<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>UE Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/ue/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/ue/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Fri, 16 Sep 2022 11:16:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>UE Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/ue/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Ursula Von Der Leyen: &#8220;Viva L&#8217;Europa!&#8221;. Il discorso sullo Stato dell&#8217;Unione</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/09/16/munari-ursula-von-der-leyen-viva-europa-discorso-sullo-stato-dellunione/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/09/16/munari-ursula-von-der-leyen-viva-europa-discorso-sullo-stato-dellunione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 07:21:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Bielorussia]]></category>
		<category><![CDATA[Bollette]]></category>
		<category><![CDATA[Caro bollette]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Extra-profitti]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Maastricht]]></category>
		<category><![CDATA[Ottavia Munari]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[solidarità]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula von der Leyen]]></category>
		<category><![CDATA[Von der Leyen]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4512</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, pronuncia parole forti e decise nel suo discorso sullo Stato dell'Unione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/09/16/munari-ursula-von-der-leyen-viva-europa-discorso-sullo-stato-dellunione/">Ursula Von Der Leyen: &#8220;Viva L&#8217;Europa!&#8221;. Il discorso sullo Stato dell&#8217;Unione</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il discorso sullo Stato dell’Unione di quest’anno è decisamente molto diverso da quello che venne pronunciato lo scorso settembre. Le parole della Presidente della Commissione sono risuonate non solo nell’aula del Parlamento ma anche nelle <em>petites rues</em> di Strasburgo, nelle larghe vie di Bruxelles e in tutte le altre città europee.</p>



<p>Ursula Von Der Leyen, vestita di giallo e di blu, ha iniziato il suo intervento con una constatazione: <em>“Mai prima d&#8217;ora questo Parlamento si è trovato a discutere lo stato della nostra Unione mentre<br>sul suolo europeo infuriava la guerra”</em>. </p>



<p>Davanti ad Olena, la consorte di Zelensky, ha infatti ricordato l’immenso coraggio che la popolazione ucraina continua a dimostrare contro l’aggressione di Putin. Ha puntualizzato: “<em>Le sanzioni resteranno in vigore. È il momento della risolutezza, non delle concessioni</em>”. </p>



<p>Secondo Ursula questa guerra è l’apice di uno scontro ben delineato, quello tra autocrazia e democrazia, tra valori occidentali e credi zaristi. </p>



<p>L’Europa ha reagito coesa a questa guerra alla sua economia, alla sua energia, al suo futuro. La Presidente porta un esempio italiano virtuoso, quello dei ceramifici al centro della nostra penisola che hanno deciso di spostare i turni al mattino presto per beneficiare delle tariffe più basse dell&#8217;energia. </p>



<p>Entra così nell’argomento letteralmente più scottante e impellente: quello energetico. </p>



<p>La proposta europea è quella di mitigare il carobollette con oltre 140 miliardi di euro. Come? Tassando gli extra-profitti. La Presidente ha infatti dichiarato “<em>ci sono grandi compagnie petrolifere, del gas e del carbone, che stanno realizzando profitti enormi e inaspettati, che non si sarebbero mai nemmeno immaginate</em>”. </p>



<p>E ancora, due riforme necessarie sono quella radicale del mercato dell’energia elettrica e, in linea con il Green Deal, l’introduzione di una Banca europea dell’idrogeno, fonte che verrà trasformata in un mercato di massa con ingenti investimenti nei prossimi decenni. </p>



<p>Ursula è pronta a sostenere gli avanzamenti e la rilevanza del progetto green europeo nelle due prossime occasioni internazionali, alla conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità di Montreal e alla COP27 di Sharm el-Sheikh. </p>



<p>Ha colto l’occasione poi per annunciare una nuova legislazione europea sulle materie prime critiche, punto cruciale per il successo della transizione sostenibile nell’economia e nel mondo digitale, in continuità con il Chips Act.</p>



<p>Altra tematica fondamentale toccata nel discorso sullo Stato dell’Unione è stata l’importanza di combattere la disinformazione nella rete ma anche nelle università europee; “<em>queste menzogne<br>sono tossiche per le nostre democrazie</em>”. </p>



<p>Citando la Regina Elisabetta e David Sassoli, Ursula ha ricordato a tutti i presenti l’essenzialità di difendere sempre il nostro modello occidentale. Migliorarlo ogni giorno significa crescita collettiva, per tutti gli individui.</p>



<p>L’Europa sarà in grado di guardare oltre e cercare nuovi orizzonti?</p>



<p>Si, se coltiverà lo spirito di Maastricht, dove stabilità e crescita vanno necessariamente di pari passo; dove si uniscono tutte le forze in nome di un comune obiettivo; dove volontà e solidarietà si mescolano; dove ogni cittadino europeo si sente a casa.</p>



<p>Ursula auspica che questo spirito europeo, cresciuto moltissimo dopo lo scoppio della pandemia, possa crescere ancor più forte e in armonia. </p>



<p>Come esempio finale della sua riflessione, ha elogiato Magdalena e Agnieszka, due giovani polacche che in pochi giorni hanno organizzato migliaia di volontari per accogliere i rifugiati ucraini. Un esempio di altruismo e umanità. </p>



<p>La loro storia è, secondo la Von Der Leyen, emblematica e rappresenta al meglio il sentimento dell’Unione e della nostra comunità europea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/09/16/munari-ursula-von-der-leyen-viva-europa-discorso-sullo-stato-dellunione/">Ursula Von Der Leyen: &#8220;Viva L&#8217;Europa!&#8221;. Il discorso sullo Stato dell&#8217;Unione</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/09/16/munari-ursula-von-der-leyen-viva-europa-discorso-sullo-stato-dellunione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il campo stretto</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/07/13/susta-il-campo-stretto/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/07/13/susta-il-campo-stretto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 15:53:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Alitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Assistenzialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Bipolarismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bipopulismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus]]></category>
		<category><![CDATA[Calenda]]></category>
		<category><![CDATA[Campo largo]]></category>
		<category><![CDATA[Campo stretto]]></category>
		<category><![CDATA[CDU]]></category>
		<category><![CDATA[Combustibili fossili]]></category>
		<category><![CDATA[Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Debito]]></category>
		<category><![CDATA[Decreto Aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Demagogia]]></category>
		<category><![CDATA[Destra]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Letta]]></category>
		<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione]]></category>
		<category><![CDATA[Finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Fonti rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[IVA]]></category>
		<category><![CDATA[La Pira]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Maneskin]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[movimento cinque stelle]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Parisi]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PCI]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Populismo]]></category>
		<category><![CDATA[Proporzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Reddito di cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Romano Prodi]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Salari]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacati]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranismo]]></category>
		<category><![CDATA[Spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Statalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Stipendi]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[Termovalorizzatori]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4341</guid>

					<description><![CDATA[<p>Prima del campo occorre discutere del tipo di gioco che vogliamo fare e una cosa è certa: vista l'impraticabilità del campo di questa destra, che poco o nulla ha a che fare con la destra di Governo europea per la sua deriva nazionalsovranista, euroscettica e ultra conservatrice in tema di diritti civili, se il campo dovesse essere di centro sinistra non può essere un campo largo, ma deve necessariamente essere stretto perché in una parte della sinistra, anche al Governo, ritroviamo proposte e presupposti ideali e politici che riscontriamo nel M5S e coi quali si potrebbe anche vincere, ma non governare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/07/13/susta-il-campo-stretto/">Il campo stretto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non credo che sfugga a nessuno che le fibrillazioni che scuotono il Governo Draghi abbiano un nome e un cognome solo: M5S e Giusepp(i)e Conte. E&#8217; un&#8217;antica tentazione dei reazionari e dei populisti, quando avvertono il fine corsa, di gettare scompiglio, agitare il corpo sociale, solleticare paure, accarezzare speranze, assecondare umori.</p>



<p>Conte e il M5S hanno scelto di fare la parodia del partito di lotta e di governo di berlingueriana memoria, ma quel PCI era una “cosa” seria, mentre questa è l&#8217;ennesima prova della tragedia che diventa farsa.</p>



<p>Draghi fa quel che può. Con non poca (e imprevista) ingenuità ha ribadito che non esiste altro Governo che con il M5S; ha assecondato alcune richieste del “movimento” indulgendo anche a qualche deriva demagogica e populista; ha mandato messaggi rassicuranti al mondo che conta, ma la decisione della maggioranza dei parlamentari pentacosi di non votare il c.d. “decreto aiuti” segna un punto di non ritorno nella vicenda di questo Governo. </p>



<p>Salvo ripensamenti che il solleone non favorisce mai, si va verso l&#8217;approvazione di una finanziaria che raffazzona il consenso un po&#8217; qua e un po&#8217; là, che mette in sicurezza il PNRR, che cerca di sostenere le imprese e le persone in difficoltà, ma, per dirla con linguaggio antico ma efficace, la sua spinta propulsiva è esaurita.</p>



<p>Il problema, però, è che non è esaurita la necessità dell&#8217;agenda Draghi, quella originale e vera, quella – per dirla col Premier – che accompagnava un&#8217;Italia a cui – da Berrettini agli europei, da Parisi ai Meneskin – sembrava essere tutto (prima della guerra…ahinoi..) a nostro favore.</p>



<p>Quella che vediamo oggi è la solita agenda dell&#8217;emergenza, quella che guarda a…ieri…al massimo a oggi, ma che non affronta nessuno dei nodi veri di un Paese che deve superare un gap importante con gli altri competitor/partner europei.</p>



<p>E allora il tema non è quanto dura il Governo (speriamo che duri almeno fino all&#8217;approvazione del bilancio, quindi a fine anno, ovviamente), ma verso cosa stiamo andando, qual è lo scenario politico che abbiamo di fronte, chi e come è in grado di superare la perenne emergenza.</p>



<p>Prima del “campo”, su cui ostinatamente si è cimentato in questi mesi il Segretario del PD Letta, occorre definire il “cosa” fare. Il “campo” dipende dal “cosa”, se no ricaschiamo in questo orrendo bipopulismo, una camicia di forza che ci impedisce di aggredire e sciogliere i nodi gordiani che attanagliano da alcuni decenni il sistema-Paese.</p>



<p>La prima cosa da dire – anche in riferimento agli incontri dei giorni scorsi con sindacati e M5S – è che non si esce più forti dalla pandemia dilatando ulteriormente la spesa pubblica. Alta inflazione=alti interessi=alto debito e= riduzione reale dei salari.</p>



<p>Come all&#8217;inizio degli anni &#8217;80 e fino agli &#8217;90 dobbiamo evitare che quella tassa perversa sulla povera gente che è l&#8217;alta inflazione freni lo sviluppo e faccia perdere potere d&#8217;acquisto a stipendi e salari.</p>



<p>Come uscirne? Non certo favorendo ulteriori scostamenti di bilancio; al massimo ci è consentito di utilizzare le maggiori entrate da IVA e lotta all&#8217;evasione per ridurre il cuneo fiscale e rilanciare l&#8217;apparato produttivo.</p>



<p>Occorre essere convinti che per ridare centralità al lavoro e sconfiggere il precariato bisogna ridare centralità alle imprese. Lo Stato deve, con interventi normativi e incentivi efficaci (il superbonus ha drogato, non aiutato il sistema), favorire il passaggio di ricchezza dal risparmio privato agli investimenti. Bene la riduzione del cuneo fiscale se i risparmi sul costo del lavoro vanno nelle buste paga e negli investimenti, non se vanno solo nei profitti.</p>



<p>E&#8217; d&#8217;accordo il M5S su questo? E la sinistra? A quando una presa di coscienza vera che la spesa pubblica a “go go” non è la soluzione, neanche nell&#8217;emergenza pandemica, figuriamoci ora!</p>



<p>Sul piano energetico, una volta deciso – giustamente – di dire basta ai combustibili fossili dal 2035, abbiamo il coraggio di dire che le fonti rinnovabili non sono da sole in grado di rappresentare la svolta per la loro precarietà e discontinuità? Vogliamo parlare davvero di termovalorizzatori e riaprire (abbiamo 12/13 anni davanti) il tema del nucleare? O un referendum di 34 anni fa deve fermare il tempo a quando non c&#8217;erano né internet né i telefonini?</p>



<p>Il M5S dice no, il PD non si sa, ma si sa, ad esempio, che importanti esponenti del PD in una Regione industriale come la mia (Piemonte) hanno detto no al nucleare la settimana scorsa.</p>



<p>E riteniamo una sciagura – come credo io – o uno strumento utile scelte come quella su ILVA, ALITALIA? Anche qui, che dicono i possibili partner del “campo largo”?</p>



<p>Ancora troppi, poi, a sinistra si sentono alleggeriti rispetto al peso della cosiddetta “deriva liberista” che (sic!) avrebbe caratterizzato il centro sinistra negli anni passati e da cui sarebbero stati liberati grazie al dilatare senza limiti della spesa pubblica, non rendendosi conto che ciò che ha senso fare nell&#8217;emergenza diventa inaccettabile se perpetuato al di là del dovuto.</p>



<p>La realtà ci dice che oggi, se consideriamo il rapporto tra spesa pubblica e reddito, l&#8217;Italia è il Paese più “socialista” tra i grandi Paesi europei, non avendo però uno Stato efficiente come quello francese (per non parlare di quelli scandinavi).</p>



<p>Infine, come avveniva quando la politica era una cosa seria, senza una visione comune di politica estera nessuna coalizione può nascere e governare.</p>



<p>La posizione di Enrico Letta sull&#8217;aggressione russa all&#8217;Ucraìna è stata limpida. Chapeau! Ma non è tutto così dentro il campo largo da lui invocato. Permangono derive “terzaforziste” tra UE/Occidente da un lato e Russia dall&#8217;altro. Alcuni secredenti&nbsp; tessitori ritengono che l&#8217;Italia debba essere con la UE e con gli USA “ma…però..”; evocano La Pira e il suo ponte verso il Mediterraneo e l&#8217;Oriente, ma alla fine si ritrovano a scimmiottare Nasser, il Pandith Nehru e Indira Ghandi…nella migliore delle ipotesi.</p>



<p>Insomma, a pochi mesi dalle elezioni, assistiamo a una rincorsa alla spesa pubblica che assomiglia all&#8217;assalto alla diligenza dei conti di inizio anni &#8217;80 e ciò riguarda sia la destra sovranista e nazionalista, sempre più statalista e assistenzialista, se non altro perché sta ereditando i voti pentacosi al Sud, sia un pezzo della sinistra e dello stesso PD che in alcuni suoi esponenti, dopo il confronto di ieri con il M5S, rincorre questi ultimi su amenità come il reddito di cittadinanza (che va azzerato per ripensare totalmente sia le forme di sostegno al reddito sia le politiche attive del lavoro).</p>



<p>Prima del campo occorre, quindi, discutere del tipo di gioco che vogliamo fare e una cosa è certa: vista l&#8217;impraticabilità del campo di questa destra, che poco o nulla ha a che fare con la destra di Governo europea (penso alla CDU, agli stessi Republicains, ai liberalconservatori scandinavi), per la sua deriva nazionalsovranista, euroscettica e ultra conservatrice in tema di diritti civili, se il campo dovesse essere di centro sinistra non può essere un campo largo, ma deve necessariamente essere stretto perché in una parte della sinistra, anche al Governo, ritroviamo proposte e presupposti ideali e politici che riscontriamo nel M5S (l&#8217;intervento di Calenda al congresso di Articolo 1 è illuminante a questo proposito) e coi quali si potrebbe anche vincere, ma non governare (V. ultimo Governo Prodi).</p>



<p>E se il campo dovesse essere per forza “largo”, in nome dell&#8217;ennesimo appello “contro la destra” e per la paura di perdere, allora ai liberal demcoratici non resterebbe che la strada della solitudine, già sperimentata in molte realtà alle ultime elezioni amministrative.</p>



<p>Una strada difficile quest&#8217;ultima, ma l&#8217;unica, se le condizioni dovessero permanere quelle attuali, che potrebbe mettere in difficoltà un bipolarismo inconcludente e gettare le basi di una rinnovata dialettica democratica, magari con un sistema proporzionale rafforzato, che metta al centro alcuni valori di fondo (Costituzione, diritti civili, Europa unita, scelta occidentale) e un programma serio e pragmatico di sviluppo del Paese, scevro da ogni deriva populista e demagogica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/07/13/susta-il-campo-stretto/">Il campo stretto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/07/13/susta-il-campo-stretto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Enzo Amendola: delineare una forma sempre più ambiziosa di Unione Europea. L’Ucraina ha diritto alla resistenza in base alla Carta dell’ONU</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/05/28/raco-enzo-amendola-delineare-una-forma-sempre-piu-ambiziosa-di-unione-europea-ucraina-ha-diritto-alla-resistenza-in-base-alla-carta-onu/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/05/28/raco-enzo-amendola-delineare-una-forma-sempre-piu-ambiziosa-di-unione-europea-ucraina-ha-diritto-alla-resistenza-in-base-alla-carta-onu/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 May 2022 09:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Confederazione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenza sul Futuro dell&#039;Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Conservatori]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[David Sassoli]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Letta]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Amendola]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Gentiloni]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Green]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Macron]]></category>
		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Patto di stabilità]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Progressisti]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Trattati europei]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4271</guid>

					<description><![CDATA[<p>Noi sappiamo che il prolungarsi della guerra produce atrocità e vittime civili, e la politica non è ciò che segue allo sforzo bellico ma è ciò che è negato dallo sforzo bellico, e quindi la priorità che volgiamo affermare è quella di riaprire, in qualunque forma e in qualunque luogo, termini anche che portino al dialogo tra le parti. Ovviamente la precondizione è il cessate il fuoco, ma dalla Russia non arrivano ancora risposte adeguate su questo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/05/28/raco-enzo-amendola-delineare-una-forma-sempre-piu-ambiziosa-di-unione-europea-ucraina-ha-diritto-alla-resistenza-in-base-alla-carta-onu/">Enzo Amendola: delineare una forma sempre più ambiziosa di Unione Europea. L’Ucraina ha diritto alla resistenza in base alla Carta dell’ONU</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Uno spiraglio a una guerra devastante nel cuore dell’Europa viene proprio da una proposta di pace avanzata dall’Italia. Quali sono, per quello che è possibile dire, i termini di questa proposta?</strong><br>Noi affermiamo un bisogno. Che la politica e il negoziato abbiano una forza superiore alle atrocità di ciò che si va compiendo, e quindi testardamente cerchiamo di indicare i possibili termini per la riapertura del negoziato. Stessa cosa fa l’Italia con i propri alleati, poiché è evidente che come Unione siamo uniti nella difesa del popolo e delle Istituzioni ucraine, per il diritto alla sovranità che la Carta dell’ONU le riconosce, dandole la facoltà di resistere all’invasore. Noi sappiamo che il prolungarsi della guerra produce atrocità e vittime civili, e la politica non è ciò che segue allo sforzo bellico ma è ciò che è negato dallo sforzo bellico, e quindi la priorità che volgiamo affermare è quella di riaprire, in qualunque forma e in qualunque luogo, termini anche che portino al dialogo tra le parti. Ovviamente la precondizione è il cessate il fuoco, ma dalla Russia non arrivano ancora risposte adeguate su questo.</p>



<p><strong>E’ giusto parlare di pace, come l’Italia e l’Europa fanno dal primo giorno di guerra, ma è corretto precisare che la resistenza dell’Ucraina è una resistenza per la democrazia e la libertà. In fondo gli ucraini stanno difendendo i nostri principi e valori fondamentali.</strong><br>L’Ucraina ha diritto alla resistenza in base alla Carta dell’ONU. È un Paese sovrano, libero, con&nbsp;Istituzioni proprie, che si può poi discutere quanto siano fragili. Ma è un diritto sancito che un Paese pacifico, che non ha offeso i suoi Paesi confinanti, che non ha dichiarato nessuno sforzo bellico, possa difendersi. Quello che ha portato la UE a sostenere Zelensky sta nel fatto che il popolo ucraino è legato a questo, alla salvaguardia del diritto internazionale. E poi perché il nostro vicino russo, con cui ci sono rapporti commerciali e culturali, scambi che nel corso degli ultimi decenni si sono rafforzati, ha violato le regole della convivenza pacifica. Il nostro sostegno alla resistenza ucraina è il sostegno a un diritto a scegliere il proprio futuro, la propria traiettoria. Questo non poteva vederci voltati dall’altra parte ad attendere gli esiti dell’invasione militare. Tra l’altro l’Ucraina ha con la Russia un rapporto che va al fondamento stesso del Stato russo, si tratta di secoli di commistione non solo di lingua ma di legami culturali, religiosi, di scambi commerciali: questa è una guerra fratricida che ha portato il popolo ucraino in armi a difendere i propri diritti, rompendo quindi anche dei legami storici. Per tutte queste ragioni l’UE ha la responsabilità politica di far cessare il conflitto, di difendere il diritto negoziale ucraino e soprattutto di difendere un popolo che è stato violentato dalle armi russe.</p>



<p><strong>La Francia sembra aver gelato le richieste dell’Ucraina di entrare rapidamente nell’Unione Europea, parlando di un processo che potrebbe durare 15 o 20 anni. La soluzione potrebbe essere la Confederazione Europea proposta dal segretario del Partito democratico, Enrico Letta?</strong><br>A norma dei Trattati il processo di integrazione di un candidato avviene con tempi purtroppo lunghi, e la burocrazia è dovuta a dei processi di riforma, di adeguamento della legislazione nazionale a quella europea. Ma noi sappiamo che siamo a un tornante della storia in cui non può prevalere soltanto la procedura ma deve valere anche il sentimento politico, innanzitutto verso i Balcani occidentali, che sono parte della comunità europea, poi dell’Ucraina e degli altri paesi che potrebbero rischiare la stessa sorte. Per queste ragioni Enrico Letta ha parlato di una Confederazione, cioè di uno spazio politico che faciliti l’allargamento dei membri dell’UE. Ma lo stesso Macron il 9 maggio ha parlato di una comunità politica europea, quindi di uno spazio similare a quello indicato da Letta. Bisognerà, da qui al 23 giugno, quando la Commissione europea proporrà una strada, ragionare non soltanto di procedure ma anche di visione di un’Europa del futuro, che sarà certamente più grande ma che dovrà essere anche più unita.</p>



<p><strong>L’Europa in due anni ha fatto passi da gigante: la condivisione del debito per affrontare la crisi derivante dal diffondersi del Covid e poi una forte unione per attivare pacchetti di sanzioni sempre più duri contro la Russia, resasi colpevole di aver aggredito uno stato libero e sovrano. Cosa manca a questo punto all’Europa per essere considerata una potenza mondiale?</strong><br>La storia europea negli ultimi anni ha visto l&#8217;esplosione con effetti drammatici della pandemia con effetti drammatici sulla coesione sociale, e poi la guerra, che è tornata nel nostro continente. Di qui le nostre responsabilità, che vanno oltre gli effetti economici sulla tenuta sociale che ci riguardano. La risposta è stata all’altezza dei bisogni. L’altezza per costruire politiche fiscali non soltanto solidali ma anche improntate ad investimenti per rafforzare e cambiare la nostra economia, la nostra industria, la nostra coesione sociale. Sono scelte che secondo me descrivono un’Europa che non può tornare a quella pre-Covid, con le regole di un mondo che non esiste più. Ora bisognerà, nella congiuntura drammatica del conflitto in Ucraina, reggere l’unità e allo stesso tempo descrivere i salti di integrazione che dobbiamo fare. Penso all’unione per l’energia, a politiche di governance economica improntate alla stabilità ma anche agli investimenti, a politiche di coesione sociale finanziate dai fondi europei ma anche ad investimenti nella transizione ecologica e nella tecnologia digitale, che ha bisogno anche di un pilastro sociale per accompagnare il mondo del lavoro e delle imprese in questo momento. Quindi l’unità serve per affrontare le crisi ma anche per delineare le novità che sono necessarie per il nostro continente nello scrivere questa storia nuova.</p>



<p><strong>Il 9 maggio, in occasione della festa europea, la Conferenza sul futuro dell’Europa ha concluso i suoi lavori frutto di una non di discussioni e collaborazioni tra cittadini e politici. Cosa pensa del rapporto finale che è stato presentato alle Istituzioni europee?</strong><br>La Conferenza per il futuro dell’Europa, che è stata inaugurata una anno fa dal compianto presidente David Sassoli, è un esperimento di democrazia partecipativa realizzato anche grazie ad una piattaforma digitale che ha disintermediato tutte le procedure burocratiche di discussione: ognuno poteva iscriversi nella propria lingua e proporre idee e soluzioni. Credo che si tratti di un meccanismo che rafforza la democrazia rappresentativa, e soprattutto risponde a quella ricorrente e stereotipata critica secondo cui i cittadini sono lontani dall’Europa. Aver costruito questo percorso tra istituzioni europee, istituzioni nazionali, parlamenti, governi, rappresentati selezionati dei cittadini, ha prodotto delle indicazioni, ha prodotto i caratteri di una visione di cambiamento dell’Europa. Sarebbe stato paradossale che questi lavori si concludessero con report che dicevano che l’Europa è bella così com’è. Dobbiamo prendere sul serio queste indicazioni. Alcune possono essere assunte a trattati esistenti. Altre credo che bisognerebbe avere il coraggio di innestarle anche con dei cambiamenti dei trattati. Molte di queste materie, cito l’unione per l’energia e i mercati regolatori, cito il green e la trasformazione digitale che abbiamo già realizzato in alcuni negoziati, ma anche la configurazione delle norme che guardano l’Unione che deve affrontare una competizione globale, credo che meritino degli approfondimenti. Solo per citare la governance economica, alcuni dati del patto di stabilità e crescita sono basati su dati macroeconomici degli anni Ottanta. È passato un po’ di tempo e alcune regole, che spesso non vengono applicate, meriterebbero di essere cambiate. Noi come Italia siamo aperti ai cambiamenti. Per rafforzare l’Unione, non per aprire un inutile dibattito, per darle più strumenti. La sanità, per esempio. Prima del Covid non c’era l’unione europea della sanità, c’era solo un coordinamento. La spinta dei cittadini è sempre utile perché indirizzata al cambiamento, ai bisogni e agli interessi materiali di ogni giorno.</p>



<p><strong>La vittoria di Macron in Francia ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti gli europeisti. Dal voto francese arriva però anche una forte domanda di protezione sociale, dove affondano le radici del populismo. L’Italia, che andrà al voto tra pochi mesi, cosa può e deve apprendere dal risultato delle presidenziali francesi?</strong><br>Gli effetti economici dello shock pandemico e del conflitto pesano anzitutto sulle fasce deboli, pesano sulle industrie che vedono materie prime e costi dell’energia a rischio, come a rischio è la ripresa che appariva l’anno passato molto potente. L’Europa non è assente, lo dico anche per noi italiani. Abbiamo per la prima volta fondi sufficienti, tra il Next Generation e i fondi ordinari del bilancio europeo. Abbiamo la possibilità di un regime di investimenti di quaranta miliardi solo per quest’anno. Ciò implica la possibilità di allargare le opportunità del nostro Paese di non limitarsi a lenire le ferite delle crisi ma di investire su quelli che saranno i settori della nuova competizione. Questo sarà fondamentale. Io credo che questo sia il migliore antidoto a chi dice che l’Europa è lontana e ci danneggia. Sinceramente, quando un Paese come il nostro riceve più di trecento miliardi per i prossimi sei anni, io avrei un po’ di pudore a sostenere cose come queste. Quello che sta a noi è delineare una forma sempre più ambiziosa di Unione europea perché nel mondo contemporaneo, con crisi che superano qualunque confine, l’unità dei ventisette è necessaria, perché nessuno può pensare che chiudere i confini, con un nazionalismo fuori tempo, sia in grado di risolvere le crisi. Credo quindi che questo sia l’atteggiamento: avere una sovranità condivisa in un processo di integrazione che deve guardare non solo ai rapporti tra i ventisette, ma ai rapporti tra l’Europa come continente e attore globale, e il mondo, che è sempre più competitivo, pieno di nuove opportunità ma anche di enormi rischi.</p>



<p><strong>La Commissione Europea ha deciso che saranno sospesi per un altro anno gli obblighi del Patto di Stabilità. Che segnale è?</strong><br>Si tratta di una scelta improntata al realismo, perché vediamo il rallentamento dell’economia per l’effetto dell’invasione russa, e allora è bene essere saggiamente orientati verso una coesione sociale, orientati a tenere il mercato europeo, ma soprattutto le economie nazionali, allineate a una forte prudenza ma anche a una forte cooperazione. La scelta del commissario Gentiloni è stata molto saggia.</p>



<p><strong>Stiamo per andare a votare, sottosegretario. Che forma dovrebbe avere un partito moderno? Ha ancora senso parlare di centrodestra e centrosinistra?&nbsp;</strong><br>I fondamenti di una visione contrapposta tra noi progressisti e i conservatori sono radicati non solo negli slogan, ma in come proponiamo soluzioni per i nostri società, nel come aggrediamo le grandi rivoluzioni come quella ecologica e quella digitale. La nostra parte, quella progressista, si fida dei cambiamenti e in essi vuole costruire sempre più protezione sociale ed equità, anche nuove forme di welfare appropriate per il mondo che cambia. La mia parte viene da un passato composito, di grandi e differenti culture, ma ha anche un futuro con fondamenti anche nel lavoro che si fa a livello europeo. Sarà un dibattito spero non tra chi crede nell’Europa e chi no. Mi augurerei un dibattito un po’ più maturo nel nostro Paese. L’Europa, quando abbiamo fatto scelte fondamentali per l’interesse nazionale, ha rafforzato la cosiddetta sovranità, non l’ha indebolita, quindi mi auguro che questo dibattito sia superato. Meglio essere leader in un Europa di un continente che lavora per la propria sovranità, per la propria autonomia strategica a livello globale, che declamare una sovranità a casa nostra che poi invece non produce nessun miglioramento per gli interessi nazionali. Io spero che questo dibattito venga rimosso, ma a volte ho dei dubbi. Ciò che sarà fondamentale, invece, come è stato in Germania e in Francia, sarà il dibattito sui livelli di crescita e protezione sociale. Non c’è una forte crescita se non ci sono meccanismi di protezione sociali adeguati ai cambiamenti, soprattutto per i segmenti più deboli della nostra società, che devono essere inclusi in un grande cambiamento che sta avvenendo non soltanto a livello nazionale, ma a livello internazionale. Questo credo sia il vero terreno su cui le due differenti opzioni si misureranno, a condizione di partire da una base di realtà, perché ciò in cui il populismo non ha aiutato in questi ultimi anni, in alcune forme politiche non solo in Italia ma in Europa, è a dire la verità, a vedere la realtà, a indicare i cambiamenti globali, a suggerire le motivazioni per cui su taluni aspetti anche della nostra coesione sociale ci sono stati gravi contraccolpi. Dobbiamo aver fiducia, nel progresso tecnologico e nell’umanismo che deve alimentare, con la sua cultura, i grandi cambiamenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/05/28/raco-enzo-amendola-delineare-una-forma-sempre-piu-ambiziosa-di-unione-europea-ucraina-ha-diritto-alla-resistenza-in-base-alla-carta-onu/">Enzo Amendola: delineare una forma sempre più ambiziosa di Unione Europea. L’Ucraina ha diritto alla resistenza in base alla Carta dell’ONU</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/05/28/raco-enzo-amendola-delineare-una-forma-sempre-piu-ambiziosa-di-unione-europea-ucraina-ha-diritto-alla-resistenza-in-base-alla-carta-onu/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ferruccio de Bortoli: nuove sanzioni? Si può decidere di non comprare più il gas russo</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/03/22/raco-ferruccio-de-bortoli-si-puo-decidere-di-non-comprare-piu-il-gas-russo/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/03/22/raco-ferruccio-de-bortoli-si-puo-decidere-di-non-comprare-piu-il-gas-russo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2022 06:26:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Banca Centrale Europea]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[Benzina]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus energia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[Metalli preziosi]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[NoTap]]></category>
		<category><![CDATA[NoTav]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[TAP]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4152</guid>

					<description><![CDATA[<p>La guerra scatenata da Mosca ha sconvolto non soltanto il mercato dell’energia ma anche quello delle materie prime agricole e dei metalli preziosi. Quali saranno gli effetti sulle filiere del made in Italy?Dobbiamo vedere quale sarà la forza di propagazione di questi rincari, che sono avvenuti non soltanto per le materie prime energetiche ma anche, appunto, per quelle agricole. Inoltre dobbiamo cercare di capire se questi aumenti saranno ampliati dalle&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/22/raco-ferruccio-de-bortoli-si-puo-decidere-di-non-comprare-piu-il-gas-russo/">Ferruccio de Bortoli: nuove sanzioni? Si può decidere di non comprare più il gas russo</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La guerra scatenata da Mosca ha sconvolto non soltanto il mercato dell’energia ma anche quello delle materie prime agricole e dei metalli preziosi. Quali saranno gli effetti sulle filiere del made in Italy?</strong><br>Dobbiamo vedere quale sarà la forza di propagazione di questi rincari, che sono avvenuti non soltanto per le materie prime energetiche ma anche, appunto, per quelle agricole. Inoltre dobbiamo cercare di capire se questi aumenti saranno ampliati dalle strozzature di mercato che riscontriamo in particolare nel mercato dell’energia. Teniamo conto che c’è una bella differenza tra i prezzi all’origine e quelli a valle e che la maggior parte degli approvvigionamenti di gas sono su contratti a lunga durata, tutti contratti take-or-pay, prendi&nbsp;o paga. Dobbiamo ragionare sugli aspetti marginali di questi mercati e vedere quale sarà la forza di propagazione degli aumenti all’origine. Poi naturalmente dovremo intervenire sui fenomeni speculativi, perché in questa fase c’è qualcuno che sta guadagnando troppo.</p>



<p><strong>Chi soprattutto?</strong><br>In particolare è possibile osservare che c’è una grande velocità nell’adeguare i prezzi della benzina e del gasolio al rialzo, mentre in altri momenti, in cui il prezzo del greggio è stato storicamente basso, questa velocità di adeguamento dei listini è stata molto minore. Tutto si snoderà nella capacità di comprendere quanta di questa inflazione potrà rimanere e quanta viceversa potrà essere eliminata, l’inflazione cosiddetta core, cioè quella dalla quale si scorpora l’effetto dell’andamento delle materie prime energetiche. La Banca Centrale Europea, che stima un’inflazione al cinque per cento quest’anno, è per esempio più ottimista sull’inflazione complessiva nel 2023, e considera l’inflazione core molto più sopportabile per l’intero sistema. Resta da dire che questa inflazione ovviamente colpisce in maniera asimmetrica le varie classi sociali, perché quelle più povere, che hanno una quota di consumi energetici più forte rispetto alla spesa mensile, ne saranno colpite di più.<br>&nbsp;<br><strong>L’idea di introdurre il bonus energia è giusta o andrebbero preferiti interventi di filiera?</strong><br>È chiaro che in questo momento, con questo andamento dei prezzi, non solo ci guadagnano i distributori e i produttori, ma ci guadagna paradossalmente anche lo Stato. La cifra che è stata stimata è di circa trecento milioni al mese, anche perché su prezzi in crescita, le accise e l’IVA pesano di più in termini assoluti. Il punto è che misure simboliche, di pochi centesimi, non invertirebbero lo stato d’animo dei consumatori, soprattutto quello di coloro che usano i mezzi di traporto per le proprie attività. L’idea di mettere dei price cap a livello europeo, che peraltro non vede concordi tutti i partner, è un’idea che ci riporta un po’ agli anni Settanta.</p>



<p><strong>Cosa è successo negli anni Settanta?</strong><br>Misure di governo dei mercati con limiti all’andamento dei prezzi hanno avuto spesso, se non in tutti i casi, degli effetti distorsivi sul funzionamento dei mercati, che si sono alla fine rivelati molto negativi. Si tratta quindi di governare i mercati e non di rischiare di indurre scarsità che o rischiano di condurre a mercati paralleli o, peggio, a mercati neri. Da questo punto di vista l’esempio degli anni Settanta può risultare utile nel cercare di governare un sistema che sembra impazzito ma che speriamo soffra invece una crisi soltanto transitoria.<br>&nbsp;<br><strong>Come si è spostata l’attenzione sull’emergenza ambientale con la guerra?&nbsp;</strong><br>Emergenza ambientale e transizione sono state, con la guerra, inevitabilmente accantonate perché anche a livello di opinione pubblica, come lei può constatare, di fronte al rischio di rimanere al freddo, ci si può dimenticare per un attimo del riscaldamento del pianeta. Tra l’altro le faccio notare che uno degli inverni più caldi della storia, che dovrebbe preoccuparci e inquietarci, è stato salutato come un evento positivo, nel senso che ha ridotto i consumi di gas. È difficile mettere insieme indipendenza economica, prezzi bassi dell’energia e transizione energetica, ed è chiaro che se vogliamo accelerare sulla transizione dobbiamo spingere sugli investimenti nelle rinnovabili, che sono investimenti per il momento soltanto sulla carta. Inoltre dovremmo fare una quantità grande di questi investimenti e attendere almeno tre-quattro anni, sempre ammesso di avviarli in tempi relativamente brevi. Certo, questa crisi energetica può anche favorire la transizione, però allo stesso tempo ha svelato che i costi di questa transizione sono più elevati di quanto non sospettassimo.<br>&nbsp;<br><strong>Ha svelato anche che abbiamo sbagliato politica energetica negli ultimi trent’anni?</strong><br>Questo sicuramente. Ricorderà che ci fu un momento in cui si parlava di bolla del gas, cioè del fatto che di gas ce n’era troppo, e questa è stata una delle ragioni per cui la produzione nazionale è stata ridotta. Ma anche se era molto elevata, non copriva la copertura attuale del quaranta per cento offerta dal gas russo e siberiano. Era una quota consistente mentre oggi è irrisoria. Tra l’altro all’epoca ci fu una grande polemica sui contratti a lungo termine, e si spingeva moltissimo per avere una contrattazione spot, che fosse più sensibile agli andamenti del mercato. Ebbene, i contratti spot sono diventati un’arma nelle mani di Putin, nel senso oggi noi paghiamo un prezzo elevatissimo per quello che è il costo marginale del gas, che si forma molto di più sui contratti spot.</p>



<p><strong>Questa guerra sta rimettendo in gioco anche molte decisioni di natura geopolitica.</strong><br>Per fortuna abbiamo fatto dei contratti di lunga durata, per cui credo che il costo dell’energia sia più basso rispetto alle quotazioni stratosferiche che vediamo in questi giorni, ma dobbiamo sperare che tutto ritorni su un percorso più accettabile, perché così è estremamente difficile mantenere alcune produzioni e filiere. Ovvio che noi ci siamo fidati molto di un solo fornitore, quello russo, e addirittura ci sono stati momenti in cui non volevamo dipendere troppo dal fornitore algerino per ragioni geopolitiche di altra natura. È curioso notare come il mondo occidentale adesso stia andando a chiedere forniture al Venezuela dimenticandosi di tutto ciò che è accaduto con Maduro e stia anche riconsiderando il proprio atteggiamento nei confronti dell’Iran.<br>&nbsp;<br><strong>La guerra riuscirà a modificare l’atteggiamento dei NoTav, NoTap, No a tutto?</strong><br>Noi abbiamo appena, e giustamente, introdotto nella Costituzione italiana la protezione dell’ambiente. Credo che sia un passaggio assolutamente indispensabile perché i costituenti parlavano esclusivamente di paesaggio. Però è altrettanto vero che se vogliamo accelerare sulla transizione dobbiamo accettare una certa dose di bruttura nel nostro Paese, cioè di panorami rovinati, di distese di impianti fotovoltaici, on-shore e off-shore, e quindi dobbiamo essere pronti a pagare un prezzo: non possiamo avere entrambe le cose, purtroppo. La protezione integrale dell’ambiente e una transizione energetica verso fonti rinnovabili sono due obiettivi che non si possono cogliere contemporaneamente. Questo dibattito è ancora assente e molti sono ancora convinti che si possano conseguire entrambi gli obiettivi. Purtroppo non è così e quindi sono poco ottimista rispetto al venir meno di alcune opposizioni come quella del tutto ingiustificata al cosiddetto TAP, che porta in Italia il gas dell’Azerbaijan.</p>



<p><strong>Trova quindi che non si sia ancora compreso quanto quei no ideologici fossero dannosi?</strong><br>C’è ancora una sorta di populismo ambientale, di conformismo ideologico su questi temi, che non considera che alcune scelte hanno un costo-opportunità, un costo-alternativa, e che ovviamente se vogliamo ridurre le emissioni di anidride carbonica dobbiamo accettare impianti, spesso vicini a casa nostra, che in una condizione diversa, come nel secolo scorso, avremmo rifiutato o ritenuto indesiderabili. Allo stesso tempo dobbiamo augurarci che il nucleare lo facciano i nostri vicini.</p>



<p><strong>Noi non lo vogliamo?</strong><br>È stata una scelta sbagliata ma auguriamoci che lo facciano i nostri vicini, perché il nucleare non ha emissioni ed è fondamentale per la transizione energetica pulita. Certo, implica qualche rischio, ma speriamo in qualche progresso tecnologico che lo renda relativamente più sicuro. Tra l’altro, se fossimo veramente coerenti, noi non acquisteremmo tra il dieci e il quindici per cento di elettricità ogni anno dalla Francia, che la produce con il nucleare. La Francia infatti è meno dipendente dal gas ed è potuta intervenire per raffreddare l’inflazione da materie prime energetiche. Io mi auguro ovviamente che cambi anche la percezione nell’opinione pubblica, però bisogna fare un discorso di verità agli italiani, e cioè che non si può avere tutto.<br>&nbsp;<br><strong>Quanta della ripresa prevista grazie al PNRR sarà annullata dai costi della guerra? Dovremo rivedere il margine di crescita?</strong><br>Gli effetti sulla crescita li vedremo quando sarà scritto il prossimo DEF, cioè il mese prossimo. Lì dovremo calcolare quanto una maggiore inflazione riduca il numero dei progetti&nbsp; possibili dal PNRR. Fra l’altro nel codice degli appalti che si sta definendo in questi giorni è previsto un adeguamento automatico dei prezzi, cosa indispensabile perché altrimenti si fermerebbero i cantieri. È chiaro che una parte dell’effetto di crescita del PNRR, al netto dei possibili ritardi, è già stato mangiato dall’incremento dell’inflazione e naturalmente anche dalla crisi Ucraina, che cambia tra l’altro un paradigma, per cui nei prossimi anni saremo chiamati a investire di più in armamenti, comunque vadano le cose.<br>&nbsp;<br><strong>A causa del Covid prima e della guerra poi, il ruolo dell’Europa è cresciuto tanto negli ultimi mesi. Quale passo serve adesso per consolidare e rendere effettiva questa nuova Unione Europea?</strong><br>Un’Europa della difesa, che fu tentata ai tempi di De Gaulle e poi abortì. Noi abbiamo un’Europa con una sola potenza nucleare. Poi c’è tutto il tema del rapporto con la Nato. Abbiamo bisogno di un’Europa che sappia difendersi anche da sola perché probabilmente il contribuente americano non sarà più disponibile a sostenere costi che ha sostenuto dall’immediato dopoguerra e sta in parte continuando a sostenere ancora oggi. Tenendo conto del ridotto ruolo degli Stati Uniti c’è una necessità strategica legata alla nostra sicurezza e alla percezione della nostra insicurezza, che è ovviamente aumentata con la guerra in Ucraina. Non basta la NATO. Noi siamo molto distanti dai nostri impegni di spesa per armamenti rispetto al PIL, e se vogliamo investire negli armamenti da una parte e nella transizione energetica dall’altra, prima o poi dovremo chiederci chi paga, perché non ci si può solamente limitare ad indebitarsi come si sta facendo in questo periodo.<br>&nbsp;<br><strong>La Russia può fallire da un punto di vista finanziario?</strong><br>La Federazione russa è già fallita nel ’98, ai tempi di Eltsin. Qui probabilmente pagherà in rubli alcune scadenze, e stiamo parlando di pochi soldi rispetto alle cifre in gioco. La Russia però è un caso curioso, di un Paese che fallisce pur avendo i soldi per pagare i propri debiti ma non può usarli perché glieli abbiamo congelati. Il fallimento russo potrebbe avere conseguenze anche su emittenti del mondo occidentale. Certamente a catena sulle principali conglomerate russe in particolare dell’energia, questo è vero, però non possiamo pensare che un default russo non metta in circolo un veleno finanziario del quale non conosciamo la portata. Poi ricordiamoci che è vero, la Russia può fallire, ma è anche vero che ha un debito pubblico rispetto al PIL che è inferiore al venti per cento pur essendosi accollata i debiti delle repubbliche socialiste sovietiche che hanno ritrovato, dopo la caduta del muro di Berlino, la propria indipendenza.<br>&nbsp;<br><strong>Se la Cina sosterrà la Russia, come potrebbero cambiare gli equilibri?</strong><br>La Cina ha interesse a non ampliare le divisioni mondiali in questo momento, e ovviamente se uno guarda l’interscambio fra la Cina e l’Europa o fra la Cina e gli USA, e poi guarda l’interscambio fra la Cina e la Russia, capisce dove vanno gli interessi cinesi. Quindi i cinesi hanno tutto l’interesse ad avere un futuro senza confini nazionali ristabiliti in maniera marcata, senza ondate di protezionismo o interruzione delle catene internazionali del valore, altrimenti tutto il progetto della via della seta verrebbe compromesso. Inoltre il rapporto tra Cina e Russia, sotto il profilo dell’approvvigionamento energetico è molto proficuo: ricordiamo che c’è il gasdotto siberiano e ce ne sono in progettazione altri due. Inoltre la Russia ha circa il trenta per cento delle materie prime energetiche, soprattutto dei metalli strategici che saranno indispensabili per la transizione energetica e digitale, mentre la Cina è il principale acquirente di materie prime al mondo, ne ha una fame assoluta, benché abbia la proprietà di alcune terre rare. È significativo che alcuni paesi africani abbiano votato contro all’assemblea dell’ONU o abbiano un atteggiamento di astensione e falsa equidistanza.</p>



<p><strong>Che vuol dire?</strong><br>Che la Cina non solo si è comprata le terre rare, ma si è comprata interi paesi, che le serviranno. Cambiano quindi tutti i rapporti di forza a livello internazionale: c’è un rapporto più stretto a livello di materie prime energetiche tra Russia e Cina da un lato, ma c’è Pechino che dall’altro non vuole che si ritorni indietro lungo la strada della globalizzazione.<br>&nbsp;<br><strong>C’è ancora margine d’intervento sotto il profilo delle sanzioni economiche?&nbsp;</strong><br>Si può decidere di non comprare più il gas russo. Ovviamente questo avrebbe degli impatti molto forti, asimmetrici, ma sarebbe la dimostrazione che la nostra solidarietà è piena. Siamo pronti a questo passo? Penso di no, e allora forse ci accingiamo ad accettare qualche compromesso che forse nella fase iniziale dell’aggressione disumana della Russia nei confronti dell’Ucraina mai saremmo stati disponibili a prendere nemmeno in considerazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/22/raco-ferruccio-de-bortoli-si-puo-decidere-di-non-comprare-piu-il-gas-russo/">Ferruccio de Bortoli: nuove sanzioni? Si può decidere di non comprare più il gas russo</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/03/22/raco-ferruccio-de-bortoli-si-puo-decidere-di-non-comprare-piu-il-gas-russo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ezio Mauro: una luce bisognerà riaccenderla, per noi e per la Russia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/03/17/raco-ezio-mauro-una-luce-bisognera-riaccenderla-sia-per-noi-che-per-la-russia/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/03/17/raco-ezio-mauro-una-luce-bisognera-riaccenderla-sia-per-noi-che-per-la-russia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 11:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Bombe]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Civili]]></category>
		<category><![CDATA[Civiltà]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Est]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Ezio Mauro]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Strada]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[la Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Morti]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Ovest]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraini]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Visegrad]]></category>
		<category><![CDATA[Yalta]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4130</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si poteva prevedere un’aggressione, una guerra di questa portata nel cuore dell’Europa, nel 2022?Non era immaginabile la parola guerra associata alla parola Europa. Credevamo di esserci costruiti un sistema che ci proteggesse, credevamo che il fatto di essere la terra della democrazia, che aveva sbaragliato le dittature, ricucendo le fratture del secolo, tra est e ovest, ci immunizzasse, ci proteggesse. Le conquiste finali del Novecento ci dovevano mettere a riparo.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/17/raco-ezio-mauro-una-luce-bisognera-riaccenderla-sia-per-noi-che-per-la-russia/">Ezio Mauro: una luce bisognerà riaccenderla, per noi e per la Russia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Si poteva prevedere un’aggressione, una guerra di questa portata nel cuore dell’Europa, nel 2022?</strong><br>Non era immaginabile la parola guerra associata alla parola Europa. Credevamo di esserci costruiti un sistema che ci proteggesse, credevamo che il fatto di essere la terra della democrazia, che aveva sbaragliato le dittature, ricucendo le fratture del secolo, tra est e ovest, ci immunizzasse, ci proteggesse. Le conquiste finali del Novecento ci dovevano mettere a riparo. Non è stato così. C’è stato sùbito l’attacco all’Occidente con le le due torri abbattute a New York dall’islamismo estremista e poi siamo arrivati a questa frattura tra Est e Ovest con la Russia che si fa carico di rappresentare un’alternativa all’Occidente e in particolare alla democrazia. Questa è la vera partita che è in gioco e che si gioca in particolare tra le strade di Kiev e sulla pelle degli ucraini.</p>



<p><strong>Perché ha definito gli ultimi tre come decenni dell’illusione?</strong><br>L’illusione ci ha riguardati un po’ tutti, nel senso che questi trent’anni sono stati molto importanti. Ma se ci pensiamo bene sono trent’anni a cui non abbiamo ancora dato un nome, perché pensavamo che questa era un’epoca che si sarebbe potuta estendere all’intero secolo. Nella nostra illusione la Democrazia aveva vinto, era l’unica religione civile superstite. La Russia abbiamo pensato, sbagliando, che poteva essere ridotta a un ruolo di potenza regionale residua. La vera partita si giocava lontano, altrove, nel quadrante del Pacifico, tra gli Stati Uniti e la Cina. L’Europa poteva mantenere la sua incompiutezza. Tutte queste certezze fasulle sono saltate. Purtroppo si è chiusa la fase di quei trent’anni che non abbiamo capitalizzato culturalmente e politicamente.</p>



<p><strong>Cosa dovevamo fare?</strong><br>Non abbiamo costruito nulla di nuovo. Abbiamo creduto che le strutture che governano l’ordine mondiale, disegnate a Yalta, potessero valere ancora oggi. Quel disegno del mondo valeva per tutti, è valso in tutti questi anni per i vincenti e i perdenti della guerra ma anche per i vincenti e i perdenti della globalizzazione. Tutti si riconoscevano in quell’ordine, i privilegiati e i perdenti. Putin ci sta praticamente dicendo che il sistema che ha governato finora l’ordine mondiale è una pura costruzione occidentale, un metro di giudizio occidentale. Noi &#8211; sembra dire &#8211; non accettiamo questo criterio di interpretazione del mondo, quindi ci poniamo fuori e annulliamo il codice che ha regolato la convivenza tra gli opposti e che, possiamo dire, ha funzionato. Potremmo dire ancora una cosa in più.</p>



<p><strong>Quale?</strong><br>Putin annulla il codice che ci hanno lasciato i nostri padri e che ci ha consentito di vivere nella pace &#8211; anche nella paura della bomba atomica &#8211; e di tramutarla in una regola condivisa di rispetto reciproco, pure tra le indifferenze, le infedeltà, le minacce e le tensioni che ci sono state. Noi entriamo in terra assolutamente incognita, in una fase che non abbiamo ancora conosciuto nel lungo periodo del dopoguerra, in cui non ci sono regole condivise. In quel vuoto Putin ci sta dimostrando che conta la forza e siamo noi che dobbiamo decidere se ci assoggettiamo a questo abuso, per cui la forza prende il posto delle regole, oppure se reagiamo. Per fare questo dobbiamo guardare qual è la nostra identità, quali sono i nostri valori.</p>



<p><strong>Quali le alternative?</strong><br>Noi Occidente, noi Europa o siamo la terra della democrazia, la democrazia dei diritti e delle Istituzioni, oppure non siamo nulla. Bisognerebbe essere consapevoli dei propri principi. La realtà li sta mettendo alla prova. Si vedrà se noi saremo davvero fedeli a questi principi, che sono i principi costituzionali della democrazia, della civiltà occidentale. Si vedrà se l’Occidente è una civiltà o un insieme di buoni propositi che alla prova dei fatti non reggono.</p>



<p><strong>Covid prima e guerra dopo hanno fatto fare un grande passo avanti all’Europa. Cosa serve per consolidarlo e renderlo effettivo?</strong><br>Qualcosa si è mosso. Bisogna istituzionalizzare questa tendenza. Bisogna fare dei passi avanti e a quel punto consolidare il terreno che si è attraversato. L’Europa non può rimanere un’incompiuta. Abbiamo visto, in tutta la fase che ha preceduto immediatamente la guerra, che le iniziative individuali, peraltro generose, che andavano appoggiate, come è stato fatto, dei singoli leader, capi di stato e capi di governo dei singoli paesi, non bastano in una partita in cui la Russia si muove per affermare il suo ruolo e il suo rango di impero. Quando si muovono gli imperi, gli Stati Uniti, la Cina e la Russia che dice “ci sono anch’io a questo tavolo, non potete tenermi fuori” l’Europa non può muoversi con gli sforzi anche appassionati del Cancelliere tedesco, del presidente francese o con l’iniziativa generosissima dei primi tre primi ministri che hanno raggiunto Kiev in treno per incontrare il presidente Zelensky. Bisogna fare un salto in avanti.</p>



<p><strong>Come cominciare?</strong><br>Dobbiamo prendere atto che la moneta unica è una conquista importantissima per noi e per i nostri figli, ma la moneta non crea la politica. La politica deve fare autonomamente la sua parte. Noi abbiamo una moneta che non ha il volto di un sovrano sopra, quindi non ha un’autorità rappresentativa centrale che la possa spendere nelle grandi crisi del mondo. E infatti siamo fuori dalle grandi crisi del mondo. Allo stesso tempo non dobbiamo disperdere i passi in avanti che sono stati compiuti. Putin trova difficoltà in questa azione di guerra perché pensava di poterla risolvere con un blitz. Le difficoltà principali gli derivano certamente dalla Resistenza degli ucraini, che non era attesa in questa forma e dimensioni tanto da indurre Putin a scaricare la colpa sui servizi segreti. L’altra difficoltà gli deriva proprio dalla compattezza ritrovata dell’Occidente.</p>



<p><strong>Aiutato dall’America first di Trump.</strong><br>Putin ha scelto il momento anche perché il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan ha preso la forma dell’abdicazione. Quindi con l’abdicazione dell’America rispetto al ruolo che aveva tenuto in tutta la fase della contemporaneità e nell’isolazionismo che sta diventando sempre più una tentazione ricorrente negli Stati Uniti, esasperato proprio dall’era Trump, nella lontananza crescente tra Stati Uniti ed Europa, Putin ha pensato di potersi infilare facilmente col suo blitz. Non era un blitz e glielo hanno detto gli ucraini ma non era neppure vera la divisione tra Europa e Stati Uniti.</p>



<p><strong>Tutt’altro.</strong><br>Putin ha rimesso in campo la Nato, ha risvegliato la paura dei paesi confinanti, ha annullato le differenze che all’interno della UE c’erano tra i paesi dell’Europa centrale del gruppo di Visegrad e la parte più occidentale, ha di nuovo reso più forti le relazioni tra Europa e Stati Uniti. L’Europa deve a questo punto prendere atto che deve compiere quel tratto di terreno che ha ancora davanti a sé per poter far pesare nelle crisi del mondo il deposito di storia, il deposito di civiltà che c’è in questa parte del mondo e che non trova un’espressione istituzionale, non trova un’espressione in un potere. E’ importante che si pensi di costruire un esercito europeo ma non è l’unica soluzione. La soluzione viene dalla politica. E’ l’Europa politica che deve fare un passo avanti. Noi dobbiamo avere un rappresentante dell’Europa che sieda al tavolo dei grandi conflitti per cercare di risolverli, portando la visione di pace che l’Europa ha e riaffermando i principi della democrazia.</p>



<p><strong>Sembra diffondersi anche in Italia la posizione “né con la Nato né con Putin”. Deve essere chiaro invece che in questa guerra c’è chi ha invaso e chi è stato attaccato?</strong><br>Questa guerra in particolare ha un’evidenza clamorosa: c’è uno stato sovrano che ha invaso un altro stato sovrano, che ha preso in mano i confini e li ha spostati, che non sappiamo dove voglia arrivare. Noi occidentali vediamo le immagini, sfrondate dalla propaganda, dei palazzi dove vivono i cittadini normali bombardati, distrutti, incendiati, con le persone che scappano. Quelli che non rimangono sotto le macerie. Mi viene in mente quello che Gino Strada ha scritto nel libro postumo, uscito qualche giorno fa, parlando della sua prima missione in Afghanistan.</p>



<p><strong>Ce lo racconti.</strong><br>Dopo che era stato nove giorni interi in sala operatoria, davanti all’evidenza di quello che stava vedendo è andato a controllare i registri dell’ospedale e ha guardato indietro, fino a dodicimila ricoverati: su quei dodicimila ricoverati i combattenti, i militari, i soldati erano appena il sette per cento. Chi erano gli altri? Quel che Gino Strada vedeva in sala operatoria: vecchi, rimasti intrappolati nei palazzi distrutti; donne, che tiravano avanti la famiglia come potevano con i mariti in guerra; bambini, le vere vittime di questa vicenda.</p>



<p><strong>L’Ucraina ha fatto il primo passo riconoscendo che non potrà far parte della Nato. Quali sono le condizioni essenziali che devono o che possono offrire le due parti perché torni la pace?</strong><br>Non c’è dubbio che dobbiamo fare ogni sforzo perché la strada negoziale porti a qualche risultato. E’ importante che il tavolo della trattativa rimanga aperto. La dichiarazione di Zelensky è da un lato ovvia, vista la situazione attuale, quindi realista, dall’altro lato molto importante perché ha portato un epilogo in un conflitto quando le parti tendono ad arroccarsi sulle loro posizioni di principio, e dall’altra parte è calata nel mezzo di un negoziato. Zelensky, rinunciando all’autonomia sulla decisione di rivolgersi alla Nato, sgombra il terreno da quest’accusa che la Nato sia il vero burattinaio dell’esperienza di governo in Ucraina.</p>



<p><strong>E la richiesta di aderire all’UE?</strong><br>Rimane sul tavolo e probabilmente dovrà fare da bilanciamento rispetto alla disponibilità a non entrare nella Nato. A questo punto penso che questo sia il vero punto di contestazione. Perché nel momento in cui Putin si pone fuori dall’ordine condiviso, recupera la visione storica della Rus’ delle origini, di cui facevano parte Russia, Ucraina e Bielorussia, le tre regioni attraversate dal fiume Dnepr.</p>



<p><strong>Ma cosa vuole davvero Putin?</strong><br>Putin non vuole ricostruire l’Unione Sovietica, si rende conto che questa pretesa sarebbe impossibile, anche perché manca il vero cemento di quella costruzione, il vero cemento ideologico, che è il comunismo. Putin vuole recuperare la grandeur perduta e poi vuole recuperare il senso di alterità dell’Impero sovietico che ha costituito per settant’anni un’alternativa all’Occidente, un altro polo nel mondo, un’altra ipotesi di modello sociale e potremmo dire di civiltà, sconfitta dalla storia naturalmente. Però Putin guarda ai dividenti, guarda alla capacità di espressione che la Russia ha avuto in tutti questi diversi momenti. Li mette insieme in un sincretismo imperiale e rivendica quel ruolo. Noi abbiamo fatto un errore che non è quello dell’allargamento della Nato.</p>



<p><strong>Quale è stato il nostro errore?</strong><br>Il vero errore che abbiamo fatto, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, è stato di pensare che la Russia potesse essere ridotta a rango di potenza regionale residua e quindi lasciata al suo destino. Invece, in quel momento di bisogno e necessità, quando la Russia perdeva il suo perimetro imperiale, sarebbe stato importante aiutare la Russia con un programma serio, importante, in cambio di riforme democratiche. Avremmo potuto attirarla dentro la comune costruzione di un sistema di sicurezza europeo, di cui pure nella diversità la Russia faceva parte. Naturalmente regolando gli aiuti in base alle riforme democratiche. Non siamo stati capaci di fare questo.</p>



<p><strong>Con quali conseguenze?</strong><br>La Russia si è sentita in qualche misura umiliata, anche gli amici russi contrari a Putin e avversari di Putin dicono che in quel momento hanno sentito l’Occidente come un’entità che non capiva la Russia, che non capiva il popolo russo, non il potere russo. Questa dimensione imperiale non è una sovrastruttura del sovietismo, non è una costruzione staliniana o leninista, è qualcosa di eterno che c’era prima dell’esperienza bolscevica e sopravvive dopo, è qualcosa che fa parte dell’anima russa. Questo vuoto di rappresentanza, di potere, di autorità, di spazio metafisico che Putin chiama spirituale, questo vuoto lo rivendica Putin ma in qualche misura lo sente il popolo russo e questo spiega la presa che Putin, prima della guerra aveva su una parte ancora rilevante della popolazione</p>



<p><strong>Comunque finisca, Putin potrà tornare a essere interlocutore dell’Occidente?</strong><br>E’ molto complicato, è molto difficile, bisognerà fare i conti con quelli che si chiamano i crimini di guerra, fare i conti dei morti, fare i conti di quante persone civili sono morte e stanno morendo in questa guerra. Anche il Cremlino dovrà fare i conti con quell’embrione di opinione pubblica che c’è nel Paese. Si dice che Mosca abbia mandato i forni crematori sui campi di battaglia per evitare di riportare i cadaveri dei soldati morti nei sacchi di iuta e quindi per nascondere lo spettacolo della morte che è lo spettacolo non di una sconfitta ma di una guerra molto più complicata del previsto. Porteranno indietro le ceneri alle famiglie. Ma quando le famiglie faranno la conta dei morti, anche Putin dovrà fare i conti con la sua opinione pubblica.</p>



<p><strong>Bisognerò comunque continuare a interloquire con la Russia.</strong><br>Certo, finita la guerra con la Russia bisognerà comunque fare i conti, anche perché il nemico dell’Occidente non è il popolo russo. Bisogna evitare questa demonizzazione. Con la Russia bisognerà comunque fare i conti, bisogna saperlo, come &#8211; fortunatamente &#8211; stiamo facendo da sempre i conti con la sua cultura, con la sua letteratura, con la sua arte, con la sua storia. Bisognerà sedersi con il leader russo, chiunque egli sarà, difficile che ci si possa sedere con Putin, bisognerà sedersi con la leadership russa e stabilire un nuovo sistema delle regole del gioco. Siamo senza regole, siamo nel buio. Una luce bisognerà riaccenderla, sia per noi che per la Russia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/17/raco-ezio-mauro-una-luce-bisognera-riaccenderla-sia-per-noi-che-per-la-russia/">Ezio Mauro: una luce bisognerà riaccenderla, per noi e per la Russia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/03/17/raco-ezio-mauro-una-luce-bisognera-riaccenderla-sia-per-noi-che-per-la-russia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Da via Fani a Kiev, l&#8217;esigenza di una ribellione morale e politica nei confronti di tutto ciò che giustifica la violenza  contro la libertà</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/03/16/susta-da-via-fani-a-kiev-esigenza-di-una-ribellione-morale-e-politica-nei-confronti-di-tutto-cio-che-giustifica-la-violenza-contro-la-liberta/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/03/16/susta-da-via-fani-a-kiev-esigenza-di-una-ribellione-morale-e-politica-nei-confronti-di-tutto-cio-che-giustifica-la-violenza-contro-la-liberta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2022 15:40:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Moro]]></category>
		<category><![CDATA[Cattivi maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[DC]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia Cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[Ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Giustificazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Kissinger]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Partico Comunista]]></category>
		<category><![CDATA[PCI]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi segreti]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Stato borghese]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Via Fani]]></category>
		<category><![CDATA[Yalta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4118</guid>

					<description><![CDATA[<p>44 anni. Son passati 44 anni da quando fummo tutti raggiunti dalla tragica notizia del rapimento di Aldo Moro e dall&#8217;uccisione della sua scorta. Nella Torino i quegli anni vivevamo in un clima grigio, soffocante. Era difficile studiare e vivere con serenità. Nelle nostre Città del nord industriale, a Torino soprattutto, si percepiva più che altrove che il terrorismo aveva contatti sociali significativi, ramificazione nelle fabbriche, nel disagio sociale, tra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/16/susta-da-via-fani-a-kiev-esigenza-di-una-ribellione-morale-e-politica-nei-confronti-di-tutto-cio-che-giustifica-la-violenza-contro-la-liberta/">Da via Fani a Kiev, l&#8217;esigenza di una ribellione morale e politica nei confronti di tutto ciò che giustifica la violenza  contro la libertà</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>44 anni. Son passati 44 anni da quando fummo tutti raggiunti dalla tragica notizia del rapimento di Aldo Moro e dall&#8217;uccisione della sua scorta.</p>



<p>Nella Torino i quegli anni vivevamo in un clima grigio, soffocante. Era difficile studiare e vivere con serenità. Nelle nostre Città del nord industriale, a Torino soprattutto, si percepiva più che altrove che il terrorismo aveva contatti sociali significativi, ramificazione nelle fabbriche, nel disagio sociale, tra i giovani che coltivavano i sogni rivoluzionari predicati dai “cattivi maestri”.</p>



<p>Un clima di guerra, molto diverso da quello che emanava dalle lotte sociali che avevano attraversato la storia repubblicana nell&#8217;aspro confronto, a volte scontro, tra le forze democratiche di governo, da sempre guidato dalla Democrazia Cristiana, e il più grande Partito Comunista dell&#8217;Occidente libero.</p>



<p>Da un lato di percepiva la consapevolezza crescente che il movimento operaio e il vertice del PCI vedevano nello Stato anche il “loro” Stato, dall&#8217;altro molti (troppi!) continuavano a ritenere che verso questo Stato si dovessero ancora applicare le categorie del secondo &#8216;800 e del primo &#8216;900 sul violento abbattimento dello “Stato borghese”.&nbsp;</p>



<p>Ricordo quando, come segretario regionale dei giovani DC, il giorno dopo il rapimento di Moro entrai, accompagnato da due amici, da una porta secondaria nell&#8217;aula magna di Palazzo Nuovo, sede dell&#8217;Università, e presi la parola in un&#8217;Aula brulicante di giustificazionisti, di giovani ed anche professori (uno, poi, lo ritrovai in Parlamento dalla stessa mia parte politica 25 anni dopo) che spiegavano come Moro fosse stato colpito perché simbolo della conservazione, del potere “borghese”, dello Stato oppressore sulle masse.</p>



<p>Mi sono ritornate in mente in questi giorni quelle discussioni infinite, che accompagnarono, con la costante paura di poter essere nel “mirino” del terrorismo, gli anni più belli della nostra vita. Si viveva la tragedia del tempo e la spensieratezza della giovinezza, in quei giorni tragici, in cui, ieri come oggi, in troppi, confondevano vittima e carnefice, aggredito ed aggressore, fondando il giustificazionismo dell&#8217;aggressione con motivazioni analoghe a quelle che oggi portano molti a giustificare l&#8217;aggressione verso una Nazione libera e indipendente e che consistevano (e consistono) nell&#8217;odio, incomprensibile, verso quello che, con tutti i suoi difetti, resta, mi riferisco all&#8217;Occidente democratico e all&#8217;Unione Europea, il più grande spazio di libertà, benessere e giustizia sociale che l&#8217;uomo sia riuscito a creare nella sua storia, con metodi democratici.</p>



<p>L&#8217;uccisione di Moro, al di là delle verità processuali, mai emerse del tutto, oggettivamente era funzionale a chi non voleva il superamento della guerra fredda e la divisione del mondo sulla base degli accordi pattuiti a Yalta per sconfiggere il nazismo, come se la storia debba essere qualcosa di immutabile in cui il crescere di vocazioni diverse, illuminate dal progresso scientifico, culturale, sociale e politico sia un qualcosa di casuale rispetto al determinismo immutabile dettato dalla “Storia”.</p>



<p>Quando sento persone come Tremonti che dicono che, in fondo, ciò che sta avvenendo in Ucraina&nbsp; altro non è che la “Storia” che si impone sulla politica, mi si accappona la pelle perché è come dire che esiste un disegno imperituro in forza del quale chi guida una Nazione è legittimato, in nome della Storia, ad agire per ripristinare ciò che la casualità del tempo ha modificato.</p>



<p>In quegli anni la destra più radicale internazionale, con i suoi tentacoli nei servizi segreti delle Nazioni democratiche e in apparati deviati degli Stati (non solo dell&#8217;Italia) aveva lo stesso obiettivo delle frange più estreme del comunismo al potere nei Paesi dell&#8217;est: impedire il superamento della guerra fredda, soprattutto là, in Italia, dove il più grande partito comunista dell&#8217;Occidente libero raggiungeva il 30% dei consensi e guidava importanti Città, Province, Regioni, in una fase di logoramento dei rapporti tra le forze democratiche e di appannamento del loro appeal elettorale. </p>



<p>Il Presidente della DC convinse il partito che era stato l&#8217;argine dell&#8217;avanzata comunista in Italia ad aprire il confronto con quel PCI, confronto il cui scopo finale doveva essere l&#8217;alternanza al potere tra un grande partito di sinistra “socialdemocratizzato” e un grande partito popolare come la DC.</p>



<p>Da giovane DC, al tempo nel gruppo “moroteo”, mi permetto di&nbsp; dire che Moro non aveva in testa una permanente “alleanza” di governo col PCI, ma il suo disegno era quello di liberare l&#8217;Italia dal fattore “K” e di gettare le basi per un&#8217;alternanza al potere tra forze democratiche diverse, ma entrambe legittimate dal consenso popolare e dalla fedeltà alla Costituzione.</p>



<p>Il combinato disposto di chi scelse il terrorismo per costringere le Istituzioni a ripiegare sulla repressione e, quindi, a creare le condizioni per l&#8217;insurrezione rivoluzionaria, e di chi voleva fermare un processo di allargamento dell&#8217;area democratica e di Governo in un Paese strategico per il superamento della “guerra fredda”, portò all&#8217;attacco al “cuore” del processo politico in atto che si concretizzò nel rapimento e nell&#8217;uccisione di Moro. Sappiamo cosa è successo dopo. L&#8217;impero sovietico si è disgregato e decine di milioni di persone sono diventati padroni del proprio destino.</p>



<p>Nel nostro Paese, nonostante contraddizioni, difetti, a volte drammi, è stato costruito un sistema di alternanza di cui persino forze populiste e neo sovraniste hanno potuto avvalersi. Ma nessun fattore “K” ha potuto più bloccare una fisiologica alternanza e/o dialettica politica.</p>



<p>Assistiamo, però a un tentativo concentrico di forze apparentemente opposte che spingono, anche in Occidente e nell&#8217;Unione Europea (che ha fatto passi da gigante nel suo processo di integrazione rispetto ai tempi di Moro, quando Kissinger sarcasticamente si chiedeva “quale fosse il numero di telefono dell&#8217;UE”…), a ricreare muri e confini che sanciscono quanto meno lo “status quo” che – e qui sta il problema – per qualcuno coincide non con la realtà venutasi a creare in questi quasi 40 anni, ma con lo “status quo ante”, cioè con “la Storia”.</p>



<p>Putin vuole questo. Lo “status quo ante”. La “Storia” che si impone sulla politica! A qualsiasi costo! Esattamente come avveniva nei secoli passati e come il nazismo e il comunismo sovietico hanno cercato di imporre nel &#8216;900. Non c&#8217;è spazio, in Putin, per l&#8217;autodeterminazione dei popoli dei Paesi che appartenevano all&#8217;Impero sovietico e, prima, russo.</p>



<p>Ieri come oggi quei movimenti che hanno dissolto l&#8217;URSS e generato dei paesi liberi e indipendenti, anche di scegliere la loro collocazione internazionale, sono, per l&#8217;autocrate che siede oggi al Cremlino, solo il prodotto dell&#8217;Imperialismo dell&#8217;Occidente, degli USA, della Gran Bretagna e dell&#8217;UE e, quindi, vanno ricondotti alla loro “Storia”. Che Lui interpreta.</p>



<p>E su questa strada incontra coloro che sostengono “prima l&#8217;America”o “prima gli Italiani”, che non accettano l&#8217;esito di libere elezioni o assaltano il Parlamento o spargono il terrore contro gli Ebrei e le minoranze in genere o vogliono rialzare muri contro l&#8217;invasione straniera.</p>



<p>Come nel 1978 chi vuole costruire processi fondati su principi di libertà, democrazia, autodeterminazione, trova sulla sua strada resistenze anche armate di chi&nbsp; vuole imporre la propria interpretazione della storia e delle relazioni politiche.</p>



<p>Da qui l&#8217;esigenza di una ribellione morale, prima ancora che politica, nei confronti di tutto ciò che giustifica, ieri come oggi, la violenza e l&#8217;aggressione contro la libertà di cercare strade nuove di convivenza e di vera pace, che non può mai essere confusa, con il generico pacifismo. A 44 anni di distanza è anche questo un modo per onorare la memoria di un martire: Aldo Moro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/16/susta-da-via-fani-a-kiev-esigenza-di-una-ribellione-morale-e-politica-nei-confronti-di-tutto-cio-che-giustifica-la-violenza-contro-la-liberta/">Da via Fani a Kiev, l&#8217;esigenza di una ribellione morale e politica nei confronti di tutto ciò che giustifica la violenza  contro la libertà</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/03/16/susta-da-via-fani-a-kiev-esigenza-di-una-ribellione-morale-e-politica-nei-confronti-di-tutto-cio-che-giustifica-la-violenza-contro-la-liberta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vincenzo Camporini: la Russia è isolata ma non si fermerà</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/03/09/raco-vincenzo-camporini-la-russia-e-isolata-ma-non-si-fermera/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/03/09/raco-vincenzo-camporini-la-russia-e-isolata-ma-non-si-fermera/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2022 21:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Alleanza Atlantica]]></category>
		<category><![CDATA[Crimea]]></category>
		<category><![CDATA[Donbass]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito]]></category>
		<category><![CDATA[Est]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Forze armate]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Trattato di Budapest]]></category>
		<category><![CDATA[Trattato Lisbona]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Camporini]]></category>
		<category><![CDATA[Zalensky]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4162</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo due settimane di guerra siamo riusciti a capire dove vuole arrivare davvero Putin?Credo che ci siano valutazioni diverse. La mia è che siamo solo all&#8217;inizio, perché ho la sensazione che la volontà di Putin sia quella di passare alla storia come colui che ha ricreato l&#8217;impero zarista, l&#8217;impero russo, ridando piena dignità a un popolo che per decenni, per secoli, è stato al centro della vita politica e militare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/09/raco-vincenzo-camporini-la-russia-e-isolata-ma-non-si-fermera/">Vincenzo Camporini: la Russia è isolata ma non si fermerà</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Dopo due settimane di guerra siamo riusciti a capire dove vuole arrivare davvero Putin?</strong><br>Credo che ci siano valutazioni diverse. La mia è che siamo solo all&#8217;inizio, perché ho la sensazione che la volontà di Putin sia quella di passare alla storia come colui che ha ricreato l&#8217;impero zarista, l&#8217;impero russo, ridando piena dignità a un popolo che per decenni, per secoli, è stato al centro della vita politica e militare del continente e del globo. Il che significa che, se è vero quello che penso, siamo solo all&#8217;inizio e l’Ucraina è soltanto il primo pezzo di un mosaico che dall’Ucraina passerà alla Moldavia, la Transnistria, e poi potrebbe ambire a risolvere ancora un paio di problemi.</p>



<p><strong>Quali?</strong><br>Putin lamenta la presenza di un confine diretto tra Nato e Russia. Il confine diretto già c’è, si chiama Estonia, Lettonia e si chiama soprattutto Königsberg o Kaliningrad, città natale di Kant, che è un&#8217;enclave di territorio russo che confina con la Lituania e con la Polonia. Se quello che io temo è vero ci aspettano tempi veramente molto duri, anche se i miei timori sono attenuati della constatazione di una fragilità della Russia non soltanto nella sua struttura economica ma anche dalla performance delle forze armate sul terreno.</p>



<p><strong>Non sono pronti a livello militare?</strong><br>L’esercito russo, erede dall&#8217;armata rossa che ha sconfitto il nazismo, non è un modello di efficienza. Lo abbiamo visto in tante circostanze più o meno recenti anche se chiaramente le esperienze del passato hanno indotto a una serie di correttivi per migliorarne appunto l&#8217;efficacia della prestazione. Abbiamo visto che in effetti in Siria c&#8217;è stata una prestazione efficiente delle capacità operative dell’esercito russo sul terreno, anche se con metodologie che all’Occidente non piacciono come l&#8217;uso delle bombe a grappolo, armamenti che non discriminano tra civili e militari e che quindi sono state messe al bando da molti paesi occidentali.</p>



<p><strong>La battaglia finale sarà su Kiev?</strong><br>Io non ho informazioni di intelligence. E’ chiaro che la battaglia di Kiev sarà determinante per l&#8217;esito di questa di questa campagna. Kiev è un agglomerato urbano con grandi radici storiche, con un centro storico costruito secondo i criteri dei tempi, quindi non è molto idoneo all&#8217;operazione di mezzi blindati e corazzati. Nella zona storica si può creare un’area di resistenza che è particolarmente difficile attaccare con forze che non siano quelle della fanteria. Un reticolo di vie strette in cui ogni angolo diventa ideale per un agguato. Il problema potrebbe essere risolto dai russi con l’utilizzo di maggiore forza.</p>



<p><strong>Sino a che punto può arrivare l&#8217;azione della Nato? Sembra di capire che la linea rossa che non potrà essere oltrepassata è l&#8217;uso degli aerei.</strong><br>Direi che siamo vicini a questa linea rossa, nel senso che il l&#8217;invio di aeroplani può davvero costituire un salto di qualità, quindi la salita di un gradino nella famosa scala della deterrenza. Capisco la prudenza usata dagli Stati Uniti e capisco anche la la volontà di alcuni paesi che sono più sensibili alla minaccia della Russia, come la Polonia, che vorrebbe in qualche modo forzare la mano. Ma credo che siamo arrivati veramente al massimo che l’Occidente può fare per aiutare il popolo ucraino.</p>



<p><strong>C’è chi dice che l’invio di armi occidentali finisce soltanto col prolungare l’agonia dell’Ucraina.</strong><br>Si tratta di un argomento assolutamente pretestuoso. Secondo questa linea di pensiero nel 1939/40 avremmo dovuto lasciare l’Europa in balia del nazismo. Oggi ci troveremmo con una situazione un po’ diversa, certamente meno democratica e meno rispettosa dei diritti umani.</p>



<p><strong>Cosa pensa di una adesione immediata dell’Ucraina all’Europa? </strong><br>L’adesione immediata è assolutamente non proponibile dal punto di vista burocratico e del diritto. Sarebbe un fatto puramente simbolico privo di contenuti e quindi non non insisterei su questa strada.</p>



<p><strong>Comporterebbe l’apertura di un fonte diretto tra Unione Europea e Russia?</strong><br>La cosa non è da escludere, anche perché uno degli articoli del Trattato di Lisbona parla di una necessaria solidarietà tra gli stati membri dell&#8217;unione in caso di minacce. Si fa esplicito riferimento a minacce terroristiche e di altro tipo, non si fa riferimento a minacce di tipo militare classico perché la maggior parte dei paesi dell’Unione Europea considera che lo difesa comune si attua attraverso la NATO. Però è chiaro che ci sia un dovere di solidarietà che potrebbe in qualche modo essere interpretato come una chiamata alle armi.</p>



<p><strong>Le guerre si possono vincere senza stravincerle?</strong><br>Dipende dipende dalla volontà degli attori. Ieri sera abbiamo ascoltato Zalensky dire che lui è disponibile a trattare sullo stato giuridico di Crimea, del Donbass, sulla questione della rinuncia all’adesione all’Alleanza Atlantica, che peraltro non era in agenda, come giustamente detto il cancelliere tedesco. Ma sembra che la cosa non abbia colpito più di tanto Putin. Quindi la volontà da un lato c&#8217;è ma dall&#8217;altro lato sento Putin dire che lui è disponibilissimo a trattare purché la controparte accetti tutte le sue condizioni. Non mi sembra una posizione negoziale particolarmente desiderosa di giungere a un accordo.<br> <br><strong>Quindi dobbiamo aspettare che ci sia un successo militare netto prima che ci si possa sedere davvero e volontariamente intorno a un tavolo con la disponibilità a sottoscrivere un accordo anche politico?</strong><br>Temo di si, il fattore militare oggi è dominante. C’è un episodio però che voglio ricordare sulle responsabilità di questo conflitto.</p>



<p><strong>Ci dica.</strong><br>Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, avvenuta nel 1991, sul territorio dell’Ucraina erano presenti 1300 ordigni nucleari della vecchia Unione Sovietica. L’Ucraina rinunciò a questo deterrente nucleare di cui disponeva e accettò con un trattato di mandare queste testate in Russia perché venissero smantellate. Il trattato è quello di Budapest del 94 ed è stato sottoscritto da tre potenze: Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia eUcraina ovviamente. La Russia si impegnò con quel trattato a rispettare l&#8217;integrità territoriale del l’Ucraina e a non utilizzare mai la forza o la minaccia dell&#8217;uso della forza per influire sulla politica interna del l’Ucraina. Era il 1994 e Putin non era ancora al potere. Forse per questo Putin si sente svincolato da quest&#8217;obbligo che il suo paese prese solennemente e che oggi è considerato carta straccia. Non esiste invece nessun documento, nessun impegno formale assunto da parte della Nato di non espandersi a Est. Quando sento parlare di responsabilità della Nato davvero rabbrividisco. La gente dimostra di non avere memoria e di non ricordare le cose fondamentali del diritto internazionale.</p>



<p><strong>Ammesso che Putin riesca a occupare l’Ucraina, potrà ancora essere riconosciuto come un interlocutore a livello internazionale?</strong><br>Assolutamente no. Anche nell&#8217;eventualità che le ostilità cessino per una cessazione della resistenza ucraina, è chiaro che la Russia a questo punto è fuori dal consesso degli stati con cui si dialoga. Quindi ben vengano tutte le iniziative per renderci assolutamente indipendenti da quello che può essere una qualsiasi relazione commerciale con la Russia, a partire da quella sugli idrocarburi. A questo punto la Russia sarebbe fuori dal consesso, quantomeno dei paesi occidentali. Potrebbe rivolgersi a chi la sta sostenendo e la sta in qualche modo giustificando. Ricordiamo che alle Nazioni Unite, su 193 Paesi membri, sono stati 141 i voti a favore, 5 i contrari (Russia, Bielorussia, Eritrea, Corea del Nord e Siria) e 35 gli astenuti, tra cui Cina e India. Sono numeri che dimostrano l&#8217;isolamento in cui la Russia si è messa, isolamento che non è destinato a esaurirsi con la cessazione dei combattimenti se non si torna a una situazione di rispetto della sovranità ucraina e dell&#8217;integrità territoriale di questo paese.</p>



<p><strong>E questo passa anche attraverso il superamento di Putin, probabilmente.</strong><br>Non c&#8217;è dubbio. Adesso abbiamo una situazione in cui c’è uno zar al potere, che riesce chiaramente a trascinare il suo paese. Io non sopravvaluterei la questione delle dimostrazioni di piazza nelle città russe. Stiamo parlando di piccole minoranze di persone che hanno una sensibilità dovuta magari agli studi svolti o ai viaggi effettuati, ma la stragrande maggioranza dei russi certamente sta esultando nel vedere tornare il proprio paese protagonista sulla scena internazionale, dopo aver vissuto un periodo di impotenza seguito alla caduta dell’Unione Sovietica. Quindi non facciamoci illusioni su una ribellione dal basso. Possiamo immaginare che succeda qualcosa invece a livello della cerchia degli amici più stretti, dei collaboratori più stretti di Putin, che vedendosi pesantemente danneggiati dalle varie forme di embargo potrebbero in qualche modo farci un pensierino.<br> <br><strong>In che tempi è immaginabile una tale reazione, in base alla sua esperienza?</strong><br>La resistenza ucraina può durare almeno altre due settimane, ammesso che i russi riescano a rimediare alle deficienze logistiche di cui abbiamo parlato. Ma pur ammettendo che nelle prossime due settimane il problema sul campo venisse “risolto” si porrebbe il problema del controllo del territorio. L’Ucraina è enorme, è grandissima, ha oltre quaranta milioni di abitanti, con un sentimento nazionalistico fortissimo. Una Russia vincitrice sul terreno, che volesse controllare l’Ucraina si metterebbe in casa un nuovo Afghanistan.</p>



<p><strong>Cosa ha cambiato questa guerra nel cuore dell’Europa all’inizio del 2022?</strong><br>Ci ha insegnato che o ci riusciamo a diventare un&#8217;entità politica unica, un’entità politica coesa, che non si perde nelle diatribe di campanile tra Berlino, Parigi, Bratislava, Roma. A questo punto questa è una necessità oltre che un&#8217;opportunità storica. Dobbiamo necessariamente fare dei passi avanti in questa direzione. Solo così i paesi europei si riapproprieranno del loro destino, che oggi è deciso a Washington, a Mosca o a Pechino ma non è deciso né a Berlino, né a Parigi e tantomeno a Roma.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/09/raco-vincenzo-camporini-la-russia-e-isolata-ma-non-si-fermera/">Vincenzo Camporini: la Russia è isolata ma non si fermerà</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/03/09/raco-vincenzo-camporini-la-russia-e-isolata-ma-non-si-fermera/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Ucraina conflitto tra autocrazie e democrazie</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/02/13/susta-in-ucraina-conflitto-tra-autocrazie-e-democrazie/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/02/13/susta-in-ucraina-conflitto-tra-autocrazie-e-democrazie/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Feb 2022 11:26:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Aosta]]></category>
		<category><![CDATA[Autocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Bollette]]></category>
		<category><![CDATA[Bolzano]]></category>
		<category><![CDATA[Bosforo]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[Dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[EstUcraina]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Francesi]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra del Golfo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[KGB]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Macron]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Nero]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Oppositori]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Paesi Baltici]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Riga]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Tirolo]]></category>
		<category><![CDATA[Tallin]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Vilnius]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4061</guid>

					<description><![CDATA[<p>È davvero singolare che una certa parte di opinione pubblica attribuisca a USA, UE, Nato, Occidente in genere, la &#8220;colpa&#8221; di quanto sta avvenendo in Italia. Perché i Paesi Baltici (ci siete mai stati? Avete mai parlato con la gente comune a Vilnius, a Tallin, a Riga?) hanno paura della Russia? Perché la Polonia e altri Paesi dell&#8217;est (e gran parte del popolo dell&#8217;Ucraina se solo facesse parte dell&#8217;UE) vogliono&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/13/susta-in-ucraina-conflitto-tra-autocrazie-e-democrazie/">In Ucraina conflitto tra autocrazie e democrazie</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È davvero singolare che una certa parte di opinione pubblica attribuisca a USA, UE, Nato, Occidente in genere, la &#8220;colpa&#8221; di quanto sta avvenendo in Italia. Perché i Paesi Baltici (ci siete mai stati? Avete mai parlato con la gente comune a Vilnius, a Tallin, a Riga?) hanno paura della Russia? Perché la Polonia e altri Paesi dell&#8217;est (e gran parte del popolo dell&#8217;Ucraina se solo facesse parte dell&#8217;UE) vogliono stare sotto l&#8217;ombrello NATO?</p>



<p>Perché di qua, in Occidente, c’è la libertà. Purtroppo, sfugge a troppi Italiani che la differenza tra la Russia di Putin e i Paesi dell&#8217;est che vogliono stare nell&#8217;Occidente e nella NATO sta in questa divisione: quella è una autocrazia, se non una dittatura, e questi sono sistemi democratici.</p>



<p>Molti di noi sono così &#8220;Soloni&#8221; (sic!) che prima accusano Biden di urlare &#8220;al lupo, al lupo&#8221; per giustificare il suo interventismo, ma poi lo accuseranno di debolezza e di abbandonare il popolo ucraino se e quando la Russia invaderà l&#8217;Ucraina o parte di essa senza che USA, UE o NATO possano reagire, visto che se intervenissero, si scatenerebbe la terza guerra mondiale.</p>



<p>Il tema è tutto qui: si sta profilando all&#8217;orizzonte un conflitto tra autocrazie e democrazie in cui i valori di pace e di libertà delle seconde diventano il cavallo di Troia che le prime sfruttano per conquistare spazio e potere.</p>



<p>Sarebbe interessante, inoltre, chiedere ai giustificazionisti nostrani di Putin (quelli secondo cui, in fondo, l&#8217;ex KGB, sta solo riportando a casa una parte della &#8220;grande Russia&#8221;) cosa farebbero e direbbero se domani mattina la Germania invadesse il Sud Tirolo tedesco e bombardasse Bolzano o i Francesi facessero la stessa cosa ad Aosta. Staremmo lì a guardare? Diremmo &#8220;prego…si accomodino, tanto son vostri fratelli, mica nostri..&#8221;?</p>



<p>E, sfidando il politicamente corretto, lasciatemi dire un&#8217;ultima cosa, già sentita durante le guerre del Golfo: &#8220;è sempre e solo una questione di petrolio o di gas&#8221;. Eh già! Proprio così. Se qualcuno crede ancora che la guerra di Troia (1000 A.C.) sia scoppiata perché hanno rapito Elena si svegli. È stata la prima guerra commerciale dell&#8217;Occidente, per il controllo del Bosforo, del Mediterraneo e del mar Nero. Purtroppo i bisogni dei popoli nella storia o sono stati soddisfatti con il pacifico commercio e con la diplomazia o, ahinoi, con la guerra.</p>



<p>Il dittatore Putin sa che che l&#8217;Europa vive ed è l&#8217;area più ricca del mondo, con gli USA, grazie al gas che gli vende o che passa sul suo territorio attraverso l&#8217;Ucraina. Senza quell&#8217;energia siamo condannati a un futuro di povertà per almeno per i prossimi 15/20 anni, un tempo sufficiente per cambiare- molto in peggio &#8211; la nostra vita.</p>



<p>Intensifichiamo la diplomazia, paghiamo di più il gas se serve (e forse capiremo perché le bollette aumentano), ma occorre anche trovare il modo di placare lo strapotere di chi manda in galera gli oppositori, li uccide anche in terra straniera, ammazza i giornalisti, trucca le elezioni.</p>



<p>Biden non ha provocato questa crisi! E neppure la NATO o l&#8217;UE e se alcuni Paesi ex sovietici hanno chiesto di aderirvi è perché questa, a maggior ragione oggi, è la parte della libertà, quella libertà che il regime comunista sovietico prima e Putin oggi hanno calpestato per oltre 100 anni ormai.</p>



<p>Mi auguro che lo sforzo di Biden, di Macron e di tutti quelli che stanno lavorando per convincere il nuovo zar riescano. Ma se dovesse andare male, visto che non potremo intervenire per proteggere il popolo ucraino pena lo scatenarsi di una guerra globale, almeno si abbia il pudore di tacere e di evitare di fare altre ipocrite &#8220;marce della pace&#8221; che salvano solo la nostra coscienza a ulteriore prova che la strada dell&#8217;inferno è lastricata di tante buone intenzioni. Non dimentichiamolo!</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/13/susta-in-ucraina-conflitto-tra-autocrazie-e-democrazie/">In Ucraina conflitto tra autocrazie e democrazie</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/02/13/susta-in-ucraina-conflitto-tra-autocrazie-e-democrazie/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Energia: l’Europa (e soprattutto l’Italia) deve compiere una scelta audace e decisa</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/01/26/munari-energia-europa-e-soprattutto-italia-deve-compiere-scelta-audace-e-decisa/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/01/26/munari-energia-europa-e-soprattutto-italia-deve-compiere-scelta-audace-e-decisa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 17:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Aumento prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Diversificazione]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Gasdotti]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Green]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal 2030]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Neutralità climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Nord Stream 2]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Pale eoliche]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Pannelli solari]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Reattori]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cingolani]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Tassonomia verde]]></category>
		<category><![CDATA[transizione]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Verde]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3990</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&#160;europea&#160;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate. La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/26/munari-energia-europa-e-soprattutto-italia-deve-compiere-scelta-audace-e-decisa/">Energia: l’Europa (e soprattutto l’Italia) deve compiere una scelta audace e decisa</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&nbsp;europea&nbsp;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate.</p>



<p>La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco chiari, cambiando in corsa parametri e criteri scientifici, rimandando la data di scadenza.</p>



<p>La&nbsp;tassonomia&nbsp;dell&#8217;Unione Europea è un documento essenziale che&nbsp;farà da guida per gli investimenti privati nel settore energetico – investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi del Green Deal 2030 e la neutralità climatica nel 2050. Il grande punto interrogativo, ancora irrisolto, è l’inclusione o meno di gas naturale e nucleare nella tassonomia verde.</p>



<p>A Bruxelles si è già giunti alla conclusione che entrambi vadano considerati come fonti energetiche in grado di facilitare la transizione ecologica. Il nodo da sciogliere sono i criteri indicati dalla Commissione per ottenere l’etichetta di “sostenibile” – i parametri assegnati sono troppo rigidi e vincolanti, tant’è che anche alcuni progetti ora in fase conclusiva rischierebbero di non rispettare i nuovi livelli prefissati dall’Unione.</p>



<p>Tralasciando gli aspetti più tecnici, in Europa si è riacceso il dibattito sul nucleare, alimentato anche dalla crisi energetica in corso. La principale diatriba è proprio quella tra Francia, lo Stato europeo che più trae benefici dalla tecnologia nucleare, e Germania, che assieme ad Austria e Spagna è contraria all’inserimento dell’atomo nella tassonomia green. Il fronte anti-nucleare è fermo sull’idea che la tecnologia sia dannosa, pericolosa. Dall’altro lato, vi sono paesi che difendono il mix energetico per la transizione e anzi, si impegnano a modernizzare i reattori esistenti e costruirne di ultima generazione per fronteggiare il fabbisogno energetico crescente.</p>



<p>E l’Italia? Da ormai qualche mese l’aumento del costo del gas ed energia elettrica ha spinto numerose personalità, politiche e non solo, ad evocare un ritorno del nucleare in Italia, promosso in primis anche dal Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che, in più occasioni, ha ribadito come il nucleare di quarta generazione possa portare benefici non solo energetici ma anche economici.</p>



<p>Eppure, in Italia vige un monopolio dell’opinione pubblica riguardo i mezzi con cui realizzare la svolta green. C’è molta ipocrisia nel pensare che pannelli solari e pale eoliche possano garantire il fabbisogno energetico di cui abbiamo bisogno. Necessiteremo sempre più di energia e per restare in linea con i target europei saranno necessari dei radicali cambiamenti. Di fatto, dati alla mano, le due fonti che garantiranno un abbassamento drastico di emissioni CO2 e inquinamento sono proprio gas naturale e nucleare, quest’ultimo ormai divenuto un tabù nel nostro paese.</p>



<p>Nell’immediato, a causa della crisi pandemica e della crescente domanda globale di energia, l’aumento dei prezzi europei del gas è un problema che deve essere risolto ma Nord Stream 2, opera terminata, resta ancora inattiva. I due gasdotti, se funzionanti, raddoppierebbero l’importazione di gas naturale in Europa. È vero, vi sono controindicazioni politiche, specialmente nelle ultime ore con la tensione in Ucraina che aumenta, ma aprire un dialogo costruttivo con Putin sarebbe negli interessi europei. Volente o nolente, non possiamo fare a meno dal gas russo. Tutte le altre alternative sono inverosimili.</p>



<p>Guardando invece a prospettive a lungo termine, il nucleare è il futuro dell’energia. Cina e India già hanno iniziato questo percorso – attualmente vi sono 55 reattori in costruzione e 109 pianificati, la maggior parte di essi si trova in questi due paesi.</p>



<p>In Italia non abbiamo centrali, ma sfruttiamo il nucleare. Consumiamo e non produciamo. In un’ottica di strategia energetica, la diversificazione è la prima regola. È fondamentale che il nostro paese si applichi a favorire un mix energetico, aprendo anche ad investimenti sul nucleare di ultima generazione. Non partecipare a questa sfida tecnologica ed energetica significa perdere indipendenza e autonomia. Questo vale per l’Italia ma anche, naturalmente, per la nostra Unione.</p>



<p>Non avremo mai un’Europa padrona del proprio destino, autonoma nelle scelte produttive e strategiche, se prima non possiede il carburante necessario per accendere il suo motore.</p>



<p>In una causa comune come quella della lotta al cambiamento climatico è fondamentale avere una visione a lungo termine, non miope, ed essere protagonisti nell’innovazione tecnologica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/26/munari-energia-europa-e-soprattutto-italia-deve-compiere-scelta-audace-e-decisa/">Energia: l’Europa (e soprattutto l’Italia) deve compiere una scelta audace e decisa</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/01/26/munari-energia-europa-e-soprattutto-italia-deve-compiere-scelta-audace-e-decisa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno sguardo sul Colle</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/01/19/susta-uno-sguardo-sul-colle/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/01/19/susta-uno-sguardo-sul-colle/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 21:19:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Capo dello Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Colle]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Chigi]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[Riforme]]></category>
		<category><![CDATA[Senato]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unita nazionale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3927</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sull&#8217;elezione del Capo dello Stato sta andando in scena un teatrino che non ha nulla a che fare con il bisogno di &#8220;aria nuova&#8221; che il post(?)pandemia richiede. La politica comporta, per carità, battaglie di posizionamento e di altrui logoramento, ma nell&#8217;attuale vicenda ci sono alcuni dati di fatto ovvi, oggettivi, che nessuno può raccontare in modo diverso da come sono. È pia illusione che Draghi al Quirinale possa pilotare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/19/susta-uno-sguardo-sul-colle/">Uno sguardo sul Colle</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sull&#8217;elezione del Capo dello Stato sta andando in scena un teatrino che non ha nulla a che fare con il bisogno di &#8220;aria nuova&#8221; che il post(?)pandemia richiede. La politica comporta, per carità, battaglie di posizionamento e di altrui logoramento, ma nell&#8217;attuale vicenda ci sono alcuni dati di fatto ovvi, oggettivi, che nessuno può raccontare in modo diverso da come sono.</p>



<p>È pia illusione che Draghi al Quirinale possa pilotare l&#8217;attività di Governo e garantire l&#8217;Italia verso l&#8217;Europa come se fosse premier. Spendere bene i 250 miliardi del PNRR e fare le riforme non è compito del Presidente della Repubblica, ma del Governo e del Parlamento. </p>



<p>Mattarella non è riuscito a fermare (ma ha firmato) leggi orrende, peraltro non ancora cambiate; non credo che Draghi avrebbe maggiore capacità persuasiva. E non basterebbe certo una sua telefonata all&#8217;UE e agli altri partner europei per convincerli, ancora una volta, che la &#8220;povera Italia&#8221; deve avere piu&#8217; tempo, comprensione per le sue ataviche difficoltà per fare quello che, a nome dell&#8217;Italia non Mattarella, ma Draghi ha promesso.</p>



<p>Non esistono figure davvero autorevoli che garantiscano entrambi gli schieramenti. Esistono bravissimi navigatori nei mari burrascosi della politica, nocchieri che hanno attraversato le tempeste della politica, ma pochi incarnano quello spirito &#8220;repubblicano&#8221; che in questo difficilissimo frangente è richiesto sia al &#8220;Colle&#8221; che a Palazzo Chigi.</p>



<p>Chi ha testa sul collo sa che non è finito il tempo di una forte unità nazionale, che solo uno come Draghi può garantire di implementare il PNRR e che solo un Governo guidato da lui può fare le riforme (anche se comincio ad avere dei dubbi che ce la faccia, ma, sia chiaro, se non ci riesce lui non ci riesce nessuno).</p>



<p>Non capisco, quindi, perché Draghi debba salire al Colle e perché Mattarella abbia più volte detto che ha finito la corsa. A certi livelli bisognerebbe rendersi conto &#8211; e non sarebbe presunzione &#8211; della propria oggettiva (non soggettiva) indispensabilità. </p>



<p>Capisco il desiderio di contribuire a uscire dall&#8217;emergenza istituzionale, di non ripetere la vicenda Napolitano, ma, ricordo bene per aver partecipato da capogruppo in Senato a quella rielezione (nonché all&#8217;elezione di Mattarella) che essa fu legata all&#8217;avvio del processo riformatore che il Parlamento concluse, anche se, sciaguratamente, il popolo sovrano ne bocciò l&#8217;esito.</p>



<p>Questa situazione &#8211; oggettiva &#8211; di partiti incartati dentro a una logica bipolare che non regge più, perché fondata sulla reciproca delegittimazione, ha una sola, logica, conclusione: la conferma di Mattarella almeno fino alla fine della legislatura e l&#8217;impegno che lo stesso Presidente deve porre come condizione per la sua rielezione (così come fece Napolitano avviando il processo riformatore) a concludere le riforme concordate con l&#8217;UE e gli altri partner e l&#8217;implementazione concreta del PNRR, condizioni che solo la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi può garantire.</p>



<p>Senza questo, tra meno di un anno, salvo miracoli in cui ho sempre creduto e quindi..&#8221;spes ultima dea&#8221;…. l&#8217;Italia si ritroverà in posizione dialettica con l&#8217;UE e con gli altri Paesi che, nel frattempo, avranno ovviamente rispettato gli impegni assunti, senza piagnistei, vittimismi e inutile spocchia a cui troppo spesso l&#8217;Italia si è lasciata andare quando doveva giustificare le sue mediocri furbate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/19/susta-uno-sguardo-sul-colle/">Uno sguardo sul Colle</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/01/19/susta-uno-sguardo-sul-colle/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
