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	<title>Nonni Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Nonni Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Grazie, Nonni. E lunga vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Oct 2022 11:02:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una scena incantevole che ricorre assai spesso nei nostri ritrovi familiari, la si coglie quando siamo a tavola, a casa dei nonni o a casa nostra quando li invitiamo. Ci guardiamo e conversiamo. Esistono, però, modi e toni diversi. C’è il figlio che ha tenuto in serbo un discorso difficile e complicato. Approfitta dell’aria di festa che si crea intorno, si sente caricato e così parte pian pianino con&#8230;</p>
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<p>C’è una scena incantevole che ricorre assai spesso nei nostri ritrovi familiari, la si coglie quando siamo a tavola, a casa dei nonni o a casa nostra quando li invitiamo.</p>



<p>Ci guardiamo e conversiamo. Esistono, però, modi e toni diversi. C’è il figlio che ha tenuto in serbo un discorso difficile e complicato. Approfitta dell’aria di festa che si crea intorno, si sente caricato e così parte pian pianino con piccole e impercettibili insidie all’indirizzo di padre e madre fino a togliere il tappo alla propria malcelata intensione – perché così poi finisce – di colpire a fondo papà e mamma con i discorsi che lui sa, e che sono quelli che fanno male.</p>



<p>Intanto si registra un diverso guardare. Lo attivano e lo coltivano i nipotini. Appena fiutata l’aria, disseminano come mine piccole distrazioni. E vanno intorno con lo sguardo su chi comincia ad alzare i toni e su chi li subisce. I loro, sono sguardi di una tenerezza profonda. Con quegli sguardi vorrebbero sollevarli dal crinale in cui stanno (i nonni) per precipitare e con quegli sguardi li avvolgono e li proteggono perché non si facciano male.</p>



<p>Dicono che i nonni sono gli angeli custodi, in terra, dei nostri piccoli. Forse è il caso di aggiungere anche altro: i nipoti sono gli angeli custodi dei nonni. Che i nonni custodiscano i nipoti lo dicono gli adulti avveduti. Più difficile è riconoscere che i nipoti riescano a custodire i nonni. Quando scopriremo questa realtà, avremo fatto tombola perché quel giorno riusciremo finalmente ad invertire la marcia del nostro rapporto figli e padri. Perché è questo rapportarsi il vero problema da affrontare e risolvere.</p>



<p>Se i figli non conoscono o non hanno riflettuto abbastanza sulla vita dei loro padri, o se non hanno riflettuto a dovere sulla propria identità e sul proprio cammino di vita, difficilmente potranno stabilire con i loro padri rapporti sensati e pacifici, oltre che pacificatori. Fino a quando i padri vengono tenuti sotto processo con le accuse più strampalate perché i loro percorsi non sono stati mai letti e contestualizzati nella storia che fu, la conflittualità resterà permanente. Prendiamo ad esempio un figlio che ha studiato e un padre semianalfabeta. Il figlio fa lo spaccone e detesta il padre che è rimasto indietro. Non tiene conto, però, che un padre semianalfabeta insieme a mille altri del suo stesso rango ha avuto l’ingegno e la lungimiranza di mandare il pargoletto a scuola e anche all’università. Poteva non sostenerlo, mentre invece l’ha incoraggiato e pure vezzeggiato. Eppure, ancora si lamenta e rimprovera al genitore perché, al contempo, non l’ha fatto anche ricco. E se pure, l’ha fatto ricco, non è riuscito a farlo straricco. Probabilmente questo figlio deve ancora chiarire a sé stesso qual è il suo compito nella vita.</p>



<p>E poi, un figlio che ne sa – o quando mai si è interrogato – riguardo alla condizione esistenziale di suo padre che invecchia? Sa, per caso, che cosa significa non poter più lavorare, lui che si è sentito forte e valido fino a quando a provvedere ai bisogni suoi e della famiglia sono servite le sue mani? Forse ancora non lo sa, non l’ha neanche immaginato. O sa che cosa significa finire infermo o – come oggi si dice – allettato? Goffredo Parise ha scritto che quel padre “sente vergogna”, Ferdinando Camon “prova vergogna”.</p>



<p>E questo solo per dire dell’incomprensione di cui soffrono i nostri padri, nonni dei nostri figli. E questo solo per non aprire quell’altra pagina, quella degli errori (li dovremmo chiamare orrori), rappresentati da una malasanità che mortifica quotidianamente i nostri anziani, li spersonalizza, li guarda come mangia-farmaci a tradimento, dimenticando che sono stati loro a mettere in piedi un sistema che voleva essere sollievo per tutti e si mostra invece ingrato ai meno abbienti. E poi c’è l’altro gradino, quello che scende nel profondo dell’abisso. Sono gli anziani bancomat. E gli altri ancora: quelli lasciati a terra con la testa sanguinante perché il bancomat ha fatto scivolare 20 e non 50 euro come richiesto da un (si fa per dire) famigliare che ha solo avvertito il profumo di soldi bagnati col sudore della fronte degli altri.</p>



<p>Vivano a lungo i nostri nonni e continuino a custodire i nostri figli. Lo fanno gratis come gratis sono custoditi dai nipoti. E non solo con lo sguardo. Con cuore bambino.</p>
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		<title>La guerra come non so spiegarla a mio nipote</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2022 10:00:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vincenzo vive nella sua camera. Una naturale tendenza adolescenziale e personale a prendere le distanze, fisiche, dalla famiglia, supportata dal lockdown, dalla Dad, dai social, si è consolidata in questi ultimi mesi. Sporadicamente facciamo prudenti incursioni nella sua privacy. Preparo due mug con un earl grey e tento una sortita. La sua postazione alla scrivania davanti al grande schermo del computer è la solita, ma la schermata no. Scene della&#8230;</p>
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<p>Vincenzo vive nella sua camera. Una naturale tendenza adolescenziale e personale a prendere le distanze, fisiche, dalla famiglia, supportata dal lockdown, dalla Dad, dai social, si è consolidata in questi ultimi mesi. Sporadicamente facciamo prudenti incursioni nella sua privacy. Preparo due mug con un earl grey e tento una sortita.</p>



<p>La sua postazione alla scrivania davanti al grande schermo del computer è la solita, ma la schermata no. Scene della guerra si susseguono davanti ai suoi occhi e commenti nelle cuffie. Mi siedo sul suo letto e aspetto. Stacca gli occhi e le cuffie e mi vede. Mi vede? Tacciamo. Scene di devastazione continuano a scorrere interrotte da primi piani di inviati muti malgrado le labbra in movimento. Gli porgo la tazza che poggia sul ripiano.</p>



<p>Nonna.&nbsp;E&#8217; il suo modo di chiedere, è l&#8217;introduzione alle nostre conversazioni da quella prima volta che mostrandomi l&#8217;orsetto di peluche mi ha chiesto Nonnì, è buono? Non fa gnam di nessuno, no? No, è buono, mangia miele.&nbsp;E gli faccio il solletico con il pon pon della codina.</p>



<p>Lo schermo è occupato da un carrarmato, intorno gente che scappa.&nbsp;Nonna,&nbsp;Cerco parole e rassicurazioni, ma non ne trovo nemmeno una.&nbsp;Non avevo mai pensato che potesse esserci una guerra qui da noi. Una guerra così con i missili, i carri armati, le bombe, i soldati che uccidono, la gente che muore, che scappa. Se pensavo a una guerra la immaginavo da parte di alieni, con navicelle spaziali e armi che partono dalla mente. Una cosa insomma concepita solo da esseri non umani. Nonna, quei soldati sono poco più grandi di me.&nbsp;Guarda un po&#8217; la pila di libri sul tavolo, un po&#8217; lo schermo, un po&#8217; la lattina di coca. E poi guarda me. Aspetta che spieghi, metta le cose a posto, anche se scomodamente, che rassicuri.</p>



<p>Non so, Vincenzo, neanche io, che pure sono anziana, ho mai visto una guerra. Anche io pensavo che sono cose lontane dal nostro mondo occidentale, per le quali protestiamo, facciamo dimostrazioni, mandiamo soccorsi, scriviamo, leggiamo, discutiamo e ci battiamo con i mezzi che abbiamo per la libertà e i diritti di tutti. Neanche io immaginavo…Ti potrei dire, come faccio quando studiamo insieme letteratura, che “Sei ancora quello della pietra e della fionda…”</p>



<p>Ti potrei dire che sarà la pace comunque ad averla vinta, ti potrei dire che ognuno di noi deve fare la sua parte, quella che gli tocca, ti potrei dire che tutto il mondo ha paura, ma che la paura non deve averla vinta sul coraggio, ti potrei dire, giocando un po&#8217; d&#8217;azzardo, che noi non saremo toccati da questa sciagura ma che tanti come noi sono sommersi dalla sciagura…solo che il tempo degli orsetti è scaduto.</p>



<p>Potrei anche dirti che non posso fare a meno di sentirmi sollevata dal fatto che tu abiti a Catania, che hai 16 anni, che nemmeno al Luna Park prendi un fucile in mano, che il tuo solo, segreto corridoio umanitario è su Instagram con i tuoi amici. E sentendomi sollevata sprofondo in una voragine di colpa. La tazza è ancora lì, sulla scrivania. Intonsa.</p>



<p>Guardiamo muti le immagini che scorrono. Vincenzo non mi chiede più spiegazioni, ma si gira verso di me e mi circonda con le braccia. Io non avevo avuto il coraggio di farlo, e a ben pensarci è da un bel po&#8217; che non l&#8217;ho più. Nonnì.</p>



<p>Vincenzo prende la fisarmonica, ultimo amore nella lista degli strumenti amati, e si mette a suonare.<br>Non sapevo che Russians si potesse suonare alla fisarmonica.<br>Aggiungilo alla lista delle cose che non sai.<br>Saranno loro migliori di noi, questo lo so.</p>



<p><br>Patologia: stati intensi e acuti di smarrimento<br>Terapia: preparate pure un earl grey, ma non è certo che ricorderete di berlo. Lettura: Genesi, cap. 4, 1-16</p>
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		<title>Stati di smarrimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 09:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Bancomat]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se a 73 anni perdi il bancomat, non hai perduto il bancomat ma la tua lucidità.&#160;È questo che leggi nelle parole, negli occhi e finanche nei gesti di figli, nipoti, o chiunque ne venga a conoscenza e abbia meno di 50 anni. &#8220;Ho perso il bancomat, mi sarà caduto nel taxi, l&#8217;avevo in mano insieme alla ricevuta e poi,&#160; apri sportello (inciso: per quanto costa un taxi il tassista non&#8230;</p>
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<p>Se a 73 anni perdi il bancomat, non hai perduto il bancomat ma la tua lucidità.&nbsp;È questo che leggi nelle parole, negli occhi e finanche nei gesti di figli, nipoti, o chiunque ne venga a conoscenza e abbia meno di 50 anni.</p>



<p>&#8220;Ho perso il bancomat, mi sarà caduto nel taxi, l&#8217;avevo in mano insieme alla ricevuta e poi,&nbsp; apri sportello (inciso: per quanto costa un taxi il tassista non dovrebbe almeno aprirti lo sportello?), prendi borsa e tutto il resto…oppure davanti al portone,&nbsp; chiavi che non si trovano, pacchetti tra le mani, chiave recuperata ma sbagliata…</p>



<p>&#8220;Ma sì,&nbsp; Mamma, non preoccuparti capita. Capita a tutti&#8221; e ti prende pure sottobraccio, dovessi inciampare confusa come sei.&nbsp;</p>



<p>Quando mai un figlio, o almeno uno dei miei figli, ha giustificato la minima disattenzione di un genitore? Non ci hanno sempre dato addosso, a torto soprattutto o raramente a ragione? Non ci hanno sempre fatto pesare qualche insignificante innocente innocua mancanza? Non ci hanno sempre rimbrottato rinfacciato rimproverato la più lieve sbadataggine?&nbsp;</p>



<p>Ed eccoli ora tutti insieme a accordare un coro di Non fa niente, Succede, Sapessi quante volte a me, Non è la fine del mondo, L&#8217;importante è che tu stia bene… Controllo lo Stato di famiglia. Sono sempre loro, i miei figli o dei figuranti?</p>



<p>&#8220;No, la verità è che sono stata sciocca, sbadata. Mi sono confusa perché il tassista era seccato che non volessi pagare in contante&#8221;.<br>&#8221; Ma no, che dici? Hai fatto bene a usare il bancomat. Sei stata avveduta, meglio che non ti porti dietro contanti&#8221;, seguono sguardi e cenni di sottecchi.</p>



<p>&#8220;Nonnina, ma sei sicura d&#8217;averlo perso? Magari l&#8217;hai messo da qualche parte e non ricordi. Non ricordi mai dove metti il telefono,&nbsp; gli occhiali…&#8221; e la lista si prospetterebbe infinita se Francesca non fosse perentoria: &#8220;Tu a studiare che domani hai la verifica&#8221;. Ester si allontana, ma non si allontana il sospetto dagli occhi del Sinedrio. Intanto qualcuno illuminato dall&#8217;intuizione della sveglia Ester, si allontana, quatto quatto, mentre arrivano tramestii soffocati di rimestio di carte, portafogli, sacchetti , tasche della giacca, fino alla sussurrata conclusione: No, non c&#8217;è.&nbsp; L&#8217;ha perso.&nbsp;</p>



<p>&#8221; Badate che ancora ci sento, per quanto sosteniate il contrario&#8221;.<br>&#8221; Ma certo che ci senti&#8221; risponde Emanuele con un volume da 10 decibel.<br>&#8220;A quest&#8217;ora mi avranno prosciugato tutto il conto&#8221;.&nbsp;<br>&#8220;Ma non pensarci nemmeno. Chi vuoi che sappia il pin?&#8221;.<br>&#8220;Si può usare anche strisciando&#8221; e malgrado tutto non posso evitare il recondito orgoglio di possedere mezzi elettronici così moderni ed usarli con disinvoltura.<br>&#8220;Abbiamo già bloccato la carta&#8221;. Questo significa che ci sarà tutta una trafila per ottenere un nuovo bancomat e sono ancora reduce di quella per la carta d&#8217;identità elettronica.&nbsp;</p>



<p>Sospiro (ma vi avverto in questi casi meglio respirare regolarmente) e tutte le braccia disponibili sono pronte ad accompagnarmi al divano.</p>



<p>&#8221; Tu ora ti stendi bella tranquilla e io ti porto una bella tazza di tè. &#8221; Il tono dolce e carezzevole è quello che usavo io quando si sbucciavano le ginocchia, manca solo il bacino sulla bua.</p>



<p>Comunque finalmente una cosa sensata.&nbsp;Vi avverto, se dovete perdere il bancomat, (prima o poi succede) fatelo quando avete 20 anni.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: stati di…smarrimento<br><strong>Terapia</strong>: una bella tazza di tè,&nbsp; state pur certi che vostro malgrado ve la zucchereranno, e ripassate un libro che vi ho già consigliato… Ma qual era? … Di Benni, mi pare…Mi sfugge il titolo… Voi lo ricordate? È già tanto se ricordiamo dove l&#8217;abbiamo messo.</p>
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		<title>Riprendiamoci la vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 07:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ veramente bella e vera la Calabria di questi giorni di luglio e di agosto. Bella per i suoi colori, il mare, le colline, la vita all’aperto, le case che si riaprono. C’è stato torpore, solitudine e anche isolamento a causa della pandemia. Abbiamo fin troppo dovuto rinunciare alla nostra indole più o meno estroversa, sono mancati gran parte di quei riti che ci offrivano la possibilità dell’incontro, del fare&#8230;</p>
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<p>E’ veramente bella e vera la Calabria di questi giorni di luglio e di agosto. Bella per i suoi colori, il mare, le colline, la vita all’aperto, le case che si riaprono.</p>



<p>C’è stato torpore, solitudine e anche isolamento a causa della pandemia. Abbiamo fin troppo dovuto rinunciare alla nostra indole più o meno estroversa, sono mancati gran parte di quei riti che ci offrivano la possibilità dell’incontro, del fare festa, di comunicare. Un netto comando ha spento l’interruttore generale di quei segnali che tutti solevamo scambiarci: abbracci, baci, sorrisi, lo stare gli uni accanto agli altri con una prossimità che per noi è parlarsi più con il corpo che con le parole.</p>



<p>Luglio e agosto verranno a restituirci buona parte del patrimonio a noi caro, sia pure con quegli accorgimenti doverosi perché tutti sappiamo che il pericolo non è stato scongiurato del tutto.</p>



<p>Ma almeno tornano i volti, le bocche e i sorrisi. Tornano, prima ancora, le persone: padri e figli di quelle generazioni di ceppo calabrese che vivono altrove, e così avremo nonni restituiti agli occhi dei nipoti e nipoti che faranno la contentezza dei nonni.</p>



<p>In pratica, una vita più piena e più vera. Appunto quella di cui sentiamo tutti un gran bisogno perché è triste e avvilente una vita a metà. Questa estate andrà tutta sotto l’insegna del recupero, almeno ce lo auguriamo. Non dovesse esserci, saremmo costretti a dover registrare una grave perdita di umanità. Non si tratterebbe più di soldi, di ammanchi o di bocciature per i bilanci familiari o di impresa, ma di una vera e propria sterzata, una specie di deviazione del nostro essere più profondo e originale. Si può dire: una mutazione antropologica? Dovremmo chiedere il permesso agli studiosi. </p>



<p>Nel frattempo ciascuno di noi può parlare di sé stesso e, da un breve esame dei propri comportamenti, dedurre quanto e in che modo questa pandemia, con la sua dittatura precauzionale, ha limitato vita, abitudini, emozioni. I ragazzi sembrano più taciturni, gli anziani parlano poco e quelle poche parole obbligate le pronunciano urlando per effetto di quella mascherina che le fa ritornare in bocca come sassi odiosi.</p>



<p>Basta un virus e la nostra umanità è messa in forse, se non proprio in fuga. Desidereremmo dirci altro in questa estate come sempre ci siamo detto e ripetuto opinioni e confronti riguardo alla politica, al progredire del Sud, al suo trovarsi puntualmente indietro su tutto. L’estate è sempre stata per noi il tempo dell’approfondimento: le notizie apprese altrove durante tutto un anno richiedevano un esame dal vivo, fatto di mille e un “perché”: perché non funziona la burocrazia, perché non funziona la sanità, perché il mare è sporco e l’immondizia la trovi ovunque? </p>



<p>Questa estate metterebbe all’ordine del giorno una questione obbligatoria: per chi vota la Calabria o che tipo di governo vorrà darsi. E’ l’incertezza che regna sovrana, per cui temiamo che la domanda non troverà spazio neanche sotto l’ombrellone, tanta e profonda è la sua vacuità.</p>



<p>Non è qualunquismo, forse è timore per la marginalità della posta in gioco, se prevediamo che la questione appassionerà pochi. Non è tema cocente. Altri problemi scottano più della sabbia. Si tratta di ritrovare, per prima cosa, noi stessi. Un po’ dopo: che cosa vogliamo fare da grandi. E un po’ prima, se realmente vogliamo fare sul serio.</p>



<p>Per non perdere una buona occasione: facciamoci una bella estate per riprenderci noi stessi. A settembre faremo vendemmia.</p>
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		<title>Epistolari</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/03/15/roberti-epistolari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 14:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Carteggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non so voi, ma io,&#160;se piove, fa freddo e non c&#8217;è alcun motivo per uscire, mi preparo un tè e riordino cassetti. Vera delizia è riordinare cassetti che non si aprono da anni. Come questo.&#160;La prima cosa che affiora è una lettera, di Valeria che allora di anni ne aveva 8.&#160; Valeria, me lo avevi chiesto tu di iniziare una corrispondenza. Tu che avevi solo una manciata di anni. Come&#8230;</p>
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<p>Non so voi, ma io,&nbsp;se piove, fa freddo e non c&#8217;è alcun motivo per uscire, mi preparo un tè e riordino cassetti. Vera delizia è riordinare cassetti che non si aprono da anni. Come questo.&nbsp;La prima cosa che affiora è una lettera, di Valeria che allora di anni ne aveva 8.&nbsp;</p>



<p>Valeria, me lo avevi chiesto tu di iniziare una corrispondenza. Tu che avevi solo una manciata di anni. Come ti fosse venuto in mente proprio non lo so. Ma tu mi sorprendi sempre. Hai cominciato a farlo quel 28 aprile in cui sei nata, proprio dopo tre giorni dalla morte della tua bisnonna e mi hai condotto per mano, con la tua fragilità, con i tuoi occhi che si spalancavano all’improvviso e le piccole dita che stringevano il mio pollice, a ritrovare la strada della vita tra il buio e i rimpianti e i rimorsi e il non detto e quello che troppo si è detto e la paura che si accompagnano alla perdita annunciata e attesa, ma&nbsp;sempre sconvolgente, della madre.&nbsp;</p>



<p>Una corrispondenza. Non messaggini o faccine su WhatsApp, non telefonate o video-telefonate, non cartoline-ricordo di&nbsp; viaggi, non letterine sotto il piatto il giorno di Natale. No, tu volevi una vera corrispondenza, con la sua bella carta da lettera, il come stai e tanti baci, i tempi di partenza e di arrivo, le attese del postino, i francobolli da collezionare. Come sapessi tu allora quelle cose, io non so. Come non so ora che sei cresciuta tante altre cose di te, dei tuoi pensieri, della tua vita che pure tu mi sveli nei discorsi che facciamo quando stenti ad addormentarti o quando ti osservo con il telefonino in mano, o fai i compiti, o quando ti diverti o ti ribelli, o hai&nbsp;gli occhi rossi.</p>



<p>Allora l&#8217;iniziammo quel carteggio. A me sudavano le mani, mi si bloccava la mente e la penna. Che carta ci vorrà? Colorata o bianca? Che penna usare? Che carattere usare, stampatello per essere letta facilmente o un elementare corsivo? Come iniziare, come concludere? Come intestare? Che tono scegliere: scherzoso o serio? scrivere per il presente o per il futuro?&nbsp;</p>



<p>E mentre io mi lambiccavo, arrivò&nbsp;&nbsp;la tua prima lettera, questa che ora ho tra le mani,&nbsp;su un foglio di quaderno con in alto un appiccichino, una palla gialla con scarpe e fiocchetto rosso che dice “Ricordati di me” e poi soprattutto cuori, dappertutto cuori e Cara Nonna, sei una superNonna. Oggi ho saltato la scuola perché ho fatto la visita oculistica. Sai che il mese prossimo Mamma e Papà partono ed io non andrò la scuola per sette giorni e me ne vengo da te? Sei contenta? Io tanto. Vincenzo mi fa sempre i&nbsp;dispetti. Ti mando un disegno, con il tè che ti piace tanto. Bacini, bacini, bacini e segue una sfilza di bocche e cuori e stelline di una appiccicosa polverina dorata. E per completare anche un post scriptum Mi avevi promesso che avremmo fatto qualcosa insieme anche quando non possiamo stare insieme. Ci hai pensato?&nbsp;</p>



<p>Ecco come si scrive una lettera.&nbsp;Sì, Valeria ci ho pensato.&nbsp;Ho pensato che ho appena fatto in tempo a rispondere a quella bambina tutta baci e cuoricini che qualcosa me l&#8217;ero inventata da fare insieme anche se da lontano: una storia tutta nostra da&nbsp; scrivere e illustrare,&nbsp; che il tempo si è messo a correre e ci ha colto di sorpresa.&nbsp;</p>



<p>Non l&#8217;abbiamo finito allora il racconto, riprendiamolo ora. Io cercherò di aiutarti a scrivere l&#8217;incipit della tua nuova storia fatta di cambiamento, di sfide, dubbi, paure e spavalderie, certezze e perdite, amori e tradimenti. E tu aiutami a imparare a percorrere con fiducioso coraggio il tempo che resta della mia storia. Rispolvera i tuoi colori, le tazze fumanti, i cuori, le stelline, le dediche.&nbsp;Ricominciamo, Valeria? &nbsp;</p>



<p><strong>Patologia</strong>: leggera propensione a cedere al bisogno di mettere ordine in cassetti reali e metaforici.<br><strong>Terapia</strong>: Tè deteinato, leggero, senza sostanze eccitanti. <strong>Libro</strong>: qui la proposta potrebbe diventare ampia, tra epistolari, romanzi di formazione o generazionali, ma stiamo veleggiando su un&#8217;onda gozzaniana, leggera quanto insidiosa, e pertanto propongo un bestseller degli anni 90, &#8220;Va dove ti porta il cuore&#8221; di Susanna Tamaro. Una lunga lettera di Olga alla nipote Marta. E&#8217; concesso ogni tanto lasciarsi andare a un po&#8217; di sentimentalismo, a rispolverare &#8220;buone cose di pessimo gusto&#8221; con le attenuanti del freddo e della pioggia. Di cassetti abbandonati.</p>
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		<title>Benvenuti a casa dei nonni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 18:03:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Benvenuti a casa dei nonni”, &#160;c’è scritto sotto l’immagine di due arzilli vecchietti, &#160;sulla targhetta che mi ha regalato Giorgia e che è diventata un nostro mattutino segnale. Se è esposta sulla maniglia esterna della porta vuol dire che mi sono alzata e loro possono salutarmi prima di andare a scuola, se non c’è vuol dire che loro non vanno a scuola o che io sono ancora a letto e&#8230;</p>
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<p>“Benvenuti a casa dei nonni”, &nbsp;c’è scritto sotto l’immagine di due arzilli vecchietti, &nbsp;sulla targhetta che mi ha regalato Giorgia e che è diventata un nostro mattutino segnale. Se è esposta sulla maniglia esterna della porta vuol dire che mi sono alzata e loro possono salutarmi prima di andare a scuola, se non c’è vuol dire che loro non vanno a scuola o che io sono ancora a letto e i saluti sono rimandati al ritorno. Mai targhetta ha avuto più vicissitudini, più alternanze, e&nbsp;non a causa della mia pigrizia mattutina.</p>



<p>È dal fatidico 5 marzo dell’anno scorso che la targhetta non fa che entrare e uscire. Lockdown totale (dentro), riapertura speranzosa e festosa (fuori), chiusura momentanea con occhiolino per derattizzazione (dentro), apertura (fuori), chiusura per seggio elettorale (dentro), riapertura (fuori), chiusura per ordinanza del sindaco (dentro), riapertura per ricorso genitori (fuori), chiusura per insindacabile decisione di Francesca (dentro), riapertura per protesta inappellabile delle bimbe (fuori), chiusura per ordinanza del presidente della regione (dentro), sentenza contraria del Tar (fuori). Oggi, chiusura del dirigente scolastico causa positivi (dentro).</p>



<p>E dire che io stamattina mi sono alzata, malgrado di malavoglia, proprio per celebrare questo secondo giorno di riapertura della scuola. (ah, i bei tempi quando in un anno c&#8217;era un solo primo giorno di scuola!)</p>



<p>Giorgia apre lo zaino, tira fuori un libro e ripete ad alta voce la pianura Padana, &#8220;devo essere interrogata&#8221;, dice guardandoci interrogativamente. Ester tira fuori il telefonino, Marghe, hai sentito? Ci vediamo più tardi come al solito. In videochiamata. Poi toglie l’elastico e due bande di capelli neri le coprono gli occhi. Francesco tira fuori dalla tasca un marshmallow,  L’ho rubato per Iaia, mi sussurra, glielo do di nascosto dalla Maestra. Non mi va di rimproverare Robin Hood. Non stamattina. Francesca ha la faccia di chi non può crederci: Di nuovo chiusa, di chi sotto-sotto è sollevata: Niente contagio, di chi: Ma chi poteva immaginare…</p>



<p>Mi preparerò un bel tè, tonificante, poi aprirò i giornali e leggerò diligentemente e imparzialmente le invettive di quelli, i più, che dicono che la Scuola deve riaprire, che il danno causato a questa generazione è incalcolabile, che un Paese non ha bene maggiore da tutelare, che le aule sono in sicurezza, che le Dad non funziona. Le sosterranno Governo, insegnanti, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori e intellettuali e gente comune. </p>



<p>Poi leggerò, allo stesso modo, le invettive di quelli che dicono che la salute viene prima della scuola, che le aule, malgrado rotelle e mascherine, sono luoghi di contagio, che i giovani soffrono né più né meno di tutte le altre categorie, che in tempi di guerra scuole non ce n’erano, che le capacità di ripresa dei ragazzi sono incalcolabili, che la Dad non è il diavolo. Le sosterranno Governo, insegnanti, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori, intellettuali e gente comune.</p>



<p>Io penso ai 55 anni che ho trascorso, in varie vesti, nelle aule scolastiche e all’indifferenza, esagero un po’, generalizzata di Governo, insegnati, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori, intellettuali e gente comune nei confronti della Scuola. Non mi pare di ricordare che in Italia sia mai stata la prima preoccupazione o occupazione. </p>



<p>Mi pare di ricordare invece che allegramente, superficialmente, autolesionisticamente si è sempre fatto il minimo o malfatto il massimo per la Scuola. E se comunque la Scuola italiana ha raggiunto grandi e bei risultati, è perché è vero che siamo un popolo di santi e di eroi, ma per fortuna di santi della porta accanto e di eroi del quotidiano a cui le imprese e i miracoli riescono bene.  </p>



<p>Mi scriverò al partito del Risvolto della medaglia: ci voleva una pandemia per ristabilire le priorità. Salvo scordarcene immediatamente a pericolo superato.</p>



<p>Tolgo la targhetta da “fuori”, la metto “dentro” (per qualche giorno, definitivamente?). Faccio l&#8217;occhiolino ai due vecchietti che per la verità non mi sembrano in gran forma.&nbsp;</p>



<p><strong>Patologia:</strong> stati di indecisione indotti o spontanei<br><strong>Terapia:</strong> nell&#8217;immediato un buon tè tonificante, in seguito giornali indipendenti o sedicenti tali, ma vi avverto potreste diventare strabici. ( Meglio ancora una volta il discusso don Milani?)&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Sarà, tempo futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2020 18:25:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ci risiamo. È come risentire una vecchia favola di cui è restato l’ordito, la trama. Ma è cambiato il tempo. Non ci avevano raccontato in un passato lontano, ma che a fare bene i conti non è lungo nemmeno un anno, che era arrivato un mostro cattivo e che dovevamo tutti tapparci in casa? Lo abbiamo fatto, malgrado la paura, con una sorta di allegria. Cantavamo dai balconi, sventolavamo arcobaleni,&#8230;</p>
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<p>Ci risiamo. È come risentire una vecchia favola di cui è restato l’ordito, la trama. Ma è cambiato il tempo. Non ci avevano raccontato in un passato lontano, ma che a fare bene i conti non è lungo nemmeno un anno, che era arrivato un mostro cattivo e che dovevamo tutti tapparci in casa? Lo abbiamo fatto, malgrado la paura, con una sorta di allegria. Cantavamo dai balconi, sventolavamo arcobaleni, hashtag di andrà tutto bene, lievitavamo pani, ritornavamo al disatteso focolare della TV, messaggi e videochiamate. Insomma, aleggiava una sommessa seppur pavida euforia annullata solo quando alle sei, tutti davanti a qualsivoglia schermo,  ad ascoltare il bollettino ufficiale con i suoi numeri di morte.</p>



<p>&#8220;Proteggiamo gli anziani&#8221;, e noi che non ci eravamo ancora ripresi dallo scoprire che dai 65 in su eravamo, a nostra insaputa, considerati vecchi, ci consolammo per l&#8217;immediato passaggio lessicale da anziani a nonni. &#8220;Proteggiamo i nostri nonni&#8221;. E noi ci riconoscemmo nell’icona dei vecchietti canuti, in poltrona con un plaid sulle ginocchia, con in mano il giornale o una maglia da sferruzzare, il gatto a fare le fusa. Abbiamo subito nascosto la patente, il recente brevetto di nuoto, l’innovativo colore di capelli, l’iscrizione al corso di yoga, l’abbonamento alla stagione teatrale, la gonna forse un po’ troppo corta, la bicicletta, le lezioni di lingua cinese, l’andirivieni dello shopping. E naturalmente abbiamo chiuso nell’armadio il fidanzato nuovo di zecca.</p>



<p>Ci siamo apprestati a fare la calza e a cullare i nipotini. Per fortuna calze di lana non se ne usa più, troppo pruriginose, e i nipotini dovevano stare alla larga. Abbiamo superato la deprimente notizia che da un giorno all’altro eravamo diventati vecchi con la consolazione e la sorpresa di sentirci amati, curati, protetti, vezzeggiati. Non c’era giovane che non fosse disposto a portarci la spesa, figlio che non ci telefonasse più di una volta al giorno, ministro che non raccomandasse la nostra salute, tutorial online inventivi e fantasiosi che non occupassero le nostre ore. Eravamo arrivati al punto che dovevamo fingere di dormire per essere lasciati in pace e finalmente dormicchiare un po&#8217;. </p>



<p>Questa era la favola che ci eravamo raccontati e che ora ci viene riproposta. Ma.</p>



<p>Aleggia una strana aria in questo autunno che poco ha a che fare con lo zefiro della scorsa primavera. Le formule sono le stesse, difendiamo gli anziani, proteggiamo i nostri nonni, eppure qualcosa non torna. Sarà quel modo sbrigativo di enunciarle. Sarà quella intonazione che il nostro udito, che capta forse meno bene i decibel ma benissimo gli umori, avverte. Sarà che i giovani del patto generazionale sentono il peso più dei sacchetti della spesa. Sarà che i figli hanno il loro bel da fare tra pargoli che non vanno a scuola, lavoro, tagli nelle buste paga e non possono più stare dietro al telefono. Sarà che qualcuno dice Evvabbè, ne sono morti tanti, ma erano vecchi, non indispensabili, non produttivi. E qualcuno aggiunge che si risolverebbe chiudendoci tutti dentro. </p>



<p>Sarà che la Tv propone repliche e che i corsi online ci hanno stufato. Sarà che non c’è bisogno di affacciarsi dalle finestre tanto si può uscire, ma nessuno ha voglia di cantare e di dire che andrà tutto bene. Sarà che di pane non ne vogliamo sentire più né il profumo né la parola. Sarà che i nipoti con questa scuola ballerina sono diventati più depressi degli adulti. Sarà che gli stessi nipoti non possono più venire a trovarci. Sarà che alcuni dei grandi vecchi, Sepulveda, Proietti, Lucia Bosè, Sean Connery,   fanno da capofila a schiere di coetanei meno famosi e altrettanto o più amati. Sarà che fa notte presto.</p>



<p>Sarà che sarà è un verbo al tempo futuro. Ci vuole il coraggio di chi ha esperienza di tempi al passato per coniugarlo.</p>



<p>Patologia: stati di ansia<br>Terapia: niente tè, una bella camomilla addolcita di miele è quello che ci vuole, intanto guardiamo attentamente la copertina di &#8220;Di tutte le ricchezze&#8221; di Stefano Benni. Tanto basta.</p>
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		<title>Un&#8217;orazione laica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 08:43:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
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		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se i morti parlassero, nella giostra dello scientismo relativista e ignorante che schiamazza dalle tastiere, cosa direbbero? Ancorché ottuagenari, a modo loro, credetemi, avrebbero scelto di vivere anche un solo anno, un solo mese, un solo giorno di più. Poco importa se morti per una sana botta virale o per altre complicazioni. Pensate ai vostri padri, ai nonni, quelli che vi portavano al parco o alle giostrine, quelli che vi&#8230;</p>
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<p>Se i morti parlassero, nella giostra dello scientismo relativista e ignorante che schiamazza dalle tastiere, cosa direbbero? Ancorché ottuagenari, a modo loro, credetemi, avrebbero scelto di vivere anche un solo anno, un solo mese, un solo giorno di più. Poco importa se morti per una sana botta virale o per altre complicazioni.</p>



<p>Pensate ai vostri padri, ai nonni, quelli che vi portavano al parco o alle giostrine, quelli che vi portavano il pane a casa e, carezzevoli, vi istruivano alla vita. Se ancora sopravvivono, pensateli intensamente nel fiore dei loro ottant&#8217;anni, col nipotino in braccio e la pensione a disposizione di un&#8217;ampia cerchia familiare, di cui quasi certamente anche voi fate parte. Pensateli con più commozione, perché magari sono ancora vivi e continuano ad aiutarvi per sbarcare il lunario.</p>



<p>Poi, con un taglio repentino sul cuore, immaginate di trovarvi al caffè e di sentire dire che quell&#8217;uomo, quella donna che erano vostri, proprio loro, &#8220;il Covid non c&#8217;entra, erano comunque malati, ché non si ferma una nazione per questo motivo&#8221;.</p>



<p>A una tale immagine vagamente razzista (dico vagamente per non urtare la vostra indubbia sensibilità), alla rubiconda immagine di quel genitore che ora non c&#8217;è più, associate con la stessa leggerezza che vi portava a disquisire senza competenza alcuna di complicatissime patologie virali, di altrettanto complesse questioni socio-politiche; associate tutte le torture che il virus comporta fino all&#8217;asfissia. Avete presente l&#8217;asfissia, quella cosa che ti porta alla morte con il terrore negli occhi, come uno strangolamento? Proprio quella bella asfissia al collo dei vostri cari, vecchi ottuagenari che tanto la morte se li sarebbe portati via comunque. Non è un&#8217;immagine raccapricciante se applicata ai vostri genitori e nonni e non a quelli degli altri?</p>



<p>Dall&#8217;altra parte della barricata, mi torna negli occhi una notizia recente, un&#8217;immagine, un memento: la donna che a Milano muore &#8220;di complicazioni da Covid&#8221; il giorno dopo del suo compagno di tutta una vita, anch&#8217;egli morto della medesima sorte. Sorvolo sull&#8217;importanza dei coniugi e sulla gravità della loro perdita per la cultura italiana, perché vorrei che li percepiste per quello che in definitiva erano: due cittadini comuni.</p>



<p>Di complicazione in complicazione, mi monta dentro un profondo senso di pietà ed ammirazione per quell&#8217;amore senile e credo che lei abbia deciso di lasciarsi morire per raggiungere quanto prima l&#8217;uomo della sua vita. &#8220;Erano vecchi, non si ferma una nazione per due vecchi&#8221;, ripeteranno i surfisti dalla tastiera facile, mentre nell&#8217;aria morbosa di quest&#8217;italietta post liberal-capitalista si staglia la storia di due splendidi amanti, morti idealmente abbracciati per una complicazione, guarda un po&#8217;, sentimentale. Così è la vita.</p>
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		<title>L&#8217;emergenza dei luoghi comuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Romana Ranucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 14:31:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[#andràtuttobene]]></category>
		<category><![CDATA[#celafaremo]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
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		<category><![CDATA[Infermieri]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Medici]]></category>
		<category><![CDATA[Nonni]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Andrà tutto bene”, “Ce la faremo”, “Medici e infermieri i nostri eroi in camice bianco”, “Ne usciremo migliori”. E poi flash mob, canti, applausi dai balconi. Ma andrà tutto bene de che? L’Italia supera le 21 mila vittime di Covid-19, i contagi non diminuiscono, l’economia è ferma, siamo tutti dentro casa e, a quasi due mesi dal primo caso scoperto in Lombardia, ancora con questi arcobaleni e disegnini appesi alle&#8230;</p>
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<p>“Andrà tutto bene”, “Ce la faremo”, “Medici e infermieri i nostri eroi in camice bianco”, “Ne usciremo migliori”. E poi flash mob, canti, applausi dai balconi. Ma andrà tutto bene de che? L’Italia supera le 21 mila vittime di Covid-19, i contagi non diminuiscono, l’economia è ferma, siamo tutti dentro casa e, a quasi due mesi dal primo caso scoperto in Lombardia, ancora con questi arcobaleni e disegnini appesi alle finestre e post-it attaccati ovunque. Ormai non ci credono nemmeno quelli che lo scrivono. Si spera si siano resi conto che no, non è andato tutto bene.</p>



<p>Sarà la noia, sarà la ricerca di un appiglio a cui aggrapparsi in questi giorni, la voglia di sdrammatizzare, ma dopo quella sanitaria la vera emergenza è il proliferare dei luoghi comuni, letti e diffusi via social, sentiti alla tv dai politici che continuano ad elogiare il lavoro dei medici in prima linea, “i nostri eroi”. Ma i vostri eroi non se&nbsp;ne fanno nulla di queste belle parole, i vostri eroi chiedono guanti, mascherine e camici per non infettarsi. I vostri eroi chiedono attenzione, protezione e sicurezza, per loro e per i malati.</p>



<p>Poi ci sono quelli zen che continuano a ripetere che da questa emergenza ne usciremo migliori, si certo, come la conduttrice tv che spara in diretta nazionale l’inseguimento della polizia di un povero signore, circondato da forze aria-terra, manco fosse il più pericoloso dei boss. Ha violato la quarantena,&nbsp;le regole, vero,&nbsp;ma per andarsi a fare una corsetta in solitaria tra mille ettari di verde. Ha sbagliato, ha pagato, ma perché la gogna mediatica e social?</p>



<p>E le mamme esaurite alle prese con le quotidiane faccende domestiche, mariti rompiscatole e figli in casa h24 da far studiare, far giocare, tenere occupati tra le quattro mura di casa, siete sicuri che ne usciranno persone migliori? Per non parlare del capitolo anziani “proteggiamo i nostri nonni”. Si come no, abbandonati nelle Rsa, nelle case di cura, andate a raccontargli: “nonni andrà tutto bene”.</p>
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