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	<title>Green Deal Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Ursula Von Der Leyen: &#8220;Viva L&#8217;Europa!&#8221;. Il discorso sullo Stato dell&#8217;Unione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 07:21:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, pronuncia parole forti e decise nel suo discorso sullo Stato dell'Unione.</p>
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<p>Il discorso sullo Stato dell’Unione di quest’anno è decisamente molto diverso da quello che venne pronunciato lo scorso settembre. Le parole della Presidente della Commissione sono risuonate non solo nell’aula del Parlamento ma anche nelle <em>petites rues</em> di Strasburgo, nelle larghe vie di Bruxelles e in tutte le altre città europee.</p>



<p>Ursula Von Der Leyen, vestita di giallo e di blu, ha iniziato il suo intervento con una constatazione: <em>“Mai prima d&#8217;ora questo Parlamento si è trovato a discutere lo stato della nostra Unione mentre<br>sul suolo europeo infuriava la guerra”</em>. </p>



<p>Davanti ad Olena, la consorte di Zelensky, ha infatti ricordato l’immenso coraggio che la popolazione ucraina continua a dimostrare contro l’aggressione di Putin. Ha puntualizzato: “<em>Le sanzioni resteranno in vigore. È il momento della risolutezza, non delle concessioni</em>”. </p>



<p>Secondo Ursula questa guerra è l’apice di uno scontro ben delineato, quello tra autocrazia e democrazia, tra valori occidentali e credi zaristi. </p>



<p>L’Europa ha reagito coesa a questa guerra alla sua economia, alla sua energia, al suo futuro. La Presidente porta un esempio italiano virtuoso, quello dei ceramifici al centro della nostra penisola che hanno deciso di spostare i turni al mattino presto per beneficiare delle tariffe più basse dell&#8217;energia. </p>



<p>Entra così nell’argomento letteralmente più scottante e impellente: quello energetico. </p>



<p>La proposta europea è quella di mitigare il carobollette con oltre 140 miliardi di euro. Come? Tassando gli extra-profitti. La Presidente ha infatti dichiarato “<em>ci sono grandi compagnie petrolifere, del gas e del carbone, che stanno realizzando profitti enormi e inaspettati, che non si sarebbero mai nemmeno immaginate</em>”. </p>



<p>E ancora, due riforme necessarie sono quella radicale del mercato dell’energia elettrica e, in linea con il Green Deal, l’introduzione di una Banca europea dell’idrogeno, fonte che verrà trasformata in un mercato di massa con ingenti investimenti nei prossimi decenni. </p>



<p>Ursula è pronta a sostenere gli avanzamenti e la rilevanza del progetto green europeo nelle due prossime occasioni internazionali, alla conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità di Montreal e alla COP27 di Sharm el-Sheikh. </p>



<p>Ha colto l’occasione poi per annunciare una nuova legislazione europea sulle materie prime critiche, punto cruciale per il successo della transizione sostenibile nell’economia e nel mondo digitale, in continuità con il Chips Act.</p>



<p>Altra tematica fondamentale toccata nel discorso sullo Stato dell’Unione è stata l’importanza di combattere la disinformazione nella rete ma anche nelle università europee; “<em>queste menzogne<br>sono tossiche per le nostre democrazie</em>”. </p>



<p>Citando la Regina Elisabetta e David Sassoli, Ursula ha ricordato a tutti i presenti l’essenzialità di difendere sempre il nostro modello occidentale. Migliorarlo ogni giorno significa crescita collettiva, per tutti gli individui.</p>



<p>L’Europa sarà in grado di guardare oltre e cercare nuovi orizzonti?</p>



<p>Si, se coltiverà lo spirito di Maastricht, dove stabilità e crescita vanno necessariamente di pari passo; dove si uniscono tutte le forze in nome di un comune obiettivo; dove volontà e solidarietà si mescolano; dove ogni cittadino europeo si sente a casa.</p>



<p>Ursula auspica che questo spirito europeo, cresciuto moltissimo dopo lo scoppio della pandemia, possa crescere ancor più forte e in armonia. </p>



<p>Come esempio finale della sua riflessione, ha elogiato Magdalena e Agnieszka, due giovani polacche che in pochi giorni hanno organizzato migliaia di volontari per accogliere i rifugiati ucraini. Un esempio di altruismo e umanità. </p>



<p>La loro storia è, secondo la Von Der Leyen, emblematica e rappresenta al meglio il sentimento dell’Unione e della nostra comunità europea.</p>
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		<title>Parlamento Europeo: Roberta Metsola è la nuova Presidente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2022 14:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Roberta Metsola, con 458 voti, è stata nominata Presidente del Parlamento Europeo. È la più giovane Presidente di sempre, eletta il giorno del suo quarantatreesimo compleanno. Terza donna a ricoprire tale carica dopo Simone Veil e Nicole Fontaine. La sua storia professionale, ma anche privata, è una storia molto europea. Classe 1979, formazione giuridica, appassionata di politica fin da giovane, dal Partito nazionalista maltese, affiliato al Ppe, è divenuta eurodeputata&#8230;</p>
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<p>Roberta Metsola, con 458 voti, è stata nominata Presidente del Parlamento Europeo. È la più giovane Presidente di sempre, eletta il giorno del suo quarantatreesimo compleanno. Terza donna a ricoprire tale carica dopo Simone Veil e Nicole Fontaine.</p>



<p>La sua storia professionale, ma anche privata, è una storia molto europea. Classe 1979, formazione giuridica, appassionata di politica fin da giovane, dal Partito nazionalista maltese, affiliato al Ppe, è divenuta eurodeputata nel 2013.</p>



<p>La maltese ha collezionato, oltre ai voti del suo partito, quelli dei Socialisti e Liberali, assieme al consenso di Conservatori e Riformisti. La maggioranza Ursula ha lasciato spazio ad una maggioranza ancor più vasta, inclusiva anche nei confronti dei sovranisti che ora hanno guadagnato un posto al tavolo delle decisioni.</p>



<p>In questa inedita sfida per la leadership europea, tutta al femminile, i Verdi e il gruppo della sinistra Gue hanno incassato qualche consenso in più rispetto al numero di eletti dei loro gruppi, un segno di dissenso che non è stato però sufficiente per proclamare vittoria.</p>



<p>Pur essendo rappresentante del Partito popolare europeo, Metsola ha lavorato nella Commissione Libertà Civili anche su tematiche più vicine all’ala sinistra del Parlamento, scrivendo report sulla redistribuzione dei richiedenti asilo e contro l’omofobia e discriminazioni di genere.</p>



<p>Alcune sue posizioni, in particolare quelle antiabortiste, sembravano ostacolare, almeno in un primo momento, la sua elezione. Tuttavia, Metsola ha dichiarato di voler pienamente rimettersi alle decisioni del Parlamento, affermando che le sue posizioni sui diversi temi, aborto compreso, saranno quelle dell’Aula.</p>



<p>È decisa l’intenzione di perseguire l’impegno del suo precursore, Sassoli, sempre attento al dialogo e alla cooperazione; “voglio rafforzare la cultura del dibattito” ha infatti affermato la neo eletta.</p>



<p>Ascoltando il suo discorso di insediamento, si odono parole carismatiche e di profondo rispetto per le istituzioni europee. La Metsola ha ribadito che, al giorno d’oggi, vi sono pressioni che inducono gli Stati europei a erigere muri e costruire nuovi confini, annullando la freedom zone europea, così da lei denominato lo spazio Schengen nel suo spot elettorale.</p>



<p>“Coloro che cercano di distruggere l’Europa sappiano che questo Parlamento la difenderà (…) per coloro che minacciano lo stato di diritto sappiano che non indeboliranno l’unità di questo Parlamento” – è una Europa forte, pragmatica, quella delineata da queste parole.</p>



<p>E ancora, la maltese cita Adenauer, toccando poi i più disparati argomenti: dalla tutela delle minoranze alle crisi che imperversano negli estremi confini ucraini e bielorussi, fino al green deal, definito come “un’occasione per l’Europa per reinventarsi”.</p>



<p>Altra tematica affrontata dalla Presidente, è la disinformazione. Fortemente posta in risalto dalla crisi pandemica, essa è un male che ha alimentato isolazionismo e nazionalismo, due false illusioni agli antipodi di ciò che è la vera anima europea. È nella celebrazione delle differenze, e nell’armonia e nell’inclusione, che va cercato lo spirito d’Europa.</p>



<p>Sarà così? Alcuni temono che, dietro queste buone intenzioni, si celi l’impossibilità di ottenere fatti concreti &#8211; dubbio dovuto soprattutto alla presenza di elementi sovranisti nella nuova coalizione. Avranno realmente le forze progressiste meno potere decisionale? Vi saranno derive nazionalistiche in Parlamento?</p>



<p>Sicuramente un cambiamento nella scena politica è avvenuto, il precedente equilibrio si ritrova ora decentrato, con un fronte europeista più debole nella contrattazione. Eppure, la linea dettata dal primo discorso di Metsola da Presidente sembra voler mantenere determinante il ruolo dell’Europarlamento, presentando un’Europa unita che non si lascia scalfire da egoismi e manie di protagonismo degli Stati membri. Noi ci auguriamo che sia così. Buon lavoro Presidente.</p>
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		<title>Discorso sullo Stato dell’Unione, Von Der Leyen: &#8220;Rendiamola più forte, insieme&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Sep 2021 13:21:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 15 settembre, a Strasburgo, la Presidente Von Der Leyen ha pronunciato il discorso sullo Stato dell’Unione dinanzi al Parlamento europeo. Ascoltando l’insieme di progetti e riforme in agenda si comprende che la linea Von Der Leyen è riassumibile nella frase di De Gasperiana memoria, “politica vuol dire realizzarsi”. Seppur non troppo dettagliate, le proposte di cui la Presidente ha discusso delineano un cambio di passo. Si auspica maggiore pragmatismo.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/09/25/munari-discorso-sullo-stato-dellunione-von-der-leyen-rendiamola-piu-forte-insieme/">Discorso sullo Stato dell’Unione, Von Der Leyen: &#8220;Rendiamola più forte, insieme&#8221;</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Il 15 settembre, a Strasburgo, la Presidente Von Der Leyen ha pronunciato il discorso sullo Stato dell’Unione dinanzi al Parlamento europeo. Ascoltando l’insieme di progetti e riforme in agenda si comprende che la linea Von Der Leyen è riassumibile nella frase di De Gasperiana memoria, “politica vuol dire realizzarsi”. </p>



<p>Seppur non troppo dettagliate, le proposte di cui la Presidente ha discusso delineano un cambio di passo. Si auspica maggiore pragmatismo. Forte centralità è stata data alla valorizzazione e al rafforzamento dell’anima della nostra Unione. Viene ritratta un’Europa forte, unita nelle avversità e nella ripresa, un’Europa dove valori come la libertà, la diversità e la responsabilità verso gli altri tornano al centro assieme alle grandi tematiche e alle sfide del nostro tempo.</p>



<p>Vi sono state inconsistenze e incomprensioni tra gli stati membri dell’Unione, la stessa Presidente lo ammette, pur affermando che “per quanto sia imperfetta, la nostra Unione è straordinaria nella sua unicità e unica nella sua straordinarietà”. Alcuni hanno letto tra le linee soltanto tanta retorica. Sicuramente quello della Von Der Leyen è un discorso volutamente privo di polemiche. Eppure, si è rivelato decisamente ricco di riflessioni. </p>



<p>La pandemia è stata un acceleratore formidabile in termini di sforzi congiunti e collaborazione tra gli Stati membri: di ciò l’integrazione europea ne ha sicuramente giovato. Il Covid-19 ha colto tutti allo sbaraglio ma, nonostante questo, la Commissione è stata in grado di raggiungere obiettivi essenziali nell’azione di contenimento del virus, ed ora, con l’autorità operativa HERA, s’appresta a “garantire che mai più nessun virus trasformi un’epidemia locale in una pandemia globale”.</p>



<p>Sulla politica fiscale, la Presidente presenta NextGenerationEU – primo esempio di debito comune – come un investimento a lungo termine. Sicuramente una discussione profonda riguardante il patto di stabilità emergerà nei prossimi mesi, i cui equilibri saranno fortemente influenzati dal voto per la leadership tedesca.</p>



<p>Nuovo e con una impronta decisa è l’intento di presentare una nuova legge europea sui semiconduttori, vitali nella produzione dei chip, settore del digitale oggi troppo dipendente dall’Asia. “Non si tratta solo di competitività. Si tratta anche di sovranità tecnologica”. La Commissione è convinta della qualità della ricerca e produzione europea.</p>



<p>Intrecciato con ricerca e sviluppo è il programma ALMA, proposto sulla falsariga dei programmi di scambi europei già esistenti, il quale consentirà ai giovani NEET di fare una esperienza professionale in un altro paese europeo. </p>



<p>In svariati passaggi del discorso viene richiamata l’attenzione al destino delle generazioni future; la pandemia ha causato un accumulo di “tempo perduto che non potremo più restituire ai nostri giovani” afferma infatti la Presidente, “questa deve essere la loro Conferenza”.</p>



<p>Altro tema toccato è stato il Green Deal. È netta la posizione della Von Der Leyen: l’Europa verserà ingenti finanziamenti per il clima ma essa non può agire da sola – la COP26 di Glasgow sarà il vero turning point sulle posizioni di tutta la comunità mondiale. L’annuncio da parte del Presidente cinese riguardante l’interruzione della costruzione di nuove centrali a carbone all’estero ha una notevole portata; pur non fermando le centrali interne del paese, la promessa di Xi Jinping denota un’attenzione a metodi di produzione energetici più rispettosi nei paesi in via di sviluppo dove la Cina opera.</p>



<p>Riguardo la geopolitica, la gestione del Medio Oriente è il principale scenario su cui l’Europa ha deciso di concentrarsi. Il ritiro degli Stati Uniti d’America dalla scena e le conseguenze della crisi afghana, ancora poco visibili, hanno sicuramente fatto emergere preoccupanti questioni all’interno della NATO.</p>



<p>La Presidente è stata ferma sul fatto che “non esistono problemi di sicurezza e di difesa per i quali la risposta sia una minore cooperazione”. L’Europa dovrà scegliere se restare dipendente, in modo esclusivo, dalla NATO o se vorrà seguire una linea più audace e diversa, quella di elaborare una strategia europea di difesa autonoma. </p>



<p>Romano Prodi, in un articolo pubblicato dal Messaggero, ha ipotizzato in tal senso una rivoluzione guidata dalla Francia – l’unico paese europeo a possedere il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’armamento nucleare, due strumenti necessari per permettere la costruzione di una difesa europea comune. Vedremo se i francesi coglieranno al volo questo consiglio o se preferiranno mantenere una linea nazionale.</p>



<p>Fortemente connesso all’instabilità del Medio Oriente, ma anche del continente africano, il tema dell’accoglienza di rifugiati e migranti rimane scottante. L’Unione è divisa tra chi difende la Convenzione di Dublino del 1990 e chi chiede nuove regole per la redistribuzione tra gli stati membri.</p>



<p>Gli argomenti trattati da Ursula Von Der Leyen sono stati innumerevoli. Il filo rosso che connette ogni tematica è sicuramente l’augurio della Commissione che l’Europa possa rafforzarsi ed essere unita di fronte alle sfide globali che l’attendono.</p>



<p>La Presidente ha ribadito più volte il bisogno non soltanto di mettere in campo ingenti strumenti economici e politici ma anche la necessità di coltivare uno spirito europeo. È quella stessa anima che spinse i padri fondatori a sedersi ad un tavolo e fondare l’Unione che la Von der Leyen auspica possa nuovamente riemergere. </p>



<p>È l’anima dell’Unione, allora nata tra le macerie di una guerra mondiale. Ritrovare quel sentimento è ciò che la Presidente ha invitato tutti gli stati membri a fare. Speriamo che l’appello venga accolto con determinazione.</p>
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		<title>Shiv Someshwar: sviluppo sostenibile per non dover scegliere tra crescita e ambiente</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/06/bellini-shiv-someshwar-sviluppo-sostenibile-per-non-scegliere-tra-crescita-e-ambiente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2020 16:05:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Shivsharan Someshwar – “Shiv” come preferisce lui – collabora con le Nazioni Unite per la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e da decenni si occupa di sviluppo sostenibile e cambiamento climatico. Indiano di origine, professore alla Columbia University di New York e all’Istituto di Studi Politici di Parigi, può vantare una prospettiva davvero globale su un tema fondamentale per il nostro futuro, riguardo cui è convinto sia necessaria “una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/06/bellini-shiv-someshwar-sviluppo-sostenibile-per-non-scegliere-tra-crescita-e-ambiente/">Shiv Someshwar: sviluppo sostenibile per non dover scegliere tra crescita e ambiente</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Shivsharan Someshwar – “Shiv” come preferisce lui – collabora con le Nazioni Unite per la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e da decenni si occupa di sviluppo sostenibile e cambiamento climatico. Indiano di origine, professore alla Columbia University di New York e all’Istituto di Studi Politici di Parigi, può vantare una prospettiva davvero globale su un tema fondamentale per il nostro futuro, riguardo cui è convinto sia necessaria “una rivoluzione nel nostro modo di pensare”.</p>



<p><strong>Oggi lo sviluppo sostenibile è – fortunatamente &#8211; tra gli argomenti più discussi e dibattuti. Di conseguenza, l’espressione “sviluppo sostenibile” è ampiamente utilizzata. Lei che se ne occupa da più di venticinque anni, può aiutarci a capire meglio di cosa parliamo esattamente?</strong><br>Partirei dal chiarire che cosa non è lo sviluppo sostenibile! Non è avere crescita economica prima e, sostenibilità ambientale dopo. Non si tratta nemmeno di incentivare grandi guadagni per pochi e sperare che nel tempo si traducano in un rivolo di benefici economici per il resto dei cittadini. Sviluppo sostenibile non è solo garantire una durabilità ambientale; non è l’assoluto controllo da parte dello Stato sui processi economici, ma nemmeno un meccanismo governato solamente dal mercato. Uno degli errori di rappresentazione di maggior successo è che lo sviluppo sostenibile sia vantaggioso per tutti; che non esistano perdenti. Non è così. Ogni azione collettiva ha vincitori e vinti. È essenziale capire quali sono le persone, comunità o società che perdono, e perché così da agire di conseguenza: proteggere i più vulnerabili e regolare gli eccessi dei vincitori.</p>



<p><strong>Dunque, che cos’è lo Sviluppo Sostenibile?</strong><br>Coinvolge quattro dimensioni, tutte importanti per persone e società, indipendentemente da dove si trovino. La prima riguarda istituzioni e processi, cioè il modo in cui gestiamo la nostra vita collettiva: si tratta sia di un mezzo per raggiungere uno sviluppo sostenibile che di un fine in sé per assicurare la pace, la sicurezza e la prosperità di tutti. Le altre tre dimensioni sono crescita economica, durabilità ambientale e inclusione sociale. É fondamentale che tutte e tre siano garantite contemporaneamente, e non portate avanti una prima di un’altra. Ed è questo che rende lo sviluppo sostenibile una sfida così complessa che da una parte è percepita come una minaccia da persone e aziende che stanno realizzando enormi guadagni e, dall’altra, come una promessa per le tante comunità che sono state economicamente o socialmente emarginate o che vivono in condizioni ambientali precarie. Lo sviluppo sostenibile richiede una rivoluzione nel nostro modo di pensare al cosa, al perché e al come.</p>



<p><strong>La pandemia ha avuto drammatici impatti economici sulla società, colpendo le fasce più vulnerabili della popolazione, oltre che determinando un crollo delle entrate dei governi. Se molti leader sostengono che l’aumento dell’occupazione dovrebbe essere al centro degli sforzi pubblici, molti altri, al contrario, affermano che è la sostenibilità ambientale, per via del suo impatto sull’intera umanità, a dover essere affrontata per prima. Cosa ne pensa di questa tensione che si sta manifestando in molti paesi dell&#8217;UE e a livello internazionale?</strong><br>Che entrambi gli approcci sono sbagliati!</p>



<p><strong>Ci spieghi.</strong><br>È un modo di ragionare a comportamenti stagni, che considera la crescita economica e la sostenibilità ambientale come elementi separati e che suggerisce che la cosa importante sia quale dei due debba venire prima . Per gli ambientalisti, vengono prima natura e processi ambientali, che devono essere protetti dalla devastazione a tutti i costi. Per i sostenitori della crescita economica, invece, la priorità va data agli standard di vita delle persone. Questa è una dicotomia fuorviante, anche se ampiamente condivisa, che esiste da un po’ di tempo, soprattutto tra gli &#8220;esperti&#8221; e che sta ricevendo maggiore attenzione a causa delle urgenze economiche e sanitarie imposte dalla pandemia.</p>



<p><strong>Allora quale è la maniera migliore di guardare a queste due dimensioni, quella economica e quella ambientale?</strong><br>Concentrandosi sulla loro relazione: cosa speriamo di guadagnare con una e a quale costo per l&#8217;altra? Quali le probabili perdite a breve e lungo termine? Per chi e dove? Spazio e tempo sono elementi fondamentali nel rapporto tra economia e ambiente. Lo spazio ci aiuta a pensare alle regioni e alle persone colpite (e in che modo) in maniera completa, invece di limitarsi a guardare solo valori medi. Il tempo permette di alzare lo sguardo dal contingente e ad impegnarci ancora di più.</p>



<p><strong>In concreto, come ragionare in termini di spazio e tempo può aiutarci?</strong><br>Questi fattori ci mettono in guardia su un aspetto importante dello sviluppo sostenibile: la longevità dei nostri successi e le sfide che probabilmente dovranno essere affrontate nel presente e nel prossimo futuro. Ad esempio, se consideriamo la durabilità ambientale un lusso in questi tempi di pandemia, e promuoviamo la trivellazione petrolifera nell&#8217;Artico, o sovvenzioniamo la produzione di elettricità alimentata a carbone, quali saranno i probabili impatti ambientali in futuro? Quanto consistenti? Supererebbero un certo valore soglia, causando danni che potrebbero essere relativamente permanenti? E, altrettanto importante, su “chi” avrebbero un impatto? Quali sarebbero i costi sanitari dell&#8217;inquinamento provocato dalla combustione del carbone tra anziani e bambini? Le famiglie che probabilmente saranno colpite erano d’accordo con quelle decisioni?</p>



<p><strong>Molto chiaro! Adesso vorrei spostare la sua attenzione sull’Unione europea e la sua decisione di mettere in primo piano lo Sviluppo sostenibile attraverso il Green Deal. Pensa che la pandemia e la necessità di una rapida ripresa economica costituiscano una minaccia per le ambizioni verdi dell&#8217;UE?</strong><br>La decisione coraggiosa dell&#8217;UE di attenersi al Green Deal e di puntare ancora più in alto merita un plauso. Un punto chiave del programma del Green Deal europeo e che a causa della pandemia richiede maggiore riflessione e risorse, riguarda la &#8220;transizione giusta&#8221;. Questa espressione inizialmente si riferisce alla transizione verso la neutralità rispetto ai combustibili fossili. A causa della pandemia e del suo impatto sociale, dobbiamo espanderla al di là delle questioni climatiche e includere le implicazioni delle voragini delle disparità economiche e sociali. Altrimenti facciamo il gioco di coloro che dipingono il Green Deal come un modo per privilegiare le questioni “verdi” sulle condizioni materiali delle persone. Quello che sto dicendo è che la “transizione giusta” deve essere assolutamente fedele allo sviluppo sostenibile, per aiutarci a superare la visione binaria &#8211; di “economico” e di “verde” – propria della vecchia normalità.</p>



<p><strong>Parlando della &#8220;vecchia normalità&#8221;: come conseguenza della pandemia, vede un cambiamento di paradigma nei nostri modelli di società e sviluppo?</strong><br>La domanda pone l&#8217;accento sul &#8220;cambio di paradigma&#8221;. Anche se il cambiamento è una certezza, parlare di cambio di paradigma potrebbe essere eccessivo. L&#8217;aspetto dominante del nostro paradigma di sviluppo è la centralità umana, e non mi aspetto che questo cambi. Non penso che siamo pronti ad abbracciare l&#8217; “ecologia profonda” di Arne Naess nei nostri programmi e attività di sviluppo. Per quanto desiderabile, è improbabile che la reazione alla pandemia sia ri-orientare le nostre azioni pubbliche e private mettendo fine alla centralità degli esseri umani e dando pari diritti a tutte le forme viventi e non viventi.</p>



<p><strong>Significa che torneremo alla vecchia normalità?</strong><br>No! La &#8220;vecchia normalità&#8221; funzionava solo per una minoranza della popolazione. Per la maggior parte delle persone, delle culture e dell&#8217;ambiente, era molto anormale! Come si può accettare un sistema che, ad esempio, premia i rendimenti astronomici di pochi quando ci sono molti disperati ad un passo dal perdere tutto? Basta guardare cosa sta succedendo a tutti i principali mercati azionari negli ultimi mesi, mentre l&#8217;umanità sta lottando contro la pandemia. L&#8217;attuale “esuberanza” del mercato azionario non ha alcuna relazione con il crollo dei livelli di occupazione e la crescente miseria sociale. Come può essere moralmente &#8220;normale&#8221; questo?</p>



<p><strong>Cosa possiamo fare allora?</strong><br>Dobbiamo prendere sul serio quanto concordato collettivamente. Già nel 1995, più di 193 paesi, compresa l&#8217;Italia, hanno firmato l&#8217;Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Era una promessa di impegno per la prosperità economica di tutti nel presente e nel futuro. Una promessa di inclusione sociale per non lasciare indietro nessuno, per mettere fine alla povertà e ridurre la vulnerabilità delle popolazioni più marginali. Una promessa di durevolezza ambientale. Dovremmo esigere dai nostri leader decisioni che promuavono lo Sviluppo sostenibile. Abbiamo certamente bisogno di nuovi approcci: piuttosto che l’economia dell’efficienza, dovremmo cercare di massimizzare il benessere di tutti, a tutte le latitudini e per tutte le etnie. Dobbiamo esaminare le nostre priorità e programmi, sia di ciò che finanziamo che di ciò che sovvenzioniamo. Un buon inizio sarebbe interrogare gli esperti sui modelli e le teorie, e insistere per questo percorso diverso, per sostenere il benessere di tutti.</p>



<p><strong>Il cambiamento climatico riguarda tutti noi e per questo c’è una legittima richiesta da parte dei cittadini di contribuire ai processi decisionali su un tema così cruciale per il nostro futuro. Contemporaneamente, però, ne abbiamo vista l’alta complessità tecnica. C&#8217;è una contraddizione?</strong><br>La libertà di partecipare al processo decisionale collettivo è un valore che incoraggiamo nelle democrazie. Tuttavia, molte decisioni richiedono conoscenze specialistiche che non sono comunemente condivise dalla società in generale. Effettivamente è proprio il caso del cambiamento climatico. Sappiamo che le attività umane stanno creando le condizioni che portano a cambiamenti drammatici nel nostro clima; le nostre decisioni stanno portando a una produzione sempre maggiore di gas serra. Allo stesso tempo, ci sono molte possibilità per ridurre le emissioni. Le decisioni riguardano non solo questioni tecniche, ma richiedono anche la conoscenza delle probabili perturbazioni economiche, degli impatti sociali e delle ricadute politiche.</p>



<p><strong>Può farci degli esempi?</strong><br>Sicuro! Abbiamo i mezzi tecnologici per catturare il carbonio dall&#8217;aria e immagazzinarlo sottoterra (o anche sotto il mare) in &#8220;pozzi di carbonio&#8221;. Per molti esperti, le principali sfide principali di questi pozzi sono tecniche come, ad esempio, decidere tra la riduzione del fabbisogno energetico o il miglioramento della loro sicurezza a lungo termine. Tuttavia, dobbiamo anche considerare altri aspetti: quali sono le conseguenze di questi pozzi per le persone? Disincentiverebbero gli sforzi nella riduzione delle emissioni di carbonio? Quanto vicino a un’area urbana potrebbero essere installati? Quali processi sono più adatti in un dato ecosistema? E così via. Questo per dire che le decisioni sul serbatoio di carbonio sono anche intimamente legate al diritto delle persone di comprendere una serie di questioni tecniche, ecologiche, economiche e sociali. Piuttosto che una contraddizione, riunire esperti e laici è un elemento fondamentale per una leadership.</p>



<p><strong>Come andrebbe affrontato?</strong><br>Continuano a esserci pressioni per limitare il processo decisionale a pochi, lontano dalla partecipazione pubblica. Ci sono anche spinte per ignorare la scienza e appoggiarsi all’innata saggezza della folla. Entrambe sono scorciatoie per il disastro. Sebbene la fiducia nella conoscenza degli esperti sia importante, dovrebbe essere all&#8217;interno di un quadro che potremmo definire di &#8220;fiducia con verifica”, perché mettere in discussione la conoscenza e i processi scientifici è sano, per evitare che restino su torri d&#8217;avorio. Scienziati ed esperti spesso hanno un atteggiamento di presunzione, che è ingiustificato. L&#8217;impegno attivo di esperti e cittadini, sul cosa, il perché, e il come è segno di buona salute in una società della conoscenza. Dobbiamo richiamare i nostri leader a farsi carico di un sistema del genere, fatto di coinvolgimento attivo nel processo decisionale pubblico.</p>



<p><strong>In Italia, a seguito della pandemia, si discute sulle opportunità offerte dal lavoro da remoto. In particolare, questa potrebbe essere parte di una strategia per mitigare fenomeni come la fuga di cervelli dal Mezzogiorno, l&#8217;abbandono delle aree rurali, e anche riequilibrare il rapporto tra centri urbani e periferie. Che idea si è fatto su questo?</strong><br>Mi permetta di essere provocatorio. Sì, la pandemia, con il suo terribile costo in termini di vite umane, è assolutamente il momento giusto per re-immaginare il nostro futuro collettivo. Da un lato, il lavoro a distanza consente la disconnessione geografica tra lavoro e non-lavoro, perché consente alle persone &#8211; sottolineerei, soprattutto ai colletti bianchi &#8211; di essere lontane dal luogo di lavoro. Se questo modello dovesse prendere piede, per esempio, tra gli architetti e gli analisti finanziari, sembrerebbe positivo, perché offrirebbe a chi lavora sodo una tregua da una vita in condizioni affollate. Ma dobbiamo considerare anche gli impatti su larga scala.</p>



<p><strong>Quali sarebbero?</strong><br>Se decine di migliaia di aziende si dedicano al lavoro a distanza, pensiamo ai probabili impatti sulle entrate dei comuni! In che modo un calo delle entrate locali – o addirittura l&#8217;incertezza sulla loro raccolta – influirebbe sui servizi urbani alle famiglie che non hanno il lusso di lavorare a distanza? Quali probabili impatti su teatri, parchi e ristoranti &#8211; essenziali per una “buona” vita (urbana)? Ancora; che cosa obbligherebbe i datori di lavoro ad assumere solo a livello nazionale? Perché non assumere – a parità di competenze &#8211; da altre parti d&#8217;Europa, o anche da tutto il mondo, se questo significa abbassare i costi? Il lavoro a distanza è uno strumento a doppio taglio, da usare con cura. La mia principale preoccupazione è l&#8217;impatto a lungo termine sulla politica di un lavoro a distanza “di massa”; dobbiamo ancora comprenderlo appieno. Quali impatti sulla vita politica di città, regioni e nazioni? Gli spazi del vivere con le loro dense interazioni intorno alla quotidianità domestica e lavorativa rendono possibile l&#8217;appartenenza condivisa a una comunità politica e, all’interno di questa, anche l’impegno in una lotta collettiva per un futuro migliore. Qualsiasi altra cosa è una sorta di esistenza semi-scollegata, senza ormeggi, transitoria, da relitti della globalizzazione e precursori del tribalismo del 21° secolo.</p>
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