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	<title>Quarantena Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Quarantena Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Covid e tisana</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/02/24/roberti-covid-e-tisana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 15:41:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Malgrado vaccino, precauzioni, mascherina, Luigi l’ha preso. Dal collega, o forse dal barbiere, o in libreria o…sfidando le intemperie durante una passeggiata, o semplicemente in casa,&#160;fra giornali, musica, computer e finanche qualche lavoretto. Dimostrazione lampante che è difficile sfuggire al destino o all’epidemia, che non esistono percorsi infallibili, semmai meno pericolosi. Ha comunque un suo fascino sentire che quando i media annunciano 50.534. contagiati, quel 4 è proprio lui che&#8230;</p>
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<p>Malgrado vaccino, precauzioni, mascherina, Luigi l’ha preso. Dal collega, o forse dal barbiere, o in libreria o…sfidando le intemperie durante una passeggiata, o semplicemente in casa,&nbsp;fra giornali, musica, computer e finanche qualche lavoretto. Dimostrazione lampante che è difficile sfuggire al destino o all’epidemia, che non esistono percorsi infallibili, semmai meno pericolosi. Ha comunque un suo fascino sentire che quando i media annunciano 50.534. contagiati, quel 4 è proprio lui che per un pelo ha occupato l&#8217;ultimo numero disponibile.&nbsp;</p>



<p>Che figata!&nbsp;dice il mio nipotino, nonché figlio del positivo, sedicente&nbsp;grande che meno figo si sente tuttavia quando insieme al resto della famiglia dovrà tamponarsi (termine che si è insinuato nel parlato quotidiano con un salto semantico dal più frequentato ambito automobilistico).&nbsp;</p>



<p>Luigi è immediatamente &#8211; con sua recondita soddisfazione perché forte delle tre dosi e asintomatico &#8211; isolato all&#8217;ultimo piano, gli altri facenti parte del nucleo familiare, tutti temporaneamente negativi, miei ospiti, al piano di sotto (con mia recondita soddisfazione? Vi lascio nel dubbio).&nbsp;</p>



<p>La prima fase della novità è&nbsp; stata quella di dedicarci all&#8217;interpretazione della normativa. Per Luigi è risultato lapalissiano doversi recludere e abbandonare lavoro e contatti. Meno lapalissiana è apparsa l&#8217;immediata esenzione da ogni collaborazione domestica come mettere fuori la spazzatura,&nbsp; salire le cassette d&#8217;acqua, tenere in ordine il suo abitacolo, prepararsi almeno il caffè.</p>



<p>Le perplessità sono sopraggiunte per il resto della compagnia. Liberi tutti perché negativi? Ma Giorgia è già in personale quarantena per i compagni di classe positivi, Ester ha due dosi di vaccino ma non può andare a scuola perché è in stretto contatto con un positivo, Francesco, il grande,&nbsp;è alla prima dose di vaccino, Francesca ne ha tre ma è quella che è stata più a contatto con il famigerato infetto, io ho tre dosi e non faccio parte ufficialmente, ma logisticamente sì,&nbsp; dello stato di famiglia. Optiamo per una generale quarantena fiduciaria e riprendiamo modalità tempi e consuetudini del primo lockdown.&nbsp;</p>



<p>Dopo&nbsp;l&#8217;unanime sentenza di reclusione affrontata con leggera quanto intempestiva e inconsapevole baldanza, segue l&#8217;unanime coro: &#8220;Tisana&#8221;.</p>



<p>Contro raffreddori e influenza e figuriamoci Covid, ma anche qualsivoglia malanno, in casa nostra è&nbsp;la prima controffensiva. Ma se il coro è unanime, le tisane sono multiple. Ognuno ha la sua, l’unica efficace. Nessuna argomentazione o scientifica esperienza avrà il potere di fare cambiare idea. La propria tisana è una fede.</p>



<p>Io vado controcorrente, ho ascoltato tutti, ho consultato erboristerie e pescato nella vasta rete di internet e alla fine sono arrivata alla conclusione di affidarmi a Rino.</p>



<p>Rino sta a me come l’improvvisazione sta al Fai da te. Rino mi fa da giardiniere con protervia di potatore, da idraulico e elettricista sfiorando ogni volta di dare il colpo mortale a elettrodomestici in via di rottamazione, da restauratore resuscitando mobili confinati negli scantinati. È imbianchino e pittore, come recita il suo biglietto da visita. </p>



<p>Ma soprattutto Rino conosce una tisana miracolosa per ogni tipo d’acciacco. No, non una per ogni malessere, una per tutti i malanni. Le uniche variabili sono dovute alla dimenticanza, agli ingredienti che ha sottomano, alla stagione, alla fantasia. La preparerà lui, nel segreto della sua cucina e me la consegnerà in una bottiglia di vetro. La riceverò con qualche brivido, non attribuibile al Covid.  </p>



<p>La tisana tuttavia non è destinata al legittimo fruitore della terapia, Luigi, che infatti disdegna ogni bevanda calda che non sia caffè.&nbsp; È&nbsp;piuttosto per tutti noi, il resto della famiglia, i tamponati momentaneamente negativi (anche qui il lemma viene usato in un&#8217;accezione insolita, al contrario: quando mai il positivo è negativo e il negativo è positivo?).</p>



<p>Nel carrello che la porta in trionfo in una tisaniera kitsch a forma di Mammy, è tutto all’insegna della lista classica delle coccole: miele, zenzero, eucalipto, ciambella e cioccolata,&nbsp; e poi sciarpa, peluches, plaid, caramelle. E su tutto la calda fiamma del camino che stranamente non fa solo fumo.</p>



<p>Che figata!&nbsp;È sempre lui, il sedicente nipotino grande.&nbsp;E già&nbsp;rispondiamo con un sospiro unanime.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: qui non ci sono dubbi: (al massimo tamponi) Covid<br><strong>Terapia</strong>: tisana, ampiamente raccontata, e potrebbe essere il tempo e l&#8217;occasione giusta per una pila di libri, sempre che abbiate finito di leggere la normativa delle quarantene.</p>
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		<title>Alberto Mantovani: la variante Delta è più infettiva. Vacciniamo il mondo per essere sicuri noi. Condivido l&#8217;obbligo per operatori sanitari e insegnanti, se la scuola è una priorità per il Paese</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/23/raco-barone-alberto-mantovani-la-variante-delta-e-piu-infettiva-condivido-obbligo-per-operatori-sanitari-e-insegnanti-se-la-scuola-e-una-priorita-per-il-paese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2021 11:47:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’impressione è di ritrovarsi davanti a una possibile terza ondata, dominata dalle cosiddette varianti. Cosa dobbiamo aspettarci dal virus nelle prossime settimane?Stiamo seguendo quello che è successo in altri paesi europei, quello che sta succedendo in Gran Bretagna ad esempio. E’ ragionevole aspettarsi un aumento di contagi, speriamo non un aumento di pressione sul servizio sanitario nazionale. Questo è quello che mi preoccupa ed è quello che ci preoccupa. Siamo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/23/raco-barone-alberto-mantovani-la-variante-delta-e-piu-infettiva-condivido-obbligo-per-operatori-sanitari-e-insegnanti-se-la-scuola-e-una-priorita-per-il-paese/">Alberto Mantovani: la variante Delta è più infettiva. Vacciniamo il mondo per essere sicuri noi. Condivido l&#8217;obbligo per operatori sanitari e insegnanti, se la scuola è una priorità per il Paese</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>L’impressione è di ritrovarsi davanti a una possibile terza ondata, dominata dalle cosiddette varianti. Cosa dobbiamo aspettarci dal virus nelle prossime settimane?</strong><br>Stiamo seguendo quello che è successo in altri paesi europei, quello che sta succedendo in Gran Bretagna ad esempio. E’ ragionevole aspettarsi un aumento di contagi, speriamo non un aumento di pressione sul servizio sanitario nazionale. Questo è quello che mi preoccupa ed è quello che ci preoccupa.</p>



<p><strong>Siamo pronti a fronteggiare la variante Delta e le altre varianti individuate?</strong><br>Dipende molto da noi. Se raggiungiamo e mettiamo in sicurezza, il più in fretta possibile, i due milioni di persone fragili per età e le 400 mila persone definite estremamente vulnerabili come i pazienti oncoematologici possiamo affrontare una nuova ondata con una certa serenità.</p>



<p><strong>La minore letalità del virus in questo periodo è dovuta all’efficacia del vaccino?</strong><br>Non c’è dubbio. Chiunque vive in un ospedale &#8211; come faccio io, che vivo in Humanitas &#8211; vede che le persone gravi che vengono ospedalizzate sono sostanzialmente persone non vaccinate. Questo non deve farci però sottovalutare la variante Delta e le altre che sono all’orizzonte. La variante Delta è più infettiva e trasmette un carico virale maggiore. Questo è un motivo di preoccupazione per la sua diffusione e per il fatto che vediamo una fascia di persone più giovani infettate.</p>



<p><strong>I vaccinati con due dosi in che misura possono sentirsi al riparo?</strong><br>I vaccini, sottolineo i vaccini, qualunque vaccino abbiamo fatto, proteggono molto bene nei confronti dell’ospedalizzazione e della malattia grave, che è quello che ci preoccupa. Da questo punto di vista, chi ha fatto due dosi ha ottime probabilità di sentirsi al sicuro. Anche se nessun vaccino, in generale, garantisce una protezione al cento per cento, due dosi ci mettono al riparo nella stragrande maggioranza.</p>



<p><strong>Ci faccia un esempio.</strong><br>Due dosi di vaccino sono come la cintura di sicurezza: anche se la indossiamo, quando siamo in automobile, non passiamo con il rosso, per non rischiare la nostra e la altrui incolumità. Questo vuol dire che anche se siamo vaccinati dobbiamo continuare a rispettare le regole che ci vengono dettate. Non passare col rosso.</p>



<p><strong>Quanto dura l’immunità dei vaccini?</strong><br>Non sappiamo quanto dura l’immunità e la resistenza nei confronti del virus perché abbiamo a che fare con un nemico nuovo. Conosciamo ancora in modo imperfetto il nostro sistema immunitario e conosciamo ancora in modo imperfetto come funziona la memoria immunologica. Non siamo capaci di fare delle previsioni sicure su quanto dura la risposta immunitaria e la protezione. Possiamo dire che funziona sino nove/dieci mesi, pensiamo tutti almeno un anno. Così dura la protezione.</p>



<p><strong>Ci sono dei dati aneddotici che ci possono incoraggiare?</strong><br>E’ stato possibile studiare qualche anno fa alcune persone che erano state esposte alla Spagnola e sono state trovate cellule di memoria contro quella malattia. Così per la prima ondata di SARS. E’ possibile che la memoria immunologica duri a lungo. I vaccini ci hanno stupito per la velocità con la quale sono stati realizzati e per quanto funzionano bene nei confronti della ospedalizzazione e della morte. Io sono ottimista e spero che questi vaccini ci stupiranno per la durata della protezione</p>



<p><strong>Sarà necessaria una terza dose?</strong><br>Onestamente non lo sappiamo. Partono delle sperimentazioni cliniche sulla terza dose. L’obiettivo in questo momento è principalmente quello di aumentare e migliorare la protezione contro le varianti più che sostenere la memoria. Abbiamo bisogno per questo di dati e sperimentazione.</p>



<p><strong>Perché anche i vaccinati devono fare la quarantena? Quanto sono contagiosi?</strong><br>E’ molto difficile condurre uno studio rigoroso sull’effetto dei vaccini sulla trasmissione, sul fatto che sterilizzino anche la trasmissione. Perché sappiamo ancora molto poco di come questi vaccini funzionano a livello delle nostre mucose, dove noi esportiamo il virus. Secondo alcuni dati i vaccini che utilizziamo proteggono contro la malattia asintomatica in parte e proteggono contro la trasmissione. Ma è partito uno studio rigoroso negli Stati Uniti in cui si studia esattamente la trasmissione. Anche se siamo vaccinati, atteniamoci rigorosamente alle regole, perché è possibile che alcuni di noi continuino a trasmettere, probabilmente in misura inferiore.</p>



<p><strong>Probabilmente ci dovremo vaccinare per anni. Oltre ai vaccini avremo anche cure, farmaci?</strong><br>I farmaci sono una grande speranza. Ricordiamo che un anno fa erano stati annunciati dei farmaci, game over li aveva definiti qualcuno, che non funzionavano. Adesso abbiamo migliorato la nostra capacità di trattare i pazienti. Per esempio usiamo nella finestra giusta i cortisonici, che hanno ridotto la mortalità. Probabilmente inizieremo a usare gli inibitori di quella che è stata chiamata la tempesta delle citochine. Ci sono anticorpi che nel nostro paese sono autorizzati in situazioni molto particolari. Ci sono dati che suggeriscono che anche nella malattia avanzata gli anticorpi monoclonali possono aiutare. C’è anche in sperimentazione un anticorpo italiano e questo è un motivo di grande speranza.</p>



<p><strong>Lei su cosa punterebbe.</strong><br>Io direi che la grande speranza è quella di avere farmaci nuovi, come quelli contro HIV. Degli antivirali, molecole semplici che possono essere utilizzate, sono quelle con le quali abbiamo trasformato l’AIDS in una situazione cronica che teniamo sotto controllo. Non ci sono ancora. Ci sono fasi iniziali di sperimentazione molto incoraggianti da questo punto di vista.</p>



<p><strong>Cosa pensa del richiamo con un vaccino diverso rispetto a quello della prima dose?</strong><br>Gli immunologi da molto tempo sospettano che potrebbe essere saggio utilizzare vaccini diversi e fare quello che in inglese viene chiamato “mix and match”, trovare la combinazione migliore di vaccini. Sappiamo che i vaccini a RNA messaggero attivano molto bene la produzione di anticorpi. I vaccini su una piattaforma adenovirus, quello di Oxford per intenderci, attivano un po’ meglio le risposte dei direttori dell’orchestra immunologica e dei killer professionisti che si chiamano in gergo cellule D. C’era l’idea che mescolarli poteva essere una cosa buona. Si è introdotta quella che chiamiamo vaccinazione eterologa per motivi di estrema precauzione: una seconda dose di vaccino a RNA messaggero in chi aveva già ricevuto un vaccino su piattaforma adenovirus.</p>



<p><strong>Perché parla di estrema precauzione?</strong><br>Perché in realtà sulla seconda dose il vaccino su piattaforma adenovirus, quello di Oxford, non c’erano mai stati problemi. Questa scelta è stata fatta per motivi di precauzione. Da un punto di vista immunologico funziona. Non ci sono ancora i dati che funzioni da un punto di vista della protezione, però è molto ragionevole pensare che diano un’ottima protezione. Bisogna dire che nel Regno Unito sono in corso sperimentazioni di combinazioni di sette vaccini diversi per vedere se è possibile ottimizzare e avere il meglio da ciascuna piattaforma. E’ una domanda a cui avremo risposta tra qualche mese.</p>



<p><strong>A chi è ancora scettico sull’efficacia dei vaccini o ha dubbi sulla loro pericolosità, cosa possiamo dire?</strong><br>Perché ci può essere scetticismo sui vaccini? Innanzitutto bisogna confrontarsi sui dati e i numeri che vengono dal nostro pronto soccorso dicono che raramente le persone vaccinate si ammalano o si ammalano gravemente. Invito le persone a confrontarsi sempre con i dati e con coloro che sono stati già vaccinati: i membri della mia famiglia sono stati tutti vaccinati e non abbiamo avuto problemi.</p>



<p><strong>E’ sufficiente la protezione di chi ha già avuto la malattia?</strong><br>Metto in guardia contro l’idea che la malattia naturale sia un buon vaccino. In realtà la malattia naturale, che pure dà immunità, dà protezione, vale la pena di ricordare che nella popolazione reale dà una protezione di meno del 50%. Quindi dopo la malattia naturale, anche grazie alla ricerca fatta da noi, è bene fare una dose di vaccino. Il miglior allenamento, per il nostro sistema immunitario non è la malattia naturale. Il miglior fitness è il vaccino.</p>



<p><strong>Quali sono, se ci sono, i rischi a lungo termine, conosciuti?</strong><br>I vaccini, è bene dirlo, sono stati introdotti da poco tempo, da dicembre nel Regno Unito, in Israele e negli Stati Uniti e da noi in modo massiccio da febbraio. Abbiamo avuto un tempo di monitoraggio relativamente breve. Però possiamo dire delle cose che ci tranquillizzano. Innanzitutto non è mai successo di avere conseguenze a lungo termine di vaccini dopo le primissime settimane. I problemi che potevano esserci li abbiamo visti e li conosciamo tutti: sono effetti locali e rarissimi effetti collaterali legati alla trombosi nel caso di uno dei vaccini. Non è mai successo di avere problemi a lungo termine. Molti pensano a effetti a lungo termine che non hanno alcun motivo di preoccupare.</p>



<p><strong>Diciamone qualcuno.</strong><br>Il primo è che i vaccini a RNA messaggero inducano delle modificazioni genetiche nel nostro organismo. Non c’è nessun motivo per pensare questo. Anzi, dobbiamo pensare che tutte le volte che abbiamo un’infezione virale, quando abbiamo un raffreddore, quando abbiamo una gastroenterite da virus, il virus entra e codifica quantità del suo RNA messaggero infinitamente più alte di quelle che ci vengono introdotte quando facciamo la puntura del vaccino a RNA messaggero o quando ci viene inoculato un virus con adenovirus inattivato. Quindi non c’è nessun motivo per pensare a modificazioni genetiche.</p>



<p><strong>Un’altra leggenda è che siano causa di sterilità.</strong><br>Anche in questo caso non c’è nessun motivo per pensare che i vaccini siano causa di sterilità. Non solo, ci sono dei dati che sono stati pubblicati molto recentemente sul Journal of the American Medical Association, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo, che dice che la produzione di spermatozoi è assolutamente normale dopo il vaccino. Dobbiamo restare in guardia rispetto a molte notizie false che riguardano gli effetti a lungo termine dei vaccini.</p>



<p><strong>I più giovani credono di essere protetti dal contagio. Invece l’età media dei contagiati si è molto abbassata.</strong><br>Ai giovani &#8211; e per giovani intendiamo quelli con età superiore ai 16 o ai 18 anni, non i preadolescenti &#8211; vorrei raccontare un colloquio che ho avuto con un medico alcuni giorni fa. Mi ha detto: avrei voluto che queste persone fossero state con me quando ho verificato i problemi che ancora hanno due ragazzi mesi dopo aver fatto il covid. E’ vero che le persone giovani sono relativamente resistenti al covid-19 e alla malattia nella forma grave, ma la malattia li può colpire e può lasciare delle conseguenze, quelle che noi in gergo chiamiamo “long covid”.</p>



<p><strong>Quanti sono?</strong><br>Non sappiamo bene quante sono le persone colpite ma c’è un dato che a me preoccupa moltissimo: uno studio norvegese ha recentemente suggerito che quasi la metà delle persone che ha avuto il covid, anche giovani, ha delle conseguenze a medio termine. Anche alle persone giovani dico: vale la pena vaccinarsi, per la vostra salute prima di tutto e poi per proteggere le persone più fragili nella nostra comunità. Per persone fragili intendiamo quelle sulle quali il vaccino funziona male o non sappiamo ancora usarlo bene.</p>



<p><strong>E per gli adolescenti, dai 12 ai 18 anni? Abbiamo una grande responsabilità nei loro confronti, hanno già perso quasi due anni di scuola.</strong><br>Su questo voglio dare innanzitutto una mia opinione, da cittadino prima ancora che da medico e da immunologo. Da cittadino penso che la scuola debba essere l’ultima a chiudere e la prima a riaprire, perché lì si gioca il futuro dei ragazzi, il futuro del Paese, lì si gioca anche una partita di diseguaglianza sociale, di distanziamento sociale nel senso che i ragazzi delle famiglie più povere si trovano in enorme svantaggio, finendo per pagare un prezzo più alto. Questo è il mio giudizio, come cittadino di questo Paese.</p>



<p><strong>Come medico che ci dice?</strong><br>Un vaccino a RNA messaggero è stato sperimentato in una corte numerosa di oltre duemila ragazzi e ha funzionato molto bene. I dati sono stati esaminati dalla FDA negli Stati Uniti, dall’EMA e da altre agenzie regolatorie e sono stati approvati. C’è discussione nella comunità, i ragazzi in questa fascia di età sono ancor più resistenti alla malattia nelle forme gravi, tuttavia una parte di questi ragazzi si ammala, una parte ha una conseguenza a medio termine che si chiama MIS-C, che è una malattia infiammatoria cronica che colpisce proprio i ragazzi in quella fascia di età. Inoltre ci sono altri motivi di preoccupazione.</p>



<p><strong>Quali?</strong><br>Cito uno studio norvegese e uno studio italiano molto importante, che ha puntato il dito sulle conseguenze a medio termine, long covid, in età pediatrica. La cosa preoccupante è che almeno in alcuni studi queste conseguenze sono indipendenti dalla gravità della malattia. Tornando ai ragazzi la raccomandazione è di stare attenti perché anche con una malattia presa in forma modesta dal punto di vista clinico c’è il dubbio di lasciti a lungo termine. La società italiana di pediatria ha fatto una raccomandazione di vaccinare i ragazzi sopra i 12 anni. Io condivido l’opinione delle agenzie regolatorie, condivido l’opinione della società italiana di pediatria. I miei nipoti in quella fascia di età, ne ho due su otto, sono stati vaccinati.</p>



<p><strong>E’ favorevole all’obbligo di vaccinazione per alcune categorie?</strong><br>Faccio una premessa: quando c’è stata una discussione, anche molto vivace, sulla reintroduzione dell’obbligo vaccinale nel nostro Paese, qualche anno fa, io ero favorevole all’obbligo. Penso anche che se un’istituzione realizza un’opera di informazione e condivisione delle conoscenze fatta bene si possono convincere le persone. Nella nostra comunità praticamente tutti gli operatori sanitari si sono vaccinati. La prima cosa da fare è: a ogni fiala di vaccino somministrare anche una fiala di informazione e formazione sul vaccino.</p>



<p><strong>Quindi è d’accordo?</strong><br>Non ho dubbi e condivido assolutamente l’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari. Credo che la stessa cosa dovrebbe essere considerata seriamente per gli insegnanti, nella misura in cui la scuola è una priorità per il Paese. Vogliamo avere le scuole aperte in sicurezza, per gli insegnanti stessi e per i ragazzi.</p>



<p><strong>Per altre categorie?</strong><br>Per altre categorie io non credo che ci siano molti motivi per pensare che non sia il tempo di discutere di un obbligo vaccinale generalizzato. Non sappiamo quanto dura la memoria immunologica, non abbiamo ancora certezze su quanto dovremo ripetere le vaccinazioni. Ritengo che ci siano molti motivi per pensare a questa soluzione.</p>



<p><strong>Soprattutto su AstraZeneca alcune disposizioni discordanti hanno indotto i cittadini a perdere fiducia nelle istituzioni. Che è successo?</strong><br>Io penso che i nostri concittadini abbiano tutto il diritto a essere confusi. Non faccio lezioni a nessuno ma è stata fatta indubbiamente molta confusione. Sapevamo con ragionevole certezza che il vaccino di Oxford funzionava bene al di sopra dei 65 anni, sin dall’inizio. Io cerco di attenermi a tre regole dal punto di vista della comunicazione: il rispetto dei dati, perché bisogna sempre confrontarsi coi dati e spero di averlo fatto anche in questa intervista e il rispetto delle competenze. Se avessimo rispettato i dati non si sarebbe detto che il virus si era ingentilito e che era diventato buono.</p>



<p><strong>La terza regola?</strong><br>La responsabilità sociale: dobbiamo ricordare che quello che diciamo può avere delle conseguenze. Se dico che la malattia naturale è sufficiente a dare una buona protezione posso invogliare le persone a non fare una dose di vaccino mentre i dati dicono e la competenza dell’immunologo dice che il miglior modo di avere una risposta contro le varianti, per chi ha avuto la malattia, è di fare una dose di vaccino.</p>



<p><strong>Ha senso dare il green pass dopo una dose di vaccino?</strong><br>Partiamo dai dati. Sappiamo da molto tempo che anche una sola dose di vaccino dà una protezione parziale anche contro il ceppo originale del virus, quello che adesso chiamiamo Alfa. Lo sappiamo dai dati sul campo. Una dose a 15 giorni dava solo una protezione al 70%. La differenza tra una dose e due dosi diventa ancora più marcata se guardiamo alla resistenza alla variante Delta, che è quella che ci preoccupa. Il decisore politico può trovare una mediazione, ha una responsabilità perché deve mettere insieme i dati di immunologia e di protezione con le esigenze della società civile. L’importante è che chi ha fatto una sola dose, green pass o no, sappia di avere una protezione modesta.</p>



<p><strong>Gli studi, finanziati con fondi senza precedenti, per lo sviluppo dei vaccini anti covid, porterà benefici nella ricerca e nella creazione di altri vaccini, per altre malattie come il cancro?</strong><br>E’ bene ricordare che se contro il covid-19 abbiamo avuto vaccini alla velocità della luce è perché alle spalle c’erano 20 anni di ricerca. Alle spalle del vaccino di BioNTech-Pfizer ci sono tantissimi anni di ricerca per fare un vaccino contro il cancro. Il successo avuto nell’avere un vaccino contro il covid-19 sta alimentando la speranza, il lavoro e gli sforzi di tutti noi per avere vaccini curativi contro il cancro. Non solo, questa tecnologia ci aiuterà ad affrontare le varianti. Abbiamo la grande speranza che ci aiuti a prevenire grandi killer. Ne abbiamo tre: il microbatterio della tubercolosi, la malaria e l’HIV. Il progresso che abbiamo fatto è motivo di speranza per tutti noi.</p>



<p><strong>Lei è molto impegnato nel programma COVAX, per garantire vaccini ai Paesi meno sviluppati o più poveri. Come sta procedendo il progetto?</strong><br>Un continente come l’Africa ha meno dell’1% di persone vaccinate. Non è saggio lasciare i paesi poveri in balia di se stessi. Il cinismo non paga. Faccio un esempio. La variante che chiamavamo brasiliana è nata a Manaus dove circa il 60% della popolazione era venuta a contatto con il virus. Lasciare correre la malattia non è un buon modo per generare immunità, è un buon modo per far saltar fuori varianti.</p>



<p><strong>Quali sono i nostri obblighi?</strong><br>Io penso che abbiamo prima di tutto un dovere di solidarietà e un obbligo morale, perché tutte le sperimentazioni sui vaccini sono state in parte condotte in paesi a basso o medio reddito. Infine abbiamo la nostra sicurezza. Vacciniamo il mondo per essere sicuri noi. Non possiamo lasciare interi continenti a fare da incubatoi per varianti. In questo contesto c’è una iniziativa di salute globale che si chiama Covax, che mira a far avere a questi paesi vaccini sufficienti per la copertura del 20% della popolazione.</p>



<p><strong>Siamo vicini all’obiettivo?</strong><br>In realtà siamo molto lontani da quel 20% ma è ancora più importante trasformare un vaccino in una vaccinazione, fare l’ultimo miglio, arrivare all’ultimo operatore sanitario e metterlo in sicurezza. Questo lo fanno anche delle organizzazioni come Medici con l’Africa, a cui io sono molto legato, che sul terreno portano il vaccino all’ultimo miglio, all’ultimo operatore sanitario. Il mio messaggio è che noi abbiamo bisogno di SOS: solidarietà, obbligo morale a condividere i vaccini e sicurezza per la nostra sicurezza.</p>
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		<title>Linee guida per il rientro a scuola: rispondere per le rime</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/07/10/falciola-rispondere-per-le-rime/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 08:27:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[distanziamento]]></category>
		<category><![CDATA[Docenti]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[Febbre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pochi giorni fa sono finalmente state pubblicate le linee guida ministeriali per il rientro degli studenti a settembre. Per riuscire a lavorare nella scuola, si attinge ad ogni riserva di positività, quindi partirò da due parole che leggo molto volentieri, nelle 54 facciate del pamphlet: presenza e valorizzazione. A quasi 45 anni, cioè a metà strada fra i docenti più giovani, buttati con poca esperienza nell’anno scolastico più difficile dai&#8230;</p>
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<p>Pochi giorni fa sono finalmente state pubblicate le linee guida ministeriali per il rientro degli studenti a settembre. Per riuscire a lavorare nella scuola, si attinge ad ogni riserva di positività, quindi partirò da due parole che leggo molto volentieri, nelle 54 facciate del pamphlet: presenza e valorizzazione.</p>



<p>A quasi 45 anni, cioè a metà strada fra i docenti più giovani, buttati con poca esperienza nell’anno scolastico più difficile dai tempi delle guerre, e quelli vicini alla pensione, alla disperata scoperta della tecnologia, ritengo di aver saputo erogare una discreta dad, ma sono certa che la presenza fisica a scuola, sia una condizione irrinunciabile, perché essa è fatta di persone – non account! &#8211; banchi, palloni e gessetti. Valorizzazione è, o dovrebbe essere, la parola più preziosa per un educatore: perché ogni ragazzo è diverso, con tutte le sue imperfezioni, ma, soprattutto con tutti i suoi talenti da far fiorire. E, questo, in generale, deve allargarsi alle classi, ai plessi, agli istituti, pieni delle persone di cui sopra. Ma queste linee guida contengono anche molti concetti discutibili, che, lungi dal chiarire, mi pare portino altre incertezze.</p>



<p>Ad esempio: avete mail provato ad attuare anche un piccolo intervento a casa vostra, che so, rifare un bagno, con tutta la burocrazia e i costi e i tempi, mai veramente preventivabili? Bene nella pubblicazione, così tanto tardiva, si accenna ai possibili lavori da fare negli edifici scolastici. Certo fra luglio e agosto, nel mondo reale, sarà molto probabile che si appaltino le progettazioni, si ottengano i permessi, si bandino le ditte, si strutturino impalcature o impiantistica per decine di metri di cubatura.. come no. Ma chi vogliamo prendere in giro?</p>



<p>Questa parte delle linee guida è uno specchietto per le allodole, onde poter affermare che si è fatto di tutto per ammodernare e mettere in sicurezza le scuole, ma ciò è poi risultato inattuabile per ragioni indipendente dalla volontà istituzionale. Mettere &#8211; letteralmente – in cantiere queste opere negli scorsi mesi di chiusura delle scuole? Nooooo troppo logico. Farò un esempio che ho trovato esilarante. Prendetevi il tempo di andare a cercare, fra quelle pagine, le voci “persiane” e “infissi”, per rifare tre semplici finestre. Se in una, volete sostituire una parte della persiane, dovrete riferirvi alla “manutenzione interna”, se però, nella finestra a fianco, dovete cambiare tutta la persiana, seguirete l’iter per “manutenzione ordinaria”; nella terza è rotto l’infisso? Quello fa tutt’altra procedura, ossia “manutenzione straordinaria”. Moltiplicate per ogni finestra scolastica italica, che potrebbe dover essere sistemata, e fatevi qualche domanda sulla coerenza del concetto di “semplificazione burocratica”.</p>



<p>Passiamo alla geniale idea di non misurare la temperatura agli studenti, affidandosi al buon senso delle famiglie (spesso impossibilitate a perdere giorni di lavoro e che quindi mollano creature catarrose negli atri, ad ogni campanella). Poche righe dopo, si legge che la scuola deve gestire “le sintomatologie e la febbre” con l’immediato isolamento del malato. Ora dirò un’altra ovvietà: come verifico la febbre senza misurarla? Come diagnostico una “sintomatologia” senza essere medico? Migliaia di euro spesi per consulenti ministeriali e ne escono queste contraddizioni?!</p>



<p>Due cose, solo due, volevamo sapere e questi stuoli di pediatri, pedagoghi e psicologi non ce le hanno dette: 1) come convincere i ragazzini a non toccarsi fra loro (a 6 anni per delle ragioni, a 15.. per altre) 2) come assicurarci di non richiuderci a breve in quarantena, quando ci sarà un banalissimo colpo di tosse in un’aula. Infatti non compare in nessunissimo punto delle 54 pagine, se allora dovremo mettere in quarantena chi, al momento del colpo di tosse, si trova nella classe o nel piano o in tutto l’istituto! In pratica, non c’è alcuna indicazione sul più ovvio dei quesiti: dobbiamo chiudere, se qualcuno sta male? Questo naturalmente i consulenti &#8211; che guadagnano molto più dei docenti, al pari di equipollenti lauree – non lo scrivono. E si sa che alle domande, rispondere è cortesia. In questo caso ci hanno risposto per le rime, intendo le burocratiche rime buccali da distanziare un metro. Certo, se convinci milioni di ragazzini a stare fermi, immobili e seduti.</p>
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		<title>Tornare in teatro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 16:11:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[distanziamento]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[Nèon Teatro]]></category>
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		<category><![CDATA[sipario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si apra il sipario. Il pubblico decide di recarsi a teatro spinto dal desiderio di vedere, gustare, provare nuove emozioni, da conservare anche dopo la chiusura del sipario. Oggi come ieri, vivere comporta affrontare continue sfide, lottare per raggiungere ambiziosi obiettivi o semplicemente per non soccombere alla ordinarietà, uno degli  spazi in cui la mente e il corpo possono stare fermi e ricaricarsi  è il teatro, stare seduto ma dimenticarsi&#8230;</p>
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<p>Si apra il sipario. Il pubblico decide di recarsi a teatro spinto dal desiderio di vedere, gustare, provare nuove emozioni, da conservare anche dopo la chiusura del sipario. Oggi come ieri, vivere comporta affrontare continue sfide, lottare per raggiungere ambiziosi obiettivi o semplicemente per non soccombere alla ordinarietà, uno degli  spazi in cui la mente e il corpo possono stare fermi e ricaricarsi  è il teatro, stare seduto ma dimenticarsi di esserlo, volare con le emozioni.</p>



<p>Ma il “rito” comincia ancora prima, scegliere, andare, sperare di non aver rinunciato inutilmente al comodo divano. Poi arrivati, aspettare nel foyer che lo spettacolo cominci, intanto ritrovare visi conosciuti con cui scambiare quattro chiacchiere, azione tanto naturale da non essere mai stata oggetto di profonde riflessioni. La semplicità dell’incontro messa a soqquadro dall’unico evento che lo poteva minare: il distanziamento, parola che tutti abbiamo dovuto conoscere come lockdown, pareti che ci si stringono attorno fino al punto da isolarci nelle nostre case.</p>



<p>Ed in tutto questo dove si colloca il teatro? Il teatro è accoglienza, porte aperte per chi vuole entrare, condivisione fra gli attori e tra gli attori ed il pubblico, non riesco ad immaginare una platea fatta da pochi spettatori e tante poltrone inanimate, si perde la vera essenza della comunicazione tra corpi, senza barriere e la distanza è una barriera insormontabile, secondo le leggi della prossemica, le distanze che quotidianamente stabiliamo sono un preciso indice del tipo di rapporto che stiamo intrattenendo con l’interlocutore, ci parlano del nostro disagio o del nostro benessere, della disponibilità o della chiusura, della nostra manifestazione di fiducia o di sfiducia, questo è quello che naturalmente facciamo, anche se non sappiamo che si chiama prossemica.</p>



<p>Posso anche immaginare un nuovo modo di fare teatro, posso anche sforzarmi di credere che poco pubblico non significhi fallimento, ma quello che mi riesce più difficile da capire è che tipo di teatro potrei fare io, senza avere alle spalle una intera compagnia teatrale che pensa ed agisce come un unico corpo, dove le abilità e le disabilità, mescolandosi, creano meraviglia.</p>



<p>Ma la verità è una sola, solo quando le mie ruote scivoleranno sul palcoscenico saprò dirvi se il mio cuore gioirà!</p>
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		<title>L&#8217;acquario scolastico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 16:16:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In principio fu la geniale proposta di raddoppiare le ore di docenza – per lo stesso lauto stipendio ovviamente – in modo che le classi fossero sdoppiate fra mattina e pomeriggio. Perché, per distanziare gli studenti, promiscui untori di Covid, a settembre, l’idea brillante era di farlo a costo zero, tanto, com’è noto, gli insegnanti hanno un sacco di tempo libero per fare volontariato. Poi c’è stata l’illuminante pensata di&#8230;</p>
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<p>In principio fu la geniale proposta di raddoppiare le ore di docenza – per lo stesso lauto stipendio ovviamente – in modo che le classi fossero sdoppiate fra mattina e pomeriggio. Perché, per distanziare gli studenti, promiscui untori di Covid, a settembre, l’idea brillante era di farlo a costo zero, tanto, com’è noto, gli insegnanti hanno un sacco di tempo libero per fare volontariato.</p>



<p>Poi c’è stata l’illuminante pensata di ridurre le ore di lezione a 40 minuti, così da far turnare piccoli gruppi di ragazzi nelle aule. A questa saggia invenzione si accompagnava il pedagogo di turno che, con l’aria di chi la sa lunga, aggiungeva che tanto gli alunni hanno al massimo 30 minuti di concentrazione continuativa. Naturalmente il suddetto pedagogo non ha mai lavorato a scuola in vita sua, perché qualunque insegnante, dalla prima elementare alla Maturità, sa che, in un normale modulo di lezione di 55 minuti, si spiega per 15, 20 minuti al massimo, date le incombenze di registro, assenze, circolari, richiami… (e sempre che non si perda tempo con le connessioni ballerine degli appalti al risparmio delle scuole italiane, altrimenti tutte queste azioni vanno raddoppiate: prima si appuntano sulla carta e solo dopo, se e quando tutto funziona, si possono inserire nelle piattaforme digitali).</p>



<p>Recentemente la Ministra ha consigliato di sostituire le mascherine, con le visiere di plastica trasparente, perché ciò, a suo parere, permette finalmente di guardarsi negli occhi. Ora, a parte il fatto che una visiera costa 5 euro e non 60 centesimi, e che bisogna capire se l’efficacia sia la medesima, ma &#8211; mi chiedo &#8211; come indosserà costei la mascherina, se pensa che questa le ostacoli la vista? La cosa interessante è lo scambio concettuale, per cui gli studenti si trasformerebbero in piccoli sub, all’interno degli edifici di lavoro, mentre nelle spiagge, si pensa di erigere divisori da ufficio: il mondo alla rovescia!</p>



<p>A proposito di questo ipotetico uso del plasticoso divisore (che non è il massimo, ma che sarà comune, probabilmente&#8230;) l’ultima trovata è di installarli fra i banchi, con l’ennesima metamorfosi: i miei studenti sub, ora diverrebbero&#8230; pesci nell’acquario. Avete presente quei film americani anni ‘80, con le distese di impiegati separati dalle paretine di plastica? Ecco le aule dovrebbero diventare così: con decine di bambini che sembrano pesci rossi o… ciliegie sotto spirito.<br>(Com’è noto, neppure le minacce di morte riuscirono ad impedire alle quattordicenne Giulietta e al sedicenne Romeo, di toccarsi abbondantemente, e dubito che schermare i ragazzi abbia una qualche reale efficacia.)</p>



<p>In ogni caso, già immagino che si possa obiettare a questo mio articolo, che io smonto tutte queste belle soluzioni, ma non propongo nulla. Ebbene, io voglio rendermi utile: siccome insegno arte, immagino che dovrò progettare delle unità d’apprendimento, in cui spiego le tecniche di incisione e bassorilievo. Perché è ovvio che, già dopo pochi minuti che i ragazzi saranno circondati dal plexiglass, inizieranno a… decorarlo artisticamente con illustrazioni… ehm anatomiche, e sculture di chewingum appiccicato.<br>E, per una volta, non mi passerà per la mente di sanzionarli.</p>
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		<title>E-same&#8230; E-different</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 13:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[DAD]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando leggo “Esami 2020, la versione DEFINITIVA”, la mia mente va sempre all’ultimo arrangiamento della canzone del decennio, o al reboot d’autore del filmone. E invece&#8230;Negli ultimi mesi, per i ragazzi di terza media, che sono circa 100.000 in più dei maturandi, ma siccome non votano, non contano niente per l’opinione pubblica, si sono alternate molte ipotesi sulla gestione 2020 covid-free dell’uscita dalla scuola secondaria primo grado.Nell’ordine, se ricordo tutto:l’esame&#8230;</p>
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<p>Quando leggo “Esami 2020, la versione DEFINITIVA”, la mia mente va sempre all’ultimo arrangiamento della canzone del decennio, o al reboot d’autore del filmone. E invece&#8230;<br>Negli ultimi mesi, per i ragazzi di terza media, che sono circa 100.000 in più dei maturandi, ma siccome non votano, non contano niente per l’opinione pubblica, si sono alternate molte ipotesi sulla gestione 2020 covid-free dell’uscita dalla scuola secondaria primo grado.<br>Nell’ordine, se ricordo tutto:<br>l’esame si fa, magari distanziando i banchi;<br>l’esame non si fa;<br>l’esame si fa, ma si riduce a poche prove;<br>l’esame non si fa, ma si espone un’esperienza significativa, entro l’8 giugno;<br>l’esame si fa, ma consiste in un lavoro multidisciplinare assegnato dai docenti in tempi da definirsi;<br>l’esame si fa, ma tramite un lavoro proposto dall’alunno e approvato dai docenti, da esporre in 15 minuti&#8230;<br>Fino a sabato 16 maggio, quando si evince che l’esame sarà la discussione on line di un elaborato concordato, da realizzarsi entro il 30 giugno, per l’ovvia ragione che in una normale scuola pubblica cittadina, come ad esempio la mia, stiamo parlando di 270 studenti da interrogare e, in meno di 20 giorni, è infattibile!</p>



<p>Nell’attesa di capire come ratificare e valorizzare (che comprende il concetto di valutare, ma lo supera largamente, per rispetto e affetto verso i ragazzi), noi docenti abbiamo tirato fuori le nostre note capacità di adattamento e sopravvivenza, cercando di dare qualche indicazione agli alunni, più per<br>rassicurare – noi e loro – che per esprimere certezze. Poi, una volta imbastito il progetto e creati i punti d’appoggio, abbiamo issato le impalcature, cercando di mostrarci coesi e con contenuti univoci, davanti agli studenti.</p>



<p>Molti di loro ci hanno posto innumerevoli volte le stesse domande, oscillando da una parte fra la comprensibilissima ansia e dall’altra l’irritante ritrito giochino di far domande per far perdere tempo durante le (video)lezioni. Cosa per altro ovviata da alcuni ragazzi, perché quando li chiami per interrogarli, non hanno più bisogno di nascondersi sotto il banco, ma semplicemente si<br>disconnettono, simulando un provvidenziale calo di rete.</p>



<p>Comunque gestiremo anche questa conclusione d’anno, in cui la situazione emergenziale è ovviamente chiarissima a tutti, ma quel che è meno evidente, è comprendere perché, quando già ad inizio aprile si evinceva che l’esame non sarebbe stato in presenza &#8211; e quindi la faccenda sicurezza da covid sarebbe<br>stata risolta &#8211; abbiamo dovuto attendere un altro mese per avere le ordinanze (fra l’altro in evoluzione) della gestione.<br>Ogni anno, anche senza covid, emergono carenze organizzative, per cui, genitori e docenti, che educano i ragazzi a gestire seriamente la vita e, in particolare, queste tappe così significative, vorrebbero coerentemente riferirsi e addurre ad esempio una seria e univoca gestione e comunicazione dai vertici istituzionali. E invece.</p>
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		<title>Noi che aspettiamo il lieto fine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 09:26:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Fase2]]></category>
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		<category><![CDATA[Tè]]></category>
		<category><![CDATA[Tè verde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>#ioricomincio accoglie questo che è letteralmente un giorno nuovo con una sensazione di euforia che aveva dimenticato. Dunque Fase 2. Il decreto è stato varato. Conte ce lo ha illustrato. I TG lo hanno ripreso. I giornali vi dedicano pagine doppie. #ioriparto ha ascoltato, guardato, letto, studiato. Ha indossato un vestito leggero (non si è fatta trovare impreparata questa volta e ha fatto un seppur sommario cambio di stagione), ha&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>#ioricomincio accoglie questo che è letteralmente un giorno nuovo con una sensazione di euforia che aveva dimenticato. Dunque Fase 2. Il decreto è stato varato. Conte ce lo ha illustrato. I TG lo hanno ripreso. I giornali vi dedicano pagine doppie. </p>



<p>#ioriparto ha ascoltato, guardato, letto, studiato. Ha indossato un vestito leggero (non si è fatta trovare impreparata questa volta e ha fatto un seppur sommario cambio di stagione), ha ritrovato facilmente le chiavi di casa visto che le aveva già usate, ha la mascherina per ora sul collo come &#8220;l&#8217;imbecille doppio&#8221;, i guanti? No, i guanti (dopo una veloce ripassata) in borsa. All&#8217;occorrenza. </p>



<p>#ioesco ha aperto la porta. Aria, rumori, città. Sì, ora può fare veramente ciò che crede. Naturalmente in sicurezza. Meglio dare una ripassatina, comunque, come si fa prima di un esame. </p>



<p>#iostoperuscire torna indietro di qualche passo, ma lascia aperta la porta. Si tratterà di pochi minuti. Prende il giornale, pagina doppia. &#8220;Ripartenza: ecco le regole e le distanze&#8221;. Gli argomenti sono tutti evidenziati dal colore. Facile individuare ciò che interessa. Si può saltare la premessa. Si può? Gli occhi, aiutati dalle lenti da vicino sono abituati a vedere ingrandito e non sfugge pertanto la scritta &#8220;Anziani e persone fragili&#8221;. Sollievo. Non ci sono divieti per nessuna categoria (eccezion fatta che le persone anziane o con patologia dovrebbero uscire solo in casi di stretta necessità). #iostobene non si formalizza. E&#8217; allenata, per via di una nutrita schiera di figli nipoti e ulteriori congiunti, a fare un uso equilibrato delle raccomandazioni e pertanto procede.<br>Ha in programma di prendere per prima cosa un vero caffè al bar: a distanza almeno di un metro da chiunque, probabilmente nel bicchierino di carta, con la mascherina se si entra, da bere fuori e non in prossimità del bar. E per pagare? Mettere i guanti per prendere i soldi, togiere i guanti dopo il resto. E intanto il bicchierino dove lo mette? E i guanti? E la mascherina la può togliere quando beve? #iotuttosommato se lo va a fare in cucina un caffè, che fa prima ed è pure bello caldo.</p>



<p>Riprendiamo dal punto 2 del programma, taglio e piega. Non vorrà andare in giro con lunghe chiome al vento alla sua età né con l&#8217;umiliante ricrescita. Giusto per essere precisa riguarda la voce Parrucchieri. E&#8217; sicura #iomifacciobella di non avere qualche decimo di temperatura dovuto magari all&#8217;emozione dell&#8217;uscita? Il termoscanner all&#8217;ingresso del salone non la farà tornare indietro? E poi è certa che Gianni le farà shampoo, taglio, tinta, piega? &#8220;La permanenza nel locale è consentita limitatamente alle esigenze&#8221;. Le sue non saranno eccessive? &#8220;L&#8217;operatore indosserà mascherina e visiera protettiva&#8221;. Gianni le fa un po&#8217; di paura già di suo con quei 52 denti e quel ciuffo silurante. Potrà reggerne la visione con gli ulteriori aggravi? E poi siamo certi che ha sterilizzato tutto e tutti? Abbiamo assistito precedentemente a manovre di pulizia sospette… #iotuttosommato propende per uno shampoo stasera, e poi su Amazon pubblicizzano quello spray miracoloso per la ricrescita.</p>



<p>Vale la pena di andare direttamente al punto 3. Shopping.<br>Chissà se da &#8220;Eleganza e charme&#8221; c&#8217;è ancora quel vestitino che aveva adocchiato. E sì che ci <em>Sarà</em>, chi finora è stato in grado di comprarlo? Lo potrà provare in quanto indosserà mascherina, guanti, previo gel igienizzante all&#8217;ingresso. Forse <em>Sarà </em>un po&#8217; sconcertante l&#8217;immagine di sé che verrà fuori, davanti allo specchio, ma tant&#8217;è, la commessa <em>Sarà </em>almeno a 2 metri di distanza e non vedrà granché. Sempre sperando che il vestito non sia stato già provato… niente paura, nel caso <em>Sarà </em>stato sanificato. <em>Sarà</em>. Dopo tutti questi <em>Sarà </em>mi sa che #iotuttosommato ci rinuncia a quel vestito, tanto andiamo incontro all&#8217;estate. </p>



<p>#iononmiarrendo ha comunque un piano B che addirittura è più esaltante del piano A. Finalmente potrà rivedere la sua amica Silvia. A patto che non si lascino trasportare dall&#8217;affetto e, diononvoglia, cedano ad abbracci e baci, sempre che, se in casa, stiano almeno a due metri di distanza e comunque meglio se con mascherina e guanti, sempre che se vogliono prendere un bel tè tonificante, magari all&#8217;aperto, non fingano di dichiararsi conviventi, ma si adattino a un tavolo con il divisorio, sempre che Silvia che è la classica sbadata amicona di tutti, non sia stata superficiale nei comportamenti e pertanto sia passata nella categoria degli untori. Amica/nemica insomma. #iotuttosommato può sempre fare una videochiamata mentre aspetta di sentire come va questa fase 2.</p>



<p> Com&#8217;è che la porta di casa è aperta? Meglio chiuderla. #ioperoggirestoacasa può sempre contare su un bel libro. Domani si vedrà.</p>



<p>Consiglio di lettura: se avete seguito seriamente il lockdown, se rischiate di pensare che non era poi tanto male, se la fase 2 vi sembra un percorso ad ostacoli, se fate un passo avanti e uno indietro, se vi siete un po&#8217; persi d&#8217;animo, leggete quello che volete ma NON leggete Bartleby lo scrivano, di Melville. Non vi fate allettare dal suo <em>I would prefer not to</em>. Non lo raggiungete nel suo rifiuto di fare alcunché oltre il lavoro di copista. Non vi alienate dalla società rinchiudendovi, lui nel suo ufficio, voi nella vostra casa. Non vi trincerate dietro &#8220;Preferirei non fare cambiamenti&#8221;. Anche se non avete letto questo imprevedibile breve libro di Melville, non vi sarà difficile immaginare come andrà a finire. Non fa per noi che in tutto questo tempo non facciamo altro che aspettare il lieto fine.</p>



<p>Patologia: tendenza sindrome della capanna<br>Terapia: tè Tonificant breakfast &#8211; Tè verde corroborante, da bere all&#8217;aperto e in compagnia possibilmente non di congiunti<br>Controindicazione di lettura: Bartleby lo scrivano, di Herman Melville. Rimandare la lettura a epidemia finita.</p>
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		<title>Dodici squilli di tromba</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eletta Massimino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 17:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#facciocosevedogente]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[Quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dodici foto come dodici squilli di tromba in una piazza deserta, per contrassegnare un tempo di attesa della Festa, e, nell’attesa, non smettere di guardare “le cose” che sono Vita.Andare oltre. Oltre il senso di ogni possibile sgomento.Ri-animare noi e il nostro quotidiano vivendo il tempo dell’ incontro con gli accadimenti in cui ci imbattiamo, non in estraneità ma in un continuum in cui giocare la possibilità di dilatare l’asfittico&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/05/17/massimino-dodici-squilli-di-tromba/">Dodici squilli di tromba</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Dodici foto come dodici squilli di tromba in una piazza deserta, per contrassegnare un tempo di attesa della Festa, e, nell’attesa, non smettere di guardare “le cose” che sono Vita.<br>Andare oltre. Oltre il senso di ogni possibile sgomento.<br>Ri-animare noi e il nostro quotidiano vivendo il tempo dell’ incontro con gli accadimenti in cui ci imbattiamo, non in estraneità ma in un continuum in cui giocare la possibilità di dilatare l’asfittico spazio in cui spesso li richiudiamo. Così, vedere nelle “cose” del mondo che si presentano ogni giorno ai nostri occhi, il riflesso delle infinite possibilità che la realtà offre e così scegliere come abitarla.<br>Queste sono Immagini e Parole personali che altre Immagini e Parole cercano, di altre persone.<br>Quando fotografiamo un accadimento, lo isoliamo dal continuum della nostra esperienza e lo congeliamo in una immagine. Ciò che abbiamo bloccato ed estirpato però, messo in mostra allo sguardo di altri occhi, diviene una entità autonoma che trova nuovo terreno in cui poter mettere radici. Lì potrà muoversi e smuovere le visioni, le esperienze, i pensieri di chi guarda, provocandone di nuovi. Blocchiamo ma per rilanciare subito verso noi stessi e verso altri sguardi, il potenziale che avevamo deciso di trattenere con quel clik. Lo offriamo ad una possibile liberazione, ad un nuovo movimento attraverso il rilancio nel gioco delle relazioni.</p>



<p><em>Copyright Eletta Massimino</em></p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/dodici-squilli-di-tromba-01-1.jpg" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="dodici-squilli-di-tromba-01-1" data-rl_caption="" title="dodici-squilli-di-tromba-01-1"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="820" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/dodici-squilli-di-tromba-01-1.jpg" alt="" data-id="1119" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/dodici-squilli-di-tromba-01-1.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=1119" class="wp-image-1119" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/dodici-squilli-di-tromba-01-1.jpg 1024w, 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data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="dodici-squilli-di-tromba-08-1" data-rl_caption="" title="dodici-squilli-di-tromba-08-1"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="820" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/dodici-squilli-di-tromba-08-1.jpg" alt="" data-id="1126" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/dodici-squilli-di-tromba-08-1.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=1126" class="wp-image-1126" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/dodici-squilli-di-tromba-08-1.jpg 1024w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/dodici-squilli-di-tromba-08-1-300x240.jpg 300w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/dodici-squilli-di-tromba-08-1-768x615.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  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		<title>Asini trotterellanti</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/04/20/asini-trotterellanti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 13:30:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Franco Barbanera, professore di informatica presso l&#8217;Università degli studi di Catania C&#8217;è una massima &#8211; tra le tante inserite come pietre miliari nel percorso delle nostre vite &#8211; che in più di un&#8217;occasione ha rappresentato efficacemente una situazione che vivevo: &#8220;In mancanza di cavalli, gli asini trottano&#8221;. Grande massima. Citata non a caso da un grande personaggio: Zio Paperone (non ricordo in quale avventura). Gli asini, o meglio, l&#8217;asino&#8230;</p>
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<p>di Franco Barbanera, professore di informatica presso l&#8217;Università degli studi di Catania</p>



<p>C&#8217;è una massima &#8211; tra le tante inserite come pietre miliari nel percorso delle nostre vite &#8211; che in più di un&#8217;occasione ha rappresentato efficacemente una situazione che vivevo: &#8220;In mancanza di cavalli, gli asini trottano&#8221;. Grande massima. Citata non a caso da un grande personaggio: Zio Paperone (non ricordo in quale avventura). </p>



<p>Gli asini, o meglio, l&#8217;asino trotterellante in questo periodo è la cosiddetta &#8220;didattica a distanza&#8221; (conosciuta anche come &#8220;didattica on-line&#8221;). Non credo ovviamente che si possa trovare niente di meglio, in questi giorni di quarantene forzate, per supplire all&#8217;assenza di didattica frontale, &#8220;di vicinanza&#8221;. Quello che trovo lievemente sconcertante è però la sottile vena di entusiasmo presente in certi discorsi, spesso anche da parte di miei colleghi. Discorsi dai quali quasi traspare la convinzione che per trasformare l&#8217;attuale quadrupede trotterellante in un vero cavallo (se non addirittura nella sua versione purosangue) quello che manca sia esclusivamente una pista piu&#8217; larga (fuor di metafora, una banda piu&#8217; larga, a 5G o nG che sia). Come se, in assenza di fastidiose interruzioni di linea o in presenza di immagini video più nitide e segnali audio meno disturbati, gli studenti e gli insegnanti potessero tranquillamente fare a meno di traslare i propri corpi fisici in uno stesso spazio, anche quando risultassero assenti virus vaganti, più o meno coronati. </p>



<p>L&#8217;insegnamento è comunicazione e, volenti o nolenti, una componente di &#8220;contatto&#8221; fisico è fondamentale. Senza questa componente sparisce &#8211; o si attenua di molto &#8211; l&#8217;aspetto empatico della comunicazione che, per quanto possa sembrare strano, è importante anche (e forse soprattutto) per materie di tipo scientifico. Una metafora musicale forse può aiutarmi ad esprimere siteticamente ciò che intendo. Un amante della lirica non si sognerebbe mai (salvo, appunto, cause di forza maggiore) di sostituire una serata all&#8217;opera con un video su uno schermo più o meno HD. Un fan di un gruppo musicale dubito baraterebbe un biglietto di un concerto con un abbonamento a Spotify. La presenza fisica, non solo dei musicisti, ma anche di chi ci sta accanto, scatena legami emozionali &#8220;primordiali&#8221; che permettono il fluire di messaggi difficilmente veicolabili in altro modo.</p>



<p>Andare fisicamente a scuola non è necessario perchè i genitori non saprebbero dove lasciare i bambini quando vanno al lavoro. E&#8217; necessario affinchè la comunicazione del sapere non perda la sua componente empatico-emotiva, che non può prescindere dalla fisicità. La comunicazione digitale ha grandi potenzialità di supporto alla comunicazione &#8220;classica&#8221;, ma se pensiamo di farla diventare un cavallo… rischiamo di perdere molte corse.</p>
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		<title>Una paradossale vicinanza. Lettera dalla scuola in quarantena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 06:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Buona scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Lavagne]]></category>
		<category><![CDATA[Quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Smart working]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dove non era riuscita ad arrivare “la centosette” (meglio nota come la legge, cosiddetta, della “buona scuola”), è arrivato il coronavirus. D’altronde – con buona pace di chi quella legge volle e difese – forse solo la necessità di garantire il diritto allo studio nel corso di una pandemia di queste dimensioni poteva riuscire a smuovere il corpaccione della scuola nel suo insieme, costringendolo (con le cattive) a intraprendere davvero&#8230;</p>
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<p>Dove non era riuscita ad arrivare “la centosette” (meglio nota come la legge, cosiddetta, della “buona scuola”), è arrivato il coronavirus. </p>



<p>D’altronde – con buona pace di chi quella legge volle e difese – forse solo la necessità di garantire il diritto allo studio nel corso di una pandemia di queste dimensioni poteva riuscire a smuovere il corpaccione della scuola nel suo insieme, costringendolo (con le cattive) a intraprendere davvero la sua odissea nello spazio virtuale. </p>



<p>Si tratta però di una “migrazione” che presenta un aspetto singolare: finisce in un luogo le cui coordinate configurano una sorta di paradosso spaziale. Infatti, come nel capolavoro di Kubrick il punto di arrivo del viaggio interstellare non è altro che l’intimità di una stanza, in cui l’estremo della morte tocca quello della vita, così mi pare che anche l’odissea 2.0 dell’istruzione pubblica, in questo frangente tragico, non abbia fatto altro che portare le cattedre nelle case, sia degli studenti sia dei loro insegnanti, a più stretto contatto con le vite degli uni e degli altri, riducendo paradossalmente la distanza spirituale, pur nell’aumento di quella fisica (in ciò di sicuro aiutata anche dalla condivisione di un comune destino di incertezza e sgomento). </p>



<p>Insomma, ogni mattina ho l’impressione che il laptop che mi connette con i miei ragazzi assomigli a un “wormhole” che collega in un soffio spazi anni luce distanti. Quelli della mia e della loro intimità: Platone, Spinoza, Nietzsche fanno un balzo dalla mia stanza alla loro. Sullo sfondo, dalla mia parte, alternativamente il muro di libri che mi hanno consentito di diventare me o i disegni di Giovanni e Giulio (o direttamente Giovanni e Giulio, con la loro infantile consapevolezza); dalla loro le camerette, i salotti, i tinelli, la loro vita, l’aria che respirano, le mamme o i papà in smart working che passano, con la circospezione di tecnici di uno studio televisivo costretti ad attraversare l’inquadratura. È la scuola che va dalla famiglia, direttamente: la loro, la mia. Un’istituzione che tende la mano a un’altra, nel momento in cui le mani è meglio non si tocchino. </p>



<p>Una distanza, infine, che esplode di vicinanza: ragazzi e genitori che ringraziano professori; professori che si ammazzano di fatica per continuare a fare il loro lavoro aggiornando in tempo reale le metodologie didattiche e valutative, mentre imparano a conoscere e gestire strumenti spesso estranei a una classe docente non più giovanissima e legata (diciamolo: anche da un legame di autentico amore) alla carta, al gesso e all’ardesia (anche adesso che nelle aule di sempre più istituti le lavagne multimediali stanno spalancando nuove possibilità di insegnamento e apprendimento, anche “in presenza”). </p>



<p>Ci voleva una pandemia, ci voleva il dolore, ci voleva questa “migrazione”, per fare migrare anche noi insegnanti dalla realtà dello spazio reale alla realtà dello spazio virtuale, dove i nostri ragazzi già erano di casa. Ma adesso è lì che hanno bisogno di noi.</p>
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