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	<title>Parlamentari Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Parlamentari Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Democrazia deliberativa: per battere il populismo bisogna guidare e non inseguire il cambiamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2020 18:02:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia deliberativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando un personaggio politicamente divisivo come Beppe Grillo parla, si scatenano le tifoserie: visionario illuminato o pericoloso sovversivo, una specie di derby. Reazioni tribali, scontri tra ultrà, barricate: le repliche alla sua sparata sul sorteggio dei parlamentari e verso chi ha cercato di comprenderne le origini confermano che la nostra democrazia arranca. Si scambiano i sintomi del malessere con le sue cause. Quando invece, di fronte a provocazioni così conclamate,&#8230;</p>
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<p>Quando un personaggio politicamente divisivo come Beppe Grillo parla, si scatenano le tifoserie: visionario illuminato o pericoloso sovversivo, una specie di derby. Reazioni tribali, scontri tra ultrà, barricate: le repliche alla sua sparata sul sorteggio dei parlamentari e verso chi ha cercato di comprenderne le origini confermano che la nostra democrazia arranca.</p>



<p>Si scambiano i sintomi del malessere con le sue cause. Quando invece, di fronte a provocazioni così conclamate, servirebbe un dibattito attento e ragionato. Esiste un problema di legittimazione della democrazia rappresentativa? Sì. Se ne discute all’estero? Sì. Quali contromisure si stanno individuando?</p>



<p>In Francia, il dibattito sul “sorteggio” interessa perfino studiosi e accademici. In Irlanda, il referendum sull’aborto è stato preceduto da interessanti forme di sperimentazione di democrazia deliberativa. Nella comunità germanofona del Belgio, è stata di recente formalizzata un’assemblea deliberativa di cittadini sorteggiati a rotazione, divenuta la terza istituzione democratica della regione. In alcuni stati americani, cittadini estratti a sorte deliberano sui pro e i contro di un quesito referendario e le argomentazioni principali vengono inviate a tutti gli elettori prima del voto. Da qualche tempo l’OCSE studia la democrazia deliberativa e ha contato 289 esperienze dal 1986 in poi, di cui il 40% negli ultimi cinque anni. Guidano la classifica Germania e Australia, seguiti da Canada, Danimarca e USA. Dunque, il “vecchio” Occidente.</p>



<p>Tutti impazziti? La verità è che esiste un fraintendimento a monte: la democrazia deliberativa non è, come taluni sostengono a caldo, alternativa a quella parlamentare, ma può esserne complementare, contribuendo a rafforzarla. Il sorteggio, che serve per garantire una maggiore rappresentatività della popolazione e una simile capacità di influenza sulle decisioni, è infatti solo uno degli ingredienti. In pratica, i cittadini estratti a sorte si riuniscono e deliberano, sulla base del rispetto e della comprensione reciproca: comunicano tra loro, ponderando e riflettendo su preferenze, valori e interessi, in merito a problemi comuni.</p>



<p>La democrazia deliberativa non è evidentemente una panacea ma può giocare un ruolo importante per dare un po’ di respiro a democrazie affaticate. L’evidenza mostra che esperienze del genere, se ben progettate, portano maggiore legittimazione, specialmente per le decisioni più complicate, migliorano la fiducia nei governi e nelle istituzioni democratiche, aiutano a contrastare la polarizzazione e la disinformazione. In sintesi, hanno un effetto rigenerante sulla democrazia.</p>



<p>Questo obbiettivo – il rafforzamento di un modello democratico sotto pressione ovunque – non è perseguibile se si rinuncia ad un approccio eziologico ai fenomeni. Senza un’indagine delle cause, infatti, come si può pensare di riconoscere i problemi e proporre alternative più serie ed efficaci rispetto alle proposte di Grillo? Se non ci si apre all’esplorazione di vie nuove e all’uso del pensiero non convenzionale, come si può pretendere di guidare – e non inseguire – il cambiamento? Per battere il populismo, nel campo di gioco bisogna entrare e provare a vincere con la forza delle proprie idee. Rimanere sugli spalti, tifando e gridando, non può avere che un esito: perdere a tavolino.</p>
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		<title>Carlo Cottarelli: votare No vuol dire votare contro un modo di fare politica sbagliato, approssimativo, basato sugli slogan, basato sulla forma e non sulla sostanza</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/18/raco-cottarelli-votare-no-vuol-dire-votare-contro-un-modo-di-fare-politica-sbagliato-approssimativo-basato-sugli-slogan/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 12:50:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[#iovotoNO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il suo nome è stato tra i più citati in questa lunga campagna referendaria perché, con l’Osservatorio per i conti pubblici italiani, ha fornito un paragone molto efficace per quantificare il risparmio ottenuto col taglio dei parlamentari: un caffè ogni anno per italiano. Come si è arrivati a questo conteggio?Basta vedere qual è il costo per parlamentare e sottrarre il costo che corrisponde alla riduzione del numero dei parlamentari. Bisogna&#8230;</p>
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<p><strong>Il suo nome è stato tra i più citati in questa lunga campagna referendaria perché, con l’Osservatorio per i conti pubblici italiani, ha fornito un paragone molto efficace per quantificare il risparmio ottenuto col taglio dei parlamentari: un caffè ogni anno per italiano. Come si è arrivati a questo conteggio?</strong><br>Basta vedere qual è il costo per parlamentare e sottrarre il costo che corrisponde alla riduzione del numero dei parlamentari. Bisogna soltanto tenere in conto il fatto che i parlamentari sul loro stipendio pagano le tasse per cui se si riduce la spesa degli stipendi ci sono anche meno entrate. Fa parte delle regole seguite dalla Ragioneria generale dello Stato per verificare quanto si influisce sull’indebitamento netto tagliando alcune spese. Il calcolo che viene fuori è di 57 milioni l’anno. Siccome gli italiani sono circa 60 milioni è meno di un euro all’anno. In realtà un caffè spesso costa più di un euro, per cui il risparmio è inferiore al costo di un caffe all’anno per italiano.</p>



<p><strong>Lei ha parlato di una riforma dannosa, del trionfo dell’apparenza sulla sostanza, delle cose fatte male su quelle fatte bene. Qual è il messaggio che passa?</strong><br>Ci sono due aspetti da considerare. Il primo riguarda la sostanza del provvedimento. Il secondo attiene all’opportunità di cambiare la Costituzione per una cosa che non è fondamentale. Sulla sostanza, non si capisce bene qual è lo scopo del provvedimento stesso. Se era quello di punire la casta per i suoi privilegi allora si poteva tagliare il costo per parlamentare riducendo gli stipendi, i costi aggiuntivi, i benefici. Ma non diminuire il numero dei parlamentari. Se lo scopo era semplicemente quello di tagliare il numero dei parlamentari , bisogna chiedersi se è stato adottato il modo migliore per farlo.</p>



<p><strong>In Italia ci sono troppi parlamentari?</strong><br>Se ci confrontiamo con gli altri paesi europei e teniamo conto del fatto che abbiamo due camere che fanno la stessa cosa, dalla nostra analisi viene fuori che abbiamo un po’ troppi parlamentari ma non tanti di più. Se li riducessimo al numero proposto, ne avremmo 230 in meno di quello che serve per far funzionare bene due camere. Non ci ha ordinato il medico di avere due camere, potevamo pure decidere di passare a un sistema monocamerale. Io stesso quando ho fatto il commissario per la revisione della spesa ho proposto di eliminare una camera, sia per ridurre il numero dei parlamentari che per semplificare il sistema di approvazione delle leggi. Se si vuole mantenere il vincolo di avere la Camera e il Senato che fanno più o meno le stesse cose, il numero proposto di parlamentari è un po’ scarso, con una difficoltà maggiore soprattutto per il Senato. Non bisogna sottovalutare poi i problemi legati alla rappresentanza a livello territoriale che di per sé sono abbastanza seri e diventano, ancora una volta, più pesanti per il Senato.</p>



<p><strong>E per quel che riguarda l’opportunità?</strong><br>Non si cambia la Costituzione e non si spende l’energia politica del Parlamento, con quattro votazioni e adesso un referendum, con tutti i litigi e le complicazioni che ne seguono, per una riforma di questo genere. Se votassimo Si valideremmo questo processo e incoraggeremmo il primo che si sveglia al mattino con un’idea del genere, capace di mettere in piedi una campagna mediatica ben organizzata, a fare un referendum perfettamente inutile. Votare No vuol dire votare No all’approssimazione, all’imprecisione, al fare le cose soltanto per forma e non per sostanza. E credo che questa seconda motivazione, di carattere più generale, sia tanto importante quanto le ragioni di sostanza che abbiamo esposto prima. Stiamo parlando del modo di fare politica in Italia. Vorare No vuol dire votare contro un modo di fare politica sbagliato, approssimativo, basato sugli slogan, basato sulla forma e non sulla sostanza.</p>



<p><strong>Se dovesse passare la riforma, basterebbero 266 deputati e 133 senatori per cambiare ogni parte della Costituzione in modo definitivo, senza che si possa neppure fare ricorso a un referendum, come in questo caso. Questo è un altro pericolo che è stato sottovalutato?</strong><br>Di sicuro le decisioni saranno nelle mani di un gruppo più ristretto di persone, con il rischio di avere certe aree del Paese non rappresentate. In realtà, invece di togliere i privilegi alla casta stiamo creando una casta ancora più ristretta e quindi ancora più casta.</p>



<p><strong>Sempre dai calcoli che lei ha fatto con l’Osservatorio sui conti pubblici italiani, se solo facessimo ricorso al MES, in 10 anni avremmo un risparmio 7/9 volte superiore a quello che si ottiene con il taglio dei parlamentari. Perché non abbiamo ancora chiesto di utilizzare il MES?</strong><br>Si può mettere anche in un altro modo: con il risparmio del MES potremmo mantenere la Camera e il Senato nella formazione attuale per circa novant’anni. Tra 90 anni ci occupiamo di ridurre il numero dei deputati e dei senatori per risparmiare. Perché non prendiamo il MES? Chi è contro sostiene che il MES, in un modo o nell’altro, vuol dire austerità. Che poi è una bufala tecnica e politica, perché se l’Europa volesse metterci in difficoltà in questo momento non avrebbe di certo bisogno di passare per il MES. La sorveglianza rafforzata potrebbe essere decisa già oggi dalla Commissione Europea senza MES. La realtà è che dopo aver dipinto il MES come se fosse il male assoluto non si può riconoscere e ammettere che “Belzebù” è diventato improvvisamente buono.</p>



<p><strong>Si può ancora chiedere?</strong><br>Si può ancora prendere ma ho qualche dubbio che il M5S cambi idea su questa cosa: dovrebbero riconoscere di essersi sbagliati e in politica è difficile che qualcuno riconosca di essersi sbagliato. I regolamenti richiamati da chi contrasta il MES in realtà sono stati cambiati addirittura dal Parlamento Europeo. Solo i trattati non sono stati modificati e i trattati dicono che il MES fa prestiti con “strict conditionality”, con stretta condizionalità: ma la condizionalità può essere stretta senza che ci siano vincoli in termini di austerità. I prestiti alla Spagna in passato sono stati fatti dal MES senza alcun vincolo in termini di deficit o di debito pubblico, quindi senza austerità. L’unica cosa che si può contestare al MES è che è piccolo: solo 36 miliardi. Presto arriveranno i soldi del Recovery Fund che sono molti di più, ben 209 miliardi. Però perché non prendere questi 36 miliardi secondo me è ingiustificabile.</p>



<p><strong>Ha letto linee guida per la definizione del Piano italiano di ripresa e resilienza per accedere ai fondi previsti dal Recovery Fund? Cosa ne pensa?</strong><br>Ho trovato insoddisfacente che alcune cose essenziali siano viste come riforme che non saranno finanziate dal Recovery Fund e quindi non saranno sottoposte al meccanismo di sorveglianza europea sull’esecuzione ma andranno avanti in parallelo. Mi riferisco alla riforma della Pubblica Amministrazione, alla semplificazione e alla riforma della giustizia. È anche deludente, secondo me, che parlando di riforma della Pubblica Amministrazione si trascuri un tema che giudico fondamentale, quello della gestione del personale. Le cose nella Pubblica Amministrazione le fanno le persone e se non si cambia il modo di gestire le persone, premiando chi è bravo e non premiando chi non è bravo, è ben difficile che la PA possa funzionare avendo come obiettivo di fornire dei servizi migliori al pubblico.</p>



<p><strong>Lei è stato commissario per la revisione della spesa. Sembra essere una battaglia impossibile da portare a termine. Da quei tagli verrebbe il vero risparmio per il Paese, altro che riduzione dei parlamentari. Quali sono state le difficoltà che ha trovato?</strong><br>In realtà la spesa pubblica negli ultimi anni, dopo il 2010, non è certo esplosa in Italia. C’è stato un contenimento della spesa ma i tagli sono stati fatti in modo lineare, tagliando in maniera uguale sia le amministrazioni efficienti che quelle non efficienti. Poi ci sono i grandi temi: la spesa per le pensioni o quella per la difesa. Lì la difficoltà è puramente politica perché si vanno a toccare, anche in modo piccolo, una marea di persone. Infine c’è il tema delle priorità. Non si è data priorità all’aumento della spesa in alcuni settori essenziali, la pubblica istruzione prima di tutto e poi la sanità. Si parla invece di un ulteriore aumento della spesa per pensioni.</p>
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		<title>Le ragioni del SI: una piccola riforma, imperfetta, che ha il valore di mettere fine ad una discussione eterna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 10:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Camera dei Deputati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Michele Bellini e Andrea Lamberti Quale impatto avrà il referendum costituzionale sull&#8217;effettiva qualità della nostra rappresentanza? Molto probabilmente nessuno. Che si passi a 600 parlamentari o si resti agli attuali 945, non cambierà un granché. Non ci hanno, quindi, convinto le tante voci che si sono alzate da entrambi gli schieramenti per raccontare il voto di domenica come una minaccia o come un toccasana per la nostra democrazia. Sarebbe, infatti, semplicistico, se non&#8230;</p>
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<p>di Michele Bellini e Andrea Lamberti<br> <br>Quale impatto avrà il referendum costituzionale sull&#8217;effettiva qualità della nostra rappresentanza? Molto probabilmente nessuno. Che si passi a 600 parlamentari o si resti agli attuali 945, non cambierà un granché. Non ci hanno, quindi, convinto le tante voci che si sono alzate da entrambi gli schieramenti per raccontare il voto di domenica come una minaccia o come un toccasana per la nostra democrazia. Sarebbe, infatti, semplicistico, se non addirittura preoccupante, pensare che basti cambiare il numero degli eletti per incidere così tanto sulla qualità di un sistema democratico.<br> <br>È da questa considerazione che partiamo per motivare il nostro SI al voto di domenica, convinti che il miglioramento della nostra democrazia e della qualità della rappresentanza – di cui abbiamo un disperato bisogno – non possa avvenire senza che prima il sistema politico abbia riconquistato credibilità.<br> <br>Una credibilità perduta dopo anni di promesse, fatte perché convenienti in termini di consenso, ma non mantenute perché considerate lesive dei propri interessi. Sono, infatti, almeno quarant’anni – dunque da ben prima dell’avvento del “populismo” – che circola l’idea di ridurre il numero di parlamentari. Poco importa il tipo di elettorato, il colore politico o le motivazioni di fondo, la diminuzione dei seggi a Montecitorio e Palazzo Madama si è trasformata negli anni in uno di quegli argomenti “sicuri”, che non fanno perdere voti, poiché godono di un sostegno popolare largo e trasversale. Parlarne è diventato un po’ come ribadire “l’importanza dei giovani” o la necessità di “fare le riforme”: formule sentite troppe volte, senza poi vedere risultati concreti.<br> <br>Oggi si presenta l’opportunità di interrompere questo meccanismo dannoso e, così facendo, avviare un cammino di miglioramento della nostra democrazia rappresentativa. Una piccola riforma, sicuramente imperfetta, ma che ha il valore di mettere fine ad una discussione eterna. Anche questo è un punto cruciale: la politica deve imparare che non esistono solo le scadenze elettorali, ma anche quelle relative agli impegni presi. E, come per qualsiasi altra attività lavorativa, quando non si vedono i risultati, si perde credibilità. Non solo; se prendi un impegno e non lo realizzi, si crea un vuoto. E in politica ogni vuoto, prima o poi, viene colmato.</p>
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		<title>Scivolata ANSA sul referendum: ricostruire catena delle responsabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 08:43:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri sera, a Roma non a Minsk, è accaduto qualcosa di molto grave. Alle 19:29 è stata battuta un’Ansa con i risultati di un sondaggio effettuato da IPSOS per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri. Non riporteremo i dati perché la legge impone di non diffondere, nei 15 giorni precedenti il voto, sondaggi politico-elettorali. Non è difficile immaginare però che si parlava di un importante successo del SI. Alle&#8230;</p>
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<p>Ieri sera, a Roma non a Minsk, è accaduto qualcosa di molto grave. Alle 19:29 è stata battuta un’Ansa con i risultati di un sondaggio effettuato da IPSOS per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri. Non riporteremo i dati perché la legge impone di non diffondere, nei 15 giorni precedenti il voto, sondaggi politico-elettorali. Non è difficile immaginare però che si parlava di un importante successo del SI. Alle 20:07 un secondo lancio, con gli stessi contenuti ma con titolo dedicato al presidente del Consiglio sempre più solo, con distacco, in testa alla classifica sul gradimento dei leader politici. Una sequenza capace di far impallidire Putin e Itar-Tass, l’agenzia di stampa della Russia. Alle 21:29 nuovo lancio, con richiesta di annullare la notizia delle 19:29 perché “trasmessa per errore”. Troppo tardi. Il pasticciaccio è servito.</p>



<p>Non si ricorda un episodio simile nella storia della Repubblica. Almeno da quando esistono i sondaggi. Almeno da quando la legge impone di non diffonderli. Non stiamo affermando che i sondaggi non possano essere realizzati. Né ci scandalizziamo all’idea che a commissionarlo sia stato lo stesso Governo. Sappiamo bene anche che ci sono diversi stratagemmi per aggirare la legge che ne limita la pubblicazione nelle settimane che portano al voto: il più noto e diffuso, negli ultimi anni, consiste nel pubblicare le previsioni sui risultati elettorali come se si stesse parlando di una corsa di cavalli. Mai però è successo che la principale agenzia di stampa italiana diffondesse un sondaggio commissionato dal Governo e, ovviamente, favorevole all’esecutivo. A pensar male si fa peccato, per chi crede ai peccati, ma ci si azzecca. Ma soprattutto, crepi l’avarizia: un indizio è un indizio, due indizi sono una prova.</p>



<p>Il primo indizio è stato il teatrino messo in piedi dall’INPS, con modalità improprie e inusuali, sui parlamentari furbetti del bonus di 600 euro. Una tempesta perfetta che ha consentito al M5S e al ministro Di Maio in particolare di rinfocolare i sentimenti anticasta che sono alla base della riduzione dei parlamentari, con taglio orizzontale, realizzato dalla legge sottoposta a referendum confermativo il prossimo 20 e 21 settembre. Il secondo indizio, che alimenta il forte sospetto &#8211; se non costituisce la prova &#8211; di una precisa strategia messa in campo dal Governo per agevolare la vittoria del SI, è il grave episodio accaduto ieri sera. Aggiungiamo che l’incidente si registra proprio il giorno in cui due importanti esponenti politici della Lega, Giorgetti e Centinaio, decidono di annunciare il loro sostegno al NO, in dissenso rispetto all’indicazione ufficiale di voto diffusa dal leader Salvini.</p>



<p>Non sappiamo immaginare come andrà il voto. Nel 2016 si respirava nell’aria la sensazione di una pesante sconfitta, motivata dalla mobilitazione trasversale contro Matteo Renzi che aveva commesso l’errore di personalizzare il risultato del voto. Questa volta la sensazione è che il NO, partito in grande svantaggio, abbia realizzato una rimonta importante. Sarà la conseguenza del cosiddetto “filter bubble”, quel processo che induce Facebook e gli altri social a mostrare sulla home di ognuno di noi soltanto le notizie che possono piacerci, escludendo quelle che potremmo non approvare, ma sul web &#8211; stranamente &#8211; non sembra prevalere il rancore anticasta ma la difesa della Costituzione. Magari ci troveremo con una valanga di preferenze per il taglio dei parlamentari, che per noi, così come è stato concepito, è taglio della democrazia, ma episodi come quello di ieri rafforzano la convinzione che questa sia una battaglia che è giusto condurre con determinazione sino all’ultimo momento utile.</p>



<p>Resta la gravità di un episodio che va indagato in modo severo e per il quale è bene che venga ricostruita e resa pubblica nel più breve tempo possibile la catena delle responsabilità. Nel paese che non conosce il principio dell&#8217;assunzione di responsabilità e l’istituto delle dimissioni, finirà con un giornalista dell’Ansa a cui sarà affibbiata la colpa di aver messo in rete, per errore, una notizia che non doveva essere diffusa. Conoscendo la serietà professionale del direttore Luigi Contu, tendiamo a ritenere che l’Ansa &#8211; che comunque non può incorrere in tali &#8220;leggerezze&#8221; &#8211; sia stata indotta in errore. Una cosa sembra evidente, infatti: quella notizia è stata inviata da una fonte ritenuta affidabile, sotto forma di nota. Vogliamo sapere da chi e perché. Solo così potrà essere risolto il giallo, che in questo caso sembra essere molto più che un colore o un genere letterario. E’ un indizio. Il secondo. Quello che avvicina alla prova.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/12/raco-scivolata-ansa-sul-referendum-ricostruire-catena-responsabilita/">Scivolata ANSA sul referendum: ricostruire catena delle responsabilità</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>Pierluigi Castagnetti: se prevale il SI vince il M5S. Se passa il NO a festeggiare saranno i cittadini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2020 16:01:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Camera dei Deputati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia delle riforme costituzionali in Italia è la storia di una lunga serie di fallimenti. Tra qualche giorno potremo decidere sulla legge che riduce di oltre un terzo i parlamentari. Quali sono le sue impressioni sul dibattito che si è sviluppato?In effetti il dibattito è stato intenzionalmente tenuto di tono basso sino a pochi giorni fa. Non essendoci il quorum, la speranza dei proponenti era quella di un cammino&#8230;</p>
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<p><strong>La storia delle riforme costituzionali in Italia è la storia di una lunga serie di fallimenti. Tra qualche giorno potremo decidere sulla legge che riduce di oltre un terzo i parlamentari. Quali sono le sue impressioni sul dibattito che si è sviluppato?</strong><br>In effetti il dibattito è stato intenzionalmente tenuto di tono basso sino a pochi giorni fa. Non essendoci il quorum, la speranza dei proponenti era quella di un cammino elettorale il più felpato possibile: pochi elettori, poche spiegazioni e discussioni, e tutto passa.</p>



<p><strong>La riduzione dei parlamentari, non accompagnata da altre modifiche, che impatto avrà sugli equilibri disegnati dalla Carta costituzionale e sul funzionamento delle Camere?</strong><br>Obiettivamente scarso. Se possibile, poiché il bicameralismo diventerà ancora più paritario ora che si omogeneizzano anche gli elettorati delle due camere, l’efficienza del lavoro parlamentare diminuirà ulteriormente. Se lo stesso lavoro legislativo dopo essere stato fatto da una camera di 400 membri passerà a quella di 200, composta nello stesso modo della prima, questa impiegherà prevedibilmente il doppio tempo.</p>



<p><strong>Il referendum confermativo sulle leggi di revisione costituzionale è l’unico valido a prescindere dal quorum dei votanti. Come giudica la scelta di accorparlo con le elezioni amministrative?</strong><br>Non opportuno per la sovrapposizione di due campagne elettorali molto diverse, ma comprensibilmente quasi inevitabile.</p>



<p><strong>Come influirà la riforma sulla composizione dell&#8217;Assemblea dei grandi elettori del Presidente della Repubblica?</strong><br>In parte dipenderà anche dall’esito delle contestuali elezioni regionali. Se si verificasse ciò che auspica Salvini, cioè un 7 a 0 a favore della destra, ma io lo escludo, gli equilibri si modificherebbero in modo decisivo. In ogni caso l’equilibrio parlamento/consigli regionali verrà alterato in una direzione non prevista e non voluta dal costituente.</p>



<p><strong>È corretto subordinare la riforma della Costituzione alla modifica di una legge ordinaria come quella elettorale?</strong><br>No, non lo è, trattandosi di ranghi legislativi diversi anche se correlati. Ma si rende necessario per attenuare l’impatto negativo di alterazione della rappresentanza con la riduzione del numero dei parlamentari: se oggi il nostro rapporto è tra i più alti d’Europa, con l’approvazione di questa sedicente riforma diventerà il più alto in assoluto: 1 deputato ogni 150.000 abitanti, 1 senatore ogni 300.000. Le minoranze politiche e territoriali verranno fortemente penalizzate, cioè non garantite. In ciò consiste il grosso sfregio del principio della rappresentanza voluto dal costituente. Anche se il tema della rappresentanza evoca anche altri dati di cui le forze politiche negli ultimi decenni non hanno voluto tenere conto.</p>



<p><strong>Gli argomenti principali di chi sostiene il Sì sono sempre stati il risparmio di spesa pubblica e la lotta alla casta. Valgono una riforma costituzionale?</strong><br>Il risparmio, come Cottarelli ha dimostrato, sarà esiguo e non vale il costo democratico. La lotta alla casta è esattamente ciò che viene perseguito, in modo paradossale e masochistico, dalle forze politiche che non si accorgono di esserne loro stesse il bersaglio. </p>



<p><strong>C’è poi chi ha detto che voterà Sì perché così si dovrà necessariamente mettere mano ad altre riforme. Cosa ne pensa?</strong><br>Penso che sia un atto di fede, non supportato da alcun argomento. Anzi si potrebbe/dovrebbe sostenere il contrario.</p>



<p><strong>Il bicameralismo perfetto voluto dai costituenti sembra aver fatto il suo tempo, ma il potere legislativo risiede ancora nelle Camere? La riduzione dei parlamentari che impatto avrebbe sui diversi organi coinvolti nella costruzione della legislazione?</strong><br>Evidentemente no. Il trasferimento di competenze all’Unione Europea e alle Regioni, ha ridotto di molto le competenze legislative del Parlamento nazionale. Ma soprattutto lo ha fatto l’ormai strutturale avocazione di poteri legislativi di cosiddetta urgenza da parte del governo, da molti anni per la verità. Però il Parlamento continua a dimenticarsi dell’altra sua grande prerogativa costituzionale: il sindacato sugli atti del Governo. Dovrebbe essere il Parlamento a controllare il Governo, mentre si sta verificando, ormai senza reazione alcuna, esattamente il contrario: il governo controlla sempre di più il parlamento. Proprio in questi giorni un sottosegretario dei 5S ha dichiarato: un Parlamento ridotto è più facile da controllare. Ormai ci si abitua a tutto, senza mai reagire. Io penso che sia giunto il momento di farlo. Io personalmente mi rifiuto di diventare capote.</p>



<p><strong>Il PD in Parlamento ha votato per tre volte contro la riduzione dei parlamentari, cambiando la propria scelta nell’ultima votazione in funzione dell’accordo di governo attuale e della promessa dell’adozione di correttivi, che però non sono arrivati. Non si rischia così di confondere i propri elettori? </strong><br>Assolutamente si. Ma soprattutto ha sbagliato quando ha definito l’accordo politico di governo, scelta che io ho condiviso, accettando il taglio dei parlamentari senza pretendere il contestuale avvio di un altro disegno di riforma costituzionale per differenziare ruoli e competenze delle due camere. Oggi non ci troveremmo in questa palude. E senza pretendere l’intesa su una nuova legge elettorale che restituisse agli elettori la prerogativa di scegliere i propri rappresentanti, o con l’introduzione delle preferenze o con la definizione di collegi abbastanza piccoli, sì da poter scegliere veramente. Da dove nasce molta parte della sfiducia popolare? Da questa confisca di potere di scelta dei propri rappresentanti. Perché mai partiti che non sono più tali, essendosi perlopiù ridotti a un leader e i suoi fedelissimi, dovrebbe continuare ad avere il potere di scegliere non già i candidati ma gli eletti in parlamento? Se le forze politiche non si decidono di uscire dal bunker in cui si sono ficcate rischiano di essere travolte.</p>



<p><strong>Tutti i partiti principali sono schierati per il Sì. Se la riforma passa chi festeggia? </strong><br>Legittimamente il Movimento 5S</p>



<p><strong>E se vincesse il No?</strong><br>I cittadini</p>
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		<title>Democrazia indiretta</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/09/pisicchio-democrazia-indiretta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pino Pisicchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2020 14:29:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[#iovotoNO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rush finale di questa campagna elettorale referendaria sembra accendersi dopo un tempo lunghissimo di tiepidezze e distrazioni. Vabbè che siamo ancora in estate, almeno fino alla domenica del voto, e il covid post vacanziero si sta annunciando particolarmente arrembante. Ma, vivaddio, stiamo parlando di una modifica alla Costituzione, peraltro non da niente, perché porta con se’ grappoli di conseguenze a cascata. Il circuito ristretto dei cultori della materia costituzionale&#8230;</p>
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<p>Il rush finale di questa campagna elettorale referendaria sembra accendersi dopo un tempo lunghissimo di tiepidezze e distrazioni. Vabbè che siamo ancora in estate, almeno fino alla domenica del voto, e il covid post vacanziero si sta annunciando particolarmente arrembante. Ma, vivaddio, stiamo parlando di una modifica alla Costituzione, peraltro non da niente, perché porta con se’ grappoli di conseguenze a cascata.</p>



<p>Il circuito ristretto dei cultori della materia costituzionale ha avuto modo di attingere ragioni pro e contro dai volenterosi media che hanno ospitato, nell’indifferenza del popolo mainstream, quel poco che è sopravvissuto del dibattito pubblico. Ma il popolo mainstream non se ne adonterà: è sufficiente la parola d’ordine: “345 stipendi in meno”. Comunque, per quel che si è ascoltato e letto, sono apparse assai più robuste le ragioni del no, piuttosto che quelle dei sostenitori del taglio che, quando onesta’ intellettuale ha soccorso, si sono mosse nella logica di “meglio questo che niente”, scommettendo sul fatto che dopo la conferma referendaria la politica si dovrà precipitare a fare un pacco di riforme costituzionali se no non si va avanti. Basterebbe una piccola domanda: “questa politica? Ne siamo proprio sicuri?”.</p>



<p>Qualche considerazione. La prima: Il taglio dei parlamentari è parte consistente del programma politico dei Cinque Stelle, che, tra le riforme costituzionali, lo poneva come priorità insieme con l’abolizione dell’art.67 Cost. (il divieto di mandato imperativo per i parlamentari) e il referendum istitutivo (il popolo propone una legge e se la vota col plebiscito escludendo il Parlamento). Il disegno, coerente per il Movimento, non c’è che dire, si collega all’idea del graduale superamento della democrazia rappresentativa in favore di una sorta di democrazia diretta favorita dalle risorse delle nuove tecnologie digitali.</p>



<p>Piaccia o non piaccia questa visione è nel DNA del M5S. Ma possiamo dire che sia nel DNA anche delle altre formazioni politiche? Sembrerebbe proprio di no: tanto per ricordare il PD e i renziani per ben tre volte hanno votato contro la legge costituzionale partorita da M5S e Lega, la vecchia maggioranza, salvo scoprire, dopo il varo del Conte bis, le intime virtù del taglio lineare. E così han fatto praticamente tutti: tanto per ricordare alla Camera solo 14 irriducibili votarono contro nel voto finale.</p>



<p>Dunque se questa riforma era una “bandiera” per il M5S e rappresentava, invece, oggetto di forte critica per gli altri, come ha fatto a diventare legge approvata quasi unanimemente con la doppia lettura Camera/Senato? È un classico caso di legge preterintenzionale: io metto la mia bandierina sul campo di guerra, tanto poi nessuno l’approverà. Poi succede che l’approvino tutti, per paura di mettersi contro il popolo mainstream, e viene fuori la riforma costituzionale. Quasi “a loro insaputa”.</p>



<p>La seconda: la comunicazione in questa campagna elettorale è stata imprecisa e distorsiva. Per esempio: la favola del Parlamento con più rappresentanti in Europa, sostenuta con comparazioni parziali (confronto solo con la Camera bassa) e prendendo in esame assemblee di paesi con popolazione disomogenea. Insomma se voglio capire come va in Europa, non posso guardare i numeri del Parlamento di San Marino, ma devo confrontarmi con Francia e Gran Bretagna che hanno più o meno la nostra stessa popolazione (60 milioni e passa). Ebbene confrontando i nostri numeri (945 parlamentari) con quelli francesi (925) e inglesi (1422) ci rendiamo conto che tutta questa esuberanza italiota non c’è.</p>



<p>La terza: stiamo sul tema sensibile del vile denaro. Si dice: “così risparmiamo 345 indennità”. Certo. Ma se questo è il problema (e, francamente, non mi pare proprio che lo sia in una democrazia moderna) non facciamo prima a tagliare gli stipendi? Con un bel taglio lineare di 5000 euro al mese a fine legislatura si fanno quasi 300 milioni. È poco? È un nulla? Più o meno come il poco o il nulla del “beneficio” economico del taglio ma, vuoi mettere? Questo si che sarebbe un bel gesto nei confronti degli italiani in sofferenza. Senza fare cose irreparabili nella Costituzione.</p>
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		<title>Referendum costituzionale: #iovotoNO. Ma tutti i parlamentari folgorati sulla strada del governo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 07:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caldo di agosto dovrebbe portarci a scegliere il riposo e il fresco, del mare o della montagna, per recuperare dalle fatiche psicologiche e quindi anche fisiche che hanno contraddistinto questa prima parte dell’anno 2020. Invece i nostri riposini pomeridiani, le conversazioni sotto l’ombrellone hanno un nemico, il referendum confermativo della riforma costituzionale. Il caso è questo: 20 e 21 settembre voteremo Si o No per decidere se entrerà in&#8230;</p>
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<p>Il caldo di agosto dovrebbe portarci a scegliere il riposo e il fresco, del mare o della montagna, per recuperare dalle fatiche psicologiche e quindi anche fisiche che hanno contraddistinto questa prima parte dell’anno 2020. Invece i nostri riposini pomeridiani, le conversazioni sotto l’ombrellone hanno un nemico, il referendum confermativo della riforma costituzionale. Il caso è questo: 20 e 21 settembre voteremo Si o No per decidere se entrerà in vigore la riforma costituzionale che ridurrà i parlamentari italiani da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse per almeno una dozzina di obiezioni da distribuire equamente sulla fase di approvazione; sulla storia dei tentativi, riusciti o meno, di riforma costituzionale; sugli effetti che si avrebbero sulla rappresentanza; sul comportamento dei partiti politici dal momento dell’approvazione della riforma; sul presunto risparmio, che pare sia il punto forte (!) di questo tentativo di mettere mano alla Costituzione.</p>



<p>E’ proprio il presunto punto forte quello che desta la maggiore curiosità. Che questa riforma porti a una riduzione di costi della politica è innegabile, l’aspetto oggettivamente ridicolo è la dimensione della riduzione di costo. Già da tempo l’osservatorio diretto da Carlo Cottarelli ha fatto i conti in tasca alla riforma informandoci, senza essere smentito, che il risparmio sarà pari ogni anno al costo medio di un caffè al bar per ciascun cittadino. Dovrebbe essere sufficiente questo dato per le valutazioni conseguenti e, fortunatamente, un gruppo di parlamentari, su proposta della Fondazione Einaudi, ci consentono di esprimerci sull’argomento.</p>



<p>Perché il referendum confermativo è previsto solo nel caso in cui i soggetti abilitati a richiederlo alzino la voce per consentire ai cittadini elettori di votare e decidere sull’entrata in vigore delle norme, senza obbligo di quorum. Proprio l’assenza di quorum, il cui raggiungimento è obbligatorio per i referendum abrogativi di norme (quelli dove si vota si per dire no e no per dire si), è il capolavoro dei costituenti, l’ultima norma a difesa di un lavoro di scrittura condiviso, simbolo di compromesso e di promessa di un futuro migliore. Anche uno sparuto gruppo di cittadini può difendere la Costituzione e il sogno di un’Italia democratica, che davvero rimuova gli ostacoli alla crescita della persona umana e non c’è tribunale, parlamento o governo che potrà dire che quel referendum non è la piena espressione del popolo italiano e del suo potere costituito.</p>



<p>Premesso che in fondo potrebbe essere irrilevante il numero dei parlamentari, destano preoccupazione le motivazioni con cui si schierano per il Si alcuni esponenti dell’area riformista. La riduzione del numero dei parlamentari come grimaldello per una futura riforma omogenea o quale apripista di una legge elettorale. Sembrerebbe che non sappiano benissimo che la riduzione del numero dei parlamentari rappresenterà un problema per il funzionamento delle Camere e dei lavori in commissione, che ne sono buona e consistente parte. La legge elettorale, poi, ci era stata promessa da tempo ma non se ne vede traccia significativa. Né sembra che, pur essendo da tempo componenti delle Camere, si siano accorti che il vero problema sta nei regolamenti parlamentari e nel bicameralismo perfetto, che ormai non regge al mutare dei tempi e della società.</p>



<p>Un impatto devastante sarebbe quello sulla rappresentanza territoriale, perché la concentrazione dei cittadini nei grandi centri e nelle aree metropolitane da un lato determinerebbe una minore presenza di rappresentanti dei piccoli comuni in Parlamento, dall&#8217;altro l&#8217;effettiva impossibilità per gli eletti di svolgere un ruolo nel territorio. A questo tema cruciale dedicheremo una riflessione specifica. Resta l’amara considerazione che tanti strenui difensori della Costituzione in occasione di precedenti tentativi di riforma siano oggi folgorati sulla strada del governo a tutti i costi e vogliano convincerci della bontà di una riforma a cui sono loro per primi a non credere.</p>
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