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		<title>Enzo Amendola: delineare una forma sempre più ambiziosa di Unione Europea. L’Ucraina ha diritto alla resistenza in base alla Carta dell’ONU</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 May 2022 09:19:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Noi sappiamo che il prolungarsi della guerra produce atrocità e vittime civili, e la politica non è ciò che segue allo sforzo bellico ma è ciò che è negato dallo sforzo bellico, e quindi la priorità che volgiamo affermare è quella di riaprire, in qualunque forma e in qualunque luogo, termini anche che portino al dialogo tra le parti. Ovviamente la precondizione è il cessate il fuoco, ma dalla Russia non arrivano ancora risposte adeguate su questo.</p>
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<p><strong>Uno spiraglio a una guerra devastante nel cuore dell’Europa viene proprio da una proposta di pace avanzata dall’Italia. Quali sono, per quello che è possibile dire, i termini di questa proposta?</strong><br>Noi affermiamo un bisogno. Che la politica e il negoziato abbiano una forza superiore alle atrocità di ciò che si va compiendo, e quindi testardamente cerchiamo di indicare i possibili termini per la riapertura del negoziato. Stessa cosa fa l’Italia con i propri alleati, poiché è evidente che come Unione siamo uniti nella difesa del popolo e delle Istituzioni ucraine, per il diritto alla sovranità che la Carta dell’ONU le riconosce, dandole la facoltà di resistere all’invasore. Noi sappiamo che il prolungarsi della guerra produce atrocità e vittime civili, e la politica non è ciò che segue allo sforzo bellico ma è ciò che è negato dallo sforzo bellico, e quindi la priorità che volgiamo affermare è quella di riaprire, in qualunque forma e in qualunque luogo, termini anche che portino al dialogo tra le parti. Ovviamente la precondizione è il cessate il fuoco, ma dalla Russia non arrivano ancora risposte adeguate su questo.</p>



<p><strong>E’ giusto parlare di pace, come l’Italia e l’Europa fanno dal primo giorno di guerra, ma è corretto precisare che la resistenza dell’Ucraina è una resistenza per la democrazia e la libertà. In fondo gli ucraini stanno difendendo i nostri principi e valori fondamentali.</strong><br>L’Ucraina ha diritto alla resistenza in base alla Carta dell’ONU. È un Paese sovrano, libero, con&nbsp;Istituzioni proprie, che si può poi discutere quanto siano fragili. Ma è un diritto sancito che un Paese pacifico, che non ha offeso i suoi Paesi confinanti, che non ha dichiarato nessuno sforzo bellico, possa difendersi. Quello che ha portato la UE a sostenere Zelensky sta nel fatto che il popolo ucraino è legato a questo, alla salvaguardia del diritto internazionale. E poi perché il nostro vicino russo, con cui ci sono rapporti commerciali e culturali, scambi che nel corso degli ultimi decenni si sono rafforzati, ha violato le regole della convivenza pacifica. Il nostro sostegno alla resistenza ucraina è il sostegno a un diritto a scegliere il proprio futuro, la propria traiettoria. Questo non poteva vederci voltati dall’altra parte ad attendere gli esiti dell’invasione militare. Tra l’altro l’Ucraina ha con la Russia un rapporto che va al fondamento stesso del Stato russo, si tratta di secoli di commistione non solo di lingua ma di legami culturali, religiosi, di scambi commerciali: questa è una guerra fratricida che ha portato il popolo ucraino in armi a difendere i propri diritti, rompendo quindi anche dei legami storici. Per tutte queste ragioni l’UE ha la responsabilità politica di far cessare il conflitto, di difendere il diritto negoziale ucraino e soprattutto di difendere un popolo che è stato violentato dalle armi russe.</p>



<p><strong>La Francia sembra aver gelato le richieste dell’Ucraina di entrare rapidamente nell’Unione Europea, parlando di un processo che potrebbe durare 15 o 20 anni. La soluzione potrebbe essere la Confederazione Europea proposta dal segretario del Partito democratico, Enrico Letta?</strong><br>A norma dei Trattati il processo di integrazione di un candidato avviene con tempi purtroppo lunghi, e la burocrazia è dovuta a dei processi di riforma, di adeguamento della legislazione nazionale a quella europea. Ma noi sappiamo che siamo a un tornante della storia in cui non può prevalere soltanto la procedura ma deve valere anche il sentimento politico, innanzitutto verso i Balcani occidentali, che sono parte della comunità europea, poi dell’Ucraina e degli altri paesi che potrebbero rischiare la stessa sorte. Per queste ragioni Enrico Letta ha parlato di una Confederazione, cioè di uno spazio politico che faciliti l’allargamento dei membri dell’UE. Ma lo stesso Macron il 9 maggio ha parlato di una comunità politica europea, quindi di uno spazio similare a quello indicato da Letta. Bisognerà, da qui al 23 giugno, quando la Commissione europea proporrà una strada, ragionare non soltanto di procedure ma anche di visione di un’Europa del futuro, che sarà certamente più grande ma che dovrà essere anche più unita.</p>



<p><strong>L’Europa in due anni ha fatto passi da gigante: la condivisione del debito per affrontare la crisi derivante dal diffondersi del Covid e poi una forte unione per attivare pacchetti di sanzioni sempre più duri contro la Russia, resasi colpevole di aver aggredito uno stato libero e sovrano. Cosa manca a questo punto all’Europa per essere considerata una potenza mondiale?</strong><br>La storia europea negli ultimi anni ha visto l&#8217;esplosione con effetti drammatici della pandemia con effetti drammatici sulla coesione sociale, e poi la guerra, che è tornata nel nostro continente. Di qui le nostre responsabilità, che vanno oltre gli effetti economici sulla tenuta sociale che ci riguardano. La risposta è stata all’altezza dei bisogni. L’altezza per costruire politiche fiscali non soltanto solidali ma anche improntate ad investimenti per rafforzare e cambiare la nostra economia, la nostra industria, la nostra coesione sociale. Sono scelte che secondo me descrivono un’Europa che non può tornare a quella pre-Covid, con le regole di un mondo che non esiste più. Ora bisognerà, nella congiuntura drammatica del conflitto in Ucraina, reggere l’unità e allo stesso tempo descrivere i salti di integrazione che dobbiamo fare. Penso all’unione per l’energia, a politiche di governance economica improntate alla stabilità ma anche agli investimenti, a politiche di coesione sociale finanziate dai fondi europei ma anche ad investimenti nella transizione ecologica e nella tecnologia digitale, che ha bisogno anche di un pilastro sociale per accompagnare il mondo del lavoro e delle imprese in questo momento. Quindi l’unità serve per affrontare le crisi ma anche per delineare le novità che sono necessarie per il nostro continente nello scrivere questa storia nuova.</p>



<p><strong>Il 9 maggio, in occasione della festa europea, la Conferenza sul futuro dell’Europa ha concluso i suoi lavori frutto di una non di discussioni e collaborazioni tra cittadini e politici. Cosa pensa del rapporto finale che è stato presentato alle Istituzioni europee?</strong><br>La Conferenza per il futuro dell’Europa, che è stata inaugurata una anno fa dal compianto presidente David Sassoli, è un esperimento di democrazia partecipativa realizzato anche grazie ad una piattaforma digitale che ha disintermediato tutte le procedure burocratiche di discussione: ognuno poteva iscriversi nella propria lingua e proporre idee e soluzioni. Credo che si tratti di un meccanismo che rafforza la democrazia rappresentativa, e soprattutto risponde a quella ricorrente e stereotipata critica secondo cui i cittadini sono lontani dall’Europa. Aver costruito questo percorso tra istituzioni europee, istituzioni nazionali, parlamenti, governi, rappresentati selezionati dei cittadini, ha prodotto delle indicazioni, ha prodotto i caratteri di una visione di cambiamento dell’Europa. Sarebbe stato paradossale che questi lavori si concludessero con report che dicevano che l’Europa è bella così com’è. Dobbiamo prendere sul serio queste indicazioni. Alcune possono essere assunte a trattati esistenti. Altre credo che bisognerebbe avere il coraggio di innestarle anche con dei cambiamenti dei trattati. Molte di queste materie, cito l’unione per l’energia e i mercati regolatori, cito il green e la trasformazione digitale che abbiamo già realizzato in alcuni negoziati, ma anche la configurazione delle norme che guardano l’Unione che deve affrontare una competizione globale, credo che meritino degli approfondimenti. Solo per citare la governance economica, alcuni dati del patto di stabilità e crescita sono basati su dati macroeconomici degli anni Ottanta. È passato un po’ di tempo e alcune regole, che spesso non vengono applicate, meriterebbero di essere cambiate. Noi come Italia siamo aperti ai cambiamenti. Per rafforzare l’Unione, non per aprire un inutile dibattito, per darle più strumenti. La sanità, per esempio. Prima del Covid non c’era l’unione europea della sanità, c’era solo un coordinamento. La spinta dei cittadini è sempre utile perché indirizzata al cambiamento, ai bisogni e agli interessi materiali di ogni giorno.</p>



<p><strong>La vittoria di Macron in Francia ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti gli europeisti. Dal voto francese arriva però anche una forte domanda di protezione sociale, dove affondano le radici del populismo. L’Italia, che andrà al voto tra pochi mesi, cosa può e deve apprendere dal risultato delle presidenziali francesi?</strong><br>Gli effetti economici dello shock pandemico e del conflitto pesano anzitutto sulle fasce deboli, pesano sulle industrie che vedono materie prime e costi dell’energia a rischio, come a rischio è la ripresa che appariva l’anno passato molto potente. L’Europa non è assente, lo dico anche per noi italiani. Abbiamo per la prima volta fondi sufficienti, tra il Next Generation e i fondi ordinari del bilancio europeo. Abbiamo la possibilità di un regime di investimenti di quaranta miliardi solo per quest’anno. Ciò implica la possibilità di allargare le opportunità del nostro Paese di non limitarsi a lenire le ferite delle crisi ma di investire su quelli che saranno i settori della nuova competizione. Questo sarà fondamentale. Io credo che questo sia il migliore antidoto a chi dice che l’Europa è lontana e ci danneggia. Sinceramente, quando un Paese come il nostro riceve più di trecento miliardi per i prossimi sei anni, io avrei un po’ di pudore a sostenere cose come queste. Quello che sta a noi è delineare una forma sempre più ambiziosa di Unione europea perché nel mondo contemporaneo, con crisi che superano qualunque confine, l’unità dei ventisette è necessaria, perché nessuno può pensare che chiudere i confini, con un nazionalismo fuori tempo, sia in grado di risolvere le crisi. Credo quindi che questo sia l’atteggiamento: avere una sovranità condivisa in un processo di integrazione che deve guardare non solo ai rapporti tra i ventisette, ma ai rapporti tra l’Europa come continente e attore globale, e il mondo, che è sempre più competitivo, pieno di nuove opportunità ma anche di enormi rischi.</p>



<p><strong>La Commissione Europea ha deciso che saranno sospesi per un altro anno gli obblighi del Patto di Stabilità. Che segnale è?</strong><br>Si tratta di una scelta improntata al realismo, perché vediamo il rallentamento dell’economia per l’effetto dell’invasione russa, e allora è bene essere saggiamente orientati verso una coesione sociale, orientati a tenere il mercato europeo, ma soprattutto le economie nazionali, allineate a una forte prudenza ma anche a una forte cooperazione. La scelta del commissario Gentiloni è stata molto saggia.</p>



<p><strong>Stiamo per andare a votare, sottosegretario. Che forma dovrebbe avere un partito moderno? Ha ancora senso parlare di centrodestra e centrosinistra?&nbsp;</strong><br>I fondamenti di una visione contrapposta tra noi progressisti e i conservatori sono radicati non solo negli slogan, ma in come proponiamo soluzioni per i nostri società, nel come aggrediamo le grandi rivoluzioni come quella ecologica e quella digitale. La nostra parte, quella progressista, si fida dei cambiamenti e in essi vuole costruire sempre più protezione sociale ed equità, anche nuove forme di welfare appropriate per il mondo che cambia. La mia parte viene da un passato composito, di grandi e differenti culture, ma ha anche un futuro con fondamenti anche nel lavoro che si fa a livello europeo. Sarà un dibattito spero non tra chi crede nell’Europa e chi no. Mi augurerei un dibattito un po’ più maturo nel nostro Paese. L’Europa, quando abbiamo fatto scelte fondamentali per l’interesse nazionale, ha rafforzato la cosiddetta sovranità, non l’ha indebolita, quindi mi auguro che questo dibattito sia superato. Meglio essere leader in un Europa di un continente che lavora per la propria sovranità, per la propria autonomia strategica a livello globale, che declamare una sovranità a casa nostra che poi invece non produce nessun miglioramento per gli interessi nazionali. Io spero che questo dibattito venga rimosso, ma a volte ho dei dubbi. Ciò che sarà fondamentale, invece, come è stato in Germania e in Francia, sarà il dibattito sui livelli di crescita e protezione sociale. Non c’è una forte crescita se non ci sono meccanismi di protezione sociali adeguati ai cambiamenti, soprattutto per i segmenti più deboli della nostra società, che devono essere inclusi in un grande cambiamento che sta avvenendo non soltanto a livello nazionale, ma a livello internazionale. Questo credo sia il vero terreno su cui le due differenti opzioni si misureranno, a condizione di partire da una base di realtà, perché ciò in cui il populismo non ha aiutato in questi ultimi anni, in alcune forme politiche non solo in Italia ma in Europa, è a dire la verità, a vedere la realtà, a indicare i cambiamenti globali, a suggerire le motivazioni per cui su taluni aspetti anche della nostra coesione sociale ci sono stati gravi contraccolpi. Dobbiamo aver fiducia, nel progresso tecnologico e nell’umanismo che deve alimentare, con la sua cultura, i grandi cambiamenti.</p>
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		<title>Energia: l’Europa (e soprattutto l’Italia) deve compiere una scelta audace e decisa</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/01/26/munari-energia-europa-e-soprattutto-italia-deve-compiere-scelta-audace-e-decisa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 17:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&#160;europea&#160;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate. La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco&#8230;</p>
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<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&nbsp;europea&nbsp;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate.</p>



<p>La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco chiari, cambiando in corsa parametri e criteri scientifici, rimandando la data di scadenza.</p>



<p>La&nbsp;tassonomia&nbsp;dell&#8217;Unione Europea è un documento essenziale che&nbsp;farà da guida per gli investimenti privati nel settore energetico – investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi del Green Deal 2030 e la neutralità climatica nel 2050. Il grande punto interrogativo, ancora irrisolto, è l’inclusione o meno di gas naturale e nucleare nella tassonomia verde.</p>



<p>A Bruxelles si è già giunti alla conclusione che entrambi vadano considerati come fonti energetiche in grado di facilitare la transizione ecologica. Il nodo da sciogliere sono i criteri indicati dalla Commissione per ottenere l’etichetta di “sostenibile” – i parametri assegnati sono troppo rigidi e vincolanti, tant’è che anche alcuni progetti ora in fase conclusiva rischierebbero di non rispettare i nuovi livelli prefissati dall’Unione.</p>



<p>Tralasciando gli aspetti più tecnici, in Europa si è riacceso il dibattito sul nucleare, alimentato anche dalla crisi energetica in corso. La principale diatriba è proprio quella tra Francia, lo Stato europeo che più trae benefici dalla tecnologia nucleare, e Germania, che assieme ad Austria e Spagna è contraria all’inserimento dell’atomo nella tassonomia green. Il fronte anti-nucleare è fermo sull’idea che la tecnologia sia dannosa, pericolosa. Dall’altro lato, vi sono paesi che difendono il mix energetico per la transizione e anzi, si impegnano a modernizzare i reattori esistenti e costruirne di ultima generazione per fronteggiare il fabbisogno energetico crescente.</p>



<p>E l’Italia? Da ormai qualche mese l’aumento del costo del gas ed energia elettrica ha spinto numerose personalità, politiche e non solo, ad evocare un ritorno del nucleare in Italia, promosso in primis anche dal Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che, in più occasioni, ha ribadito come il nucleare di quarta generazione possa portare benefici non solo energetici ma anche economici.</p>



<p>Eppure, in Italia vige un monopolio dell’opinione pubblica riguardo i mezzi con cui realizzare la svolta green. C’è molta ipocrisia nel pensare che pannelli solari e pale eoliche possano garantire il fabbisogno energetico di cui abbiamo bisogno. Necessiteremo sempre più di energia e per restare in linea con i target europei saranno necessari dei radicali cambiamenti. Di fatto, dati alla mano, le due fonti che garantiranno un abbassamento drastico di emissioni CO2 e inquinamento sono proprio gas naturale e nucleare, quest’ultimo ormai divenuto un tabù nel nostro paese.</p>



<p>Nell’immediato, a causa della crisi pandemica e della crescente domanda globale di energia, l’aumento dei prezzi europei del gas è un problema che deve essere risolto ma Nord Stream 2, opera terminata, resta ancora inattiva. I due gasdotti, se funzionanti, raddoppierebbero l’importazione di gas naturale in Europa. È vero, vi sono controindicazioni politiche, specialmente nelle ultime ore con la tensione in Ucraina che aumenta, ma aprire un dialogo costruttivo con Putin sarebbe negli interessi europei. Volente o nolente, non possiamo fare a meno dal gas russo. Tutte le altre alternative sono inverosimili.</p>



<p>Guardando invece a prospettive a lungo termine, il nucleare è il futuro dell’energia. Cina e India già hanno iniziato questo percorso – attualmente vi sono 55 reattori in costruzione e 109 pianificati, la maggior parte di essi si trova in questi due paesi.</p>



<p>In Italia non abbiamo centrali, ma sfruttiamo il nucleare. Consumiamo e non produciamo. In un’ottica di strategia energetica, la diversificazione è la prima regola. È fondamentale che il nostro paese si applichi a favorire un mix energetico, aprendo anche ad investimenti sul nucleare di ultima generazione. Non partecipare a questa sfida tecnologica ed energetica significa perdere indipendenza e autonomia. Questo vale per l’Italia ma anche, naturalmente, per la nostra Unione.</p>



<p>Non avremo mai un’Europa padrona del proprio destino, autonoma nelle scelte produttive e strategiche, se prima non possiede il carburante necessario per accendere il suo motore.</p>



<p>In una causa comune come quella della lotta al cambiamento climatico è fondamentale avere una visione a lungo termine, non miope, ed essere protagonisti nell’innovazione tecnologica.</p>
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		<title>Eco summer: il beachwear si fa green</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2021 15:25:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se questo caldo non è sostenibile, la moda mare 2021 lo è! Il beachwear si fa green, nonostante quest’anno il colore must dell’estate sia l’azzurro dalle mille sfumature. Si parla di eco sostenibilità da anni ma solo negli ultimi due con la pandemia, che in questo caso si può considerare motore d’avviamento di una rivoluzione nella produzione industriale di moda, si può dire di essere migliorati surfando l’onda del cambiamento.&#8230;</p>
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<p>Se questo caldo non è sostenibile, la moda mare 2021 lo è! Il beachwear si fa green, nonostante quest’anno il colore must dell’estate sia l’azzurro dalle mille sfumature.</p>



<p>Si parla di eco sostenibilità da anni ma solo negli ultimi due con la pandemia, che in questo caso si può considerare motore d’avviamento di una rivoluzione nella produzione industriale di moda, si può dire di essere migliorati surfando l’onda del cambiamento.</p>



<p>Da una crisi sanitaria si è ha aperto un varco, una nuova visione incentrata sullo sviluppo di nuove fibre che si possano sostituire ai materiali inquinanti, uno stile di vita più sano che limita gli sprechi ma che non si fa mancare il tocco alla moda.</p>



<p>Esistono tanti brand, promotori dell’eco sostenibilità, che vogliono portare in acqua una moda fatta di tessuti riciclati, rigenerati e poco invasivi nei confronti della natura ma pur sempre resistenti alla salsedine, acerrima nemica dei tessuti, ragion per cui si deve mantenere l’aspetto sintetico per consentire l’idro-compatibilità.</p>



<p>Nonostante la base sintetica, quindi plastificata, oggi esistono materiali alternativi come l’Econyl, ovvero fibra di nylon riciclata, per cui il riutilizzo di questa fibra conferisce una percentuale di impatto ambientale molto bassa, insieme ad una qualità del tessuto elevata. Anche la Canapa inizia ad essere utilizzata in questa specifica filiera della moda. Di seguito alcuni esponenti di un ricercato beachwear sostenibile:</p>



<p>STAY WILD SWIM, è un brand con sede nel Regno Unito che ha prodotto una collezione di costumi fatti completamente in Econyl, dalle linee minimali ed essenziali adatte ad ogni tipologia di fisico, parlando di inclusività.</p>



<p>UND SWIMWEAR, brand Italiano, esattamente tra Como, Bergamo e Rimini, produce costumi 100% Made in Italy con l’intento di “eliminare il superfluo”, come ad esempio l’assenza di cuciture e la possibilità del double-face per chi ama cambiare.</p>



<p>LIDO, sempre italiano, utilizza invece la Lycra ecologica. Uno stile vintage, con lacci e spalline sottili per le eterne romantiche.</p>



<p>BATOKO, del Regno Unito, ricicla la plastica raccolta dagli oceani e la trasforma in costumi dalle texture giocose e animalier. Una collezione che ha la caratteristica di essere composta da una sola forma di costume intero, declinato nelle le varie stampe.</p>



<p>B THE BEACH BRAND, brand Spagnolo, tutto al femminile. Produce costumi dai toni monocromatici in Econyl su stampo artigianale. La scelta del tessuto è per l’80% spagnolo e per il 20% italiano con l’intenzione di mantenere la produzione il più possibile locale.</p>



<p>Oggi più che mai siamo tutti promotori di tale corrente, un nuovo lifestyle, con la possibilità di fare una scelta che duri nel tempo senza limitare la nostra voglia di essere alla moda nella selezione del costume, protagonista nelle nostre foto al mare.</p>



<p>Sulle spiagge, la destrutturazione della forma tipica del bikini e del costume intero è in primo piano, con aperture laterali, sulla schiena o davanti, lacci e fiocchi fanno un mix bon-ton, sgambato o con volà esaltanti, il costume rimane espressione della personalità classica, trasgressiva o eclettica di ognuno. Una nuance di colori pastello, color block e texture floreali o geometriche invadono le spiagge, lasciando che la moda sostenibile e glamour diventi parte integrante della nostra estate.</p>
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		<title>Taomoda Week 2021, vetrina spettacolare siciliana</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/22/di-stefano-taomoda-week-2021-vetrina-spettacolare-siciliana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel vivo della stagione estiva, dal 13 al 21 Luglio, come sempre nella bella cittadina di Taormina ricca di storia e stile, si tiene la Taomoda Week 2021. Taomoda, evento patrocinato dal Ministero dello sviluppo economico e dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, realizzata in sinergia con l&#8217;Assessorato regionale alle Attività Produttive e con il supporto dell&#8217;assessorato regionale Turismo, Sport e Spettacolo, si presenta come una fra le realtà locali&#8230;</p>
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<p>Nel vivo della stagione estiva, dal 13 al 21 Luglio, come sempre nella bella cittadina di Taormina ricca di storia e stile, si tiene la Taomoda Week 2021.</p>



<p>Taomoda, evento patrocinato dal Ministero dello sviluppo economico e dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, realizzata in sinergia con l&#8217;Assessorato regionale alle Attività Produttive e con il supporto dell&#8217;assessorato regionale Turismo, Sport e Spettacolo, si presenta come una fra le realtà locali con una visione internazionale della moda.</p>



<p>Nella lista dei grandi Eventi promossi dalla Regione Siciliana, Taomoda è una vera occasione di attrattiva turistica che collabora con brand siciliani e nazionali, insieme a buyer rinomati e alte personalità del mondo fashion e della televisione. Una settimana costellata da eventi giornalieri diretti da Agata Patrizia Saccone, giornalista e ideatrice dell&#8217;evento must della stagione estiva siciliana su stampo fashion e non solo.</p>



<p>Come ogni edizione, Taomoda vuole farsi promotore di discussioni e riflessioni, volto alla conoscenza e all’intrattenimento tra un tema e l’altro. Durante i giorni centrali della settimana, infatti, si sono affrontati molteplici argomenti: dalla fotografia con Arturo delle Donne, alla prevenzione con Acto Onlus (Associazione Italiana per la prevenzione del tumore ovarico) e ancora il concetto di sostenibilità, fra questi il tema di un&#8217;economia sempre più green.</p>



<p>Si prosegue durante le giornate con le &#8220;tavole rotonde&#8221; su temi di attualità anche volti ad una più chiara agenda di azioni per il futuro come la Master class sulle “Azioni e strategie per gli obiettivi ONU agenda 2030”, che ha interessato anche gli studenti delle Università siciliane. Presente anche il tema sul Design con l&#8217;Ordine e Fondazione Architetti di Catania.</p>



<p>Non possono mancare i TaoAwards, gli ambiti premi di riconoscimento per l’impegno, le idee innovative e promotrici di una nuova visione, assegnati per area di competenza: a Ludovica Casellati il premio dedicato alla Sostenibilità, per la promozione di un turismo a basso impatto ambientale; più di uno il Tao Award per la moda, assegnato a Cristiano Burani, Gianluca Capannolo, Alessandro Enriquez e al duo di designer Marco Giugliano e Nicolò Bologna che hanno lanciato il brand “Marco Bologna”; il Tao Music Award quest’anno invece va al duo “La rappresentante di lista” composto dalla cantante Veronica Lucchesi e il musicista Dario Mangiaracina. Ancora a Simone Marchetti (Vanity Fair European Editorial Director and Vanity Fair Italia Editor in Chief presso Condé Nast) va il premio TaoAward Excellence per il giornalismo. Il premio per la fotografia va ad Antonio Guccione. Un TaoAward speciale “Donna we are with you” per la difesa delle donne è assegnato a Yvonne Sciò, mentre a Piero Piazzi, manager e talent scout, il premio alla carriera.</p>



<p>Momento di spicco dell’intera rassegna è la serata di Gala, presso il Teatro Antico di Taormina, location suggestiva al chiaro di luna. La serata coinvolge tutti gli ospiti presenti durante la settimana e i personaggi del mondo della televisione che hanno preso parte al conferimento dei Tao Award. Special Guest della serata il ballerino Amilcar Moret Gonzalez e la Top model Nadège.</p>



<p>Al pari di altre realtà nazionali, Taomoda ha il valore in più di essere una vetrina spettacolare, nel vero senso della parola, un evento dinamico grazie alla pluralità di palazzi storici e Grand Hotel in centro, adibiti per le tavole rotonde e per il fashion show conclusivo che regala un momento davvero glamour.</p>
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		<title>Giovanni Diamanti: serve una leadership in grado di aggregare i giovani, che abbia un&#8217;idea sostenibile di mondo, di sviluppo, di impresa e di lavoro. Basta con la politica dei No</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/06/05/raco-diamanti-serve-una-leadership-in-grado-di-aggregare-i-giovani-che-abbia-unidea-sostenibile-di-mondo-di-sviluppo-di-impresa-e-di-lavoro-basta-no/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 08:08:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata mondiale dell&#8217;Ambiente, possiamo dire che in Italia non c’è mai stato un forte movimento ambientalista. Perché?C’è sicuramente un partito storico, i Verdi, che non ha mai raggiunto percentuali paragonabili a quelle degli altri paesi europei ma che ha giocato un ruolo storico. Un partito che, nonostante una piccola e limitata organizzazione, quando è stato presente sulla scheda elettorale, è riuscito a ottenere sempre risultati superiori a&#8230;</p>
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<p><strong>In occasione della Giornata mondiale dell&#8217;Ambiente, possiamo dire che in Italia non c’è mai stato un forte movimento ambientalista. Perché?</strong><br>C’è sicuramente un partito storico, i Verdi, che non ha mai raggiunto percentuali paragonabili a quelle degli altri paesi europei ma che ha giocato un ruolo storico. Un partito che, nonostante una piccola e limitata organizzazione, quando è stato presente sulla scheda elettorale, è riuscito a ottenere sempre risultati superiori a quelli attesi. Alle ultime Europee, ad esempio, Europa Verde ha superato anche la sinistra. In diverse regioni ha eletto consiglieri regionali, prendendo più voti di partiti con una solida organizzazione alle spalle. Ciò significa che questa sensibilità, questo interesse c’è anche in Italia e uno zoccolo duro ambientalista nel nostro Paese comunque esiste.</p>



<p><strong>Cosa dicono i sondaggi?</strong><br>In tutti i sondaggi che abbiamo realizzato è apparso sempre più evidente che in Italia esiste una identità ambientalista ed ecologista. Ciò significa che in questa fase storica una federazione di partiti e movimenti verdi può avere anche in Italia uno sbocco interessante.</p>



<p><strong>Ne approfitteranno un po’ tutti i partiti, convertendo i propri programmi?</strong><br>Un tempo quello ecologista era un tema che si limitava al centrosinistra e alla sinistra radicale. Oggi invece è sempre più trasversale ma si differenzia nella narrazione, nell’approccio che ogni partito dedica all’ecologia. L’ala più conservatrice, ad esempio, guarda al lato della conservazione del paesaggio; a sinistra si valorizza di più la sostenibilità. Ci sono diverse narrazioni di un tema che ormai è però diventato universale. Questo da un lato limita una potenziale forza ambientalista, dall’altro lato evidenzia una identità sempre più ecologista, soprattutto tra i giovani, che potrebbe trovare lo sbocco in un partito verde anche in Italia.</p>



<p><strong>Movimenti come quelli guidati da Greta Thunberg che tipo di seguito hanno avuto nel nostro paese?</strong><br>Forse in Italia ha avuto meno successo che altrove ma è indubbio che sia arrivato anche qui. Serve però una leadership in grado di aggregare, soprattutto i giovani. Questo è quello che ancora manca. Non c’è una leadership, un riferimento in cui i giovani possano ritrovarsi.</p>



<p><strong>Come fare?</strong><br>Le leadership si possono costruire. Se questo è l’obiettivo, quello di coinvolgere i giovani, serve parlare la loro lingua. Magari sarà una donna a lanciare questo segnale alla politica. Ci sono spazi per creare una leadership nuova e penso che il futuro sia positivo per un movimento ecologista che cerchi di interpretare queste sensibilità.</p>



<p><strong>Sulla base di quale programma?</strong><br>Di sicuro serve una narrazione del mondo che abbia un taglio ecologista, una narrazione diversa del mondo e della società che abbia una chiave di lettura green. In Italia uno dei tanti freni al movimento ecologista, soprattutto quello legato alle esperienze del primo centro-sinistra, è stato di essere considerati troppo di sinistra e troppo legati al No, al rifiuto di qualunque proposta, alla rivendicazione di una identità molto radicale, molto anti sistema. È ciò che i verdi non dovrebbero essere oggi.</p>



<p><strong>Quale deve essere la giusta narrazione?</strong><br>I verdi, per avere successo, dovranno cercare una narrazione propria fatta di proposte e chiavi di lettura coerenti tra di loro, che parlino di un’idea di mondo. Non basta un’idea di paese. Ma non deve essere chiusa nella classica “sinistra del No”, che molti italiani hanno nel proprio immaginario collettivo. Bisogna avere un’idea di sviluppo, di impresa, di lavoro, qualcosa che i verdi storici non sono stati capaci di mostrare.</p>



<p><strong>Che succederà alle prossime elezioni?</strong><br>Tutti i partiti coloreranno di verde qualche pagina del proprio programma. La vera sfida di un vero movimento verde dovrà essere quella di trovare una chiave per mostrarsi più forti e credibili e per offrire una narrazione più completa sul tema dell’ambiente. Solo così si riuscirà a emergere. Chi si sente verde a livello di identità è in grado di individuare la differenza tra chi colora qualche pagina di verde e chi ha un programma realmente attento alla transizione ecologica.</p>
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		<title>Chicco Testa: il grande nemico dell’ambiente è la povertà. Non potrà esserci una vera rivoluzione verde in Italia senza certezza del diritto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 07:00:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Conosce qualcuno che oggi non si proclami ambientalista? Sembra ormai di essere di fronte a una battaglia vinta.Sì, l’ambientalismo ha vinto. Draghi secondo Grillo è ambientalista, lo è la presidente della Commissione europea, lo è il Parlamento europeo, lo è il Recovery. Venti o trent’anni fa gli ambientalisti erano quelli che tiravano per la giacchetta gli altri per convincerli dell’esistenza stessa di un problema ambientale. Oggi non è più così,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/06/05/raco-spagano-chicco-testa-grande-nemico-ambiente-e-la-poverta/">Chicco Testa: il grande nemico dell’ambiente è la povertà. Non potrà esserci una vera rivoluzione verde in Italia senza certezza del diritto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>Conosce qualcuno che oggi non si proclami ambientalista? Sembra ormai di essere di fronte a una battaglia vinta.</strong><br>Sì, l’ambientalismo ha vinto. Draghi secondo Grillo è ambientalista, lo è la presidente della Commissione europea, lo è il Parlamento europeo, lo è il Recovery. Venti o trent’anni fa gli ambientalisti erano quelli che tiravano per la giacchetta gli altri per convincerli dell’esistenza stessa di un problema ambientale. Oggi non è più così, oggi tutti abbiamo sposato la causa ambientalista. Quindi, in un qualche modo, definirsi ambientalisti ha poco senso. È come definirsi cristiani in Italia: in un certo senso lo siamo tutti. Le differenze iniziano quando si pongono alcune domande sulle modalità di trasformazione dell’ideale ambientalista in politiche concrete ed efficaci. Qui le idee divergono.</p>



<p><strong>In che modo?</strong><br>C’è ad esempio una questione filosofica molto importante. Ci siamo costruiti un’idea completamente sbagliata della natura: l’abbiamo deificata e indicata come maestra di vita. La natura è invece indifferente ai destini dell’uomo. Non è il giardino donato da Dio agli uomini, che gli uomini rovinano. La Terra ha una storia di quattro miliardi di anni e mezzo alle spalle. È stata calda, fredda, inospitale, ha subito catastrofi enormi. Ci sono state tre-quattro estinzioni che hanno portato alla scomparsa di specie viventi fino al 95 per cento di quelle esistenti. </p>



<p><strong>Compresi i dinosauri</strong>.<br>Fortunatamente un meteorite di gigantesche proporzioni, circa cinquanta milioni di anni fa, ha colpito la Terra portando all’estinzione dei dinosauri, presenti i quali probabilmente non ci saremmo noi. D’altro canto, quella parte infinitamente piccola della natura, cui appartengono batteri e virus, è proprio quella che ci ha messo di fronte a questa catastrofe sanitaria. Ci faccia caso: non esiste un movimento a favore dei virus, ma anch’essi fanno parte della natura.</p>



<p><strong>Nasce così l’idea della decrescita felice?</strong><br>La storia umana non è che una lotta millenaria di emancipazione dai limiti che la natura ci pone. Abbiamo conservato il fuoco per combattere il freddo, inventato i trasporti per superare i nostri limiti di movimento e i medicinali per combattere le malattie. Noi cerchiamo continuamente di superare i limiti che la natura ci pone. Da questa idea sbagliata di natura ne discende un’altra, egualmente sbagliata, quella cioè della decrescita felice: il suggerimento di impoverirci tutti per vivere all’interno di un equilibrio ecologico dato.</p>



<p><strong>Così sembrerebbe che l’uomo non abbia poi fatto così tanti danni all’equilibrio ecologico.</strong><br>In realtà il grande nemico dell’ambiente è la povertà. Lo diceva già nel 1972 Indira Gandhi. Se dividiamo la storia dell’umanità in larghissimi periodi, ne troviamo uno molto molto lungo, fino alla rivoluzione industriale, in cui i nostri progenitori, al contrario di quel che si dice, sono stati distruttori di enormi risorse ambientali. Hanno deforestato quasi tutta l’Europa. La Pianura padana era una grandissima foresta. Hanno cacciato fino all’estinzione tantissimi mammiferi e bruciato milioni di ettari per renderli coltivabili. Questo accadeva perché la produttività delle tecnologie e del lavoro era bassissima. </p>



<p><strong>E quando ce ne siamo accorti?</strong><br>A partire dalla Rivoluzione industriale, quando invece inizia un percorso di disaccoppiamento. La popolazione ha cominciato a crescere consumando tuttavia meno risorse ambientali di quante ne avessero consumate le generazioni precedenti. Questo processo continua ancora oggi perché l’innovazione tecnologia ce lo permette. Nell’innovazione tecnologica rientra anche l’uso di combustibili fossili che hanno prodotto un salto energetico gigantesco causando però un altro problema che oggi definiamo effetto serra. Ma non dobbiamo dimenticare di aver compiuto questo viaggio verso un mondo che ha bisogno di minore risorse materiali. </p>



<p><strong>Ci faccia degli esempi.</strong><br>Ne faccio due. Il primo è l’agricoltura. Oggi siamo in sette e miliardi e mezzo ma coltiviamo la stessa quantità di terreni che coltivavamo nell’immediato dopoguerra quando eravamo poco più di due miliardi. Com’è stato possibile tutto questo? Perché in agricoltura abbiamo introdotto energia sotto forma di motori, di macchine, di fertilizzanti e antiparassitari. Il disaccoppiamento è la strada maestra da perseguire per garantire insieme tutela dell’ambiente e un relativo benessere.</p>



<p><strong>Resta il fatto che l’uomo producendo inquina, e così facendo finisce col danneggiare l’ambiente stesso in cui vive.</strong><br>Ancora una volta il nemico è la povertà. Mentre i paesi ricchi sono entrati in una fase di stabilità, addirittura di riduzione della emanazione C02, i paesi che sono ancora in transizione come Cina, India e Indonesia, sono al contrario diventati grandi inquinatori. Questo accade proprio perché tali paesi stanno entrando in quella fase che l’Occidente ha vissuto per lo più nel ventesimo secolo. Chi ricorda come fossero certe nostre città durante la ricostruzione post-bellica può testimoniare di un tasso d’inquinamento enormemente maggiore rispetto a quello attuale. Per alcune città qualcuno parla di un inquinamento oggi ridotto del 90% rispetto a quella fase. </p>



<p><strong>Lo sviluppo quindi è dalla nostra parte?</strong><br>Stiamo viaggiando sempre più velocemente verso una società della conoscenza, che farà dell’organizzazione e dell’informazione le risorse principali anziché l’energia e le materie prime. Basta guardare al campo dell’energia, e a tutto quanto riguarda le rinnovabili e l’idrogeno, per esempio, e al campo dell’agricoltura. In questo bisognerà in particolare sdoganare l’impiego di quelli che erroneamente ancora si definiscono OGM ma che in realtà sono il prodotto di interventi genetici a carattere chirurgico e non invasivo. Egualmente, nuovi materiali come il grafene promettono di costare meno, di risultare diverse volte più resistenti dell’acciaio e di essere più leggeri e quindi permetterci di risparmiare enormi quantità di energia.</p>



<p><strong>Su questa prospettiva si può pensare ad una convergenza fra portatori di interessi diversi o anche questa è una prospettiva controversa?</strong><br>Contro tutto questo si battono in molti. Il conservatorismo è presente da tutte le parti. Ma penso che il principale nemico sia quello che io chiamo l’ambientalista collettivo, ossia quell’insieme di credenze, opinioni, luoghi comuni, che pensa di favorire l’ambiente ma in realtà lavora attivamente per impedire che qualsiasi cambiamento ci sia. Faccio un esempio provocatorio: la campagna plastic free, che letteralmente significa liberi dalla plastica. La plastica, nella storia dell’umanità, ha costituito un enorme salto di qualità in meglio. </p>



<p><strong>Ma oggi sembra invadere ogni angolo della terra.</strong><br>Sa con che cosa era fatta la maggior parte degli oggetti che facevamo prima della plastica? O di avorio, attraverso l’uccisione di svariate decine migliaia di elefanti all’anno, o di tartaruga, attraverso l’uccisione di svariate decine di migliaia di tartarughe l’anno. La plastica è un materiale a basso costo che ci permette di sostituire tutto questo. Plastic free è quindi uno slogan senza senso. Se vogliamo liberarci di quattro stupidaggini usa e getta va benissimo, ma le fibre plastiche hanno una funzione fondamentale.</p>



<p><strong>Un altro esempio?</strong><br>Altra manifestazione di questo ambientalista collettivo è il “comitatismo del no” che ormai ha invaso l’Italia in ogni suo angolo. Una delle conseguenze negative di questa cultura ambientalista mal poggiante e male interpretata è uno dei motivi dell’imponente ritorno dello statalismo nel nostro Paese, perché si ritiene che per fare la transizione ecologica ci vuole un super-governo che ci porta per mano verso il futuro. </p>



<p><strong>Almeno un super ministero?</strong><br>La stessa idea del super-ministero che guidi la transizione ecologica è una cosa molto pericolosa perché prefigura un gigantesco spreco di risorse pubbliche. Spreco che in parte si è già realizzato, perché noi paghiamo circa sedici miliardi di incentivi l’anno per fonti rinnovabili il cui costo nel frattempo è diminuito dell’80%.</p>



<p><strong>Incentivi pubblici sprecati?</strong><br>Tanto poco fiduciosi siamo nell’innovazione che abbiamo fossilizzato la situazione e pagato per una tecnologia che in pochi anni ha drasticamente ridotto i costi. Così ci troviamo con un apparato tecnologico invecchiato e un debito enorme da smaltire. In totale sono due o trecento miliardi di incentivi finiti in prevalenza a fondi finanziari esteri. Pensi invece ad un’azienda come Tesla. Non è venuta dall’intervento statale ma dall’inventiva a dall’impresa privata. Bisogna certo fissare delle regole, ma non perdere soldi e tempo in maniera sconsiderata. Questo tipo di ambientalismo è molto diffuso in Italia.</p>



<p><strong>Come fare?</strong><br>C’è anche una grande catena di distribuzione, le Coop, che nelle sue pubblicità dichiara i propri prodotti “OGM free”. Ora, chiunque abbia una minima concezione di che cosa sia un OGM, che non è una sostanza chimica, sa che questa è un’affermazione senza fondamento, che non vuol dire nulla. Dopodiché i nostri maiali e le nostre vacche, che fanno i nostri prosciutti e il nostro Parmigiano, sono nutriti con mangimi a base prevalentemente di soia, e l’80% della soia del mondo è OGM. </p>



<p>Sarebbe come dire che la vigna che utilizziamo in Italia, nata dall’innesto delle vigne tradizionali sulle viti americane perché la Filossera aveva distrutto quasi tutte le viti europee, è un OGM perché non esisteva prima in natura. Fregnacce di questo genere ne abbiamo moltissime. Il mio timore è il pensiero unico che spinge verso ulteriori fregnacce. </p>



<p><strong>Tipo?</strong><br>È così che abbiamo finanziato i monopattini, le bici elettriche, le macchinette per rendere frizzante l’acqua potabile in nome dell’ecologia, così la gente beve l’acqua potabile anziché l’acqua minerale. Ora, il Ministero per la transizione ecologica è un controsenso perché la transizione ecologica si fa in tutti i rami della nostra esistenza. Si fa nel grande mondo dell’energia, nell’agricoltura, nel sistema dei trasporti, nell’edilizia civile, per cui affidare tutto ad un solo ministero non ha senso.</p>



<p><strong>Lei ricorda spesso una frase che Obama ha rivolto ai giovani: accadono ogni giorno cose terribili, ma il mondo non è mai stato più nutrito, salubre e meno violento di oggi. Un mondo pieno di opportunità.</strong><br>L’umanità ha delle risorse straordinarie. Il cervello umano, innanzi tutto. Io sono stupefatto dalle trasformazioni che sono avvenute in meglio negli ultimi trent’anni. Dobbiamo avere il coraggio di mettere al centro l’uomo, perché ogni giudizio di valore è basato sul fatto che esiste l’umanità. Non esiste una verità o un valore al di fuori del giudizio che noi diamo. Quindi, quando noi parliamo di equilibrio ecologico dobbiamo parlare di un equilibrio che consenta all’umanità di vivere tranquillamente in pace. </p>



<p><strong>Anche quando il pianeta era abitato dai dinosauri c’era un equilibrio ecologico?</strong><br>C’era quello specifico equilibrio ecologico. Noi oggi vogliamo un altro equilibrio ecologico, che è quello che ci ha consentito negli ultimi diecimila anni di prosperare. Certo che quell’equilibrio dipende anche da noi, perché ormai siamo diventati una specie molto potente, ma per quanto potente non siamo immortali come la vicenda del Covid-19 dimostra.</p>



<p><strong>A proposito di virus. Che funzione hanno?</strong><br>Quella di selezionare le specie. Sono piccolissimi ed esistono da tempo immemore prima della comparsa degli esseri umani. Se volete, i virus hanno una funzione ecologica ma è una funzione che noi respingiamo. Noi non accettiamo di essere selezionati da un virus secondo un criterio di forza che metterebbe fuori gioco anziani, deboli, lasciando in piedi solo la parte sana della popolazione. La conquista della civiltà è in questo, nell’essere contro natura. </p>



<p>Laura Conti, che fu una studiosa molto importante di questioni ambientali, mi disse in un periodo in cui negli Stati Uniti erano molto in auge le teorie creazioniste: “Vedi, Chicco, la destra pensa che il mondo è stato creato da Dio e respinge l’evoluzionismo darwiniano, e poi accetta la sopravvivenza del più forte rispetto al più debole come dottrina sociale. La sinistra fa invece esattamente il contrario: pensa che Darwin abbia avuto ragione ma non accetta il darwinismo sociale”. </p>



<p><strong>Lei cosa pensa?</strong><br>Io sono convinto che la politica, come tutte le grandi cose, nasce dalle idee, e se hai un’idea sbagliata vai in una direzione sbagliata. Devi allora resettare le tue idee e convertirle nella direzione giusta. Sotto questo profilo sono ottimista, perché la causa ambientale è ormai stata sposata perfino dalla finanza, ma dobbiamo spingere verso ulteriore innovazione, spinta che gli italiani sembra abbiano perso, spero in modo non irrevocabile.</p>



<p><strong>Abbiamo finalmente il PNRR. Il 37% delle risorse sarà destinato alla transizione. Basterà?</strong><br>Come ho detto mille volte i quattrini sono importanti, ma nei campi della transizione, dell’energia e dei riiuti non mancano le risorse finanziarie: ci sono centinaia di imprese private e pubbliche pronte ad investire perché sono settori che consentono interessanti remunerazioni del capitale investito. Quindi non c’è carenza di risorse finanziarie. </p>



<p><strong>Cosa non dobbiamo sbagliare?</strong><br>Il vero punto, come anche il ministro Cingolani ripete continuamente, è riuscire a realizzare le riforme di sistema che ci consentono di scaricare a terra quegli investimenti. Non potrà dunque esserci una vera rivoluzione verde senza la certezza del diritto, senza un affievolimento dei comitati NIMBY, senza un principio di autorità. Ecco perché tutto dipenderà dalla nostra capacità di autoriformarci e di eliminare quelle complicazioni in cui noi italiani siamo specialisti.</p>



<p><strong>Oggi è la giornata mondiale dell’ambiente. Una scadenza importante o retorica?</strong><br>È una scadenza importante. Temo però che sarà anche un’occasione per spolverare altra retorica o fare del “green-washing”, con tutti che si travestono da ambientalisti mentre non si riesce a spiegare fino in fondo la dimensione della transizione ecologica, con tutti gli aspetti che la accompagnano. Sarà una rivoluzione un po’ come lo è stata quella informatica. Una rivoluzione che ha portato benessere causando però anche grandi sconvolgimenti: ha portato disoccupazione e sconvolto modi di vivere. </p>



<p><strong>Non sarà facile insomma.</strong><br>Non è un prato fiorito quello che si apre davanti a noi. Cambiare il modello di consumi energetici che abbiamo avuto per quasi quattro secoli, dal ‘700 ad oggi, sarà un’opera eroica ma che lascerà sul campo tanti morti e feriti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/06/05/raco-spagano-chicco-testa-grande-nemico-ambiente-e-la-poverta/">Chicco Testa: il grande nemico dell’ambiente è la povertà. Non potrà esserci una vera rivoluzione verde in Italia senza certezza del diritto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>Chi è in confusione?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 10:00:29 +0000</pubDate>
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<p>L&#8217;ex Capogruppo del PD in Senato, Marcucci, leader dell&#8217;anima &#8220;liberale&#8221; del PD, (ex?) renziano di ferro, dice che i &#8220;5S sono in confusione&#8221; e che questo &#8220;rende difficile il dialogo con loro&#8221;.</p>



<p>Ricapitolando: il M5S ha piazzato due assessori nella Giunta regionale del Lazio (Zingaretti), disinnescando così la candidatura dell&#8217;ex segretario del PD a Sindaco di Roma (non ci si può dividere sul Campidoglio e rimanere insieme a guidare la Regione); ha messo Conte leader e Casaleggio alle corde archiviando il regno della sua &#8220;piattaforma Rousseau&#8221;; ha mantenuto tutti i ministri, compresi alcuni inguardabili, nel Governo Draghi; ha rispolverato e rilanciato la disastrosa Raggi che, stando ai sondaggi, va dritta al ballottaggio vanificando il corteggiamento di Letta (che, nonostante tutte queste amenità, continua a vedere solo &#8220;il patto strategico con il M5S e con Conte&#8221;). E questi sarebbero in confusione? Pensate cosa farebbero se fossero lucidi!</p>



<p>Ma quando la smettono dalle parti del Nazareno di considerare gli altri sempre o dei deficienti o degli incapaci o dei soggetti pericolosi? Che piaccia o no il M5S ha messo il PD alle corde nelle ultime settimane e, adesso, Letta sposta tutto &#8220;ai ballottaggi&#8221; e invece di puntare a Roma su Calenda, facendo capire ai grillini che un&#8217;alternativa al populismo sinistrorso c&#8217;è, lancia Gualtieri, chiudendosi nel fortino delle antiche certezze dei vari Bettini, Morassut, D&#8217;Alema.</p>



<p>Spero proprio che Calenda non si ritiri e che finisca questo perenne ricatto secondo cui, così facendo, &#8220;si fa un regalo alla destra&#8221; (quanti regali alla destra &#8211; storicamente &#8211; hanno fatto i tragici errori della sinistra?).</p>



<p>Se solo il PD riscoprisse un minimo dello &#8220;spirito&#8221; che ne ha determinato la nascita capirebbe che la via per battere la destra nazionalista e sovranista non è quella di assecondare il populismo o la sinistra d&#8217;antan fondandola sull&#8217;assistenzialismo e sullo statalismo (nel giro di un paio d&#8217;anni il nodo del debito pubblico tornerà a gravare sul Paese), ma basandola su un patto tra i produttori che liberi le energie delle imprese, del lavoro autonomo, delle professioni, represse da un sistema soffocante. </p>



<p>Ma quando capiranno i &#8220;capi&#8221; del PD che il lavoro non lo crea la politica, che bisogna combattere la povertà e non la ricchezza, che la &#8220;giustizia giusta&#8221; non tollera né giustizialismi né violazioni del rispetto del principio di presunzione d&#8217;innocenza, che la svolta green dell&#8217;economia è incompatibile con le battaglie del M5S e di parte del PD stesso e della sinistra contro eolico, solare termico, gasdotti, ecc., che la rivoluzione digitale esige la diffusione del 5G, che la scuola è fatta per gli alunni/studenti e non per gli insegnanti, che il merito è la condizione perché la PA produca servizi di qualità? </p>



<p>Queste battaglie non si possono fare con il M5S che è tutto un trionfo di &#8220;decrescita (in)felice&#8221;, appiattimento, assistenzialismo, immobilismo. Certo, senza il M5S e una sinistra costretta nei suoi vecchi recinti mentali, che non sa vedere chi sono i veri impoveriti dalla crisi finanziaria prima e dal Covid dopo, si può anche perdere la competizione contro questa destra. Ma non è proprio la storia del PCI che ci dimostra che anche dall&#8217;opposizione si può concorrere al Governo del Paese? </p>



<p>Prima, però, di dare per scontato che un&#8217;aggregazione diversa da quella con M5S e sinistra sia perdente per definizione, guardiamoci intorno. Sarebbe stata possibile l&#8217;esplosione dei Verdi in Germania se l&#8217;SPD si fosse alleata a sinistra con la LINKE invece che accettare la &#8220;grossa coalizione&#8221; con la CDU? </p>



<p>E Macron in Francia non è forse la risposta alla scomparsa del Partito Socialista e della profonda crisi della destra gollista? E credete che sia davvero possibile liquidare solo come pericoloso il successo a Madrid della popolare Ayuso senza riflettere sull&#8217; altrettanto inaccettabile, perché evanescente e populista, parabola di Podemos che adesso mette in difficoltà un PSOE che, pure, è molto più riformista del PD (si guardi solo a come ha gestito la finanza pubblica in questi anni)?</p>



<p>L&#8217;Italia ha bisogno di una proposta innovatrice e riformatrice. Di scomporre destra e sinistra e di una coalizione fondata su un diverso blocco sociale che veda al centro il ceto medio impoverito, riconverta i disoccupati con politiche attive del lavoro efficaci e non con meri sussidi (si riparta da Biagi ed Ichino), incoraggi gli investimenti privati produttivi. Occorre avere il cuore a sinistra e il volante (cioè il cervello) al centro. Solo così sconfiggeremo la destra, riformeremo l&#8217;Italia e davvero potremo dire di aver saputo coniugare le due eterne parole del progresso: Libertà e Giustizia sociale.</p>
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		<title>Luigi Sbarra: primo maggio, un &#8220;patto sociale&#8221; per unire il nostro Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 21:20:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Luigi Sbarra, segretario generale Cisl L’Italia si cura con il lavoro: questo è il messaggio che lanceremo oggi in questo Primo maggio di speranza, che vivremo con uno spirito positivo di fiducia nel futuro, per tornare tutti, con la necessaria cautela e gradualmente, ad una vita normale ed in sicurezza. Solo la centralità del lavoro, la sua qualità e stabilità può risollevare il Paese, ed in particolare le regioni&#8230;</p>
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<p>di Luigi Sbarra, segretario generale Cisl</p>



<p>L’Italia si cura con il lavoro: questo è il messaggio che lanceremo oggi in questo Primo maggio di speranza, che vivremo con uno spirito positivo di fiducia nel futuro, per tornare tutti, con la necessaria cautela e gradualmente, ad una vita normale ed in sicurezza. Solo la centralità del lavoro, la sua qualità e stabilità può risollevare il Paese, ed in particolare le regioni deboli del nostro Mezzogiorno. </p>



<p>Dobbiamo operare, insieme, per una crescita equa, che riduca le disuguaglianze e per determinare opportunità per tutti. Per questo oggi saremo in tre luoghi simbolo, a portare la nostra solidarietà in particolare ai lavoratori della sanità ed a tutti coloro che hanno assicurato servizi e beni essenziali ai cittadini in questa lunga fase difficile della vita del Paese. Non ci stancheremo mai di ringraziare queste persone generose che meriterebbero molto di più dalle istituzioni e dalla società. Questa è l&#8217;immagine responsabile e positiva del Paese.</p>



<p>Dobbiamo tutti far tesoro del loro esempio, della loro grande umanità, del loro senso del dovere e responsabilità. È chiaro che la battaglia contro il coronavirus non è ancora finita. E non basta solo la più ampia e capillare diffusione del vaccino, che organizzeremo anche noi presto nelle aziende, per uscire dalla grave crisi. </p>



<p>Occorre anche il ‘vaccino’ del lavoro, della crescita, degli investimenti, della giustizia sociale. Questa è la cura di cui il Paese ha bisogno oggi più che mai. Lo diciamo al Premier Draghi: questo è il momento giusto per un grande “patto sociale”, per una collaborazione virtuosa tra il Governo e le parti sociali, in modo da attuare i contenuti importanti del Recovery Plan ed affrontare insieme la stagione delle grandi Riforme di Sistema (Fisco, Pa, Lavoro, Semplificazioni, Giustizia, Concorrenza) attese da lungo tempo. Dobbiamo aprire da subito un confronto con il Ministero del Lavoro sul tema delle pensioni per definire le necessarie flessibilità in uscita dal mercato del lavoro .</p>



<p>Viviamo una fase di maggiore integrazione europea grazie alla solidarietà tra gli Stati Nazionali. Nessuno può farcela da solo. Bisogna uscirne tutti insieme con una risposta collettiva per ripensare il lavoro, unificare finalmente Nord e Sud, realizzare quelle infrastrutture necessarie, costruire una società più inclusiva e senza barriere, a partire dal regolarizzare il lavoro degli invisibili, dei lavoratori della gig economy, delle finte partite Iva.</p>



<p>C’è ancora tanto sfruttamento, tanta disperazione e solitudine che solo il sindacato confederale può affrontare con la solidarietà e la giusta sintesi. Per recuperare il milione di posti di lavoro persi nell’ultimo anno avremo bisogno di più partecipazione alle decisioni, di più coinvolgimento nelle scelte. Vale per il Governo nazionale, ma vale anche per le istituzioni regionali, per le aziende, per la Pubblica Amministrazione. </p>



<p>Siamo d’accordo con Draghi quando sostiene che non servono visioni di parte perché in gioco c’è il futuro dell’Italia. Ma proprio per questo occorre una governance partecipata, la massima condivisione sulle procedure di monitoraggio, sulle ricadute occupazionale dei progetti del Recovery Plan, per evitare che il tutto non si trasformi in una altra occasione perduta o peggio in un libro dei sogni.</p>



<p>Le riforme avranno un impatto diretto sul lavoro, sulla sua organizzazione ed anche sulla contrattazione. Ecco perché bisogna aprire un confronto vero con le parti sociali, non basta la consultazione. Tutti gli interventi anche di sostegno alle imprese devono prevedere alcune specifiche condizioni: la garanzia di più assunzioni soprattutto di donne e giovani, il riequilibrio delle diseguaglianze sociali a partire dal Mezzogiorno, l’applicazione dei contratti, il rispetto della trasparenza e legalità negli appalti, la sicurezza per i lavoratori.</p>



<p>Questo è il “patto” che bisogna concretizzare dove il sindacato può garantire le giuste flessibilità, come è avvenuto in altre stagioni importanti. Anche noi vogliamo un Paese che sappia ridisegnare l’economia sulla sostenibilità ambientale, su una nuova politica industriale green, sulle infrastrutture, sul riassetto del territorio, sull’innovazione, sulla scuola, sulla formazione, sulla ricerca. Ci batteremo perché si ricominci ad investire sulla qualità dei servizi sociali per gli anziani, per le famiglie, per le donne, per i giovani. La nostra sanità pubblica è stata falcidiata dai tagli negli ultimi venti anni da una politica fredda e miope.</p>



<p>Ne abbiamo pagato le conseguenze tragiche in questi mesi. I medici e gli infermieri giustamente non vogliono essere considerati eroi. Ma è tutto il mondo del lavoro a pretendere ora risposte concrete, urgenti, dalla politica e dalle Istituzioni, con la giusta considerazione e rispetto. Questo è il modo migliore per rispondere agli appelli alla coesione sociale ed alla concretezza del nostro Presidente, Sergio Mattarella per una rinascita morale del paese, mettendo al centro il lavoro, la sua sicurezza, il Mezzogiorno, la centralità della persona, la partecipazione, valori che ritroviamo nella nostra Costituzione e su cui si fonda la Repubblica italiana.</p>
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		<title>Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 12:47:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; questa, a mio avviso, la miglior sintesi dei discorsi programmatici di Mario Draghi in Parlamento. Una sintesi che dimostra (noi ne eravamo convinti già prima) che l&#8217;uomo non è il freddo banchiere tutto denaro e finanza rappresentato dalle destre sovraniste e dai populisti in questi anni, ma uno che ha una visione che è figlia delle migliori intuizioni che la politica italiana ed europea hanno saputo offrire dalla fine&#8230;</p>
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<p>E&#8217; questa, a mio avviso, la miglior sintesi dei discorsi programmatici di Mario Draghi in Parlamento. Una sintesi che dimostra (noi ne eravamo convinti già prima) che l&#8217;uomo non è il freddo banchiere tutto denaro e finanza rappresentato dalle destre sovraniste e dai populisti in questi anni, ma uno che ha una visione che è figlia delle migliori intuizioni che la politica italiana ed europea hanno saputo offrire dalla fine della guerra ad oggi: la scelta di libertà e di democrazia, un sistema di difesa condiviso tra le due sponde dell&#8217;Atlantico, la costruzione della casa comune europea, l&#8217;impegno assoluto per la legalità, uno sviluppo economico attento alla persona e alle esigenze di giustizia sociale che l&#8217;economia sociale di mercato ha istituzionalizzato nelle regole che presiedono all&#8217;UE. A ciò vanno aggiunte le sfide di questo tempo: la sostenibilità ambientale e la rivoluzione digitale.</p>



<p>Come sono lontani (per fortuna!) i tempi in cui Beppe Grillo e il M5S paragonavano Draghi a Dracula e invocavano un processo contro l&#8217;ex Presidente della BCE per il crac del Monte dei Paschi di Siena, come se fosse stata colpa di Draghi e della BCE la cattiva gestione di quella Banca. E come sono distanti le sparate del “capitano” della Lega costretto alla fine ad ammettere che comunque il tema di un&#8217;eventuale superamento dell&#8217;euro “non è attuale”, e che può solo più rispondere con le battute all&#8217;irreversibilità del processo di integrazione europeo e della moneta unica puntualmente richiamati dal neo presidente del Consiglio presentati come “condizione” di esistenza del Governo.</p>



<p>Un altro mondo rispetto al suo predecessore che, senza che nessuno si scandalizzasse, non faceva distinzioni tra Trump e Biden, tra UE e Russia, tra USA e Cina, secondo il vecchio detto “O Francia o Spagna basta che se magna…” che, ahinoi, appartiene al DNA di un&#8217; Italietta mai definitivamente archiviata.</p>



<p>Nei suoi interventi asciutti, lucidi, pacati, senza nessuna indulgenza alla retorica, Draghi ha cercato di ridare dignità e orgoglio all&#8217;Italia migliore, con uno stile che mi hanno ricordato due persone su tutte: De Gasperi e Ciampi. Stesso rigore, stessa severità, identico calore umano. Stesso eloquio poco incline all&#8217;altrui compiacenza.</p>



<p>Certo, dai discorsi di Draghi in Parlamento non è uscito un programma dettagliato. A mio avviso c&#8217;è stato anche qualche eccesso di ottimismo rispetto al contesto e al tempo a disposizione (la legislatura finisce tra due anni nella migliore delle ipotesi), ad esempio sulla riforma fiscale e della pubblica amministrazione, ma i titoli sono serviti a definire la cornice. Estremamente significativi l&#8217;accenno alla possibilità di allungare orario e calendario scolastico, all&#8217;esigenza di uno Stato meno pervasivo (ce l&#8217;aveva con i miliardi buttati in ILVA e ALITALIA?), alla produzione di energia da fonti rinnovabili e alla reti di comunicazione 5G. </p>



<p>Appare chiaro l&#8217;orizzonte in cui ci si muove, vale a dire quello di una crescita sostenibile, che utilizza al meglio le nuove tecnologie per un&#8217;evoluzione “green” del nostro apparato produttivo, ma senza indulgere in assistenzialismi (“il governo dovrà proteggere tutti i lavoratori ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche”) che metterebbero a rischio l&#8217;intero sistema produttivo. E&#8217; questo l&#8217;orizzonte a cui deve guardare il programma nazionale di ripresa e resilienza finanziato con i fondi europei del Next Generation Eu. </p>



<p>Fin qui Draghi e il suo programma. Non stupisca il suo atteggiamento rispettoso verso la politica. La piccola bugia con cui ha gratificato gli astanti dicendo che la politica non esce sconfitta dall&#8217;incarico a lui affidato è, appunto, una piccola bugia che però fa capire chi è Mario Draghi. Draghi era ed è un “civil servant” e, quindi, ha ben presente che, nonostante i corti-circuiti che la mandano in crisi, è la politica che indica i percorsi e che, in fin dei conti, dai partiti, quali intermediari tra il popolo e le Istituzioni democratiche, non si può prescindere.</p>



<p>In questo Draghi, da buon romano, ancorché “nordizzato”, è molto meno tecnico di Monti o di Dini. E infatti, con un Gabinetto che in alcuni casi lascia molto a desiderare, ha compiuto una scelta che gli consente di tenere legate le principali forze politiche, per quanto attraversate da malumori, evitando i rischi del Governo meramente “amico” che, ad esempio, dopo pochi mesi fece fallire il primo Governo del Presidente (quello da Giuseppe Pella) e non consentì a Mario Monti di portare a compimento quella fase due che assomigliava molto al progetto presentato da Draghi.</p>



<p>Questa sua consapevolezza secondo cui la politica non può essere espulsa dal processo democratico, riducendo il Parlamento di oggi a una conventicola di notabili come quello dello Stato post unitario in decadenza che spalancò le porte al fascismo, è ciò che rende maggiormente convincente questa operazione, per certi aspetti necessaria e per altri obbligata. Se fosse possibile sognare sarebbe auspicabile che mentre il Governo governa le emergenze che abbiamo di fronte e getta le basi per i cambiamenti citati, le forze politiche si dedicassero a riformare lo Stato.</p>



<p>Recuperare lo “spirito repubblicano” invocato da Draghi comporterebbe il dover riprendere in mano la riforma della Costituzione. Così come l&#8217;Unione Europea non riuscirà ad adempiere fino in fondo ai suoi doveri sino a quando il modello intergovernativo coesisterà con quello comunitario, aggravando il processo decisionale di una complessità che contraddice con la necessità di affrontare con tempestività le sfide globali, così l&#8217;Italia non uscirà dalle sue difficoltà se non si incide profondamente sul suo sistema istituzionale. Rapporto Stato-Regioni, Parlamento-Governo, sistema elettorale, definizione del sistema giudiziario (“ordine” o “potere”?) sono nodi da cui dipende la capacità di un sistema di governare il continuo cambiamento che lega il presente al futuro, l&#8217;oggi al domani.</p>



<p>Ma si è mai visto un potere costituito (il Parlamento di oggi) che diventa potere costituente (il costruttore dell&#8217;edificio della Repubblica di domani)? Per ora nessuno ci è riuscito, ma ciò non toglie che anche questo sia assolutamente urgente.</p>
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