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	<title>Salvini Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Salvini Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Il populismo che preoccupa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2022 10:00:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la pandemia, la guerra. Dopo tre dosi di vaccino anti-covid19, forse è tempo per noi italiani, di fare un pensierino per la somministrazione di un altro vaccino. Perché c’è uno spettro che si aggira per l’Europa: il populismo. Anche questo andrebbe tenuto a bada, un contrafforte respingente sarebbe assai utile e rassicurante. Il virus del populismo è pericoloso. Si avvicina con passo felpato, assorbe tutti i malumori e comincia&#8230;</p>
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<p>Dopo la pandemia, la guerra. Dopo tre dosi di vaccino anti-covid19, forse è tempo per noi italiani, di fare un pensierino per la somministrazione di un altro vaccino. Perché c’è uno spettro che si aggira per l’Europa: il populismo. Anche questo andrebbe tenuto a bada, un contrafforte respingente sarebbe assai utile e rassicurante.</p>



<p>Il virus del populismo è pericoloso. Si avvicina con passo felpato, assorbe tutti i malumori e comincia a somministrare un certo modo di star bene. Semplifica i problemi, è sensibile alle rivendicazioni e procede spedito a distribuire soluzioni immediate ed efficaci. Se gli immigrati danno fastidio, c’è una soluzione. Se la droga e il suo spaccio urtano la quiete di tanti quartieri, basta stanare i responsabili casa per casa. Se la mafia incalza, invece di sradicarla, passiamo a conviverci. Con la cultura non si mangia. Se la giustizia è difficile ad amministrarla, si può pensare alla pena di morte. Se le cure sanitarie costano troppo, per non gravare sulle casse dello Stato, mettiamo un tetto all’età di coloro che possano ricorrervi. Piace questo programma? Al popolo sì, certamente. Se poi ci fermiamo a sillabare parola per parola, un po’ meno. Per intanto, a furor di popolo, è importante strappare consenso.</p>



<p>Il populismo fertilizza la mente di coloro che nascono demagoghi e svogliatamente si convertono alla democrazia. Meglio sarebbe dire: vi si adattano. Tant’è che lo fanno solo per entrare in gioco e subito dopo proporre come uscirne. Tutti ricordiamo “i pieni poteri” invocati da Matteo Salvini sotto il sole cocente dell’estate di qualche anno addietro. E ricordiamo pure l’effetto che fecero quelle parole del facilitatore Salvini. Lo stesso di quello che fanno espressioni simili quando si tratta di passare sul cadavere di chiunque purché si arrivi alla terra promessa delle proprie farneticazioni.</p>



<p>Si racconta della vita di Aldo Moro l’effetto che gli fece un comizio tenuto in Puglia. Appena sceso dall’auto fu accolto da urla e applausi. Si guardò intorno e rimase incredulo. Ancora più sconcertato apparve il suo viso ogniqualvolta – e si registrò troppo spesso – veniva interrotto da battimano concitato e privo di pertinenza. Proseguì un po’ controvoglia e quasi in fretta riparò in auto. Per un pezzo del tragitto rimase in silenzio. Un collaboratore allora gli chiese: “Presidente, è soddisfatto di questo incontro?”. “No – rispose &#8211; direi che sono preoccupato. Provate ad immaginare una folla così fatta in mano ad un demagogo, la condurrebbe dove?”.</p>



<p>Ci sono demagoghi e populisti in servizio attivo ai nostri giorni? Ci sono e sono quelli che devono trovare – e dicono di aver trovato – giustificazioni ad una guerra. Ma dietro a questi tali ve ne sono altri che a loro tempo hanno anche delineato il profilo politico culturale e personale dello stesso Putin. E siccome l’esito dei populisti e delle loro convinzioni è sempre dopo i fatti che si può analizzare, la domanda viene su da sola: quando Berlusconi e Salvini parlavano dello statista Putin fingevano o erano sinceri? Se fingevano, è un conto. Ma se non fingevano e parlavano seriamente, è tempo di interrogarsi sulla bontà dei parametri mentali che stavano nelle loro teste. Perché una cosa resta vera: chi semina vento, raccoglie tempesta.</p>



<p>Solo che oggi, al di là del pensiero e della loro manifestazione, il caso dei leader ci interessa ben poco, se, per esempio, parlino o non parlino per confermare o per smentire il predetto. Quello che più ci preme è invece la nostra posizione e cioè: riusciamo ancora a tenere a bada i populisti? E prima ancora: sappiamo distinguere chi lo è e chi non lo è? Veramente ci piace il populismo e veramente può essere buon amico della democrazia?</p>



<p>Perché una cosa è certa: la guerra, l’invasione, il sangue che scorre, la morte, i lutti e le ferite che resteranno, ci convincono di una realtà: l’Italia è una grande democrazia. Difficile e complessa, sicuramente. Dove finanche occorrono due firme e una non basta se il conto corrente bancario è stato impostato a firme congiunte. Una piccola democrazia che comincia dal basso.</p>
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		<title>Votate Draghi. E a non rivederci più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jan 2022 20:08:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La politica è Sergio Mattarella, che nelle ore in cui quel che resta dei partiti sta provando a trovare un accordo sul suo successore, decide di tornare a Palermo, restando anche fisicamente lontano dal Quirinale. Mattarella non solo ha confermato la prassi che il Capo dello Stato in carica non si occupa della scelta del suo successore ma anche la ferma determinazione a rifiutare il bis, per non trasformare in&#8230;</p>
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<p>La politica è Sergio Mattarella, che nelle ore in cui quel che resta dei partiti sta provando a trovare un accordo sul suo successore, decide di tornare a Palermo, restando anche fisicamente lontano dal Quirinale.</p>



<p>Mattarella non solo ha confermato la prassi che il Capo dello Stato in carica non si occupa della scelta del suo successore ma anche la ferma determinazione a rifiutare il bis, per non trasformare in una tradizione ciò che, nella sua convinzione, deve restare una eccezione. Perché se è vero che la Costituzione non vieta la rielezione del presidente uscente, la consuetudine lo considera un fatto eccezionale.</p>



<p>La politica non è certamente la narrativa con la quale il centro destra sta provando ad accompagnare il fallimento di Berlusconi. Il presidente di Forza Italia non è riuscito a trovare abbastanza voti in Parlamento per garantire la sua elezione a Capo dello Stato al netto della prevedibile percentuale di franchi tiratori interni.</p>



<p>Il racconto di avere i voti ma di rinunciarci per non dividere il Paese va in conflitto non solo con l’evidenza dei fatti (la mancanza dei voti), con la storia di un uomo che nel bene e nel male è stato l’incarnazione della divisione, del bipolarismo. Ma anche con la mitologia del Cavaliere che si esalta e si eccita davanti alle sfide impossibili. Anche per quelle.</p>



<p>Il centro destra ne esce indebolito da questo tira e molla del suo vecchio leader. “Ora che con senso di responsabilità abbiamo ritirato il nome divisivo ma vincente di Berlusconi, la sinistra non ponga più veti” è una pezza peggiore del buco.</p>



<p>Quello che si ricava da questo racconto è l’immagine di una coalizione non solo divisa sulla prospettiva di portare a termine la legislatura o di andare a voto anticipato, ma priva di figure adeguate non solo a guidare le grandi città ma anche, a livello centrale, a rappresentare l’unità e il prestigio di un Paese ancorato alle sue tradizioni europeiste e atlantiste.</p>



<p>Di chi è la responsabilità? Certamente di Berlusconi, che per più di vent’anni ha soffocato ogni tentativo, da lui stesso a volte accennato, di formare un partito che potesse sopravvivergli, uno o più leader che potessero continuare la sua azione politica. La responsabilità è degli altri partiti di destra, che non hanno perso occasione per bearsi di una crescita effimera perché basata sulla tentazione di titillare i peggiori istinti di intolleranza e divisione che covano nella pancia del Paese, soprattutto in tempi di crisi.</p>



<p>Il rischio più serio, a questo punto, è di bruciare la figura di Mario Draghi, la personalità italiana più stimata al mondo. Già il centro destra ha chiarito che non voterà Draghi come Capo dello Stato, affiancandosi alla posizione del M5S, che ha cambiato idea almeno settanta volte negli ultimi trenta giorni e in trentamila occasioni dall’inizio di questa legislatura. La peggiore sciagura politica della storia della Repubblica.</p>



<p>Vedremo quali saranno le proposte di alto profilo che il centro destra garantisce di proporre entro le prossime ore. Aspettiamo con ansia e rispetto per quello che potrebbe essere il nuovo Capo dello Stato. Non è nostra consuetudine attaccare le Istituzioni, financo quelle immaginarie. I gilet gialli li teniamo in macchina, come prevede la legge. Senza pentimento.</p>



<p>Crediamo fortemente nel laico spirito costituzionale che guiderà con sapienza la scelta dei mille grandi elettori. Ai quali ci permettiamo di ricordare che la credibilità conquistata dall’Italia a livello mondiale nell’ultimo anno non è merito di un governo tutto sommato modesto (tranne Colao, Cartabia e pochi altri) ma porta chiaramente i nomi e i cognomi di Mario Draghi e Sergio Mattarella.</p>



<p>Senza il prezioso lavoro svolto a Bruxelles da loro e da poche altre figure, non avremmo ottenuto il via libera alla prima anticipazione del PNRR. Deragliando da questa via nulla è scontato per il futuro. A partire dalle riforme necessarie per ottenere le prossime tranche del Piano Nazionale di Ripresa.</p>



<p>Basterà a convincere i furbetti del vitalizio e quelli di un posto al governo a non buttare tutto al macero per la difesa del proprio particolarissimo interesse?</p>



<p>Per non rischiare, mettiamola meglio così: non fatelo per l’Italia, non per l’Europa e neppure per i vostri figli. Fatelo per le vostre indennità e per i vostri incarichi da proteggere sino a fine legislatura. Garantite i prossimi sette anni di credibilità all’Italia votando Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica. E a non rivederci più.</p>
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		<title>La fatica della democrazia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/10/raco-la-fatica-della-democrazia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 16:00:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto&#8230;</p>
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<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. </p>



<p>Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto che nel nostro Paese esiste una frangia di destra squadrista, da emarginare e combattere con determinazione, ma anche una importante porzione di cittadinanza che manifesta con violenza contro lo Stato.</p>



<p>Ha ben ragione Romano Prodi a dire che la sua paura “è la stanchezza della democrazia” che si avverte tra molti cittadini. “Perché la democrazia è faticosa”, ha aggiunto. Si Professore, è faticoso far capire a molti italiani che proprio la democrazia, che ritengono sospesa, consente loro di andare in piazza a manifestare contro lo Stato, fianco a fianco, colpevolmente e forse ambiguamente, con i più violenti ed eversivi gruppi para politici che agiscono nel nostro Pese.</p>



<p>Al grido “libertà libertà”, che ricorda tanto “onestà onestà”, migliaia di cittadini hanno invaso la sede della CGIL e hanno aggredito le nostre Forze dell’ordine per sostenere sciocche e folli teorie complottiste e antiscientifiche sull’efficacia del vaccino e l’utilizzo del green pass da parte dello Stato. </p>



<p>A questo punto ci auguriamo tre cose: che la gestione dell’ordine pubblico sia in futuro capace di prevedere e gestire meglio questo tipo di azioni violente. Ieri quei facinorosi hanno attaccato la sede del primo sindacato italiano e sono arrivati a dieci passi dai portoni delle nostre Istituzioni. La capitale del Paese è stata tenuta in ostaggio per un intero pomeriggio. Non è la prima volta e speriamo che sia l’ultima.</p>



<p>Che i partiti di destra si impegnino senza ambiguità ad allontanare ed emarginare tutti i gruppi violenti e nostalgici ancora attivi in Italia e che si preveda lo scioglimento di alcune organizzazioni come Forza nuova</p>



<p>Che il M5S, fautore della teoria dell’uno vale uno, in base alla quale nella lotta alla pandemia &#8211; ad esempio &#8211; il parere del primo ignorante vale quanto quello del prof. Mantovani, compia un ulteriore passo verso la democratizzazione di un partito nato per aprire le Istituzioni come scatolette di tonno e finito per sigillarsi dentro quelle scatolette, nel timore di perdere il potere conquistato.</p>



<p>Abbiamo le foto di Mattarella e Draghi che fanno il vaccino. Ci mancano quelle di Conte, Di Maio, Meloni e Salvini. Questa ambiguità deve finire. Non può più essere accettata in modo particolare dopo la serata di ieri che tanto ci ha ricordato l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio.</p>



<p>Servono parole di chiarezza. Si al vaccino, Si al green pass, No ad ogni tipo di ambiguità su questi temi. Basta tollerare ancora episodi di violenza nei confronti delle Istituzioni nella speranza di conquistare una manciata di voti in libera uscita che vanno semmai allenati nuovamente a confrontarsi con la fatica della democrazia.</p>
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		<title>Una brutta bestia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 09:04:29 +0000</pubDate>
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<p>La battuta più facile, quella ovvia, cui confesso di aver ceduto anch’io, è stata servita su un piatto d’argento da mani guantate di bianco: Morisi merita almeno una citofonata da Salvini. Del resto, come si fa a resistere? Chi non lo ricorda integerrimo difensore della morale cattolica a sgranare rosari in pubblico, irridendo coloro che Morisi gli suggeriva di irridere &#8211; e trangugiando ciò che Morisi gli suggeriva di trangugiare &#8211; pur di scalare i trend social? Ma la battuta greve non giova a comprendere.</p>



<p>Il fatto non è tanto che il guru della comunicazione social di uno che ha fatto il Ministro dell’Interno sia indagato per questo o quel reato: egli resta non colpevole fino a prova contraria. Anche lui, anche il comunicatore di un tizio che ha scambiato la procedura penale per una pièce teatrale, merita ogni garanzia di legge. Anche chi ha costruito una spietata squadra d’assalto comunicativo soprannominata “la bestia”, per dire della delicatezza del tocco, è soggetto di diritto nella Repubblica italiana.</p>



<p>La questione da considerare è piuttosto che cosa si possa imparare dalla vicenda. Due le alternative: la prima è cedere all’istinto dell’occhio per occhio. Morisi è accusato, in un colpo solo, di pressoché tutto ciò contro cui Salvini ha costruito la sua propaganda: droga, immigrazione, lascivie varie. Se l’è cercata, giù dunque di vendetta. Questo significherebbe però accettare lo stile comunicativo che Morisi e la sua bestia hanno imposto per anni. Significherebbe dargli ragione, alla fine.</p>



<p>Una reazione meno istintiva impone di trarre una lezione dall’accaduto, e la lezione dipende dalla risposta a una domanda: se sia legittimo pretendere per sé la garanzia, la riservatezza, la pietà perfino, che agli altri non si concede. Dunque in che cosa crede davvero il senatore Salvini, che ha dichiarato “è una schifezza mediatica. C’è chi sbatte il mostro in prima pagina”? In che cosa? Nel citofonare a casa di sconosciuti domandando loro davanti alle telecamere se spaccino, nel denigrare Lapo Elkann e Ilaria Cucchi, o nel sacrosanto diritto di Morisi di starsene in disparte, lontano dai riflettori, ad organizzare la propria difesa o magari, ove colpevole, a riflettere sui propri errori? Tertium non datur. Se la politica è l’arte della scelta, un leader politico non può sottrarvisi, altrimenti altro che bestia. Un micio. Arruffato, al più.</p>
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		<title>Andrea Ostellari: l&#8217;accordo sul Ddl Zan deve farlo la politica. Noi ci siamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2021 16:53:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ddl Zan, che lei ha seguito come presidente della Commissione Giustizia, rischia davvero di non passare al Senato?Va anzitutto considerato che quello proveniente dalla Camera è un testo unificato rispetto a precedenti proposte. Si tratta di più contributi che arrivano in un unico disegno al Senato nel novembre dell’anno scorso e viene messo in calendario nei primi mesi del 2021. Qui iniziano una serie di contrasti, fortemente condizionati da&#8230;</p>
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<p><strong>Il Ddl Zan, che lei ha seguito come presidente della Commissione Giustizia, rischia davvero di non passare al Senato?</strong><br>Va anzitutto considerato che quello proveniente dalla Camera è un testo unificato rispetto a precedenti proposte. Si tratta di più contributi che arrivano in un unico disegno al Senato nel novembre dell’anno scorso e viene messo in calendario nei primi mesi del 2021. Qui iniziano una serie di contrasti, fortemente condizionati da un punto di vista politico. Io avrei preferito che non ci fosse una caratterizzazione così aperta, che ha contribuito ad alimentare un dibattito avvelenato anziché un confronto serio, come era nei miei propositi, che offrisse la possibilità di ulteriori riflessioni.</p>



<p><strong>Quali sono le difficoltà?</strong><br>Le criticità sono innanzitutto quelle relative all’articolo uno, ossia alle definizioni, da “sesso” a “identità di genere”, cui poi tutto il testo fa riferimento. In secondo luogo c’è l’articolo quattro, relativo alla libertà di espressione, e infine l’articolo sette, relativo alla libertà educativa. Quello che conta oggi, quello che a mio avviso dovremmo fare, non è dividerci sul tema. Dobbiamo al contrario unirci, affrontando quelli che Letta, quando uscì la questione della nota del Vaticano, ebbe a definire “nodi giuridici”, dicendosi pronto a discuterne. Questi nodi giuridici caratterizzano l’attuale dibattito.</p>



<p><strong>Qual è la sua proposta?</strong><br>Io credo sia necessario un serio approfondimento per eliminare problematiche che sono di tipo tecnico e poi convergere su un testo che abbia finalità generali condivise da tutti. Tra le problematiche tecniche pensi al fatto che il giudice si troverebbe ad utilizzare uno strumento poco maneggevole, che si presterebbe a grandi difformità interpretative. Questa è la mia personale battaglia da presidente della Commissione, ma anche da giurista. Sono un avvocato e credo sia opportuno fare di tutto per realizzare leggi scritte bene e condivise. Non è peraltro, questo, soltanto un mio parere ma anche quello di molti costituzionalisti intervenuti sul tema.</p>



<p><strong>Lei è stato accusato di aver frenato l’avanzamento della legge in Commissione. Che risponde?</strong><br>Che è un’accusa priva di fondamenta. Basta guardare gli atti. Lo dico con la consapevolezza di quanto fatto in Commissione. Ad esempio, abbiamo segnalato già a novembre del 2020 un problema che avrebbe potuto rallentare il percorso, cioè la presenza di ulteriori testi, già depositati, che vertevano sulla stessa materia. Questa è stata una delle cause del rallentamento, che aveva quindi natura tecnica e niente affatto politica. La richiesta di calendarizzazione è arrivata il 28 di aprile. Ho dovuto prima inviare i testi alla presidente Casellati, poi farli tornare in Commissione, poi iniziare il tutto da capo con in più il problema politico del mancato accordo tra le forze interne alla maggioranza.</p>



<p><strong>Questo non è però un problema tecnico.</strong><br>Questo sì che è un problema politico, sul quale pure si è provato a verificare la possibilità di un dialogo. Accusare me del rallentamento significa fare politica accusando gli altri, che è un errore come rivela l’attacco social subito dal senatore Faraone, solo per avere osato applaudire l’intervento di Salvini in Aula.</p>



<p><strong>La proposta di Italia Viva di fare riferimento al solo movente del reato sarebbe sufficiente per arrivare a un testo condiviso?</strong><br>La proposta che io ho formulato arriva da un passo in avanti di gruppi che ancora oggi si oppongono fortemente al disegno di legge Zan. È una mediazione tra proposte di Italia Viva, Forza Italia e Lega. Il punto è che più andiamo a definire i singoli termini come “sesso”, “genere”, “identità” e “orientamento”, più rischiamo di ostacolare la condivisione.</p>



<p><strong>Quindi?</strong><br>Benissimo trovare una formula diversa, come quella da lei richiamata. Se noi passiamo dalle definizioni alle finalità evitiamo di escludere e l’inclusione di tutti è un successo politico. Dobbiamo cercare una soluzione onnicomprensiva, che eviti le bandiere ideologiche sull’articolo uno. Risolvere i problemi sull’articolo quattro e sul sette credo sia più facile.</p>



<p><strong>Ove ci fossero davvero delle aperture ci sarebbe l’impegno della Lega a non presentare nuovi emendamenti e a non chiedere voti segreti? </strong><br>Io penso che chiedere un passo in avanti vada bene a tutti e quindi anche a noi. L’accordo ovviamente deve esserci tra le forze che hanno già manifestato questa intenzione. L’importante però è che questo accordo avvenga in tempi stretti perché martedì c’è il deposito degli emendamenti e dopo quella data ogni gruppo si sentirebbe libero e legittimato a depositare qualsiasi richiesta di emendamento.</p>



<p><strong>Anche dopo si potrebbero presentare.</strong><br>Certo, anche dopo sarebbe possibile ma non farei esclusivo affidamento sul numero di emendamenti che qualche gruppo potrebbe presentare. Io mi concentrerei sul tavolo politico che aveva già dato buoni frutti, perché la proposta che avevo formulato arriva da lì. Se c’è l’intenzione, proviamoci. È chiaro che questa intenzione deve essere manifestata dai presidenti dei gruppi parlamentari, non quindi dall’interno della Commissione, anche se ritengo che togliere la discussione alla Commissione abbia causato un grosso problema, di difficile soluzione.</p>



<p><strong>La Lega c’è?</strong><br>È un’operazione che deve fare la politica. Noi ci siamo, se c’è qualcuno disponibile si manifesti e continuiamo questo lavoro nei prossimi giorni.</p>
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		<title>Alessandro Zan: meglio nessuna legge che una legge discriminatoria. La mediazione di Ostellari è irricevibile. Renzi considera ideologismo una legge che Italia Viva ha contributo fortemente a realizzare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2021 16:43:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come nasce il DDL che porta il suo nome e perché è divenuto così divisivo da mettere in pericolo la maggioranza?Questa è una legge di iniziativa parlamentare, non c’entra nulla con il Governo. Nasce dall’esigenza di dare al nostro Paese una legge contro i crimini d’odio. Voglio ricordare che l’Italia è l’unico tra i paesi fondatori dell’Unione Europea a non avere ancora una legge contro i crimini d’odio. Abbiamo la&#8230;</p>
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<p><strong>Come nasce il DDL che porta il suo nome e perché è divenuto così divisivo da mettere in pericolo la maggioranza?</strong><br>Questa è una legge di iniziativa parlamentare, non c’entra nulla con il Governo. Nasce dall’esigenza di dare al nostro Paese una legge contro i crimini d’odio. Voglio ricordare che l’Italia è l’unico tra i paesi fondatori dell’Unione Europea a non avere ancora una legge contro i crimini d’odio.</p>



<p><strong>Abbiamo la legge Mancino.</strong><br>Che contrasta i crimini d’odio razziale e religioso, ma mancano tutte le protezioni e le tutele nei confronti delle altre vittime cosiddette vulnerabili: le donne soprattutto, che stanno in cima alla piramide d’odio in rete, le persone della comunità LGBT e le persone con disabilità.</p>



<p><strong>In questo caso più che mai possiamo dire: ce lo chiede l’Europa!</strong><br>C’è una direttiva del 2012 dell’Unione Europea che chiede agli stati di adeguare la propria legislazione per dare protezione e tutela a coloro che sono ancora discriminati e vengono fatti oggetto di violenza di odio per la loro condizione personale, semplicemente perché esistono. Tutti i paesi hanno dato seguito a questa direttiva tranne l’Italia. L’Italia negli ultimi trent’anni ha sempre fallito questo obiettivo.</p>



<p>P<strong>erché?</strong><br>Sostanzialmente perché abbiamo una destra ancora molto arretrata e non liberale. Ricordo che in Francia una legge simile è stata approvata dalla destra sotto la presidenza Chirac. Noi invece abbiamo una destra che firma e sottoscrive la carta valoriale di Orban e Duda, cioè di quei paesi che stanno mettendo in campo delle vere e proprie discriminazioni.</p>



<p><strong>C’è chi accusa la legge Zan di essere divisiva.</strong><br>In realtà è divisiva perché c’è una destra che non accetta di tutelare dei cittadini che sono oggi discriminati e che strizza l’occhio a una parte del Paese ancora omofobo e razzista. Se tutte le forze politiche che l’hanno sostenuta alla Camera la voteranno anche al Senato la legge passerà.</p>



<p><strong>I punto controversi sono gli articoli 1, 4 e 7. Cosa prevedono?</strong><br>L’articolo uno riguarda le definizioni, che sono state rese necessarie proprio da un intervento del Comitato per la legislazione e della Commissione Affari Costituzionali. Tra l’altro tutte le definizioni sono state scritte con il contributo fattivo dell’ufficio legislativo del ministero per le pari opportunità, guidato dalla ministra Bonetti che rappresenta Italia Viva. Non si capisce perché c’è qualcuno che ne chiede oggi il suo stralcio visto che c’è stata una grande volontà per inserirlo alla Camera.</p>



<p><strong>L’articolo 4?</strong><br>Viene incontro a tutta una serie di preoccupazioni, soprattutto del mondo cattolico, che vorrebbero fugare ogni dubbio rispetto alla cosiddetta libertà di espressione. L’articolo 4 è stato inserito riscrivendo pari pari le sentenze della Corte di Cassazione che hanno stabilito che nessuno può mai limitare la libertà di espressione, garantita dall’articolo 21 della Costituzione. Altra cosa è istigare all’odio e alla violenza, esprimere espressioni che possano determinare un concreto pericolo di violenza nei confronti di una persona o di un gruppo sociale. In realtà quindi non abbiamo inventato niente, abbiamo solo ribadito quello che già la giurisprudenza ha deciso in questi anni.</p>



<p><strong>Infine l’articolo 7. Cosa prevede?</strong><br>Parla delle scuole, ma anche qui si fa molta demagogia, si raccontano un sacco di fake news. Questa è un’occasione per contrastare, nelle scuole, tutte le discriminazioni e per valorizzare tutte le differenze. Oggi abbiamo un fenomeno molto preoccupante che è quello del bullismo, che porta addirittura molti adolescenti, che subiscono continue discriminazioni, anche al gesto estremo del suicidio. E’ giusto e importante che nelle scuole si insegni il rispetto per tutti, in modo tale che le persone non siano additate per la loro disabilità, per il loro orientamento sessuale, per il loro colore della pelle. Sostanzialmente si insegna il rispetto.</p>



<p><strong>Nessuna imposizione alle scuole?</strong><br>Le scuole sono dotate di un’autonomia e questo nella legge è scritto. Ciascuna scuola, in base alla propria scelta e in base al piano triennale dell’offerta formativa che prevede l’accordo tra genitori, famiglie e insegnanti, deciderà se avviare questi progetti contro le discriminazioni oppure no. Dunque, nessun tipo di imposizione, stiamo parlando di polemiche montate sul nulla.</p>



<p><strong>L’intervento del Vaticano dunque è stato strumentalizzato?</strong><br>Si, anche perché in più occasioni il Vaticano è intervenuto tramite la CEI, il cui presidente Bassetti aveva invitato a cercare un accordo perché la legge non fosse affossata. La nota diplomatica che ha smosso le diplomazie di stati esteri è sembrato un gesto abnorme. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha ribadito che lo Stato italiano è uno Stato laico e che il nostro ordinamento ha tutte le garanzie costituzionali per rispettare i trattati internazionali, compreso il Concordato. Le parole del Presidente del Consiglio, che io condivido e faccio mie, danno una risposta concreta e chiudono la polemica.</p>



<p><strong>La mediazione che sta provando il presidente Ostellari può costituire un punto d’incontro?</strong><br>Il mio faro, mio e di tanti colleghi, è stato quello di pensare a una legge antidiscriminatoria che può essere oggetto di mediazione. L’unico punto su cui non siamo disponibili a mediare è quello dei diritti delle persone. Stiamo parlando di vite umane, della carne viva delle persone. La proposta di Ostellari non è una mediazione ma è una crudeltà, perché toglie dalla protezione e dalla tutela le persone transgender, cioè toglie l’identità di genere, termine che è giuridicamente consolidato dal nostro ordinamento, non un termine sociologico, inventato dal nulla. Lo troviamo nei trattati internazionali, nelle sentenze della Corte Costituzionale, nel nostro ordinamento penitenziario. Se si vuole togliere l’identità di genere dalla legge Zan, bisognerebbe toglierla da innumerevoli altre leggi dello Stato italiano.</p>



<p><strong>La porta sembra davvero sbarrata.</strong><br>Ripeto, quella di Ostellari non può essere considerata come una mediazione, semmai come una crudeltà, perché toglie la protezione a persone che fanno parte di un gruppo sociale che è il più discriminato tra i discriminati. Ricordo che l’Italia è maglia nera in Europa per numero di omicidi nei confronti delle persone trans. Dunque, non può esserci mediazione che trasformi una legge che ha l’obiettivo di combattere delle discriminazioni.</p>



<p><strong>Renzi ha dichiarato: &#8220;la cosa chiara è che, grazie a noi, il ddl Zan smette di essere discusso su Instagram e va dove deve stare: in Aula. Detto questo, spero sempre che ci sia un sussulto di saggezza perché l’ostruzionismo da un lato e l’ideologismo dall’altro rischiano di far saltare il provvedimento&#8221;. Cosa risponde?</strong><br>Renzi considera ideologismo una legge che Italia Viva ha contributo fortemente a realizzare. Il senatore Renzi mi deve spiegare che cos’è l’ideologismo. Quella legge non è la legge che ho voluto io, il cosiddetto ddl Zan è il frutto di una sintesi, di una mediazione che ha comportato un anno di lavoro. Sono stati accolti prevalentemente emendamenti e contributi di Italia Viva, anzi questa legge vede Italia Viva come azionista di maggioranza. Dunque stiamo parlando di una sintesi che ha visto veramente l’accoglimento delle sensibilità dei diversi gruppi.</p>



<p><strong>Così lo scontro sembra inevitabile.</strong><br>Io sto ai numeri. Se Italia Viva vota la legge al Senato, la legge passa. Se Italia Viva invece preferisce fare una mediazione con la Lega, che non ha nessun tipo di credibilità su questo argomento &#8211; visto che&nbsp;il presidente Ostellari ha tenuto in ostaggio la legge per mesi, visto che Salvini dice che la legge approvata in Ungheria da Orban è una legge innocua e ha sottoscritto con Meloni la cosiddetta carta valoriale delle destre sovraniste, che contiene delle affermazioni terribili, mostruose e inaccettabili &#8211; la legge non passerà.</p>



<p><strong>Anche la Lega propone una mediazione.</strong><br>La Lega sta proponendo una mediazione sulla pelle della gente e questo per noi è inaccettabile. Io l’ho sempre detto, meglio nessuna legge che una legge discriminatoria. Da questo punto di vista noi siamo molto sereni. Abbiamo questo disegno di legge molto equilibrato, che – ripeto – ha visto il contributo fattivo di Italia Viva e su questo andiamo in Aula. Poi le mediazioni ci possono essere purché non siano sui diritti delle persone, perché a quel punto noi non ci stiamo.</p>



<p><strong>Quali modifiche sarebbe disposto ad accettare pur di vedere approvato il testo?</strong><br>L’unica proposta di mediazione oggi in campo è quella di Ostellari, che esclude le persone trans e per noi questo è irricevibile. Se ci saranno altre mediazioni condivise da tutti, che però non ledano i diritti delle persone, sarà il Senato nelle sue prerogative a decidere. Non certo io che sono stato il relatore alla Camera e ho portato avanti un lavoro faticosissimo di mediazione lunghissima che ha portato al testo attuale.</p>



<p><strong>Il voto segreto è una roulette russa. Preferirebbe il voto palese?</strong><br>Io preferirei sempre il voto palese, in modo tale che i senatori si assumano le proprie responsabilità di fronte al Paese. Ma non è che l’iter alla Camera &nbsp;è stato una passeggiata, tutt’altro. E’ stato un Vietnam parlamentare, fatto di pregiudiziali di costituzionalità, di ostruzionismi pesantissimi in Commissione giustizia e in Aula, di tantissimi voti segreti. Tra l’altro la Camera ha un regolamento che concede più facilmente il voto segreto, rispetto a quello del Senato. E’ chiaro che al Senato non sarà una passeggiata. Però se tutte le forze politiche, che hanno votato la legge alla Camera, saranno compatte anche al Senato, i voti ci sono. Se invece qualcuno si sfila, è chiaro che i voti non ci sono più.</p>



<p><strong>Che sentimento avverte nel Paese rispetto al tema e alla legge?</strong><br>Tutti i sondaggi ci dicono che la stragrande maggioranza degli italiani vuole una legge contro i crimini d’odio non solo nel campo del centrosinistra ma in maggioranza anche nel centrodestra. Salvini e Meloni, che osteggiano questa legge, su questo specifico punto sono in opposizione al proprio elettorato. C’è stata una mobilitazione così forte perché i giovani e i giovanissimi si mobilitano, perché non vogliono vivere in un paese oscurantista, non vogliono vivere in un paese che può diventare come l’Ungheria e la Polonia, vogliono vivere in un paese libero e inclusivo che tutela tutte le differenze. Ecco perché c’è stata una grandissima mobilitazione nei social.</p>



<p><strong>La viralità del tema sui social potrebbe costituire la chiave perché lo stallo del DDL possa sbloccarsi?</strong><br>Gli influencer non fanno altro che mettere a disposizione la loro pagina, molto seguita, per un dibattito. Ma se prima non si attira l’attenzione delle persone il tema non decolla, nonostante l’intervento degli influencer. I social e tutte le manifestazioni a sostegno della legge hanno mostrato un Paese reale molto vivo, molto aperto, molto più avanti della classe politica che lo dovrebbe rappresentare. Ecco perché il Senato ha tutti i riflettori puntati. Io spero che le senatrici e i senatori, facendo un po’ di esame di coscienza, capiscano che ormai è arrivato il momento della decisione, di portare a casa questa legge.</p>



<p><strong>Fiducia quindi in vista del 13?</strong><br>Il 13 inizia la discussione. Sarà un iter abbastanza lungo ma io resto fiducioso.</p>
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		<title>Il caso Open Arms, Salvini e la ricerca del consenso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 16:38:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chissà se il bombardamento del pollaio friulano è stato frutto di una troppo attenta immedesimazione patriottica di un carrista. In un continuo discendere della linea politica, che dai vertici corre verso gli uffici e gli esecutori, potrebbe capitare che qualcuno si lasci prendere la mano dalla difesa dei confini. Il tempo rapido della politica italiana è segnato periodicamente da slogan, frasi e termini che nelle intenzioni dei protagonisti dovrebbero garantire&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Chissà se il bombardamento del pollaio friulano è stato frutto di una troppo attenta immedesimazione patriottica di un carrista. In un continuo discendere della linea politica, che dai vertici corre verso gli uffici e gli esecutori, potrebbe capitare che qualcuno si lasci prendere la mano dalla difesa dei confini.</p>



<p>Il tempo rapido della politica italiana è segnato periodicamente da slogan, frasi e termini che nelle intenzioni dei protagonisti dovrebbero garantire un consenso elettorale. La pandemia ha agito anche su questo, forse una delle poche cose buone. Dilatando i tempi del rinnovo di consigli regionali e comunali, ha alleggerito la comunicazione politica e declassato personaggi e dichiarazioni a sottofondo – spesso spiacevole – dei problemi della quotidianità.</p>



<p>In occasione dell’udienza del 20 marzo, la Procura della Repubblica di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio di Matteo Salvini, ritenendo fondate e sostenibili in giudizio le accuse di sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio. </p>



<p>L’udienza decisiva sarà il 17 aprile e fino ad allora non sapremo se la visione salviniana del potere – rendere il decisore politico esente da responsabilità – è sufficiente a sfuggire alla verifica delle proprie azioni in sede giudiziaria. Ma già l’ammissione di ventuno costituzioni di parte civile, segna la dimensione del caso: responsabilità politiche e penali sulle quali fare luce, contrapposte idee di comunità e senso dell’impegno politico che si confrontano.</p>



<p>Salvini ha rivendicato per l’ennesima volta la difesa dei confini nazionali. Condita con il continuo tentativo di spalmare la responsabilità su più soggetti e terminata con il vittimismo dell’essere “imputato mentre il capitano non è andato in Spagna e ha rifiutato i porti&#8221;, fa emergere la misura del personaggio (che probabilmente ignora dove sia Algeciras e cosa avrebbe significato, per i migranti sulla Open Arms, un viaggio fino alle colonne d’Ercole).</p>



<p>Nell’inseguimento del consenso che sempre premia la demagogia xenofoba, proponendo, di volta in volta, stranieri nuovi di cui avere paura, Salvini interpreta bene la tradizione leghista degli ultimi trent’anni.</p>



<p>Ma nella corsa al voto ha molti contendenti, sia quelli interni al suo partito, sia quelli esterni. Distribuiti, questi ultimi, sia nel campo del centrodestra, sia in quello del centrosinistra, con al centro della scena politica un nuovo protagonista: Enrico Letta. Già dalle prime uscite, il segretario del Pd ha scelto Salvini quale avversario principale, scommettendo su un Italia diversa.</p>



<p>Sarà un possibile effetto della pandemia fermare la catena di odio per lo straniero di turno? Potrà emergere, con l’uscita dalla crisi sanitaria, un’idea di comunità diversa, non egoistica, sull’esempio dei medici, degli infermieri e del mondo del terzo settore, che hanno affrontato la più grande crisi sociale ed economica dai tempi della seconda guerra mondiale? Chi vincerà la sfida tra Salvini, che cerca di scaricare la propria responsabilità sugli altri, e gli italiani, che da oltre un anno condividono le proprie?</p>
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		<title>Accelerare sull&#8217;offerta liberaldemocratica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2021 21:33:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche a me, come a Carlo Calenda, non piace qualificare come “centro” l&#8217;idea di un partito liberal-democratico che concorra a superare la crisi del sistema politico che purtroppo caratterizza la vita del Paese da quasi 30 anni. Con la sua proverbiale arroganza D&#8217;Alema ha sempre ripetuto che “al di là della sinistra c&#8217;è solo la destra” e Bersani gli ha fatto eco più volte per ribadire che, nel campo riformista,&#8230;</p>
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<p>Anche a me, come a Carlo Calenda, non piace qualificare come “centro” l&#8217;idea di un partito liberal-democratico che concorra a superare la crisi del sistema politico che purtroppo caratterizza la vita del Paese da quasi 30 anni.</p>



<p>Con la sua proverbiale arroganza D&#8217;Alema ha sempre ripetuto che “<em>al di là della sinistra c&#8217;è solo la destra</em>” e Bersani gli ha fatto eco più volte per ribadire che, nel campo riformista, “<em>fuori dalla sinistra non c&#8217;è nulla</em>”. Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda molti esponenti del “fu” Partito Popolare, già sinistra D.C., per i quali dal PD indietro non si torna, e alcuni esponenti del mondo laico riformista e ambientalista.</p>



<p>Non sono riusciti a dare in 15 anni un&#8217;identità nuova al PD “<em>al di là delle ideologie che hanno contrapposto i riformisti nel &#8216;900</em>”, come recitava il mantra iniziale; non sono riusciti a realizzare nessuna riforma di fondo del nostro sistema politico e costituzionale pur essendo stati al Governo negli ultimi 25 anni, direttamente o indirettamente (Governi Dini e Monti), per ben 16 anni ed esprimendo ben sei Presidenti del Consiglio; non vogliono ammettere che se c&#8217;è stato uno che ha cercato di rendere più concreta l&#8217;idea di un riformismo del 21° secolo è stato Matteo Renzi (riforma costituzionale, unioni civili, job act, riforma del terzo settore, legge sul caporalato, ecc.), ma continuano a voler difendere con le unghie e con i denti, al pari di Salvini e Meloni, un bipolarismo &#8211; unico in Europa – radicato sulle estreme e non convergente “al centro”.</p>



<p>Neanche un&#8217;emorragia di 6 milioni di voti assoluti tra il 2008 e il 2018 (ben più indicativo delle %) ha fatto deflettere un gruppo dirigente dalla convinzione che ci voglia “più sinistra”, accompagnata da alleanze esplicite con i populisti (M5S e la sinistra-sinistra), per superare la crisi istituzionale ed economico-sociale del Paese, esattamente in modo speculare ad una destra che, invece, ha optato per una deriva nazionalsovranista, rafforzata dai disastri provocati dalle conseguenze della crisi finanziaria del 2006, soprattutto nel mondo occidentale.</p>



<p>Il Governo Draghi, frutto della paura più che della saggezza, non cambia questo sfondo perché il dibattito interno al PD e il protagonismo competitivo tra Meloni e Salvini ci fanno capire quale sarà il leit motiv e il possibile sbocco della prossima campagna elettorale, in cui le parole d&#8217;ordine pescheranno, ancora una volta, all&#8217;armamentario “storico” della sinistra e della destra italiana.</p>



<p>C&#8217;è dunque da scandalizzarsi se, con questo bel quadretto, qualcuno pensa di evocare la cultura politica, i valori, la visione dello Stato, dell&#8217;Europa, dell&#8217;Occidente, di un mondo sempre più interdipendente e multilaterale, di Darhendorf, di Ropke, di Sturzo, di Simone Veil, di Einaudi, di Ernesto Rossi? Che guardi all&#8217;incontro tra liberali, democratici di tradizione risorgimentale e cristiano-democratici che Sturzo, nel suo esilio londinese, avvicinandosi all&#8217;Internazionale libdem, individuava come il presupposto per costruire la nuova Europa sulle ceneri degli opposti totalitarismi?</p>



<p>E&#8217; proprio privo di senso o velleitario immaginare un&#8217;opzione liberaldemocratica, tra una destra sociale e nazionalsovranista che non riesce a liberarsi dei disvalori che hanno provocato immani tragedie nel XX secolo e una parte preponderante della sinistra che ha troppo frettolosamente dimenticato che una parte consistente di sé fa parte degli sconfitti della storia, che la forza della Libertà e della democrazia ha vinto sulle tragiche utopie derivanti dall&#8217;ideologia marxista e tutto ciò senza che i suoi eredi fossero capaci di assumere un&#8217;autentica dimensione socialdemocratica?  No! Non è né privo di senso né velleitario!</p>



<p>E&#8217;, invece, necessaria la nascita di una forza autenticamente liberademocratica, che creda davvero in uno sviluppo sostenibile che esalti e non svilisca la libera impresa in logiche assistenzialiste e neo stataliste; che liberi le risorse di un mercato interno retto da una regolata concorrenza; che restituisca dignità alla politica, rendendola efficace con profonde riforme istituzionali e costituzionali che rafforzino, insieme, Parlamento (superamento del bicameralismo) e Governo; che ridefinisca confini e competenze del sistema regionale e delle autonomie; che affronti il tema della giustizia, della scuola, della formazione e della PA, ponendosi dal punto di vista delle esigenze dei giovani, dei cittadini, degli utenti e non delle corporazioni che dovrebbero servire questi ultimi; che creda in un&#8217;Europa davvero federale.</p>



<p>Se questa necessità c&#8217;è, i vari Cottarelli, Calenda, Bonino, Della Vedova, Renzi, De Nicola, Bentivogli, non si perdano in sterili chiacchiere e in inutili polemiche interne (quanto sta accadendo in + EUROPA in questi giorni fa tristezza e rabbia insieme), vadano il più in fretta possibile al cuore del problema e offrano agli elettori sbandati da questo bipolarismo farlocco una nuova casa; elaborino una “carta dei valori” da far sottoscrivere a chi intende aderire al progetto e indichino una data per un&#8217;Assemblea costituente nazionale a cui possano intervenire (COVID permettendo) alcune migliaia di persone elette in assemblee provinciali dai sottoscrittori della carta dei valori condivisi. Difficile? No! Basta volerlo e non confondere la politica con i tweet e la partecipazione con l&#8217;agitarsi sulla tastiera o davanti alle telecamere dei propri telefoni.</p>



<p>Non è più tempo di tergiversare! Proprio perché il Governo del Paese è in buone mani dobbiamo sfruttare il tempo che ci è dato per mettere in campo non il “centro” soporifero e indolente di un moderatismo buono per una lenta decadenza, ma una proposta politica forte, liberaldemocratica nei valori e assertiva nell&#8217;agire, che sappia interpretare bisogni e dare risposte all&#8217;altezza della sfida di questo tempo, senza rifugiarsi in recinti ideologici che, invece, hanno caratterizzato e ancora caratterizzano il dibattito interno nei principali schieramenti del bipolarismo italiano, con i risultati che tutti abbiamo davanti agli occhi.</p>
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		<title>Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 12:47:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; questa, a mio avviso, la miglior sintesi dei discorsi programmatici di Mario Draghi in Parlamento. Una sintesi che dimostra (noi ne eravamo convinti già prima) che l&#8217;uomo non è il freddo banchiere tutto denaro e finanza rappresentato dalle destre sovraniste e dai populisti in questi anni, ma uno che ha una visione che è figlia delle migliori intuizioni che la politica italiana ed europea hanno saputo offrire dalla fine&#8230;</p>
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<p>E&#8217; questa, a mio avviso, la miglior sintesi dei discorsi programmatici di Mario Draghi in Parlamento. Una sintesi che dimostra (noi ne eravamo convinti già prima) che l&#8217;uomo non è il freddo banchiere tutto denaro e finanza rappresentato dalle destre sovraniste e dai populisti in questi anni, ma uno che ha una visione che è figlia delle migliori intuizioni che la politica italiana ed europea hanno saputo offrire dalla fine della guerra ad oggi: la scelta di libertà e di democrazia, un sistema di difesa condiviso tra le due sponde dell&#8217;Atlantico, la costruzione della casa comune europea, l&#8217;impegno assoluto per la legalità, uno sviluppo economico attento alla persona e alle esigenze di giustizia sociale che l&#8217;economia sociale di mercato ha istituzionalizzato nelle regole che presiedono all&#8217;UE. A ciò vanno aggiunte le sfide di questo tempo: la sostenibilità ambientale e la rivoluzione digitale.</p>



<p>Come sono lontani (per fortuna!) i tempi in cui Beppe Grillo e il M5S paragonavano Draghi a Dracula e invocavano un processo contro l&#8217;ex Presidente della BCE per il crac del Monte dei Paschi di Siena, come se fosse stata colpa di Draghi e della BCE la cattiva gestione di quella Banca. E come sono distanti le sparate del “capitano” della Lega costretto alla fine ad ammettere che comunque il tema di un&#8217;eventuale superamento dell&#8217;euro “non è attuale”, e che può solo più rispondere con le battute all&#8217;irreversibilità del processo di integrazione europeo e della moneta unica puntualmente richiamati dal neo presidente del Consiglio presentati come “condizione” di esistenza del Governo.</p>



<p>Un altro mondo rispetto al suo predecessore che, senza che nessuno si scandalizzasse, non faceva distinzioni tra Trump e Biden, tra UE e Russia, tra USA e Cina, secondo il vecchio detto “O Francia o Spagna basta che se magna…” che, ahinoi, appartiene al DNA di un&#8217; Italietta mai definitivamente archiviata.</p>



<p>Nei suoi interventi asciutti, lucidi, pacati, senza nessuna indulgenza alla retorica, Draghi ha cercato di ridare dignità e orgoglio all&#8217;Italia migliore, con uno stile che mi hanno ricordato due persone su tutte: De Gasperi e Ciampi. Stesso rigore, stessa severità, identico calore umano. Stesso eloquio poco incline all&#8217;altrui compiacenza.</p>



<p>Certo, dai discorsi di Draghi in Parlamento non è uscito un programma dettagliato. A mio avviso c&#8217;è stato anche qualche eccesso di ottimismo rispetto al contesto e al tempo a disposizione (la legislatura finisce tra due anni nella migliore delle ipotesi), ad esempio sulla riforma fiscale e della pubblica amministrazione, ma i titoli sono serviti a definire la cornice. Estremamente significativi l&#8217;accenno alla possibilità di allungare orario e calendario scolastico, all&#8217;esigenza di uno Stato meno pervasivo (ce l&#8217;aveva con i miliardi buttati in ILVA e ALITALIA?), alla produzione di energia da fonti rinnovabili e alla reti di comunicazione 5G. </p>



<p>Appare chiaro l&#8217;orizzonte in cui ci si muove, vale a dire quello di una crescita sostenibile, che utilizza al meglio le nuove tecnologie per un&#8217;evoluzione “green” del nostro apparato produttivo, ma senza indulgere in assistenzialismi (“il governo dovrà proteggere tutti i lavoratori ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche”) che metterebbero a rischio l&#8217;intero sistema produttivo. E&#8217; questo l&#8217;orizzonte a cui deve guardare il programma nazionale di ripresa e resilienza finanziato con i fondi europei del Next Generation Eu. </p>



<p>Fin qui Draghi e il suo programma. Non stupisca il suo atteggiamento rispettoso verso la politica. La piccola bugia con cui ha gratificato gli astanti dicendo che la politica non esce sconfitta dall&#8217;incarico a lui affidato è, appunto, una piccola bugia che però fa capire chi è Mario Draghi. Draghi era ed è un “civil servant” e, quindi, ha ben presente che, nonostante i corti-circuiti che la mandano in crisi, è la politica che indica i percorsi e che, in fin dei conti, dai partiti, quali intermediari tra il popolo e le Istituzioni democratiche, non si può prescindere.</p>



<p>In questo Draghi, da buon romano, ancorché “nordizzato”, è molto meno tecnico di Monti o di Dini. E infatti, con un Gabinetto che in alcuni casi lascia molto a desiderare, ha compiuto una scelta che gli consente di tenere legate le principali forze politiche, per quanto attraversate da malumori, evitando i rischi del Governo meramente “amico” che, ad esempio, dopo pochi mesi fece fallire il primo Governo del Presidente (quello da Giuseppe Pella) e non consentì a Mario Monti di portare a compimento quella fase due che assomigliava molto al progetto presentato da Draghi.</p>



<p>Questa sua consapevolezza secondo cui la politica non può essere espulsa dal processo democratico, riducendo il Parlamento di oggi a una conventicola di notabili come quello dello Stato post unitario in decadenza che spalancò le porte al fascismo, è ciò che rende maggiormente convincente questa operazione, per certi aspetti necessaria e per altri obbligata. Se fosse possibile sognare sarebbe auspicabile che mentre il Governo governa le emergenze che abbiamo di fronte e getta le basi per i cambiamenti citati, le forze politiche si dedicassero a riformare lo Stato.</p>



<p>Recuperare lo “spirito repubblicano” invocato da Draghi comporterebbe il dover riprendere in mano la riforma della Costituzione. Così come l&#8217;Unione Europea non riuscirà ad adempiere fino in fondo ai suoi doveri sino a quando il modello intergovernativo coesisterà con quello comunitario, aggravando il processo decisionale di una complessità che contraddice con la necessità di affrontare con tempestività le sfide globali, così l&#8217;Italia non uscirà dalle sue difficoltà se non si incide profondamente sul suo sistema istituzionale. Rapporto Stato-Regioni, Parlamento-Governo, sistema elettorale, definizione del sistema giudiziario (“ordine” o “potere”?) sono nodi da cui dipende la capacità di un sistema di governare il continuo cambiamento che lega il presente al futuro, l&#8217;oggi al domani.</p>



<p>Ma si è mai visto un potere costituito (il Parlamento di oggi) che diventa potere costituente (il costruttore dell&#8217;edificio della Repubblica di domani)? Per ora nessuno ci è riuscito, ma ciò non toglie che anche questo sia assolutamente urgente.</p>
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		<title>Roberto D&#8217;Alimonte: l’Italicum garantisce stabilità e rappresentatività. Basta leggi elettorali a maggioranza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2021 17:28:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Presidente della Repubblica ha conferito a Mario Draghi l’incarico per formare il nuovo governo. È la personalità italiana forse più importante al mondo, l’ultima carta da giocare. È una scelta che fa da spartiacque nella storia della politica italiana?Se guardiamo alla storia recente credo proprio di sì. Il ricorso a Draghi mi sembra veramente una carta da ultima spiaggia e spero che la nostra classe politica se ne renda&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/02/05/raco-dalimonte-basta-leggi-elettorali-a-maggioranza/">Roberto D&#8217;Alimonte: l’Italicum garantisce stabilità e rappresentatività. Basta leggi elettorali a maggioranza</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>Il Presidente della Repubblica ha conferito a Mario Draghi l’incarico per formare il nuovo governo. È la personalità italiana forse più importante al mondo, l’ultima carta da giocare. È una scelta che fa da spartiacque nella storia della politica italiana?</strong><br>Se guardiamo alla storia recente credo proprio di sì. Il ricorso a Draghi mi sembra veramente una carta da ultima spiaggia e spero che la nostra classe politica se ne renda conto. Noi abbiamo un problema di credibilità in Europa in questo momento. Nel bel mezzo di una pandemia, con un piano di rilancio da presentare a Bruxelles, abbiamo fatto una crisi di governo. Se Draghi riuscisse a fare il suo governo sono certo che recupereremmo almeno una parte della credibilità che abbiamo perduto, quindi è un momento molto importante.</p>



<p><strong>Lei ha dei dubbi sul fatto che Draghi possa riuscirci?</strong><br>Avrò dubbi fino a che non vedrò nero su bianco. Devo ancora capire quali saranno i partiti disposti ad appoggiare il governo. Mi pare che si stia prendendo atto che questa è veramente una carta da non sprecare e quindi sono un po’ più ottimista di quanto non fossi nei giorni scorsi. Non penso che Draghi voglia fare un governo con la maggioranza del Conte II ma con una maggioranza più ampia, che vuol dire coinvolgere almeno una parte consistente della destra. Ancora non abbiamo segnali chiari in tal senso.</p>



<p><strong>Si parte dai nomi o dai programmi?</strong><br>In questo caso credo che Draghi voglia partire dal programma. Uno dei punti più importanti da chiarire in questa vicenda sarà capire quanto spazio di manovra i partiti lasceranno a Draghi, cioè che cosa gli faranno veramente fare. Cercheranno di imporre dei paletti, gli legheranno le mani sul programma e sui nomi? Siamo terra incognita: hic sunt leones. Vedremo nelle prossime ore, nei prossimi giorni, come si muoverà il presidente incaricato.</p>



<p><strong>Giuseppe Conte lascia il governo con una popolarità molto alta: un suo sondaggio accredita una sua lista potenziale al 16%. Come è riuscito a ottenere questa fiducia dagli italiani?</strong><br>Perché anche in Italia c’è quell’effetto di raccogliersi intorno al leader in tempi di crisi. Nel mezzo di questa pandemia Conte ha saputo muoversi, ha saputo trasmettere un’immagine di persona competente anche perché dalla sua ha il vantaggio di non essere uomo di partito. Si è più presentato come mediatore, come ponte tra Pd e M5S, e questo suo profilo apartitico lo avvantaggia. In ogni caso il sedici per cento di intenzioni di voto a suo favore va inteso come disponibilità, come potenzialità. Tra quel sedici per cento e i voti che una lista Conte prenderebbe c’è una bella distanza.</p>



<p><strong>Potenzialità che riuscirà a mantenere se le elezioni saranno tra più di un anno?</strong><br>Non si possono fare previsioni perché il risultato elettorale, alla fine, è funzione di tante variabili, legge elettorale compresa. Visto che parliamo di Conte, però, vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che sarà importante il ruolo di Conte all’indomani dell’insediamento del governo Draghi. Dicevamo del sedici per cento potenziale. È chiaro che se Conte, una volta abbandonato il ruolo di premier, tenesse un profilo molto basso, perché emarginato dalle vicende politiche, quel numero si tradurrebbe in una percentuale non altrettanto significativa. Molti lo dimenticherebbero, tra un anno. Che cosa farà Conte dopo la formazione del governo Draghi? Questa è una domanda importante.</p>



<p><strong>Molti pensano che dietro l’opposizione a Draghi di molti senatori del Movimento ci sia proprio Giuseppe Conte.</strong><br>Non sono un insider e non lo posso dire. È un’ipotesi plausibile ma faccio fatica a pensare che Conte assuma una posizione ostile alla nascita di un governo Draghi: non credo che se lo possa permettere. Però mi domando se magari Conte non si avvicinerà di più al Movimento. La domanda è sempre che cosa farà Conte e le risposte possono essere diverse. Una è la sua lista personale o un suo gruppo parlamentare, e non credo che questa sarà la strada. Secondo me è più plausibile che si avvicini al M5S.</p>



<p><strong>E ne assuma la guida?</strong><br>Potrebbe anche, sebbene appaia paradossale, assumerne la guida ed essere garante dell’unità del Movimento in questa fase così delicata. Ricordiamoci che il M5S ha avuto terreno fertile per il suo lancio durante il governo Monti, che era governo tecnico. Il fatto che fosse percepito come oppositore del governo dell’establishment gli rende difficile appoggiare oggi un altro governo tecnico, guidato da una persona che viene vista da tanti come membro dell’establishment europeo al pari di Monti. È quindi un momento molto delicato per il Movimento, e Draghi difficilmente potrà riuscire a fare un governo senza l’appoggio di una sua parte consistente, soprattutto se Salvini e Meloni dovessero continuare a mantenere le distanze. Sarà molto interessante nei prossimi giorni vedere come evolverà il Movimento e quale sarà il ruolo di Conte in questa evoluzione.</p>



<p><strong>Secondo un suo recendo sondaggio gli italiani vorrebbero a livello nazionale una legge elettorale simile a quella dei sindaci.</strong><br>Mi piace citare il dato secondo cui il 73% degli intervistati, cioè 3 su 4, sarebbero favorevoli ad applicare a livello nazionale il sistema di elezione dei sindaci nei comuni sopra i quindicimila abitanti. È il sistema in cui il sindaco viene eletto direttamente. Nel caso in cui nessuno dei candidati ottenga al primo turno il cinquanta per cento dei voti, i due più votati vanno al ballottaggio e il vincente diventa sindaco. Inoltre, al sindaco viene garantito nel novanta per cento dei casi la maggioranza assoluta dei seggi in Consiglio.</p>



<p><strong>Perché agli italiani piace?</strong><br>Perché capiscono che il loro voto serve a scegliere il governo del comune e, con un sistema leggermente diverso, il governo delle regioni. È un sistema chiaro in cui il voto degli elettori serve non soltanto per scegliere i candidati dei partiti, ma per scegliere chi governa. In un tempo come il nostro, in cui le ideologie sono morte, in cui i partiti sono morti o moribondi, gli elettori guardano ai leader. La personalizzazione della politica è ormai un elemento fondante, non rimovibile del quadro politico attuale. In questo contesto agli elettori piace scegliere il leader che li dovrà governare.</p>



<p><strong>Piace anche lei?</strong><br>Sì, piace anche a me perché ritengo che noi non arresteremo il declino di questo Paese fino a quando non prenderemo per le corna il problema della stabilità degli esecutivi. Soprattutto con quel quadro, che ho descritto, di un sistema partitico senza ideologie, senza partiti veri. Noi abbiamo stabilizzato i governi comunali e regionali. Ricordate quanto duravano sindaci e presidenti delle giunte regionali prima delle riforme degli anni ’90? Duravamo nulla. Come si fa a governare quando si ha di fronte un orizzonte temporale di dodici o quattordici mesi? Noi dobbiamo mettere in condizione gli eletti di avere un tempo davanti per fare le cose che dicono di voler fare. Dopodiché saranno veramente responsabili, li potremo giudicare come facciamo con i sindaci e i presidenti delle giunte. La stabilità è importante.</p>



<p><strong>Non sembra essere questo il primo obiettivo in Italia.</strong><br>In questo Paese abbiamo fino ad oggi privilegiato la rappresentatività, il pluralismo, la frammentazione. Oggi non ce lo possiamo più permettere. Abbiamo bisogno di leggi elettorali che favoriscano la stabilizzazione dei governi nazionali così come abbiamo fatto a livello comunale e regionale.</p>



<p><strong>La Costituzione non permette di eleggere direttamente il capo del governo e, mi corregga se sbaglio, non sono molti nel mondo i casi in cui viene eletto direttamente il capo del governo.</strong><br>Infatti io non sono d’accordo all’applicazione della legge elettorale relativa ai sindaci così com’è. Dobbiamo mantenere un Presidente della Repubblica super partes. Però possiamo eleggere “direttamente” il capo del governo. Distinguerei a tal proposito tra un’elezione diretta con e senza virgolette del capo del governo. Lei fa riferimento a un’elezione diretta senza virgolette, io invece penso che possiamo eleggere direttamente, ma con virgolette, un Presidente del Consiglio dando un sistema elettorale, bocciato dalla Corte, che si chiama Italicum. Un maggioritario di lista che si può riprendere perché la stessa Corte ha lasciato aperta la porta, indicando le modifiche che lo renderebbero costituzionale.</p>



<p><strong>Lei viene considerato il padre dell’Italicum.</strong><br>Io mi consideravo lo zio, ma Renzi non ha apprezzato la battuta. Il padre era lui.</p>



<p><strong>Come funzionava?</strong><br>Le dico come funzionava l’Italicum 1.0, quello a cui ho lavorato io. Uno dei problemi che lo rese incostituzionale fu la successiva modifica, approvata quando io ero già stato scaricato. Era anzitutto un sistema proporzionale, che ai partiti piace più del maggioritario, in cui i partiti sceglievano se presentarsi o meno in coalizione, e naturalmente tutti avrebbero scelto la coalizione. La coalizione che raggiungeva il 40% dei voti al primo turno aveva il 54% dei seggi, e i perdenti si dividevano il restante. Se nessuna arrivava al 40% al primo turno, le due più quotate andavano al secondo turno. Un sistema chiaro, come quello dei sindaci, con un ballottaggio come quello dei sindaci.</p>



<p><strong>Che cosa realizziamo con un sistema simile?</strong><br>Intanto che gli elettori scelgono chi vince ma al tempo stesso, a differenza di quanto accade in Francia, realizziamo la rappresentatività perché i perdenti si dividono il 46% dei seggi e non restano senza niente, come accadde in Francia per la Le Pen. L’Italicum è quindi un punto di equilibrio tra questi due valori importanti: stabilità e rappresentatività.</p>



<p><strong>Il fatto che ci sia stata la riduzione lineare dei parlamentari non influisce sull’impianto dell’Italicum?</strong><br>I numeri saranno inferiori, ma l’impianto non cambia. Quello che servirebbe invece, indipendentemente dall’Italicum, se vogliamo introdurre sistemi maggioritari di lista, è il superamento del bicameralismo paritario. Questa è un’altra delle riforme che secondo me dovrebbe entrare nel programma a cui Draghi si appresta a lavorare.</p>



<p><strong>Noi siamo rimasti l’unico Paese in Europa dove due Camere hanno esattamente gli stessi poteri?</strong><br>Gli unici, e non ha senso. Dobbiamo creare una Camera delle regioni. Il Senato deve diventare la Camera delle regioni. La pandemia ha dimostrato di nuovo la necessità di un rapporto più organico tra Stato e regioni. È una delle riforme più urgenti da fare, insieme a quella della giustizia e della pubblica amministrazione, che pare entreranno nel Recovery Plan. Anche la differenziazione delle Camere e la revisione del Titolo Quinto dovrebbero entrare nel piano di rilancio. Una volta realizzata la differenziazione delle Camere, diventerebbe molto più semplice introdurre anche un sistema maggioritario di lista nell’unica Camera chiamata a dare la fiducia, la Camera dei Deputati.</p>



<p><strong>Si tratta delle riforme del 2016 bocciate dal referendum, votato più contro la persona Renzi che contro le riforme.</strong><br>Esattamente. Con quel referendum gli italiani hanno bocciato un uomo, Renzi, non l’idea della riforma. In tutti i sondaggi che ho fatto prima del voto, quando chiedevo il gradimento delle singole misure contenute nel disegno complessivo &#8211; trasformazione del Senato in Camera delle regioni, abolizione del CNEL, revisione del Titolo Quinto ma anche rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio &#8211; le risposte erano tutte positive. Quando chiedevo come avrebbero votato la risposta era NO. Era un voto contro la persona Renzi non contro l’idea delle riforme costituzionali, di cui abbiamo bisogno.</p>



<p><strong>Come sottrarre la legge elettorale dalle convenienze di ogni maggioranza?</strong><br>Questo è lo scandalo italiano. Non esiste paese occidentale che abbia visto tante riforme elettorali negli ultimi vent’anni come l’Italia. Il tabù che le regole del gioco non possono essere approvate a maggioranza è stato rotto dalla coalizione del centrosinistra nel 2001 quando ha fatto da sola la riforma del Titolo Quinto. Berlusconi ne ha approfittato perché nel 2005 ha riformato la legge Mattarella con la sola maggioranza di cui disponeva. È scandaloso che le regole del gioco vengano decise, di volta in volta, dalla maggioranza del momento.</p>



<p><strong>Come si fa negli altri paesi?</strong><br>In altri paesi il problema viene risolto facendo leva sulla cultura politica in cui le regole del gioco, anche se non costituzionalizzate, vengono decise da un’ampia maggioranza e non da maggioranze contingenti, limitate, elettorali. Anche in Italia dobbiamo smettere di fare regole elettorali a maggioranza. In Parlamento giace un progetto di riforma elettorale di ritorno al proporzionale: vediamo cosa ne penserà Draghi. Anche in questo caso l’idea è di approvarlo a maggioranza. Un nuovo errore. Persistiamo negli errori.</p>



<p><strong>Tutti sono convinti che al centro ci sia un enorme vuoto, la famosa prateria che tutti vorrebbero occupare. Esiste davvero questo spazio politico?</strong><br>Noi viviamo in un momento di grandissima fluidità elettorale, di grande volatilità. Quando facciamo delle rilevazioni sull’autocollocazione degli italiani sull’asse sinistra/destra, ancora oggi la maggioranza dei cittadini non si colloca alle estreme ma in un’area di centro, più o meno vasta. L’area di centro c’è, è l’offerta politica a essere inadeguata.</p>



<p><strong>Si sta tornando verso il bipolarismo?</strong><br>Io vedo chiara la tendenza verso un ritorno al bipolarismo. I Cinque Stelle, ad esempio, non usano più dire di non essere né di destra, né di sinistra: si sono ormai rassegnati a considerarsi parte di uno schieramento, quello di centrosinistra. L’effetto del governo Draghi invece potrebbe essere quello di una depolarizzazione e quindi di una rivalutazione dell’area moderata che c’è ma non si vede.</p>



<p><strong>Perché manca il leader, il federatole?</strong><br>Mancano leader moderati credibili, un’offerta moderata credibile.</p>



<p><strong>I sondaggi registrano una grande volatilità dei sentimenti degli italiani. Ma a parte le inquietudini dell’istante, quali sono i dati permanenti della realtà italiana?</strong><br>Torniamo alla fluidità delle opinioni, alla mancanza di ancore ideologiche e valoriali. Non ci sono più appartenenze. Viviamo in una società politica liquida. Al suo interno però ci sono ancora segmenti stabili, ci sono orientamenti di una parte dell’elettorato che sono fissi. L’elettorato della Meloni, ad esempio, è formato da una parte consistente di elettori con un passato legato ai valori che Alleanza Nazionale rappresentava: legge, ordine, Patria, famiglia, religione, Nazione. C’è una parte di elettorato che ha ancora delle ancore. Così a sinistra sui temi dell’emigrazione, dei diritti della persona, unioni gay, adozioni.</p>



<p><strong>Non è tutta una melassa quindi.</strong><br>No, ma la platea di persone spaesate, disorientate, disponibili a spostarsi da una parte o dall’altra in base ai leader e all’offerta, rispetto a trenta o quarant’anni fa si è ampliata notevolmente.</p>



<p><strong>Con il sistema di voto attuale cosa accadrebbe in caso di ritorno alle urne?</strong><br>Se il voto fosse con il sistema elettorale attuale, il Rosatellum, il centrodestra sarebbe in vantaggio rispetto al centrosinistra. Se prendiamo la media dei sondaggi della settimana scorsa e sommiamo tutti i partiti di centrosinistra e tutti i partiti di centrodestra, le due somme sono quasi equivalenti. Non c’è un grande distacco in termini di voti. Il centrosinistra però è molto più frammentato e diviso rispetto al centrodestra. Con un sistema elettorale in cui un terzo dei seggi viene assegnato con collegi uninominali, la frammentazione del centrosinistra creerà dei problemi alla coalizione.</p>



<p><strong>Perché?</strong><br>Nei collegi uninominali la somma dei vari segmenti elettorali della coalizione diviene determinante. In una coalizione divisa questo risultato è più incerto. Secondo me questo avvantaggia il centrodestra. Non è un caso infatti che la legge elettorale in gestazione in Parlamento sia un proporzionale che elimina i collegi uninominali, per cui ogni partito presenta la sua lista e i suoi candidati, va per conto suo e poi si vedrà.</p>



<p><strong>Dopo il voto che succede?</strong><br>L’ingovernabilità.</p>



<p><strong>Un paradosso.</strong><br>Il paradosso è che nel momento in cui si apre una crisi per volontà di un piccolo partito, che vale meno del 3%, il presidente del Consiglio uscente proponga un sistema elettorale proporzionale, che non farebbe altro che perpetuare il potere di ricatto dei piccoli. Solo in Italia possono succedere queste cose.</p>



<p><strong>Perché i partiti e i leader politici possono permettersi di smentire le loro posizioni in modo così veloce? Perché possono permettersi tanta incoerenza?</strong><br>Perché gli elettori glielo consentono e questo fa parte del degrado della cultura politica cui abbiamo assistito, in particolare negli ultimi 25 anni. Succede poi che gli elettori, a un certo punto, in certi momenti, si arrabbiano e votano per un partito, come il M5S, che alla sua prima tornata elettorale ha conquistato la maggioranza relativa dei voti. Gli elettori prima tollerano e poi si arrabbiano ed esprimono la propria delusione votando una offerta politica “anti”. Per poi tornare a comportamenti di tolleranza e compiacenza. Tutto questo fa parte del degrado della cultura politica degli ultimi 25 anni.</p>



<p><strong>È l’effetto della mancanza dei partiti?</strong><br>I partiti in una democrazia sono importanti. Oggi non abbiamo più partiti veri e quindi non abbiamo più appartenenze, ancore.</p>



<p><strong>Potrebbe essere di aiuto una buona legge elettorale?</strong><br>Io sono molto pessimista, non credo che la legge elettorale possa fare dei miracoli. Può cercare di mitigare certi fenomeni ma non può fare miracoli. È un processo di lunga lena. Credo che la personalizzazione e la leaderizzazione della politica sia un fenomeno destinato a durare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/02/05/raco-dalimonte-basta-leggi-elettorali-a-maggioranza/">Roberto D&#8217;Alimonte: l’Italicum garantisce stabilità e rappresentatività. Basta leggi elettorali a maggioranza</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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