o in libreria o…sfidando le intemperie durante una passeggiata, o semplicemente in casa,&#160;fra giornali, musica, computer e finanche qualche lavoretto. Dimostrazione lampante che è difficile sfuggire al destino o all’epidemia, che non esistono percorsi infallibili, semmai meno pericolosi. Ha comunque un suo fascino sentire che quando i media annunciano 50.534. contagiati, quel 4 è proprio lui che&#8230;</p>
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<p>Malgrado vaccino, precauzioni, mascherina, Luigi l’ha preso. Dal collega, o forse dal barbiere, o in libreria o…sfidando le intemperie durante una passeggiata, o semplicemente in casa,&nbsp;fra giornali, musica, computer e finanche qualche lavoretto. Dimostrazione lampante che è difficile sfuggire al destino o all’epidemia, che non esistono percorsi infallibili, semmai meno pericolosi. Ha comunque un suo fascino sentire che quando i media annunciano 50.534. contagiati, quel 4 è proprio lui che per un pelo ha occupato l&#8217;ultimo numero disponibile.&nbsp;</p>



<p>Che figata!&nbsp;dice il mio nipotino, nonché figlio del positivo, sedicente&nbsp;grande che meno figo si sente tuttavia quando insieme al resto della famiglia dovrà tamponarsi (termine che si è insinuato nel parlato quotidiano con un salto semantico dal più frequentato ambito automobilistico).&nbsp;</p>



<p>Luigi è immediatamente &#8211; con sua recondita soddisfazione perché forte delle tre dosi e asintomatico &#8211; isolato all&#8217;ultimo piano, gli altri facenti parte del nucleo familiare, tutti temporaneamente negativi, miei ospiti, al piano di sotto (con mia recondita soddisfazione? Vi lascio nel dubbio).&nbsp;</p>



<p>La prima fase della novità è&nbsp; stata quella di dedicarci all&#8217;interpretazione della normativa. Per Luigi è risultato lapalissiano doversi recludere e abbandonare lavoro e contatti. Meno lapalissiana è apparsa l&#8217;immediata esenzione da ogni collaborazione domestica come mettere fuori la spazzatura,&nbsp; salire le cassette d&#8217;acqua, tenere in ordine il suo abitacolo, prepararsi almeno il caffè.</p>



<p>Le perplessità sono sopraggiunte per il resto della compagnia. Liberi tutti perché negativi? Ma Giorgia è già in personale quarantena per i compagni di classe positivi, Ester ha due dosi di vaccino ma non può andare a scuola perché è in stretto contatto con un positivo, Francesco, il grande,&nbsp;è alla prima dose di vaccino, Francesca ne ha tre ma è quella che è stata più a contatto con il famigerato infetto, io ho tre dosi e non faccio parte ufficialmente, ma logisticamente sì,&nbsp; dello stato di famiglia. Optiamo per una generale quarantena fiduciaria e riprendiamo modalità tempi e consuetudini del primo lockdown.&nbsp;</p>



<p>Dopo&nbsp;l&#8217;unanime sentenza di reclusione affrontata con leggera quanto intempestiva e inconsapevole baldanza, segue l&#8217;unanime coro: &#8220;Tisana&#8221;.</p>



<p>Contro raffreddori e influenza e figuriamoci Covid, ma anche qualsivoglia malanno, in casa nostra è&nbsp;la prima controffensiva. Ma se il coro è unanime, le tisane sono multiple. Ognuno ha la sua, l’unica efficace. Nessuna argomentazione o scientifica esperienza avrà il potere di fare cambiare idea. La propria tisana è una fede.</p>



<p>Io vado controcorrente, ho ascoltato tutti, ho consultato erboristerie e pescato nella vasta rete di internet e alla fine sono arrivata alla conclusione di affidarmi a Rino.</p>



<p>Rino sta a me come l’improvvisazione sta al Fai da te. Rino mi fa da giardiniere con protervia di potatore, da idraulico e elettricista sfiorando ogni volta di dare il colpo mortale a elettrodomestici in via di rottamazione, da restauratore resuscitando mobili confinati negli scantinati. È imbianchino e pittore, come recita il suo biglietto da visita. </p>



<p>Ma soprattutto Rino conosce una tisana miracolosa per ogni tipo d’acciacco. No, non una per ogni malessere, una per tutti i malanni. Le uniche variabili sono dovute alla dimenticanza, agli ingredienti che ha sottomano, alla stagione, alla fantasia. La preparerà lui, nel segreto della sua cucina e me la consegnerà in una bottiglia di vetro. La riceverò con qualche brivido, non attribuibile al Covid.  </p>



<p>La tisana tuttavia non è destinata al legittimo fruitore della terapia, Luigi, che infatti disdegna ogni bevanda calda che non sia caffè.&nbsp; È&nbsp;piuttosto per tutti noi, il resto della famiglia, i tamponati momentaneamente negativi (anche qui il lemma viene usato in un&#8217;accezione insolita, al contrario: quando mai il positivo è negativo e il negativo è positivo?).</p>



<p>Nel carrello che la porta in trionfo in una tisaniera kitsch a forma di Mammy, è tutto all’insegna della lista classica delle coccole: miele, zenzero, eucalipto, ciambella e cioccolata,&nbsp; e poi sciarpa, peluches, plaid, caramelle. E su tutto la calda fiamma del camino che stranamente non fa solo fumo.</p>



<p>Che figata!&nbsp;È sempre lui, il sedicente nipotino grande.&nbsp;E già&nbsp;rispondiamo con un sospiro unanime.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: qui non ci sono dubbi: (al massimo tamponi) Covid<br><strong>Terapia</strong>: tisana, ampiamente raccontata, e potrebbe essere il tempo e l&#8217;occasione giusta per una pila di libri, sempre che abbiate finito di leggere la normativa delle quarantene.</p>
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		<title>Mašcarina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco De Fossis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 21:36:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[De Fossis]]></category>
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		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Compà, si vida ca si nu chiachiellupicchì, sta’ a sent’ a mmia ca sugnu spìertu,mi šcantu chi daveru è allu cervìelluca t’ha pigliatu u virus, sugnu cìertu. Minta la mašcarina e sta ara casae fatti lu vaccinu; no lu voj!’un fa’ ciutìe, sinnò vena e ti vasa’a vecchia ca ricoglia a tutti noi</p>
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<p>Compà, si vida ca si nu chiachiellu<br>picchì, sta’ a sent’ a mmia ca sugnu spìertu,<br>mi šcantu chi daveru è allu cervìellu<br>ca t’ha pigliatu u virus, sugnu cìertu.</p>



<p>Minta la mašcarina e sta ara casa<br>e fatti lu vaccinu; no lu voj!<br>’un fa’ ciutìe, sinnò vena e ti vasa<br>’a vecchia ca ricoglia a tutti noi</p>
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		<title>Innaturale voglia di andare a scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2020 15:45:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[don Milani]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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		<category><![CDATA[Mascherina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Li sento scendere per le scale dal piano di sopra e abbandonando la colazione &#160;mi affretto sulla porta con la mia tazza di&#160; English breakfast tea. La famiglia è al completo, madre, padre e figli. Si va a scuola, come fosse il primo giorno. Ogni giorno è infatti una sfida vinta: anche per questa mattina la scuola apre i battenti. L’evento merita questa uscita gloriosa e comunitaria. Si ritorna sui&#8230;</p>
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]]></description>
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<p>Li sento scendere per le scale dal piano di sopra e abbandonando la colazione &nbsp;mi affretto sulla porta con la mia tazza di&nbsp; English breakfast tea. La famiglia è al completo, madre, padre e figli. Si va a scuola, come fosse il primo giorno. Ogni giorno è infatti una sfida vinta: anche per questa mattina la scuola apre i battenti. L’evento merita questa uscita gloriosa e comunitaria. Si ritorna sui banchi con regolarità dopo sette mesi. Nelle più sfrenate fantasie da alunna mai sarei arrivata a sognare sei mesi di vacanza e mai, nell’eventualità di un caso così eccezionale, avrei potuto immaginare di non esserne felice. Così come non lo sono stati i miei nipoti.&nbsp;</p>



<p>Scendono trionfanti le scale che assumono l’aspetto delle grandiose passerelle di un palcoscenico e approdano al mio pianerottolo.&nbsp;36 e 5, 36 e 8, e io 80 e 321 annuncia trionfante Francesco. Mi devo riprendere un attimo dal disorientamento per&nbsp;l’enunciazione di questi numeri. Mi aspettavo commenti e saluti. Comunque la temperatura è da lasciapassare.&nbsp;Mi raccomando non tossite o starnutite, intima Francesca alla quale non pare vero di poter andare a consegnare la figliolanza. No, mamma, è la risposta univoca.&nbsp;</p>



<p>Giorgia apre lo zaino e mi fa vedere insieme a quaderni e astucci una pochette con salviettine igienizzanti, gel per le mani e naturalmente mascherina di ricambio, dovesse malauguratamente cadere a terra quella che ora ha al collo. Francesco mi dice qualcosa attraverso un velociraptor che gli copre la bocca. L’ha voluta mettere per forza, ma per lui non è obbligatoria, precisa Ester che per l’occasione ne sfoggia una con le firme fantasiose di tutta la classe.&nbsp;</p>



<p>Ogni mattina&nbsp;sono emozionata. Rivedere i compagni, non ci posso credere. Le maestre,&nbsp; l’aula… peccato che i banchi sono distanziati e non posso più chiacchierare tanto con la mia amica del cuore, Giorgia è un diluvio inarrestabile di parole che Ester frena chiudendole la bocca con la mascherina. Ma la maestra non mi&nbsp;fa fare la lotta con David piagnucola Francesco brandendo la Spada di fuoco.&nbsp;Niente lotte. A scuola devi stare buono e ubbidire alla maestra. È il padre che lo dice.&nbsp;No, io mi comando da solo, risponde la nuova generazione. Luigi sta per confutare il disprezzo delle regole, ma Francesca taglia corto e toglie la Spada di fuoco dalle mani di Francesco.&nbsp;</p>



<p>Il gruppo riprende la discesa capeggiato da Luigi, prono sotto il peso degli zaini e chiuso da una punta di spada che fa capolino dalla gamba dei jeans di Francesco. Ma scendi per bene, sembri imbalsamato, lo redarguisce Ester.&nbsp;Buona scuola, lancio allegramente nel disinteresse generale dei giovani. Solo Francesca si gira a sorridermi soddisfatta&nbsp;con un sorriso a 64 denti.&nbsp;</p>



<p>È strana questa esultanza generalizzata di ragazzi che vanno volentieri a scuola. Ma i giovani non hanno sempre tifato per la chiusura delle lezioni, non hanno sempre sperato in una assenza loro o degli insegnanti, non si sono sempre rallegrati al campanello di fine attività e non a quello di inizio? Non era quello il mestiere degli studenti quando la scuola faceva quello di Scuola? Questa senile assennatezza dei nostri figli&nbsp;mi fa misurare il termometro della paura, del pericolo: 80 e 321, ha ragione Francesco. &nbsp;</p>



<p>Il portone si chiude e la casa piomba in un insolito silenzio. Ritorno alla colazione che ho abbandonato e pensando all’oggi della scuola, per prendere coraggio tolgo dallo scaffale la mia vecchia edizione universitaria della “Lettera a una professoressa” e faccio una ripassatina. Il ripasso è una pratica ieri e oggi sempre consigliata. Mi consola pensare a don Milani, quell’osteggiato prete che ha saputo guardare con lucidità, intelligenza e amore, il niente di Barbiana e ne ha fatto un modello educativo.&nbsp;</p>



<p>E se invito studenti, genitori, insegnanti a fare una piazza, (naturalmente con obbligo di mascherina o virtuale) per pregare tutti insieme don Milani perché suggerisca a chi di dovere un’illuminata visione di Scuola? Magari don Milani il miracolo lo fa e, dopo tante diatribe, la Chiesa lo fa pure santo.  <br> <br>Patologia: innaturale voglia di andare a scuola <br>Terapia: rileggere la “Lettera a una professoressa” e, riprendendo a bere il primo tè, mettersi nella disposizione d’animo di chi crede che i miracoli sono possibili. </p>
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		<title>La solitudine del covid: bastano gli occhi per dire “fermati, stiamo vicini”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 10:58:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[Bollettini]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[distanziamento]]></category>
		<category><![CDATA[Mascherina]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Vicinanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto resta sospeso. Ogni giorno apro gli occhi e faccio un profondo respiro (due delle poche cose per le quali non ho bisogno di aiuto!) e qui finiscono le certezze, tutto il resto dipende da dati, bollettini, curve. E dire che fino a solo pochi mesi fa le uniche curve che mi interessavano erano altre! Oggi sono ossessionato dall’aumento delle curve dei contagi, in quanto da questi numeri dipende il&#8230;</p>
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<p>Tutto resta sospeso. Ogni giorno apro gli occhi e faccio un profondo respiro (due delle poche cose per le quali non ho bisogno di aiuto!) e qui finiscono le certezze, tutto il resto dipende da dati, bollettini, curve. E dire che fino a solo pochi mesi fa le uniche curve che mi interessavano erano altre! Oggi sono ossessionato dall’aumento delle curve dei contagi, in quanto da questi numeri dipende il grado di libertà che ci sarà concesso.</p>



<p>Eppure, basterebbe seguire poche semplici regole. L’errore sta nel pensare che a non seguirle siano “gli altri”, questa generica massa indistinta, senza farsi assalire dal dubbio che questi ”altri” altro non è che noi. Intanto dei comportamenti superficiali dobbiamo subirne le conseguenze. Magari questa condizione avrà pure un lato positivo, come dice un mio amico, ma intanto la nostra libertà ne risente.</p>



<p>Io amo passeggiare all’aria aperta con il sole in faccia, mi piace osservare le espressioni della gente che incrocio per strada. Tutto questo, per il momento, resta sospeso. Manca anche la certezza della quantità di tempo che ancora dovrà trascorrere per arrivare alla parola “fine”. </p>



<p>Sarà che sono particolarmente sensibile! Fatto sta che uno dei miei pensieri più ricorrenti va a chi affronta questa incertezza da solo, a chi sa di non trovare a casa una mano che lo sorregga. Mi chiedo anche cosa potrebbe mettere fine a questa solitudine. Forse basterebbe la richiesta di un abbraccio, che neanche una mascherina può nascondere, perché gli occhi bastano per gridare “fermati, stiamo vicini”.</p>
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		<title>La filosofia della mascherina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 21:15:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Lisa Naia]]></category>
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		<category><![CDATA[Mascherina]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[Silvius Magnago]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che il coronavirus avrebbe cambiato la nostra vita lo si è intuito immediatamente, e presto è stato detto ad alta voce. In che misura e direzione l’avrebbe poi condotta, neanche l’alta scienza riuscì a suo tempo a prevederlo. E’ una registrazione che andiamo facendo giorno dopo giorno. Scopriamo piccole e grandi ferite nel nostro vivere e interagire quotidiano fin quasi a sorprenderci non essere più quelli di prima, capaci, per&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Che il coronavirus avrebbe cambiato la nostra vita lo si è intuito immediatamente, e presto è stato detto ad alta voce. In che misura e direzione l’avrebbe poi condotta, neanche l’alta scienza riuscì a suo tempo a prevederlo. E’ una registrazione che andiamo facendo giorno dopo giorno. Scopriamo piccole e grandi ferite nel nostro vivere e interagire quotidiano fin quasi a sorprenderci non essere più quelli di prima, capaci, per esempio, di rifuggire la compagnia che pure amavamo, di variare nell’umore e ancor peggio di manifestare escandescenze o ricorsi alla violenza.</p>



<p>Ma i mesi del ritiro forzato e della disciplina somministrataci per decreto ci hanno anche indotti a far emergere dal nostro intimo una specie di filosofia di vita, che pure avevamo, ma che nel tempo precedente ritenevamo non proprio necessario praticare.</p>



<p>Parliamo qui di rapporti umani, di rispetto, di delicatezza e anche di coerenza tra ciò che si dice – o addirittura si prescrive agli altri – e poi non si fa.</p>



<p>Insistiamo sull’uso della mascherina. Sappiamo tutti quanto vale, dicono i medici che sostituisce al momento il vaccino che attendiamo. E’ fastidiosa? Moltissimo. Tante persone non escono di casa nelle ore di probabili assembramenti per evitarne il ricorso: semplicemente, non la sopportano. Quindi, rinunciano per amore degli altri. Sanno benissimo che con la mascherina si tutelano e con la mascherina tutelano. Allora, che cos’è la mascherina? E’ e resta uno strumento. Usarla, però, è molto di più di uno strumento. E’ un atto di gentilezza, cioè la capacità di vivere tra la gente. Quando qualcuno ci richiama a farne uso, sarebbe utile ricordare a sé stessi che non si tratta necessariamente di una persona che vuole mettere in riga gli altri, ma probabilmente di qualcuno che sa molto bene quello che sta dicendo. Non può spiegarlo, ma non è neanche tenuto a farlo. Potrebbe essere obbligato a spiegare qualcosa di questo tenore: sono leucemico, sono imbottito di chemio, ho dentro un tumore, sono semplicemente terrorizzato che se dovessi ingoiare anche il virus, non c’è terapia che mi rimandi a casa? Finanche questo ci sarebbe da dire. E non si può aspettare che ce lo dicano per poi chiedere scusa, sarebbe solo pretesa assurda.</p>



<p>E allora? Allora aveva ragione Platone quando avvertiva: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre”.</p>



<p>Silvius Magnago – ricordava Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera -, leader altoatesino che aveva perso una gamba in guerra, in un’assemblea spense un brusio con un’esclamazione: “Insomma! Se io posso stare in piedi a parlare su una gamba sola, voi potete ben stare zitti, restando seduti!”. C’era proprio bisogno che Magnago lo dicesse? C’erano mille motivi per non costringerlo a tanto, anche se uno solo sarebbe bastato: un pizzico di buona creanza.</p>



<p>E per arrivare ai nostri giorni, registriamo anche questa bella testimonianza, resa in Parlamento da Lisa Naia, avvocato civilista, affetta da amiotrofia spinale, costretta a vivere su una speciale sedia a rotelle: “Ogni mascherina abbassata, ogni assembramento non autorizzato o che avviene senza il rispetto delle misure di sicurezza è un aiuto al virus e alla sua capacità di condizionare le nostre vite o addirittura di mettere in pericolo la vita delle persone più fragili. E noi, cari colleghi, che rappresentiamo le istituzioni, abbiamo il dovere di affermare questa verità quotidianamente anche con i nostri comportamenti”.</p>



<p>Se abbiamo letto bene, l’on. Naia ha parlato a tutti, ha detto la più precisa filosofia della mascherina e anche la sua più ortodossa valenza politica. Peccato che mentre a Roma si discuteva, a San Giovanni in Fiore si ballava. Ma solo per una questione di distanze.</p>
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		<title>Pierpaolo Sileri: dobbiamo abituarci a convivere con il virus sino al vaccino</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/08/21/raco-sileri-dobbiamo-abituarci-a-convivere-con-il-virus-sino-al-vaccino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 08:10:57 +0000</pubDate>
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<p><strong>La decisone di chiudere le discoteche è stata l’ultima assunta dal governo per limitare la diffusione di una nuova ondata pandemica. Secondo lei era inevitabile o si poteva aspettare ancora?</strong><br>Era stata già prevista una riduzione degli ingressi e altre regole che a dire il vero non era semplice far rispettare all’interno di una discoteca, come ballare a distanza. C’erano già quindi disposizioni molto rigide. In molte aree però la situazione era fuori controllo da settimane e dubito che i controlli avrebbero potuto esser fatti così a tappeto da poter impedire eventuali contagi all’interno delle discoteche. Probabilmente non sarebbe cambiato molto in termini di contagi, questa è la mia personale opinione. Secondo il principio della massima precauzione comunque è sempre meglio agire in anticipo.</p>



<p><strong>Come ci si difende dal Covid-19?</strong><br>Dobbiamo abituarci a convivere con il virus che circola tra noi e possiamo difenderci solamente rispettando alcune semplici regole: le principali sono l’uso della mascherina e il distanziamento fisico. È chiaro che laddove queste regole non possono essere seguite, bisogna agire. Vedremo nelle prossime settimane se ci sarà un aumento dei contagi legato agli assembramenti che abbiamo registrato in estate. Io francamente ne dubito, credo che il virus rialzi la testa indipendentemente dalle discoteche. Alcune settimane fa, con la vittoria del Napoli, erano tutti quanti in piazza e tutti erano preoccupati che da lì sarebbero ripartiti i contagi: in realtà non è accaduto.</p>



<p><strong>Sembrano numerosi invece i cosiddetti “casi di rientro”.</strong><br>Si, credo anch’io che siano molto più importanti i casi di rientro. Sono più i giovani quelli che viaggiano ma non deve essere stigmatizzato il giovane come untore. Intensificherei di più i controlli negli aeroporti, soprattutto da quegli stati nei quali l’andamento settimanale è in crescita. Più delle discoteche, francamente.</p>



<p><strong>Era abbastanza prevedibile. Nei giorni c’è stata molta confusione e poco coordinamento. Perché non è stato creato un sistema nazionale di controllo?</strong><br>Il sistema esiste ed è chiaro che doveva essere approntato forse in maniera diversa, ma ciò che vive l’Italia lo vivono anche gli altri paesi. Per quanto riguarda i viaggi, credo che serva un sistema europeo di controllo, o meglio una strategia comune con dei tamponi e dei test fatti nei maggiori scali europei, valutando l’area Schengen da quella non-Schengen. Arrivano casi dalla Francia, dalla Spagna, dalla Grecia: non possiamo impedire il movimento delle persone, però possiamo far sì che con una strategia comune i casi positivi vengano bloccati in partenza. La stessa cosa vale per gli italiani in partenza dall’Italia. Solo così possiamo mettere in sicurezza i viaggiatori e ovviamente le singole nazioni.</p>



<p><strong>Non saremo sicuri sino a che non verrà individuato e prodotto il vaccino?</strong><br>Contento che molti stanno correndo alla ricerca di un vaccino e felicissimo che alcuni abbiano già raggiunto il primo obiettivo, però è chiaro che serviranno alcuni mesi per essere certi che questi faccini siano efficaci. Poi bisogna produrli su larga scala e far sì che la popolazione decida di farsi il vaccino laddove non è reso obbligatorio. Secondo me arriveremo alla metà del prossimo anno. Questo vuol dire che per i prossimi otto-nove mesi dovremo convivere con il virus, e convivere con il virus significa anche fare strategie comuni.</p>



<p><strong>La disposizione per cui dalle 18 alle 6 del mattino vige l’obbligo di portare la mascherina anche all’aperto, dove è possibile che si crino assembramenti, ha creato molte polemiche. Ci vuole spiegare questa decisione?</strong><br>La decisione è chiaramente nata da un confronto. D’estate si esce più tardi, la movida e gli assembramenti sono più frequenti in un determinato orario. È chiaro che quando senti dire “il virus non esiste”, un po’ di preoccupazione nasce. È stata fatta la scelta di quegli orari anche per dare un segnale. La mia personale opinione è che il virus non ha l’orologio al polso e quindi circola sempre: è chiaro che l’obbligo della mascherina deve valere anche in caso di un aperitivo prima di pranzo in cui si crea. Quella regola secondo me deve valere H24. La mascherina è un accessorio ormai indispensabile, è come andare in giro con gli occhiali: li usi quando ne hai bisogno per leggere o per guidare. Con la mascherina è uguale. Quegli orari sono stati messi perché sono quelli della movida, però, ripeto, lo stesso rischio si presenta per chi fa la fila fuori dalle poste o al supermercato, oppure anche se si prende un aperitivo prima di pranzo con un gruppo di persone.</p>



<p><strong>Ci possiamo aspettare questa volta che il governo emetta delle disposizioni di buon senso? Durante il lockdown le FAQ erano spesso contraddittorie e difficili da seguire.</strong><br>Ha pienamente ragione, le regole per essere seguite devono essere semplici. All’inizio di questa pandemia, si diceva tutto e spesso anche il contrario di tutto, anche sul virus: quanto resisteva, come viaggiava, quanta era l’incubazione. Le raccomandazioni sono: distanza di sicurezza, utilizzo della mascherina e lavaggio delle mani. Io ne aggiungo sempre una quarta che spero mi aiutiate a diffondere tra la popolazione: chi avverte dei sintomi deve avvertire il medico di medicina generale. Molte persone, prima del Covid, andavano a lavorare anche con 38 di febbre, magari dopo aver preso una tachipirina. Oggi questo non può farlo nessuno: bisogna sempre avvertire il proprio medico. Quindi le regole le abbiamo, quello che serve è che ognuno di noi faccia il suo. Io vorrei vedere per esempio il gestore di un bar – come mi capita spessissimo – che obblighi ogni persona che entra nel suo locale a indossare la mascherina. Questo significa anche educarci, non educare ma educarci, ognuno di noi deve acquisire questo modus vivendi quotidiano. Torneremo alla normalità quando questo virus verrà debellato.</p>



<p><strong>La riapertura delle scuole è una delle priorità dell’Italia. I presidi chiedono regole chiare: come comportarsi ad esempio se un bambino viene trovato positivo?</strong><br>Il comitato tecnico-scientifico si esprimerà a breve. Linee guida che ovviamente saranno iniziali e potranno variare in corso d’opera, perché nessuno di noi sa che cosa accadrà tra settembre, ottobre e novembre. Dovranno anche tenere in considerazione la concomitanza di altri virus che circolano nei mesi autunnali e invernali: non esiste solamente il covid. Io sono più preoccupato degli altri tipi di virus, che potranno creare panico a causa di sintomi similari a quelli del covid, col rischio di determinare la chiusura o un numero cospicuo di tamponi laddove covid non vi è.</p>



<p><strong>Sulla responsabilità penale dei presidi cosa ci può dire?</strong><br>Per quanto riguarda questo scudo penale (c’è chi lo chiama difesa), è chiaro che in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo bisogna creare degli sgravi per gli operatori o per chi ha la responsabilità di coordinare altre persone. Faccio un esempio per tutti. Ora si parla di presidi o di personale a scuola, ma lo stesso vale per i medici, per gli infermieri, per gli operatori sanitari. Ci troviamo in una guerra, abbiamo vinto tantissime battaglie, purtroppo alcune le abbiamo perse, con 35mila morti non possiamo dire di aver vinto tutte le battaglie, però la guerra ancora è lunga, dobbiamo controllare i focolai, questa è una delle future battaglie. Quindi, laddove in una scuola vi sarà un focolaio bisognerà ovviamente procedere alla chiusura, tampone rapido, test molecolare pronto per tutti, quarantena laddove è necessario, per proteggere i nostri figli, i professori e tutti coloro che lavorano nella scuola. La scuola deve ripartire, ma in sicurezza.</p>



<p><strong>Cosa si può fare per ripartire in sicurezza?</strong><br>Secondo me servono due cose: una è il medico scolastico. Ricordo che quando ero a scuola c’era il boom dell’HIV. Ero ai primi anni del liceo e avevamo il medico che veniva a insegnarci come difenderci dalla malattia. Il medico scolastico è un presidio fondamentale per il futuro della nostra scuola, indipendentemente dal covid. Un’altra cosa da prevedere è l’educazione sanitaria a scuola, che è una forma di insegnamento che consentirà ai nostri giovani come migliorare alcuni comportamenti, dall’alimentazione al semplice lavaggio delle mani, la profilassi, la semplice difesa dalle comuni malattie come l’obesità, l’esercizio fisico, la trasmissione delle malattie sessualmente contagiate, l’educazione all’affettività. Tutto ciò che riguarda la sanità deve entrare nella scuola.</p>



<p><strong>Con ogni probabilità i nuovi focolai pandemici interesseranno tutta Italia, mentre la prima ondata aveva coinvolto prevalentemente alcune regioni del Nord. Il sistema sanitario è pronto ad affrontare focolai in tutto il territorio nazionale?</strong><br>Sicuramente è più pronto di prima, ma ovviamente dipende dalle dimensioni dei focolai e dal senso di responsabilità dei cittadini. Ci troviamo in una situazione diversa rispetto a febbraio e marzo, perché i nuovi positivi sono certamente degli inneschi per una eventuale ripresa della pandemia, ma difficilmente troveranno terreno fertile se le persone manterranno le distanze ed indosseranno le mascherine. Permarranno ancora delle differenze su base territoriale, ma sono preesistenti alla pandemia e tuttavia cominciano ad essere colmate. Si pensi alle regioni con piano di rientro a confronto di altre che si trovavano in condizioni economiche adeguate. Eppure abbiamo visto che nemmeno questo è decisivo: basta guardare la Lombardia, dove l’arrivo prepotente del virus ha comunque messo in ginocchio il sistema. In sintesi, siamo molto più pronti di prima, anche perché si conosce molto meglio la malattia, esistono terapie che hanno mostrato una qualche efficacia e c’è disponibilità di posti letto. Abbiamo raddoppiato i posti di terapia intensiva e moltiplicato per un fattore sei o otto quelli di altri reparti come medicina interna, neurologia e malattie infettive. È un bagaglio culturale, tecnico-scientifico e logistico che abbiamo appreso sul campo e che adesso manteniamo. Qualche miglioramento può ancora essere fatto sul territorio, specie con riferimento ai tamponi, che devono essere fatti in maggior numero ma anche meglio, nel senso che la ricostruzione dei contatti dei contagiati e il loro isolamento è un’operazione assai difficile a meno di sfruttare Immuni, che è in grado di svolgere queste attività in pochi secondi.</p>



<p><strong>Perché Immuni è stata scaricata soltanto da quattro milioni di persone? È stata una questione di comunicazione, di timore per la violazione della privacy?</strong><br>Sicuramente la comunicazione poteva essere fatta meglio e vi è stato tantissimo pregiudizio in merito alla privacy. Quando si dà un’informazione inesatta, come quella che Immuni avrebbe potuto violare la privacy, si producono degli anticorpi che conducono al rigetto di questa opportunità. Ora siamo probabilmente a cinque milioni, ma su un totale di ottanta milioni di dispositivi che abbiamo in Italia, è un numero sicuramente basso, ancorché utile. Io non mi stancherò mai di fare appelli e di ripetere che l’applicazione è sicura, che la privacy è rispettata, che non c’è nessuna possibilità di sapere chi è la persona positiva. L’utilizzo, al contrario, favorirebbe moltissimo il controllo dei focolai. Quindi sì, non è stata ben pubblicizzata all’inizio e poi ci sono stati dei furbi che hanno affermato che la privacy non sarebbe stata rispettata.</p>



<p><strong>Il Mes mette a disposizione trentasette miliardi che potrebbero essere molto utili per la nostra sanità. Se è vero, come sembra, che non ci saranno le vecchie condizionalità, lei pensa che il Governo dovrebbe chiederlo?</strong><br>Al momento si dice che non ci saranno condizionalità, ma c’è un trattato dietro, e le condizionalità ancora ci sono e sono molto pericolose per l’Italia. Ipotizziamo di chiedere questi miliardi e poi ritrovarci improvvisamente, a due o tre anni da oggi, con l’Europa che chiede dei tagli per rientrare, magari proprio sulla sanità dove questi soldi sono stati impiegati. Il rischio è di prendere trentasette miliardi oggi e poi essere costretti a fare dei tagli per vincoli già conosciuti. Per abolire completamente questi vincoli bisogna riscrivere il trattato. Al momento ci sono e, checché se ne dica, scripta manent e verba volant. Il rischio di ritrovarsi in futuro con un cappio al collo c’è. In questo momento vedo molto meglio tutti i progetti per utilizzare i soldi che il presidente Conte è riuscito a far arrivare all’Italia lo scorso mese.</p>



<p><strong>La Fondazione Einaudi ha chiesto al Governo di poter avere i verbali della Commissione tecnico scientifica. In un primo tempo negati, sono stati concessi dopo una sentenza del TAR. Perché questa resistenza iniziale? E perché non sono stati ancora pubblicati tutti i verbali?</strong><br>Questa è una domanda che deve rivolgere alla Protezione civile e al CTS. Anche io ho avuto problemi con i verbali, e tuttora non ho i primi diciotto. Leggendo quelli a mia disposizione posso dire che i verbali si concludono con gli atti che poi sono stati assunti in questi mesi dal Governo. Si tratta quindi di protocolli e discussioni che hanno poi condotto a quanto è sotto gli occhi di tutti.</p>
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		<title>Alberto Mantovani: nessuna evidenza che il Covid-19 sia diventato più gentile. La mancata zona rossa è stato un errore. Sul vaccino russo non ci sono dati condivisi. Invito i giovani a comportarsi in modo responsabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2020 18:27:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Emanuele Raco ed Eugenio Barone In queste settimane si parla di un virus attenuato. Vero che sta mutando e sta diventando più gentile?Non c’è nessuna evidenza che il virus stia diventando più gentile. Non c’è alcuna evidenza che sia stata messa a disposizione della comunità scientifica attraverso le riviste scientifiche o in open access, come facciamo adesso per accelerare la condivisione dei dati. Tutti vorremmo questo, io per primo:&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/08/12/raco-barone-mantovani-nessuna-evidenza-che-covid19-sia-diventato-piu-gentile/">Alberto Mantovani: nessuna evidenza che il Covid-19 sia diventato più gentile. La mancata zona rossa è stato un errore. Sul vaccino russo non ci sono dati condivisi. Invito i giovani a comportarsi in modo responsabile</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>di Emanuele Raco ed Eugenio Barone</p>



<p><strong>In queste settimane si parla di un virus attenuato. Vero che sta mutando e sta diventando più gentile?</strong><br>Non c’è nessuna evidenza che il virus stia diventando più gentile. Non c’è alcuna evidenza che sia stata messa a disposizione della comunità scientifica attraverso le riviste scientifiche o in open access, come facciamo adesso per accelerare la condivisione dei dati. Tutti vorremmo questo, io per primo: purtroppo non è successo. Si fa confusione fra due cose molto diverse: una cosa è il virus altra cosa è la malattia. Per dare un esempio concreto: Humanitas ha trattato 2.300 pazienti, abbiamo avuto 115 unità di cure intensive piene, abbiamo messo a disposizione e usato 600 letti. L’ultima volta che ho controllato, nel mio ospedale c’era un paziente in unità di cura intensiva, due pazienti malati e tre dubbi.<br> <br><strong>Quindi è la malattia ad essersi attenuata. Perché?</strong><br>Ci sono tanti motivi. Il primo è che colpisce persone più giovani e sappiamo che i più giovani si ammalano di meno e i bambini, per fortuna, ancora di meno. Poi è una infezione respiratoria e tutte le infezioni respiratorie d’estate e in primavera vanno meglio. Dobbiamo ricordare che altri coronavirus causano polmoniti che scompaiono in questo periodo. Poi stiamo tutti più attenti a proteggere le persone più fragili, i più anziani e i malati. Loro stessi si proteggono di più. La malattia è meno grave ma non c’è nessun dato che il virus sia diventato più gentile. Io sono un immunologo, devo controllare come si comporta il nemico del nostro sistema immunitario: due settimane fa ho passato la domenica a studiare con attenzione un lavoro pubblicato, quindi condiviso con la comunità scientifica, che parlava appunto dell’evoluzione del virus e semmai, quello che è successo, è che una mutazione, la 614G che forse lo rende più aggressivo, si è diffusa in tutto il mondo. La conseguenza di questo è importante perché non dobbiamo dare segnali che ci facciano abbassare la guardia, non dobbiamo dare nessun segnale che induca comportamenti irresponsabili<br> <br><strong>Soprattutto tra i giovani invece sembra esserci stato un generale abbassamento della guardia.</strong><br>Io stesso ho voglia di togliermi la mascherina. Amo la montagna e qualche sera fa sono andato a dormire in rifugio. Ovvio che fuori, durante le camminate non l’ho utilizzata, ma appena arrivato in rifugio l’ho subito messa, per proteggere me stesso ma soprattutto per proteggere gli altri. Il mio invito alle persone giovani è di comportarsi in modo responsabile a protezione dei più deboli. Sono atteggiamenti di responsabilità nei confronti degli altri. Si può andare in montagna o a divertirsi anche in modo responsabile.<br> <br><strong>Secondo quanto riportato da Istat e ministero della Salute, le persone entrate in contatto con il virus sono circa un milione e mezzo, il 2,5% della popolazione. Un numero 6 volte superiore al totale dei casi intercettati ufficialmente durante la pandemia. Significa che in molti potrebbero aver contratto il virus in modo blando, senza accorgersi?</strong><br>È così. Dobbiamo ricordarci che abbiamo un sistema immunitario che è estremamente efficace. È un’orchestra straordinaria che ci protegge. In questo caso, come anche più in generale, in più del 90% dei casi, il nostro sistema immunitario, la prima linea di difesa, gestisce i problemi senza che ce ne accorgiamo. È molto importante avere il quadro generale del virus e del nostro incontro con il virus, dell’impronta che il virus ha lasciato nel nostro sistema immunitario. Dobbiamo averla a diversi livelli per ricomporre il puzzle. Questo dato dell’indagine sierologica nazionale è estremamente importante. È un dato che riguarda 60 mila persone. E mi spiace che siano solo 60 mila perché avrebbero dovuto essere 150 mila. Questo vuol dire che molte persone si sono rifiutate di dare un campione di sangue. Questo a me spiace molto.<br> <br><strong>I dati delle popolazioni ospedaliere invece cosa dicono?</strong><br>Abbiamo condotto un programma che si chiama Covid Care per 4 mila persone che lavorano con Humanitas ottenendo un quadro dei diversi ospedali estremamente importante. Ci sono almeno due studi, uno condotto da Hans-Gustaf Ljunggren del Karolinska Institutet, in cui non sono stati guardati gli anticorpi, che sono soltanto una manifestazione della nostra orchestra immunologica, ma è stata osservata la risposta dei direttori dell’orchestra immunologica che chiamiamo linfociti T. Il collega si è accorto che una quota molto importante di persone non aveva anticorpi ma aveva i direttori dell’orchestra, che stavano organizzando le difese contro Covid-19. È possibile perciò che quello sia un numero sottostimato. Ciononostante ci dà comunque una buona indicazione dell’ordine di grandezza della quota di persone esposta al virus.<br> <br><strong>Chi ha avuto il Covid-19 può ritenersi totalmente o parzialmente al riparo in caso di seconda ondata?</strong><br>Non lo sappiamo. È una delle tante cose che non sappiamo. Mai come in occasione di Covid 19 ricordo i pensieri di due filosofi greci che sono Socrate e Eraclito. Socrate diceva “so di non sapere” e io so di non sapere, Eraclito diceva che “la natura ama nascondersi”. Questo virus ama nascondersi, ancora non lo conosciamo. Una delle cose che non sappiamo è quanto duri la memoria immunologica. Siamo ragionevolmente sicuri che chi si è ammalato, non chi ha anticorpi ma chi si è ammalato, è protetto per un tempo che non conosciamo. Questo è estremamente importante per affrontare una seconda ondata. Non possiamo dare patenti di immunità perché non abbiamo i dati per farlo e questo è estremamente importante per lo sviluppo dei vaccini.<br> <br><strong>Sono più affidabili i test che si effettuano in Italia rispetto a molti utilizzati in altre parti del mondo? Abbiamo letto di milioni di test distrutti perché inefficaci.</strong><br>Ci sono più di cento test sierologici di vario tipo, acquistabili in farmacia o su internet. Molti di questi non hanno una sensibilità e specificità adeguata per coronavirus. C’è un caso clamoroso, del governo Inglese, che pure aveva a disposizione tutte le conoscenze tecniche per fare una valutazione, che ha acquistato trenta milioni di test e li ha buttati nel cestino. Dobbiamo dire che un test sierologico con il 90% di accuratezza è un pessimo test. Circolano molti test. Diffiderei di quelli che non sono effettuati da strutture riconosciute e di alta qualificazione tecnica e scientifica.<br> <br><strong>Sarà fondamentale la somministrazione del vaccino per liberarci del Covid? A che punto siamo? Vero che lo potremmo avere per la fine del 2020?</strong><br>Ancora una volta rispondo che non lo so ma possiamo ragionare insieme sui dati. Non abbiamo nessun precedente di un vaccino contro il coronavirus. Quindi ci muoviamo in una terra incognita. Ci sono circa duecento vaccini candidati. Di questi 200 circa 20 sono nelle fasi iniziali di sperimentazione clinica. Possiamo dire che abbiamo almeno 20 cavalli che corrono. È importante che siano diversi perché è possibile che ci serva più di un vaccino. È possibile che un vaccino dia una copertura a una quota della popolazione e non a tutti. È una corsa un po’ particolare perché non è solo o tanto importante arrivare primi quanto è importante arrivare bene, con uno o più buoni vaccini. Io sono ottimista, penso che essere ottimisti sia un dovere. Sono ottimista ovviamente sulla base dei dati e gli elementi che abbiamo per almeno tre vaccini sono incoraggianti.<br> <br><strong>Le ricerche per il vaccino contro la SARS sono state sospese perché l’epidemia è scomparsa prima dell’arrivo del vaccino.</strong> <strong>Questa volta sarà diverso?</strong><br>L’esempio del vaccino contro la SARS è molto utile e interessante. La SARS è stata eliminata dal contenimento però c’erano alcuni gruppi che avevano sviluppato un vaccino. Non è un caso che quegli stessi gruppi in questo momento siano in pole position, sono in testa nello studio del vaccino per il Covid-19. Moderna negli Stati Uniti, il gruppo dello Jenner Institute di Oxford, che ha sviluppato un vacino che è proprietà intellettuale di una piccola company di Sarah Gilbert e di altri ricercatori di Oxford. Questi avevano fatto un vaccino contro SARS per cui hanno capitalizzato un’esperienza passata. È una buona lezione per il nostro Paese. È una lezione che ci dice quanto è importante fare ricerca che magari nel breve periodo ci può sembrare inutile ma che è fondamentale per affrontare un nuovo drammatico nemico.<br> <br><strong>C’è collaborazione tra la comunità scientifica internazionale nello studio del virus e del vaccino?</strong><br>È chiaro che le 20 compagnie che stanno lavorando per avere un vaccino sono in competizione, non possiamo nascondercelo. Dall’altra parte chi fa ricerca translazionale e di base come me, negli ultimi mesi ha vissuto un’esperienza di comunicazione straordinaria. Nella mia vita scientifica, che è piuttosto lunga, non ho mai avuto la sensazione di una comunicazione aperta come l’ho avuta negli ultimi mesi. Ho passato il tempo a trasmettere informazioni. A marzo eravamo noi sulla linea del fronte e avevo colleghi in tutte le parti del mondo che vedevano lo tsunami arrivare. Il modo in cui noi comunichiamo è cambiato, nel senso che mettiamo molte delle nostre informazioni in open access, disbonibili alla critica di tutti. Da questo punto di vista c’è stata una straordinaria collaborazione. Se prendiamo il vaccino di Oxford, che è stato oggetto della sperimentazione più accurata – il leader è una donna, si chiama Sarah Gilbert – il vaccino è stato sperimentato su 1.077 soggetti, con un protocollo molto rigoroso. Quel lavoro ci dà un’idea del livello di collaborazione: la testa è a Oxford, una piccola company che ha la proprietà intellettuale,  una collaborazione con una struttura in Germania per i test di neutralizzazione e la produzione verrà fatta nel nostro paese. Il sostegno finanziario viene da una grande azienda, AstraZeneca, ma anche dal National Health Service, il servizio sanitario inglese. Una straordinaria collaborazione e sinergia tra accademia, piccola company, grande company, servizio sanitario nazionale.<br> <br><strong>Una volta individuato il vaccino, quanto tempo ci vorrà per produrre dosi sufficienti per tutti?</strong><br>Nel momento in cui avremo uno o, come mi auguro, più di un vaccino, c’è il problema di capire come sarà gestita la condivisione. Non possiamo nasconderci che c’è competizione tra paesi o tra grandi aree geografiche per avere accesso al vaccino. La mia grande preoccupazione però sono i paesi poveri. Io ho servito in una iniziativa di salute globale che si chiama GAVI, Global Alliance for Vaccine Immunization, che si stima abbia salvato più di 500 milioni di bambini nei paesi più poveri del mondo, riducendo la mortalità in questi paesi da due milioni e mezzo a un milione e mezzo l’anno. Sempre scandalosamente troppo. Sono stato nel board di GAVI per cinque anni. In questo momento nel board di GAVI c’è una donna, una immunologa italiana, Angela Santoni. Ebbene GAVI si è posto al centro di un’alleanza internazionale per far si che ci sia condivisione del vaccino. Parliamo tante volte male del nostro paese: in questo caso l’Italia è stato uno dei paesi che ha aderito immediatamente a una iniziativa di condivisione. Questo mi dà speranza ma il tema c’è e costituisce indubbiamente un grande problema.<br> <br><strong>Il Presidente Putin ha annunciato l’individuazione di un virus che definisce efficace. Pensano di diffonderlo a partire dal primo gennaio 2021. Oggi la comunità scientifica internazionale si è espressa con parole molto dure, dicendo che si tratta di una comunicazione, “avventata, sconsiderata e basata su pochi dati”. Ci dica cosa ne pensa.</strong><br>Non ci sono dati condivisi. Ricordiamo che ci sono quattro vaccini per cui abbiamo dati condivisi. È di ieri la presentazione online in open access, e voglio sottolineare open access, dei dati di un secondo vaccino cinese, fatto con il virus inattivato, quindi con una metodologia classica. Per il vaccino di Moderna, per i due vaccini cinesi, per il vaccino di Oxford, ci sono dati su cui ragionare. In questo caso non c’è alcun dato condiviso. Quindi io do un giudizio estremamente negativo di questo modo di procedere. Innanzitutto bisogna condividere i dati in modo trasparente, in secondo luogo la registrazione di un vaccino presuppone una sperimentazione clinica che includa quella che noi in gergo chiamiamo la Fase 3 di sperimentazione, in cui si valuta l’efficacia, si misurano e pesano i rischi e i benefici. Ricordiamo che non c’è nessun intervento medico, ma neppure niente nella vita, che non coinvolga una valutazione dei rischi e dei benefici. Pensare di rendere disponibili a milioni o a miliardi di persone un vaccino senza sperimentazione di Fase 3 è qualcosa che io considero irresponsabile.<br> <br><strong>È il pericolo di quando la politica vuole superare la scienza. Lo abbiamo visto con le dichiarazioni di alcuni leader politici internazionali.</strong><br>È solo l’ultimo episodio questo. Ricordiamo il caso della idrossiclorochina, in cui alcune persone che avrebbero dovuto avere qualche competenza e alcuni politici hanno affermato addirittura “game over”, cioè la partita è finita con l’idrossiclorochina. Queste sono dichiarazioni irresponsabili. Quando non si rispettano i dati si tradiscono le speranze dei pazienti, delle popolazioni e si disorienta il personale sanitario che è in prima linea. I dati, nel caso di un vaccino, sono la sperimentazione su larga scala di Fase 2 e 3, in cui si misurano rischi e benefici. Elementi che devono essere resi disponibili. Questo è successo ripetutamente durante la crisi di Covid-19, con annunci privi di fondamento scientifico. Ho citato quello più clamoroso. Quest&#8217;ultimo annuncio fa parte della stessa categoria.<br> <br><strong>Leggiamo che molti paesi (dalla Spagna alla Francia, dalla Germania al Belgio, dalla Grecia ai Balcani) stanno vivendo una seconda ondata. L’Italia sembra al momento risparmiata. Cosa sta succedendo?</strong><br>Per me è motivo di grande tristezza quello che è successo negli altri paesi, dagli USA al Regno Unito. Guardando indietro noi non abbiamo imparato abbastanza dalla Cina e questi paesi non hanno imparato dall’Italia o hanno imparato troppo tardi. Non hanno imparato da quel che è successo in una delle regioni più sviluppate del mondo, con un ottimo servizio sanitario come quello lombardo. Quello che sta succedendo intorno all’Italia penso che debba costituire un segnale importante al comportamento responsabile. Siamo in una situazione che ricorda quella dei grandi incendi in Australia, che hanno devastato intere aree del paese. Noi abbiamo avuto un grande incendio: il nostro problema è di controllare i fuochi che si riaccendono. È questa la nostra sfida adesso ma soprattutto in autunno e in inverno. Questo lo possiamo e lo dobbiamo fare in più modi: a livello personale, a livello di singole istituzioni – la mia istituzione, ad esempio, ha inaugurato appena tre settimane fa un Emergency Hospital 19 – e poi a livello del Paese. Sono i tre livelli che dobbiamo attivare per circoscrivere e spegnere i fuochi appena si accendono.<br> <br><strong>Perché è stata colpita con particolare violenza la Lombardia e in modo particolare la zona compresa tra Bergamo/Brescia/Piacenza/Lodi/Cremona? C’è una evidenza scientifica che spiega le ragioni di questo andamento?</strong><br>Abbiamo ormai un quadro abbastanza completo, con dei dati di quello che è successo in Lombardia. Il nostro paese, pur essendo il primo in occidente a essere stato colpito da questo tsunami, aveva contribuito molto poco alla realizzazione delle migliaia di sequenze complete del virus isolate in tutto il mondo. Adesso lo scenario è cambiato, grazie al finanziamento della fondazione Cariplo che ha sostenuto un grande sforzo di sequenziamento del virus. Questo illustra un aspetto: la ricerca fa parte dell’essere preparati a rispondere all’emergenza. Bisogna poter fare ricerca di guerra, per mettere in atto finanziamenti mirati a rispondere nel tempo più breve possibile a domande che vengono dai pazienti. Questo lavoro è stato fatto dai governi in molti paesi, dalla Cina agli Stati Uniti. In Italia ci sono stati dei problemi invece a livello di governo regionale e centrale.<br> <br><strong>Cosa si è scoperto grazie alla ricerca finanziata dalla Fondazione Cariplo?</strong><br>Sono stati sequenziati completamente 347 casi isolati virali, non completamente 370. Il quadro che è venuto fuori è che non è arrivato un solo tsunami in Lombardia ma ne sono arrivati due, indipendenti. Uno è il focolaio individuato nella Bassa, a Codogno e Castiglione d’Adda, l’altro nelle valli bergamasche. Sono due focolai indipendenti arrivati intorno al 20 gennaio. Ci sono motivi fondati per ritenere che siano arrivati ancora prima di quella data. Per cui per almeno un mese e mezzo il virus ha circolato indisturbato, mascherato dalle ondate di virus respiratori invernali. Questo è il quadro che è stato ricostruito da due colleghi, Carlo Federico Perno e Fausto Baldanti. Un lavoro eccezionale, unico al mondo, che ci da un quadro da un punto di vista virologico di cosa è successo in Lombardia.<br> <br><strong>Il gruppo Humanitas ha messo a punto il programma Emergency Hospital 19 e il Covid Care Program. In cosa consiste?</strong><br>C’è un vecchio detto ecclesiastico, in latino, che è “Estote Parati”, siate preparati. Se qualcuno è interessato c’è un documento fatto dalla commissione salute dell’Accademia dei Lincei, disponibile online sul sito dell’Accademia, aggiornato da tre di noi, periodicamente, con tutto quello che sappiamo su Covid-19. In questo documento usiamo il termine inglese “preparedness”, state preparati. La risposta di Humanitas all’essere preparati è stata quella di costruire in cinque settimane un ospedale assolutamente autosufficiente, modulare e flessibile, fatto in modo che si possa adattare a situazioni di gravità diversa. Questa è la nostra risposta istituzionale all’essere preparati. È una struttura di assistenza che pensa di lavorare in stretta connessione con la ricerca scientifica. In questo momento non ci sono pazienti. Noi ci auguriamo di non doverla mai usare, di aver fatto solo un investimento. Siamo pronti però per difendere eventuali nuovi pazienti e per proteggere pazienti con malattie cardiovascolari e con cancro, che abbiamo già curato bene. La persona con un infarto si deve sentire tranquilla di andare in un pronto soccorso, senza avere il timore di prendere il Covid-19. Purtroppo sappiamo che i pazienti che avrebbero dovuto fare screening per cancro, i pazienti con patologia cardiovascolare, non si sono presentati con la stessa tranquillità presso gli ospedali. Il messaggio è: state tranquilli, ci sono percorsi separati, verrete curati in sicurezza.<br> <br><strong>Gli altri ospedali come si stanno preparando per la gestione di eventuali future emergenze?</strong><br>Non ho i dati per valutare come ci stiamo comportando come Paese. Mi spiace che la app Immuni sia stata scaricata da poche persone: io l’ho scaricata così come avrei dato un campione di sangue se mi avessero chiamato per l’indagine sierologica. Penso faccia parte di un dovere di responsabilità civile che ognuno di noi ha: prepararsi e possibilmente evitare di avere una seconda ondata.<br> <br><strong>Cosa dobbiamo aspettarci con la riapertura delle scuole? C’è grande preoccupazione soprattutto riguardo al fatto che i bambini che si ammalano di covid sembrerebbero avere una carica virale abbastanza alta, ma rimangono per lo più asintomatici.</strong><br>Io non mi occupo di salute pubblica. Ho grande rispetto per chi lo fa e deve dare suggerimenti su temi di questo tipo: abbiamo esperti con grande competenza. Parlo come cittadino ma farò un cenno di tipo scientifico che ritengo molto importante. Come cittadino penso che la scuola debba essere una priorità. Sono un nonno: ho quattro figli e otto nipoti che, durante il lockdown, hanno avuto la fortuna di avere tutti gli strumenti necessari, a iniziare da quelli informatici. La mia preoccupazione va alle persone che non hanno avuto e non avranno la stessa assistenza. Credo che se trascuriamo la scuola aumentiamo la forbice sociale. Questa dovrebbe essere una assoluta priorità per il Paese. Sul piano della scuola e su quello della ricerca scientifica, che è un po’ dimenticata, ci giochiamo il futuro del Paese.<br> <br><strong>Quali invece le osservazioni di tipo scientifico?</strong><br>La prima è che i bambini sono relativamente resistenti al virus. Non capiamo bene il perché. Qualcuno di noi, tra cui chi parla, pensa che il calendario vaccinale a cui i bimbi sono sottoposti costituisca un buon allenamento generale per la prima linea di difesa del sistema immunitario. C’è una sorta di allenamento e di memoria della prima linea di difesa. È possibile che questo sia uno dei motivi per cui i bambini si ammalano più raramente rispetto alle persone adulte. Questo non vuol dire che non ci si debba preoccupare. Purtroppo c’è una nuova malattia, si chiama MIS-C (Multisystem inflammatory syndrome in children), e compare nei bambini un po’ più grandi, quelli che sono usciti da quella fase di allenamento, che incontrano il virus e fanno registrare, in modo ritardato, un quadro infiammatorio. Quindi i bambini sono relativamente resistenti ma dobbiamo preoccuparci per loro. Possono portare il virus? Si. Sono contagiosi? A mio giudizio non è del tutto chiaro quanto possano essere vettori e portatori di virus. Sappiamo che i giovani asintomatici sono un problema. Le note di cautela che ho menzionato non devono essere un motivo per non riaprire le scuole in sicurezza. La scuola, soprattutto per gli ultimi, quelli che rimangono indietro, deve essere una priorità per l’Italia.<br> <br><strong>Nei prossimi mesi ci aspetta un grande sfida. Oltre al covid-19 dovremo fronteggiare l’arrivo delle malattie stagionali, prima su tutte l’influenza. Quali sono i rischi che si corrono? È consigliabile a suo avviso una vaccinazione di massa contro l’influenza? </strong><br>Indipendentemente da Covid-19 ci sono tre vaccini consigliati per le persone più avanti con l’età: il vaccino contro l’influenza, quello contro lo pneumococco e il vaccino contro herpes. Io e mia moglie li abbiamo fatti tutte e tre. Questi tre vaccini sono molto importanti e ci sono aspetti della loro importanza che sfuggono. Il vaccino contro l’influenza ci dà una protezione parziale, non è il vaccino ideale, spero che non sia il tipo di vaccino che avremo contro Covid-19. Però è un vaccino che dà protezione. Io faccio questo vaccino da sempre non solo e non tanto per proteggere me stesso quanto per proteggere le persone più fragili con cui vengo in contatto. Vivo in una realtà ospedaliera e ho il dovere di proteggere le persone più anziane, quelle che hanno una insufficienza renale, una insufficienza epatica, che hanno un sistema immunitario compromesso. Il vaccino contro lo pneumococco contribuisce a proteggerci non solo come individui ma anche come società nei confronti di quello che rischia di diventare un problema drammatico, quello dei problemi resistenti agli antibiotici. Ci sono molti dati che mostrano che il vaccino contro lo pneumococco, riducendo i casi da infezione da pneumococco, ci consente di non trattare o di trattare meno con antibiotici. Diminuisce così la comparsa di ceppi resistenti. In tutti i vaccini c’è una dimensione di responsabilità sociale. Io dico che i vaccini sono una conquista della civiltà, sono un’assicurazione sulla vita, una cintura di sicurezza per l’umanità e Covid-19 ce lo ha dimostrato in un modo drammatico e sono poi straordinari perché hanno una dimensione di solidarietà sociale. Quando i miei nipoti si vaccinano è come quando vengono in macchina con me e allacciano la cintura di sicurezza. Vaccinandosi allacciano la cintura di sicurezza a quei 1.500 bambini con cancro che non possono essere vaccinati. Facendo il vaccino contro l’influenza allacciamo la cintura di sicurezza alle persone più anziane e fragili. C’è una dimensione di solidarietà straordinaria nella vaccinazione.<br> <br><strong>In Italia si è diffuso il dibattito sull’obbligatorietà del vaccino. Lei cosa pensa?</strong><br>Penso che sia un dibattito assolutamente prematuro. In linea di principio, come ho appena detto, sono favorevole alla somministrazione dei vaccini per cui abbiamo l’obbligo nel nostro Paese. E spero che non si facciano passi indietro. Questo va detto a priori. Mi sono schierato prima che ci fosse la legge scrivendo un libro per Mondadori che si chiama “Immunità e vaccini”, perché purtroppo avevo previsto il disastro che sarebbe successo. Il libro è uscito nel 2016 e purtroppo, ripeto, avevo ragione.<br>Per quel che riguarda l’obbligo di nuovi vaccini va fatta una valutazione costi/benefici, non nel senso di costi economici ma tossicità verso benefici. Come sempre, per qualunque intervento medico. In questo momento non abbiamo un vaccino, non abbiamo una evidenza di efficacia nel prevenire la malattia, mi sembra un dibattito assolutamente prematuro. Confrontiamoci in modo sereno sulla base dei dati quando sarà il momento. Il tema in questa fase, come dicevamo, può essere diverso: l’obbligo della vaccinazione antinfluenzale per chi opera in strutture sanitarie dove ci sono persone fragili. Vale la pena di ricordare che negli Stati Uniti, il paese più liberale del mondo, è fatto obbligo a chi opera almeno in alcune strutture sanitarie di vaccinarsi contro l’influenza, per proteggere i pazienti.<br> <br><strong>Molti cittadini si chiedono quanto possa aver influito il ritardo di alcuni giorni per istituire alcune “zone rosse”.</strong><br>Innanzitutto ricordo lo scenario scientifico: in Lombardia ci sono stati due tsunami non identificati per almeno un mese e mezzo. Tutti siamo d’accordo che c’è stato un ritardo nell’istituire le zone rosse nelle valli bergamasche. Questo non si può non dire e penso che vada ascritto a merito del Comitato tecnico scientifico di essersi reso conto della situazione e di aver dato un segnale di allarme. Io non entro nel dibattito su chi è il principale responsabile ma distinguerei tra errori e colpe. Ho rispetto per chi ha avuto responsabilità di governo, indipendentemente dagli errori che possono essere stati fatti. Ci si è trovati a fare, nel caso nostro, medicina di guerra.<br> <br><strong>È servito davvero il lockdown dell’intero Paese? O sarebbe stato sufficiente chiudere per zone? Si poteva evitare di fermare il centro/sud Italia o istituire soltanto limitate zone rosse?</strong><br>Per quanto riguarda le zone differenziate, come è stato fatto in Francia, io penso che sia molto facile giudicare col senno del poi come è facile giocare al calcio guardando la partita in televisione. Penso che ci siano stati grandi errori da parte di chi ha raccontato che questa era una banale influenza: i dati non dicevano quello. Ma se facciamo la somma algebrica, il Paese si è comportato bene. Anche in questo caso lo dicono i dati. Siamo circondati da paesi che hanno più problemi di noi e l’Italia per ora tiene. Sono stati commessi degli errori e sono state dette cose sbagliate. La mancata zona rossa è stato sicuramente un grave errore e credo che nessuno possa negare questo.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/08/12/raco-barone-mantovani-nessuna-evidenza-che-covid19-sia-diventato-piu-gentile/">Alberto Mantovani: nessuna evidenza che il Covid-19 sia diventato più gentile. La mancata zona rossa è stato un errore. Sul vaccino russo non ci sono dati condivisi. Invito i giovani a comportarsi in modo responsabile</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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