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	<title>Studenti Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Studenti Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Settembre, la fine che precede l&#8217;inizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2021 08:00:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Settembre è arrivato, con la ripresa della quotidianità a suon di “to do list” procrastinata a dopo le vacanze. Ed eccola qua la to do list, imperterrita come sempre a dettare i nostri tempi della giornata. Settembre è simbolicamente anche la fine che precede l’inizio. Con qualche promessa e buon proposito come fosse Capodanno, in realtà è il mese che più di tutti smuove l’animo intorpidito dal relax e che&#8230;</p>
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<p>Settembre è arrivato, con la ripresa della quotidianità a suon di “to do list” procrastinata a dopo le vacanze. Ed eccola qua la to do list, imperterrita come sempre a dettare i nostri tempi della giornata.</p>



<p>Settembre è simbolicamente anche la fine che precede l’inizio. Con qualche promessa e buon proposito come fosse Capodanno, in realtà è il mese che più di tutti smuove l’animo intorpidito dal relax e che pone nuovi e lungimiranti obiettivi per la nuova stagione.</p>



<p>E’ come se fosse un risveglio dei sensi, in cui tutto può essere, come lo sprint del nostro amatissimo caffè al mattino o lo scatto iniziale di una staffetta. Così inizia questo mese convergente del vecchio e del nuovo.</p>



<p>Personalmente faccio parte di quella enorme fetta di studenti, la cui routine è quella di fare in modo di alzarsi dal letto tentatore e iniziare a mettere in moto gli ingranaggi. Per noi il nuovo è ritrovare la motivazione del nostro percorso messo a dura prova dallo stress digitale della D.a.D. In che modo?</p>



<p>Una sana “beauty routine” non guasta mai davanti lo specchio, magari insieme a qualche frase motivante del tipo “oggi deve essere diverso da ieri” tanto per non cadere nella monotonia degli esami.</p>



<p>Ma questo settembre è anche diverso dagli altri, perché per quanto il mood sia sempre quello di prefissare nuove mete da raggiungere, con noi stessi, con il lavoro, con l’amore, con la palestra o con lo studio, siamo in un momento di ripresa da quello che è stato un anno di chiusura, mentale e fisica, qualcosa che ci ha limitato il pensiero di poter fare determinate cose, vivere esperienze, viaggiare e progettare, perché tutto era ed è ancora in balìa di qualcosa che ha il potere di rovesciare i piani. Un movimento dinamico a cui dobbiamo abituarci, vietata la staticità di pensiero!</p>



<p>Nella Fashion Industry si sta applicando un’azione catartica, un upcycling, una rigenerazione non solo in ambito di sprechi ma anche come gestione delle nuove tempistiche per la moda oggi.</p>



<p>Allora quali sono i buoni propositi della moda? Un approccio sempre più digitale, favorendo la “presenza on line” degli spettatori, essere portatrice di valori collettivi con la nascita di giovani brand che interpretano le esigenze della società, essere autentica e meno patinata.</p>



<p>Anche noi diventiamo sempre più autentici, abbiamo capito il valore di avere priorità, stabilire dei limiti e nuove regole che non guastino il benessere psicofisico. Abbiamo imparato di nuovo a camminare e stiamo di nuovo prendendo la rincorsa per correre più sicuri in questa staffetta di eventi.</p>
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		<title>Paola Severino: i ragazzi hanno un forte senso della giustizia. Non glielo dobbiamo far perdere, dobbiamo spiegare loro, con esempi di vita, che sacrificarsi per meritare sia importante</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/12/raco-paola-severino-i-ragazzi-hanno-un-forte-senso-della-giustizia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 17:43:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lei è rappresentante dei cittadini italiani nella Conferenza per il futuro dell’Europa, dove per la prima volta sono stati accolti rappresentanti dei cittadini di ogni stato membro. E’ questo un esempio di democrazia partecipativa? E’ un modo per avvicinare le persone ad una Comunità che molti considerano troppo lontana dai bisogni dei singoli e di ciascuna Nazione?Ho accettato questo incarico con molto entusiasmo, nella speranza che questo entusiasmo non diventi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/12/raco-paola-severino-i-ragazzi-hanno-un-forte-senso-della-giustizia/">Paola Severino: i ragazzi hanno un forte senso della giustizia. Non glielo dobbiamo far perdere, dobbiamo spiegare loro, con esempi di vita, che sacrificarsi per meritare sia importante</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>Lei è rappresentante dei cittadini italiani nella Conferenza per il futuro dell’Europa, dove per la prima volta sono stati accolti rappresentanti dei cittadini di ogni stato membro. E’ questo un esempio di democrazia partecipativa? E’ un modo per avvicinare le persone ad una Comunità che molti considerano troppo lontana dai bisogni dei singoli e di ciascuna Nazione?</strong><br>Ho accettato questo incarico con molto entusiasmo, nella speranza che questo entusiasmo non diventi una illusione e poi una delusione. Per quanto riguarda il ruolo dell’Italia penso che ci dobbiamo fortemente impegnare a raccogliere l’opinione dei nostri cittadini sul futuro dell’Europa. E’ chiaro che il filtro dell’elaborazione è necessario come è necessario anche stimolare i cittadini a un pensiero sullo Stato e sull’Europa. Lo si può fare in molti modi, senza influenzarne le risposte ma facendo comprendere che ci sono dei fenomeni, come la pandemia ha evidenziato, nei quali la risposta non può essere quella dei singoli e neppure del singolo Stato ma deve essere dell’intera Europa.</p>



<p><strong>Cosa devono fare gli italiani?</strong><br>I cittadini devono comprendere e condividere la relazione con l’Unione Europea e poi, semmai, suggerire dei cambiamenti. E’ così che io concepisco questo mio ruolo di rappresentante dei cittadini italiani. Non condizionarne la partecipazione a una adesione che deve essere del tutto spontanea: c’è una piattaforma in 27 lingue in cui ogni cittadino potrà esprimersi liberamente e direttamente. Il tema è sollecitare la partecipazione dei cittadini perché arrivino alla piattaforma. Sollecitare l’attenzione dei cittadini sull’importanza e sulla serietà di questa consultazione. Non perdiamo un’occasione nella quale possiamo dire come vorremmo che fosse il futuro dell’Europa. Anche perché il futuro dell’Europa è il nostro futuro.</p>



<p><strong>Come può essere stimolata la partecipazione?</strong><br>Al di là delle risposte che affluiranno spontaneamente alla piattaforma, cercherei di costruire anche dei cluster per dare a chi riceverà queste informazioni la possibilità di elaborarle in maniera utile. Per esempio individuando categorie di soggetti. L’output di una certa categoria sarà diversa dall’output di un’altra.</p>



<p><strong>Da chi partirebbe?</strong><br>Da una categoria particolarmente disagiata, i neet, quei ragazzi che hanno perso il filo conduttore della loro vita, della scuola, del lavoro: interpelliamoli e chiediamo loro di partecipare a questo esercizio, di dirci che cosa non ha funzionato e cosa vorrebbero che funzionasse in Europa. E poi via via per tanti altri gruppi di cittadini: avvocati, medici, magistrati, studenti universitari, delle scuole medie e dei licei. Tutte le categorie che possono dirci non solo qual è il loro pensiero in Europa ma anche quali sono i loro desideri sull’Europa.</p>



<p><strong>Un gran lavoro di coinvolgimento della cittadinanza.</strong><br>Credo che il compito di convogliare dei cluster in maniera ordinata verso la piattaforma non sia né una forma di selezione né di prevaricazione, solo una forma di costruzione ordinata del pensiero degli italiani sull’Europa. Io vorrei che in tanti si esprimessero perché sarebbe un esercizio davvero democratico e utile per la crescita dell’Europa. Se deve diventare un luogo di blablabla direi che nessuno di noi avrà svolto bene il proprio compito, io per prima.</p>



<p><strong>E’ una formula che potrebbe essere utilizzata anche a livello interno, per correggere le distorsioni provocate dal diverso principio della democrazia diretta?</strong><br>Al di là delle denominazioni, dobbiamo fronteggiare un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti e che deriva dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione. Oggi siamo totalmente disintermediati rispetto alla comunicazione, rispetto alla politica, all’economia, alla finanza, perché ognuno di noi è stato reso libero di manifestare il proprio pensiero attraverso il digitale, attraverso l’interazione con un mezzo che porta ognuno direttamente in contatto con gli altri. Saremmo degli utopisti se non prendessimo atto della circostanza che oggi ciascuno è stato reso libero, senza l’intermediazione e il filtro del giornalista, di elaborare e comunicare ad altri il proprio pensiero. Il nostro compito è quello di creare delle interlocuzioni che diano loro dei risultati concreti. Da questo punto di vista credo molto all’esercizio che ci accingiamo a fare sul futuro dell’Europa.</p>



<p><strong>In un recente articolo ha parlato del valore del merito per rilanciare il Paese, portando l’esempio di suo nonno, impiegato delle Poste, che quando morì lasciò detto che l’eredità che lo inorgogliva di più era rappresentata dalle sette lauree dei suoi sei figli. Questa è la pietra fondante del nostro Paese, quella di un ascensore sociale sempre cresciuto ma che oggi sembra addirittura in discesa più che fermo. Cosa è successo e come intervenire per tornare a una società che sappia cercare, valorizzare e promuovere il talento?</strong><br>Credo che la storia serva per illuminarci, per trovare il cammino del futuro. La nostra storia è perfettamente quella che lei ha raccontato, quella della mia famiglia, di tante famiglie italiane che hanno visto nella promozione del merito il proprio ascensore sociale. Nell’immediato dopoguerra c’era da ricostruire un Paese, c’era da radunare le forze, da sacrificarsi per ricostruire. Non ci vuole molto per dire che questo è un periodo molto simile, non c’è stata una guerra ma abbiamo combattuto contro un virus che ha ucciso milioni di persone. Gli effetti devastanti, sulla vita e sulla salute delle persone così come sull’economia dei paesi, sono molto simili a quelli della guerra che hanno combattuto i nostri nonni, dopo la quale hanno dovuto raccogliere i cocci di una società che era stata devastata dagli effetti della guerra.</p>



<p><strong>Un esempio per tutti noi?</strong><br>Credo che oggi dobbiamo fare così e se abbiamo la fortuna, come la ho io, di essere in una posizione dalla quale possiamo stimolare gli altri a raccogliere questi cocci e a premere il pulsante dell’ascensore sociale, lo dobbiamo fare. Io ho la fortuna di vivere da tanti anni in mezzo ai giovani e di vedere quanto per i giovani l’essere stimolati sul tema della qualità e del merito sia importante. I giovani ci danno delle risposte incredibili. Alla Luiss, per il progetto “Legalità e merito, quest’anno abbiamo avuto 150 volontari. Questo vuol dire che i ragazzi ci credono, che i ragazzi credono che il merito sia un valore attraverso il quale si sconfigge l’ingiustizia. I ragazzi hanno un forte senso della giustizia che poi magari perdono cammin facendo. Non non glielo dobbiamo far perdere, dobbiamo spiegare loro, con esempi di vita, che sacrificarsi per meritare sia importante. Posso fare un altro esempio concreto?</p>



<p><strong>Prego.</strong><br>I giovani che seleziono per la mia attività professionale provengono spesso da famiglie disagiate, che si sono sacrificate moltissimo per mandare i propri figli prima a scuola e poi all’università. Questi ragazzi l’ascensore sociale non solo lo hanno preso ma sono arrivati ai piani alti, per questo le loro famiglie vanno incoraggiate. Quando vi è la cerimonia delle lauree io stringo spesso le mani dei genitori dei ragazzi, perché comunque noi li dobbiamo ringraziare di aver portato questi ragazzi sino all’università con sacrifici che, chi più chi meno, hanno riguardato tutti. E certe volte stringo delle mani che mi commuovono perché sono delle mani di gente che ha lavorato sodo, non solo con la testa ma anche con le mani. Pensando a quei padri, quei nonni, quelle madri, quelle nonne, persone semplici che hanno dato tutto poiché i loro figli e i loro nipoti si laureassero, capisci che hai avuto un compito importante e che questo compito deve proseguire, perché è dopo che il merito deve dare il suoi risultati, è dopo, nel mondo del lavoro, che deve ricevere le soddisfazioni che una promozione, un inserimento buono nel mondo del lavoro ti può dare.</p>



<p><strong>Siamo in affanno su questo aspetto.</strong><br>E infatti è li che noi dobbiamo lavorare ancora molto, per dimostrare che quel merito che si è acquisito negli studi deve essere portato anche nel mondo del lavoro, della pubblica amministrazione per esempio. Io credo che nella PA si debba essere promossi per merito e non per anzianità così come accade nell’impresa privata molto più spesso che nell’impresa pubblica. E’ anche con questo che si promuove il merito e si dà un senso diffuso di legalità al Paese.</p>



<p><strong>Quali caratteristiche ha, e quali ostacoli ancora incontra, una donna nel percorso per l’affermazione di sé?</strong><br>Partiamo dal che cosa occorra fare perché le giovani donne non si sentano ostacolate. Bisogna dar loro fiducia, bisogna dir loro che certi esempi non sono unici ma molteplici, che se sei brava il soffitto di cristallo lo puoi sfondare. Invitarle, soprattutto, a non limitarsi nelle scelte che fanno all’inizio della loro carriera. Le materie STEM, per esempio, hanno sempre rappresentato, nell’ideologia familiare, un limite allo sviluppo culturale delle donne. Io non sono mai stata brava in matematica, questo è un mio limite, ma credo che donne brave nelle materie tecniche e tecnologiche possano essercene davvero tante. </p>



<p><strong>Cosa devono fare?</strong><br>Stimoliamole ad iscriversi a corsi o ad università in cui queste materie vengono insegnate, perché poi sono queste le materie di successo nell’immediato futuro, ed è su questo che si misurerà il successo degli uomini come delle donne. Indirizzarle dunque anzitutto verso percorsi che non le vedono perdenti. Ogniqualvolta si è aperta la strada alle donne, queste hanno meritato più del cinquanta per cento delle posizioni. Pensate al concorso in magistratura: non molti anni fa c’era una legge che non consentiva alle donne di partecipare al concorso in magistratura. Oggi le donne che vincono quel concorso sono il 52 per cento. Quindi ce l’abbiamo fatta, e ce l’abbiamo fatta anche velocemente.</p>



<p><strong>L’altro tema è quello della conoscenza e della conoscibilità dei ruoli e dei meriti delle donne.</strong><br>Quando si deve organizzare un panel per discutere in una conferenza, o quando si deve scegliere una persona in un consiglio di amministrazione, spesso manca la conoscenza o l’elencazione di donne brave in quel settore. Io nella mia università ho introdotto un sistema che sta funzionando molto bene: l’elenco delle donne brave nei vari settori, l’elenco delle donne che possono essere chiamate a seconda delle necessità. Ne abbiamo a centinaia adesso, semplicemente perché ci siamo applicati a diffondere la conoscenza e la conoscibilità delle donne in gamba. Questo può sposare il tema della promozione di genere con quello della promozione del merito. Il mondo sarà veramente cambiato quando verranno scelte tante donne perché meritano di essere scelte, ma oggi le dobbiamo aiutare perché se i loro meriti non sono conosciuti non possono essere utilizzati.</p>



<p><strong>Lei ha proposto di inserire nel Recovery Plan un progetto di welfare femminile che parta dalla emersione dei problemi affrontati dalle donne nel corso della pandemia.</strong><br>Quanto al welfare le dico che io sono riuscita a non fermarmi nella mia carriera perché avevo mia madre e mia suocera che si sono occupate della mia bambina. Quando ho aperto uno studio mi sono subito detta che non appena le sue dimensioni fossero cresciute, sarebbe stato bello avere un asilo per i figli dei collaboratori, perché tu puoi lavorare serena sapendo che i tuoi figli sono assistiti e sono vicini. Donna Franca Florio applicò questo sistema nell’Ottocento. Nella tonnara di Favignana costruì un asilo, e le donne lavoravano felici e lavoravano bene. È questo l’altro piccolo segreto, l’altro tema difficile e complesso sul quale lavorare: il welfare. Le donne vanno aiutate, gli orari di lavoro vanno resi conciliabili coi momenti nei quali ci si deve occupare dei figli, lo Stato si deve far carico di dare assistenza a quelle famiglie, ai figli, ai bambini, ai ragazzi che devono sì avere l’appoggio ed essere seguiti dalla famiglia ma anche l’apporto che può dare lo Stato coi suoi asili o con altri mezzi che consentano ad una donna di non rinunciare alla carriera.</p>



<p><strong>Lei può considerarsi fortunata?</strong><br>Io sono partita, nella mia carriera universitaria prima e di avvocato dopo, insieme a tante altre ragazze. Molte erano più brave di me. Io sono l’unica ad essere diventata rettore di un’università, ministro della giustizia, vicepresidente adesso della stessa università. Perché? Erano brave come me, avevano doti simili alle mie, avevano studiato come me però poi i ruoli che hanno assunto in famiglia, non aiutate da un welfare sufficientemente attento, le hanno mano a mano fermate per strada.</p>



<p><strong>Dostoevskij scrisse che “il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”. Cosa significa, in Italia soprattutto, dove la Costituzione impone che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato?</strong><br>Intanto mi permetta una reminiscenza delle mie letture di Dostoevsky. Lui scrisse “Delitto e castigo” in un’epoca in cui era stato condannato, se non sbaglio, a spaccare le pietre, e questa pena era stata frutto di una conversione benevola perché originariamente era stato condannato a morte. Quando si trovò sul patibolo gli venne salvata la vita e fu condannato a fare lo spaccapietre. Naturalmente sono passati secoli e il nostro sistema carcerario, pur tra tante crisi, è governato dall’idea che la rieducazione del condannato sia ciò cui deve tendere la permanenza nel carcere, quindi abbiamo fatto tanta strada da quell’epoca, a testimonianza proprio che la civiltà di un paese si misura anche e soprattutto dal modo in cui gestisce le carceri. </p>



<p><strong>Lei è stata ministro della Giustizia.</strong><br>Ricordo che uno dei miei compiti di ministro fu quello di andare a Strasburgo a combattere una battaglia perché l’Italia era stata condannata a delle sanzioni perché nelle carceri non c’era abbastanza spazio per i detenuti. Vincemmo quella battaglia. La vincemmo non solo convincendo Strasburgo a non applicare le sanzioni, ma anche adottando una serie di provvedimenti che hanno consentito di mantenere anche dopo uno spazio per i detenuti sufficiente a superare il costante e continuo monitoraggio dell’Europa.</p>



<p><strong>Un altro momento di crisi è stato durante la pandemia?</strong><br>Essere nel carcere vuol dire essere isolati dal mondo, ma almeno c’è un contatto, che è fondamentale per i detenuti, quello con le famiglie, con le persone che li vengono a trovare. I casi di suicidio in carcere sono spessissimo dovuti all’isolamento nel quale i detenuti vengono lasciati dalle loro famiglie. Durante la pandemia si è verificato esattamente questo: le visite dei familiari sono state proibite per motivi comprensibili. Tutto questo ha ovviamente aumentato il livello di tensione nelle carceri: essere completamente isolati dal mondo porta tensione, e se questa tensione non viene correttamente incanalata accade quel che di terribile abbiamo visto accadere.</p>



<p><strong>Cosa fare?</strong><br>Come intervento immediato occorre isolare le mele marce e garantire sempre più interventi rieducativi a coloro che vivono la realtà carceraria, ma badate che il mondo delle carceri è un mondo straordinario, dove esistono sì abissi non guardabili ma anche incredibili vette di volontariato e collaborazione. Io gestisco una fondazione che si occupa di rieducazione dei detenuti, che li porta al lavoro e ad avere occasioni di lavoro; quindi vedo quanto si possa fare per il carcere e quanto la dimensione del carcere possa essere quella di uno sbocco rieducativo. Ma bisogna lavorarci, rimboccarsi le maniche, faticare.</p>



<p><strong>Non tutte le realtà sono identiche.</strong><br>Superato il momento della rivolta sono andata a Rebibbia dove abbiamo girato un docufilm grazie a Rai Cinema, proprio sull’anno del lockdown nelle carceri. A Rebibbia abbiamo trovato una situazione straordinariamente positiva, perché i detenuti erano stati messi in grado in entrare in contatto con le famiglie attraverso i mezzi di comunicazione virtuale. Questo per loro è stata la salvezza. A volte bastano piccole cose, piccole grandi vicinanze. Noi siamo stati vicini ai detenuti di Rebibbia grazie ai volontari della Luiss, ai ragazzi che durante la pandemia hanno vissuto una esperienza quasi carceraria, perché erano già costretti in casa, ma hanno voluto continuare il loro compito educativo nelle carceri.</p>



<p><strong>Di cosa si occupano gli studenti?</strong><br>I nostri ragazzi vanno a Rebibbia per preparare agli esami universitari i detenuti, e lo hanno fatto anche durante la pandemia. Quando finalmente siamo riusciti a vederci, perché mascherine e vaccinazioni ce lo hanno consentito, questi ragazzi ne hanno tratto una grande soddisfazione: erano riusciti a star vicini ai detenuti e la loro vicinanza, insieme a quella di tanti altri volontari che si occupano di carcere, li aveva aiutati a superare un momento critico. Del carcere bisogna parlare. Se ne parla poco, non interessa a nessuno, tutti dicono “è altro da me”, e invece è importantissimo, perché tra i principi della nostra società c’è proprio quello per cui il carcere deve condurre alla rieducazione e non alla recidiva del condannato.</p>



<p><strong>Le vicende della pandemia hanno dimostrato che la cooperazione internazionale è fondamentale per affrontare fenomeni sempre più globali?</strong><br>Credo che la globalizzazione abbia portato la necessità di allargare i nostri orizzonti e di collocarci non più nel paese, nella città, nella nazione ma nel continente, perché la globalizzazione comporterà un confronto tra continenti, tra grandi potenze economiche. Allora bisogna adeguarsi ai tempi, comprendere e condividere tutti che l’Italia da sola non ce la può fare, come non ce la poteva fare ad avere vaccini sufficienti ad immunizzare gran parte della popolazione, come non ce la poteva fare a combattere la pandemia. La prima grande decisione europea condivisa è stata proprio quella di combattere un virus dalla potenza mondiale mettendo tutti quanti insieme. Credo che questo discorso vada portato avanti anche nei periodi, che spero siano prossimi, in cui avremo sconfitto la pandemia e ripreso dei ritmi normali.</p>



<p><strong>Il nostro riferimento non può essere che l’Europa?</strong><br>La competizione economica e sociale oggi si gioca sullo scacchiere del mondo e non su quello dei singoli paesi. Se vogliamo diventare più forti ed evitare gli oligopoli delle grandi potenze sui grandi temi, che sono quello dell’intelligenza artificiale e della cyber sicurezza, dobbiamo stare tutti assieme. In proposito credo che l’Europa, per omogeneità di valori culturali, per storia, debba rappresentare una palestra nella quale ci dobbiamo cimentare, ed è in Europa che dobbiamo rafforzare le nostre difese, la nostra possibilità di successo sui due temi emblematici che ho citato, sui quali l’Europa si deve confrontare con altre potenze mondiali. Se noi non vinceremo le nostre battaglie sull’intelligenza artificiale e sulla cyber sicurezza diventeremo piccoli piccoli, perché finiremo condizionati da un sistema di oligopoli che ci schiaccerà completamente. Allora facciamoci un po’ più grandi, diamo all’Europa la capacità di combattere con mezzi di concorrenza leale la competizione con gli altri paesi, mettiamola in grado tutti insieme di essere una potenza che può stare alla pari di altri paesi mondiali.</p>



<p><strong>Von der Leyen, Lagarde, Merkel: le piace pensare che la gestione di quella che a tutti gli effetti è una vicenda non dissimile ad una guerra, sia stata meno rissosa di quanto fosse possibile prevedere proprio perché tre donne erano al vertice di Istituzioni così importanti?</strong><br>Io trovo che la loro conduzione sia stata straordinaria. Voglio anche pensare che il fatto di essere donne le abbia rese forse più comprensive degli aspetti umani. Le donne, occupandosi spesso della famiglia, dei figli, hanno il privilegio di un osservatorio importante dal quale vedere che cosa i fenomeni esterni generano nei piccoli, nelle persone più deboli di cui devono occuparsi; hanno quindi una visione resa più ampia proprio da questo. La comprensione con la quale ad esempio Ursula von der Leyen ha affrontato il tema della pandemia, dicendo che questo era tema che riguardava tutti, è stato forse anche condizionato dal fatto che, avendo avuto un certo numero di figli, avrà visto in anticipo nella sua famiglia i problemi che si sono verificati.</p>



<p><strong>Siamo sulla strada giusta per raggiungere la parità?</strong><br>Io credo che raggiungeremo davvero la parità quando anche il marito di Ursula von der Leyen avrà avuto la stessa percezione dalla famiglia che ha avuto lei, cioè quello spunto attraverso il quale ci ha portato ad una condivisione degli effetti economici della pandemia: è la prima volta che l’Europa decide di affrontare veramente insieme un problema, con una raccolta straordinaria di fondi da distribuire ai paesi perché superino questo problema. Che in questo abbia aiutato anche l’essere donna è cosa che mi piace pensare, però non vorrei escludere dal mondo gli uomini, che del mondo sono l’altra metà: credo davvero che il condividere, il comprendere i temi delle donne, di che cosa ci sia di maggiormente propositivo nelle loro attività, sia qualcosa che costruisce ed appartiene a uomini e donne in maniera assolutamente paritaria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/12/raco-paola-severino-i-ragazzi-hanno-un-forte-senso-della-giustizia/">Paola Severino: i ragazzi hanno un forte senso della giustizia. Non glielo dobbiamo far perdere, dobbiamo spiegare loro, con esempi di vita, che sacrificarsi per meritare sia importante</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>Benvenuti a casa dei nonni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 18:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Benvenuti a casa dei nonni”, &#160;c’è scritto sotto l’immagine di due arzilli vecchietti, &#160;sulla targhetta che mi ha regalato Giorgia e che è diventata un nostro mattutino segnale. Se è esposta sulla maniglia esterna della porta vuol dire che mi sono alzata e loro possono salutarmi prima di andare a scuola, se non c’è vuol dire che loro non vanno a scuola o che io sono ancora a letto e&#8230;</p>
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<p>“Benvenuti a casa dei nonni”, &nbsp;c’è scritto sotto l’immagine di due arzilli vecchietti, &nbsp;sulla targhetta che mi ha regalato Giorgia e che è diventata un nostro mattutino segnale. Se è esposta sulla maniglia esterna della porta vuol dire che mi sono alzata e loro possono salutarmi prima di andare a scuola, se non c’è vuol dire che loro non vanno a scuola o che io sono ancora a letto e i saluti sono rimandati al ritorno. Mai targhetta ha avuto più vicissitudini, più alternanze, e&nbsp;non a causa della mia pigrizia mattutina.</p>



<p>È dal fatidico 5 marzo dell’anno scorso che la targhetta non fa che entrare e uscire. Lockdown totale (dentro), riapertura speranzosa e festosa (fuori), chiusura momentanea con occhiolino per derattizzazione (dentro), apertura (fuori), chiusura per seggio elettorale (dentro), riapertura (fuori), chiusura per ordinanza del sindaco (dentro), riapertura per ricorso genitori (fuori), chiusura per insindacabile decisione di Francesca (dentro), riapertura per protesta inappellabile delle bimbe (fuori), chiusura per ordinanza del presidente della regione (dentro), sentenza contraria del Tar (fuori). Oggi, chiusura del dirigente scolastico causa positivi (dentro).</p>



<p>E dire che io stamattina mi sono alzata, malgrado di malavoglia, proprio per celebrare questo secondo giorno di riapertura della scuola. (ah, i bei tempi quando in un anno c&#8217;era un solo primo giorno di scuola!)</p>



<p>Giorgia apre lo zaino, tira fuori un libro e ripete ad alta voce la pianura Padana, &#8220;devo essere interrogata&#8221;, dice guardandoci interrogativamente. Ester tira fuori il telefonino, Marghe, hai sentito? Ci vediamo più tardi come al solito. In videochiamata. Poi toglie l’elastico e due bande di capelli neri le coprono gli occhi. Francesco tira fuori dalla tasca un marshmallow,  L’ho rubato per Iaia, mi sussurra, glielo do di nascosto dalla Maestra. Non mi va di rimproverare Robin Hood. Non stamattina. Francesca ha la faccia di chi non può crederci: Di nuovo chiusa, di chi sotto-sotto è sollevata: Niente contagio, di chi: Ma chi poteva immaginare…</p>



<p>Mi preparerò un bel tè, tonificante, poi aprirò i giornali e leggerò diligentemente e imparzialmente le invettive di quelli, i più, che dicono che la Scuola deve riaprire, che il danno causato a questa generazione è incalcolabile, che un Paese non ha bene maggiore da tutelare, che le aule sono in sicurezza, che le Dad non funziona. Le sosterranno Governo, insegnanti, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori e intellettuali e gente comune. </p>



<p>Poi leggerò, allo stesso modo, le invettive di quelli che dicono che la salute viene prima della scuola, che le aule, malgrado rotelle e mascherine, sono luoghi di contagio, che i giovani soffrono né più né meno di tutte le altre categorie, che in tempi di guerra scuole non ce n’erano, che le capacità di ripresa dei ragazzi sono incalcolabili, che la Dad non è il diavolo. Le sosterranno Governo, insegnanti, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori, intellettuali e gente comune.</p>



<p>Io penso ai 55 anni che ho trascorso, in varie vesti, nelle aule scolastiche e all’indifferenza, esagero un po’, generalizzata di Governo, insegnati, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori, intellettuali e gente comune nei confronti della Scuola. Non mi pare di ricordare che in Italia sia mai stata la prima preoccupazione o occupazione. </p>



<p>Mi pare di ricordare invece che allegramente, superficialmente, autolesionisticamente si è sempre fatto il minimo o malfatto il massimo per la Scuola. E se comunque la Scuola italiana ha raggiunto grandi e bei risultati, è perché è vero che siamo un popolo di santi e di eroi, ma per fortuna di santi della porta accanto e di eroi del quotidiano a cui le imprese e i miracoli riescono bene.  </p>



<p>Mi scriverò al partito del Risvolto della medaglia: ci voleva una pandemia per ristabilire le priorità. Salvo scordarcene immediatamente a pericolo superato.</p>



<p>Tolgo la targhetta da “fuori”, la metto “dentro” (per qualche giorno, definitivamente?). Faccio l&#8217;occhiolino ai due vecchietti che per la verità non mi sembrano in gran forma.&nbsp;</p>



<p><strong>Patologia:</strong> stati di indecisione indotti o spontanei<br><strong>Terapia:</strong> nell&#8217;immediato un buon tè tonificante, in seguito giornali indipendenti o sedicenti tali, ma vi avverto potreste diventare strabici. ( Meglio ancora una volta il discusso don Milani?)&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>La democrazia della DAD</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 17:53:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[Accessibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se le parole potessero trasformarsi in energia, avremmo tanta di quella forza lavoro da cambiare il mondo. Tante se ne sprecano per creare “gironi” vorticosi attorno ai problemi, invece di trovare soluzioni comprensibili a tutti. Purtroppo, mi sa, che sempre di più le parole, nel migliore dei casi, servano solo a sé stesse, nel peggiore dei casi, a criticare. Un bisogno primario dell’essere umano, è diventato il “sentirsi “aggiornato su&#8230;</p>
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<p>Se le parole potessero trasformarsi in energia, avremmo tanta di quella forza lavoro da cambiare il mondo. Tante se ne sprecano per creare “gironi” vorticosi attorno ai problemi, invece di trovare soluzioni comprensibili a tutti. Purtroppo, mi sa, che sempre di più le parole, nel migliore dei casi, servano solo a sé stesse, nel peggiore dei casi, a criticare.</p>



<p>Un bisogno primario dell’essere umano, è diventato il “sentirsi “aggiornato su qualunque possibile scemenza. Le news sono costruite proprio per renderne impellente la conoscenza. Tutti, sempre e dovunque (bagno compreso) con il telefonino in mano. Anche i regolamenti d’Istituto sono stati aggiornati nelle norme sui doveri degli studenti: “non é consentito telefonare durante le ore di lezione, né tenere telefonini accesi in classe. In caso di trasgressione il telefono cellulare sarà sequestrato e riconsegnato solo al genitore.”</p>



<p>Adesso, alla luce di tutto ciò, mi chiedo quale siano le motivazioni che sottendono alle continue polemiche, da parte degli alunni sulla DAD, che, a detta di molti, non permetterebbe lo scambio “proficuo” di idee e la socializzazione. Non so se risulterò anacronistico ma, se dovessi fare una statistica rispetto alla mia esperienza sulla video lezione, mi sembra che i ragazzi debbano prestare maggiore attenzione ora rispetto a quando erano in classe, perché “paradossalmente”, pur non essendo in presenza, in uno spazio virtuale ristretto possono essere meglio controllati dai docenti.</p>



<p>E’ vero che non tutti possono accedere facilmente ai mezzi informatici, chi per difficoltà economiche, chi per impossibilità fisica, ma questa è tutta un’altra questione! Questo il vero problema!</p>
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		<title>Linee guida per il rientro a scuola: rispondere per le rime</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 08:27:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pochi giorni fa sono finalmente state pubblicate le linee guida ministeriali per il rientro degli studenti a settembre. Per riuscire a lavorare nella scuola, si attinge ad ogni riserva di positività, quindi partirò da due parole che leggo molto volentieri, nelle 54 facciate del pamphlet: presenza e valorizzazione. A quasi 45 anni, cioè a metà strada fra i docenti più giovani, buttati con poca esperienza nell’anno scolastico più difficile dai&#8230;</p>
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<p>Pochi giorni fa sono finalmente state pubblicate le linee guida ministeriali per il rientro degli studenti a settembre. Per riuscire a lavorare nella scuola, si attinge ad ogni riserva di positività, quindi partirò da due parole che leggo molto volentieri, nelle 54 facciate del pamphlet: presenza e valorizzazione.</p>



<p>A quasi 45 anni, cioè a metà strada fra i docenti più giovani, buttati con poca esperienza nell’anno scolastico più difficile dai tempi delle guerre, e quelli vicini alla pensione, alla disperata scoperta della tecnologia, ritengo di aver saputo erogare una discreta dad, ma sono certa che la presenza fisica a scuola, sia una condizione irrinunciabile, perché essa è fatta di persone – non account! &#8211; banchi, palloni e gessetti. Valorizzazione è, o dovrebbe essere, la parola più preziosa per un educatore: perché ogni ragazzo è diverso, con tutte le sue imperfezioni, ma, soprattutto con tutti i suoi talenti da far fiorire. E, questo, in generale, deve allargarsi alle classi, ai plessi, agli istituti, pieni delle persone di cui sopra. Ma queste linee guida contengono anche molti concetti discutibili, che, lungi dal chiarire, mi pare portino altre incertezze.</p>



<p>Ad esempio: avete mail provato ad attuare anche un piccolo intervento a casa vostra, che so, rifare un bagno, con tutta la burocrazia e i costi e i tempi, mai veramente preventivabili? Bene nella pubblicazione, così tanto tardiva, si accenna ai possibili lavori da fare negli edifici scolastici. Certo fra luglio e agosto, nel mondo reale, sarà molto probabile che si appaltino le progettazioni, si ottengano i permessi, si bandino le ditte, si strutturino impalcature o impiantistica per decine di metri di cubatura.. come no. Ma chi vogliamo prendere in giro?</p>



<p>Questa parte delle linee guida è uno specchietto per le allodole, onde poter affermare che si è fatto di tutto per ammodernare e mettere in sicurezza le scuole, ma ciò è poi risultato inattuabile per ragioni indipendente dalla volontà istituzionale. Mettere &#8211; letteralmente – in cantiere queste opere negli scorsi mesi di chiusura delle scuole? Nooooo troppo logico. Farò un esempio che ho trovato esilarante. Prendetevi il tempo di andare a cercare, fra quelle pagine, le voci “persiane” e “infissi”, per rifare tre semplici finestre. Se in una, volete sostituire una parte della persiane, dovrete riferirvi alla “manutenzione interna”, se però, nella finestra a fianco, dovete cambiare tutta la persiana, seguirete l’iter per “manutenzione ordinaria”; nella terza è rotto l’infisso? Quello fa tutt’altra procedura, ossia “manutenzione straordinaria”. Moltiplicate per ogni finestra scolastica italica, che potrebbe dover essere sistemata, e fatevi qualche domanda sulla coerenza del concetto di “semplificazione burocratica”.</p>



<p>Passiamo alla geniale idea di non misurare la temperatura agli studenti, affidandosi al buon senso delle famiglie (spesso impossibilitate a perdere giorni di lavoro e che quindi mollano creature catarrose negli atri, ad ogni campanella). Poche righe dopo, si legge che la scuola deve gestire “le sintomatologie e la febbre” con l’immediato isolamento del malato. Ora dirò un’altra ovvietà: come verifico la febbre senza misurarla? Come diagnostico una “sintomatologia” senza essere medico? Migliaia di euro spesi per consulenti ministeriali e ne escono queste contraddizioni?!</p>



<p>Due cose, solo due, volevamo sapere e questi stuoli di pediatri, pedagoghi e psicologi non ce le hanno dette: 1) come convincere i ragazzini a non toccarsi fra loro (a 6 anni per delle ragioni, a 15.. per altre) 2) come assicurarci di non richiuderci a breve in quarantena, quando ci sarà un banalissimo colpo di tosse in un’aula. Infatti non compare in nessunissimo punto delle 54 pagine, se allora dovremo mettere in quarantena chi, al momento del colpo di tosse, si trova nella classe o nel piano o in tutto l’istituto! In pratica, non c’è alcuna indicazione sul più ovvio dei quesiti: dobbiamo chiudere, se qualcuno sta male? Questo naturalmente i consulenti &#8211; che guadagnano molto più dei docenti, al pari di equipollenti lauree – non lo scrivono. E si sa che alle domande, rispondere è cortesia. In questo caso ci hanno risposto per le rime, intendo le burocratiche rime buccali da distanziare un metro. Certo, se convinci milioni di ragazzini a stare fermi, immobili e seduti.</p>
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		<title>L&#8217;acquario scolastico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 16:16:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In principio fu la geniale proposta di raddoppiare le ore di docenza – per lo stesso lauto stipendio ovviamente – in modo che le classi fossero sdoppiate fra mattina e pomeriggio. Perché, per distanziare gli studenti, promiscui untori di Covid, a settembre, l’idea brillante era di farlo a costo zero, tanto, com’è noto, gli insegnanti hanno un sacco di tempo libero per fare volontariato. Poi c’è stata l’illuminante pensata di&#8230;</p>
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<p>In principio fu la geniale proposta di raddoppiare le ore di docenza – per lo stesso lauto stipendio ovviamente – in modo che le classi fossero sdoppiate fra mattina e pomeriggio. Perché, per distanziare gli studenti, promiscui untori di Covid, a settembre, l’idea brillante era di farlo a costo zero, tanto, com’è noto, gli insegnanti hanno un sacco di tempo libero per fare volontariato.</p>



<p>Poi c’è stata l’illuminante pensata di ridurre le ore di lezione a 40 minuti, così da far turnare piccoli gruppi di ragazzi nelle aule. A questa saggia invenzione si accompagnava il pedagogo di turno che, con l’aria di chi la sa lunga, aggiungeva che tanto gli alunni hanno al massimo 30 minuti di concentrazione continuativa. Naturalmente il suddetto pedagogo non ha mai lavorato a scuola in vita sua, perché qualunque insegnante, dalla prima elementare alla Maturità, sa che, in un normale modulo di lezione di 55 minuti, si spiega per 15, 20 minuti al massimo, date le incombenze di registro, assenze, circolari, richiami… (e sempre che non si perda tempo con le connessioni ballerine degli appalti al risparmio delle scuole italiane, altrimenti tutte queste azioni vanno raddoppiate: prima si appuntano sulla carta e solo dopo, se e quando tutto funziona, si possono inserire nelle piattaforme digitali).</p>



<p>Recentemente la Ministra ha consigliato di sostituire le mascherine, con le visiere di plastica trasparente, perché ciò, a suo parere, permette finalmente di guardarsi negli occhi. Ora, a parte il fatto che una visiera costa 5 euro e non 60 centesimi, e che bisogna capire se l’efficacia sia la medesima, ma &#8211; mi chiedo &#8211; come indosserà costei la mascherina, se pensa che questa le ostacoli la vista? La cosa interessante è lo scambio concettuale, per cui gli studenti si trasformerebbero in piccoli sub, all’interno degli edifici di lavoro, mentre nelle spiagge, si pensa di erigere divisori da ufficio: il mondo alla rovescia!</p>



<p>A proposito di questo ipotetico uso del plasticoso divisore (che non è il massimo, ma che sarà comune, probabilmente&#8230;) l’ultima trovata è di installarli fra i banchi, con l’ennesima metamorfosi: i miei studenti sub, ora diverrebbero&#8230; pesci nell’acquario. Avete presente quei film americani anni ‘80, con le distese di impiegati separati dalle paretine di plastica? Ecco le aule dovrebbero diventare così: con decine di bambini che sembrano pesci rossi o… ciliegie sotto spirito.<br>(Com’è noto, neppure le minacce di morte riuscirono ad impedire alle quattordicenne Giulietta e al sedicenne Romeo, di toccarsi abbondantemente, e dubito che schermare i ragazzi abbia una qualche reale efficacia.)</p>



<p>In ogni caso, già immagino che si possa obiettare a questo mio articolo, che io smonto tutte queste belle soluzioni, ma non propongo nulla. Ebbene, io voglio rendermi utile: siccome insegno arte, immagino che dovrò progettare delle unità d’apprendimento, in cui spiego le tecniche di incisione e bassorilievo. Perché è ovvio che, già dopo pochi minuti che i ragazzi saranno circondati dal plexiglass, inizieranno a… decorarlo artisticamente con illustrazioni… ehm anatomiche, e sculture di chewingum appiccicato.<br>E, per una volta, non mi passerà per la mente di sanzionarli.</p>
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		<title>La scuola è chiusa, non chiudiamo anche gli studenti</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/05/28/roberti-scuola-chiusa-non-studenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2020 15:49:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla cucina sento Ester che risponde alle domande della Prof, così la chiamano, che incoraggia, corregge, amplia, fino a quando non è interrotta dalle urla del figlioletto che irrompe nel video e pretende immediata attenzione per un verde dinosauro. Sento le risate del gruppo-classe, mentre Ester si confonde sulle ere geologiche. Faccio capolino con una tazza di tè Pi Lo Chun (da bere senza fretta seguendo il fluttuare delle foglie)&#8230;</p>
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<p>Dalla cucina sento Ester che risponde alle domande della Prof, così la chiamano, che incoraggia, corregge, amplia, fino a quando non è interrotta dalle urla del figlioletto che irrompe nel video e pretende immediata attenzione per un verde dinosauro. Sento le risate del gruppo-classe, mentre Ester si confonde sulle ere geologiche. Faccio capolino con una tazza di tè Pi Lo Chun (da bere senza fretta seguendo il fluttuare delle foglie) in mano e mi inchiodo sull&#8217;urlo di Ester &#8220;Nonna sei inquadrata&#8221;, seguono a questo punto le risate dei compagni e gli acuti del piccoletto e i tentativi della Prof di calmarlo e alla fine tutto lo schermo è riempito dalla aculeata coda del dinosauro verde. Ridiamo io e la Prof facendoci un cenno di saluto.</p>



<p>Da due mesi le mie nipotine seguono le lezioni online. Si mettono la mattina quasi in ordine (si sa che ormai ci vestiamo, siamo connessi, siamo socialmente presentabili tutti a mezzo busto) Ester e Giorgia e si piazzano davanti a un video, in attesa, perché difficilmente fila tutto liscio. Alla fine riescono comunque a partire, con l&#8217;italiano, la matematica, l&#8217;arte. E c&#8217;è anche l&#8217;ora di educazione fisica, e a quel punto il mezzo busto non vale più e ci vuole anche un materassino e fantasiosi attrezzi da supporto. Anche noi, come la Prof, abbiamo il nostro piccoletto che interrompe le lezioni e strilla e pretende la sua maestra e Iaia e David per fare le costruzioni con il lego. Da qualche giorno per tenerlo buono ho improvvisato delle video chiamate in cui gli spiego come fare i lavoretti con il das. Ma Francesco sdegnosamente mi toglie la linea &#8220;Non vollo Nonna, vollo una maestra vera e non vollo fare da solo i lavoretti. Vollo Iaia. Vollo andare a scuola.&#8221; E per protesta va a fare una boccaccia nella schermata di Ester, così Prof e alunna sono 1 a 1.</p>



<p>Penso ai miei nipoti e a questo anno di scuola che è stato rubato a tutti i nostri ragazzi. Al loro sconcerto nel ritrovarsi a casa, da un giorno all&#8217;altro, quando avrebbero dovuto essere in aula. Penso all&#8217;esultante grido &#8220;La scuola è chiusa&#8221; che in pochi giorni si è tramutato in una struggente nostalgia di fare lezione. Penso alle risate, gli scherzi, le mascalzonate, i rimproveri, le lodi, i voti, i bigliettini, i compiti passati, le interrogazioni andate bene o male, i Posso uscire, la ricreazione, i batticuori, le indifferenze, i ritardi, i filoni, gli zaini, i cellulari nascosti, i motorini, i pulmini, le mamme che aspettano, le foto e i video di fine anno, la campanella. Il compagno di banco.</p>



<p>Nelle piazze di questi giorni o sui social ho sentito bambini e ragazzi rivendicare il ritorno di maestri e prof, lezioni, verifiche ed esami, riapertura della scuola. E me ne sono rattristata. No, non sono impazzita, non mi auguro orde di svogliati studenti o che le scuole restino chiuse o che i nostri figli non debbano tornarci. No. Rivendico il diritto dei giovani di esultare per la chiusura dell&#8217;anno scolastico o di precipitarsi fuori felici al suono dell&#8217;ultima campanella. Di saltare di gioia se salta anche l&#8217;ora di lezione, di augurarsi che scompaia la categoria dei prof, di assentarsi se c&#8217;è una verifica, di vivere come un incubo gli esami. Di fare insomma il mestiere degli studenti perché solo così vuol dire che la Scuola sta facendo il suo. Questa senile assennatezza dei giovanissimi mi sembra un ulteriore pericoloso stravolgimento di categorie causato dal coronavirus. Penso al prossimo futuro che toccherà alla nostra scuola e non basta la seconda tazza di tè che sto bevendo per credere che #andràtuttobene.</p>



<p>Mi sa che, per prendere coraggio, faccio una ripassatina (non è d&#8217;obbligo a fine anno?) sulla mia vecchia edizione universitaria della &#8220;Lettera a una professoressa&#8221;. Mi consola pensare a quell&#8217;osteggiato prete che ha saputo guardare con lucidità, intelligenza e amore il niente di Barbiana e ne ha fatto un modello educativo.<br>Se invito studenti, genitori, insegnanti a fare una piazza per pregare tutti insieme don Milani perché suggerisca a chi di dovere un&#8217;illuminata visione di Scuola? Magari don Milani il miracolo lo fa e, dopo tante diatribe, la Chiesa lo fa pure santo.</p>



<p>Patologia: sintomi di precoce senilità in età adolescenziale<br>Terapia: tè Pi Lo Chun &#8211; libro: Lettera a una professoressa</p>



<p>Tè Pi LoChun: bere la prima tazza senza pensarci, la seconda con l&#8217;aggiunta di pensieri<br>Lettura: Lettera a una professoressa di Lorenzo Milani, ripassare con speranza la lezione</p>
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		<title>E-same&#8230; E-different</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 13:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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		<category><![CDATA[Quarantena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando leggo “Esami 2020, la versione DEFINITIVA”, la mia mente va sempre all’ultimo arrangiamento della canzone del decennio, o al reboot d’autore del filmone. E invece&#8230;Negli ultimi mesi, per i ragazzi di terza media, che sono circa 100.000 in più dei maturandi, ma siccome non votano, non contano niente per l’opinione pubblica, si sono alternate molte ipotesi sulla gestione 2020 covid-free dell’uscita dalla scuola secondaria primo grado.Nell’ordine, se ricordo tutto:l’esame&#8230;</p>
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<p>Quando leggo “Esami 2020, la versione DEFINITIVA”, la mia mente va sempre all’ultimo arrangiamento della canzone del decennio, o al reboot d’autore del filmone. E invece&#8230;<br>Negli ultimi mesi, per i ragazzi di terza media, che sono circa 100.000 in più dei maturandi, ma siccome non votano, non contano niente per l’opinione pubblica, si sono alternate molte ipotesi sulla gestione 2020 covid-free dell’uscita dalla scuola secondaria primo grado.<br>Nell’ordine, se ricordo tutto:<br>l’esame si fa, magari distanziando i banchi;<br>l’esame non si fa;<br>l’esame si fa, ma si riduce a poche prove;<br>l’esame non si fa, ma si espone un’esperienza significativa, entro l’8 giugno;<br>l’esame si fa, ma consiste in un lavoro multidisciplinare assegnato dai docenti in tempi da definirsi;<br>l’esame si fa, ma tramite un lavoro proposto dall’alunno e approvato dai docenti, da esporre in 15 minuti&#8230;<br>Fino a sabato 16 maggio, quando si evince che l’esame sarà la discussione on line di un elaborato concordato, da realizzarsi entro il 30 giugno, per l’ovvia ragione che in una normale scuola pubblica cittadina, come ad esempio la mia, stiamo parlando di 270 studenti da interrogare e, in meno di 20 giorni, è infattibile!</p>



<p>Nell’attesa di capire come ratificare e valorizzare (che comprende il concetto di valutare, ma lo supera largamente, per rispetto e affetto verso i ragazzi), noi docenti abbiamo tirato fuori le nostre note capacità di adattamento e sopravvivenza, cercando di dare qualche indicazione agli alunni, più per<br>rassicurare – noi e loro – che per esprimere certezze. Poi, una volta imbastito il progetto e creati i punti d’appoggio, abbiamo issato le impalcature, cercando di mostrarci coesi e con contenuti univoci, davanti agli studenti.</p>



<p>Molti di loro ci hanno posto innumerevoli volte le stesse domande, oscillando da una parte fra la comprensibilissima ansia e dall’altra l’irritante ritrito giochino di far domande per far perdere tempo durante le (video)lezioni. Cosa per altro ovviata da alcuni ragazzi, perché quando li chiami per interrogarli, non hanno più bisogno di nascondersi sotto il banco, ma semplicemente si<br>disconnettono, simulando un provvidenziale calo di rete.</p>



<p>Comunque gestiremo anche questa conclusione d’anno, in cui la situazione emergenziale è ovviamente chiarissima a tutti, ma quel che è meno evidente, è comprendere perché, quando già ad inizio aprile si evinceva che l’esame non sarebbe stato in presenza &#8211; e quindi la faccenda sicurezza da covid sarebbe<br>stata risolta &#8211; abbiamo dovuto attendere un altro mese per avere le ordinanze (fra l’altro in evoluzione) della gestione.<br>Ogni anno, anche senza covid, emergono carenze organizzative, per cui, genitori e docenti, che educano i ragazzi a gestire seriamente la vita e, in particolare, queste tappe così significative, vorrebbero coerentemente riferirsi e addurre ad esempio una seria e univoca gestione e comunicazione dai vertici istituzionali. E invece.</p>
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		<title>Multi-Media</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2020 15:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Aula]]></category>
		<category><![CDATA[Computer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mio naso occupa buona parte dell’inquadratura. Penso che i ragazzi mi vedranno e sghignazzeranno. D’altra parte devo per forza fare queste videolezioni in diretta, perché ho provato a registrare una spiegazione vocale sul powerpoint e, senza un microfono, pare di ascoltare un sussurro sabbioso nel vento del deserto.. beh una mia collega ha risolto questo problema dell’audio, sottraendo il microfono al karaoke giocattolo della figlia. Mentre mi perdo in&#8230;</p>
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<p>Il mio naso occupa buona parte dell’inquadratura. Penso che i ragazzi mi vedranno e sghignazzeranno. D’altra parte devo per forza fare queste videolezioni in diretta, perché ho provato a registrare una spiegazione vocale sul powerpoint e, senza un microfono, pare di ascoltare un sussurro sabbioso nel vento del deserto.. beh una mia collega ha risolto questo problema dell’audio, sottraendo il microfono al karaoke giocattolo della figlia.</p>



<p>Mentre mi perdo in questi pensieri, compare il primo studente in un rettangolo del mio schermo, poi il secondo, poi il terzo.. più aumentano e più diventano piccoli, affiancati come 25 francobolli su una lettera d’antan, proveniente da chissà quale paese.</p>



<p>Sono chiassosi anche online, compongono in pixel il clima di disordine e complicità che trovavo entrando nell’aula, al cambio dell’ora. Silenzierò il loro microfoni, ma non subito, perché loro sono gioia liquida a grandi cucchiaiate.</p>



<p>Noto due cose: sono bellissimi e… non puzzano.</p>



<p>Sono bellissimi, perché mi mancano e perché i dodicenni in tuta, trecce o creste spettinate ad arte, non appaiono molto diversi, nella vita casalinga, rispetto a come si presentano a scuola.</p>



<p>E poi… non puzzano, non solo, ovviamente, perché non è stata ancora inventata la comunicazione olfattiva digitale, ma anche perché i ragazzini in casa non utilizzano quelle dannate sneakers costosissime e sudaticce! (25 studenti fanno 50 sneakers, quindi ogni volta che entravo in aula, mi bastava indirizzare lo sguardo alla finestra e i mefitici sapevano di dover precipitarsi a spalancarla.. bei tempi!)</p>



<p>Intendiamoci, ora sopporterei anche quello, sopporterei persino che mangino le gomme con le bocche semi aperte, che glielo dico sempre “se masticate con la bocca chiusa, non me ne accorgo e non ve lo vieto!” eh.</p>



<p>In questa fase stravolta della nostra vita&nbsp; &#8211; stavo per aggiungere “scolastica”, ma in effetti il contesto è un bel po’ più vasto e complesso – ho pure un serio problema sull’abbassare o alzare le metaforiche asticelle. Infatti è chiaro che la nostalgia verso gli studenti, le lavagne e persino l’insopportabile campanella, mi spinge ad essere più accogliente e tollerante, per cui, se domattina potessi di nuovo guardarli dalla mia cattedra, probabilmente accetterei qualche sbavatura sulla condotta, per cui io sono solitamente nota come inflessibile; d’altra parte però mi rendo conto che sto chiedendo moltissimo ai miei ragazzi, che sono pischelli fra gli 11 e i 13 anni, e ogni mattina, pur senza doversi giustificare se mancano, mi compaiono davanti, parlano con me con sistemi informatici disparati, spesso da famiglie disagiatissime, tramite wifi da router tenuti insieme col nastro adesivo. </p>



<p>Pretendo che studino delle pagine e me ne mostrino i riassunti, perché sarei cretina a pensare che se li interrogo, non sbircino almeno 10 post-it attaccati intorno alla loro videocamera. Allora chiedo loro che condividano questi micro-schemi con me, visto che io sono consapevole – loro no – che, mentre il pomeriggio precedente, stavano compilando foglietti su foglietti, già “studiavano” l’argomento. Anzi do’ pure il premio al “bigino” meglio strutturato (che ha richiesto, probabilmente, più tempo di quando ne avrebbero impiegato a ripetere ad alta voce, ma tant’è). Non sanziono l’inventiva nell’emergenza, anzi la esalto.</p>



<p>Avete presente gli scugnizzi dei film, che, pure fra le macerie delle guerre, trovavano il modo per fare uno scherzo o arraffare qualcosa? In questi tempi complicati, la furbizia preadolescenziale, che oscilla fra l’ingenuità e una sorta di genialità destrutturata, è il segno che i miei ragazzini sono vivissimi e tengono bene, dentro a quelle camerette.</p>



<p>Le camerette.. già. Pure le camerette subiscono lo tsunami ormonale. Nel mio schermo fanno ancora capolino mobili e tende rosa o azzurre, retaggio di mamme e grandi sogni di fiabe infantili, ma di giorno in giorno, si riempiono di adesivi e poster – esistono ancora! Ma dove li troveranno che non si comprano più i giornali?! &#8211;&nbsp; di calciatori scattanti, di orribili personaggi di Fortnite o perfino di certi cantanti coreani, che adesso, con mia totale incredulità, fanno impazzire le dodicenni. Le stesse dodicenni che compaiono nel loro rettangolino di video lezione, con i capelli lunghissimi, salvati dalle forbici delle implacabili parrucchiere, normalmente agli ordini delle mamme, grazie al Coronavirus… adorabili ragazzine lentigginose, che mettono il lucidalabbra coi brillantini (al sapore di ciliegia, ci giurerei) per essere più carine nell’inquadratura.&nbsp; E che alzano la manina con lo smalto fucsia, prima di ricordarsi, che ora, per farmi una domanda coi microfoni silenziati, devono comunicarmelo nella chat che scorre a fianco del video.</p>



<p>E niente, un’altra mattinata in multi-media è passata.</p>
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