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	<title>#biblioterapia Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Letterina di Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 08:32:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Natale. L&#8217;albero luccica, i regali sono impacchettati, la stella di Natale stranamente non è appassita, la ghirlanda dà il benvenuto sulla porta, la tavola sbrilluccica di ori e argenti, c&#8217;è anche un delizioso profumino di cibo e ho aggiunto un tocco di rosso sul vestito. Ho ancora tutto il tempo per prepararmi un profumato Tè di Natale. La cannella, lo zenzero, la scorza di arancia diffondono tutto intorno il loro&#8230;</p>
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<p><strong>Natale. </strong>L&#8217;albero luccica, i regali sono impacchettati, la stella di Natale stranamente non è appassita, la ghirlanda dà il benvenuto sulla porta, la tavola sbrilluccica di ori e argenti, c&#8217;è anche un delizioso profumino di cibo e ho aggiunto un tocco di rosso sul vestito. Ho ancora tutto il tempo per prepararmi un profumato Tè di Natale. La cannella, lo zenzero, la scorza di arancia diffondono tutto intorno il loro inebriante aroma. Questa pausa in solitaria è proprio quello che ci vuole prima e dopo la grande attesa baraonda. </p>



<p>E allora da dove viene questa sensazione di mancanza? Cosa non ho preparato? Sollevo il piatto a capotavola. Ecco, manca la letterina di Natale. Bisogna scriverla, in fretta. Ma a chi?<br><strong>Cari Genitori?</strong><br>No, non si può più. Impossibile copiare dalla lavagna di II elementare: Cari Genitori, vi voglio tanto bene, perdonatemi i capricci e le disubbidienze, d&#8217;ora in avanti sarò più buona, il Bambino Gesù vi colmi di salute e ogni bene.<br>Ma lo sapeva suor Carolina, che scriveva col gesso bianco e la calligrafia infantile, che Michele aveva un padre ubriacone che la sera di Natale avrebbe mandato all&#8217;aria i piatti? Che Assuntina era tanto se festeggiava il cenone con una minestra? Che a Carmela erano i genitori a dover chiedere perdono per le disattenzioni, le mancanze, i rimproveri? Che Antonio ubbidiva a capo chino al padre che lo teneva in bottega tutto il pomeriggio e solo a notte riusciva a fare i compiti? Che Giuseppe, sua mamma la odiava per tutto il rossetto e il profumo con cui usciva di sera? E Matilde che i genitori non ricordava nemmeno più come erano fatti? Suor Carolina sapeva che non c&#8217;eravamo in classe solo io, Carmen, Paola, Alessandro, Katia, Francesco con le nostre letterine filigranate e il vestitino nuovo e i giocattoli pronti e nascosti nell&#8217;armadio, e i baci e le coperte rimboccate?</p>



<p>Allora meglio indirizzarla ai <strong>figli</strong>, da parte di noi, i Cari Genitori che siamo diventati?<br>Riusciremo noi genitori nella nostra letterina a proclamare che ci vogliamo bene? Ora che è tempo di consuntivi? Oppure compileremo lunghe liste nere? Tutte le volte che non abbiamo avuto tempo, tutte le volte che abbiamo fatto altro, tutte le volte che vi abbiamo detto sì perché era tanto più facile, e le altre che abbiamo detto no senza ascoltare, senza capire. Gli incoraggiamenti che non vi abbiamo dato, le strade che vi abbiamo troppo facilitato e quelle che vi abbiamo chiuso, le prove che abbiamo affrontato al vostro posto. Lo sforzo che non abbiamo fatto di ascoltare i vostri silenzi o i vostri sproloqui. La musica , i libri, i film, le mode, le battaglie, i cortei, le compagnie che non ci è sembrato valesse la pena di vivere con voi, fenomeni adolescenziali, come i brufoli: Passeranno, ci siamo detti. Ebbene sì, siamo stati un po&#8217; cattivelli, abbiamo fatto i nostri capricci e le nostre marachelle, abbiamo spesso disubbidito al nostro compito, ma vi vogliamo, e voluto, tutto il bene del mondo e oggi vi promettiamo di essere più attenti a quello che vi aspettate da noi, più vicini o più assenti secondo i vostri bisogni. Ora che anche voi siete genitori, siamo certi del vostro perdono.</p>



<p>Forse la cosa più facile è rivolgerci a voi, <strong>Cari nipoti</strong>.<br>Qui la letterina scorre liscia liscia. È un andirivieni di baci e abbracci, giochi e canzoncine, passeggiate nel parco, cartoni alla TV, Tik tok, messaggi e videochiamate su WhatsApp e faccine. Con leggerezza ritroviamo il tempo che non avevamo con i figli e insieme la pazienza, l&#8217;allegria, l&#8217;attenzione. Sarà che prima il tempo era lungo e ora tanto breve? Niente per cui chiedere perdono allora? Siete troppo piccoli per parlarvi del mondo che vi lasciamo? Dell&#8217;inquinamento della terra, delle corruzioni materiali e morali, delle guerre e delle violenze, delle discriminazioni di ogni genere, delle diseguaglianze ed egoismi? Della Bellezza che stiamo distruggendo? Siamo ancora in tempo a fare i buoni? Possiamo ancora augurarvi, con ragionevole ottimismo un futuro di salute pace e amore?</p>



<p><strong>Come è difficile stasera scrivere la letterina di Natale</strong>. Sarà perché ho perso l&#8217;esercizio. Perché non c&#8217;è una lavagna da cui copiare. Sarà perché non so a chi indirizzarla? Forse allora è meglio che la scriva a me.<br><strong>Cara Nada…</strong> ti voglio bene (?) , perdonami tutti gli sbagli, le mancanze, le disattenzioni, le viltà, le occasioni perse, gli occhi troppo chiusi o troppo aperti, le rinunce, gli sguardi e e le parole non dette. I sogni perduti. Ti ringrazio per tutto il bene e il bello, l&#8217;ordinario e lo straordinario, le presenze e le assenze, il dono sfaccettato della vita, tutto questo che ti è stato regalato e che hai costruito. Faccio ancora in tempo a diventare più buona? Certo, pregherò il bambino Gesù che mi faccia credere, almeno un po&#8217;, che &#8220;<strong>un meglio può ancora arrivare</strong>&#8220;.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: sensazione di una mancanza indefinita<br><strong>Terapia</strong>: un buon Tè di Natale molto aromatizzato e la lettura di una vecchia Letterina di Natale, se cercate bene la troverete di sicuro. Non importa chi ne sia l&#8217;autore.</p>
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		<title>Storie che non finiscono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 08:47:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se una mattina, come ogni mattina, prepari il tè per la colazione.Se quella mattina il mare ti appare verticale e tanto ti riporta alla considerazione che sei tornata a casa e non c’è più il mare orizzontale della vacanza.Se la routine dei gesti che non hanno più bisogno di essere pensati ti rassicura.Se il profumo dei gelsomini non proviene più dalle notti stellate, ma dalla fumante tazza di tè.Se pregustando&#8230;</p>
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<p><em>Se</em> una mattina, come ogni mattina, prepari il tè per la colazione.<br><em>Se</em> quella mattina il mare ti appare verticale e tanto ti riporta alla considerazione che sei tornata a casa e non c’è più il mare orizzontale della vacanza.<br><em>Se</em> la routine dei gesti che non hanno più bisogno di essere pensati ti rassicura.<br><em>Se</em> il profumo dei gelsomini non proviene più dalle notti stellate, ma dalla fumante tazza di tè.<br><em>Se</em> pregustando la noia della quotidianità apri il tablet per leggere le ultime notizie e non ci puoi credere, ti blocchi.</p>



<p><em>È morto.</em></p>



<p>È morto lo scrittore spagnolo Javier Marías. Improvvisamente, per noi lettori che nulla sapevamo della breve polmonite assassina che lo ha ucciso. Non ci sono altri dettagli, non c’erano coccodrilli pronti, troppo in buona salute, troppo recente l’ultimo romanzo, l’ultimo premio, l’ultima intervista.</p>



<p>Cerchiamo, seguendo il suo suggerimento &#8211; “<em>quando una persona muore in modo inatteso cerchiamo di ricostruire quel che ha detto l’ultima volta che l’abbiamo visto come se potessimo salvarlo con questo</em>” &#8211; qual è stata l’ultima volta che lo abbiamo incontrato, pur sapendo che non riusciremo a salvarlo lo stesso.</p>



<p>La mia ultima volta è stata alcuni mesi fa, con la lettura di<em> Tomas Nevinson</em> pubblicato in Italia all’inizio di quest’anno. Ricordo, questo sì, di avere chiuso il libro con un gesto definitivo e già nostalgico. Mi ero detta, lo so perché lo avevo appuntato, &#8220;<em>com&#8217;è difficile lasciare andare un libro di Marías? È una vita, una storia che si chiude</em>.&#8221;<br>Era il 22 maggio.</p>



<p>Chi ama un autore, come ogni amato, non può fare a meno delle sue parole e della sua presenza. Allora lo segue, fa ricerche su Google per sapere se sta per uscire un nuovo romanzo, e quando finalmente – perché Marías non è uno scrittore a getto continuo &#8211; l’editore annuncia la prossima uscita, la prenota. Anche se sa che vetrine di librerie reali e online saranno tappezzate dell’opera.<br>Perché di Javier Marías stiamo parlando.</p>



<p><em>Che dire? Da dove cominciare? Che cosa ricordare? Che cosa omettere? Cosa nascondere? Cosa evidenziare?</em></p>



<p>Ci tocca procedere senza sapere bene come fare; così come faceva lui quando si accingeva a scrivere una storia. <em>“Non è che non sappia dove voglio andare, ma non conosco la strada da percorrere, comincio senza sapere molto di quello che racconterò, non cambio nulla dei miei romanzi, come non possiamo cambiare nulla del nostro passato.&#8221;</em></p>



<p>Possiamo cercare di salvarlo attraverso le sue storie, che si svelano attraverso ciò che accade e ciò che sarebbe potuto accadere, quello che è reale e quello che è mistero. Potremmo cercare di decifrare il tragico, l’imponderabile, gli enigmi della vita che mai si possono spiegare. Possiamo rassegnarci alle infinite letture che ogni evento e ogni persona nascondono. Possiamo tentare di capire il mondo nella sua indecifrabile complessità da un punto di vista etico, di fare del bene l’oggetto della narrazione anche se sappiamo che difficilmente potremmo raggiungerlo.</p>



<p>Oppure possiamo tentare la strada seguendo i suoi personaggi, quelli che per la lunga frequentazione (tre anni mediamente per completare un romanzo) diventavano suoi amici, persone sulle quali esercitava una capacità decisionale impossibile in qualsiasi altra circostanza o situazione. Uomini e donne ai quali affida una storia nella sofferta convinzione che non c’è nulla di certo, che quello che può proporre è solo un punto di vista e che anch’esso non è univoco. <em>Tomas Nevinson, Berta Isla</em>,<em> Julianin, Marta e Victor, Tupra</em>, <em>Pérez Nuix</em>, <em>Sir Peter Wheeler</em>, dall’inizio alla fine della narrazione si contraddicono di fronte ad eventi che potrebbero essere così come appaiono o esattamente al contrario. Li ritroviamo dietro una parete, una porta dove, casualmente o volutamente, finiscono per origliare una contrastante verità che propone una visione del tutto nuova o semplicemente interrogativa di fatti che sembravano certezze.</p>



<p>O ancora possiamo salvarlo lasciandoci ammaliare da una scrittura nella quale ci si perde come in un oceano senza rive o approdi. Un discorso fatto di un fraseggio colto, ricco di citazioni – su tutte quelle shakespeariane &#8211; di digressioni che affiancano la storia non sostituendosi ad essa ma divenendo a loro volta storia.<br>“<em>La mia intenzione, il mio desiderio, è che tutte le digressioni dei miei libri siano abbastanza interessanti in sé stesse da far soffermare il lettore</em>”, quelle digressioni che spesso servono a rompere una tensione narrativa altrimenti insostenibile, a riportare alla realtà la vita, già di suo inspiegabilmente tragica.<br>Ecco allora un fiorire di indicativi e condizionali, di presenti e passati prossimi e futuri anteriori che coniugano il grande mistero del <em>Tempo</em>, le ombre che in esso si nascondono, le maschere multiple che consegna ad ognuno di noi che tanto poco sappiamo di noi stessi.</p>



<p>Sorseggio il mio tè e penso che sì, forse queste sono strade praticabili per non perdere un autore che molto amiamo, e tuttavia so che ce ne deve essere ancora una, o tante, da cercare nei suoi libri che ora affiancati nello scaffale mi aspettano.<br>La storia non è finita.</p>



<p>Alcune storie non muoiono mai. </p>



<p><strong>Patologia:</strong> stati di sgomento, dolore, nostalgia.<br><strong>Terapia:</strong> leggere e rileggere e leggere e rileggere tutti i libri di Javier Marías, che non sono molti ma i necessari, lasciandosi aiutare da un buon tè per mandare giù il groppo in gola.</p>



<p></p>
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		<title>Isabella Morra, il canto di una esistenza infelice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2022 11:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il rischio per Isabella Morra è che ci si innamori più della sua tragica storia che della sua autentica arte. Che la visita del “denigrato sito”, l'ascolto delle leggende che la vedono aggirarsi per il lugubre castello, la voce del “torbido Siri” che ne piange la feroce e giovanile fine, possano ucciderla ancora una volta nella banalità di un'arte raccontata come una favola e non come una pagina di autentica letteratura quale in realtà è.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dobbiamo inerpicarci tra vicoli stretti e case di pietra addossate l&#8217;una all&#8217;altra per raggiungere il castello di Valsinni, antica Favale, al confine tra la Basilicata e la Calabria. Ci fa compagnia in questo luogo salvato dai rumori delle auto e delle TV accese, la voce del fiume Siri, del “torbido Siri&#8221;. </p>



<p>Se poi ci addentriamo tra le antiche mura del castello e ci affacciamo da una delle strette finestre contempleremo un paesaggio di creste alte, pendici ripide, e la valle nella quale il fiume scorre. La rocca tutta sembra quasi inghiottita, sprofondata nel paesaggio e nel silenzio.</p>



<p>Non ci sarà allora difficile immaginare la giovane Isabella dietro quella finestra, e non ci sarà difficile raccontare una vicenda che tante volte abbiamo già ascoltato, che riconosciamo nella solitudine di una vita, nella disperata speranza di un&#8217;evasione impossibile, nel lamento tutto interiore che sfocia infine in rime, nel vagheggiamento di un amore, reale o tutto da inventarsi.</p>



<p>La storia di Isabella Morra è lineare nel suo percorso, oggi potremmo sovrapporla a centinaia di vicende simili. Basterebbero poche righe su un giornale e una lettura non più di tanto curiosa in quanto sappiamo in partenza come vanno queste storie di donne uccise da un familiare. Non eccitano più la fantasia, giusto qualche particolare morboso.</p>



<p>Isabella è giovane, certo bella anche se non c&#8217;è nessun ritratto a confermarlo, aristocratica, colta, ammalata di solitudine. Vorrebbe leggere, viaggiare, conoscere. Disprezza la elementare visione di vita dei suoi fratelli, la sottomessa pavidità della madre, la rozzezza del volgo che la circonda, le vette aspre che imprigionano il castello. Invoca invano il ritorno del padre in esilio. Ricorre allora alla sola fuga possibile, un carteggio letterario con un ardito poeta, Diego Sandoval de Castro. Solo letterario? O in quelle lettere ricevute e spedite con sotterfugio si nasconde cifrato tra versi un ricambiato amore? Chi può dirlo. </p>



<p>Quel carteggio non è arrivato a noi, resta solo la testimonianza della moglie del fuggiasco Diego che diceva “che dicto don Diego havea festeggiato la sorella del dicto barone et fratelli&#8221; e che pertanto se l&#8217;era meritata una morte giunta a colpi di archibugio della quale furono assolti i “dicti fratelli&#8221;. Isabella non pianse l&#8217;amato o amico che fosse non perché non fosse addolorata da quella notizia, ma semplicemente perché lo aveva preceduto nella stessa sorte per mano degli stessi fratelli, lei non in un infido bosco ma nelle rassicuranti mura della casa natale. Solo i colpi di archibugio non furono sparati bastando, visto la familiarità delle persone deputate a difendere l&#8217;onore, un più casalingo coltello.</p>



<p>Caddero dalle sue mani le lettere incriminate? Si bagnarono del suo sangue? Fece in tempo Isabella a scrutare ancora una volta il lontano mare con le sue onde di speranza? Ricordò il suo Diego e, ci auguriamo, poté riassaporare momenti di amore? O non le restò che lo sgomento per visi e coltelli che credeva fratelli?</p>



<p>Storie antiche ma anche contemporanee di catene vere o solo interiori che legano la vita, e con la vita la gioia il presente il futuro, e che fatalmente conducono alla morte.</p>



<p>Povera baronessa di Carini: &#8220;Signuri patri chi venisti a fari? Signora figghia, vi vegnu ammazzari&#8221;, povera Francesca “ colomba dal disio chiamata”, povera spavalda Carmen, &#8220;Ah! Carmen! Mia Carmen adorata&#8221; e pertanto uccisa da don José. E povere Ornella Tina Silvia, e altre 100 solo in Italia nel 2021, la cui morte per mano di un familiare non è stata cantata da nessun poeta.</p>



<p>Isabella se la cantò da sola la sua infelice esistenza prendendo Petrarca come modello senza ridurlo tuttavia a uno sterile esercizio letterario, ma aggiungendovi una sensibilità tutta personale, una voce artistica distinguibile tra quelle delle altre poetesse del ‘500 per eleganza formale malgrado lei dichiarasse il suo stile “ruvido e frale&#8221;. I suoi versi non esprimono un dramma intimo, ma diventano paradigma umano e artistico di una dimensione ampia e condivisa del dolore. Non a caso molti critici le affiancano Leopardi.</p>



<p>Sono belli i pochi sonetti e le canzoni, soltanto 13 in tutto, che sono giunti a noi. Certo la poetessa ne scrisse molto di più, non le sarà mancato il tempo di intrecciare trame di parole su un ordito di interminabili vuote giornate e lunghi silenzi.</p>



<p>Non si lascia consolare nelle sue rime Isabella dal paesaggio che la circonda, dall&#8217;attesa del padre con cui condivideva cultura e affetto, dal desiderio di andare via, e pertanto grida la sua disperata speranza, il suo rifiuto di accettare la volgarità di persone e luoghi che la circondano, rivendicando una statura personale che con loro nulla ha a che fare. </p>



<p>Isabella è consapevole di trovarsi in una posizione culturale, spirituale, intellettuale al di sopra dell&#8217;antica Favale, di quello che Favale comporta, del suo tempo. Da questa estraneità deriva l&#8217;approdo ad una visione religiosa che caratterizza gli ultimi componimenti e che pare recare se non felicità almeno pace.</p>



<p>Sono versi coraggiosi i suoi, hanno l&#8217;impeto della rivolta e la forza di un elevato linguaggio poetico. Certo per questo furono pubblicati per la prima volta a pochi anni dalla sua morte.&nbsp; La giusta collocazione di Isabella Morra nella storia della letteratura però è dovuta soprattutto alla critica che ne fece Benedetto Croce alla quale seguirono molti studi e scritti e tra tanti, i lavori teatrali di Dacia Maraini e Andrè Pierre de Mandiargue. Infine l&#8217;istituzione di un Parco letterario a lei intitolato che produce molte e interessanti attività.</p>



<p class="has-text-align-left">Il rischio per Isabella Morra è che ci si innamori più della sua tragica storia che della sua autentica arte. Che la visita del “denigrato sito”, l&#8217;ascolto delle leggende che la vedono aggirarsi per il lugubre castello, la voce del “torbido Siri” che ne piange la feroce e giovanile fine, possano ucciderla ancora una volta nella banalità di un&#8217;arte raccontata come una favola e non come una pagina di autentica letteratura quale in realtà è.</p>



<p class="has-text-align-center">“de&#8217; gravi affanni deporrò la salma, <br>e queste chiome cingerò d&#8217; alloro.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/08/23/roberti-isabella-morra-il-canto-di-una-esistenza-infelice/">Isabella Morra, il canto di una esistenza infelice</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>La guerra come non so spiegarla a mio nipote</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/03/30/roberti-la-guerra-come-non-so-spiegarla-a-mio-nipote/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2022 10:00:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vincenzo vive nella sua camera. Una naturale tendenza adolescenziale e personale a prendere le distanze, fisiche, dalla famiglia, supportata dal lockdown, dalla Dad, dai social, si è consolidata in questi ultimi mesi. Sporadicamente facciamo prudenti incursioni nella sua privacy. Preparo due mug con un earl grey e tento una sortita. La sua postazione alla scrivania davanti al grande schermo del computer è la solita, ma la schermata no. Scene della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/30/roberti-la-guerra-come-non-so-spiegarla-a-mio-nipote/">La guerra come non so spiegarla a mio nipote</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Vincenzo vive nella sua camera. Una naturale tendenza adolescenziale e personale a prendere le distanze, fisiche, dalla famiglia, supportata dal lockdown, dalla Dad, dai social, si è consolidata in questi ultimi mesi. Sporadicamente facciamo prudenti incursioni nella sua privacy. Preparo due mug con un earl grey e tento una sortita.</p>



<p>La sua postazione alla scrivania davanti al grande schermo del computer è la solita, ma la schermata no. Scene della guerra si susseguono davanti ai suoi occhi e commenti nelle cuffie. Mi siedo sul suo letto e aspetto. Stacca gli occhi e le cuffie e mi vede. Mi vede? Tacciamo. Scene di devastazione continuano a scorrere interrotte da primi piani di inviati muti malgrado le labbra in movimento. Gli porgo la tazza che poggia sul ripiano.</p>



<p>Nonna.&nbsp;E&#8217; il suo modo di chiedere, è l&#8217;introduzione alle nostre conversazioni da quella prima volta che mostrandomi l&#8217;orsetto di peluche mi ha chiesto Nonnì, è buono? Non fa gnam di nessuno, no? No, è buono, mangia miele.&nbsp;E gli faccio il solletico con il pon pon della codina.</p>



<p>Lo schermo è occupato da un carrarmato, intorno gente che scappa.&nbsp;Nonna,&nbsp;Cerco parole e rassicurazioni, ma non ne trovo nemmeno una.&nbsp;Non avevo mai pensato che potesse esserci una guerra qui da noi. Una guerra così con i missili, i carri armati, le bombe, i soldati che uccidono, la gente che muore, che scappa. Se pensavo a una guerra la immaginavo da parte di alieni, con navicelle spaziali e armi che partono dalla mente. Una cosa insomma concepita solo da esseri non umani. Nonna, quei soldati sono poco più grandi di me.&nbsp;Guarda un po&#8217; la pila di libri sul tavolo, un po&#8217; lo schermo, un po&#8217; la lattina di coca. E poi guarda me. Aspetta che spieghi, metta le cose a posto, anche se scomodamente, che rassicuri.</p>



<p>Non so, Vincenzo, neanche io, che pure sono anziana, ho mai visto una guerra. Anche io pensavo che sono cose lontane dal nostro mondo occidentale, per le quali protestiamo, facciamo dimostrazioni, mandiamo soccorsi, scriviamo, leggiamo, discutiamo e ci battiamo con i mezzi che abbiamo per la libertà e i diritti di tutti. Neanche io immaginavo…Ti potrei dire, come faccio quando studiamo insieme letteratura, che “Sei ancora quello della pietra e della fionda…”</p>



<p>Ti potrei dire che sarà la pace comunque ad averla vinta, ti potrei dire che ognuno di noi deve fare la sua parte, quella che gli tocca, ti potrei dire che tutto il mondo ha paura, ma che la paura non deve averla vinta sul coraggio, ti potrei dire, giocando un po&#8217; d&#8217;azzardo, che noi non saremo toccati da questa sciagura ma che tanti come noi sono sommersi dalla sciagura…solo che il tempo degli orsetti è scaduto.</p>



<p>Potrei anche dirti che non posso fare a meno di sentirmi sollevata dal fatto che tu abiti a Catania, che hai 16 anni, che nemmeno al Luna Park prendi un fucile in mano, che il tuo solo, segreto corridoio umanitario è su Instagram con i tuoi amici. E sentendomi sollevata sprofondo in una voragine di colpa. La tazza è ancora lì, sulla scrivania. Intonsa.</p>



<p>Guardiamo muti le immagini che scorrono. Vincenzo non mi chiede più spiegazioni, ma si gira verso di me e mi circonda con le braccia. Io non avevo avuto il coraggio di farlo, e a ben pensarci è da un bel po&#8217; che non l&#8217;ho più. Nonnì.</p>



<p>Vincenzo prende la fisarmonica, ultimo amore nella lista degli strumenti amati, e si mette a suonare.<br>Non sapevo che Russians si potesse suonare alla fisarmonica.<br>Aggiungilo alla lista delle cose che non sai.<br>Saranno loro migliori di noi, questo lo so.</p>



<p><br>Patologia: stati intensi e acuti di smarrimento<br>Terapia: preparate pure un earl grey, ma non è certo che ricorderete di berlo. Lettura: Genesi, cap. 4, 1-16</p>
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		<title>Covid e tisana</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/02/24/roberti-covid-e-tisana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 15:41:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[isolamento]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[Mascherina]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[tamponi]]></category>
		<category><![CDATA[Tisana]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Malgrado vaccino, precauzioni, mascherina, Luigi l’ha preso. Dal collega, o forse dal barbiere, o in libreria o…sfidando le intemperie durante una passeggiata, o semplicemente in casa,&#160;fra giornali, musica, computer e finanche qualche lavoretto. Dimostrazione lampante che è difficile sfuggire al destino o all’epidemia, che non esistono percorsi infallibili, semmai meno pericolosi. Ha comunque un suo fascino sentire che quando i media annunciano 50.534. contagiati, quel 4 è proprio lui che&#8230;</p>
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<p>Malgrado vaccino, precauzioni, mascherina, Luigi l’ha preso. Dal collega, o forse dal barbiere, o in libreria o…sfidando le intemperie durante una passeggiata, o semplicemente in casa,&nbsp;fra giornali, musica, computer e finanche qualche lavoretto. Dimostrazione lampante che è difficile sfuggire al destino o all’epidemia, che non esistono percorsi infallibili, semmai meno pericolosi. Ha comunque un suo fascino sentire che quando i media annunciano 50.534. contagiati, quel 4 è proprio lui che per un pelo ha occupato l&#8217;ultimo numero disponibile.&nbsp;</p>



<p>Che figata!&nbsp;dice il mio nipotino, nonché figlio del positivo, sedicente&nbsp;grande che meno figo si sente tuttavia quando insieme al resto della famiglia dovrà tamponarsi (termine che si è insinuato nel parlato quotidiano con un salto semantico dal più frequentato ambito automobilistico).&nbsp;</p>



<p>Luigi è immediatamente &#8211; con sua recondita soddisfazione perché forte delle tre dosi e asintomatico &#8211; isolato all&#8217;ultimo piano, gli altri facenti parte del nucleo familiare, tutti temporaneamente negativi, miei ospiti, al piano di sotto (con mia recondita soddisfazione? Vi lascio nel dubbio).&nbsp;</p>



<p>La prima fase della novità è&nbsp; stata quella di dedicarci all&#8217;interpretazione della normativa. Per Luigi è risultato lapalissiano doversi recludere e abbandonare lavoro e contatti. Meno lapalissiana è apparsa l&#8217;immediata esenzione da ogni collaborazione domestica come mettere fuori la spazzatura,&nbsp; salire le cassette d&#8217;acqua, tenere in ordine il suo abitacolo, prepararsi almeno il caffè.</p>



<p>Le perplessità sono sopraggiunte per il resto della compagnia. Liberi tutti perché negativi? Ma Giorgia è già in personale quarantena per i compagni di classe positivi, Ester ha due dosi di vaccino ma non può andare a scuola perché è in stretto contatto con un positivo, Francesco, il grande,&nbsp;è alla prima dose di vaccino, Francesca ne ha tre ma è quella che è stata più a contatto con il famigerato infetto, io ho tre dosi e non faccio parte ufficialmente, ma logisticamente sì,&nbsp; dello stato di famiglia. Optiamo per una generale quarantena fiduciaria e riprendiamo modalità tempi e consuetudini del primo lockdown.&nbsp;</p>



<p>Dopo&nbsp;l&#8217;unanime sentenza di reclusione affrontata con leggera quanto intempestiva e inconsapevole baldanza, segue l&#8217;unanime coro: &#8220;Tisana&#8221;.</p>



<p>Contro raffreddori e influenza e figuriamoci Covid, ma anche qualsivoglia malanno, in casa nostra è&nbsp;la prima controffensiva. Ma se il coro è unanime, le tisane sono multiple. Ognuno ha la sua, l’unica efficace. Nessuna argomentazione o scientifica esperienza avrà il potere di fare cambiare idea. La propria tisana è una fede.</p>



<p>Io vado controcorrente, ho ascoltato tutti, ho consultato erboristerie e pescato nella vasta rete di internet e alla fine sono arrivata alla conclusione di affidarmi a Rino.</p>



<p>Rino sta a me come l’improvvisazione sta al Fai da te. Rino mi fa da giardiniere con protervia di potatore, da idraulico e elettricista sfiorando ogni volta di dare il colpo mortale a elettrodomestici in via di rottamazione, da restauratore resuscitando mobili confinati negli scantinati. È imbianchino e pittore, come recita il suo biglietto da visita. </p>



<p>Ma soprattutto Rino conosce una tisana miracolosa per ogni tipo d’acciacco. No, non una per ogni malessere, una per tutti i malanni. Le uniche variabili sono dovute alla dimenticanza, agli ingredienti che ha sottomano, alla stagione, alla fantasia. La preparerà lui, nel segreto della sua cucina e me la consegnerà in una bottiglia di vetro. La riceverò con qualche brivido, non attribuibile al Covid.  </p>



<p>La tisana tuttavia non è destinata al legittimo fruitore della terapia, Luigi, che infatti disdegna ogni bevanda calda che non sia caffè.&nbsp; È&nbsp;piuttosto per tutti noi, il resto della famiglia, i tamponati momentaneamente negativi (anche qui il lemma viene usato in un&#8217;accezione insolita, al contrario: quando mai il positivo è negativo e il negativo è positivo?).</p>



<p>Nel carrello che la porta in trionfo in una tisaniera kitsch a forma di Mammy, è tutto all’insegna della lista classica delle coccole: miele, zenzero, eucalipto, ciambella e cioccolata,&nbsp; e poi sciarpa, peluches, plaid, caramelle. E su tutto la calda fiamma del camino che stranamente non fa solo fumo.</p>



<p>Che figata!&nbsp;È sempre lui, il sedicente nipotino grande.&nbsp;E già&nbsp;rispondiamo con un sospiro unanime.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: qui non ci sono dubbi: (al massimo tamponi) Covid<br><strong>Terapia</strong>: tisana, ampiamente raccontata, e potrebbe essere il tempo e l&#8217;occasione giusta per una pila di libri, sempre che abbiate finito di leggere la normativa delle quarantene.</p>
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		<title>Se una sera un film</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2022 09:23:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Compagnia]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[Netglix]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante serate in casa in questo tempo di pandemia. Non so voi, ma io ho riscoperto, o scoperto, che la tv è una buona compagnia. Specie se la sera riesco a trovare un filmetto che mi accompagni verso una notte tranquilla. Innocuo,&#160;nel senso che non fa pensare, non pone problematiche, non tiene con il fiato sospeso. Non sapete quanti di questi film propongono ogni sera i vari canali e se&#8230;</p>
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<p>Quante serate in casa in questo tempo di pandemia. Non so voi, ma io ho riscoperto, o scoperto, che la tv è una buona compagnia. Specie se la sera riesco a trovare un filmetto che mi accompagni verso una notte tranquilla. Innocuo,&nbsp;nel senso che non fa pensare, non pone problematiche, non tiene con il fiato sospeso. Non sapete quanti di questi film propongono ogni sera i vari canali e se non bastano ci sono altre emittenti con altrettanti filmetti. </p>



<p>Lo schema che cerco è quello del romanzo rosa che ha segnato il mio passaggio dall&#8217;infanzia all&#8217;adolescenza. Lei o lui tornano al paese di origine, ritrovano o trovano l&#8217;amore, superano qualche contrasto (un&#8217;altra lei o lui, un equivoco, un segreto da confessare), ma alla fine è un lieto fine. L&#8217;ambientazione varia di pochi dettagli, relativa ad un tempo non ben definito, si può arricchire di ville e tenute e cavalli e panorami mozzafiato. (Lei sempre in twin set e filo di perle, dice la mia compagna di banco e di gusti). </p>



<p>Se è tratto da un romanzo di Rosamunde Pilcher sono letteralmente, come la protagonista, a cavallo. Ma anche Inga Lindstrom non è male. Spesso riesco a coinvolgere Francesca che dopo cena mi fa un po&#8217; compagnia guardando il telefonino e raramente lo schermo. &#8220;Tanto so che succede&#8221;.</p>



<p>Questo fino al &#8220;liberi tutti&#8221; che mi ha spinto a solidarizzare, pur con qualche perplessità, con quelli che non ne potevano più delle restrizioni, delle chiusure, di un modo di vivere anacronistico. Mi sono detta: come ho seguito le disposizioni restrittive ora seguirò le aperture. Diciamo che il mio è stato un cambiamento concettuale, non logistico e ha riguardato anche la serata televisiva. La svolta è avvenuta quando Francesca e famiglia hanno ripreso ad andare a cena fuori.</p>



<p>Ho consultato il sito dei palinsesti televisivi:&nbsp;thriller no, fantascienza meno che meno, violenza generica da escludere, film d&#8217;autore, visti e rivisti. Ho cambiato telecomando e sono passata a Netflix e simili. Prima di intraprendere la, so già&nbsp;faticosa, ricerca mi sono procurata qualcosa da bere. Niente tisane soporifere o tè delicati. &#8220;Tutti liberi&#8221; anche dalle abitudini, dal ciarpame di rituali che sanno di chiuso e di solitudine. In frigo c&#8217;è una lattina dimenticata da Giorgia di tè frizzante. Sì, fatto con acqua frizzante e molto zucchero e naturalmente infuso scadente (Orrore avrei detto in altri limitati tempi). Ora è proprio quello che ci vuole.</p>



<p>Cercare un film su queste piattaforme è come cercare il classico ago nel pagliaio: ultime uscite, i più visti, i film del momento, i vari generi, dalla commedia al dramma, dagli italiani agli americani, dai recenti ai vecchissimi, dai moderni agli storici e così via per tutte le classificazioni possibili e immaginabili. Dopo un&#8217;ora di ricerca e dopo essermi resa conto che gira gira mi venivano proposti sempre gli stessi titoli, ho optato per &#8220;una storia sul divario generazionale, commedia drammatica, candidato Oscar, premiato ripetutamente: Vi presento Toni Erdmann&#8221;. Non direte che rispetto a Rosamunde Pilcher non è un &#8220;liberi tutti&#8221;, una rottura con ogni schema da lockdown.</p>



<p>La storia mi prende. Lei, Ines, una sofisticata Sandra Hüller, decisa, in carriera, perfetta nello stile, e lui, il padre, Peter Simonischek, folle e determinato a riportare il sorriso nella vita stressata della figlia. Mi godo la trama, la lentezza, il non detto che mi impegna più del detto, la parrucca e i dentoni di Wilfried, l&#8217;assurdità delle situazioni, faccio confronti personali sul rapporto genitore-figlio con la voragine personale che tende a spalancarsi sugli errori, le&nbsp;disattenzioni le irruzioni indebite e inevitabili. Ines appare sempre inappuntabile, non avrà il twin-set e le perle, ma è perfetta in tailleur pantalone nero e immancabile camicia bianca, chignon biondo e scarpe a décolleté. </p>



<p>Questo fin quando irrompono nel soggiorno, reduci dalla serata, Francesca e figli. Mi giro sorridente per salutarli e li vedo tutti e quattro portarsi le mani alla bocca spalancata quanto o più degli occhi. Segue l&#8217;urlo di Francesca: &#8220;Mamma, ma cosa ti stai vedendo?&#8221;. Sto per rispondere: &#8220;Vi presento Toni Erdman&#8221; quando il dito puntato di Francesco mi fa volgere verso la TV e con orrore mi ritrovo davanti una Ines completamente nuda-tranne che per l&#8217;orologio d&#8217;oro- che gira disinvolta mostrando tutte le angolature del suo smilzo fisico: di fronte, di retro, di fianco, di basso, di alto e fa gli onori di casa ad una altrettanto nuda segretaria e nudo e peloso capo. &#8220;Mamma&#8221; ripete sdegnata Francesca e non aggiunge altro&#8221;. </p>



<p>Ti assicuro che non è un film porno. Lei sempre in pantaloni neri e camicia bianca&#8221;, farfuglio al culmine dell&#8217;imbarazzo. &#8220;Nonna, non ha nemmeno le mutande. Questa è un&#8217;orgia&#8221; dice tranquillamente soddisfatta della sua precisazione Ester, mentre Giorgia è restata con la bocca spalancata e muta. &#8220;Perché quel signore ha il pisellino di fuori? &#8220;mi chiede Francesco&#8221;: deve fare la pipì &#8220;taglio corto&#8221;. Mamma&#8221; ripete questa volta afflitta Francesca, e poi &#8220;Subito tutti a casa e a letto&#8221;. &#8220;No, io voglio vedere come finisce&#8221;, si risveglia dallo sbalordimento Giorgia. &#8221; Ho detto tutti subito a casa e a letto&#8221;. In quel momento torna Luigi che era andato a parcheggiare. Francesco gli corre incontro gridando &#8220;Papà,&nbsp; papà&nbsp; non entrare, Nonna si sta vedendo un film con&nbsp; una donna tutta nuda e un signore con il pisellino di fuori.&#8221;</p>



<p><strong>Patologia</strong>: insofferenza nei confronti delle limitazioni di ogni genere.<br><strong>Terapia</strong>: tè, freddo, scadente, frizzante e un film vero. Potrebbe essere <strong>&#8220;Vi presento Toni Erdman&#8221;</strong> di Maren Ade,&nbsp;ma preparatevi agli scherzi, alle sorprese, ai ribaltamenti di scena, e a rinunciare definitivamente alla vostra&nbsp;&nbsp;rispettabilità di fronte ai congiunti più stretti.</p>
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		<title>Stati di smarrimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 09:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Bancomat]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Mamma]]></category>
		<category><![CDATA[Nipoti]]></category>
		<category><![CDATA[Nonni]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi]]></category>
		<category><![CDATA[Tè]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se a 73 anni perdi il bancomat, non hai perduto il bancomat ma la tua lucidità.&#160;È questo che leggi nelle parole, negli occhi e finanche nei gesti di figli, nipoti, o chiunque ne venga a conoscenza e abbia meno di 50 anni. &#8220;Ho perso il bancomat, mi sarà caduto nel taxi, l&#8217;avevo in mano insieme alla ricevuta e poi,&#160; apri sportello (inciso: per quanto costa un taxi il tassista non&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se a 73 anni perdi il bancomat, non hai perduto il bancomat ma la tua lucidità.&nbsp;È questo che leggi nelle parole, negli occhi e finanche nei gesti di figli, nipoti, o chiunque ne venga a conoscenza e abbia meno di 50 anni.</p>



<p>&#8220;Ho perso il bancomat, mi sarà caduto nel taxi, l&#8217;avevo in mano insieme alla ricevuta e poi,&nbsp; apri sportello (inciso: per quanto costa un taxi il tassista non dovrebbe almeno aprirti lo sportello?), prendi borsa e tutto il resto…oppure davanti al portone,&nbsp; chiavi che non si trovano, pacchetti tra le mani, chiave recuperata ma sbagliata…</p>



<p>&#8220;Ma sì,&nbsp; Mamma, non preoccuparti capita. Capita a tutti&#8221; e ti prende pure sottobraccio, dovessi inciampare confusa come sei.&nbsp;</p>



<p>Quando mai un figlio, o almeno uno dei miei figli, ha giustificato la minima disattenzione di un genitore? Non ci hanno sempre dato addosso, a torto soprattutto o raramente a ragione? Non ci hanno sempre fatto pesare qualche insignificante innocente innocua mancanza? Non ci hanno sempre rimbrottato rinfacciato rimproverato la più lieve sbadataggine?&nbsp;</p>



<p>Ed eccoli ora tutti insieme a accordare un coro di Non fa niente, Succede, Sapessi quante volte a me, Non è la fine del mondo, L&#8217;importante è che tu stia bene… Controllo lo Stato di famiglia. Sono sempre loro, i miei figli o dei figuranti?</p>



<p>&#8220;No, la verità è che sono stata sciocca, sbadata. Mi sono confusa perché il tassista era seccato che non volessi pagare in contante&#8221;.<br>&#8221; Ma no, che dici? Hai fatto bene a usare il bancomat. Sei stata avveduta, meglio che non ti porti dietro contanti&#8221;, seguono sguardi e cenni di sottecchi.</p>



<p>&#8220;Nonnina, ma sei sicura d&#8217;averlo perso? Magari l&#8217;hai messo da qualche parte e non ricordi. Non ricordi mai dove metti il telefono,&nbsp; gli occhiali…&#8221; e la lista si prospetterebbe infinita se Francesca non fosse perentoria: &#8220;Tu a studiare che domani hai la verifica&#8221;. Ester si allontana, ma non si allontana il sospetto dagli occhi del Sinedrio. Intanto qualcuno illuminato dall&#8217;intuizione della sveglia Ester, si allontana, quatto quatto, mentre arrivano tramestii soffocati di rimestio di carte, portafogli, sacchetti , tasche della giacca, fino alla sussurrata conclusione: No, non c&#8217;è.&nbsp; L&#8217;ha perso.&nbsp;</p>



<p>&#8221; Badate che ancora ci sento, per quanto sosteniate il contrario&#8221;.<br>&#8221; Ma certo che ci senti&#8221; risponde Emanuele con un volume da 10 decibel.<br>&#8220;A quest&#8217;ora mi avranno prosciugato tutto il conto&#8221;.&nbsp;<br>&#8220;Ma non pensarci nemmeno. Chi vuoi che sappia il pin?&#8221;.<br>&#8220;Si può usare anche strisciando&#8221; e malgrado tutto non posso evitare il recondito orgoglio di possedere mezzi elettronici così moderni ed usarli con disinvoltura.<br>&#8220;Abbiamo già bloccato la carta&#8221;. Questo significa che ci sarà tutta una trafila per ottenere un nuovo bancomat e sono ancora reduce di quella per la carta d&#8217;identità elettronica.&nbsp;</p>



<p>Sospiro (ma vi avverto in questi casi meglio respirare regolarmente) e tutte le braccia disponibili sono pronte ad accompagnarmi al divano.</p>



<p>&#8221; Tu ora ti stendi bella tranquilla e io ti porto una bella tazza di tè. &#8221; Il tono dolce e carezzevole è quello che usavo io quando si sbucciavano le ginocchia, manca solo il bacino sulla bua.</p>



<p>Comunque finalmente una cosa sensata.&nbsp;Vi avverto, se dovete perdere il bancomat, (prima o poi succede) fatelo quando avete 20 anni.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: stati di…smarrimento<br><strong>Terapia</strong>: una bella tazza di tè,&nbsp; state pur certi che vostro malgrado ve la zucchereranno, e ripassate un libro che vi ho già consigliato… Ma qual era? … Di Benni, mi pare…Mi sfugge il titolo… Voi lo ricordate? È già tanto se ricordiamo dove l&#8217;abbiamo messo.</p>
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		<title>Personalissime ricette</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/12/roberti-personalissime-ricette/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 19:53:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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		<category><![CDATA[Personalissime ricette]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le prime cose che ho imparato a cucinare, penso mentre sorseggio un ottimo tè, sono state la crema, il brodo e il tè. Non che poi sia andata troppo avanti anche se, per necessità, ho avuto (ho ancora?) un rapporto stretto, intenso, prolungato con la cucina. Non è stato però &#8211; tranne che per i capolista &#8211; un rapporto d&#8217;amore, anche se l&#8217;ho fatto per amore. Sorseggio e medito che&#8230;</p>
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<p>Le prime cose che ho imparato a cucinare, penso mentre sorseggio un ottimo tè, sono state la crema, il brodo e il tè. Non che poi sia andata troppo avanti anche se, per necessità, ho avuto (ho ancora?) un rapporto stretto, intenso, prolungato con la cucina. Non è stato però &#8211; tranne che per i capolista &#8211; un rapporto d&#8217;amore, anche se l&#8217;ho fatto per amore.</p>



<p>Sorseggio e medito che tra poco dovrò andare in cucina, abbandonare la solitaria perfezione di questo crepuscolo che si offre nella quiete del mio balcone, per preparare una qualsivoglia cena che ogni volta assume l&#8217;aspetto di una sfida: tempo minimo, ingredienti semplici, aspetto e, non guasterebbe, sapore accattivante.</p>



<p>Mi convinco, a questo punto e a questo stadio di insofferenza, che bisognerebbe creare un movimento a sostegno di quelli come me, che non amano cucinare ma sono costretti a fare da mangiare, per altri soprattutto, ma anche per sé, ogni giorno, ogni tanto, sporadicamente.</p>



<p>Un movimento che ci disponga a fare lega. Parlare tra noi, certi di essere giustificati promossi valorizzati. Compresi. Chiarirci le idee non potendo chiarificare né il brodo, né il burro.</p>



<p>Partiamo, per essere pignoli, da una considerazione linguistica. Grande è la differenza tra cuoco/a e cuciniere/a. Cuoco, esperto nell’arte culinaria. Cuciniere, addetto alla preparazione dei cibi.</p>



<p>La prima categoria si dedica alla cucina con entusiasmo, ha delle specialità che la contraddistinguono, sperimenta ricette continuamente, trascorre molto del suo tempo davanti ai fornelli, possiede ricettari enciclopedie siti programmi e video da consultare, chiama per nome i migliori chef e i ristoranti Michelin, ha segreti culinari inviolabili, dispensa consigli e ricette (ma come li fa lei, nessuno), disprezza o invidia i menù degli altri, trionfa nelle sagre, nelle feste di beneficenza e soprattutto nelle feste comandate. È regina dei fornelli.</p>



<p>La seconda categoria rimanda al limite l’ingresso in cucina, non sa mai cosa preparare, e se lo sa non sa come si fa, possiede anche lei ricettari enciclopedie siti, ma purtroppo sono scritti in ostrogoto, è trasparente come il cristallo non nascondendo segreti, apprezza non solo i buoni piatti degli altri ma qualsiasi cosa commestibile purché l&#8217;abbia preparata qualcun altro, confonde i nomi degli chef e non disdegna tavole calde o fredde che siano e fast food, si abbuffa nelle feste comandate quando di regola è esclusa dalla cucina, ha delle ricette personali e… non aggiungo altro. Anche lei non si esime tuttavia dal dispensare consigli e ricette che naturalmente nessuno eseguirà mai. È la schiava dei fornelli.</p>



<p>E fermiamoci, noi cucinieri, per ora alla precisazione linguistica, non addentriamoci in storie, lamentele, recriminazioni o suggerimenti, scappatoie, defezioni. Che a questo punto non ci venga in mente di sfoggiare l&#8217;orgoglio di classe scrivendo una nostra personale storia della cucina.</p>



<p><strong>Patologia:</strong> fobia acuta nei confronti dei fornelli</p>



<p><strong>Terapia:</strong> preparatevi un tè anche se non è capolista delle vostre competenze e poi vi consiglio un libro che conforterà, infonderà coraggio, darà dignità alla vostra incompetenza: &#8220;<strong><em>Personalissime ricette</em></strong>&#8221; di <em>Nada Roberti</em>. Dite che non vale perché l&#8217;ho scritto io? Dite che non c&#8217;è peggior peccato che citare se stessi anche se è così gratificante? Ma in queste pagine non ci siamo già trovati d&#8217;accordo con <em><strong>George Bernard Shaw </strong></em>che &#8220;Tutto ciò che ci piace o è immorale o illegale o fa ingrassare&#8221;? Io vi assicuro che le mie ricette non vi faranno ingrassare.</p>
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		<title>Tema: Primo giorno di scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Sep 2021 08:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Banchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non si usa più, ma in un tempo lontano lontano fatto di grembiuli, fiocchi, cartelle e magari anche inchiostro e pennino, esisteva il tema Primo giorno di scuola che si concludeva alla fine dell&#8217;anno con l&#8217;immancabile Ultimo giorno di scuola.&#160; Suor Carolina , in quel Primo in assoluto giorno di scuola, ci fece trovare i banchi contrassegnati da un cartellino con i nostri nomi. Ci conosceva già tutti, e sì&#8230;</p>
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<p><br>Non si usa più, ma in un tempo lontano lontano fatto di grembiuli, fiocchi, cartelle e magari anche inchiostro e pennino, esisteva il tema <em>Primo giorno di scuola</em> che si concludeva alla fine dell&#8217;anno con l&#8217;immancabile<em> Ultimo giorno di scuola</em>.&nbsp;</p>



<p>Suor Carolina , in quel <em>Primo in assoluto</em> <em>giorno di scuola</em>, ci fece trovare i banchi contrassegnati da un cartellino con i nostri nomi. Ci conosceva già tutti, e sì che in 40 non eravamo certo una piccola classe. Conosceva le nostre altezze, i difetti di vista, le irrequietezze e pacatezze, le amicizie e le faide familiari. Le femminucce e i maschietti. </p>



<p>Pertanto io mi ritrovai in prima fila, un banco a tre con Katia (Caterina diceva severa suor Carolina) e Resì (Teresa come santa Teresa del Bambino Gesù, con ancora maggiore disapprovazione). Sul mio nome sospirava: quanta stravaganza! Non dico una santa ma neanche una beata a cui appellarsi. Ma mia madre la rassicurava che il secondo nome all&#8217;anagrafe risultava Giovanni Bosco (e qui era lei che vinceva in stravaganza) e la morte infantile della bambina-zia di cui portavo il nome, rimetteva con un sospiro e una lacrima le cose a posto.&nbsp;</p>



<p>Dopo la preghiera suor Carolina ci intimò di metterci seduti con le braccia conserte (posizione di attesa alla quale avremmo presto imparato ad aggiungere Mani in testa quando facevamo chiasso) e passò tra i banchi con un misterioso bottiglione nero con beccuccio da cui versava inchiostro ancora più nero nei piccoli calamai incastrati nei banchi. </p>



<p>&#8220;Copiate il vostro nome sulla prima pagina del quaderno a righe&#8221;, e fin qui anche se intimorite dall&#8217;impresa ci apprestavamo ad eseguire, ma tremavamo di terrore al severo. &#8220;E guai a chi fa una macchia!&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Dalla cartella di fibra che avevo ereditato dalla precedente Nadina, trassi fuori il quaderno a righe che si accoppiava con una triste copertina nera a quello a quadretti, la penna col pennino che intinsi nel calamaio e prima ancora di cercare di scrivere una N per altro tutta a svolazzi, lasciai cadere la mia prima macchia. Terrorizzata guardavo alternativamente l&#8217;informe figura che si allargava sul foglio e suor Carolina che, insediata nella cattedra, con una lunga bacchetta in mano raggiungeva i capi chini dei bambini più grandi, ripetutamente bocciati e sistemati nella fila dei somari.&nbsp;</p>



<p>Scoppiai a piangere silenziosamente mentre Katia che in classe dovevo chiamare Caterina, tentava invano di eliminare il corpo del reato con carta assorbente e gomma. Ma fu Resì, forse ispirata da quella Teresa che essendo amica del Bambino Gesù di fanciulli se ne intendeva, a risolvere la situazione strappando il famigerato primo foglio del quaderno a righi.&nbsp;</p>



<p>Alzai gli occhi e vidi suor Carolina che ci osservava e poi come nulla fosse posò accanto al suo trono come uno scettro la bacchetta e mettendo una mano in tasca venne verso noi, terrorizzate, e ci diede un pesciolino di liquirizia per uno.&nbsp;</p>



<p>P. S. Suor Carolina aveva spirito imprenditoriale e vendeva prima dell&#8217;inizio delle lezioni, a noi alunni pesciolini a 1 lira l&#8217;uno e manciate di ritagli delle ostie della Messa per 5 lire.&nbsp;Quel primo giorno di scuola Katia (Caterina), Resì (Teresa) e io Nada (Giovanni Bosco), usufruimmo grazie alla mia prima e non ultima macchia di una pesca miracolosa.</p>



<p><strong>Patologia: </strong>fenomeni di lieve panico</p>



<p><strong>Terapia: </strong>niente tè, provate la colazione con latte e biscotti (o pane), provate anche a sfogliare, o risfogliare, il libro<em> Cuore</em> di De Amicis. Suor Carolina e i suoi scolari non vi sembreranno più tanto alieni.</p>
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		<title>Tempo di stelle cadenti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2021 16:19:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Hanno fatto appena in tempo, prima del decreto anti covid di ferragosto, a celebrare la notte delle stelle cadenti. ll bello di una casa che si affaccia sul mare è che la notte di San Lorenzo prendi un telo e te ne vai sulla spiaggia a cercare stelle cadenti. Sarà perché&#160; a noi, eterne ragazze,&#160; in quinta elementare ci facevano studiare la poesia San Lorenzo di Pascoli, sarà che siamo&#8230;</p>
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<p>Hanno fatto appena in tempo, prima del decreto anti covid di ferragosto, a celebrare la notte delle stelle cadenti.</p>



<p>ll bello di una casa che si affaccia sul mare è che la notte di San Lorenzo prendi un telo e te ne vai sulla spiaggia a cercare stelle cadenti. Sarà perché&nbsp; a noi, eterne ragazze,&nbsp; in quinta elementare ci facevano studiare la poesia San Lorenzo di Pascoli, sarà che siamo cresciute tra romanzi e film d&#8217;amore strappalacrime, sarà che il romanticismo nella nostra giovinezza era ancora di moda, sarà che, dobbiamo ammetterlo, cediamo a volte al pittoresco che scade nel kitsch, certo è che dopo avere invitato a seguirci nipoti adolescenti e bambini che hanno frettolosamente risposto no e ripreso i loro traffici sui telefonini, ci siamo ritrovate solo io e Gabriella, accompagnate da un bicchierone di tè freddo, sui teli a cercare stelle.&nbsp;</p>



<p>Ho detto sole?&nbsp;La nostra spiaggia libera che al mattino raccoglie uno sparuto drappello di ombrelloni di famiglie con bimbi o di arzilli gruppi di anziani, è incredibilmente popolata. Un popolo nuovo, sconosciuto e rintanato chissà dove durante il giorno.&nbsp;</p>



<p>Ci siamo fatte largo tra gruppi, falò, tavole imbandite e abbiamo conquistato in riva al mare un pezzetto di sabbia su cui stendere i teli. Abbiamo guardato i dintorni e non il cielo che scompariva tra un incerto orizzonte e una soffusa gradazione di blu. Accanto a noi un accampamento di ombrelloni sotto i quali troneggiano tavolinetti imbanditi illuminati da un faretto a led buono a rischiarare un intero stadio, più in là un gruppo di giovani prevalentemente maschile impegnatissimo a lanciare enormi lanterne in un getto continuo e ravvicinato.</p>



<p>Le lanterne si alzano, bisogna ammetterlo, suggestivamente nel cielo, si avviano verso le colline, a volte sul mare se il vento cambia. Qualcuna però non ce la fa e cade nelle vicinanze rischiando di incendiare erbe e arbusti. Il resto della spiaggia è occupato da falò. Qualcuno così grande da far supporre interi alberi sradicati, qualcun altro così modesto da sembrare un accendino. Comunque tutti godono del nutrito contorno di ragazzi che cantano, ballano, si abbracciano, ridono e mangiano. Il mare è&nbsp; tutto un tuffarsi, un emergere scintillanti dall&#8217;onda, un nuotare in gruppo, uno scomparire e riapparire nella schiuma.&nbsp;</p>



<p>La spiaggia è in fermento, come un mare in tempesta. Sovraccarica di suono e movimento. Gabri e io ci guardiamo intorno, incerte tra il compiacimento nel vedere tanta esuberante giovinezza e lo sgomento per la rottura di una magia consolidata.</p>



<p>Certo chi si trova qui sta festeggiando la notte di San Lorenzo, ma nessuno guarda il cielo che dal suo canto pare essersi ritratto. Per dispetto, vergogna, ripicca? O semplicemente perché si sente superfluo. Una inutile cupola a cui le luci e il baccano hanno spento tutto lo splendore, tutto &#8220;il gran pianto che nel concavo cielo scintilla&#8221;.</p>



<p>&#8220;Questi ragazzi hanno tanto sofferto i vari lockdown…”. &#8220;Sì, è così. Stanno sfogando l&#8217;immobilità, la solitudine, le negazioni”. &#8220;È come se si riappropriassero della loro corporeità. Come facessero un rito tribale di invocazione alla vita”. &#8220;Poi magari da domani riprenderanno a tenersi per mano, a sussurrare, a guardarsi in silenzio negli occhi”. &#8220;E anche a guardare il cielo”. &#8220;Si ricorderanno che in alto è pieno di sogni, uno per ogni stella che cade”.<br>&nbsp;<br>Dal gruppo delle fiaccole improvvisamente partono fuochi d&#8217;artificio. Il cielo si riempie di scintille, il mare le riflette. E così finalmente tutti siamo sommersi da una pioggia di stelle cadenti. Accontentiamoci di queste, visto i tempi.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: stati di adolescenziale romanticismo.<br><strong>Terapia</strong>: tè freddo da sorseggiare voluttuosamente sotto una volta, forse, stellata. <strong>Libro</strong>: cercate in soffitta lo scatolone dei vecchi libri e quaderni (chi ha avuto il coraggio di disfarsi di tutti?) e individuate il sussidiario di quinta elementare. Nella sezione Poesia vi salterà subito agli occhi San Lorenzo di Giovanni Pascoli. Fra tragedie di rondini e di uomini penserete a quel &#8220;gran pianto nel concavo cielo sfavilla&#8221; che l&#8217;allegria della giovinezza per una notte ha sconfitto.</p>
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