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	<title>#ilsorpasso Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>#ilsorpasso Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Omaggio a Monica Vitti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Lupo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 15:18:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
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		<title>Sul Martin Eden cinematografico di Pietro Marcello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jan 2022 23:01:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[99 Posse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di recente ho visto il Martin Eden filmico di Pietro Marcello (Italia-Francia 2019, 129&#8242;). Mi ha colpito a tal punto da voler scollinare e scrivere di cinema e letteratura, io che posso dirmi al più un dilettante. Da questa piccola eresia il lettore trarrà le conclusioni che vuole, considerando il mio contributo un indebito arbitrio, oppure cogliendo in esso la grazia ingenua dell&#8217;occhio primitivo che legge e osserva. Per commentare&#8230;</p>
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]]></description>
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<p>Di recente ho visto il <em>Martin Eden </em>filmico di Pietro Marcello (Italia-Francia 2019, 129&#8242;). Mi ha colpito a tal punto da voler scollinare e scrivere di cinema e letteratura, io che posso dirmi al più un dilettante. Da questa piccola eresia il lettore trarrà le conclusioni che vuole, considerando il mio contributo un indebito arbitrio, oppure cogliendo in esso la grazia ingenua dell&#8217;occhio primitivo che legge e osserva.</p>



<p>Per commentare un film di tale levatura, tratto da un romanzo di immensa fortuna storico-critica, bisognava tornare all&#8217;edizione originale (Jack London 1908-1909) e alla violenta bellezza di ogni sua pagina. Solo così sarebbe stato possibile comprendere il traslato scelto dal regista: violenza su violenza, bellezza sulla bellezza e la strada, a Napoli negli anni settanta come nella S. Francisco d&#8217;inizio secolo.</p>



<p>Dal punto di vista narrativo pellicola e libro corrono lungamente su binari paralleli, ma splendida è la scelta di fare transitare l&#8217;acculturazione di Martin per la lingua partenopea, l&#8217;unica che poteva reggere il confronto con l&#8217;originario slang portuale che il protagonista parla sin dalla nascita e che rappresenta il primo suo limite esistenziale.</p>



<p>Gli sceneggiatori Maurizio Braucci (<em>Gomorra</em> di Garrone, 2008, per intenderci) e lo stesso Marcello calano l&#8217;asso linguistico su una intavolatura filmica che dialoga con Mario Martone di <em>Morte di un matematico napoletano </em>(1992) e, più alla lontana, con il recente <em>È stata la mano di Dio</em> di Sorrentino (2021). </p>



<p>Sarà perché il ruolo di Russ Brissenden viene assunto da Carlo Cecchi, che allora incarnava Renato Caccioppoli, trasferendo al personaggio edeniano tutta la sua carica poetica di flaneur baudeleriano per le vie, i vicoli e i salotti partenopei, e un medesimo lucido disprezzo per il post modernismo. Sarà perché il processo di agnizione nel protagonista passa anche qui per il lento scivolare verso un nichilismo asfittico, come unica soluzione al percorso di conoscenza attraverso la vita e lo studio che gli è dato sperimentare, quel sapere di non poter più sapere che chiude libro e film con laconico stoicismo.</p>



<p>Gli autori però vi aggiungono un ingrediente che nell&#8217;originale letterario non c&#8217;era e che deve essere considerato, ancora una volta, squisitamente partenopeo. Martin Eden assorbe la teoria evoluzionistica di Herbert Spencer attraverso la lettura, è vero, ma di più e maggiormente per il tramite della città. Chi è stato a Napoli nel periodo duro delle lotte universitarie e sindacali degli anni settanta e ottanta può capire meglio il clima irredimibile che vi si respirava.</p>



<p>Quando ci sono arrivato io nel 1984, il centro storico, appena devastato dal terremoto irpino e dal bradisismo di Pozzuoli, era in mano ai camorristi e agli universitari. Quando si usciva la sera si andava quasi esclusivamente al Diamond dogs o al Riot o al Tienamment, dove urlava il sound arrabbiato dei primi gruppi punk e underground. Dentro quei locali lisergici stavamo tutti: operai, studenti, musicisti, attori, poeti, spacciatori, tossici, <em>uappi</em>; schiere di giovani che dividevano i loro giorni tra estenuanti discussioni politiche, torbide trame e amori tossici, sotto una coltre poetica altrimenti impossibile da spiegare.</p>



<p>Eppure, dal vasto catalogo musicale di quegli anni, Marcello seleziona un melodico profondamente anomalo e dissacratore come Daniele Pace degli Squallor, gruppo cult della canzone goliardica partenopea. A lui e a Teresa De Sio spettano i camei, mentre il tessimento sonoro del film è affidato agli ex 99 Posse Marco Messina e Sasha Ricci.</p>



<p>L&#8217;individualismo di Martin Eden che si scontra con i movimenti proletari e sindacali nel libro, non contemplava però, non poteva storicamente contemplare, l&#8217;altra faccia della contemporaneità partenopea. Una faccia che avevamo letto e visto nella Napoli &#8216;aperta&#8217; de <em>La pelle </em>in Malaparte-Cavani e che ritorna nell&#8217;ultima scena prima della morte del protagonista: il fascismo violento e occulto che nel capoluogo campano tesseva le fila del fallimento d&#8217;ogni concreto avanzare della società civile. </p>



<p>Qualcosa che Elena Ferrante ben ci spiega ne <em>L&#8217;amica geniale </em>(2011-2014), romanzo e sceneggiato televisivo (Saverio Costanzo-Alice Rohrwacher, dal 2018) che a mio avviso ben rappresenta il trait d&#8217;union generazionale degli autori e delle opere qui impropriamente descritti.</p>
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		<title>Corpi insoliti in libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 May 2021 04:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andando in giro per la città non sai mai chi potrai incontrare! Percorrendo strade, qua e là ,un giorno ti potrà capitare di imbatterti in una strampalata compagnia, che si espande nello spazio, con tanto di fotografa pronta ad immortalare gesti ed espressioni. Chi corre, chi salta, chi grida, chi dà libertà al proprio corpo, ognuno per urlare il proprio esserci. In fondo cosa caratterizza una città? I diversi spazi,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Andando in giro per la città non sai mai chi potrai incontrare! Percorrendo strade, qua e là ,un giorno ti potrà capitare di imbatterti in una strampalata compagnia, che si espande nello spazio, con tanto di fotografa pronta ad immortalare gesti ed espressioni. Chi corre, chi salta, chi grida, chi dà libertà al proprio corpo, ognuno per urlare il proprio esserci.</p>



<p>In fondo cosa caratterizza una città? I diversi spazi, o le persone che questi spazi rendono vivi? Strade e piazze vuote? O corpi che in esse si muovono ? Andando in giro per la città potrebbe essere il tuo giorno fortunato, quello in cui vedrai persone che hanno liberamente scelto di assorbire dalla città l’energia vitale necessaria al corpo per liberare la mente.</p>



<p>Io, che notoriamente sono fortunato, li ho visti! In quel bel palcoscenico architettonico che è “u passiaturi”, la zona pedonale della Stazione Centrale che ogni buon catanese conosce. Li ha visti anche un venditore ambulante, con tanto di Ape, che incuriosito ha chiesto: “Sono degli artisti?”.</p>



<p>Per chi vuol saperne di più, dalla pagina facebook dell’associazione culturale Nèon, può scoprire che l’ attività da “girovaghi”, senza fissa dimora, di “Corpi insoliti” è stata realizzata, finora, anche al Parco Gioeni e alla Villa Bellini.</p>



<p>Luoghi perfetti per immergersi corpo e mente nella natura, diventare, essi stessi, alberi, rami che affondano le unghie oltre il display del pc, croce e delizia di ogni “relazione possibile”.</p>



<p>Come germogli che spuntano dall’asfalto e puntano forti verso l’alto. Benedetta, Francesca S., Kevin, Beatrice, Matteo P., Simona, Angela L.R., Carmelo, Emanuela, Luca, Stefania, Giuseppe, Angela L, Manuela, Egle, Giulia, Patrizia, Davide, Giovanna, Matteo V.,Francesca I., Teresa, riempiono il futuro.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-01.jpg" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-01" data-rl_caption="" title="Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-01"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-01.jpg" alt="" data-id="3000" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-01.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3000" class="wp-image-3000" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-01.jpg 1024w, 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title="Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-06"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-06.jpg" alt="" data-id="3005" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-06.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3005" class="wp-image-3005" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-06.jpg 1024w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-06-300x200.jpg 300w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/Corpi-Insoliti-Eletta-Massimino-06-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></li></ul></figure>



<p><em>Testo di Danilo Ferrari &#8211; Fotografie di Eletta Massimino</em></p>
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		<title>Catania: Baldini riaccende l&#8217;entusiasmo di tifosi e giocatori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 10:49:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[Allenatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cari amici, avevo un debito con voi. Mi ero riservato di posticipare il giudizio su Baldini allenatore, perché l’uomo aveva già ottenuto la mia stima. A questo punto sembra ovvio che abbia le carte in regola anche come allenatore. Il mio apprezzamento nasce non tanto dal numero di punti realizzati dal Catania nelle ultime quattro partite (che comunque mi hanno fatto gustare lo spettacolo!), quanto dall’aver visto in campo una&#8230;</p>
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]]></description>
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<p>Cari amici, avevo un debito con voi. Mi ero riservato di posticipare il giudizio su Baldini allenatore, perché l’uomo aveva già ottenuto la mia stima. A questo punto sembra ovvio che abbia le carte in regola anche come allenatore.</p>



<p>Il mio apprezzamento nasce non tanto dal numero di punti realizzati dal Catania nelle ultime quattro partite (che comunque mi hanno fatto gustare lo spettacolo!), quanto dall’aver visto in campo una squadra degna della maglia Rossazzurra.</p>



<p>Per me, questa maglia deve essere motivo di orgoglio per chi la indossa, non da gettare a terra in un angolo dello spogliatoio, ma da tenere in grande considerazione, per quello che rappresenta per i tanti tifosi che seguono con passione la squadra.</p>



<p>Non so quale fosse il motivo per cui, con il precedente mister, i ragazzi erano spenti, vinti, senza capacità di reagire. Ma in fin dei conti a cosa serve cercarne le cause? Fondamentale era trovare un altro punto di vista e quello di Baldini mi sembra che si adatti perfettamente a questi giocatori. Ha saputo riaccendere in loro, il desiderio di lottare insieme e in noi tifosi l’entusiasmo per il gioco!</p>
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		<title>La cacciatrice di pregiudizi. Studiare non rende più intelligenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 10:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[Critica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale&#8230;</p>
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<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale dei fatti, costringendo persino il nostro sguardo a censurare le prove che smontano questo tipo di mis-conoscenza.</p>



<p>Pregiudizio odierno: studiare non rende più intelligenti.</p>



<p>L’assunto che se incontri un laureato imbecille, allora significa che laurearsi non serva ad avere più strumenti al servizio della tua intelligenza, dimostra che non… sei intelligente.</p>



<p>Chiuderei qui l’articolo, di cui proprio non avrei pensato ci fosse la necessità, eppure. Eppure siamo passati dal lodevole apprezzamento di ogni autodidatta, che si è formato seriamente, anche non potendo accedere all’istruzione istituzionale, all’eccesso opposto, per cui, chi studia anni nei luoghi consoni, si colma di ben poco utile aria fritta.</p>



<p>Ovviamente decine di studi confermano che la formazione aumenta la nostra capacità di utilizzare le rotelle che ci girano nella testa, così come è impossibile compiere bene qualsiasi cosa, di cui non si conoscono regole, storia, errori, eccetera (dalla cucina al calcio, eh, non parlo solo certo di astrofisica) e allora perché, sempre più persone aderiscono all’elogio dell’ignoranza? Perché l’ultimo della classe è visto con simpatia, mentre il primo è dispregiativamente denominato secchione? Forse per la stessa ragione per cui la volpe finì col disprezzare l’uva.</p>



<p>Quando qualche ex discolo si vanta di aver smentito un suo ex docente che prevedeva per lui gravi disfatte e anzi di aver raggiunto grandi risultati con l’impegno e la dedizione, è proprio sicuro di… averlo smentito?</p>



<p>L’intelligenza è tante cose, di cui due mi interessano particolarmente: una è il problem solving, che in pratica ha permesso l’evoluzione umana e non ci ha fatto fare la fine della capra pyrenaica – la cui ultima esemplare si schiantò sotto un albero &#8211; per cui tramandarsi informazioni e utilizzare il sistema scientifico, ha segnato la strada che ci ha permesso di avanzare fin qui dalle palafitte e dalle clave.</p>



<p>L’altra, molto più stimolante, e forse meno irritantemente ovvia, è l’intelligenza creativa, l’esplosione comunicativa di Monet o di Bach o di Spielberg. Chi può pensare che, senza conoscere il loro strumento, senza aver studiato (e goduto) di migliaia di opere del loro ambito, senza volersi aggiornare continuamente, le loro menti avrebbero prodotto tutto quanto? Possono i delfini o le formiche, che hanno capacità adattive e comunicative notevoli, creare? No, perché non bastano gli strumenti ma ne va STUDIATO l’uso, il valore, la storia, ne va SPERIMENTATA la potenzialità…</p>



<p>Tornerò anche sugli esempi basici di prima: un cuoco inventa nuove ricette, se prima ha praticato per anni quelle tradizionali e un calciatore diventa stratega se osserva per ore le vecchie partite e si forma sulle regole e sulle novità fisioterapiche, alimentari, attrezzistiche, psicodinamiche, eccetera.</p>



<p>Infine, io mi ritengo più intelligente dopo un master e una specializzazione? Sì. E, si badi bene, non tanto più intelligente di altri, ma di me stessa. La mia capacità critica, la mia velocità logica, la mia competenza di problem solving, sono potenziate.</p>



<p>La scuola non è più, da decenni, almeno nei nostri fortunati lidi d’Occidente, un appannaggio per pochi, quindi annoverare i titoli non è neanche lontanamente una forma di snobismo, ma di invito a fare delle studio la più stimolante e proficua delle challenge.</p>



<p>L’intelligenza potenziale è una fortuna, ma darle strumenti, è solamente una scelta.</p>
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		<title>Primavera, lockdown e la mia squadra del cuore in TV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 16:03:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[21 marzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa? La più flebile speranza, sarà disillusa? State tranquilli, non sono in preda ad una crisi esistenziale, me ne guardo bene, il mio è solo lo sconforto di un tifoso affezionato ad una squadra che, come i figli, anche se te ne fanno passare di tutti i colori, sono “pezzi i core”. Anche oggi ho deciso di farmi del male, seguirò questa partita:&#8230;</p>
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<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa? La più flebile speranza, sarà disillusa? State tranquilli, non sono in preda ad una crisi esistenziale, me ne guardo bene, il mio è solo lo sconforto di un tifoso affezionato ad una squadra che, come i figli, anche se te ne fanno passare di tutti i colori, sono “pezzi i core”.</p>



<p>Anche oggi ho deciso di farmi del male, seguirò questa partita: Catania – Avellino. </p>



<p>Qualunque persona razionale avrebbe dato per scontata la sconfitta, anche solo guardando la classifica questa sembrava l’unica conclusione possibile. D’altronde io so, per personale esperienza, quale grande errore sia, fermarsi alle “evidenze”. Eppure , ahimè, sono stato vittima dello stesso pregiudizio. </p>



<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa, ma voglio essere comunque presente. Ho anche sperato che rimandassero l’incontro per impraticabilità del campo, invece l’arbitro fischia l’inizio della partita. La speranza fa breccia nel mio cuore, come il raggio di sole che appare fra le nuvole, la partenza non mi sembra catastrofica!</p>



<p>Continuo ad osservare i rossazzurri con apprensione, temendo l’imminente crollo, ed invece continuano a giocare seguendo schemi e ritmi, che risalgono a mesi addietro. Il gol è nell’aria, l’assedio della porta avversaria è come un presagio. Sono contento di non aver desistito, di aver scelto di esserci, di essere seduto comodamente su questo divano.</p>



<p>Un gol, il pareggio, altri due gol, questo il risultato finale, ma solo chi ha seguito la partita ha potuto vedere la passione nei volti e nelle gambe degli undici giocatori in maglia rossazzurra. Passione che sembrava ormai spenta, così come la forza nelle loro gambe.</p>



<p>Invece,è bastata la voce rassicurante di un uomo per riaccendere nei loro cuori la voglia di lottare per dimostrare di saper vincere. Ancora è presto per giudicare l’allenatore, ma l’uomo già mi piace!</p>
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		<title>La cacciatrice di pregiudizi. Gli statali rubano lo stipendio senza lavorare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 13:40:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale&#8230;</p>
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<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale dei fatti, costringendo persino il nostro sguardo a censurare le prove che smontano questo tipo di mis-conoscenza.</p>



<p>Pregiudizio odierno: i dipendenti statali italiani sono dei fannulloni che si mangiano le nostre tasse, soprattutto nel Sud Italia.</p>



<p>Ho raccolto diversi dati per sfatare questo mito, ma poi ho pensato che sarebbe stato noioso e che ognuno può verificare con un banale clic, dunque ne riporto solo tre, che ho trovato già indicativi.</p>



<p>Il maggior numero di dipendenti statali sul numero di popolazione è nelle regioni a statuto speciale, quindi anche Trentine, Valdostane e Friulane.. profondo sud insomma… la percezione che nelle regioni del centro sud ci siano più statali, afferisce a una realtà ben più triste: il numero di “occupati” statali, rispetto agli occupati in genere, aumenta enormemente rispetto agli occupati non statali del centro-nord. Ma questo è un problema molto più grave, perché mostra una fragilità occupazionale, non l’inefficienza altrui.</p>



<p>I dipendenti pubblici italiani sono circa il 15% della popolazione, ma la media Europea è del 18%. Quindi la “dissipazione” delle tasse italiane per queste figure, è tutta da dimostrare. Un cospicuo quantitativo di segnalazioni per l’inefficienza dei trasporti pubblici (denunce per ritardi, mancata pulizia ecc) in Europa appartiene.. alla Germania, che è arrivata ad avere più di un quarto dei treni (22%) in ritardo conclamato. (fonti: osservatorio CPI, Sole 24ore, Europa today ecc ecc)</p>



<p>Detto questo, è innegabile che a tutti sia capitato un call center disperante (ndr anche di compagnie telefoniche privatissime, ovviamente, non solo per l’anagrafe o l’Inps) o un interlocutore impreparato a uno sportello. La creazione del pregiudizio sta proprio nel ricordare quelle esperienze negative e non metterle in conteggio relativo, rispetto alle decine e decine di occasioni, in cui invece siamo stati “serviti” dallo Stato. </p>



<p>C’era un vigile neofita che non sapeva governare bene un incrocio col semaforo rotto? Sì, ma non abbiamo notato le decine di altri che hanno aiutato in tutti gli incidenti di quella giornata. La maestra di inglese di nostro figlio pronuncia male? Può essere, ma se lui impara le tabelline, la corretta scrittura di parole complesse come “acquiescenza”, o a fare la raccolta differenziata (quasi sempre meglio di noi), vuol dire che ne ha diverse altre che sanno fare il loro mestiere. </p>



<p>Hai incontrato un’infermeria troppo frettolosa al triage? Certo, ma il medico poi ti ha individuato l’appendicite o no? La RAI ha mandato in onda una trasmissione che non incontrava il tuo gusto? Va bene, ma sei sicuro che non siano molte e molte di più le ore della tua vita, in cui hai scelto tu di guardare lì dei programmi? O eri masochista o le centinaia di lavoratori della Rai sono ottimi professionisti.</p>



<p>Ovviamente potrei continuare con i vigili del fuoco che entrano negli edifici pericolanti a proprio rischio, i Carabinieri che recuperano minuziosamente le opere d’arte rubate nei secoli, lo sportellista dell’anagrafe che interagisce con la signora straniera con una pazienza infinita… Direi che sono esempi sufficienti.</p>



<p>Vorrei concludere con due osservazioni: ci sono sacche di inefficienza che andrebbero sanzionate ed estirpate e questo sì è davvero irritante, per cui però i primi ad arrabbiarsi sono proprio i tanti statali che devono coprire il non-fatto di costoro e per cui, in modo generalizzato, sono tutti sanzionati, anche quelli impeccabili, sia per l’associazione fastidiosissima di percezione “sociale” con gli inefficienti, sia proprio economicamente, visto che a tutti, indistintamente dal 2008, è tolta una piccola parte di stipendio durante le malattie, per disincentivare ad assentarsi. A tutti, capite? Anche a chi ha banalmente 39 di febbre.</p>



<p>Infine ricordo che i contratti esistono e sono seri: quando pensate che i docenti, ad esempio, siano “pagati per fare 3 mesi di vacanza”, o che in un tribunale lascino ammuffire le vostre pratiche per pigrizia, dite una colossale cretinata: verificare è sempre il modo migliore di evitarsi figuracce.</p>
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		<title>La cacciatrice di pregiudizi. Le donne non sono solidali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 11:57:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Amiche]]></category>
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<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale dei fatti, costringendo persino il nostro sguardo a censurare le prove che smontano questo tipo di mis-conoscenza.</p>



<p>Due esempi facili: il mito secondo cui la Gioconda è stata rubata dai Francesi (no, Napoleone sottrasse altre opere, oltretutto in gran parte riportate in Italia da Antonio Canova, ma la Gioconda fu donata da Leonardo al Re di Francia che lo ospitava); il pregiudizio secondo cui i maschi sono più portati nelle STEM (no, le statistiche affermano la sostanziale parità cognitiva di genere in ambito scientifico, ma ovviamente più si inficia questo dubbio nelle alunne, e più l’insicurezza può influenzarne le performances).</p>



<p>Ogni settimana vorrei prendermi lo spasso molto snob, di smontare un pregiudizio, rischiando – lo so – di apparire saccente, cosa che è tipica di chi ama la stabilità rassicurante della falsa realtà per… pigrizia e ignoranza. Non chiederò scusa, ma sarò benevola, perché nessuno è immune da condizionamenti sociali ed educativi, tantomeno io.</p>



<p>Pregiudizio odierno: le amiche vere non esistono, perché, nel profondo dei cuori femminili, astio e competitività bruciano lente, ma inesorabili, come cenere inestinguibile. Ecco, questa è una mastodontica sciocchezza. Poiché però la generalizzazione assoluta è il primo e il più idiota dei pregiudizi, ovviamente, non si nega che esistano eccome persone (maschi e femmine) non empatiche e sempre pronte ai blocchi di partenza della loro percezione agonistica perenne della vita, e tutti abbiamo esperienza di “amici” che, ad ogni nostro successo, non mancano di buttarne lì uno proprio o di sminuire, più o meno sottilmente, i nostri, anche, anzi soprattutto, distraendo gli astanti con tempestivi vittimismi. Capita.</p>



<p>Nella nostra esperienza, però, la solidarietà femminile è un vero prezioso salvavita: amiche e sorelle prestano soldi e vestiti e affidano persino i figli nei momenti di impegno e di emergenza, dimostrando una fiducia che, se ci si ragiona con calma, è incalcolabile; consolano per ore con telefonate, gelati e birre, anche quando i rispettivi partner perdono la pazienza per l’attesa; amiche e sorelle odiano quell’altra insieme a te (spesso non è vero, ma in due, le zavorre si portano meglio); negano l’evidenza per coprirti &#8211; e poi ti fanno una testa così in privato, giustamente &#8211; ; restano al fianco, quando la realtà dev’essere affrontata, ma ripetendo come un mantra, che andrà tutto bene.</p>



<p>Questi sono eventi quotidiani che già basterebbero a smontare lo stereotipo. Il punto è che fra donne, avvengono anche altri due tipi di interazione meno apparentemente benevoli, ma che sono altrettanto, anzi maggiormente generosi, proprio perché costringono la sodale a fare un’azione socialmente giudicabile.</p>



<p>Innanzitutto un’amica ti mente. Perché quando sei sfatta, con gli occhi gonfi di pianto, coi chili di troppo della nutella consolatoria, con le scarpe consumate, perché non hai avuto forza e tempo di portarle dal calzolaio… l’amica ti dice che sei bellissima, che tornerai più in forma di prima e che l’altra (magari giovane e soda come il marmo) ha comunque i capelli crespi. L’amica sa che deve essere il medico curante della tua autostima e niente la devia dalla sua santissima missione, nemmeno la… sopravvalutata sincerità.</p>



<p>In secondo luogo, l’amica ti manda a sbagliare. L’amica non ti fa la morale sui rischi (diciamo.. certezze) di crollo conseguenti a certe scelte, anche se sa che ci sono. Ma sa pure che il rimpianto lascia più segni, e quindi fa come il massaggiatore a bordo ring, mettendo cerotti e dandoti acqua con la cannuccia. Non sentenzia sulla tua idiozia (lo farai benissimo da sola) ma è già lì con la spalla inclinata per farti sfogare con litri di lacrime e stampellarti quando vacillerai.</p>



<p>Non conosco società meglio costruite ed efficienti di quelle che tante donne mettono su a velocità inimmaginabili, nei momenti di necessità o di gioia di una di loro, per cui è evidente che le reti femminili sono reali, resilienti e solide (che ha la stessa origine di solidali… coincidenze? Non credo). Dunque.. solo grazie a tutte, davvero.</p>
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		<title>L&#8217;ironia dell&#8217;ultimo viaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 10:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[Ironia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ora di pranzo, tutti seduti a tavola, la famiglia al completo, bambini compresi. Piatti fumanti di spaghetti con salsa, melenzane dorate e ricotta salata. Tv accesa per ascoltare le ultime notizie su una nota rete locale, inevitabile passaggio di spot pubblicitari. Fin qui il solito trantran quotidiano, ma prestando orecchio mi rendo conto, con profondo stupore, che pubblicizzano anche le pompe funebri. Inizialmente penso con sgomento che sia alquanto inopportuno:&#8230;</p>
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<p>Ora di pranzo, tutti seduti a tavola, la famiglia al completo, bambini compresi. Piatti fumanti di spaghetti con salsa, melenzane dorate e ricotta salata. Tv accesa per ascoltare le ultime notizie su una nota rete locale, inevitabile passaggio di spot pubblicitari.</p>



<p>Fin qui il solito trantran quotidiano, ma prestando orecchio mi rendo conto, con profondo stupore, che pubblicizzano anche le pompe funebri. Inizialmente penso con sgomento che sia alquanto inopportuno: non siamo abituati a parlare “dell’ultimo viaggio”, la morte ci fa paura, ci mette di fronte all’inevitabile.</p>



<p>Anche se la pandemia ci ha abituati, quotidianamente, ad ascoltare bollettini sui numeri dei decessi tanto tragicamente alti da diventare spersonalizzati, vedere sponsorizzare casse da morto, seduti a tavola, mi sembra tutta un’altra storia.</p>



<p>Pascal, filosofo francese, sostiene che sia “più facile accettare la morte senza pensarci che pensare alla morte”. Invece, con mio grande stupore, mi sono reso conto che la garbata ironia delle parole, dette da due omoni dalla “importante” stazza fisica, creano una situazione da humor inglese che, facendo leva sulla risata in situazioni malinconiche, alleggerisce un momento altrimenti imbarazzante.</p>



<p>Così facendo riescono ad esorcizzare le &#8220;paure&#8221; che ognuno di noi tenta di fuggire, dando vita a dei dialoghi tanto semplici quanto intelligenti ed inaspettati!</p>



<p>Pensare alle casse da morto, ora mi fa meno paura. Sappiate che i vostri sketch, risuonano nelle mie orecchie anche ore dopo averli ascoltati, suscitandomi un sorriso. Non l’avrei mai detto. Bravi!</p>
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		<title>La democrazia della DAD</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 17:53:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se le parole potessero trasformarsi in energia, avremmo tanta di quella forza lavoro da cambiare il mondo. Tante se ne sprecano per creare “gironi” vorticosi attorno ai problemi, invece di trovare soluzioni comprensibili a tutti. Purtroppo, mi sa, che sempre di più le parole, nel migliore dei casi, servano solo a sé stesse, nel peggiore dei casi, a criticare. Un bisogno primario dell’essere umano, è diventato il “sentirsi “aggiornato su&#8230;</p>
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<p>Se le parole potessero trasformarsi in energia, avremmo tanta di quella forza lavoro da cambiare il mondo. Tante se ne sprecano per creare “gironi” vorticosi attorno ai problemi, invece di trovare soluzioni comprensibili a tutti. Purtroppo, mi sa, che sempre di più le parole, nel migliore dei casi, servano solo a sé stesse, nel peggiore dei casi, a criticare.</p>



<p>Un bisogno primario dell’essere umano, è diventato il “sentirsi “aggiornato su qualunque possibile scemenza. Le news sono costruite proprio per renderne impellente la conoscenza. Tutti, sempre e dovunque (bagno compreso) con il telefonino in mano. Anche i regolamenti d’Istituto sono stati aggiornati nelle norme sui doveri degli studenti: “non é consentito telefonare durante le ore di lezione, né tenere telefonini accesi in classe. In caso di trasgressione il telefono cellulare sarà sequestrato e riconsegnato solo al genitore.”</p>



<p>Adesso, alla luce di tutto ciò, mi chiedo quale siano le motivazioni che sottendono alle continue polemiche, da parte degli alunni sulla DAD, che, a detta di molti, non permetterebbe lo scambio “proficuo” di idee e la socializzazione. Non so se risulterò anacronistico ma, se dovessi fare una statistica rispetto alla mia esperienza sulla video lezione, mi sembra che i ragazzi debbano prestare maggiore attenzione ora rispetto a quando erano in classe, perché “paradossalmente”, pur non essendo in presenza, in uno spazio virtuale ristretto possono essere meglio controllati dai docenti.</p>



<p>E’ vero che non tutti possono accedere facilmente ai mezzi informatici, chi per difficoltà economiche, chi per impossibilità fisica, ma questa è tutta un’altra questione! Questo il vero problema!</p>
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