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	<title>Turismo Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Turismo Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Ad Ortigia al via “Artieri mercato creativo”, Festival delle Arti e dei Mestieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2021 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al via “Artieri Mercato Creativo” il primo Festival della Sicilia dedicato alle Arti e ai Mestieri. Dal 16 al 25 luglio ad Ortigia, presso Largo Aretusa, la kermesse vedrà artieri provenienti da tutta Italia esporre le proprie eccellenze: artigiani, designer, illustratori, stilisti legati da un unico denominatore, l’artigianato Made in Italy. L’inaugurazione è fissata per venerdì 16 luglio alle ore 19.00 presso Largo Aretusa. Saranno circa 50 gli artieri provenienti&#8230;</p>
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<p>Al via “Artieri Mercato Creativo” il primo Festival della Sicilia dedicato alle Arti e ai Mestieri. Dal 16 al 25 luglio ad Ortigia, presso Largo Aretusa, la kermesse vedrà artieri provenienti da tutta Italia esporre le proprie eccellenze: artigiani, designer, illustratori, stilisti legati da un unico denominatore, l’artigianato Made in Italy. L’inaugurazione è fissata per venerdì 16 luglio alle ore 19.00 presso Largo Aretusa.</p>



<p>Saranno circa 50 gli artieri provenienti dal Belpaese che giungeranno nell’isola della magica Ortigia, cioè nella parte più antica della città di Siracusa: esposizioni di ceramica, pietra bianca, monili, prodotti tipici, sartoria, cucito creativo, reciclo creativo e tradizioni, come quelle degli antichi pupi siciliani e molto altro ancora.</p>



<p>“Sono stati mesi di intenso lavoro &#8211; affermano le direttrici artistiche Angela Cacciola e Maria Grazia Barbagallo &#8211; e non vediamo l’ora di tagliare il nastro di inaugurazione tra qualche giorno. Occorre rendersi conto che la valorizzazione turistica del territorio passa anche da un nuovo modello di sviluppo che ha per protagonisti proprio gli artigiani e gli artisti”.</p>



<p>“Abbiamo eccellenze invidiate in tutto il mondo &#8211; concludono Cacciola e Barbagallo &#8211; e troviamo ingiusto che non si riesca a valorizzare l’enorme potenziale tesoro che abbiamo. Ortigia adesso e Marzamemi ad agosto accoglieranno artieri da tutto lo Stivale per uno scambio culturale ed artistico unico nel suo genere”.</p>



<p>Non solo artigianato ma molteplici eventi collaterali renderanno unico e inimitabile un evento che, giunto alla sua seconda edizione, sta diventando appuntamento imperdibile per gli artigiani e non solo. Quest’anno “Le vie del Talento”, in collaborazione con Serena Gilè e Agnese Milazzo, permetterà di scoprire gli artieri siracusani attraverso una “Mappa dei Talenti” (scaricabile nel sito <a href="https://www.artierimercatocreativo.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.artierimercatocreativo.it</a>), che guiderà i visitatori alla scoperta di atelier, botteghe, concept store, studi di grafica e fotografia.</p>



<p>Le esposizioni degli artigiani saranno inoltre affiancate da altri eventi come laboratori didattici e creativi per i bambini e presentazioni di libri a cura di “Città Educativa Siracusa” (“Independent Usborne Organiser” di Elisabetta Ruscica in collaborazione con i Carowan Clow; “Sapiensaurus” di Giovanna Strano; “Mandala nell’universo bambino” di Daniela Respini e Gaspare Urso; “Il mito di Aretusa” di Corrado Cannata). In più ci saranno gli spettacoli degli artisti di strada (dei “Tres’h Jolies”; di “Valeria Bla Bla”).</p>



<p>Artieri è anche rispetto dell’ambiente e valorizzazione del territorio: con “Nuove generazioni crescono” (a cura di “Plastic Free”) si sensibilizzeranno i più piccoli alla tematica ambientale; ci sarà “L’Eco-punto” (a cura di “Rifiuti Zero Sicilia”, “New Sircular Solution” e “Pulito è Più bello”) a Largo Aretusa; due “Giornate Clean Up” (a cura di Plastic Free) vedranno la pulizia della Borgata e della zona di Largo Aretusa; con “Nature Therapy” si potrà passeggiare guidati da esperti in nature therapy alla scoperta degli elementi naturali di Ortigia. Artieri, infine, è anche musica con concerti di Goodnight moon live e Dog star duo live.</p>



<p>L’evento è organizzato con il Patrocinio del Comune di Siracusa ed in collaborazione con Città Educativa Siracusa, New Circular Solution, Rifiuti Zero Sicilia, Pulito è più bello e molte altre realtà associative del territorio.</p>



<p><br>Il programma dettagliato è consultabile sul sito <a href="https://www.artierimercatocreativo.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.artierimercatocreativo.it</a></p>
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		<title>Procida è la capitale italiana della cultura 2022</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/01/18/pafumi-procida-capitale-italiana-cultura-2022/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Pafumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 15:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#cafechantant]]></category>
		<category><![CDATA[2022]]></category>
		<category><![CDATA[Beni culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Capitale italiana della cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; un anno complicato per tutti, stiamo cercando di sostenere in ogni modo le attività culturali e turistiche e la designazione oggi della capitale italiana della cultura per il 2022 è un segnale per il futuro, la ripresa. Nel 2022 saremo tornati alla normalità e la cultura e il turismo torneranno importanti e fortissimi come lo erano prima della pandemia&#8221;. Con parole cariche di ottimismo il ministro per i Beni&#8230;</p>
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<p><em>&#8220;E&#8217; un anno complicato per tutti, stiamo cercando di sostenere in ogni modo le attività culturali e turistiche e la designazione oggi della capitale italiana della cultura per il 2022 è un segnale per il futuro, la ripresa. Nel 2022 saremo tornati alla normalità e la cultura e il turismo torneranno importanti e fortissimi come lo erano prima della pandemia&#8221;</em>.</p>



<p>Con parole cariche di ottimismo il ministro per i Beni Culturali e il Turismo, Dario Franceschini, ha aperto la cerimonia della proclamazione della vincitrice tra le 10 città candidate. La giuria presieduta dal prof. Stefano Baia Curioni, dopo aver esaminato i 10 progetti presentati dalle città finaliste, ha nominato Procida capitale italiana della cultura per l&#8217;anno 2022.</p>



<p><em>La Cultura non Isola</em> è il messaggio che Procida lancia attraverso il suo dossier di candidatura, incentrata sui temi della relazione, del dialogo, dell’apertura. Il sindaco della città Dino Ambrosino, presentando la candidatura, ha affermato che la competizione per il titolo è stata occasione per fortificare delle politiche dell’amministrazione locale che erano già orientate alla riflessione su temi forti quanto necessari come l’inclusione, la rigenerazione, il turismo. Tutte tematiche che possono essere opportunamente gestite con un’intelligente politica culturale, che punti un modello di vita urbana attiva, orientata ai desideri della comunità.</p>



<p>“Le rotte ci portano in un luogo, Procida. Potenza di immaginario e concretezza di visione ce la mostrano come capitale esemplare di dinamiche relazionali, di pratiche di inclusione nonché di cura dei beni naturali. Procida è aperta. Procida è l’isola che non isola, laboratorio culturale di felicità sociale”, si legge sul sito di Procida 2022.</p>



<p>Oltre a riflessioni appartenenti alla dimensione relazionale, Procida ha anche realizzato uno strumento di valutazione e monitoraggio realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Economia dell&#8217;Università Vanvitelli: 5 missioni, 10 obiettivi strategici, monitorati da 25 indicatori di performance. Ha anche messo a punto una governance pubblico-privato interpretando il nuovo Codice degli Appalti.</p>



<p><em>&#8220;Il progetto culturale presenta elementi di attrattività e qualità di livello eccellente. Il contesto di sostegni locali e regionali pubblici e privati è ben strutturato, la dimensione patrimoniale e paesaggistica del luogo è straordinaria, la dimensione laboratoriale, che comprende aspetti sociali e di diffusione tecnologica è dedicata alle isole tirreniche, ma è rilevante per tutte le realtà delle piccole isole mediterranee&#8221;</em>. Queste le motivazioni della giuria lette dal ministro Franceschini per la scelta di Procida, concludendo: <em>&#8220;Il progetto potrebbe determinare, grazie alla combinazione di questi fattori, un&#8217;autentica discontinuità nel territorio e rappresentare un modello per i processi sostenibili di sviluppo a base culturale delle realtà isolane e costiere del paese. Il progetto è inoltre capace di trasmettere un messaggio poetico, una visione della cultura, che dalla piccola realtà dell&#8217;isola si estende come un augurio per tutti noi, al paese, nei mesi che ci attendono. La capitale italiana della cultura 2022 è Procida&#8221;</em>.</p>



<p>La cultura non isola: riflessione su cui la città ha puntato ancor prima dello scoppio della pandemia e che oggi si rivela essere più attuale che mai. Per ripartire e lasciarsi alle spalle questo strano anno, non ci resta che costruire saldi ponti che ci ricordino che una comunità non è composta da una moltitudine di solitudini, ma da individui che insieme sono più forti; e scardinare la persecutoria metafora dell’isola quale generatrice di isolitudini mi sembra un ottimo punto di partenza.</p>



<p><em>“Quante isole e quante utopie emergono e affondano nel tempo? L’isola è luogo di esplorazione, sperimentazione e conoscenza, è modello delle culture contemporanee; l’isola è l’altrove per eccellenza, nasconde tesori o è meta di fuga, espediente di ricerca della felicità. L’isola è regno di doppi: apertura/chiusura, accoglienza/esclusione, libertà/reclusione, legame/distanza. Dualità identitarie che svilupperemo nei principi e nel programma culturale”</em> <a href="http://www.procida2022.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.procida2022.com</a></p>
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		<title>Appunti e consigli per futuri viaggi in Sicilia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2020 06:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[aidone]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[dea di morgantina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non so quanti di noi non abbiano mai avuto il desiderio di andare in giro per il mondo a vedere con i propri occhi luoghi raccontati da altri, a percorrere strade mai percorse con i propri piedi, e non restare seduti di fronte ad uno schermo che ti porta un mondo virtuale dentro casa, uguale per tutti, freddo e distante. Chissà se qualcuno ha calcolato (a parte Verne!) quanto tempo&#8230;</p>
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<p>Non so quanti di noi non abbiano mai avuto il desiderio di andare in giro per il mondo a vedere con i propri occhi luoghi raccontati da altri, a percorrere strade mai percorse con i propri piedi, e non restare seduti di fronte ad uno schermo che ti porta un mondo virtuale dentro casa, uguale per tutti, freddo e distante.</p>



<p>Chissà se qualcuno ha calcolato (a parte Verne!) quanto tempo ci vorrebbe a percorrere il mondo alla scoperta dei suoi tesori unici, per riempirsi gli occhi di bellezza, tra paesaggi e architetture; sicuramente mille vite non basterebbero! E allora? Parola d’ordine: godere di ciò che ci è vicino, facilmente raggiungibile.</p>



<p>Poco tempo fa sono andato a visitare Aidone, piccola e ridente cittadina in provincia di Enna. Qui è possibile visitare il sito archeologico di Morgantina, città greca rimasta nascosta fino al 1955. Da questo sito provengono importantissimi reperti archeologici come la Dea di Morgantina, custodita dal 2011 presso il Museo Archeologico di Aidone, restituita dopo il contenzioso fra Italia e Stati Uniti dove era esposta presso il Getty Museum a Malibù, e il Tesoro di Morgantina, anch&#8217;esso restituito.</p>



<p>Questo patrimonio dovrebbe essere una meta turistica “obbligatoria” per chi vuol conoscere la Sicilia, magari percorrendola in macchina alla scoperta di posti incantevoli. Camminando per le strade di questa tranquilla ed ordinata cittadina, respirando il profumo dei biscotti appena sfornati, pensavo alla qualità di vita dei suoi abitanti, paragonata al caos delle grandi città, tanto caotiche quanto dispersive. Il tempo sembra sospeso, riflesso sui volti della gente. Attorno alla piazza centrale i tavolini dei bar sono un invito a godere di quella tranquillità!</p>
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		<title>La Calabria non esiste. Esiste il sogno, ma un sogno pilotato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ippolito Gualtieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2020 19:25:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Muccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mano sulla coscia, diciamolo senza infingimenti, è la dimensione del maschio. Se poi la coscia è nuda ancora meglio. Aggiungi una spalmata di Calabria terra selvaggia, ferma ad un immaginario anni 50, una cornice oleografica del nulla. Ecco confezionati sei minuti di inutile spot per le agenzie di viaggio che ora possono catapultare turisti in Calabria. Perché solo con la catapulta possono arrivare, ché le strade fanno schifo, l&#8217;alta&#8230;</p>
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<p>La mano sulla coscia, diciamolo senza infingimenti, è la dimensione del maschio. Se poi la coscia è nuda ancora meglio. Aggiungi una spalmata di Calabria terra selvaggia, ferma ad un immaginario anni 50, una cornice oleografica del nulla. Ecco confezionati sei minuti di inutile spot per le agenzie di viaggio che ora possono catapultare turisti in Calabria. Perché solo con la catapulta possono arrivare, ché le strade fanno schifo, l&#8217;alta velocità non arriva, gli aeroporti scarseggiano e i porti stanno solo nei &#8220;volani di sviluppo&#8221; delle campagne elettorali. Pare anche che sia fatto con soldi pubblici. La speranza è che Muccino abbia realizzato una cosa così banale proprio per accendere i riflettori su quello che non si vede. La verità è che in Calabria c&#8217;è molto di più e molto di meno. Ci sono sindaci che si impegnano a rendere migliori le loro città, aziende che provano a vivere, insegnanti che fanno il loro lavoro con passione e si potrebbe continuare l&#8217;elenco. Muccino avrebbe dovuto fare vedere anche il mare sporco che troviamo d&#8217;estate, quando rientriamo nella nostra bella Calabria. Oppure le eterne incompiute dei nostri panorami. Ma è giusto così, lo dico da emigrato, la Calabria non esiste. Esiste il sogno, ma un sogno pilotato. </p>
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		<title>Ministero degli Esteri e Italiafestival insieme per la cultura italiana nel mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Pafumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 14:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica scorsa ha avuto luogo la Festa Europea della Musica, grande evento internazionale che si ripete da più di 25 anni e che vede coinvolti molti Paesi del mondo, Italia compresa. La festa non si è fermata quest’anno, nonostante il coronavirus e, anzi, ha avuto il valore simbolico di rappresentare la data del primo importante concerto con pubblico in Italia dopo l’emergenza COVID-19. Si tratta del concerto inaugurale del Ravenna&#8230;</p>
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<p>Domenica scorsa ha avuto luogo la Festa Europea della Musica, grande evento internazionale che si ripete da più di 25 anni e che vede coinvolti molti Paesi del mondo, Italia compresa. La festa non si è fermata quest’anno, nonostante il coronavirus e, anzi, ha avuto il valore simbolico di rappresentare la data del primo importante concerto con pubblico in Italia dopo l’emergenza COVID-19. Si tratta del concerto inaugurale del Ravenna Festival che ha visto il Maestro Riccardo Muti dirigere l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini.</p>



<p>L’evento ha dato il via all’ Estate all’italiana Festival 2020, un tour dei principali festival italiani che saranno trasmessi in streaming, divenendo così accessibili a un’utenza internazionale.<br>Il progetto è frutto di un sodalizio fra il Ministero degli Affari Esteri (con la sua rete di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura), e l’Associazione Italiafestival.</p>



<p>“L’idea di promuovere i festival italiani nel mondo alla fine del periodo di isolamento – ha dichiarato Francesco Maria Perrotta, presidente di Italiafestival – ci ha condotti verso una duplice direzione: celebrare la ripartenza delle attività di spettacolo con la presenza del pubblico, per la quale Italiafestival ha alacremente lavorato al fianco di Agis e Mibact, e lanciare un messaggio di vicinanza agli spettatori del resto del mondo mediante la presenza in streaming, in attesa di poter tornare ad accogliere i tantissimi appassionati che vivono fuori dai confini nazionali e che non potranno assistere, dal vivo, ai tantissimi eventi realizzati dai nostri festival”.</p>



<p>Per accedere agli eventi streaming e on demand, basterà iscriversi a un’apposita piattaforma e registrarsi al sito web italiafestival.tv, nel quale gli spettacoli saranno disponibili online e gratuitamente. Il pubblico globale avrà così accesso a oltre due mesi di programmazione di spettacoli di grande qualità.</p>



<p>La ripartenza della realtà culturale del nostro paese si manifesta come una grande occasione. Ben 21 spettacoli, inseriti nella programmazione dei più grandi festival italiani, saranno esposti in una vera e propria vetrina internazionale. Si tratta di un palinsesto che accoglie manifestazioni provenienti da tutto il territorio nazionale e di consolidata qualità, come il già citato Ravenna Festival, per proseguire poi con il Puccini Festival a Viareggio, il Napoli Teatro Festival Italia, il Festival della Valle d’Itria, l’Emilia-Romagna Festival, Borgate dal vivo in Piemonte, il Festival internazionale di mezza estate di Tagliacozzo in Abruzzo e molti altri. Per conoscere il calendario nel dettaglio, basta visionare il sito italiafestival.it.</p>
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		<title>Sandro Gozi: scommettere insieme sul destino comune dell’Europa conviene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2020 06:49:24 +0000</pubDate>
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<p><strong>Il settantesimo anniversario della Dichiarazione di Schuman cade in un momento particolarmente difficile per l’Europa. Qual è lo stato di salute dell’Unione?</strong><br>L’Unione Europea ha fatto passi da gigante. In 70 anni abbiamo fatto cose che erano imprevedibili, se pensiamo che quella dichiarazione fu fatta cinque anni dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. Il mondo oggi va molto più veloce e quindi è una Unione Europea che ancora deve cambiare moltissimo per mantenere la promessa e per rispondere alle ambizioni di Schuman.<br> <br><strong>La sensazione è che le Istituzioni comunitarie siano quanto mai vive ed essenziali. Ciò che manca è la solidarietà tra le nazioni.</strong><br>È questa la ragione per cui credo che le risposte concrete e importanti che l’Europa sta dando, ha dato e darà alla crisi del coronavirus saranno un grosso problema per le forze neonazionaliste. L’Europa che c’è è quella sovranazionale, che decide a maggioranza quando si riuniscono Parlamento e Consiglio, che rispetta l’autonomia delle Istituzioni sovranazionali come la Commissione e la Banca Centrale Europea. Mi riferisco alla sospensione del patto di stabilità e crescita, alla flessibilità sugli aiuti di stato, alla cassa integrazione europea, al meccanismo europeo di stabilità per la sanità, alla Banca Europea per gli Investimenti.</p>



<p><strong>E quella che non c&#8217;è?</strong><br>L’Europa che delude e oggi preoccupa è quella che vorrebbero i nazionalisti, l’Europa dei veti nazionali, che decide all’unanimità, è l’Europa delle riunioni tra governi che sfugge al controllo democratico. Pensiamo soltanto alle riunioni dell’Eurogruppo, un organo che va superato e ripensato perché non esiste se non come protocollo allegato ai trattati. Nella nuova Europa l’Eurogruppo deve essere inserito nei Trattati, lavorare e decidere a maggioranza, in modo trasparente, con più controllo democratico. Oggi l’Europa che preoccupa è quella che mette le frontiere tra i Paesi, è quella che per la crisi impedisce la libera circolazione delle persone, che fatica a mettere subito sul tavolo una solidarietà finanziaria perché il contribuente tedesco o olandese ha paura di pagare il debito italiano o francese, cosa che nessuno gli chiede. Questa Europa che blocca, che ha sempre bisogno di troppo tempo per decidere, è “l’Europa delle nazioni” che i nazionalisti vorrebbero: un’Europa senza Schengen, con le frontiere nazionali, dove ognuno ha potere di veto: prima gli italiani, prima i francesi, prima gli olandesi. E così perdiamo tutti… Oggi i cittadini sono delusi dall’Europa. Bisogna spiegare loro che sono delusi dall’Europa che non c’è.<br> <br><strong>Il presidente Prodi ci invita a uscire dalla logica dei trattati e trasformare la nostra Europa in una democrazia federale e sovranazionale. Come possiamo raggiungere quest’obiettivo?</strong><br>Penso che mai come oggi il federalismo europeo sia di grande attualità. Lo deve essere però con delle soluzioni e un approccio nuovo. Bisogna dimostrare che l’Europa federale è la più efficace a risolvere le grandi questioni transnazionali, che sfuggono alla capacità di controllo della politica nazionale. Lo vediamo con il coronavirus, che è una catastrofe sanitaria transnazionale, ma ancora di più nella lotta al cambiamento climatico, nella necessità di governare il digitale, nella capacità di mettere la tecnologia e l’intelligenza artificiale al servizio del benessere collettivo, nell’urgenza di avere un’azione più integrata come Europa per garantire sicurezza e stabilità delle aree geopolitiche per noi vitali. Quest’Europa, sovrana e democratica, può contribuire a migliorare il mondo, può aiutare a far valere i nostri valori e interessi sulla scena mondiale, che altrimenti resterebbe un duopolio tra Cina e Stati Uniti. </p>



<p><strong>In una Europa federale servono partiti transnazionali?</strong><br>Prodi parla di democrazia sovranazionale intorno al parlamento Europeo. Quest’obiettivo si raggiunge se anche la politica esce dalle logiche strettamente nazionali. Ancora oggi a molti europeisti, anche nel nostro Paese, sfugge la dimensione transnazionale della politica. Potremo avere una democrazia federale europea compiuta solo quando avremo una dimensione veramente europea dei partiti e della politica, con veri movimenti politici transnazionali. Non ci sarà mai altrimenti uno spazio politico democratico in cui i cittadini sentiranno di poter contare qualcosa nel rapporto con la politica. Ecco il motivo della mia scelta di essere eletto con Macron nelle liste di Renaissance e di far parte di Renew Europe.</p>



<p><strong>L’impressione è che Macron abbia perso vigore rispetto all’esordio.</strong><br>Vedo due problemi per Macron a tre anni dalla sua elezione, il 7 maggio 2017. Il primo è la mancanza di visione europea di Angela Merkel e della Germania. Nel 2017 Macron ha fatto un discorso molto visionario alla Sorbona al quale Angela Merkel ha risposto con un anno di ritardo e in maniera molto tiepida e molto prudente. Questo è stato un errore storico di Angela Merkel e della CDU, il suo partito. L’altro aspetto è l’impazienza di Macron. Vorrebbe vedere cambiare molto più rapidamente le cose in Europa. Avrebbe voluto già avviare la conferenza per la riforma dei Trattati; avrebbe già voluto avere un bilancio della zona Euro; avrebbe già voluto avere nel 2019 delle liste transnazionali per eleggerci la metà dei parlamentari europei. Questa sua impazienza spesso lo fa andare molto avanti senza portarsi dietro abbastanza alleati. Io continuo a preferire l’impazienza, per alcuni a volte irritante, di Emmanuel Macron, alla prudenza sempre estenuante, esasperante di Angela Merkel.</p>



<p><strong>Quanti leader vede in Europa in questo momento?</strong><br>La mia impressione è che l’unico vero leader in Europa in questo momento sia Emmanuel Macron. Tutti gli altri sono troppo poco europei o troppo deboli. È l’unico che continua a indicare nell’Europa il grande progetto della sua azione politica. È l’unico che anche durante la crisi non ha messo in discussione l’appartenenza all’Unione Europea. In Italia lo stesso Conte ha minacciato di fare da soli. Macron è l’unico coerentemente impegnato in una riforma profonda europea.</p>



<p><strong>Ma l’Europa può fare a meno dell’asse tra Parigi e Berlino?</strong><br>Questa crisi ha determinato una svolta politica molto importante: per la prima volta la Francia non si è fermata, Macron non ha ucciso il dibattito politico europeo accettando la soluzione politica al ribasso sul coronavirus proposta da Berlino pur di mantenere un rapporto privilegiato con la Germania. Ha chiesto di proseguire il confronto politico, ha voluto aggregare un gruppo di paesi senza limitarsi a mettere insieme il fronte del Sud – Italia, Francia e Spagna – ma ha coinvolto l’Irlanda, il Belgio, il Lussemburgo. Ha voluto così indicare che non accettava una soluzione minimalista, equilibrista, di status quo, che è quella proposta da Angela Merkel, la grande signora dello status quo, dell’unanimismo, degli equilibrismi a 27 per cambiare il minimo possibile e fare il massimo possibile per gli interessi della Germania a breve termine. </p>



<p><strong>Qual è invece l&#8217;obiettivo di Macron?</strong><br>Macron continuerà a costruire nuove alleanze, basate sui progetti, sulla condivisione delle battaglie politiche, andando oltre il tradizionale asse Parigi – Berlino che ormai è solo retorica. Macron, se vuole vincere in Europa, deve continuare questo lavoro di costruzione di nuove alleanze, dialogando con la Germania ma in un confronto politico aperto e senza accettare soluzioni minimaliste. Non vedo altri leader che abbiano questa forza politica e questa capacità intellettuale. La crisi del coronavirus assieme alla resistenza al cambiamento che c’è in Francia, hanno complicato la sua azione politica ma ritengo che la sua impostazione di fondo gli consentirà di avviare una riforma importante dell’Unione.</p>



<p><strong>Che giudizio ha di Giuseppe Conte?</strong><br>So che oggi in Italia non è consentito mettere in discussione questo governo in nome della responsabilità, ma io credo che Giuseppe Conte non sia un leader politico, non ha il carisma e l’influenza politica necessaria e non è espressione di nessun partito, non si è mai candidato a nessuna elezione, non era il candidato di nessuna coalizione. Non voglio buttare la croce addosso a Conte, ma la realtà è che abbiamo da una parte una signora che domina la politica del primo paese d’Europa e del continente da almeno 15 anni, dall’altra un giovane leader che ha scombussolato 40 anni di politica pubblica francese, e l’Italia ha Giuseppe Conte. Non è un caso che il punto di riferimento delle cancellerie internazionali, nei momenti che contano, resti il presidente Sergio Mattarella.<br> <br><strong>L’Italia con Renzi aveva trovato il suo Macron. Perché ha perso la guida del Paese in così poco tempo?</strong><br>All’inizio era Renzi il modello per Macron. Lo stimava molto, seguiva e guardava l’allora sindaco di Firenze e poi l’ascesa a leader del primo partito italiano e alla presidenza del Consiglio. Il Renzi del 2012/13/14 era il giovane leader progressista più noto in Europa. Di certo, quando diventi presidente della Repubblica Francese hai la garanzia di poter esercitare quella carica per cinque anni e mantieni un potere esecutivo come nessun altro in Europa. Renzi, come prima Berlusconi e prima ancora Prodi, questi poteri non li aveva perché la nostra Costituzione parlamentare, che per me non è la più bella al mondo, è inadatta oggi alle esigenze che oggi le democrazie hanno, di essere rapide ed efficaci nel decidere. Il vero errore di Renzi poi è stato quello di legare l’esito del referendum alla sua permanenza a Palazzo Chigi. Non era necessario e lo ha costretto alle dimissioni. Avrebbe dovuto evitare che un no alla riforma si trasformasse in un no a Matteo Renzi.<br> <br><strong>Forse Renzi ha sbagliato a non cambiare davvero il PD, come aveva promesso di fare</strong><br>Il Renzi del 40% doveva prendere l’iniziativa di trasformare il Partito Democratico in una vera forza liberal progressista e reinventare il partito sia nella dirigenza nazionale che locale. Troppi compromessi con i capi corrente, pochi riflessi sui territori dell’innovazione operata a livello nazionale: sono stati errori che gli sono costati caro. Oggi penso che il Partito Democratico stia diventando sempre di più un rispettabile partito di sinistra tradizionale, statalista, dirigista, interventista, a tratti Corbiniano quando Corbyn andava di moda. Ritengo però che ci sia ancora in Italia uno spazio centrale da occupare con delle proposte coraggiose e innovative.</p>



<p><strong>Ma i sondaggi non premiano le formazioni che si posizionano in questo spazio</strong><br>In questo momento in Italia contano di più i seggi in Parlamento che i sondaggi e nella convinzione che si andrà alle urne dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, mi preoccuperei poco dei sondaggi. È chiaro che bisogna essere molto coraggiosi e innovativi nelle proposte di riforma che si fanno. Alcune battaglie come quelle sulla giustizia sono fondamentali. Bisogna parlare ai liberi professionisti, ai piccoli imprenditori, a quelle categorie che hanno consapevolezza di quanto le sirene salviniane non funzionino più perché la politica della chiusura e del conflitto della Lega di Salvini non fa il loro interesse. Nonostante la “saggezza” che Berlusconi sta dimostrando in questa fase, Forza Italia sta lentamente arrivando alla fine. C’è uno spazio liberale e progressista da occupare e spero e credo che Italia Viva grazie alla forza e al talento politico di Renzi possa svolgere un ruolo importante in questo.<br> <br><strong>Crede nella possibilità di riunire in un solo movimento tutti i soggetti che gravitano nell’area liberaldemocratica?</strong><br>È un problema di orticelli. Bisogna creare un partito liberal progressista che aggreghi le varie forze che dicono per l’80% le stesse cose ma inspiegabilmente restano divise. È vero che in politica 2&#215;5 non fa sempre dieci, ma credo che una proposta di Rinascimento Europeo, di Renew Europe in Italia, guardando al gruppo a cui appartengo in Europa, abbia un potenziale che vada ben oltre il 10%. Può individuare le forze che sono già in campo e raccolgono appunto il 2/3%; le tante italiane e italiani che oggi si astengono e quelli che non hanno intenzione di seguire il Partito Democratico nella sua deriva sinistrorsa; i cittadini che vedono Forza Italia alla fine, nonostante l’impegno di Berlusconi e quanti non vogliono buttarsi tra le braccia del nazionalismo lepenista di Salvini o di quello all’amatriciana di Meloni. Ci sono poi i delusi del M5S. Questo è il progetto politico da fare. Vuol dire aggregare, costruire, fare delle nuove squadre ed evitare di farsi la guerra tra poveri.<br> <br><strong>Uno dei settori maggiormente in difficoltà in seguito al coronavirus in Italia sarà il turismo. Cosa può fare l’Europa per sostenerlo?</strong><br>Il turismo è il settore che soffrirà di più una recessione economica che colpirà tutte le economie europee ma che danneggia innanzitutto i settori che dipendono dalla libera circolazione. Una buona parte del Recovery Fund deve essere destinato proprio al turismo, attraverso un programma Ue di sostegno specifico. Servono le risorse finanziarie, serve maggiore celerità nell’eliminare le barriere nello spazio Schengen e darsi nuovi strumenti per facilitare gli spostamenti. Ci sono due idee che circolano: quella di un passaporto turistico Covid-19, con un test da fare alla partenza alla partenza e all’arrivo, che consenta ai turisti di poter circolare e di essere accolti con maggiore facilità, e creare dei corridoi per il turismo tra i paesi membri.<br> <br><strong>Il Recovery Fund può essere la base da cui partire per costruire una nuova Europa?</strong><br>Secondo me si. Per questo sin dall’inizio ho molto insistito perché si adottasse questo nome. Non era un vezzo o pignoleria. Si è dimostrato essere lo strumento per trovare un compromesso politico. Continuando a parlare di Euro bond si restava prigionieri di un dibattito legato del mondo di ieri, alla crisi finanziaria del 2010. Euro bond, per olandesi e tedeschi, significava mutualizzare un debito esistente. Ecco perché abbiamo proposto di lavorare su strumenti nuovi. I Recovery Fund possono certamente delineare l’inizio di una nuova fase politica perché rappresentano l’impegno a un massiccio piano di rilancio europeo, tanto nuovo e promettente da renderci disposti a emettere un debito comune. Indebitandoci insieme torniamo a fidarci l’uno dell’altro. La mancanza di fiducia reciproca tra popoli e stati europei è stata infatti la grande debolezza di questi anni.</p>



<p><strong>La condivisione del debito come prova di fiducia?</strong><br>Se l’emissione di un debito comune europeo ci consente di uscire prima e meglio dalla crisi, quest’idea diventa la base per una nuova integrazione politica europea. Vuol dire recuperare quella fiducia reciproca, quella solidarietà che, ricordando Schuman, sta all’origine del progetto europeo. Si tratta di elementi indispensabili per una profonda riforma del progetto europeo, che deve arrivare in questa legislatura, e per la quale già a settembre dobbiamo avviare la Conferenza sul futuro dell’Unione. Tutto questo sarà possibile se riusciremo a vincere la sfida del Recovery Fund e del Recovery bond, dimostrando che scommettere sul nostro destino comune, insieme, conviene. Questa è la dimensione politica del dibattito in corso, che Macron ha colto pienamente.<br> <br><strong>Facciamo un appello ai più giovani nel giorno del settantesimo anniversario della Dichiarazione di Schuman.</strong><br>I giovani vogliono una vera lotta contro il cambiamento climatico, vogliono meno diseguaglianze, sono nativi digitali. Per dare queste risposte è necessario oggi riprendere a livello europeo quella capacità di risolvere i problemi che la politica nazionale ha ormai perso. Sarà particolarmente difficile in Italia, un paese che in questo momento è in prima linea nella battaglia tra neo-nazionalismo, sovranismo ed europeismo. È questo però, secondo me, il miglior modo per far capire ai giovani che l’Europa è la loro migliore alleata, è il loro futuro, è al loro fianco. Usando l’approccio di Schuman e dimostrando perché per risolvere i problemi concreti abbiamo bisogno di più Europa, di una nuova Europa. Sono convinto che vinceremo la sfida. È il momento di dimostrare determinazione e coraggio. E’ il momento di pensare l’impensabile.</p>
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		<title>Il coronavirus non fermerà la bellezza dei festival italiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Milly Provinciali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2020 12:50:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La pandemia ha fermato tutto il mondo e mentre ci si prepara ad una graduale ripartenza, c’è chi dovrà ripensare l’intero assetto organizzativo e fare i conti con una situazione che difficilmente potrà offrire spazi adeguati ai linguaggi degli artisti e al desiderio di arte e cultura del pubblico. È l’Italia dei Festival, un mondo che oltre a portare bellezza dal nord al sud dell’Italia genera ricchezza in tutto il&#8230;</p>
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<p>La pandemia ha fermato tutto il mondo e mentre ci si prepara ad una graduale ripartenza, c’è chi dovrà ripensare l’intero assetto organizzativo e fare i conti con una situazione che difficilmente potrà offrire spazi adeguati ai linguaggi degli artisti e al desiderio di arte e cultura del pubblico.</p>



<p>È l’Italia dei Festival, un mondo che oltre a portare bellezza dal nord al sud dell’Italia genera ricchezza in tutto il Paese con presenze legate agli spettatori che sono cresciute del 10% in soli 4 anni.<br>Un ritorno economico sorprendente che lo scorso anno, secondo i dati Agis, a fronte di 23,9 milioni di spese di gestione ha innescato 41,2 milioni di euro di produzione e 18,9 milioni di euro di valore aggiunto. Numeri alti ai quali si aggiunge il valore di quello che viene definito “il turismo culturale”, ovvero il turismo nazionale ed internazionale legato alla cultura e quindi anche al mondo degli spettacoli che supera i 600 milioni di euro, cifra in larga parte legata agli eventi di musica dal vivo. Un motore di crescita dunque che generalmente stimola l’economia del territorio e che quest’anno come tanti altri settori dovrà fare i conti con il Covid-19, ripensandosi e riadattandosi ad una situazione del tutto nuova.</p>



<p>Quale sarà quindi il peso economico che la crisi dei festival e del turismo culturale avrà sul nostro paese? Quali ipotesi per arginare questa perdita? Secondo il professor Leonardo Becchetti, ordinario di economia all’Università di Roma Tor Vergata, questo stop causerà centinaia di milioni di euro di perdite tra festival e indotto. “In Italia &#8211; afferma &#8211; ormai quasi ogni città aveva il suo festival che funzionava come volano anche per il settore turistico. Il settore era in pieno sviluppo perché la domanda culturale nel paese era ed è molto vivace. I festival &#8211; continua l’economista &#8211; stanno cercando la strada della digitalizzazione e i webinar si moltiplicano ma ovviamente l&#8217;indotto del turismo è perduto. Gli eventi che richiedono partecipazione dal vivo come i festival, i concerti ma anche quelli del mondo dello sport saranno gli ultimi a ripartire. Dobbiamo sperare nel vaccino o nell&#8217;immunità di gregge e sappiamo che non potrà essere, nella migliore delle ipotesi, prima dell’autunno.”</p>



<p>Dunque un valore economico che al momento sembrerebbe perso. Che ne sarà invece della bellezza andata perduta? Dalla lirica alla sinfonica, dalla danza al teatro, che soluzioni adotteranno tutti i linguaggi dello spettacolo che potrebbero non avere il giusto modo di esprimersi? Senza considerare poi tutte le figure professionali che ne fanno parte: i lavoratori del mondo dello spettacolo che difficilmente immaginano una via di uscita diversa da quella di adempiere al lavoro provato e organizzato per tutto l’anno.</p>



<p>La bellezza salverà il mondo, scriveva Dostoevskij, ecco che allora secondo i direttori generali dei principali festival, si farà del tutto per esserci e per non mandare persa questa bellezza. Allo stato attuale le modalità sono ancora in fase di definizione, alcune date verrano posticipate, alcune forme ripensate, garantendo sempre la qualità dei programmi ma soprattutto il rispetto delle norme e una partecipazione sicura del pubblico. Si arriverà persino ad adottare nuovi spazi come quelli digitali, che con il coronavirus hanno sì mostrato le restrizioni delle nostre vite ma anche dilatato i nostri campi di azione.</p>



<p>ilcaffeonline continuerà a seguire attraverso nuovi articoli i festival italiani, per capire quali saranno le decisioni che in questo particolare momento verranno prese dal legislatore da una parte e dai singoli organizzatori dall’altra. Quali saranno le soluzioni adottate e quale l’orizzonte temporale prefissato, senza mai venir meno all’obiettivo più importante che è quello della sicurezza del pubblico e dei lavoratori. Ma soprattutto cercherà di comprendere quali saranno le vere sorti di questo mondo e lo farà partendo da uno dei festival più importanti d’Europa: il Ravenna Festival.</p>
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